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venerdì 17 maggio 2013

La polizia Tunisina cattura a Biserta due cittadini coinvolti con il Mossad israeliano!

Due cittadini tunisini che avevano accettato di diventare informatori del servizio di spionaggio sionista sono caduti in mano alle forze di polizia nei dintorni della città di Biserta. Il primo dei due 'sub-agenti' aveva ricevuto dai suoi 'handler' di Tel Aviv l'incarico di riportare informazioni sulla situazione di sicurezza nella zona montuosa di Chaambi, nel Governatorato di Kasserine. L'uomo si era recato sul posto e aveva compiuto osservazioni e ricognizioni fotografiche, i cui risultati stava inviando in Israele a mezzo internet quando é stato arrestato.

Il secondo agente dei sionisti aveva fornito aiuto e appoggio alla missione del primo ed era in contatto con Israele tramite un apparentemente innocuo 'social network' tramite il quale riceveva indicazioni e ordini sui suoi compiti di spionaggio. Il parlamentare Abderraouf Ayyadi, interrogato in merito alla questione, ha sottolineato la necessità di 'passare al pettine' gli apparati di polizia e sicurezza dello Stato per espellere tutti gli elementi compromessi col passato regime di Ben Ali, molto amichevole e cooperativo nei confronti di Israele.

Ayyadi ha altresì osservato che prima di venire contattati dagli agenti sionisti i due giovani erano disoccupati, indicando la necessità di misure drastiche per combattere l'emarginazione e la disoccupazione giovanile che possono venire sfruttate da forze ostili alla Rivoluzione come dimostrato anche da questo caso.

venerdì 15 aprile 2011

Personale dell'UNRWA sciopera a Gaza: "Non ci piegheremo, non insegneremo l'Olocausto ai ragazzi dei campi profughi!"


Il Sindacato del personale della United Nations Relief and Works Agency (UNRWA) di Gaza ha dichiarato una serie di scioperi di cui il primo si é già tenuto, per protestare contro il minacciato licenziamento di alcuni insegnanti dalle strutture che, con finanziamenti ONU, danno un'istruzione ai ragazzi e ai bambini dei campi profughi della Striscia.

Durante una conferenza stampa collegata il dirigente sindacale Suhail al-Hindi ha espresso viva disapprovazione e condanna per i prospettati licenziamenti, che, stante le drammatiche condizioni occupazionali a Gaza (a causa dell'assedio israeliano) rischiano di condannare all'indigenza le famiglie degli insegnanti in questione. Al-Hindi ha collegato la misura alla reiterata opposizione degli insegnanti a inserire l'Olocausto nel curriculum di studi storici e sociali.

"I licenziamenti sono una manovra intimidatoria, si vogliono colpire alcuni insegnanti perché gli altri, intimiditi, rompano il fronte e si sottomettano all'imposizione". Il Sindacato reitera l'opposizione a qualunque insegnamento teso a presentare gli invasori e occupanti sionisti come 'vittime' e a sminuire, di concerto, le sofferenze e le ingiustizie patite dal popolo palestinese.

E' necessario, invece, approfondire e articolare meglio lo studio della storia palestinese dal 1948 fino al presente, in modo che i bambini e i ragazzi dei campi profughi abbiano un'idea migliore e più chiara anche delle ragioni storiche e sociali della loro storia personale, una storia che, anche oggi, é direttamente collegata con avvenimenti storici come la Dichiarazione di Lord Balfour, l'insurrezione contro l'Impero Ottomano, la Grande Rivolta, la pubblicazione del Libro Bianco e via via fino al "pogrom" militare sionista di due anni fa.

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sabato 29 gennaio 2011

Le strade di Amman si riempono di manifestanti, al re Hashemita vengono i sudori freddi!


