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lunedì 8 ottobre 2018

L'intelligence dei Marines americani ha sostenuto fin dal 2011 gli elementi più radicali, settari e sanguinari in Siria, dove non é MAI ESISTITA alcuna 'opposizione moderata' ad Assad!

Bashar Assad di ritorno da un 'raid' a base di BARILI BOMBA!

Ieri sera il vostro amabile e sempre affabile e pacato caporedattore ha trascorso una gradevole serata a cena con amici.
Nell'immediato post-cena ha avuto uno scambio con una persona intelligente, ma con le idee molto confuse dalla stampaccia mainstream, che era convinta che "Assad avesse liberato gli islamisti per soffocare le 'proteste della gente'".

Giuro, ne era convinta.

Ovviamente ho fatto subito notare a questa persona che era come sostenere che Assad, per liberarsi di un foruncolo sul naso, avesse preso delle tenaglie arrugginite e se lo fosse troncato.

Stamattina noto su MINT PRESS NEWS un articolo che GUARDACASO (la famosa 'Sincronicità', nota anche come "Effeto Baader-Meinhof") approfondisce e svela ulteriormente il ruolo Usa nella "weaponizzazione" di estremisti islamici e takfiri come arma di guerra contro la Repubblica Araba Siriana...ESATTAMENTE IL CONTRARIO DI CIO' CHE LA PERSONA MALE INFORMATA AVEVA 'APPRESO' DAI MEDIA.

lunedì 9 marzo 2015

65 terroristi di 'Al-Anfal' depongono le armi e si consegnano ai miliziani dell'NDF nel Sud del Rif Dimashq!!

La 'Brigata Al-Anfal' era una delle mille formazioni di terroristi della cosiddetta 'opposizione moderata' di cui per mesi e mesi hanno vanverato Obama, Kerry e i loro manutengoli, nel tentativo di far passare nei media occidentali l'idea che esistesse un terrorismo 'buono', non estremista, da sostenere contro il 'cattivo dittatore' Assad.

lunedì 26 gennaio 2015

ESCLUSIVA TRADUZIONE di PALAESTINA FELIX della NUOVA intervista del Presidente Assad a "Foreign Affairs"

Quella che segue è una ENORME intervista (57 domande e 57 risposte) che il Presidente siriano Bashir el-Assad ha rilasciato ieri a un reporter della rivista "Foreign Affairs". Abbiamo lavorato indefessamente per tradurla "in tempo reale", visto che é stata pubblicata solamente oggi. Ancora una volta, PALAESTINA FELIX, per saperlo meglio, per saperlo prima. 

Foreign Affairs: Vorrei cominciare chiedendole della guerra. Adesso sono quasi quattro anni che va avanti e lei certamente conosce le statistiche: duecentomila persone uccise, un milione ferite e tre milioni di profughi, secondo l'ONU. Le sue forze hanno subito gravi perdite. La guerra certamente non può andare avanti per sempre. Vede una fine all'orizzonte?

Bashar al-Assad: Tutte le guerre, ovunque nel mondo, sono finite con una soluzione politica, perché la guerra in sé e per sé non é una soluzione; la guerra, clausewitzianamente, é uno degli strumenti dell'agire politico. Quindi anche in questo caso finirà con una soluzione politica, é così che la vediamo, quello é il nostro scopo.

FA: Non pensa che questa guerra avrà una soluzione militare?

giovedì 4 dicembre 2014

Shaabani e Lukashevic annunciano che sarà a Mosca che si chiuderanno le trattative tra Governo siriano e 'oppositori moderati'

Nella mente stravolta degli "Imperialisti da Basso Impero" a stelle e strisce e in quelle ristrette e asfittiche dei loro lacché europei non esiste più lo spazio per coltivare l'idea e la pratica della antica, onorata arte della Diplomazia, nata quando nel Levante e in Mesopotamia sorsero Ur, Uruk, Lagash, Eridu e i loro sovrani, principi e sacerdoti, iniziarono a incontrarsi in pace per vergare accordi e patti su tavole di argilla.

