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domenica 4 dicembre 2016

Il tracollo economico saudita influenza (finalmente) anche la guerra allo Yemen! Centinaia di mercenari lasciano il paese!

Se la "cacca di cammello" (scusate il francese) colpisce il ventilatore a Riyadh e dintorni, gli schizzi si propagano fino ad Aden e dintorni, dove, a causa della gravissima crisi di liquidità che ha colpito l'assurda economia del regno assoluto dei Saoud, i comandanti e i "proconsoli" di Re Salman non riescono più a pagare i mercenari pachistani, somali, sudanesi, libici e di altre provenienze che erano accorsi allettati dalla prospettiva di ricchi assegni e bonus per farsi lanzichenecchi del wahabismo in Arabia Felix.

Esattamente come la Oger e la Aramco hanno lasciato per mesi i loro impiegati senza busta paga, la stessa cosa é successa a questi "turnisti" del mestiere delle armi, a questi "braccianti" del mercenariato.

Il Ministro del Lavoro dell'Arabia Saudita licenziato dopo sette mesi di 'carriera'!

Per regio decreto del perdente assiso sul trono dei Saoud, re salman, il Ministro del Lavoro Mufarrej Haqbani è stato licenziato, unendosi alle orde di regnicoli sauditi attualmente disoccupati, purtroppo a differenza di loro l'ex-ministro é sì un buono a nulla incapace di svolgere nemmeno il ruolo di netturbino  ma non é un incapiente e quindi non soffrirà troppo per la perdita del suo posto di lavoro.

Haqbani é stato licenziato come 'capro espiatorio' della tragedia economica saudita che si protrae da mesi e che rende la maggior parte delle imprese del paese incapaci di pagari stipendi e salari: tutti i grandi gruppi sauditi hanno enormi crediti da esigere dallo stato...la Bin Laden Costruzioni, la Oger, la Aramco, ma non riescono a riscuoterli, una gravissima crisi di liquidità lascia i lavoratori privi di buste paga mese dopo mese.

sabato 1 dicembre 2012

Le esportazioni di petrolio iraniano toccano livelli-record, ennesimo fallimento delle 'sanzioni' imperialiste!

Nell'ennesima dimostrazione di quanto remote dalla realtà siano le fantasie "postimperiali" di Barack Obanana e della Strega dell'Ovest Clinton la Repubblica Islamica Iraniana ha incrementato le proprie esportazioni di petrolio verso l'Asia da quando per ordine degli Usa i nani dell'UE hanno avuto la pessima idea di aderire alle 'sanzioni' contro Teheran (con conseguente sfacelo nel loro sistema di industria petrolchimica).

Cina, Giappone, Sudkorea, Singapore e altri buyer asiatici hanno bisogno del petrolio iraniano; in particolare Pechino, che dopo il periodo peggiore della crisi vede di nuovo il ritorno alla crescita delle esportazioni dopo un anno di stagnazione e segni stazionari ha iniziato ad aumentare gli acquisti per alimentare il prossimo mini-boom di sviluppo, in particolare, costruendo nuove raffinerie adatte a trattare proprio il tipo di greggio che viene da Teheran, dimostrando così di non avere ALCUNA INTENZIONE di aderire a embarghi a stelle e strisce. E se in Cina OGNI GIORNO arriva circa mezzo milione di barili di petrolio iraniano, in Sudkorea e Giappone i livelli non sono poi troppo distanti, con 187mila e 182mila barili quotidiani.

Ovviamente con la ripresa della 'locomotiva cinese' questi numeri sono fatalmente destinati a crescere, dimostrando che il calo delle esportazioni iraniane di petrolio, nel mondo multipolare che non va più a rimorchio dell'unilateralismo americano, é stato probabilmente causato più dalla crisi economica che da qualunque fanfalucato e velleitario 'embargo'.
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venerdì 17 agosto 2012

Senza limiti l'arroganza sionista: Tel Aviv vorrebbe impedire ad attivisti filopalestinesi di volare ad Amman!

Il regime ebraico di occupazione della Palestina pensa di essere il padrone del mondo: sostenuto dalla grassa e ricca lobby degli speculatori dei media e della finanza che gli permettono atti di arroganza e di inciviltà estrema crede di poter imporre le sue ubbìe e i suoi diktat su tutta la terra, come quando ricattò la Grecia sconvolta dalla crisi economica per farle bloccare le navi della Freedom Flotilla o quando chiese ai vigliacchi e codardi paesi dell'Unione Europea di bloccare gli attivisti della 'Flytilla' dal raggiungere in aereo la Palestina Occupata.

Adesso un nuovo vertice di spocchia e di arroganza sionista é stato toccato quando i gerarchi di Tel Aviv hanno chiesto di impedire che attivisti internazionali filopalestinesi prendano voli diretti ad Amman, capitale della Giordania, per evitare che si presentino in comitiva al Ponte Allenby, per entrare nella Cisgiordania. Ma la Giordania non é un paese indipendente? E il pagliaccesco monarca ascemita, noto soprattutto per la moglie-trofeo e per il vezzo di cambiare Primo Ministro ogni pochi mesi, non ha uno straccio di orgoglio e autostima per respingere al mittente queste pretese?
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giovedì 27 ottobre 2011

Vittoria della campagna di boicottaggio anti-apartheid! L'Arabia Saudita cancella il contratto con la Alstom per l'Alta Velocita!


La linea ferroviaria ad alta velocità La Mecca-Medina. che in futuro collegherà i due maggiori luoghi santi della fede musulmana non avrà nemmeno un bullone della francese Alstom, compagnia impegnata in diversi progetti su terra palestinese occupata e rubata dal regime sionista, lo ha deciso in queste ore la board di direzione della società ferroviaria di Riyadh, in risposta a mesi di sollecitazioni e pressioni da parte della campagna internazionale di Boicottaggio anti-Apartheid.

Questo grande successo del movimento BDS dimostra come chiunque si metta in affari col regime ebraico lo faccia a proprio rischio e pericolo e, nel caso avesse precedenti o parallele interessenze in progetti o contratti con paesi arabi e musulmani é molto probabile che li veda andare in fumo, con perdite finanziarie decisamente superiori ai guadagni realizzabili dai contratti con Tel Aviv.

L'alta velocità saudita verrà realizzata da un consorzio di aziende spagnole e locali; la campagna europea per il boicottaggio anti-sionista, denominata "Dignità" ha espresso la propria grande soddisfazione alla diffusione della notizia, sottolineando come questo successo spronerà dirigenti e attivisti a prodursi in sforzi ancora più grandi, con l'obiettivo di isolare sempre più il regime dell'Apartheid e causargli il massimo di danno economico.
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