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martedì 4 ottobre 2011

Cecchini sionisti feriscono gravemente a una gamba un ragazzino palestinese all'interno della Striscia di Gaza!


Le truppe di occupazione sioniste hanno aperto il fuoco deliberatemente contro un ragazzino sedicenne disarmato, ferendolo gravemente, nell'area di Jahar al-Deik, nella porzione meridionale della Striscia assediata di Gaza.

La vittima, Mohammad S. é stato raggiunto alla coscia sinistra da un proiettile calibro 5.56mm sparato da un fucile d'assalto sionista, poco a Est di Jahar al-Deik, secondo quanto riferito dal Portavoce ufficiale dei servizi di sanità ed emergenza dell'enclave costiera, Adham Abu Salmiyya.

Il ragazzo, un civile che non stava compiendo alcuna azione ostile contro il regime dell'occupazione o i suoi scherani in uniforme, é stato deliberatamente preso di mira nell'ambito della campagna di intimidazione terroristica che vede i 'militari' israeliani aprire regolarmente il fuoco contro bersagli che si trovano a centinaia e centinaia di metri di distanza non solo dal 'confine' tra la porzione di Palestina liberata dalla Resistenza e quella ancora soggetta all'illegittima presenza sionista, ma distanti altrettanto anche alla cosiddetta 'zona di interdizione' (illegale anch'essa) dichiarata da Tel Aviv attorno ai suoi confini con i territori di Gaza.

Le associazioni umanitarie locali e internazionali hanno a più ripreso diffuso e pubblicato denunce contro la sistematica politica israeliana di aprire il fuoco su contadini, lavoratori, ragazzi e persino raccoglitori di pietre e detriti di cemento.
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martedì 30 agosto 2011

Ragazzo palestinese straziato da missile israeliano muore dopo undici giorni di agonia, aveva solo 14 anni!


Poche ore fa abbiamo pubblicato il nostro articolo sulla lieta giornata odierna dell'Eid ul-Fitr, la festività musulmana che segna la fine del Ramadan, e come essa coinvolga particolarmente bambini e ragazzi, che ricevono regali, giocano e stanno insieme in questa occasione che ha un po' della Pasqua e un po' del Carnevale. Haitam Marouf, quattordicenne abitante di Gaza non solo non ha avuto occasione di ricevere alcun regalo o di incontrare amici e parenti coetanei per stare con loro, ma non avrà mai più modo di farlo, essendo morto nella notte tra ieri e oggi a causa delle gravissime ferite riportate in uno dei bestiali bombardamenti sionisti della scorsa settimana.

Haitam, che abitava con la famiglia nel quartiere di Beit Lahiya, rimase ferito nei bombardamenti del 19 agosto; undici giorni di agonia in uno degli ospedali di Gaza portati sull'orlo del disastro umanitario dal mostruoso e ingiustificabile strangolamento economico mantenuto da Israele contro il ghetto palestinese assediato sono serviti solamente a farlo 'sopravvivere' attaccato a macchine e respiratori fino alla fine del mese di Ramadan.

Haitam si aggiunge alle quasi trenta vittime fatte dagli attacchi aerei israeliani; attacchi che hanno seguito l'operazione di Resistenza di Eilat, dove un commando di combattenti ha ingaggiato forze militari sioniste dell'Occupazione. Nonostante sia certo che il gruppo combattente sia entrato in Israele dall'Egitto il Governo sionista ha subito accusato i Palestinesi di Gaza, nel tentativo, con questa ingiustificata presa di posizione di riuscire a eliminare il Primo Ministro Ismail Haniyeh (messo invece in salvo da una tempestiva 'soffiata' dei servizi di informazione egiziani).
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sabato 23 aprile 2011

Colpito dal boicottaggio dei maggiori artisti mondiali Israele deve accontentarsi di...Justin Bieber, che si sottrae comunque alla propaganda sionista!


Che la campagna di boicottaggio culturale e musicale, lanciata nell'ambito della strategia "BDS" contro il regime dell'Apartheid ebraico, stia avendo grande successo e colpendo duramente gli interessi di Tel Aviv nel tentare di presentarsi come uno stato moderno, luccicante e 'a la page' risulta piuttosto evidente dalla foga, si direbbe quasi dall'orgasmo con cui gli outlet di propaganda governativa hanno cercato di "buttarsi a pesce" in questi ultimi giorni sulla visita in israele con successivo concerto di una pop-star di secondo piano come Justin Bieber, biondastro idoletto manifatturato a tavolino per catturare adorazione e sogni adolescenziali delle ragazzine prepuberi, uno al cui confronto i Take That fanno la figura dei Rolling Stones.

Come se ciò non fosse abbastanza umiliante, bisogna anche registrare il fatto che la pop-star nordamericana (o meglio, lo staff che ne manovra dichiarazioni, movimenti e apparizioni) si sia totalmente sottratta a ogni tentativo di trasformare la sua tappa nello Stato ebraico in un momento di celebrazione e/o glorificazione dello stesso, rifiutando, tanto per dire, un incontro col Primo Ministro Benji Netanyahu (che siamo certi, fra un ordine di bombardamento e l'altro si scatena nel suo ufficio al ritmo di "Runaway Love" e "Never Let You Go") nonché di apparire in un servizio fotografico insieme ai coloni ebrei fondamentalisti che alcuni giorni addietro sono stati colpiti, sull'autobus in cui viaggiavano, da una granata a razzo della Resistenza palestinese.

Il che é significativo: il management di Bieber non si é fatto problemi a spedire il suo pollastrello dalle uova d'oro in israele, ma evidentemente teme contraccolpi negativi se la sua visita assumesse un tono eccessivamente "politico". Ancora più significato assumono queste scelte se si consideri che normalmente Bieber viene lasciato libero di lanciare messaggi più che politici come una sua "opposizione" all'aborto e all'autodeterminazione femminile (che quindi non vengono considerati 'pericolosi' per i suoi indici di gradimento e vendite, quantomeno nei suoi mercati di riferimento), ma di fronte alla prospettiva di abbracciare la causa dell'Apartheid sionista chi tira i fili del biondino canadese ha preferito fare un passo indietro.

Speriamo, in futuro, che anche icone musicali di secondo piano come il mini-cantante in questione siano del tutto scoraggiate dal recarsi in israele grazie al perdurare e all'intensificarsi del boicottaggio culturale.

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