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mercoledì 4 aprile 2012

Bambina palestinese di quattro anni muore a Gerusalemme dopo cinque mesi di dolore, con un proiettile di mitragliatrice sionazista conficcato nel collo!


Aseel Mahmoud Arara era una bambina di Enata, vicino Gerusalemme che cinque mesi fa, all'età di appena quattro anni, mentre giocava davanti a casa con l'innocenza e la gioia di tutti i bimbi e le bimbe della sua età é stata presa di mira da un vigliacco militare sionista che, ritenendo l'uso di una pistola o di un mitra misure insufficientemente potenti per spararle contro non ha esitato a usare una mitragliatrice di squadra...proprio così, l'assassino di Aseel non ha battuto ciglio a impugnare e puntare contro una bambinetta di età prescolare un ordigno lungo un metro e mezzo e pesante una decina di chili, capace di vomitare 500-700 proiettili al minuto, un'arma da guerra di cui sono dotati i plotoni di fanteria in ragione di un pezzo ogni 10-12 uomini.

Il colpo israeliano calibro 7.65mm ha raggiunto la bambina al collo, conficcandosi nella sua spina dorsale e paralizzandola dal punto d'impatto in giù: dal momento in cui é stata colpita Aseel non ha più mosso una mano, non ha più fatto un passo, non ha potuto muovere un muscolo nel letto di sofferenze in cui ha passato gli ultimi mesi della sua vita, divisi tra l'ospedale Makaseed, a Gerusalemme, e l'ospedale governativo di Ramallah, dove é stata trasferita in seguito e dove é rimasta fino alla morte, nella giornata di ieri.

La famiglia Arara ha chiesto un'investigazione ufficiale dopo avere avuto comunicazione dai referti medici della natura dell'arma che ha colpito la loro figlioletta, straziandola e portandola alla morte, un'arma che non poteva essere imbracciata da nessuno se non da un "moralissimo" militare sionista. Inizialmente infatti i genitori e parenti della piccola non sapevano se a colpirla poteva essere stata un'arma disponibile anche ai civili, come una pistola, un fucile, o un fucile mitragliatore, cosa che avrebbe potuto per esempio far pensare a un'azione dei coloni ebrei fanatici oppure anche a un'incidente.
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lunedì 13 febbraio 2012

Il Comandante dell'Esercito egiziano dichiara: "Attaccare la Moschea Al-Aqsa é come attaccare l'Egitto!", Hamas apprezza e ringrazia!


Il Capo di Stato Maggiore egiziano e Vicepresidente del Consiglio Supremo delle Forze Armate, Generale Sami Anan ha dichiarato nel corso del week-end che ogni iniziativa ostile del regime ebraico contro il Nobile Santuario di Al-Aqsa e la sua Cupola della Roccia, nella città occupata di Gerusalemme, sarà considerato a tutti gli effetti un attacco all'Egitto, come un bombardamento al Cairo o ad Alessandria.

Fonti del Ministero della Difesa egiziano riportano che Anan avrebbe alzato il livello di allerta e mobilitazione delle truppe del Cairo nel caso che si presentasse la necessità di rafforzare ulteriormente il dispositivo di Difesa nel Sinai (già potenziato grazie al consenso imbecille di Ehud Barak, Ministro della Guerra sionista) e condurre azioni dimostrative in territorio palestinese occupato, in risposta a mosse ostili contro Gerusalemme e il suo patrimonio storico, artistico e religioso.

Da Gaza il leader di Hamas Ismail Radwan ha messo in guardia il regime ebraico dell'occupazione da ogni iniziativa contro il Nobile Santuario, avvertendolo che a seguito di una mossa avventata "tutta la regione" potrebbe esplodere. Radwan ha invitato il popolo di Palestina e tutte le fazioni politiche e resistenziali a "rimanere in guardia" contro attacchi sionisti contro l'Aqsa, ringraziando nel contempo l'Esercito egiziano per l'importante segnale lanciato con le dichiarazioni di Anan.

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domenica 1 gennaio 2012

Il Premier Haniyeh interviene alla Conferenza su Gerusalemme, quindi partecipa alle celebrazioni per l'Indipendenza del Sudan!

Haniyeh guida la preghiera del venerdì in una Moschea di Khartoum
 Il Premier palestinese Ismail Haniyeh, intervenendo alla Conferenza internazionale su Gerusalemme svoltasi in questi giorni a Khartoum ha chiesto esplicitamente che "maggiore rilevanza e attenzione" venga data nei programmi scolastici e universitari dei paesi arabi e musulmani alla tragica situazione della terza città sacra dell'Islam, costantemente minacciata dalle politiche sioniste di persecuzione etnica, distruzione del patrimonio storico-archeologico e giudaizzazione forzata. Solo rendendo viva e presente in tutti i cuori e in tutte le menti la sofferenza della città di Al-Quds sarà possibile mobilitare il sostegno necessario a sventare le mire sioniste su di essa.

