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martedì 29 ottobre 2019

Hamas attacca pesantemente il regime saudita, che incarcera e tortura cittadini palestinesi!

Un membro del politburo del movimento di resistenza palestinese di Hamas ha definito "inaccettabile" la detenzione di dozzine di palestinesi nelle carceri dell'Arabia Saudita, affermando che la campagna di arresti continua senza sosta e che non sono stati compiuti progressi drammatici in questo senso nonostante i contatti con funzionari sauditi.
“La campagna di arresti sauditi non può essere compresa o accettata. Questi sono palestinesi, che amano il loro paese e la loro causa proprio come tutti i palestinesi che vivono nella diaspora. Speriamo che vengano rilasciati immediatamente ", ha dichiarato Husam Badran in un'intervista esclusiva con l'agenzia di stampa palestinese Quds Press in lingua araba lunedì.

Il 21 ottobre, il portavoce di Hamas Sami Abu Zuhri ha riferito all'agenzia di stampa Shehab in lingua araba in un'intervista esclusiva che i palestinesi attualmente detenuti nelle carceri e nei centri di detenzione in Arabia Saudita sono esposti a varie forme di tortura e metodi di interrogatorio crudeli.

“Sfortunatamente, c'è una dura procedura di indagine contro i detenuti, alcuni dei quali sono sottoposti a varie forme di tortura. Aguzzini di diverse nazionalità li stanno seviziando e tra loro potrebbero anche esserci americani o sionisti", ha affermato.

venerdì 12 gennaio 2018

Ecco come israhell ha trattato una donna palestinese colpevole solo di avere avuto un incidente d'auto!

Ecco come due anni di detenzione nelle "umanitarie" carceri dell' "unica democrazia del Medio Oriente" hanno ridotto Israa Jaabis, 32enne palestinese della Cisgiordania Occupata.

Israa Jaabis ha commesso il crimine di...aver avuto un grave incidente con la sua auto vicino a un posto di blocco illegale sionista.


In auto col suo bambino di otto anni, la Jaabis ha visto esplodere una gomma del veicolo...l'urto ha fatto scattare l'airbag e ha scatenato un corto circuito che ha causato l'incendio del veicolo.

La donna ha subito gravissime ustioni.



Prontamente, appena tirata fuori dal rottame, ridotta a un tizzone umano, E' STATA ARRESTATA!





mercoledì 20 febbraio 2013

Il Centro Studi Ahrar avverte: "I sionisti mirano ad arrestare i parenti dei detenuti politici con ogni mezzo, anche il più meschino!"

In un suo recente comunicato stampa relato dallo stesso Direttore Fouad al-Khafsh il Centro Studi Ahrar ('I Liberi') per la Difesa dei Diritti dei Prigionieri Politici palestinesi in mano al regime ebraico ha invitato tutti i familiari di detenuti palestinesi a desistere dal tentare di passare oggetti e generi di conforto ai loro congiunti durante udienze di colloquio con essi.

Questo perché é ormai chiaro e assodato come i secondini sionisti deprivino "apposta" i prigionieri politici palestinesi di particolari beni nella speranza di poter sorprendere i loro parenti a fornirglieli, avendo così la scusa per incriminarli di 'contrabbando' e deprivare ulteriormente i detenuti del sostegno morale delle loro visite (che vengono sistematicamente cancellate in simili casi, spesso 'sine die').

Al-Khafsh ha sostaziato la sua richiesta citando gli esempi di tre madri di prigionieri politici di Jenin, Al-Khalil e Qalqiliya della moglie di un quarto detenuto arrestate negli ultimi tempi con questa accusa, due proprio nel corso del passato week-end.

mercoledì 3 ottobre 2012

Nelle galere del corrotto despota Al-Khalifa muore Mohammed Mushaima, martire per la Democrazia nell'isola di Barhein!

Aveva soltanto ventiquattro anni Mohammed Mushaima, detenuto nelle carceri di Re Al-Khalifa a Manama, capitale del Barhein, per il "crimine" di avere partecipato alle manifestazioni popolari di protesta che ormai da oltre un anno domandano la cacciata del sovrano e della sua famiglia e l'instaurazione nel paese di una effettiva democrazia.

