Durante una guerra, con tutto ciò di angoscioso, crudele e terribile che essa porta, capita di vedere le persone attaccarsi ed apprezzare come non mai i piccoli piaceri della vita: una canzone, una danza, un momento di quiete dalla tensione e dal pericolo.
Proponiamo ai nostri lettori un fantastico video che vede protagonista un soldato siriano in uniforme e con Kalashnikov alla mano, che si cimenta in una intensa "Legzinka" con una ballerina cecena in costume tradizionale, mentre attorno ai due danzatori alcuni membri di un gruppo folcloristico (evidentemente mandato in Siria dal Presidente Ramzan Kadyrov) tengono il tempo battendo le mani
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sabato 26 maggio 2018
VIDEO: Un soldato siriano, un Kalashnikov, una bellissima ballerina, un ritratto di Assad e musica; tutto quel che serve per un sabato memorabile!
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venerdì 13 aprile 2018
Esibizione musicale a un raduno di Hezbollah scatena l'entusiasmo di migliaia di sostenitori!
A Nabatiyeh recentemente si é tenuta una grande kermesse elettorale di Hezbollah, la storica formazione sciita libanese che è diventata ormai protagonista non solo della politica interna del Paese dei Cedri ma anche degli eventi regionali del Medio Oriente, come dimostrano le sue numerose attività in Siria, ma anche in Irak.
Abbiamo pensato di fare cosa gradita ai nostri lettori recuperando questo numero musicale che, come si vede bene dal video seguente, manda letteralmente in visibilio le migliaia di sostenitori presenti.
Abbiamo pensato di fare cosa gradita ai nostri lettori recuperando questo numero musicale che, come si vede bene dal video seguente, manda letteralmente in visibilio le migliaia di sostenitori presenti.
sabato 3 marzo 2018
DO THE DINOSAUR! Un centro commerciale di Bagdad vede esibirsi un "ballerino" molto speciale!
A volte mi sembra di concentrare i miei sforzi di blogging giornalistico troppo sull'aspetto "bellico" della politica mediorientale.
Ma del resto, non ho modo di evitarlo, visto che nel Medio Oriente sono in corso due guerre a bassa intensità (Siria e Irak) e una lotta di liberazione nazionale (Palestina).
E tuttavia la politica é anche composta da altri aspetti: economici, culturali...
Ho deciso quindi di riportare la sequenza che presento qui di seguito.
Essa é stata registrata in Irak, all'interno di un centro commerciale di Bagdad, dove una performance musicale a beneficio della clientela ha attratto un ascoltatore "molto particolare".
Ma del resto, non ho modo di evitarlo, visto che nel Medio Oriente sono in corso due guerre a bassa intensità (Siria e Irak) e una lotta di liberazione nazionale (Palestina).
E tuttavia la politica é anche composta da altri aspetti: economici, culturali...
Ho deciso quindi di riportare la sequenza che presento qui di seguito.
Essa é stata registrata in Irak, all'interno di un centro commerciale di Bagdad, dove una performance musicale a beneficio della clientela ha attratto un ascoltatore "molto particolare".
venerdì 13 ottobre 2017
Soldati dell'Esercito Arabo Siriano si esibiscono in affascinante duetto di chitarre!
Combattere, sia pure a difesa di una Causa immensamente giusta, é pur sempre un grave stress per l'animo umano.
La letteratura, la memorialistica dei reduci, ben ci informano di come spesso il ritorno alla vita civile possa essere un momento durissimo per il veterano, che si é abituato a convivere con esperienze intensissime.
Per questo é importante, anche nel crogiolo della guerra, non dimenticare, non perdere il contatto con le proprie capacità creative, espressive e comunicative.
La letteratura, la memorialistica dei reduci, ben ci informano di come spesso il ritorno alla vita civile possa essere un momento durissimo per il veterano, che si é abituato a convivere con esperienze intensissime.
Per questo é importante, anche nel crogiolo della guerra, non dimenticare, non perdere il contatto con le proprie capacità creative, espressive e comunicative.
domenica 5 marzo 2017
L'area archeologica di Palmyra RICONSACRATA alle Muse con un concerto di musica tradizionale siriana!
L'anno scorso era stata un'orchestra sinfornica russa a celebrare la liberazione di Palmyra con un commovente concerto nel suo anfiteatro.
Adesso, per festeggiare la nuova liberazione dall'oppressione takfira, una più piccola "esnemble" di musche tradizionali siriane ha registrato una propria performance nel cuore dell'area archeologica della cittadina.
Adesso, per festeggiare la nuova liberazione dall'oppressione takfira, una più piccola "esnemble" di musche tradizionali siriane ha registrato una propria performance nel cuore dell'area archeologica della cittadina.
