Sono ormai in dirittura d'arrivo le procedure di computo delle preferenze elettorali espresse dal popolo irakeno nella chiamata alle urne dello scorso 30 aprile; a quanto comunicato dalla commissione elettorale del Ministero dell'Interno i risultati definitivi dovrebbero venire pubblicati entro la prossima settimana.
Le elezioni politiche del 2014 sono state un grande 'test' per la stabilità del paese, che si é recato ai seggi in maniera compatta e ordinata nonostante tutti i tentativi di sabotaggio tramite attentati e fatti di sangue da parte delle cellule terroriste mercenarie finanziate dagli emirati sunniti che avrebbero voluto spaccare la Mesopotamia lungo linee etniche e confessionali.
Ma la reazione del Governo é stata decisa e, con un oculato gioco d'anticipo, ha saputo prendere "in contropiede" gli sceicchi wahabiti del terrore colpendoli nei propri covi e nei propri rifugi, garantendosi il sostegno e la cooperazione proprio dei clan e delle tribù sunnite dell'Anbar.
Secondo indiscrezioni la coalizione del Premier in carica sarebbe in testa nelle preferenze scrutinate: un risultato cui, paradossalmente, sembra aver contribuito proprio la campagna terrorista che ha convinto anche molti sunniti a votare per la stabilità e la sicurezza evitando "salti nel buio".
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domenica 18 maggio 2014
Irak: risultati elettorali disponibili entro la prossima settimana, Al-Maliki in netto vantaggio!!
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domenica 8 luglio 2012
Violenze, roghi, sparatorie e proteste: la Libia fallisce nell'obiettivo di dare un'immagine 'normalizzata' del paese con le elezioni!
Atti di violenza, proteste, sabotaggi e persino incendi hanno costretto le autorità libiche a sospendere le operazioni di voto in oltre cento seggi, massimamente localizzati nella restiva parte orientale del paese, portando grave imbarazzo al Consiglio di Transizione che sperava di poter dare un'immagine di normalità e tranquillità del paese nordafricano chiamato alle urne per la prima volta nella sua Storia. Il Segretario della Commissione elettorale Nuri al-Abbar ha cercato di dare una lettura normalizzatrice e rassicurante ammettendo solo che "alcune stazioni di voto non hanno potuto dare il via alle operazioni non essendo state raggiunte per tempo dai materiali necessari, per motivi di sicurezza". Ma le sue parole, attentamente analizzate, dimostrano che il Governo transitorio di Tripoli a oltre otto mesi dalla morte di Gheddafi non controlla il territorio di tutta la nazione.
Inoltre, testimoni diretti contattati a Bengasi dichiarano di avere chiaramente inteso il crepitio delle armi automatiche subito dopo che circa 200 dimostranti si erano riuniti in piazza per chiedere maggiore rappresentatività in Parlamento per la regione della Cirenaica; "culla" del movimento violento anti-Gheddafi che é riuscito ad avere la meglio sulle forze del Colonnello solo dopo mesi di 'tira e molla' e con la copertura aerea della NATO e dei paesi filoimperialisti del Golfo Persico l'Est della Libia tuttavia sarà rappresentato, secondo i programmi elettorali, da soli 60 rappresentanti nella futura Assemblea Nazionale che dovrebbe uscire dalle urne, a malapena 20 in più di quelli assegnati all'enorme e disabitato meridione del paese, contro i ben 102 eletti in Tripolitania.
Un impiegato della Commissione Elettorale che stava trasportando via elicottero materiali di voto a sud di Bengasi é rimasto ucciso quando il velivolo di cui si trovava a bordo é stato fatto segno di fuoco da terra da parte di miliziani scontenti e, nella giornata di ieri, il deposito dei materiali di voto ad Agedabia ha preso fuoco per cause che pare certo siano state dolose. Si attende con ansia il termine delle operazioni di voto, mentre non é escluso che nuove violenze possano punteggiare anche la giornata di oggi.
Inoltre, testimoni diretti contattati a Bengasi dichiarano di avere chiaramente inteso il crepitio delle armi automatiche subito dopo che circa 200 dimostranti si erano riuniti in piazza per chiedere maggiore rappresentatività in Parlamento per la regione della Cirenaica; "culla" del movimento violento anti-Gheddafi che é riuscito ad avere la meglio sulle forze del Colonnello solo dopo mesi di 'tira e molla' e con la copertura aerea della NATO e dei paesi filoimperialisti del Golfo Persico l'Est della Libia tuttavia sarà rappresentato, secondo i programmi elettorali, da soli 60 rappresentanti nella futura Assemblea Nazionale che dovrebbe uscire dalle urne, a malapena 20 in più di quelli assegnati all'enorme e disabitato meridione del paese, contro i ben 102 eletti in Tripolitania.
