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giovedì 6 settembre 2018
Saif Gheddafi non si é schierato per nessuna delle fazioni in lotta a Tripoli e dintorni, anzi, condanna senza mezzi termini la "sommossa"!
Totale smentita da parte del figlio del Colonnello Gheddafi, Saif al-Islam, delle voci che lo avrebbero voluto come parteggiante per questa o quell'altra parte del conflitto interno alla Tripolitania (formalmente sottoposta all' "autorità" del Governo Serraj, in realtà un Caos di milizie e signorotti della guerra).
sabato 27 gennaio 2018
In Libia le forze del Generale Haftar iniziano l'offensiva contro lo 'stato moncone' di Tripoli e il suo imbelle 'premier' Sarraj!
Ringraziamo calorosamente l'amico GUIDO BENNI per averci segnalato questa importantissima notizia,
L'esercito nazionale libico, sotto il comando di Khalifa Haftar, con l'appoggio di Egitto e Algeria, ha lanciato un'offensiva sulla capitale dello stato, Tripoli; dalla parte di Haftar, sono in guerra anche i sostenitori di Gheddafi.
L'esercito nazionale libico, sotto il comando di Khalifa Haftar, con l'appoggio di Egitto e Algeria, ha lanciato un'offensiva sulla capitale dello stato, Tripoli; dalla parte di Haftar, sono in guerra anche i sostenitori di Gheddafi.
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giovedì 25 maggio 2017
Sulle pagine del britannico 'Guardian' i "ribelli" di ieri diventano oggi "terroristi" (dopo che hanno bombardato Manchester!)
Questo post potrebbe anche limitarsi all'immagine da noi composta accoppiando due diversi screenshot dal sito internet del quotidiano inglese "Guardian", ma per abitudine vi accompagneremo alcune righe con le nostre considerazioni.
Allora, é ormai fuori di ogni dubbio che a compiere materialmente l'attentato all'arena di Manchester che ha causato oltre venti vittime sia stato il libico Salman Abedi, figlio di "oppositori di Gheddafi".
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giovedì 20 ottobre 2016
Gheddafi (1942-2011): Ascesa e Caduta dell'Uomo che volle essere la Libia
Un uomo di grande carisma, di enormi aspirazioni e ambizioni, ma purtroppo di limitata capacità organizzativa e di deficitaria visione prospettica, tutto questo è stato il Colonnello Gheddafi, al secolo Muammar Muḥammad Abū Minyar Abdel-Salam Qhadhadfa, che per quarantadue anni non solo ha guidato come leader indiscusso la nazione libica, ma ha preteso di incarnarla personalmente, quasi a volervisi consustanziare, con uno slancio che travalicava il politico e l’ideologico e sfociava spesso nel mistico.
A un giorno dal quinto anniversario del suo assassinio, avvenuto a Sirte per mano di una banda di briganti resi audaci dalla vergognosa campagna aerea scatenata contro la Libia da NATO (Francia e Gran Bretagna in primis), Usa, Egitto (all’epoca in mano all’Ikhwan musulmana), Qatar e Giordania, vogliamo, con una sintetica biografia, ripercorrere l’odissea umana e politica di un uomo sicuramente grande, non esente da difetti (alcuni dei quali hanno contribuito non poco a segnarne il destino) il cui nome verrà comunque ricordato a lungo, forse per secoli dopo che quelli dei suoi traditori (e assassini) saranno sepolti sotto le sabbie dell’Oblio.
A un giorno dal quinto anniversario del suo assassinio, avvenuto a Sirte per mano di una banda di briganti resi audaci dalla vergognosa campagna aerea scatenata contro la Libia da NATO (Francia e Gran Bretagna in primis), Usa, Egitto (all’epoca in mano all’Ikhwan musulmana), Qatar e Giordania, vogliamo, con una sintetica biografia, ripercorrere l’odissea umana e politica di un uomo sicuramente grande, non esente da difetti (alcuni dei quali hanno contribuito non poco a segnarne il destino) il cui nome verrà comunque ricordato a lungo, forse per secoli dopo che quelli dei suoi traditori (e assassini) saranno sepolti sotto le sabbie dell’Oblio.
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venerdì 6 maggio 2016
L'ISIS cacciato dai villaggi sirtini di Marada e Zillah dagli uomini di Haftar e della Resistenza Verde!
Una task force combinata di combattenti della Rivoluzione Verde (lealisti gheddafiani) e di uomini del Generale Haftar é riuscita a cacciare i tagliagole dell'ISIS dai villaggi di Marada e Zillah nei pressi di Sirte.
L'operazione ha coinvolto gli alleati delle due fazioni impegnandoli in un aspro e prolungato combattimento che si é concluso con "numerose perdite" inflitte alla formazione takfira.
L'operazione ha coinvolto gli alleati delle due fazioni impegnandoli in un aspro e prolungato combattimento che si é concluso con "numerose perdite" inflitte alla formazione takfira.
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mercoledì 24 febbraio 2016
Ecco spiegata la fretta Usa di intervenire in Libia: i fedeli di Gheddafi si sono alleati coi militari di Haftar!