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giovedì 2 giugno 2011
Artisti inglesi di pop ed elettronica incidono un brano pro-palestinese, i Coldplay li sostengono
La lotta per i Diritti dei Palestinesi e per la liberazione dei territori occupati si combatte su molti fronti e in molte maniere diverse e, se apparentemente l'incisione di un brano pop sulla libertà per la Palestina può portare alla mente certe superficiali e facilone iniziative "impegnate" usate da alcune star come veicolo di autopromozione (Bono degli U2 docet) bisogna ricordare che, in un panorama mediatico pesantemente manipolato a favore di Israele dalla invasiva e potentissima lobby filosionista, anche una canzone può servire a sensibilizzare alla questione fasce di pubblico che altrimenti non avrebbero potuto esserne raggiunte.
E' quello che é successo recentemente con il singolo "Freedom for Palestine", pubblicato congiuntamente dalle organizzazioni filopalestinesi 'OneWorld' e 'War on Want'; la canzone, che qui potete ascoltare nel mix originale, sarà disponibile sulle piattaforme iTunes e HMVdigital a partire dalla giornata di domani e ha visto coinvolti nella sua realizzazione Maxi Jazz (dei Faithless), Dave Randall (degli Slovo e Faithless), LSK, Il coro gospel sudafricano di Durban, membri del coro gospel 'London Community', Jamie Catto (degli 1 Giant Leap) e altri musicisti.
La canzone si é potuta avvalere anche della promozione dei Coldplay, band britannica di alternative rock capitanata da Chris Martin e Jonny Buckland, che hanno segnalato la prossima uscita del singolo sulla loro pagina Facebook invitando i loro fan ad acquistarne l'mp3 appena sarà disponibile. Altre organizzazioni come "Jews for Justice for Palestine", la "Palestine Solidarity Campaign", "Just Peace for Palestine" hanno lanciato negli ultimi giorni appelli simili. Negli ultimi mesi molti famosi e autorevoli musicisti internazionali come Roger Waters, Elvis Costello, i Pixies, i Leftfield, Carlos Santana e i Klaxons hanno sostenuto la lotta del popolo palestinese rifiutandosi di suonare in Israele e, in qualche caso, anche suonando nei territori occupati.
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lunedì 7 marzo 2011
Mentre Roger Waters si schiera contro il Muro dell'Apartheid i media italiani cascano in pieno nelle trappole dell'Hasbara sionista!
Sobrio, rispettoso, consapevole, così si può definire lo stile e l'atteggiamento dell'artista britannico Roger Waters, l'indimenticabile bassista e voce dei Pink Floyd, mente creativa dietro alcuni dei brani più iconici e famosi dei signori della psichedelia anni '70, nella sua apparizione davanti a Riz Khan dell'emittente qatariana Al-Jazeera, durante la quale, più che di musica, ha articolato la sua visione e la sua posizione contro le politiche segregatorie e razziste del regime dell'Apartheid sionista e, in particolare, contro la sua manifestazione più evidente e più "collegabile" con la sua carriera musicale: la barriera di separazione che circonda la Cisgiordania.
Più che mettersi "sotto il riflettore" in maniera ipocrita e autocelebratoria, come troppo spesso accade con le rockstar che abbracciano cause sociali per 'mostrarsi impegnate', Waters sposta da subito l'attenzione sull'importanza dei mezzi di comunicazione vecchi e nuovi (la musica, ma anche i social media basati sulla Rete) per costrurire "ponti" di comprensione e consapevolezza che possano in primo luogo scavalcare e in ultimo, sperabilmente, abbattere i muri, come vent'anni fa a Berlino così come, nel prossimo futuro, a Betlemme e Jenin e in tutta la West Bank.
Waters ha anche dichiarato il suo completo e convinto sostegno alla campagna di Boicottaggio, disinvestimento e sanzioni contro Israele come strumento fondamentale e insostituibile contro la permanenza e l'espansione della barriera dell'Apartheid; un concetto che dovrebbe venire inculcato nei cervellini di quei gazzettieri italioti che nelle ultime settimane hanno letteralmente 'fatto a gara' per cascare con tutte le scarpe nel tranello dell'Hasbara israeliana, i cui pianificatori ed esecutori hanno mandato in anvanscoperta nel 'Bel Paese' la vapida e superficiale cantante 'Noa' con un ridicolo LP di canzoni napuletane rimasticate a mo' di cover, per convincere i cultori della melodia partenopea che "gli israeliani sono proprio come noi" e anche loro sanno intonare "i' te vurria vasà" e l'immancabile "O sole mio".