Moshaima, sofferente di anemia falciforme, era stato ricoverato il 29 agosto scorso dopo che le sue condizioni di salute erano "pesantemente peggiorate", si suppone per un letale 'mix' di sevizie infertegli dai secondini del regime e di trascuratezza della sua condizione pregressa. Il giovane, comunque, non é il primo a morire nelle carceri del tiranno sunnita e l'associazione Human Rights Watch ha chiesto un'indagine indipendente sulle cause del suo decesso.

Tutto questo accade mentre il superficiale e ipocrita occidente non si cura minimamente della lotta per la Democrazia che si protrae, un martire dopo l'altro, nella cosiddetta "Isola delle Perle" e in Arabia Saudita.
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giovedì 12 luglio 2012

La famiglia del detenuto politico Samir al-Aisawy chiede al console egiziano un impegno per la sua liberazione!

La famiglia del prigioniero politico gerosolimitano Samir al-Aisawy, trentaquattrenne, che dopo aver passato dieci anni nelle prigioni sioniste é stato ri-arrestato cinque giorni fa nonostante l'impegno del Governo di Tel Aviv a non pedinarlo, monitorarlo o fermarlo di nuovo (parte degli accordi per il rilascio dell'Ebreo francese Gilad Schalit) ha fatto appello al Console egiziano nella Cisgiordania occupata affinché il Governo del Cairo (che si impegnò nella mediazione e fece da garante dei patti stipulati tramite essa) affinché ne ottenga nuovamente il rilascio.
In una lettera estesa al rappresentante diplomatico nella giornata di ieri i familiari di Al-Aisawy hanno ricostruito le fasi del fermo e dell'arresto dell'uomo, bloccato a un posto di blocco tra Al-Zaeem e Issawiya nella città occupata di Gerusalemme dove si é visto elevare le più preposterose accuse e trarre in stato di fermo e poi in detenzione. La famiglia ha sottolineato come nei termini del rilascio di Samir non fossero specificati obblighi di residenza o impedimenti alla libera circolazione.

Inoltre dal momento della sua liberazione nell'autunno 2011 Samir era già stato convocato per i più futili motivi ben quattro volte da autorità sioniste, che evidentemente aspettavano il momento in cui, eventualmente, avesse mancato di presentarsi al loro appello per poterlo più comodamente accusare di una trasgressione qualsiasi e poterlo ri-arrestare. Tuttavia la grande diligenza dell'ex-detenuto politico le ha infine costrette ad agire nella maniera maldestra e affrettata sopra descritta, compiendo un chiaro abuso contro il quale l'Egitto, garante della trattativa di liberazione, non dovrebbe mancare di sollevare la propria voce nelle sedi più appropriate.
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martedì 10 luglio 2012

I Giuda sionazisti, eterni traditori, smentiscono ancora una volta la parola data: ri-arrestando Samir Aisawy!

In un ennesimo esempio di abuso che dimostra quanto ipocrita, insincera e inaffidabile sia la "parola" data dal regime di Sion, forze di occupazione hanno recentemente ri-arrestato il trentaquattrenne Samir al-Aisawy, già prigioniero politico liberato dopo dieci anni di permanenza nelle galere dell'Apartheid nel quadro delle trattative per il rilascio dell'Ebreo francese Gilad Schalit, catturato dalla sicurezza preventiva di Hamas mentre, a bordo del suo 'panzer' da oltre cinquanta tonnellate, si preparava coi suoi complici dell'esercito sionista a invadere la Striscia di Gaza e ad attaccare i suoi abitanti.
Samer era stato incluso nella prima 'tranche' di oltre 400 detenuti liberati lo scorso autunno, e le autorità del regime ebraico, liberandolo, si erano impegnate a non monitorarlo, non pedinarlo e, soprattutto, non riarrestarlo; oltre a lui altri sette prigionieri politici già liberati sono stati ri-arrestati. Emblematico, questa primavera, é stato il caso di Hana'a Shalabi che, per farsi nuovamente liberare e per attirare l'attenzione internazionale sulla situazione dei prigionieri ri-arrestati non ha esistato a rischiare la morte per digiuno.
Il Centro Studi Palestinese (CPS) si é rivolto ufficialmente al Governo egiziano, che aveva fatto da mediatore per permettere che Tel Aviv e il legittimo Governo palestinese di Hamas potessero trovare un accordo senza dover colloquiare direttamente (Hamas infatti non riconosce la legittimità dell'occupazione ebraica e non può trattare con essa), in maniera che intervenga o almeno protesti per la condotta israeliana che viola lo spirito e la lettera degli accordi presi per la liberazione di Schalit. Il CPS ha poi esteso il suo appello anche alle istituzioni internazionali perché si preoccupino di esercitare pressioni su Israele affinché rilasci Al-Aisawy, gli altri sette detenuti ri-arrestati e si attenga a quanto promesso per ottenere il rilascio di Schalit.
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martedì 7 febbraio 2012

