giovedì 13 marzo 2014

Fantastica testimonianza: anche in Nigeria si trovano sostenitori di Hezbollah, il movimento libanese sciita simbolo di riscatto!!

Questa fantastica immagine viene dalla Nigeria. La Nigeria é uno stato dell'Africa nera, ex-colonia inglese, che é ricca di depositi di petrolio e gas e ove, per evitare che questa ricchezza benefici la popolazione locale i servizi segreti imperialisti (CIA, MI6, Mossad...) hanno fomentato negli anni le più divisive e settarie campagne di violenza diffondendo il wahabismo takfiro tra le popolazioni del Nord musulmano e l'evangelismo protestante filosionista tra i Cristiani del Sud.

Questa foto ci dimostra che a fianco di questi messaggi di odio e ignoranza vi sono anche nigeriani che preferiscono seguire la parola del riscatto degli oppressi, della tolleranza e della convivenza civile che sono espresse da Hezbollah e dal suo attuale leader, il grandissimo Hassan Nasrallah.

Questi nigeriani simpatizzanti di Hezbollah inalberano anche la bandiera palestinese, in segno di solidarietà col popolo che più di tutti subisce le angherie dell'oppressione sionista. Siamo affascinati da come il messaggio di riscatto e rivincita dello sciismo militante sia capace di fare breccia tanto nel Mondo Arabo che in Africa, che in Sudamerica.

Hezbollah é ormai universalmente un simbolo di dignità e di affermazione dei propri Diritti.

Si intensifica la crisi tra gli Emiri sunniti; adesso Riyadh minaccia di isolare da terra il Qatar!!

A meno di una settimana dal ritiro degli ambasciatori di Arabia Saudita, UAE, Kuwait (e poco dopo anche di quello egiziano) dalle sedi diplomatiche a Doha, la Casa regnante di Riyadh alza la posta e per bocca del suo stesso Ministro degli Esteri, Principe Saudi al-Faisal, minaccia di chiudere il collegamento terrestre tra l'Arabia e l'Emirato del Golfo.

Con questa escalation di rappresaglie e minacce affonda del tutto il piano americano di "subappaltare" il sostegno a Israele e il "contenimento" dell'Asse della Resistenza a potenze conservatrici locali (nominalmente, Qatar e Arabia Saudita) che con Doha e Riyadh impelagate nella loro piccola "guerra fredda" sta generando riallineamenti prima impensabili.

Riyadh é sempre più in sintonia con Tel Aviv, e questo ormai é un dato di fatto, mentre, messo progressivamente con le spalle al muro, il piccolo emirato del Qatar si guarda intorno e non vede altri possibili modi di togliersi dall'angolo se non avvicinandosi a Teheran...mossa che sconvolgerebbe profondamente gli equilibri mediorientali.

Non precorriamo i tempi; nonostante analisti lungimiranti come Messyan ed Escobar abbbiano già preconizzato la rottura del "fronte del Golfo" con la creazione di una inedita partnership Doha-Teheran ancora nessuna mossa sembra essere stata fatta in tal senso, inoltre rimane l'incognita di come la Repubblica Islamica accoglierebbe aperture in tal senso fatte da Al-Thani Jr.

PFLP, Brigate Al-Aqsa e (forse) Brigate Qassam si uniscono alla Jihad Islamica per far pagare ai sionisti la rottura della tregua!!

In risposta al raid assassino che ha ucciso tre militanti delle Brigate Al-Quds vicino a Sufa, nel Sud della Striscia di Gaza, la Jihad Islamica Palestinese ha dichiarato tramite il proprio portavoce militare di avere definitivamente "rotto il silenzio"; dal tardo pomeriggio di ieri oltre 90 razzi tra cui due "Grad" da 130mm sono piovuti sugli insediamenti illegali di miliziani sionisti a "Netivot," "Sderot,", "Shaer Negev" ed "Eshkol."

Si segnala ancora una volta l'inefficacia del sistema sionista 'iron dome' che dei novanta proiettili lanciati dai militanti palestinesi ne avrebbe intercettati a dir tanto tre. Subito dopo le Brigate Abu Ali Mustafa del PFLP hanno dichiarato di essersi mobilitate a fianco dei camerati della Jihad.

Nella notte vi sono stati attacchi aerei indiscriminati e sorvoli quasi continui delle aree urbane della Striscia da parte di droni e velivoli sionisti, apparentemente senza perdite per i militanti della Resistenza, ma sembra con vittime civili. Le Brigate dei Martiri di Al-Aqsa, in serata, hanno a loro volta aderito alla controffensiva della Resistenza e sembra che anche le Brigate Al-Qassam di Hamas siano sul punto di farlo.