Ecco, ecco spiegato il motivo per cui gli Usa erano così ansiosi di piegare i pieghevolissimi Renzi e Gentiloni sulla questione di Sigonella e come mai (fonte la sionistissima 'Repubblica') oggi cominciano a emergere 'Piani B' secondo i quali Usa e NATO vorrebbero abbandonare al suo destino il Parlamento (legittimo) di Tobruk e schierarsi invece cogli islamisti filo-Ikhwan (e in fondo filo-ISIS) di Tripoli.
Il motivo sta nel fatto che le forze gheddafiane, che come ricorderanno i nostri lettori più attenti, non sono mai sparite veramente dalla scena libica, sono tornate a farsi vedere e stavolta hanno unito le forze coi militari di Haftar, ottenendo un'importante vittoria a Bengasi.
Libya | 2/4 | The Libyan Army together with Gaddafist Forces have taken control of several points in Benghazi that were in the hands of terrorists._ _ _ _ _ Libia | 2/4 | El Ejército Libio en conjunto con Fuerzas Gaddafistas han tomado el control de varios puntos en Bengasi, que estaban en manos de los terroristas.
Posted by TC Press on Tuesday, February 23, 2016
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giovedì 3 settembre 2015
Forze gheddafiane a Brak celebrano l'anniversario della deposizione di Re Idris!
Muammar Gheddafi potrebbe costituire per il popolo libico un simbolo di unità e di riscatto dal caos, dalla violenza e dalle umiliazioni che si sono riversate sul paese dopo l'aggressione NATO del 2011 che ha portato al suo rovesciamento e al suo assassinio. Nella giornata di ieri, nelle località del Sudovest del Fezzan sotto il controllo di clan e tribù leali alla sua memoria si sono tenute manifestazioni commemorative del colpo di mano con cui 46 anni fa l'allora Capitano Gheddafi insieme ad altri ufficiali nasseristi depose il sovrano Idris e si impadronì del potere nell'ex-colonia italiana.
La località di questa cerimonia che vedete in video sembrerebbe proprio essere Brak, il capoluogo del distretto di Wadi al-Shati che é stato conquistato dai Gheddafiani alla fine di luglio scorso.
Libia
Ieri in Libia è stato ricordato il 46° anniversario della deposizione del Re Idris guidata da Mu'ammar Gheddafi e della Fondazione della Gran Giamahiria Araba Libica Popolare Socialista
Posted by Syria-Press وكالة الا نباء السوريه II on Wednesday, September 2, 2015
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sabato 1 agosto 2015
Forze tribali fedeli alla memoria di Gheddafi prendono il controllo di Brak, cittadina del Fezzan libico!
Un paio di giorni fa avevamo ricevuto notizia dell'occupazione della cittdina di Brak (40mila abitanti), capoluogo del distretto di Wadi al-Shatii, nella regione libica del Fezzan, da parte di forze tribali fedeli alla Jamahiriya e alla memoria del Colonnello Gheddafi.
Non avendo elementi a supporto di quella voce, abbiamo aspettato di avere qualche ulteriore dettaglio e, grazie ai nostri contatti, possiamo ora presentarvi una foto della cerimonia ufficiale con cui é stato occupato il municipio locale, e persino un filmato dell'evento.
Tribù e clan gheddafiani esistono ancora nell'interno del paese e certamente nessuno dei gruppi che si confrontano sulla costa (i filoturchi di Tripoli, il Governo di Tobruk e le cellule estremiste presenti intorno a Derna o sul confine tunisino) sono in grado di espandere il loro controllo su quelle zone.
Non avendo elementi a supporto di quella voce, abbiamo aspettato di avere qualche ulteriore dettaglio e, grazie ai nostri contatti, possiamo ora presentarvi una foto della cerimonia ufficiale con cui é stato occupato il municipio locale, e persino un filmato dell'evento.
Tribù e clan gheddafiani esistono ancora nell'interno del paese e certamente nessuno dei gruppi che si confrontano sulla costa (i filoturchi di Tripoli, il Governo di Tobruk e le cellule estremiste presenti intorno a Derna o sul confine tunisino) sono in grado di espandere il loro controllo su quelle zone.
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martedì 24 febbraio 2015
Il Governo libico esprime solidarietà all'Iran per l'attacco esplosivo contro la sua ambasciata a Tripoli!
Il Ministero degli Esteri del Governo libico in esilio interno a Tobruk, nell'Est del paese, ha espresso in una nota ripresa dalle agenzie stampa la sua 'ferma condanna' del vigliacco attentato esplosivo contro l'ambasciata iraniana a Tripoli.
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lunedì 23 febbraio 2015
Due bombe contro l'ambasciata iraniana a Tripoli; per fortuna solo danni materiali!!
In una ulteriore dimostrazione di come l'Ovest della Libia, un tempo sotto l'egida degli islamisti di Fajr Libya sostenuti da Qatar e Turchia, si stia sempre più velocemente disgregando in un caos di milizie, estremisti, violenza e attentati, la rappresentanza diplomatica iraniana nell'ex-capitale di Gheddafi é stata fatta segno di un duplice attentato esplosivo.
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giovedì 5 febbraio 2015
Tredici lavoratori sgozzati all'impianto petrolifero di Mabrook, a Sud di Sirte!