Adesso nella paranoia occidentalista esiste solo la resa incondizionata o sconnesse minacce di sanzioni, agitar di sciabole spuntate e arrugginite e fiumi maleodoranti di propaganda mediatica con cui cercare di imporre le proprie volontà a Stati, Nazioni e Culture troppo orgogliose e solide per poterle mai accettare.

Dove sopravvive e fiorisce l'arte della Diplomazia (insieme a tante altre 'arti' dimenticate e disperse nell'arido panorama di decadenza europea) é a Mosca, la Terza Roma che alla potenza delle sue armi, alla forza della sua gente accompagna anche la suasione dolce, il potere morbido della trattativa e dell'accordo, nei Tempi di Putin e Lavrov come in quelli di Kosighin e Gromyko, o in quelli di Alessandro I e Nesselrode.

Arriva contemporaneamente dalla capitale russa e da quella siriana per bocca di personalità come Bouthaina Shaabani e Aleksandr Lukashevic la notizia che sarà proprio sulle rive della Moscova che si terranno gli incontri decisivi per la 'soluzione politica' della situazione siriana: dopo i meeting ginevrini, caratterizzati dalle asinesche pretese di Usa ed Europa fanaticamente fissati sulle (impossibili e irricevibili) 'Dimissioni di Assad', adesso con la situazione militare totalmente volta a  favore del Governo legittimo, gli 'oppositori moderati' (i meno scemi dei quali si sono resi conto di aver giocato il ruolo delle marionette della NATO e del GCC e non vogliono affatto 'finire nel fuoco' una volta inutili) si sono decisi a venire a miti consigli e lo faranno proprio 'a casa' del più grande alleato e sponsor di Assad, senza il cui benedetto intervento, forse ormai la Siria sarebbe un calderone di caos e violenza come la Libia.

Molti dei nostri lettori più "sanguigni" si chiederanno perché mai il Presidente Assad, legittimato dai voti del suo popolo e dal sangue dei martiri che si sono immolati sui campi di battaglia perché la Siria viva anche domani, dovrebbe sprecare il tempo dei suoi collaboratori inviando una delegazione a trattare con personaggi come il tardivo ravveduto Moaz Qatib  ebbene noi invece vi anticipiamo che la conferenza a Mosca si farà, che Damasco parteciperà coi suoi rappresentanti di punta e che accordi verranno stretti anche con quanti tre anni fa innalzarono la bandiera dei servi e cercarono con menzogne e sangue di strappare la libertà ai Siriani.

Questo perché, politicamente, un accordo con la ridicola "opposizione moderata" dei fuoriusciti venduti come Qatib toglierà argomenti a Obama e al suo probabile successore Bush Jr. II (la vendetta della famiglia degli scemi, roba che 'Non Aprite quella Porta' era 'The Sound of Music') la 'scusa' di bombardare Damasco per conto e a nome di questi figuri.

E questo é negli interessi della Siria e dei Siriani.

sabato 16 marzo 2013

Mursi si dichiara: "spiaciuto" per morti e violenze a Port Said e al Cairo: basterà per riportare la pace in Egitto?

Nel corso di venerdì, giornata dedicata alla preghiera, il Presidente egiziano Mohammed Mursi ha emesso un comunicato rivolto al paese col quale si é dichiarato "profondamente dispiaciuto" per la piega presa dagli eventi a Port Said e nella capitale Il Cairo in seguito alle sentenze giudiziarie contro i responsabili dei sanguinosi scontri dello stadio di febbraio 2012.

Nelle proteste di segno opposto che hanno attraversato la capitale e la poplosa città portuale del Delta si sono contati oltre 10 morti oltre a centinaia di feriti e alla devastazione di proprietà pubbliche e private per dozzine di milioni di dollari di danno, inoltre, per consentire un effettivo ritorno alla normalità, a Port Said si é dovuta far ritiriare la polizia e schierare in sua vece l'Esercito.