Ci teniamo in contatto come possiamo con le nostre fonti di Gaza pronti ad aggiornarvi su ogni ulteriore sviluppo.





Lavrov riafferma l'intenzione russa di mettere al sicuro il Libano dalle minacce terroristiche prossime e remote!!

Con una importante dichiarazione il Ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha ribadito l'intenzione del suo paese (pur impegnato su molteplici scacchieri a contrastare e contenere le mosse avventate e le provocazioni irresponsabili di un campo imperialista sempre più spericolato e imprevedibile) di sostenere la stabilità e la sicurezza interna del Paese dei Cedri.

"La Russia continuerà la cooperazione militare e tecnica col Libano al fine di rafforzarne l'Esercito e gli apparati di sicurezza interna", ha detto il capo della diplomazia di Putin durante l'incontro del Gruppo Internazionale di Appoggio al piccolo paese mediorientale.

"Mosca promuove il rispetto della Risoluzione ONU 1701 del Consiglio di Sicurezza che ordina il rispetto della sovranità aerea e territoriale di Beirut (regolarmente violata dal regime ebraico di occupazione della Palestina)". Inoltre il Ministro degli Esteri russo ha stigmatizzato i recenti attacchi militari sempre da parte sionista contro strutture libanesi oltre confine.

mercoledì 12 marzo 2014

"Arpia" il drone venezuelano con tecnologia iraniana che simboleggia l'Asse anti-imperialista mondiale!


 
Nella continua evoluzione della tecnologia bellica, nel passaggio dal 'warfare' ancora semi-analogico degli anni '80-'90 alla massiccia digitalizzazione di inizio XXIesimo secolo, con l'introduzione dei concetti di 'C4I' e di 'Dottrine Network-centriche', i velivoli senza pilota, UAV o droni che dir si vogliano, rappresentano quello che gli aerostati sono stati per gli eserciti di fine '700 e primi dell'800 o che i primi aeroplani hanno rappresentato nel 1910-1914; una maniera innovativa e poco dispendiosa di raccogliere informazioni. 

Certo gli statunitensi (sempre ansiosi di lasciare che la tecnologia combatta le battaglie in loro vece) si sono entusiasticamente lanciati nell'idea di trasformare i droni anche in 'estensori di potenza di fuoco', in ciò rapidamente seguiti dai sodali israeliani, ma vista la natura degli obiettivi finora perseguiti da Washington e Tel Aviv (civili, rappresentanti politici, guerriglieri tribali) non é ancora chiaro se i velivoli senza pilota dell'attuale generazione possano trasformarsi in efficaci veicoli di firepower in una guerra convenzionale, contro nemici cioé dotati di effettive capacità antiaeree.

Nel panorama mondiale, se la diffusione della tecnologia dei droni in aree notoriamente interessate da 'corse agli armamenti' o recentemente attraversate da conflitti armati (Medio Oriente, Asia Centrale...) era soltanto logica e facilmente prevedibile, persino quando a dotarsi di simili ordigni sono state entità militari non statali come ad esempio Hezbollah in Libano, la relativa rapidità della diffusione degli UAV in America Meridionale é stata uno sviluppo per molti versi quasi sorprendente e un chiaro indicatore che, con il grande sviluppo economico di alcuni paesi sudamericani (Brasile in primis) e con l'affrancamento di numerosi altri  Stati dal giogo statunitense, l'area si sia popolata di attori decisi a perseguire le loro politiche di sviluppo militare in maniera decisa (e spesso anche autonoma), non accontentandosi più (come é stato per parecchi decenni precedenti) di 'piluccare' tra gli avanzi e le rimanenze degli arsenali di paesi più tecnologicamente intraprendenti.

Tra i paesi latinoamericani che recentemente hanno iniziato a dotarsi di una componente UAV nelle loro forze armate il Venezuela é sicuramente uno degli esempi più interessanti da analizzare e valutare e questo per una vasta e differenziata serie di ragioni: innanzi tutto per il fatto di ricoprire un ruolo di sicura preminenza  tra quegli stati che, come accennavamo prima, si sono recentemente 'scollegati' dai vincoli che li allacciavano al 'cortile di casa' nordamericano per assumere la posizione di più forte ostilità a Washington tra gli stati della regione. Potremmo quasi dire che senza l'esempio venezuelano (incarnato fino a tempirecentissimi dalla vita e dall'operato di Hugo Chavez Frias) sviluppi come l'elezione in Bolivia di Evo Morales o in Ecuador di Rafael Correa non sarebbero stati forse nemmeno possibili, quindi, per converso, la politica di sviluppo degli UAV di un paese 'trend-setter' come quello oggi guidato da Maduro può avere importanti ricadute anche per quanto riguarda gli stati a esso ideologicamente vicini.