Niente più cellulare e PC per Mubarak dietro le sbarre! Imminente il suo trasferimento alla prigione di Tora


Il deposto autocrate egiziano, Hosni Mubarak, a pochi giorni dal primo anniversario ufficiale delle sue dimissioni potrebbe venire trasferito dalla clinica sorvegliata in cui é ricoverato tra una udienza e l'altra del processo cui é sottoposto a una zona 'specialmente preparata per le sue esigenze' della prigione di Tora. La decisione é stata annunciata dal Comitato Parlamentare per la Difesa e la Pubblica Sicurezza a seguito di discussioni e trattative con il Ministero dell'Interno.

Parlando a nome del Comitato Parlamentare il Dr. Farid Ismail (foto sopra) ha dichiarato che accordi in merito sono stati raggiunti coinvolgendo anche il team di difensori di Mubarak e lo stesso ex-dittatore che avrebbe accettato di farsi esaminare da un comitato medico appositamente nominato per fare il punto sulle sue condizioni di salute e su come meglio seguirle e monitorarle anche durante il periodo di custodia.

In un recente comunicato stampa Farid Ismail ha dichiarato che la sessione plenaria dell'Assemblea del Popolo (la Camera recentemente eletta) discuterà questo caso e prenderà una decisione vincolante al più preso. Ha inoltre indicato che i prigionieri verranno trattati in maniera non differente dagli altri detenuti e gli verrà quindi negato l'accesso a telefoni, computer e altre attrezzature di cui finora avevano fatto liberamente uso.
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sabato 5 novembre 2011

Il Re del Bahrein va a trovare Mubarak in carcere, forse si informa su come si stia "in gabbia" nel caso ci finisca anche lui?


Sua Altezza Reale Hamed ben Issa al-Khalifa (foto sotto) si é recato la scorsa settimana a far visita a un carcerato, occupazione piuttosto strana per una testa coronata, non trovate? Ma la notizia, riportata dal sito web "Al Bawaba" (che ha citato una fonte giornalistica egiziana, però senza specificarla) assume tutto un altro aspetto se si specifica che il detenuto in questione altri non era se non Hosni Mubarak, già sovrano assoluto (in tutto meno che nella corona) dell'Egitto e oggi prigioniero (ancorché di lusso) del World Medical Center dove i secondini non lo perdono d'occhio mentre i sanitari tengono sotto controllo i suoi acciacchi di ultraottuagenario.

Secondo il report di Al Bawaba la visita, preparata con largo anticipo, sarebbe durata non più di una trentina di minuti durante i quali il sovrano e il dittatore deposto hanno avuto uno scambio apparentemente molto emozionale visto che "Mubarak a più riprese sarebbe stato inteso scoppiare in lacrime". Sembra inoltre che diversi altri regnanti del Golfo abbiano in programma visite a Mubarak, cosa avranno da dirgli? Forse vorranno convincerlo a non rivelare dettagli 'delicati' durante i suoi prossimi interrogatori di fronte alla Corte che dovrà giudicarlo per i misfatti di quasi 29 anni di regime?

E cosa potrebbero offrirgli in cambio?