Ma probabilmente, a parte il sentimento di umano rammarico che personalmente Mursi potrà anche provare; la fonte maggiore delle sue preoccupazioni ultimamente é verosimilmente rappresentata dal recente annullamento delle elezioni, 'bocciate' dal Potere Giudiziario dopo che, per decreto, il Presidente e il partito politico di cui egli é espressione le avevano fissate in varie scadenze dal 22 aprile a fine giugno.




lunedì 4 febbraio 2013

Il Viceministro siriano Miqdad é a Pechino per una visita in Cina di quattro giorni, attesa per i numerosi incontri coi vertici della Repubblica Popolare!

Una 'quattro giorni' cinese per Faysal Miqdad, vice di Walid Moallem, capo della diplomazia di Damasco, é il culmine della 'campagna d'asia' intessuta dallo Stato siriano che cerca tra le potenze emergenti del Ventunesimo Secolo gli appoggi necessari a far fronte con saldezza all'aggressione scatenata negli ultimi 24 mesi contro Damasco dalla NATO, dagli Usa, da Israele e dalle potenze arabe reazionarie degli emiri wahabiti.

La Cina ha già molto aiutato il Presidente Assad e il popolo siriano 'vetando' le risoluzioni ONU che miravano a dare 'mano libera' alle potenze imperialiste per un intervento armato nel paese, ma adesso é il momento di ulteriori sforzi per separare definitivamente i rimasugli di 'opposizione politica' dai terroristi puri e duri e far crollare del tutto la loro chimerica coalizione.

Hua Chunying, portavoce del Ministero degli Esteri di Pechino, parlando a una conferenza stampa ha detto che le intenzioni di Damasco e della Repubblica Popolare coincidono: l'obiettivo dichiarato é quello di portare a una soluzione complessiva della situazione attraverso il dialogo e il confronto". Miqdad nei prossimi giorni incontrerà il Ministro degli Esteri cinese Yang Jiechi e il suo vice Zhai Jun.
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sabato 19 gennaio 2013

Il Segretario Generale di Al-Wefaq dichiara: "La tirannia di Re Al-Khalifa può colpire i rivoluzionari ma non fermare la Rivoluzione!"

Lo Sceicco Ali Salman, Segretario del Partito Al-Wefaq, forza principale dell'opposizione del popolo barheini alla tirannia minoritaria sunnita sostenuta da Usa e Occidente contro la volontà dei cittadini che premono per l'abdicazione del sovrano e l'instaurazione di una Repubblica, ha dichiarato che, nonostante tutti gli sforzi profusi dal Sovrano, dai suoi sicofanti e dai suoi sostenitori stranieri, la campagna di repressione potrà colpire gli individui che compongono l'opposizione ma non il movimento, che andrà avanti perseguendo i suoi fini e otterrà eventualmente la vittoria.

Tuttavia, a fronte della determinazione degli oppositori, il regime tirannico di Manama continua a utilizzare le più brutali tattiche di terrore, ben sapendo che una volta che la protesta avrà raggiunto il suo culmine non vi sarà scampo o pietà per quanti si sono compromessi con il Palazzo. Ancora oggi si sono avute notizie di scontri e violenze con uso di gas urticanti, vere e proprie 'armi chimiche' vendute al Re del Barhein dal 'democratico' Occidente.
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martedì 15 gennaio 2013

La gente di Idlib scende in piazza a manifestare il suo sostegno al Presidente Assad e il suo più sincero "grazie" all'Esercito che combatte i terroristi!

