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domenica 20 novembre 2011

Perde i pezzi l'esercito del tiranno Saleh! Sempre più unità militari passano dalla parte dell'opposizione


Un grande numero di personale militare yemenita ha ufficialmente abbandonato il campo del traballante tiranno dell'Arabia Felix Ali Abdullah Saleh (foto sotto) per passare al fronte delle opposizioni, imitando la scelta compiuta lo scorso giugno dalla Prima Divisione Corazzata e dal suo comandante Generale Ali Mohsen. Questa erosione delle forze armate a lui fedeli potrebbe essere il fattore decisivo nel tramonto dell'autocrate che, miracolosamente sopravvissuto a un attentato nel suo stesso palazzo e letteralmente 'rimesso insieme' dai chirurghi occidentali convocati apposta dai suoi sponsor sauditi non sarebbe più in grado, secondo alcuni osservatori, di disporre di forze sufficienti per reprimere 'adeguatamente' una sollevazione contemporanea dei militari a lui avversi, della popolazione civile e dei guerriglieri tribali guidati dallo Sceicco Sadeq al-Ahmar.

La popolazione civile ha accolto i defettori dell'Esercito con gioia, invitando altri loro camerati a imitarne la scelta e diventare parte del movimento che, con mesi di lotta e centinaia di vittime, sta spingendo uno degli ultimi baluardi della dittatura venduta a Washington, a Riyadh e a Tel Aviv verso quello che si annuncia come un cambiamento epocale.

Le Nazioni Unite spingerebbero per l'adozione di un piano di transizione abbozzato dal Consiglio di Cooperazione dei Paesi arabi del Golfo, che però viene rifiutato a priori dalle opposizioni in quanto prevede guarentigie per l'ex dittatore che lo metterebbero al sicuro da indagini e processi riguardo i crimini commessi in trentatré anni di autocrazia (prima sul solo Yemen del Nord, poi, dopo l'annessione violenta con la guerra del 1994, anche su quello del Sud).
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lunedì 21 marzo 2011

La Prima Divisione corazzata yemenita si schiera con gli insorti, ore contate per Abdullah Saleh?


Tre importanti generali yemeniti hanno dichiarato in queste ore il loro sostegno in favore dei dimostranti che da settimane chiedono le dimissioni del padre-padrone del paese Ali Abullah Saleh. Fra essi spicca il Generale di Brigata Ali Mohsen Saleh, capo della Zona militare nordoccidentale e comandante della Prima Divisione corazzata, il quale ha dichiarato di aver posizionato mezzi e blindati per proteggere le manifestazioni e scongiurare nuovi bagni di sangue come quello che negli scorsi giorni é costato tra le 45 e le 72 vittime.

Il Generale ha affermato che: "Lo Yemen oggi sta soffrendo per una crisi profonda e generalizzata, la mancanza di dialogo e la repressione delle pacifiche protesta non possono risolvere la situazione, la cui gravità aumenta di giorno in giorno, di ora in ora. Per questo, conscio delle opinioni e dei sentimenti dei miei colleghi subordinati e degli altri ufficiali dell'Esercito, parte integrante del popolo e della nazione yemenita, io dichiaro, anche a loro nome il mio e nostro sostegno alla rivoluzione e alle sue domande, che sentiamo nostro dovere appoggiare e supportare".

Anche molti Ministri del Governo e altri dignitari disgustati dal massacro, hanno rassegnato le dimissioni, come Abdullah al-Saidi, ambasciatore presso l'ONU. Il caporedattore dello 'Yemen Post', Hakim al-Masmari, ha dichiarato ad Al-Jazeera che ormai, con oltre il 60 per cento delle Forze armate opposte al Presidente e ai suoi lealisti, é solo questione di tempo prima che questi tratti una resa e i termini del suo ritiro e del suo esilio; Abdullah Saleh cercasse di resistere con meno della metà delle forze armate, infatti, il suo fato sarebbe segnato.

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