Otto Libici, due Ghanesi e tre Filippini sono stati uccisi con la gola tagliata (tranne un libico che é morto per ferite d'arma da fuoco) da ignoti assalitori nei pressi dell'impianto petrolifero di Mabrook, a Sud della cittadina di Sirte. La notizia é stata data da Abdelhakim Maazab, comandante della forza di protezione dell'impianto, che non é riuscita a proteggere le loro vite.
martedì 20 gennaio 2015
In Libia anche i governativi dichiarano il "loro" Cessate il Fuoco: possibile un dialogo tra islamisti e Al-Thani?
Il Governo libico internazionalmente riconosciuto (attualmente in 'esilio interno' nella cittadina orientale di Tobruk) ha 'autonomamente' dichiarato un 'cessate il fuoco' che segue quello emanato in precedenza dalle milizie islamiste di Fajr Libya, di fatto (anche se indirettamente) 'accettando' la tregua e muovendo i primi passi per una trattativa.
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domenica 18 gennaio 2015
Fajr Libya (messa alle strette), dichiara un cessate il fuoco e si dice 'pronta al dialogo'!!
Evidentemente presa alla sprovvista dall'improvviso 'indietro tutta' dichiarato da Erdogan, e timorosa di venire messa nel mirino dall'Occidente nell'attuale riflusso anti-estremisti causato dall'onda emotiva degli attentati di Parigi, l'organizzazione-ombrello degli islamisti Fajr Libya ha dichiarato un improvviso 'cessate il fuoco' nel paese nordafricano dichiarandosi disposta ad aprire una 'trattativa' con mediazione ONU.
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mercoledì 7 gennaio 2015
IL 'Sultano' Erdogan costretto a sospendere i voli passeggeri verso il mini-'califfato' di Tripoli e Misurata dei suoi alleati islamisti!
Le aviolinee turche hanno annunciato che "a causa del deterioramento della sicurezza in Libia" (in realtà, nella parte di Libia occidentale controllata dai miliziani sostenuti dal Presidente Erdogan) tutti i voli passeggeri per l'aeroporto di Misurata sono sospesi a tempo indefinito.
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lunedì 5 gennaio 2015
Marinai greci e romeni pagano con la vita un errore di navigazione; i Libici: "Temevamo attacco-kamikaze!"
Il timore di un 'attacco kamikaze' compiuto con un'intera nave-cisterna lanciata contro installazioni militari ha causato il bombardamento di un vascello greco da parte dei jet governativi libici davanti alle coste di Derna.
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venerdì 7 novembre 2014
La Corte Costituzionale di Tripoli "invalida" il Governo esule a Tobruk, ma questo rifiuta la sentenza!
La Corte Costituzionale libica, nel bel mezzo del caos e degli scontri armati che avvolgono alcune delle più importanti città del paese e dei suoi giacimenti petroliferi, ha dichiarato 'sciolto' il Parlamento che ha prodotto il Governo internazionalmente riconosciuto attualmente in esilio a Tobruk.
Immediatamente il Governo di Tobruk ha rifiutato di riconoscere la validità della sentenza, sostenendo che la Corte l'ha emessa "sotto la minaccia delle armi" delle milizie di 'Fajr Libya', confederazione di movimenti armati e bande che attualmente domina la zona di Tripoli.
Intanto nel paese non sembra imminente l'emersione di un gruppo abbastanza forte da ricompattare il paese e ogni giorno che passa quello che sotto Gheddafi divenne il più prospero e stabile paese africano (dopo il declino dell'Egitto nasserista) assomiglia sempre di più a uno 'Stato Fallito'.
Immediatamente il Governo di Tobruk ha rifiutato di riconoscere la validità della sentenza, sostenendo che la Corte l'ha emessa "sotto la minaccia delle armi" delle milizie di 'Fajr Libya', confederazione di movimenti armati e bande che attualmente domina la zona di Tripoli.
Intanto nel paese non sembra imminente l'emersione di un gruppo abbastanza forte da ricompattare il paese e ogni giorno che passa quello che sotto Gheddafi divenne il più prospero e stabile paese africano (dopo il declino dell'Egitto nasserista) assomiglia sempre di più a uno 'Stato Fallito'.
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giovedì 22 maggio 2014
Il Generale Haftar trova sostenitori e chiede la nomina di un Alto Consiglio Presidenziale che assuma i poteri politici!
Continua la campagna anti-milizie islamiche lanciata giorni addietro dall'Ex-capo di SM di Gheddafi Khalifa Belqasim Haftar a cui lunedì abbiamo dedicato una breve biografia; confermata la notizia che le truppe che a Tripoli hanno dato l'assalto al Parlamento sciogliendolo e catturando diversi deputati agiscono di concerto con lui, anche il Capo della Marina Hassan Abu-Shannaq e il Ministro della Cultura Habib Amin si sono detti solidali con la sua azione e hanno invitato la popolazione e tutti i pubblici ufficiali e le truppe delle Forze Armate regolari a unirsi al suo movimento.
Diverse tribù e clan, come i Bani Walid, i Magarha, gli al-Ujailat e gli al-Qadhadhfa si sarebbero già schierati col Generale, mentre anche la potente milizia degli Zintani sembrerebbe inclinata perlomeno a non ostacolare la sua azione nel tentativo di vedere se coi suoi seguaci egli riuscirà ad avere la meglio sulle bande islamista finanziate da Turchia e soprattutto dal Qatar, in attesa magari poi di negoziare.