Il capoluogo della Siria nordoccidentale, Idlib, ieri si é animata del garrire di migliaia di bandiere che, impugnate da abitanti della città e del circondario, hanno dato vita a una immensa parata in segno di solidarietà e gratitudine con gli sforzi dell'Esercito per mantenere la provincia libera dalle bande terroriste wahabite che negli ultimi mesi hanno messo in pericolo la vita e l'incolumità di così tanti siriani.
Le immagini della manifestazione di Idlib si accompagnano idealmente con quelle provenienti da Latakia (Laodicea) dove la popolazione ha preso le armi e ha costituito una propria milizia volontaria per mantenere il controllo del territorio ed essere meglio in grado di denunciare movimenti 'sospetti' di mercenari stranieri alle forze regolari governative.
Come sostenuto dal Presidente Assad nel corso dell'orazione tenuta lo scorso 6 gennaio all'Opera Nazionale "la lotta in corso in Siria non é una guerra civile o una contesa tra Governo e opposizione, ma piuttosto la lotta di tutto il popolo siriano contro i suoi nemici stranieri, che vorrebbero vedere il paese prostrato e ridotto in schiavitù".
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venerdì 27 luglio 2012

L'opposizione politica saudita si prepara alla prima conferenza, probabilmente nella capitale libanese!


In una intervista recentemente rilasciata alla testata 'Always News' un esponente del crescente movimento di opposizione interna al corrotto autoritarismo di Casa Saoud ha rivelato che "presto" rappresentanti di tutti i movimenti e le correnti saudite terranno, in una località estera, la loro prima riunione ufficiale, per contarsi, confrontarsi e decidere strategie comuni per ottenere le riforme e il rinnovamento ormai non più posponibili nel quadro o di una democratizzazione interna che non escluda la dinastia regnante, se disposta a collaborare, o un suo rovesciamento e l'instaurazione della Democrazia.
Pur chiedendo di rimanere anonimo per motivi di sicurezza l'uomo ha dichiarato che la prima location per la conferenza era stata Londra ma quella scelta era stata da subito criticata perché passibile di far sembrare l'opposizione saudita uno dei molti fasulli 'movimenti' manipolati dai paesi occidentali come la cosiddetta (e falsa) 'opposizione siriana', quindi più probabilmente la conferenza si terra a Beirut, stato arabo facente parte dell'Asse della Resistenza e attualmente retto da un Governo radicalmente avverso agli interessi sauditi.
La conferenza dovrebbe vedere la partecipazione di personalità quali Saad al-Faqeeh, Madawi Rasheed, Hamzah Al- Hassan, Fuad Ibrahim (foto: dall'alto verso il basso) e altri ancora e insisterà sul Diritto del popolo saudita di determinare il proprio futuro senza affidarsi supinamente alle decisioni di una dinastia autoreferenziale e soggiacente ai diktat e agli interventi di potenze esterne regionali e internazionali come Israele e Stati Uniti d'America. La decisione di uscire allo scoperto e costituire un fronte unificato delle opposizioni sarebbe stata accelerata dall'esempio dei movimenti bahreini e yemenita nonché delle rivoluzioni egiziana e tunisina.

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lunedì 2 aprile 2012

A Damasco arrivano missive dei 're-fannulloni' del petrolio: emiri e sceicchi, sconfitti nelle loro trame, cercano maldestramente di salvare la faccia!


"Sua Maestà Re Abdullah e altri membri della Real Casa di Saoud sono genuinamente irritati e in disaccordo con alcune delle affermazioni rese anche recentemente dal Ministro degli Esteri, Principe Saoud al-Faisal; Sua Maestà non voleva da principio intromettere il paese nelle questioni della Siria, pur desiderando, come molti nel Mondo Arabo, una rapida soluzione ai recenti torbidi".

"Il Bahrein ha un sincero desiderio di vedere calmata e risolta la situazione interna in Siria, in una maniera che risulti soddisfacente per tutte le parti in causa: cittadini e Governo, Esercito e Presidenza".

"La famiglia reale kuwaitiana saluta con entusiasmo ogni iniziativa volta a risolvere pacificamente i problemi siriani, ringraziando ancora calorosamente per il sostegno e l'intervento di Damasco in suo favore al tempo dell'invasione e dell'occupazione irakena".

