Ci vorrebbero più di questi giochi, anche ambientati in Irak contro l'ISIS o con protagonisti gli Hezbollah e le loro numerose lotte, che avrebbero la capacità, divertendo, di svolgere una funzione intensamente educativa.
Con queste parole concludevamo la nostra recensione del videogioco tattico in tempo reale "Syrian Warfare", pubblicato dai russi della "Cats Who Play", software-house moscovita.
Da allora 'Syrian Warfare' ha incontrato un ottimo successo di vendite e, se ancora all'orizzonte non si vedono epigoni ambientati in Irak o in Libano, un'ottima notizia è rappresentata dall'annuncio della prima espansione per il videogioco, che sarà intitolata "Return to Palmyra".
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giovedì 4 maggio 2017
Annunciata "Ritorno a Palmyra", prima espansione di "Syrian Warfare" dedicato alla Forza Tigre!
martedì 26 aprile 2016
La Russia renderà la Siria il suo 'hub' di proiezione economica nel Mediterraneo e nel Medio Oriente!
La Russia non sta aiutando la Siria solo a fini strategici; Mosca, infatti, ha intenzione di trasformare il paese arabo nel principale hub di promozione delle proprie esportazioni e dei propri investimenti nell’area mediorientale, non appena l’aggressione terroristica sarà domata e la situazione nel paese riportata alla normalità interrotta dall’attacco takfiro del 2011.
“Vogliamo che la Siria sia considerata non solamente nei suoi confini geografici o in quelli del suo per molti versi limitato mercato economico, ma come un vero e proprio trampolino di lancio, un centro di espansione e promozione per compagnie, prodotti, iniziative russe nell’intera area mediterranea e mediorientale”; queste parole sono state pronunciate dal Premier siriano Wael Halqi ai microfoni dell’agenzia stampa Sputnik.
“Vogliamo che la Siria sia considerata non solamente nei suoi confini geografici o in quelli del suo per molti versi limitato mercato economico, ma come un vero e proprio trampolino di lancio, un centro di espansione e promozione per compagnie, prodotti, iniziative russe nell’intera area mediterranea e mediorientale”; queste parole sono state pronunciate dal Premier siriano Wael Halqi ai microfoni dell’agenzia stampa Sputnik.
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mercoledì 27 luglio 2011
La Cina avverte Israele: "Necessario bloccare per sempre ogni attività di insediamento e trasferimento di popolazione in Palestina!"
Rivolgendosi a una sessione mensile del Consiglio di Sicurezza ONU sulla situazione nella Palestina occupata il vice-rappresentante della missione diplomatica cinese, Wang Min, ha espresso la netta e decisa opposizione della Repubblica Popolare a qualunque nuovo progetto di insediamenti ebraici in Cisgiordania, così come all'ampliamento di quelli purtroppo già esistenti, invitando il Governo di Tel Aviv a prendere iniziative decise per interrompere "una volta per tutte" le attività di insediamento e trasferimento di popolazione nei territori occupati. "Le attività israeliane in tal senso portano come diretta conseguenza l'arenarsi di ogni ipotesi di dialogo per la pace, che senso può avere discutere attorno a un tavolo mentre sul terreno nuovi insediamenti spuntano come funghi?".
L'agenzia stampa Xinhua ha riportato le parole di Wang Min dando particolare enfasi alla richiesta di immediata interruzione delle attività di insediamento che, come ricorderanno i nostri lettori di più lunga data sono letteralmente "decollate", esplodendo esponenzialmente, dopo la scadenza del 'blocco' di dieci mesi dichiarato da Netanyahu nel corso del 2010. In realtà, come é stato provato da più parti, anche durante il 'blocco' le attività costruttive fervevano, ma a ritmo più limitato e circoscritte in maggior parte ad estenzione ed allargamento di insediamenti ebraici già esistenti.
Invece, dall'autunno 2010 in poi, tutta la Cisgiordania é stata invasa da centinaia di bulldozer, ruspe e macchine operatrici che, spinanando e livellando orti, uliveti, mandorleti, villaggi e moschee degli abitanti originari, facevano posto agli orribili villozzi, ai desolanti pratini all'inglese, alle piscine e alle fontane riempite d'acqua rubata ai pozzi palestinesi "riservati", secondo le stringenti norme dell'Apartheid sionista ai violenti e intolleranti coloni 'paracadutati' in Palestina dagli Usa, dall'Inghilterra, dall'Ucraina e dall'Australia.
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