Haniyeh ha ripetuto che "Hamas non riconoscerà mai Israele", perché riconoscerlo vorrebbe dire avviarsi sul percorso di umiliazioni e sconfitte lungo cui, negli ultimi 18 anni, si é trascinata la fazione Fatah, dando mano libera al regime ebraico di continuare i suoi abusi e le sue aggressioni visto che nessuna forza nazionale o internazionale ha la volontà di opporglisi e sanzionarlo. Una volta terminato il suo intervento Haniyeh ha preso parte alle celebrazioni per l'Indipendenza del Sudan, che hanno attraversato tutta la sera di sabato, centrandosi, ovviamente, sul Palazzo presidenziale di Omar al-Bashir.

Alle cerimonie era presente anche una nutrita rappresentanza di Palestinesi presenti in Sudan, che hanno ascoltato in prima fila il discorso di augurio con cui il Primo Ministro palestinese si é congratulato con Bashir e il suo popolo per la maniera dignitosa e ferma con cui hanno affrontato il complotto internazionale risulato nella (temporanea) secessione del Sud del paese, aggiungendo che, con la stessa dignità e la stessa fermezza i Palestinesi sperano, presto, di poter festeggiare anche loro il proprio Giorno dell'Indipendenza.


Dopo l'Egitto e il Sudan la prossima tappa del tour diplomatico di Haniyeh sarà in Turchia, il cui Ministro degli Esteri Ahmet Davutoglu ha recentemente dichiarato che l'accoglienza che riserverà al Primo Ministro palestinese sarà altrettanto fastosa e calorosa di quella tributata recentemente a Khaled Mishaal e Mahmud Abbas.

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lunedì 10 ottobre 2011

Anche l'Iniziativa Europea contro il Muro chiede ai Sauditi di escludere Alstom dall'appalto Mecca-Medina!

Nel recente passato avevamo dato spazio all'appello dell'ex-Mufti di Gerusalemme che aveva invitato il sovrano saudita a escludere la compagnia francese Alstom dalla gara d'appalto per una linea ferroviara ad alta velocità che dovrà collegare i primi due luoghi sacri dell'Islam, le città sante di La Mecca e Medina; ragione dell'appello il coinvolgimento profondo della compagnia transalpina nei progetti di giudaizzazione forzata di Gerusalemme (terza città santa dei Musulmani) anche attraverso la costruzione della 'ferrovia leggera' che collega la città con gli insediamenti ebraici illegali (e solo con quelli).

Adesso un appello di identica natura arriva anche dal gruppo europeo per i Diritti umani EIRWS, European Initiative for the Removal of the Wall and Settlements, il cui Segretario Amin Abu Rashid (foto sopra) ha a sua volta accusato la Alstom "di aver direttamente contribuito con i suoi lavori a facilitare il disegno sionista di cambiare la realtà demografica di Gerusalemme, in diretto contrasto con le raccomandazioni del Diritto internazionale). Il regime ebraico infatti occupa Gerusalemme Est militarmente e le leggi internazionali proibiscono alle potenze occupanti di colonizzare o comunque alterare il makeup etnico delle zone occupate.

Abu Rashid ha messo in guardia la Corte di Saoud dal proseguire rapporti commerciali con la Alstom anche perché se lo facesse le compagnie concorrenti si vedrebbero a loro volta incoraggiate ad allacciare rapporti commerciali con l'occupazione sionista, in un momento in cui é anzi vitale intensificare la campagna di boicottaggio e disinvestimento in maniera da colpire l'Apartheid israeliano con particolare forza, visto il momento di stagnazione economica che sta costringendo diverse compagnie israeliane alla liquidazione o alla riduzione delle attività.
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domenica 2 ottobre 2011

Ex-Mufti di Gerusalemme chiede alla Casa reale saudita: "Non faccia affari con chi collabora con l'occupante sionista!"


L'ex Gran Mufti di Gerusalemme Ekrima Sabri ha lanciato un appello alla Casa regnante saudita invitandola a usare "strumenti di pressione economica" per difendere Gerusalemme, terzo luogo sacro dell'Islam, minacciata dalla pulizia etnica della 'giudeizzazione forzata', argomentando che, in quanto custode delle prime due città sante musulmane (La Mecca e Medina) la Casa di Saoud dovrebbe sentire un 'imperativo morale' a difendere anche Al-Quds.

Il religioso ha invitato il sovrano saudita e i suoi parenti a bocciare le offerte per appalti multimiliardari di linee ferroviarie ad alta velocità proposte dalla francese Alstom, partner di Israele in numerosi progetti anche nelle colonie illegali e nei territori occupati.