Questo il tono, se non proprio la forma esatta, dei messaggi che, a leggere l'articolo di As-Safir, basato apparentemente su fonti degli Emirati Arabi Uniti, stanno recentemente "intasando" la casella della posta del Presidente siriano Bashir Assad; prova evidente di come anche le corti dorate degli emiri e degli sceicchi del Golfo considerino ormai chiusa (con la loro totale debacle) la partita andata avanti per circa dodici mesi in Siria, dove estremisti takfiri e wahabiti pagati e addestrati dai monarchi del petrolio, dai turchi, dai francesi, dagli americani e dagli israeliani hanno cercato in ogni modo di provocare con la violenza un 'cambio di regime'.

Certo, alcune risultano tanto ipocrite da essere stucchevoli, come quella in cui Re Saoud millanta una 'divergenza di opinioni' riguardo l'agenda siriana tra sé e il parente che ha collocato al Ministero degli Esteri, ma, per il figlio del 'Leone di Damasco', esse vogliono dire soprattutto una cosa: "tregua" e, almeno per ora, "vittoria".

Come un paziente ed esperto giocatore di 'backgammon' Bashir Assad ha saputo temporeggiare abbastanza a lungo fino a mettere a segno una serie di mosse risolutive, certo, aiutato dall'esterno (fondamentali i "veti" di autunno e quello di gennaio in sede ONU da parte di Russia e Cina), ma quale buona partita di backgammon non si risolve con qualche fortunato "tiro doppio"? I suoi avversari invece, fin troppo baldanzosi da principio, si sono fatti cogliere in contropiede e non sono riusciti a riordinare e riorganizzare le fila quando Assad é passato al contrattacco, esattamente come fanno i principianti che perdono concentrazione e accumulano errori marchiani quando le loro pedine vengono mandate 'fuori tabella' e devono ricominciare il percorso da capo.

Rimasti più defilati, addirittura ai margini del gioco, durante la fase della sedizione violenta, gli Emirati Arabi Uniti potrebbero ora, secondo quanto suggerito dai redattori dell'articolo in questione, cercare di giocare un ruolo di mediazione tra Assad e l'opposizione interna che non si é schierata con i terroristi e i violenti, in questo modo cercando anche di stemperare il gelo politico-diplomatico calato tra Damasco e le altre monarchie petrolifere arabe.
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martedì 27 marzo 2012

Senza limiti l'arroganza yankee! Feierstein in Yemen accusa l'Iran di 'intromettersi' nel paese, ma non é Teheran a usare droni ogni giorno contro gli yemeniti!


Gli Stati Uniti, massima potenza imperialista e neocolonialista della Storia, hanno basi militari in ogni angolo del Medio Oriente, ogni giorno usano le loro forze armate per attaccare, assassinare, minacciare, intimidire tutti coloro che nella regione non vogliano sottomettersi alle loro mire egemoniche eppure, con sfacciata e quasi candida impudenza, il filosionista Gerald Feierstein, ambasciatore di Washington nello Yemen, dove ogni giorno cittadini Houthi e sciiti vengono attaccati e massacrati dai robot-assassini del 'Nobel per la Pace' Obama, membro di tre cotte della cricca filosionista che detta legge nella politica estera Usa, ha osato accusare la Repubblica Islamica dell'Iran di 'interferenze nel paese'.
La prossima dichiarazione di Feierstein: "Gli Iraniani vogliono attaccarci! Guardate quanto vicino HANNO MESSO IL PAESE alle NOSTRE BASI MILITARI!!!"
Non é la Repubblica Islamica che mantiene basi e navi in Yemen, non é la Repubblica Islamica che fa volare i suoi droni senza pilota nei cieli dell'Arabia Felix o che fa loro scaricare bombe e missili contro i suoi abitanti, non é la Repubblica Islamica che nel 1994 diede 'luce verde' ad Ali Abdullah Saleh per attaccare militarmente e annettere con la forza lo Yemen del Sud (socialista e filosovietico), tutte queste cose le hanno fatte e le continuano a fare gli Stati Uniti d'America eppure il sionista Feierstein accusa Teheran di 'ingerenze'! Quando manca il senso della misura certe dichiarazioni, per quanto minacciose, fanno veramente ridere, anche se in realtà dovrebbero spaventare.
La politica estera imperialista spiegata con le favole: "Superior stabat Lupus..."
Feierstein, parlando all'agenzia stampa Reuters (altro baluardo del filosionismo mediatico, ovviamente quindi interessata a riprendere e diffondere dichiarazioni calunniose e infiammatorie contro l'Iran) ha dichiarato che "Gli iraniani vorrebbero aumentare la loro influenza nella Penisola Araba" (come se questo fosse un delitto) "Hamas ed Hezbollah sostengono questo sforzo iraniano" (affermazione ridicola visto che Hamas ha il suo daffare a contrastare gli effetti dell'assedio economico sionazista contro Gaza e Hezbollah non é mai stato interessato ad operazioni fuori dai confini nazionali libanesi), "Ci sarebbe una presenza di uno yemenita di origine meridionale a Beirut che indirizza fondi e aiuti iraniani per una presenza ostile nel Sud del paese" (magari potevate pensarci prima di fare invadere e annettere lo Yemen del Sud dal vostro giannizzero Saleh!).