I Governi di Algeria ed Egitto, sia pure in maniera traversa e non ufficiale, si sarebbero detti ben disposti verso Haftar e il suo 'Pronunciamiento' e avrebbero iniziato operazioni di rifornimento di armi e munizioni per le forze del Generale che dovrà affrontare milizie islamiste rifornite di tutto punto negli ultimi mesi dagli emissari di Ankara e di Doha.
Diverse tribù e clan, come i Bani Walid, i Magarha, gli al-Ujailat e gli al-Qadhadhfa si sarebbero già schierati col Generale, mentre anche la potente milizia degli Zintani sembrerebbe inclinata perlomeno a non ostacolare la sua azione nel tentativo di vedere se coi suoi seguaci egli riuscirà ad avere la meglio sulle bande islamista finanziate da Turchia e soprattutto dal Qatar, in attesa magari poi di negoziare.
I Governi di Algeria ed Egitto, sia pure in maniera traversa e non ufficiale, si sarebbero detti ben disposti verso Haftar e il suo 'Pronunciamiento' e avrebbero iniziato operazioni di rifornimento di armi e munizioni per le forze del Generale che dovrà affrontare milizie islamiste rifornite di tutto punto negli ultimi mesi dagli emissari di Ankara e di Doha.
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lunedì 19 maggio 2014
Chi é il Generale Haftar, l'ex-capo di Stato Maggiore di Gheddafi che ha dichiarato guerra alle milizie islamiste?
Accogliamo la richiesta di alcuni nostri lettori che, udendo dei nuovi torbidi a Tripoli e dintorni, si sono domandati che personaggio sia dietro l'apparente "alzamiento" di alcune unità militari che hanno dichiarato 'sospeso' il Governo provvisorio, denunciato lo strapotere delle milizie islamiste e chiesto che i poteri vengano assunti dall'Assemblea Costituente. Questa fazione é guidata da Khalifa Belqasim Haftar, ex-Capo di SM dell'Esercito di Gheddafi, con un passato molto colorito.
Nel 1969, quand'era ancora ufficiale di truppa, aveva sostenuto il "coup de main" del Colonnello contro Re Idris, e poi aveva quietamente scalato la gerarchia delle forze armate di Tripoli fino ad arrivare a Capo di Stato Maggiore a metà anni '80. Purtroppo, per sue mancanze o per la natura troppo ambiziosa e mal definita della missione ricevuta, subì un catastrofico rovescio nella fase finale della Guerra Libico-Chadiana, dove venne duramente sconfitto a Maaten al-Sarra e finì persino prigioniero e incarcerato dai suoi nemici.
Visto che Gheddafi aveva imprudentemente negato la presenza di forze libiche in territorio chadiano nessun passo venne fatto per la sua liberazione e dopo anni di prigionia nell'Africa Nera nel 1990 venne liberato e portato negli USA, dove si stabilì in Virginia e apparentemente visito il QG della CIA più di una volta.
Nel caos dell'aggressione alla Libia del 2011 egli tornò in patria e nonostante i tentativi di accreditarsi come il nuovo leader militare del Governo provvisorio si ritrovò scavalcato da Abdul Fatah Younis e Omar el-Hariri (Younis è stato poi assassinato nell'estate del 2011).
Adesso, con l'aiuto del Colonnello Mukhtar Fernana, Haftar sta tentando una 'reprise' del suo fallito golpe annunciato a Febbraio 2014, ma questa volta sembra avere un certo seguito, visto che gli armati ai suoi comandi godono del sostegno di equipaggiamenti pesanti e di unità aeree, con queste ultime che avrebbero colpito installazioni delle milizie vicino a Bengasi mentre blindati e corazzati avrebbero aperto il fuoco a Tripoli contro il Parlamento.
Bisogna vedere se le forti milizie di Zintan e di Misurata (ferocemente rivali tra loro), si uniranno contro di lui o procederanno in ordine sparso col rischio di farsi sconfiggere separatamente.
Nel 1969, quand'era ancora ufficiale di truppa, aveva sostenuto il "coup de main" del Colonnello contro Re Idris, e poi aveva quietamente scalato la gerarchia delle forze armate di Tripoli fino ad arrivare a Capo di Stato Maggiore a metà anni '80. Purtroppo, per sue mancanze o per la natura troppo ambiziosa e mal definita della missione ricevuta, subì un catastrofico rovescio nella fase finale della Guerra Libico-Chadiana, dove venne duramente sconfitto a Maaten al-Sarra e finì persino prigioniero e incarcerato dai suoi nemici.
Visto che Gheddafi aveva imprudentemente negato la presenza di forze libiche in territorio chadiano nessun passo venne fatto per la sua liberazione e dopo anni di prigionia nell'Africa Nera nel 1990 venne liberato e portato negli USA, dove si stabilì in Virginia e apparentemente visito il QG della CIA più di una volta.
Nel caos dell'aggressione alla Libia del 2011 egli tornò in patria e nonostante i tentativi di accreditarsi come il nuovo leader militare del Governo provvisorio si ritrovò scavalcato da Abdul Fatah Younis e Omar el-Hariri (Younis è stato poi assassinato nell'estate del 2011).
