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lunedì 10 febbraio 2014

Usama al-Nujaifi, Presidente del Parlamento irakeno, scampa a un nuovo attentato takfiro, ferita una guardia del corpo!!

Esattamente a un anno di distanza dal precedente il Presidente del Parlamento irakeno Usama al-Nujaifi é scampato a un secondo attentato contro la sua vita, questa volta nella cittadina di Mosul.

Ancora una volta Nujjaifi deve essere grato alla propria scorta, un componente della quale (Capitano di Polizia) é rimasto seriamente ferito nell'esplosione di una carica lasciata a lato della strada e attivata al passaggio del suo convoglio di auto.

 Nessuna conseguenza invece per lo Speaker della Camera. Il rinnovato tentativo di assassinio verso la Terza Carica dello Stato mesopotamico si inserisce nei tentativi di 'risposta' dei militanti wahabiti e qaedisti contro l'imponente offensiva contro di loro ordinata nell'ultimo mese e mezzo dal Premier Nouri al-Maliki.


domenica 28 agosto 2011

La Repubblica Iraniana invita rappresentanti di Irak, Oman e Kuwait alla prossima Conferenza internazionale sull'Intifada


Si terrà a Teheran, capitale della Repubblica Islamica dell'Iran, tra il primo e il due di ottobre la Conferenza internazionale sull'Intifada, che, mettendo a confronto paesi arabi, musulmani, mediorientali, asiatici e in via di sviluppo farà il punto sulla lotta di affermazione nazionale del Popolo di Palestina contro l'invasione e l'occupazione sionista, sui progressi della campagna di Boicottaggio e Disinvestimento contro Israele, sulla guerriglia informativa e di sensibilizzazione contro i tentacoli della Lobby sionista, delle prospettive della lotta armata e di come sia meglio sostenere e aiutare questo grande processo di affrancamento dall'imperialismo e dal neocolonialismo.

Il Presidente della Camera del Popolo, Ali Larijani ha ufficialmente invitato in queste ore il Presidente dell'Assemblea Nazionale kuwaitiana Jassem al-Kharafi, il Capo della Majlis as-Shoura dell''Oman, Sceicco Ahmed ben Mohammed al-Isa'ee e Osama al-Nujaifi, Presidente del Consiglio dei Rappresentanti irakeno a intervenire al consesso, reiterando che "Nelle presenti condizioni é necessario coinvolgere il maggior numero di paesi nelle discussioni e nelle deliberazioni sull'Intifada palestinese, specialmente i paesi mediorientali e musulmani, ma non solo".


Infatti nelle scorse settimane simili inviti sono stati rivolti a rappresentanti indonesiani, turchi, nigeriani, indiani e del Bangladesh. "Gli attuali rapidi sviluppi e progressi della lotta di liberazione araba contro emissari e servi dell'imperialismo deve incoraggiarci a fare tutto il possibile per sostenere la lotta di liberazione palestinese contro l'oppressione sionista, usando ogni mezzo disponibile".

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venerdì 27 maggio 2011

Come promesso, le masse sciite irachene si mobilitano contro ogni opzione di permanenza delle truppe Usa nel paese!

Una imponente manifestazione di protesta ha riempito le strade di 'Sadr City', il sobborgo sciita di Bagdad intitolato al religioso sciita fatto uccidere da Saddam Hussein il cui figlio Moqtada guida oggi una delle fazioni politiche più potenti e influenti del paese, controllando sette ministeri 'strategici' nel Governo guidato da Nouri al-Maliki; circa 70mila persone si sono radunate agitando bandiere nazionali e scandendo slogan contro gli Usa e contro il protrarsi della loro occupazione militare del paese mesopotamico, che dovrebbe avere termine, da accordi bilaterali siglati tre anni addietro, con il termine del 2011.


Moqtada al-Sadr, frustrando le aspettative dei suoi più accesi sostenitori, non ha presenziato, mandando in sua vece Salah al-Obeidi ad arringare la folla; l'intervento di Obeidi si é centrato sulla lode per la maniera composta e pacifica con cui l'immenso raduno si é svolto, prova chiara che il paese é stabile e non ha bisogno della 'sorveglianza' di truppe straniere sul suo territorio. Il Presidente del Parlamento irakeno, Ousama al-Nujaifi ha definito la marcia "una chiara e concreta prova dell'unità del popolo iracheno sulle questioni di interesse nazionale comune".


Con una simile mobilitazione popolare contro ogni prospettiva di estensione della missione per i quarantaseimila militari usa ancora in Irak le possibilità che i generali del Pentagono convincano un titubabte Maliki a sacrificare quasi certamente la sua carriera politica per questo scopo si fanno decisamente scarse, se non addirittura nulle.
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