Vista l'arroganza e la rozzezza degli argomenti di Feierstein capiamo benissimo l'odio che prova per lui la popolazione yemenita, che lo ha sempre accusato di essere il 'burattinaio' dietro Saleh prima e dietro il suo vice recentemente promosso 'Presidente' Abd Rabbo Mansour Hadi adesso.
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domenica 20 novembre 2011

Perde i pezzi l'esercito del tiranno Saleh! Sempre più unità militari passano dalla parte dell'opposizione


Un grande numero di personale militare yemenita ha ufficialmente abbandonato il campo del traballante tiranno dell'Arabia Felix Ali Abdullah Saleh (foto sotto) per passare al fronte delle opposizioni, imitando la scelta compiuta lo scorso giugno dalla Prima Divisione Corazzata e dal suo comandante Generale Ali Mohsen. Questa erosione delle forze armate a lui fedeli potrebbe essere il fattore decisivo nel tramonto dell'autocrate che, miracolosamente sopravvissuto a un attentato nel suo stesso palazzo e letteralmente 'rimesso insieme' dai chirurghi occidentali convocati apposta dai suoi sponsor sauditi non sarebbe più in grado, secondo alcuni osservatori, di disporre di forze sufficienti per reprimere 'adeguatamente' una sollevazione contemporanea dei militari a lui avversi, della popolazione civile e dei guerriglieri tribali guidati dallo Sceicco Sadeq al-Ahmar.

La popolazione civile ha accolto i defettori dell'Esercito con gioia, invitando altri loro camerati a imitarne la scelta e diventare parte del movimento che, con mesi di lotta e centinaia di vittime, sta spingendo uno degli ultimi baluardi della dittatura venduta a Washington, a Riyadh e a Tel Aviv verso quello che si annuncia come un cambiamento epocale.

Le Nazioni Unite spingerebbero per l'adozione di un piano di transizione abbozzato dal Consiglio di Cooperazione dei Paesi arabi del Golfo, che però viene rifiutato a priori dalle opposizioni in quanto prevede guarentigie per l'ex dittatore che lo metterebbero al sicuro da indagini e processi riguardo i crimini commessi in trentatré anni di autocrazia (prima sul solo Yemen del Nord, poi, dopo l'annessione violenta con la guerra del 1994, anche su quello del Sud).
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mercoledì 10 agosto 2011

L'ambasciatore (sionista-)americano a Sanaa propone passaggio di poteri da Saleh al vice: a USrael serve un nuovo burattino in Arabia Felix!


