Con rapido ed efficace "blitz" le forze di sicurezza egiziane sono penetrate poche ore fa negli uffici dell'emittente tv 'all-news' Al Jazeera; segnando un punto a favore del Cairo nell'aspra querelle con il Governo di Doha e il suo sostegno all'Ikhwan musulmana anche dopo la destituzione dell'Ex-presidente Mursi, la chiusura degli uffici dell'emittente nel paese e lo scioglimento coatto dell'organizzazione islamista.
Undici cittadini del Qatar sono stati trovati nei locali di 'Al-Jazeera', che avrebbero dovuto essere deserti; essi erano intenti a maneggiare 'armi, valuta e apparecchiature satellitari per la trasmissione clandestina'. Alcuni degli arrestati, sembra certo, sono ufficiali dell'Esercito qatariota.
Gli uffici di al Jazeera la Cairo sono stati chiusi il 3 luglio alcune ore dopo la destituzione dell'allora presidente Mohammed Morsi, anche se il canale, che trasmette dal Qatar, è visibile in Egitto.
Le relazioni tra Qatar e Egitto si sono deteriorate con l'intervento diretto dei militari guidati dal Generale Al-Sisi nelle questioni politiche nazionali.
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giovedì 12 dicembre 2013
Raid delle forze speciali egiziane nella sede di Al-Jazeera scopre armi e apparecchiature illegali: undici arresti!
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domenica 31 marzo 2013
Installazione-spia posata da marò sionisti su un'isola antistante Tartous individuata e smantellata grazie a un drone iraniano!
Pensavano di aver fatto il loro lavoro a puntino gli uomini-rana della "Sayeret-13", l'unità d'elite della marina sionazista, già colpevole della strage della 'Mavi Marmara' che qualche notte fa approfittando delle condizioni atmosferiche propizie, avevano nuotato e pagaiato fino a una piccola sporgenza di roccia antistante la baia di Tartous per piazzare congegni di rilevamento in grado di monitorare il traffico delle navi russe in partenza e in arrivo per la base navale di Mosca in terra siriana. Tutti sanno che quei bastimenti portano armi e munizioni necessarie alle forze di Assad per combattere l'insorgenza mercenaria wahabita e Tel Aviv era ansiosa di monitorare e stimare quei trasferimenti per i suoi scopi di intelligence.
Lo sforzo era stato curato nei minimi dettagli, le finte rocce di resina e plastica erano state dipinte con i colori naturali del terreno e della flora locale fotografate con UAV dotati di foto- e telecamere ad altissima definizione e ciascun apparato di sorveglianza era dotato di una serie di batterie in grado di mantenerlo in funzione per molti mesi, forse per più di un anno.Ma il gioco dello spionaggio affidato a vettori remoti senza pilota, ormai, grazie ai grandissimi passi avanti fatti in merito dalla Repubblica Islamica iraniana e per conseguenza da tutto l'Asse della Resistenza é una partita che si gioca in due e proprio mentre le industriose formichine della Marina sionista si affannavano a sistemare i loro apparecchi uno o più droni iraniani ceduti a Damasco ne osservavano il lavoro. Pochissimo tempo dopo é bastata una pattuglia della guardia costiera locale per smantellare tutto l'impianto che verrà studiato e analizzato dagli esperti sirani ma certamente anche iraniani e di Hezbollah!
A la guerre, comme a la guerre.
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