Adesso, con l'aiuto del Colonnello Mukhtar Fernana, Haftar sta tentando una 'reprise' del suo fallito golpe annunciato a Febbraio 2014, ma questa volta sembra avere un certo seguito, visto che gli armati ai suoi comandi godono del sostegno di equipaggiamenti pesanti e di unità aeree, con queste ultime che avrebbero colpito installazioni delle milizie vicino a Bengasi mentre blindati e corazzati avrebbero aperto il fuoco a Tripoli contro il Parlamento.
Bisogna vedere se le forti milizie di Zintan e di Misurata (ferocemente rivali tra loro), si uniranno contro di lui o procederanno in ordine sparso col rischio di farsi sconfiggere separatamente.
sabato 7 dicembre 2013
In Memoriam
"Ho tre amici al mondo e costoro sono: Fidel Castro, Yasser Arafat e Muammar Gheddafi, adesso che posso li andrò a trovare tutti e tre..."
Nelson Mandela alla sua liberazione, rispondendo al reporter che gli domandava quali programmi avesse subito dopo la scarcerazione.
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martedì 12 novembre 2013
Dal sito di "Stato & Potenza", alcune notizie recenti dalla Libia!
Dal sito-web degli amici di "Stato & Potenza" ci troviamo a 'prelevare' questo magnifico "pezzo" redatto da Alessandro Lattanzio che chiarisce molto bene le dinamiche che si stanno sviluppando in Libia, dove, una volta venuta a mancare la guida di Gheddafi il paese sembra sempre più sull'orlo dello sbriciolamento e del Caos.
A settembre, il Fezzan ha dichiarato l’autonomia da Tripoli. Qui solo la tribù Aulyad Sulaiman aveva inizialmente sostenuto la “rivoluzione”, per poi mettersi d’accordo con Tripoli, e sostenere il Colonnello. Il resto delle tribù, Magrahi, Gheddafi, Varfala, Hasun e Tuareg sostennero da subito la Jamahiriya. Tripoli e la maggior parte della Tripolitania si oppongono alla semi-indipendenza del Fezzan. Le tribù in risposta hanno ritirato i loro deputati dal parlamento, controllato dagli islamisti di Misurata, e hanno annunciato la creazione del consiglio tribale: il Forum Universale delle tribù del Paese, in sostanza un governo parallelo. I battaglioni militari della Cirenaica hanno appena giurato verso la nuova autorità della Federazione di Barqa e lo stesso accadrà nel Fezzan. In Tripolitania, in diverse città si prepara la ribellione, come a Bani Walid e a Tarhuna, e perfino in alcune zone di Tripoli.
Il primo ministro A. Zaidan chiede a tutte le banche un credito di 9 milioni di dollari, per costruire l’esercito e tentare di riconquistare le infrastrutture petrolifere da assegnare agli europei e agli statunitensi.
La Cirenaica o Federazione di Barqa, proclamatasi autonoma, controlla quasi tutto il petrolio, i depositi e le compagnie petrolifere locali, così come i porti petroliferi dell’est della Libia, come Zuvaytina, Braga, Sirte, Ras Lanuf e Tobruq, dove sono assenti le cosiddette forze federali di Tripoli. Qui le milizie hanno tutte firmato la Dichiarazione della Federazione di Barqa, guidata da Ibrahim Jadhran e da Sidiq al-Gaithi, capo di stato maggiore ed ex-membro della LIFG islamista. La Federazione di Barqa ha potuto creare la sua compagnia petrolifera in contrasto con la National Oil Company di Tripoli. Mentre il ministero delle Finanze, ad agosto aveva lanciato l’allarme per il rischio di rimanere senza fondi entro la fine dell’anno, a causa dell’esaurimento dei proventi delle esportazioni energetiche; anzi, le autorità hanno dovuto persino iniziare ad importare combustibili. A Bengasi, quindi, veniva annunciata la creazione dello Stato di Cirenaica e la formazione del suo governo con un primo ministro, un viceprimo ministro e 24 ministri. La nuova entità è una creazione dell’ex-comandante della Guardia Petrolifera Ibrahim Jadhran, che aveva fatto occupare i terminali petroliferi orientali e che, il 17 agosto 2013, era stato eletto a capo dell’Ufficio Politico del Consiglio della Cirenaica che, a sua volta, ha nominato primo ministro Abdraba Abdulhamid al-Barasi. Il Consiglio della Cirenaica aveva dichiarato che il governo, che avrà sede a Baida, era stato formato dopo ampie consultazioni con tutti i segmenti della società civile regionale. In realtà, è solo un’emanazione della Fratellanza musulmana libica. La Cirenaica sarà divisa in quattro province amministrative, Aghedabia, Bengasi, Jebel Aqdar e Tobruq. Ogni provincia, che sarà diretta da una squadra amministrativa di dieci elementi, sarà ulteriormente suddivisa in municipalità. Il portavoce del governo centrale di Tripoli, Omar Hemidan, aveva dichiarato che la ‘cosiddetta Regione della Cirenaica’ é illegale.