Gerald Feierstein (foto sopra), ebreo sionista e membro "di ferro" della cabala filoisraeliana che tiene in pugno il Governo degli Usa qualunque sia il figurante seduto nello Studio Ovale, si incontrerà presto con ministri e generali del convalescente Ali Abdullah Saleh (padre-padrone dello Yemen fino all'attentato che lo ha quasi ucciso lo scorso giugno) per decidere quali mosse implementare per combattere i moti di piazza che da febbraio chiedono l'abbattimento del regime autoritario filo-occidentale e la transizione a una democrazia di fatto, con libere elezioni e un Parlamento realmente rappresentativo in luogo della 'Duma' messa su da Saleh per vidimare le proprie decisioni.

Feierstein, che ha girato tutto il Medio Oriente e l'Asia Centrale in questi ultimi venticinque anni, sempre con la missione di portare avanti gli interessi sionisti prima e soprattutto rispetto a quelli americani, é dallo scorso settembre ambasciatore (formalmente per conto di Washington, in realtà al soldo di Tel Aviv) a Sanaa. Secondo quanto riportato dall'agenzia britannica Reuters Feierstein ha intenzione di proporre agli yemeniti una transizione di potere completa (oltre quella effettiva già avvenuta) tra Saleh, attualmente ospite del Palazzo delle Conferenze di Ryiadh e il suo vice Abd el Rabbo Mansour(foto sopra). Non si capisce come questa dovrebbe modificare la situazione sul terreno, visto che é chiaro a chiunque che Saleh é escluso ormai da oltre un mese e mezzo dai circuiti del potere e Mansour non fa che obbedire alle imbeccate che gli vengono da Dama Clinton e da Benji Netanyahu, per conto dei quali il regime yemenita "fa la guardia" all'imbocco meridionale del Mar Rosso (Bab el Mandeb), ora che quello settentrionale é sfuggito alla presa sionista con la caduta di Mubarak in Egitto.
Il Ministro degli Esteri yemenita Al-Qirby in compagnia dell'Ebreo sionista Franco Frattini
I continui incontri tra Feierstein e i membri del Governo yemeita (solo qualche giorno fa si era tenuto l'ultimo, con il Ministro degli Esteri Abu Bakr al-Qirby, ritratto qui sopra), non fanno che infuriare sempre di più gli esponenti del fronte delle opposizioni e del gruppo Giovani per la Rivoluzione, che denunciano la tutela americana, israeliana e saudita sulle istituzioni di quello che formalmente sarebbe uno Stato indipendente e che loro vorrebbero far diventare un paese libero e autonomo.
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domenica 19 giugno 2011

Mohammed VI del Marocco annuncia riforme, ma l'opposizione replica: "Troppo poche, troppo superficiali!"


Il sovrano del Marocco Mohammed Sesto, evidentemente preoccupato dal vortice di proteste e insurrezioni popolari che sta spazzando il Nord Africa, ha proposto una serie di cambiamenti alla costituzione che renderanno meno assoluto e autoritario il suo potere, dando al paese una boccata di democrazia. In un discorso alla nazione trasmesso in diretta Re Mohammed ha annunciato che il Premier verrà ora nominato dal partito di maggioranza risultato dalle elezioni e non più dal monarca e che a esso spetterà nominare i Ministri.

Il Re ha altresì intenzione di rinunciare ad alcuni poteri e prerogative d'intervento e a rafforzare nel contempo quelli del Capo dell'Esecutivo e del Parlamento; comunque, il sovrano manterrà la parola finale nelle questioni di sicurezza, difesa e questioni religiose e, pur rinunciando all'appellativo di "sacro" Mohammed Sesto ha tenuto a sottolineare la propria "inviolabilità".

I cambiamenti annunciati saranno sottoposti a referendum di approvazione tra poche settimane, il primo di luglio 2011. Dalla loro parte, gli oppositori politici che hanno indetto diverse manifestazioni e dimostrazioni negli ultimi tempi si sono dichiarati "delusi" dalle iniziative reali; secondo l'agenzia stampa Reuters le 'riforme' annunciate "non rispondono né allo spirito né alla lettera delle nostre richieste; noi vogliamo una monarchia costituzionale".
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