L'operazione, tralasciati per amor di carità i suoi discutibilissimi 'valori' musicali, é un vero e proprio pugno in faccia al generoso sforzo di centinaia e centinaia di attivisti italiani amici della Palestina per diffondere anche nel nostro Paese la consapevolezza che Israele é un regime razzista e nemico della pace che va contrastato e combattuto in ogni modo, a partire prima di tutto dai suoi tentativi di rendersi 'palatabile' e 'simpatico' dal punto di vista culturale e turistico, visto che ogni copia del ridicolo disco di Noa fornirà nuovi proiettili ai cecchini che fanno il tiro al bersaglio contro i bambini di Gaza, nuovi candelotti di gas CS da sparare in faccia ai pacifici manifestanti di Bilin e, se venduto in abbastanza copie, persino qualche nuovo canister di Napalm e di Fosforo Bianco da scaricare su scuole e ospedali in occasione del prossimo "pogrom" militare contro la Palestina o contro il Libano.
Un'altra volta ancora, l'Italia fa una ben magra figura, per gentile concessione del giornalaiame locale, fin troppo contento di strusciarsi e fare le fusa nel comodo, tiepido e ben foraggiato grembo dell'Hasbara filosionista.
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mercoledì 24 novembre 2010
Grande successo per il tour di reunion degli Al-Ashekeen in Cisgiordania
Gli Al-Ashekeen sono certamente il gruppo musicale palestinese più famoso nel Medio Oriente e nel mondo. Formati a Damasco nel 1977 dal compositore Hussein Nazek e dal paroliere/poeta Ahmad Dahbour la band completò i propri ranghi con musicisti e coristi palestinesi provenienti dai campi profughi della Siria e del Libano e saldò un legame artistico ma anche politico con l'OLP, in un periodo in cui l'espressione musicale sapeva ancora coniugare lo spettacolo con precise istanze e prese di posizione sociali e ideologiche.
Dopo anni e anni di successi e cambi di formazione la band si sciolse a fine anni '80, in un periodo di tensione interna anche nel movimento di Resistenza palestinese; adesso, dopo 25 anni, una nuova incarnazione della band, guidata dal veterano Nizzar al-Issa, ha intrapreso un tour internazionale che, passando dapprima attraverso il Canada, gli Usa, la Grecia, il Regno Unito, l'ha condotta attraverso le maggiori capitali arabe e infine in Cisgiordania, per una serie di concerti che toccherà Ramallah, Betlemme, Gerico, Jenin, Nablus e Abu-Dis.
"Sono lo spirito rivoluzionario della Palestina", esclama un fan, con un trasporto che sembrerebbe in contrasto con la sua età matura, "Ho vissuto trent'anni in America, ma ho tutti i loro dischi, tutte le loro canzoni, gli Al-Ashekeen rappresentano la nostra voglia di resistere e lottare, contraddicono qualunque cosa gli occidentali possano dire sulla rassegnazione dei Palestinesi, sul fatto che si siano abituati all'occupazione".
Nizzar al-Issa, pur soddisfacendo la richiesta del pubblico di ascoltare i vecchi "cavalli di battaglia", colmi di spirito rivoluzionario e impegno politico, dichiara però di stare spostando le coordinate stilistiche del gruppo su altri binari: "Le nuove canzoni non parlano di rivoluzione, ma piuttosto di lottare per mantenere integre le radici e le tradizioni culturali della Palestina; un'eredità ricca e variegata che dobbiamo raccogliere e portare avanti".
Dopo anni e anni di successi e cambi di formazione la band si sciolse a fine anni '80, in un periodo di tensione interna anche nel movimento di Resistenza palestinese; adesso, dopo 25 anni, una nuova incarnazione della band, guidata dal veterano Nizzar al-Issa, ha intrapreso un tour internazionale che, passando dapprima attraverso il Canada, gli Usa, la Grecia, il Regno Unito, l'ha condotta attraverso le maggiori capitali arabe e infine in Cisgiordania, per una serie di concerti che toccherà Ramallah, Betlemme, Gerico, Jenin, Nablus e Abu-Dis.
"Sono lo spirito rivoluzionario della Palestina", esclama un fan, con un trasporto che sembrerebbe in contrasto con la sua età matura, "Ho vissuto trent'anni in America, ma ho tutti i loro dischi, tutte le loro canzoni, gli Al-Ashekeen rappresentano la nostra voglia di resistere e lottare, contraddicono qualunque cosa gli occidentali possano dire sulla rassegnazione dei Palestinesi, sul fatto che si siano abituati all'occupazione".
Nizzar al-Issa, pur soddisfacendo la richiesta del pubblico di ascoltare i vecchi "cavalli di battaglia", colmi di spirito rivoluzionario e impegno politico, dichiara però di stare spostando le coordinate stilistiche del gruppo su altri binari: "Le nuove canzoni non parlano di rivoluzione, ma piuttosto di lottare per mantenere integre le radici e le tradizioni culturali della Palestina; un'eredità ricca e variegata che dobbiamo raccogliere e portare avanti".
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