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martedì 28 febbraio 2017
Mosul sconvolta dagli incendi dell'ISIS che applica un suo proprio "Nerobefehl"!
'Nerobefehl', o "Ordine Nerone" era la direttiva emanata da Hitler sul finire della Seconda Guerra Mondiale che imponeva la sistematica distruzione di ogni struttura o risorsa che potesse essere di aiuto al nemico man mano che le forze germaniche venivano costrette ad abbandonare regioni e province del Terzo Reich.
In realtà esso causò ben poche distruzioni, in parte perché la Wehrmacht spesso era troppo impegnata a ritirarsi per fermarsi ad appiccare incendi e dinamitare infrastrutture, in parte perché attivamente sabotata da personaggi quali Albert Speer che considerava un crimine privare la Germania e il suo popolo di risorse preziose per una futura ricostruzione.
L'ISIS a Mosul si dimostra molto meno leniente dell'architetto del Fuehrer, l'ideatore di Welthauptstadt Germania, visto che appicca incendi senza risparmio e senza rimorsi nella speranza di rallentare l'avanzata governativa, ma, infatti, anziché essere composto di irakeni esso é un'Armata Brancaleone di takfiri arruolati in mezzo mondo che se ne fregano della futura ricostruzione della Mesopotamia.
mercoledì 16 marzo 2016
Il Viceministro russo Pankov dichiara: "Attacchi aerei russi in Siria continueranno sulla base delle necessità!"
Lo straccio londinese di proprietà del finanziatore di terroristi wahabiti Khalid bin Sultan al-Saoud, il malloppo di carta igienica (oggetto sconosciuto nelle case takfire) acquistabile in edicola sotto il nome di 'Al-Hayat', ha pubblicato un'arzigogolata ricostruzione secondo la quale il "ritiro" russo dalla Siria sarebbe la 'punizione' di Putin perché Assad ha dichiarato, (diverse settimane fra, tra l'altro) che il legittimo Governo siriano riconquisterà la sovranità su tutto il territorio nazionale.
Tale versione meriterebbe un oscar mondadori per la fantascienza, un premio Urania, un premio Hugo Gernsback, oppure un telegatto per la miglior/peggior fiction, fate voi.
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mercoledì 2 maggio 2012
Smentita l'ennesima balla anti-iraniana della propaganda occidentale: "Nessun tentativo di assassinio contro l'ambasciatore saudita!"
Ogni settimana sugli stracci e i rotoli di fogli da latrina della propaganda occidentalista si 'scopre' che la Repubblica Islamica dell'Iran sarebbe stata coinvolta in qualche puerile e stupida macchinazione che, anche qualora portata a termine, non avrebbe portato nessun vantaggio ad alcuno salvo che ai detrattori, odiatori e nemici della Repubblica e della Rivoluzione islamica stessa. Naturalmente sono tutte panzane, prodotti della stessa macchina di menzogne che ha inventato gli inesistenti "ribelli siriani" e altre fole e chimere che abitano solo l'immaginazione distorta degli imperialisti e dei sionisti, ed é raro e prezioso privilegio sbugiardare costoro e le loro bufale, ovviamente con l'inoppugnabile forza di documenti e dichiarazioni ufficiali.
Qualche giorno fa il quotidiano filosaudita Al-Hayat, la cui redazione di nostalgici di pupazzi pronti a scrivere qualunque fandonia pur di ricevere qualche dollaro e qualche shekel da padroni del loro padroncino Re Abdallah strombazzavano ai quattro venti di un preteso "complotto iraniano" per assassinare l'ambasciatore saudita al Cairo, ovviamente senza peritarsi di chiarire a che cosa tale assassinio sarebbe servito e in che modo, posto che fosse mai stato eseguito, avrebbe potuto aiutare la causa della Repubblica Islamica e il diffondersi della Velayat e-Fiqh.
Puntualmente, dopo qualche giorno, l'intero castello di carte mediatico é venuto a crollare non tanto per le dichiarazioni del Portavoce del Ministero degli Esteri iraniano Ramin Mehmanparast, il quale ha rifiutato ogni addebito negando che cittadini iraniani siano stati fermati o arrestati in Egitto e mettendo in guardia i paesi arabi e musulmani dal cadere in simili rozze e disingenue trappole mediatiche ordite dai corifei dell'arroganza imperialista ma, soprattutto, dalla fonte direttamente interessata del consulente legale dell'Ambasciata di Riyadh in Egitto, Sami Gamal el-Din, che ha smentito recisamente che quanto pubblicato dall'Al-Hayat corrisponda anche solo in parte alla verità. E la verità é ristabilita, fino alla prossima "palla".
Qualche giorno fa il quotidiano filosaudita Al-Hayat, la cui redazione di nostalgici di pupazzi pronti a scrivere qualunque fandonia pur di ricevere qualche dollaro e qualche shekel da padroni del loro padroncino Re Abdallah strombazzavano ai quattro venti di un preteso "complotto iraniano" per assassinare l'ambasciatore saudita al Cairo, ovviamente senza peritarsi di chiarire a che cosa tale assassinio sarebbe servito e in che modo, posto che fosse mai stato eseguito, avrebbe potuto aiutare la causa della Repubblica Islamica e il diffondersi della Velayat e-Fiqh.
Puntualmente, dopo qualche giorno, l'intero castello di carte mediatico é venuto a crollare non tanto per le dichiarazioni del Portavoce del Ministero degli Esteri iraniano Ramin Mehmanparast, il quale ha rifiutato ogni addebito negando che cittadini iraniani siano stati fermati o arrestati in Egitto e mettendo in guardia i paesi arabi e musulmani dal cadere in simili rozze e disingenue trappole mediatiche ordite dai corifei dell'arroganza imperialista ma, soprattutto, dalla fonte direttamente interessata del consulente legale dell'Ambasciata di Riyadh in Egitto, Sami Gamal el-Din, che ha smentito recisamente che quanto pubblicato dall'Al-Hayat corrisponda anche solo in parte alla verità. E la verità é ristabilita, fino alla prossima "palla".
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