Il fondo-pensione svedese AP7 ha recentemente inserito la compagnia sulla sua 'lista di proscrizione' per la mancanza di "garanzie etiche"; l'iniziativa ribadisce l'importanza del boicottaggio delle compagnie che si abbassano a cooperare con regimi disumani e razzisti, specialmente in questo periodo di recessione economica, dove anche un modesto disinvestimento può causare contraccolpi enormi (vedi il fallimento dell'Agrexco).

Il Movimento BDS si é dato appuntamento a Beirut lo scorso mercoledì per lanciare una campagna coordinata contro la Alstom.
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giovedì 22 settembre 2011

Tredicenne palestinese perde un occhio, colpito da candelotto lacrimogeno sparato ad altezza d'uomo dai criminali sionisti!


Come abbiamo già dichiarato in altri nostri post é un fatto che, in qualunque situazione in cui vengano usate "armi non letali" e "sistemi di controllo della folla" le forze demandate all'utilizzo di tali attrezzi trovino sempre e comunque il modo per impiegarli in modo da causare alle loro vittime il massimo danno possibile; quasi sempre trasformando le presunte "armi non letali" in armi perfettamente in grado di uccidere un uomo né più né meno che quelle 'normali'.

E' stato così in Ulster, é stato così in Sudafrica sotto il regime razzista di Pretoria, é stato così nel Sudamerica dei dittatori militari ed é stato (e purtroppo continua ad esserlo) anche nella Palestina occupata dall'entità sionista; in particolare ci riferiamo all'uso di "proiettili di gomma" e "proiettili di plastica con anima metallica", che sarebbero 'non-letali' solamente se sparati da certe distanze e mirati contro gli arti del bersaglio (e invece vengono usati da poliziotti e militari sionisti a bruciapelo e invariabilmente mirati contro tronco e testa delle loro vittime) ed é così anche per il gas urticante, i cui candelotti dovrebbero venire sparati in alto con traiettoria a parabola per spandere l'agente chimico su una vasta area e che invece vengono scagliati ad altezza d'uomo e mirati contro i manifestanti.
Jawaher Abu Rahman, vittima del gas urticante 'Made in Usa' usato come arma chimica contro i dimostranti palestinesi
A parte che, anche quando il bersaglio viene mancato, la quantità di gas che viene rilasciata da un candelotto sparato in modo simile é tanto massiccia e concentrata da provocare spesso asfissia o collasso cardiocircolatorio (come nel caso della giovane Rahman alcuni mesi fa o di recente in Barhein), se poi il bersaglio viene colto (specialmente in testa) le conseguenze dell'impatto con un candelotto di alluminio sparato alla velocità di varie dozzine di metri di metri al secondo possono essere letali o comunque devastanti.

Ne abbiamo una testimonianza nel caso di Ahmed Wahdan, tredicenne di Qalandiya che ha perso l'occhio sinistro quando la sua faccia é stata devastata da un candelotto di Gas CS sparatogli contro da un criminale sionista in uniforme durante una manifestazione contro la pulizia etnica in corso a Gerusalemme. Trasportato d'urgenza all'ospedale di Ramallah é stato trasferito alla Clinica oftalmologica di Gerusalemme, dove tuttavia i clinici non sono riusciti a salvargli la parte offesa.
Si ricordino i signori sionisti che nel loro Talmud sta scritto: "Occhio per occhio".
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domenica 24 ottobre 2010

Vatican bishops' synod urges end to israeli occupation of Palestinian lands

A strong plea to United Nations to act immediatly to end israeli occupation of Palestinian territories and of Syria's Golan Heights came from the Bishop's synod for the Middle East held recently in Rome. "Citizens of the Middle East at large and of the Holy Lands in particular ask to the international community, the UN first and foremost, to work toward a comprehensive peace agreement for the region, through the application of Security Council's resolutions and through the adoption of the needed measures to end the israeli occupation of arab territories", says the bishops' message, "The palestinian people could then finally enjoy a free and sovereign homeland, to live there in dignity and stability; Israel, on the other hand, could enjoy peace and security within its internationally recognized borders (those drawn before 1967)".
"Having analyzed the social situation and security issues of various middle eastern countries we could not but agree that the israeli-palestinian question lies at the centre of most, if not every, contentious point of the whole region. We recognized the plight of Palestinians who languish under military occupation, lack of free movement, the apartheid wall, unwarranted detention, razing of homes, groves and orchards and the disruption of social and economic life".
"We have reflected on the question of Jerusalem, worried that unilateral action risk to perturbate its identity and its balance forever, ousting muslim and christian arab residents in favor of fundamentalist jewish settlers". "The Bible cannot be used as an instrument of injustice; religion should ask us to see God's own face in our neighbour and to treat him with the due respect".
The synod's document ended with references to Iraq and Lebanon: hoping for the strenghtening of national identity and a perpetuation of the long-standing tradition of peaceful coexistence between different communities for the latter and a quick return to stability and national harmony for the former.