Un impiegato della Commissione Elettorale che stava trasportando via elicottero materiali di voto a sud di Bengasi é rimasto ucciso quando il velivolo di cui si trovava a bordo é stato fatto segno di fuoco da terra da parte di miliziani scontenti e, nella giornata di ieri, il deposito dei materiali di voto ad Agedabia ha preso fuoco per cause che pare certo siano state dolose. Si attende con ansia il termine delle operazioni di voto, mentre non é escluso che nuove violenze possano punteggiare anche la giornata di oggi.
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venerdì 6 luglio 2012
Si aprono domani le urne in Libia per le prime elezioni del 'Dopo-Gheddafi'!
Dopo un rinvio di alcune settimane dovute a ritardi nella preparazione delle necessarie strutture, tutto sembra ormai pronto in Libia, a quasi otto mesi dalla morte dell'ex-uomo forte del paese e suo padre-padrone per oltre 4 decenni, Muammar Gheddafi, per dare il via alle prime elezioni nella storia del paese che, passato dallo status di possedimento ottomano a quello di colonia italiana, da campo di battaglia della Seconda Guerra Mondiale a monarchia conservatrice (legata a doppio filo agli interessi anglo-americani) e infine a 'Jamahiryia araba e socialista' (per chi era disposto a crederci...), non ha mai avuto modo di sperimentare una chiamata alle urne.
Dalle elezioni di sabato dovrebbe uscire un Congresso Generale Nazionale che nominerà un nuovo Governo in sostituzione di quello guidato finora da Abdurrahim el-Kib, nominato dall'NTC di Mustafa Abdul Jalil, e anche una apposita commissione per redigere una Costituzione adeguata alle aspettative e alle richieste del popolo libico. Le procedure di registrazione dell'elettorato si sono svolte speditamente e circa 2 milioni e 700mila persone le hanno completate. Il numero degli elettori possibili era di poco superiore ai tre milioni quindi circa l'85 per cento degli aventi diritto si é effettivamente registrato.
Il Congresso eletto domani avrà 200 seggi e a essi concorreranno qualcosa come 2500 candidati indipendenti e i rappresentanti di ben 140 formazioni politiche. La Libia é un paese musulmano al 100 per cento, dove non esistono minoranze religiose di rilievo; esistono quindi pochi dubbi che la Shariah sarà riconosciuta come sorgente principale del Diritto e delle sue articolazioni legislative.
Dalle elezioni di sabato dovrebbe uscire un Congresso Generale Nazionale che nominerà un nuovo Governo in sostituzione di quello guidato finora da Abdurrahim el-Kib, nominato dall'NTC di Mustafa Abdul Jalil, e anche una apposita commissione per redigere una Costituzione adeguata alle aspettative e alle richieste del popolo libico. Le procedure di registrazione dell'elettorato si sono svolte speditamente e circa 2 milioni e 700mila persone le hanno completate. Il numero degli elettori possibili era di poco superiore ai tre milioni quindi circa l'85 per cento degli aventi diritto si é effettivamente registrato.
Il Congresso eletto domani avrà 200 seggi e a essi concorreranno qualcosa come 2500 candidati indipendenti e i rappresentanti di ben 140 formazioni politiche. La Libia é un paese musulmano al 100 per cento, dove non esistono minoranze religiose di rilievo; esistono quindi pochi dubbi che la Shariah sarà riconosciuta come sorgente principale del Diritto e delle sue articolazioni legislative.
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martedì 25 ottobre 2011
Tunisia: il trionfo dell'Ennahda, il partito musulmano di Ghannouchi avrebbe almeno il 50 per cento!
I risultati precisi saranno comunicati solo durante la giornata, ma, tra proiezioni e spogli parziali sembra che il Partito del Rinascimento, la formazione guidata da Rachid Ghannouchi (nella foto ritratto subito dopo aver deposto nell'urna la propria scheda, col dito macchiato di inchiostro persistente) avrebbe superato le pur rosee previsioni che lo accreditavano del 40 per cento dei voti, conquistando la maggioranza assoluta dei seggi all'Assemblea Costituente.
Debacle totale del PDP, il partito progressista democratico che ha pagato l'associazione col regime di Ben Ali (era infatti l'unica formazione politica di cui il dittatore permettesse l'esistenza ufficiale oltre alla sua, in modo da usarla come "foglia di fico" per pretendere che nel paese esistesse una 'opposizione politica'); la formazione di Maya Jribi ha già riconosciuto il trend e promesso di rispettare la libera volontà dei cittadini, sperando che comunque l'Ennahda cerchi 'larghe intese' alla Costituente per poter redigere un documento il più condiviso possibile.
Si é registrato un piccolo incidente subito dopo il voto del leader dell'Ennahda Rachid Ghannouchi che, uscendo con la famiglia dalla sezione elettorale, é stato avvicinato da alcuni sostenitori di partiti avversari che lo hanno insultato; le forze dell'ordine presenti si sono interposte e hanno disperso le persone vocianti, evitando che la cosa avesse seguito. Rachid Ghannouchi ha passato vent'anni in esilio (dal 1991 a questa primavera) nel periodo in cui il suo partito era stato dichiarato illegale e sciolto con la forza dal regime di Ben Ali.
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