Neanche le Forze Speciali Aeroportate della Brigata ‘Tuono‘, dell’Esercito di Difesa Nazionale, erano più fedeli al governo, dato che gli islamisti di Misurata, ignorando il parere dello Stato maggiore, avevano destinato centinaia di milioni di dinari alla milizia islamista “Scudo della Libia“; ciò aveva spinto l’unità ‘Tuono’ a giurare fedeltà alla Federazione di Barqa. In particolare, Sirte è protetta dal 21.mo Battaglione blindato della Brigata ‘Tuono‘, che ha promesso di ripulire Sirte dai misuratini. Stessa cosa con il gruppo della Brigata ‘Tuono‘ di Niza Buqmad, inviato a Sabha per ricacciare i salafiti di Bengasi. In definitiva, il Governo supporta gli islamisti, e le autorità locali e federaliste della Cirenaica supportano la Brigata ‘Tuono‘. Inoltre, i vari tentativi di riprendesi i porti petroliferi orientali sono finiti in scontri armati, mentre i diversi tentativi di riconquistare Ras Lanuf da parte dei misuratini sono falliti.
Ad agosto, si era svolta una battaglia tra zintani e berberi, presso Abu Salim, dove i zintani erano riusciti, di notte, a distruggere una dozzina di veicoli corazzati del nemico, ciò grazie agli RPG fornitigli dall’EAU. Infatti, i varshifana e i zintani avevano saccheggiato i depositi militari della Difesa, portandosi via decine di veicoli militari, tra cui anche quelli appena consegnati dagli italiani. Le tribù attaccano costantemente i depositi militari, ma i zintani, che controllano Ghadamis, al confine con l’Algeria, sono gli unici che sono riusciti ad accumulare un centinaio tra carri armati e blindati. “Qual è la differenza tra le formiche e i zintani, le formiche portano a casa la roba solo d’estate, i zintani d’estate e d’inverno.” Il combustibile viene comprato dai miliziani presso ciò che resta della raffineria in al-Zawiyah, che funziona a singhiozzo. In compenso la tribù Magrahi ha tagliato i condotti dell’acqua diretti verso Tripoli, allo scopo di ottenere il rilascio della figlia dell’ex capo dell’intelligence libica al-Sanussi. Tripoli è rimasta paralizzata dall’azione. A loro volta, i berberi di Nalut hanno chiuso il locale giacimento di petrolio e gas, chiedendo che nella nuova Costituzione appaia il tamazig come lingua ufficiale del Paese.
15 soldati sono stati uccisi e 6 feriti in un posto di blocco di Rishrash, tra Tahruna e Bani Walid, per mano degli islamisti. Un paio di mesi prima, i miliziani di Bani Walid e di Tarhuna si erano scontrati. La ‘banda del 28 maggio‘, formata da rinnegati varfala residenti a Bani Walid, aveva aggredito un’altra banda di Tarhuna, del clan al-Najil. Infine presso Tarhuna, su richiesta dei residenti di Tuzha, era arrivata come forza d’interposizione un’unità dell’esercito nazionale composta da reclute varshifana di Tarhuna. Il colonnello Buhulayga ha accusato del crimine gli islamisti di Misurata.
Una rivolta era scoppiata nella città di al-Humas, sulla costa, mentre a Tripoli e Bengasi continuano attentati e scontri a fuoco, in rese dei conti per spartirsi potere e risorse. Il capo della polizia militare di Bengasi, Ahmad Barghuti veniva ucciso il 18 ottobre. A Misurata, Zuwarah e Garyan sono state compiute pulizie etniche contro gli oppositori del nuovo ‘governo’. Invece a Zintan, il clan Zamir e molti filo-gheddafiani hanno scacciato gli islamisti.
In diverse parti del Paese continuano ad operare bande di terroristi, preda di faide interne e che si scontrano con i miliziani locali che difendono città come Zintan, Sabha, Bani Walid e intere provincie. Parte di queste milizie sono formate dai combattenti della Resistenza Verde, che difesero la Libia dai golpisti e dai mercenari stranieri nel 2011. Infine, una riunione è stata organizzata dai leader di al-Qaida, a Jamayel, a circa 70 chilometri dal confine con la Tunisia, presso Zuwarah. Alla riunione hanno partecipato:
Abdul Hakim Belhadj, il governatore islamista di Tripoli;
Sulaiman Dawadi, rappresentante di Jamayel nella “Conferenza nazionale”;
Qilany, rappresentante di Zawiyah nella “Conferenza nazionale”;
Abu Obaida, rappresentante del cosiddetto Consiglio militare di Tripoli;
Abu Iyad, leader dell’organizzazione terroristica Ansar al-Sharia che opera in Tunisia assieme ad al-Qaida;
Presso Jamayel vi è la base di al-Qaida ‘Wattayah’, diretta da Abdul Hakim Belhadj, dove vengono addestrati i mercenari provenienti dalla Tunisia e da altri Paesi per poi operare in Siria, Tunisia, Algeria, Egitto, Mali. Nella riunione si era discusso dell’incremento delle attività in Tunisia, Egitto, Algeria ed Europa, e dell’invio di nuovi gruppi terroristici e di armi in Siria attraverso la Turchia e la Giordania. Inoltre, nel corso della riunione si era discusso del piano per creare l’”Emirato islamico della Libia”, che dovrebbe estendersi nel nord-ovest della Libia. Secondo le Nazioni Unite, negli ultimi 12 mesi, con il sostegno finanziario del Qatar, al-Qaida ha inviato duemila tonnellate di armi nel porto turco di Iskanderun, destinati ai terroristi, tra cui sistemi missilistici antiaerei e armi chimiche. Oggi l’Esercito arabo siriano combatte contro diecimila mercenari addestrati nei campi di al-Qaida, sul territorio della ex-Jamahiriya libica.
