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domenica 21 ottobre 2018

Dopo sette anni di guerra l'Aviazione Siriana ha intensificato la sua capacità di attacco al suolo, anche a costo di economie e rinunce dolorose!


Sette anni di combattimento e logoramento meccanico in uno scenario di guerra totale sono sufficienti per porre fine in modo efficace all'esistenza delle forze aeree della maggior parte delle nazioni, in particolare l'aeronautica di una nazione che non ha industrie aerospaziali o persino una base di produzione su licenza.

Eppure, dopo sette anni di uno dei più intensi conflitti militari del 21mo secolo, l'Aeronautica Siriana ha - quasi esclusivamente grazie ai propri sforzi - non solo superato gravi momenti di crisi ma, in effetti, ha imparato a padroneggiare le sue limitate capacità.

Dato che praticamente tutto il supporto materiale di Mosca alle forze armate siriane da quando l'intervento russo è andato a sostenere l'esercito con munizioni, cibo, carburante, camion, obici e carri armati, la realtà è che nessun nuovo velivolo è stato fornito all'aeronautica di Damasco da ottobre 2015, con contratti prebellici o di prima della guerra per i principali aggiornamenti degli aeromobili o aeromobili completamente nuovi, che sono stati adempiuti nel 2013-14 o che sono ancora in attesa.

mercoledì 16 agosto 2017

Perché non ho creduto nemmeno per un minuto alla "Caduta di Assad"

E' facile ora, molto facile, con le forze siriane all'attacco e in avanzata su tutti i fronti, darsi pacche sulle spalle e compiacersi della vittoria delle Forze del Bene nel confronto durato dal 2011 a oggi tra l'aggressione takfiro-wahabi-sionista internazionale e l'Asse della Resistenza.

Ma ancora nel 2015 c'era chi diceva che Assad stava perdendo, che i terroristi avrebbero preso Latakia, che dopo Palmyra e Idlib anche Homs e Hama stavano per tornare in mano ai terroristi, che Aleppo sarebbe stata isolata e conquistata.

Tutto questo era vero e quando io contestavo queste previsioni da prefica portatrice di sventura venivo accusato di 'essere troppo ottimista'.

Niente affatto.

Io ero solamente informato.

mercoledì 9 marzo 2016

IMPATTO DELL'AGGRESSIONE TERRORISTICA SULLA DOTTRINA MILITARE SIRIANA: VALUTAZIONI E CONSEGUENZE (1)

Recentemente mi é stato domandato di contribuire con una mia valutazione operativa e strategica della 'performance' militare siriana di fronte all'attacco terroristico scatenato contro la Repubblica Araba dal 2011 in avanti a un testo che verrà presto dato alle stampe (e di cui verrà data adeguata "copertura" sulle pagine di questo stesso blog). Ho accettato con la condizione che mi fosse permesso anticipare (a puntate) il mio modesto contributo alla ben più dotta e completa dissertazione dell'amico e collega che la firmerà, e che tutti voi lettori di PALAESTINA FELIX siete fin da ora caldamente invitati a ordinare e acquistare quando sarà disponibile per la vendita.
La Siria: aggredita rapidamente, eppure stranamente resistente

L'attacco terroristico alla Siria è cominciato massicciamente nella primavera del 2011; prima della fine dell'anno un vero e proprio ponte aereo NATO, che vedeva la partecipazione attiva di elementi americani, francesi, inglesi oltre che naturalmente turchi, "pompava" combattenti jihadisti dalla Libia verso la provincia di Alessandretta e li instradava, dopo averli riforniti di armi e munizioni predate ai depositi dell'ex-esercito di Gheddafi, oltre il confine con le province di Latakia e Idlib; entro Natale il movimento era divenuto così imponente che persino un osservatore esterno (ma dotato di contatti nell'apparato militar-spionistico Usa) come Philip Giraldi lo denunciò con dovizia di particolari(1).

La fase delle "proteste" e delle "manifestazioni" durò pochissimo, al contrario di quanto accaduto in altre precedenti 'primavere arabe', dove marce, sit-in, dimostrazioni di massa si susseguirono per settimane; da ciò si può cominciare ad apprezzare il fatto che, al contrario dell'Egitto di Mubarak e della Tunisia di Ben Ali, che al netto della stabilità garantita dai loro reggitori erano effettivamente cleptocrazie inefficienti in cui la mera sopravvivenza quotidiana costituiva un grave problema per la maggior parte della popolazione, la Siria baathista di Assad, attraverso una cauta politica di riforme e un controllo sui peggiori fenomeni di corruzione e mala gestione della Cosa Pubblica era un paese estremamente più stabile e prospero per cui le rivendicazioni "interne", pur presenti e inizialmente manipolate dalle centrali internazionali interessate a precipitare il paese nel Caos e nel 'regime change', non erano affatto sufficienti a destabilizzare la situazione fino a quel punto(2).

venerdì 20 febbraio 2015

Il Presidente sudanese Bashir: "Da dove arrivano i soldi dell'ISIS??"

Omar Bashir, coraggioso leader sudanese infamato dalla sozza propaganda sionista di Hollywood, attaccato dai mercenari negri di Washington e di Tel Aviv, offeso dallo scempio inflitto all'integrità del suo paese con il 'referendum-farsa' che ha creato un poverissimo stato fallito laddove una volta esisteva una delle più floride province del più grande stato musulmano del mondo (per questo sionisti e americani hanno cercato di indebolirlo togliendogli acqua e petrolio), ha espresso ragionati e profondi giudizi sulla natura e gli obiettivi dei terroristi takfiri dell'ISIS, indicando chiaramente come simili organizzazioni non facciano altro che portare avanti interessi imperialisti, ovunque compaiano ed agiscano.