Migliaia di persone in Giordania si sono riversate nelle strade protestando e manifestando per chiedere le dimissioni del Primo Ministro Samir Rifai, nonché una decisa azione del Governo per calmierare i prezzi dei beni di prima necessità, che l'inflazione fuori controllo e un devastante tasso di disoccupazione stanno rapidamente mettendo fuori della portata di acquisto della maggioranza delle famiglie.
Sovrano da operetta buono per i servizi dei rotocalchi, Abdallah di Giordania con la sua sottomissione ai diktat del liberismo imperialista ha condannato il suo popolo alla miseria e alla fame...
Come già la settimana scorsa e quella ancora prima la protesta ha preso il via dopo le tradizionali preghiere del venerdì, con gli attivisti del maggior partito d'opposizione di ispirazione musulmana che si sono uniti a rappresentanti dei sindacati e dei partiti e delle organizzazioni di sinistra e progressiste fuori dalle moschee, inalberando cartelli e srotolando striscioni che recitavano: "Mandate i corrotti in tribunale".
Samir Rifai in una foto d'archivio, oggigiorno sorride molto di meno...
Rifai (foto sopra), campione delle ricette neoliberiste e dell'economia finanziaria e creativa raccomandata dall'IMF, dalla Banca Mondiale e da simili centrali dello sfruttamento globale dei lavoratori, é letteralmente detestato dai suoi concittadini, che lo ritengono architetto degli sconti fiscali progressivi che condannano i lavoratori dipendenti e salariati a pagare, in proporzione, più tasse rispetto alle fasce più agiate della popolazione".

"Rifai, rifai, vattene via, i prezzi sono in fiamme e lo siamo anche noi", é solo uno (e anche uno dei più educati) fra gli slogan scanditi ieri nelle strade di Amman.
Cibi tipici della gastronomia araba e beduina, una tavola simile é diventata via via un sogno per una fascia sempre più vasta di famiglie giordane...
L'inflazione nel regno Hashemita é volata dal 4,6 per cento al 6,1 per cento solo nel corso dell'ultimo mese, dodici giordani su cento non hanno alcun reddito e uno su quattro vive al di sotto della soglia di povertà.

Per affrontare le richieste della popolazione l'impopolare primo ministro ha annunciato un nuovo pacchetto di incentivi per far scendere il prezzo del riso, dello zucchero, del bestiame e del gas combustibile anche se sembra che ormai la piazza non possa accontentarsi di meno che della sua rimozione. "Nemmeno le dimissioni di Rifai arresteranno la nostra protesta", puntualizza Ibrahim Alloush (sopra), professore universitario incarcerato nel 2003 per reati d'opinione, intervistato dall'Associated Press; "Non é una questione di facce, ma delle scelte e delle politiche che ci stanno dietro, per troppo a lungo la Giordania é stata governata a esclusivo vantaggio della corte e di un ristretto gruppo di privilegiati, ora tutto questo deve cambiare".

mercoledì 19 gennaio 2011

L'Apartheid israeliano incide sull'impiego e sul reddito dei cittadini palestinesi dello Stato ebraico


L'Apartheid israeliano, talmente evidente e marchiano da essere innegabile per chiunque tranne i più "fallaci" filosionisti e occidentalisti, ha il suo effetto deleterio e segregatorio anche sulle statistiche pertinenti il Lavoro e la retribuzione all'interno del regime sionista.
Un povero villaggio palestinese in Israele, dove centinaia di persone si affollano in casupole prive di servizi essenziali, circondate da sbarramenti per impedire la crescita e il rinnovamento delle abitazioni...

Un invisibile ma solidissimo e invalicabile steccato percorre la società israeliana, del tutto uguale e omologo a quelli che percorrevano gli Stati Uniti al tempo delle leggi di Jim Crow o il Sudafrica e la Rhodesia al tempo del razzismo istituzionalizzato: in virtù dell'invisibile steccato sionista é impossibile per un cittadino di etnia araba ottenere lavori di responsabilità e prestigio in Israele, e, a parità di mansioni, un arabo guadagnerà sempre e comunque meno di un appartenente alla "razza eletta".
...e un comodo e moderno insediamento illegale israeliano, dove Ebrei fanatici e fondamentalisti godono di tutti i comfort...spazi verdi, fontane, piscine, tutto edificato su terra palestinese rubata.

Le percentuali di disoccupazione parlano chiaro; cinque ebrei ogni cento sono disoccupati, contro otto ogni cento arabi, sei donne ebree ogni cento sono senza lavoro, ma fra le arabe la cifra sale a dodici...inoltre, un lavoratore arabo stenta a guadagnare cinquemila Nuovi Shekel al mese (circa 1130 Euro), mentre un Ebreo ne porta a casa senza sforzo oltre ottomila (1700 Euro).

Anche il reddito medio per nucleo familiare é ben diverso fra arabi ed ebrei: 1850 Euro per i primi contro oltre 3000 per i beneficiati dalle politiche segregatorie e razziste di Tel Aviv. I dati, inoltre, mostrano che più alto é il livello di educazione e qualificazione dei lavoratori palestinesi e più ampio é il divide che li separa dalle retribuzioni dei loro colleghi Ebrei.