Ai primi di novembre, una nave dell’ENI veniva assaltata nel porto di Mellitah dalla milizia berbera, che aveva occupato il terminal petrolifero più importante dell’ENI in Libia, da cui passava il gas proveniente dai giacimenti di Wafa e Bahr al-Salam diretto al gasdotto Greenstream che collega Mellitah a Gela. Gli stessi miliziani già in precedenza avevano attaccato il gasdotto di Wafa costringendo l’ENI a ridurre del 50% il flusso di gas da quel giacimento.
A settembre, il Fezzan ha dichiarato l’autonomia da Tripoli. Qui solo la tribù Aulyad Sulaiman aveva inizialmente sostenuto la “rivoluzione”, per poi mettersi d’accordo con Tripoli, e sostenere il Colonnello. Il resto delle tribù, Magrahi, Gheddafi, Varfala, Hasun e Tuareg sostennero da subito la Jamahiriya. Tripoli e la maggior parte della Tripolitania si oppongono alla semi-indipendenza del Fezzan. Le tribù in risposta hanno ritirato i loro deputati dal parlamento, controllato dagli islamisti di Misurata, e hanno annunciato la creazione del consiglio tribale: il Forum Universale delle tribù del Paese, in sostanza un governo parallelo. I battaglioni militari della Cirenaica hanno appena giurato verso la nuova autorità della Federazione di Barqa e lo stesso accadrà nel Fezzan. In Tripolitania, in diverse città si prepara la ribellione, come a Bani Walid e a Tarhuna, e perfino in alcune zone di Tripoli.
Il primo ministro A. Zaidan chiede a tutte le banche un credito di 9 milioni di dollari, per costruire l’esercito e tentare di riconquistare le infrastrutture petrolifere da assegnare agli europei e agli statunitensi.
La Cirenaica o Federazione di Barqa, proclamatasi autonoma, controlla quasi tutto il petrolio, i depositi e le compagnie petrolifere locali, così come i porti petroliferi dell’est della Libia, come Zuvaytina, Braga, Sirte, Ras Lanuf e Tobruq, dove sono assenti le cosiddette forze federali di Tripoli. Qui le milizie hanno tutte firmato la Dichiarazione della Federazione di Barqa, guidata da Ibrahim Jadhran e da Sidiq al-Gaithi, capo di stato maggiore ed ex-membro della LIFG islamista. La Federazione di Barqa ha potuto creare la sua compagnia petrolifera in contrasto con la National Oil Company di Tripoli. Mentre il ministero delle Finanze, ad agosto aveva lanciato l’allarme per il rischio di rimanere senza fondi entro la fine dell’anno, a causa dell’esaurimento dei proventi delle esportazioni energetiche; anzi, le autorità hanno dovuto persino iniziare ad importare combustibili. A Bengasi, quindi, veniva annunciata la creazione dello Stato di Cirenaica e la formazione del suo governo con un primo ministro, un viceprimo ministro e 24 ministri. La nuova entità è una creazione dell’ex-comandante della Guardia Petrolifera Ibrahim Jadhran, che aveva fatto occupare i terminali petroliferi orientali e che, il 17 agosto 2013, era stato eletto a capo dell’Ufficio Politico del Consiglio della Cirenaica che, a sua volta, ha nominato primo ministro Abdraba Abdulhamid al-Barasi. Il Consiglio della Cirenaica aveva dichiarato che il governo, che avrà sede a Baida, era stato formato dopo ampie consultazioni con tutti i segmenti della società civile regionale. In realtà, è solo un’emanazione della Fratellanza musulmana libica. La Cirenaica sarà divisa in quattro province amministrative, Aghedabia, Bengasi, Jebel Aqdar e Tobruq. Ogni provincia, che sarà diretta da una squadra amministrativa di dieci elementi, sarà ulteriormente suddivisa in municipalità. Il portavoce del governo centrale di Tripoli, Omar Hemidan, aveva dichiarato che la ‘cosiddetta Regione della Cirenaica’ é illegale.
Neanche le Forze Speciali Aeroportate della Brigata ‘Tuono‘, dell’Esercito di Difesa Nazionale, erano più fedeli al governo, dato che gli islamisti di Misurata, ignorando il parere dello Stato maggiore, avevano destinato centinaia di milioni di dinari alla milizia islamista “Scudo della Libia“; ciò aveva spinto l’unità ‘Tuono’ a giurare fedeltà alla Federazione di Barqa. In particolare, Sirte è protetta dal 21.mo Battaglione blindato della Brigata ‘Tuono‘, che ha promesso di ripulire Sirte dai misuratini. Stessa cosa con il gruppo della Brigata ‘Tuono‘ di Niza Buqmad, inviato a Sabha per ricacciare i salafiti di Bengasi. In definitiva, il Governo supporta gli islamisti, e le autorità locali e federaliste della Cirenaica supportano la Brigata ‘Tuono‘. Inoltre, i vari tentativi di riprendesi i porti petroliferi orientali sono finiti in scontri armati, mentre i diversi tentativi di riconquistare Ras Lanuf da parte dei misuratini sono falliti.