Inoltre, se a un estremo dello scenario sudamericano abbiamo l'esempio del Peru, che ha sviluppato totalmente in proprio i suoi UAV e all'altro opposto dello spettro invece il Brasile si é limitato ad acquistare alcuni esemplari (e una non chiara percentuale di 'know how') direttamente da Israele, il Venezuela ha sì prodotto in proprio i suoi primi esemplari di 'Arpia', ma lo ha fatto valendosi della consulenza e della cooperazione della Repubblica Islamica dell'Iran, che, con i suoi Ababil, Mohajer, Saeghe, Shahed e Karrar é sicuramente uno degli attori principali della 'corsa ai droni' di inizio Ventunesimo Secolo e certamente una delle realtà più dinamiche e interessanti nel campo non legato agli Stati Uniti e alla NATO.

Che il Venezuela si sia rivolto all'Iran per le sue necessità in campo UAV, quindi, é abbastanza logico, specialmente quando si consideri che, al contrario di tanti modelli magari anche promettenti, ma ai fatti non testati in vere condizioni di operatività bellica, i prodotti senza pilota dell'industria aeronatuica di Teheran i loro battesimi del fuoco li hanno già avuti: durante la Guerra dei 33 giorni dell'estate 2006 tra Israele e Resistenza libanese, e anche di recente, nel teatro dell'insurgenza mercenaria scatenata contro la Siria, dove secondo molteplici osservatori l'accurato e giudizioso uso dei droni iraniani da parte delle forze di Assad é stato alla base di notevoli risultati sul campo di battaglia, non ultime le grandi vittorie riportate vicino al confine col Libano, a Qusayr e Talkalakh.

E' singolare (e anche abbastanza sconsolante) leggere su riviste che si riterrebbero quotate e professionali come l'americana 'Wired', 'The Aviationist' o altri presunti outlet 'specialistici' commenti dismissivi e superficiali riguardo la qualità e l'efficienza della tecnologia UAV iraniana, che non hanno altra ragione di essere se non l'asservimento dei loro redattori alla macchina propagandistica occidentale, sempre pronta, come ai tempi della Guerra Fredda, a spalare menzogne sulla sofisticazione delle tecnologie dei rivali del momento (si pensi a quanto veniva malignata la tecnologia sovietica nei decenni passati) salvo doversi rimangiare le proprie parole quando confrontata con fatti di segno totalmente opposto (pensiamo al panico che colse i 'pundit' occidentali di aviazione all'apparire di macchine come il Mig-29 e il Su-27, in tutto pari se non decisamente superiori ai rappresentanti della 'teen series' a stelle e strisce).

Ma a parte l'imparzialità e la deontologia professionale vi sono ottime ragioni per non tacciare di arretratezza o inaffidabilità le tecnologie UAV iraniane: in primis il fatto che la loro quasi totalità é stata sviluppata proprio a partire da quegli esemplari di velivoli senza pilota che lo Scià Reza Palhevi acquistò proprio dagli Stati Uniti fin dagli anni '60 e oltre. Anche se nella coscienza comune la figura dell'UAV ha iniziato a diffondersi con i primi anni del XXImo Secolo e con la figura del 'Predator' americano in realtà é fin dagli anni quaranta, dal primo modello di "radioplano", che gli Stati Uniti si gingillano con l'idea del velivolo senza pilota e un uso già abbastanza intenso di droni si ebbe già durante il conflitto vietnamita.

Ansioso di procurarsi tutti i 'giocattoli' tecnologici più avanzati che l'arsenale Usa potesse offrirgli, Palhevi fece incetta anche di droni (oltre che di F-5, Phantom, F-14 e tantissimi altri sistemi d'arma americani) ed é stato proprio su questa base assolutamente 'Made in America' che la Repubblica Islamica iraniana ha cominciato a muovere i suoi primi passi nel campo, attraverso il lungo e difficoltoso progresso del 'trial and error' e della retroingegneria che però grazie alla tenacia, alla costanza e anche all'ottimo livello di preparazione dei tecnici e degli ingegneri di Teheran ha portato i suoi frutti, che si sono visti all'opera nei cieli libanesi e siriani e che ora sono stati esportati anche in quel di Caracas.

Che il programma venezuelano/iraniano stesse per proddure i suoi primi risultati lo si leggeva già a marzo 2012 sulle colonne di 'Wired' dove, in un accesso di sincerità, il redattore era costretto ad ammettere che la tecnologia in questione era 'almeno' pari grado a quella della serie statunitense 'Scan Eagle', nel giugno successivo, poi il modello 'Arpia' venne ufficialmente presentato dal Presidente Chavez in persona; in quell'occasione il Generale Julio Cesar Prieto, capo del 'Konzern' militare statale CAVIM ne annunciò le caratteristiche tra cui autonomia di 90 minuti, quota massima operativa di 3000 metri e compiti esclusivamente di ricognizione e intelligence-gathering. Non passarono nemmeno tre mesi che gli 'Arpia' venezuelani colsero il loro primo successo aiutando l'individuazione e l'intercettazione di un carico di cocaina partito per via aerea dalla vicina Colombia, bloccato nella zona di Apure (il velivolo, casualmente, aveva un'immatricolazione statunitense).