Eppure, chi lo sa, potrebbe non essere lontano il giorno in cui anche i corrotti sceicchi del petrolio, primo fra tutti Al-Khalifa che ancora ieri ha fatto attaccare in Piazza Lulu i manifestanti che dimostravano contro di lui da truppe blindate, potrebbero ritrovarsi nelle medesime precise condizioni sperimentate oggi dal loro ex-collega Mubarak; in questo caso le visite potrebbero servire a prepararli psicologicamente all'esperienza della detenzione!
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domenica 2 ottobre 2011

L'Alta Corte di giustizia britannica riconosce il diritto dello Sceicco Salah a sporgere richiesta di compensazione!


Il Giudice Nicol dell'Alta Corte britannica ha accordato allo Sceicco Raed Salah, capo della Fratellanza Musulmana nella Palestina occupata, il permesso di rivolgere richiesta d'appello sulla legittimità del suo arresto e della sua detenzione, avvenute in occasione del suo viaggio in Inghilterra per prendere parte a una serie di incontri e conferenze sulla situazione in Palestina.

Il Giudice ha ritenuto che lo Sceicco Salah abbia "pieno diritto" a richiedere compensazione per i danni morali e materiali derivatigli da un'ingiusta e immotivata carcerazione. In un comunicato stampa rilasciato venerdì attraverso il canale del MEMO - Middle East Monitor (una delle associazioni coinvolte nell'organizzazione del viaggio inglese di Salah) lo Sceicco e i suoi amici e sostenitori si sono rallegrati per la decisione.

Daoud Abdullah, Direttore di MEMO, ha dichiarato: "Questo importante riconoscimento manda un chiaro messaggio alle autorità politiche responsabili di questo 'caso' basato sul niente; il sistema legale Britannico non può venire usato per reprimere la basilare libertà di circolazione ed espressione". Tayab Ali, che guida il team legale patrocinante gli interessi dello Sceicco ha accolto con altrettanto favore la decisione definendola 'il primo gradino' verso la dimostrazione dell'illegale natura delle vessazioni cui il suo cliente é stato sottoposto.
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venerdì 3 giugno 2011

I carcerieri sionisti negano cure adeguate a prigioniero politico palestinese malato di cancro!


La famiglia e i parenti di Yasser Mahmoud Rajoub (foto sotto), palestinese incarcerato da Israele senza alcun motivo tranne quello di essere fratello di un ex-rappresentante dell'ANP hanno esteso un accorato appello ad Amnesty International e a tutte le altre Organizzazioni non-governative impegnate nella difesa dei Diritti umani affinché cerchino di ottenere il rilascio del loro congiunto che, soffrendo di gravissime patologie e languendo nella totale trascuratezza delle sue necessità sanitarie da parte dei carcerieri sionisti rischia letteralmente di morire "da un'ora all'altra".

Cinquantatreenne e padre di quattro figlie Rajoub non é mai stato parte di organizzazioni politiche palestinesi o della Resistenza anti-israeliana, mentre suo fratello, Jibril (sotto), fa parte del Comitato centrale di Fatah e, fino al 2002, aveva avuto un ruolo nelle forze di sicurezza dell'ANP. Tanto é bastato alle truppe dell'occupazione israeliana per fare irruzione in casa sua il 10 gennaio scorso e per arrestarlo senza un'accusa precisa, secondo la nota procedura sionista della 'incarcerazione preventiva', mostruosità giuridica che non ha posto in qualunque ordinamento che si volesse anche solo lontanamente imparentato con uno Stato di Diritto.

Yaser Rajoub é malato di cancro ai polmoni e soffre inoltre di diabete e ipertensione; secondo un recente rapporto clinico la sua salute si é deteriorata fin dal momento del suo arresto ed é ora sul punto di venire definitivamente compromessa. Le autorità carcerarie israeliane, tuttavia, gli hanno rifiutato qualunque terapia adeguata e, sempre senza fornire alcuna spiegazione o giustificazione, hanno esteso di ben sei mesi i termini della sua 'carcerazione preventiva'.
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sabato 26 marzo 2011

Fatah, servile come sempre, perseguita i militanti della Resistenza in Cisgiordania, per conto del 'Bwana' israeliano!