Ad agosto, si era svolta una battaglia tra zintani e berberi, presso Abu Salim, dove i zintani erano riusciti, di notte, a distruggere una dozzina di veicoli corazzati del nemico, ciò grazie agli RPG fornitigli dall’EAU. Infatti, i varshifana e i zintani avevano saccheggiato i depositi militari della Difesa, portandosi via decine di veicoli militari, tra cui anche quelli appena consegnati dagli italiani. Le tribù attaccano costantemente i depositi militari, ma i zintani, che controllano Ghadamis, al confine con l’Algeria, sono gli unici che sono riusciti ad accumulare un centinaio tra carri armati e blindati. “Qual è la differenza tra le formiche e i zintani, le formiche portano a casa la roba solo d’estate, i zintani d’estate e d’inverno.” Il combustibile viene comprato dai miliziani presso ciò che resta della raffineria in al-Zawiyah, che funziona a singhiozzo. In compenso la tribù Magrahi ha tagliato i condotti dell’acqua diretti verso Tripoli, allo scopo di ottenere il rilascio della figlia dell’ex capo dell’intelligence libica al-Sanussi. Tripoli è rimasta paralizzata dall’azione. A loro volta, i berberi di Nalut hanno chiuso il locale giacimento di petrolio e gas, chiedendo che nella nuova Costituzione appaia il tamazig come lingua ufficiale del Paese.
15 soldati sono stati uccisi e 6 feriti in un posto di blocco di Rishrash, tra Tahruna e Bani Walid, per mano degli islamisti. Un paio di mesi prima, i miliziani di Bani Walid e di Tarhuna si erano scontrati. La ‘banda del 28 maggio‘, formata da rinnegati varfala residenti a Bani Walid, aveva aggredito un’altra banda di Tarhuna, del clan al-Najil. Infine presso Tarhuna, su richiesta dei residenti di Tuzha, era arrivata come forza d’interposizione un’unità dell’esercito nazionale composta da reclute varshifana di Tarhuna. Il colonnello Buhulayga ha accusato del crimine gli islamisti di Misurata.
Una rivolta era scoppiata nella città di al-Humas, sulla costa, mentre a Tripoli e Bengasi continuano attentati e scontri a fuoco, in rese dei conti per spartirsi potere e risorse. Il capo della polizia militare di Bengasi, Ahmad Barghuti veniva ucciso il 18 ottobre. A Misurata, Zuwarah e Garyan sono state compiute pulizie etniche contro gli oppositori del nuovo ‘governo’. Invece a Zintan, il clan Zamir e molti filo-gheddafiani hanno scacciato gli islamisti.
In diverse parti del Paese continuano ad operare bande di terroristi, preda di faide interne e che si scontrano con i miliziani locali che difendono città come Zintan, Sabha, Bani Walid e intere provincie. Parte di queste milizie sono formate dai combattenti della Resistenza Verde, che difesero la Libia dai golpisti e dai mercenari stranieri nel 2011. Infine, una riunione è stata organizzata dai leader di al-Qaida, a Jamayel, a circa 70 chilometri dal confine con la Tunisia, presso Zuwarah. Alla riunione hanno partecipato:
Abdul Hakim Belhadj, il governatore islamista di Tripoli;
Sulaiman Dawadi, rappresentante di Jamayel nella “Conferenza nazionale”;
Qilany, rappresentante di Zawiyah nella “Conferenza nazionale”;
Abu Obaida, rappresentante del cosiddetto Consiglio militare di Tripoli;
Abu Iyad, leader dell’organizzazione terroristica Ansar al-Sharia che opera in Tunisia assieme ad al-Qaida;
Presso Jamayel vi è la base di al-Qaida ‘Wattayah’, diretta da Abdul Hakim Belhadj, dove vengono addestrati i mercenari provenienti dalla Tunisia e da altri Paesi per poi operare in Siria, Tunisia, Algeria, Egitto, Mali. Nella riunione si era discusso dell’incremento delle attività in Tunisia, Egitto, Algeria ed Europa, e dell’invio di nuovi gruppi terroristici e di armi in Siria attraverso la Turchia e la Giordania. Inoltre, nel corso della riunione si era discusso del piano per creare l’”Emirato islamico della Libia”, che dovrebbe estendersi nel nord-ovest della Libia. Secondo le Nazioni Unite, negli ultimi 12 mesi, con il sostegno finanziario del Qatar, al-Qaida ha inviato duemila tonnellate di armi nel porto turco di Iskanderun, destinati ai terroristi, tra cui sistemi missilistici antiaerei e armi chimiche. Oggi l’Esercito arabo siriano combatte contro diecimila mercenari addestrati nei campi di al-Qaida, sul territorio della ex-Jamahiriya libica.
Ai primi di novembre, una nave dell’ENI veniva assaltata nel porto di Mellitah dalla milizia berbera, che aveva occupato il terminal petrolifero più importante dell’ENI in Libia, da cui passava il gas proveniente dai giacimenti di Wafa e Bahr al-Salam diretto al gasdotto Greenstream che collega Mellitah a Gela. Gli stessi miliziani già in precedenza avevano attaccato il gasdotto di Wafa costringendo l’ENI a ridurre del 50% il flusso di gas da quel giacimento.
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