Lo scorso giugno, con una cerimonia questa volta presieduta dal successore del grande leader venezuelano, Nicolas Maduro, altri esemplari di 'Arpia' (che sono organizzati, a quanto si sa finora, in squadriglie di tre esemplari ciascuna) sono stati resi operativi. Tutti questi elementi dimostrano come la presenza venezuelana nel panorama dell'attuale 'corsa al drone' sudamericana é tutt'altro che da sottovalutare e potrebbe persino porsi come pietra di paragone per giudicare il successo e la serietà di altri programmi e percorsi di sviluppo. Sta agli osservatori seri e dedicati attendere pazientemente i segnali di ulteriori sviluppi e saperli interpretare e classificare correttamente, senza 'paraocchi' ideologici o pregiudizi di sorta, attenendosi unicamente ai fatti.

Immagini e video esclusivi della cerimonia funebre per i tre martiri della Jihad Islamica assassinati ieri dai sionisti!!

Come d'uso nei paesi musulmani, il rito funebre per i tre coraggiosi militanti delle Brigate Al-Quds martirizzati ieri da un aeroplano sionazista mentre a Sufa (Sud di Gaza) stavano lavorando per garantire il costante afflusso di armi alle forze della Resistenza, si é tenuto il prima possibile, eppure la partecipazione popolare all'evento é stata vastissima, segno che questi combattenti della Dignità e dell'Onore sono considerati eroi da tutti gli abitanti di Gaza.Non aggiungiamo altro, lasciamo che ai lettori di Palaestina Felix, alle loro anime e ai loro cuori, parlino chiaramente le immagini e i suoni che siamo riusciti a localizzare in Internet grazie alla cooperazione dei nostri amici e collaboratori a Gaza, per la cui sicurezza esprimiamo speranze e preghiere.

I combattenti di Hamas catturano un drone-ricognitore sionista che stava spiando la Striscia di Gaza!

Grazie a questa esclusiva testimonianza video siamo in grado di confermare che nella giornata di ieri un piccolo drone a elica equipaggiato di telecamera orientabile per l'osservazione diurna e notturna é stato intercettato da esperti delle Brigate Ezzedine al-Qassam (braccio militante di Hamas), abbattuto e catturato, mentre sorvolava la Striscia assediata di Gaza.

Ricordiamo ai nostri lettori che le Brigate Qassam nulla hanno a che fare col 'tradimento' dell'Asse della Resistenza consumato da alcuni dirigenti del Politburo di Hamas vicini al Qatar e alla Fratellanza Musulmana, tanto che, prima di dichiararsi a favore dei ratti ribelli in Siria quella stessa parte traditrice dell'organizzazione palestinese dovette organizzare con la complicità qatariota l'assassinio del Comandante delle Brigate Qassam.

Speriamo che le informazioni tratte dal relitto del drone siano molte e vengano diffuse e condivise il più possibile con le altre organizzazioni della Resistenza armata.

martedì 11 marzo 2014

Tre militanti delle Brigate Al-Quds diventano martiri sotto un vigliacco attacco aereo sionista contro Gaza! Onore a Loro!!

Ismail Abdul-Hamid Abu-Joudeh, di 23 anni, Abdul Shafi Saleh Mahmoud Abu Moammar, 33enne e Shaher Hamouda Mahmoud Abu Shanab, di anni 24, sono stati martirizzati dalle bombe vigliaccamente lanciate da un aeroplano sionista contro la zona di Sufa, a Est di Rafah, nella fascia Sud della Striscia di Gaza.

I tre militanti delle Brigate Al-Quds, braccio armato della Jihad Islamica Palestinese, erano impegnati nel duro lavoro che permette alla Resistenza di procurarsi le potenti armi in grado di far tremare i Sionisti fino a Tel Aviv.
Non é certo una bomba lanciata su Gaza che fermerà il flusso di armi dalla Siria, dall'Iran e da Hezbollah verso le cellule della Resistenza palestinese fedeli all'Asse Teheran-Damasco-Beirut...così come non é certo il sequestro di una nave nel Mar Rosso che farà la differenza nella composizione degli arsenali palestinesi. La lotta continua, nuovi eroi sono già pronti a prendere il posto dei caduti.