Parallelamente agli attacchi di aeroplani e artiglierie sioniste sulla Striscia assediata di Gaza, anche la Cisgiordania ha visto numerose operazioni contro le organizzazioni di Resistenza che, coraggiosamente, cercano di unire e compattare l'aspirazione nazionale del popolo palestinese e di opporla con successo alle politiche aggressive e segregatorie del regime di occupazione; a differenza di quanto sta avvenendo nella Striscia, però, Tel Aviv non ha dovuto mobilitare le sue forze armate, grazie alla presenza, nella West Bank, di una numerosa e pasciuta 'gendarmeria coloniale', pronta, per un piatto di zuppa e una minore razione di calci da parte del 'bwana' israeliano, a rendersi entusiasticamente complice delle persecuzioni decise negli uffici dello Shin Bet.

Stiamo parlando, ovviamente, delle forze 'di sicurezza' della Fazione Fatah, askari sempre fedeli e sempre pronti all'azione, nel nome di Israele e delle sue dottrine razziste.

Le milizie di Abbas e complici, recentemente, si sono scatenate in una rinnovata campagna di arresti contro le organizzazioni della Resistenza (tra cui, in un'epoca lontana lontana, andava annoverata anche la stessa Fatah), rapendo in particolare diversi membri del Movimento per la Jihad islamica in Palestina, per cui si sono spalancati i portoni dei centri di detenzione e delle camere di tortura dei collaborazionisti di Israele.

Fra costoro si contano Husam Noori (un insegnante licenziato da Fatah per motivi ideologici dopo il golpe del 2007), Hazem Noori e Islamboli Bdeir, che erano già stati arrestati e torturati in precedenza; fato che é toccato anche a Yousef al-Wawdi, arrestato ad Al-Khalil, che era stato rilasciato dalle galere di Fatah, segnato nello spirito e nel corpo, soltanto una settimana addietro. Anche Muhammad Shehada era stato rilasciato da Fatah, dopo 50 giorni di prigionia, ma oggi, a un mese dalla sua scarcerazione, é stato di nuovo arrestato.

Sempre ad Al-Khalil sono caduti nelle mani degli 'askari' Ismael Al-Huroob, Abdullah Sayaera, Ahmad Al-Kassar, e Khalid Halahleh. Questi ultimi quattro militanti, invece, erano appena stati rilasciati dalle prigioni israeliane. Ormai tra Israele e i suoi servi di Fatah é in atto una vera e propria politica detentiva della "porta girevole", che consente loro di 'darsi il cambio' nella persecuzione e nella tortura dei militanti della Resistenza.

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martedì 1 marzo 2011

Tribunale sionista estende la carcerazione preventiva dello Sceicco Salah, nonostante non esistano possiblità di fuga o reiterazione del 'reato'!


Un tribunale sionista ha esteso il periodo di "detenzione preventiva" dello Sceicco Raed Salah, storico leader del Movimento musulmano in Israele fino a mercoledì 2 marzo. Il collegio difensivo dello Sceicco ha dichiarato che tale misura é del tutto gratuita e non-necessaria, visto che non é affatto intenzione del suo assistito di fuggire o in qualunque altro modo sottrarsi alla contestazione mossagli dalle autorità dello Stato ebraico, che pretenderebbero di averlo 'arrestato' (con una operazione più degna di un sequestro di persona) per il 'crimine' di aver dato fuoco a dei cespugli durante una sua trasferta nel Negev, dove doveva partecipare a una cerimonia di solidarietà con gli abitanti beduini di Araqib, il cui villaggio é stato demolito per ben venti volte dai militari israeliani.

"Ridicola e inconsistente" é stata definita l'accusa dagli avvocati di Salah, che evidenziano come il suo arresto sia stato totalmente pretestuoso e arbitrario, essendo avvenuto il 22 febbraio 2011 per un 'crimine' che sarebbe stato commesso il 7 dello stesso mese. "Evidentemente" spiegano i legali "le forze di spionaggio israeliane hanno 'visto' la possibilità di rapire lo Sceicco Salah mentre tornava verso casa in compagnia di un solo collaboratore dopo aver presenziato al sit-in a Gerusalemme e l'hanno presa al volo; dopo hanno dovuto ingegnarsi per trovare un'accusa con cui tenerlo in custodia, ma grazie all'esemplare condotta del nostro assistito si sono dovute 'accontentare' del presunto incendio di cespugli, un addebito che cadrà alla prima udienza in aula".

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