"Dati sensibili" sull'economia, la geografia, la politica e l'amministrazione locale di Kerman e della regione circostante, "Con particolare riferimento alle sue miniere di fosfati", questo era il 'tesoretto' di informazioni che l'individuo arrestato nella città occidentale iraniana era riuscito a mettere insieme e si apprestava a consegnare al suo 'controllore' del Mossad, a Bangkok, quando é stato fermato dalle forze di sicurezza della Repubblica Islamica.
Il fatto che l'Istituto di spionaggio sionista abbia scelto la propria cellula di Bangkok per ordire quest'operazione contro la Repubblica Islamica dimostra come Tel Aviv spesso preferisca agire "di sponda" contro paesi del Medio Oriente e dell'Asia Centrale, piuttosto che usare canali d'approccio più prossimi ma anche per questo più prevedibili.
Alla vigilia della caduta di Mubarak anche il "Mukhabarat" del Cairo aveva svelato una rete di agenti sionisti tra Macao, Nepal, Laos e Cambogia. E anche in quel caso gli agenti sionisti avevano fatto 'scouting' reclutando cittadini (egiziani in quel caso) che per lavoro dovessero viaggiare frequentemente verso l'Indocina.
L'arrestato, attualmente in attesa di un processo per direttissima "era pienamente consapevole del significato delle sue azioni e aveva liberamente scelto, per profitto, di diventare una spia al soldo del regime ebraico".
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martedì 6 agosto 2013
Forze di sicurezza iraniane arrestano a Kerman una spia israeliana in possesso di informazioni sensibili!
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giovedì 7 aprile 2011
La Turchia gioca le sue carte in Libia e si allena col "soft power" in attesa di inaugurare il suo 'Secolo asiatico'
L'iniziativa diplomatica turca per addivenire a un accordo tra lealisti gheddafiani e insorti cirenaici ci dice molto di molte cose: dell'aria che spira tra Ankara e Istanbul e di come il Primo Ministro Recep Erdogan e, forse ancora di più il suo Mazzarino con delega agli Esteri, Ahmet Davutoglu, intendono proiettare il morbido potere accumulato dalla repubblica turca in questi anni.
Innanzi tutto: "Come mai proprio un'iniziativa turca?" risposta semplicistica, perché Ankara ha centinaia di milioni di euro investiti in Libia, forse altrettanti che l'Italia, oltre ventimila turchi vivevano e lavoravano in Libia solo che, al confronto di quanto accaduto ai nostri connazionali, costoro sono stati rapidamente evacuati in tutta sicurezza appena le proteste anti-Gheddafi hanno iniziato a farsi violente -mentre il bel gagà della Farnesina annaspava alla disperata ricerca di un'idea su che cosa dire o che cosa fare-; risposta complicata, per quanto fastidioso per gli interessi commerciali e gli investimenti turchi l'impasse libico costituisce, d'altro canto una importante occasione di mettere alla prova il prestigio e il 'clout' internazionale accumulato dal duo Erdogan-Davetoglu, perdipiù in un'arena (l'ex possedimento ottomano) non immediatamente adiacente all'Anatolia, da cui quindi é lecito non aspettarsi eccessivi contraccolpi se qualcosa andasse veramente male.
BRICZaT? Già, tra le potenze emergenti del BRIC (Brasile, Russia, India, Cina) qualche osservatore e commentatore di Geopolitica comincia a inserire anche il Sudafrica (Zuidafrika, in afrikaans) e, a questa estensione, Erdogan e soprattutto Davetoglu vogliono appiccicare un'appendice tronca con la 'T' di Turchia. Ma la Repubblica già di Kemal e dei generali nazionalisti e filo-occidentali, ora portata allo splendore dalla 'democrazia musulmana' dell'AKP, ha veramente le carte in regola per fare tale 'salto di qualità', per proporsi come potenza 'tout court' sull'agone mondiale?
In mancanza di sfere di cristallo funzionanti (rubiamo questa metafora a Miguel Martinez, certi che non se la prenderà troppo...) consideriamo qualche dato...in tre decadi la Turchia avrà probabilmente la quarta o terza economia d'Europa, ben differenziata e forte nel settore manufatturiero, un solido know-how tecnico scentifico, garantito dal crescente livello delle sue università e del suo settore della ricerca, con in più una popolazione superiore a quella tedesca e un esercito forte e moderno, giusto perché non si sa mai. I presupposti, dunque, parrebbero esserci.
Per indovinare, o forse meglio intuire le vie che Ankara potrebbe percorrere nel tentativo di raggiungere quel Radioso sol dell'Avvenir, potrebbe essere utile sfogliare le pagine di un libro di dieci anni fa, pubblicato a Istanbul e intitolato "Stratejik Derinlik: Turkiye'nin Uluslararasi Konumu". L'autore, guardacaso, é proprio Ahmet Davetoglu e traducendo l'intestazione del volume si ha "La Profondità Strategica e la Posizione internazionale della Turchia". Profondità strategica! Ecco un bel concetto foriero di parecchie illuminanti rivelazioni se correttamente interpretato e analizzato.
Nel volume l'autore colloca la Turchia al centro di tre aree sistemate concentricamente: la prima, immediata, comprendente Balcani, Bacino del Mar Nero e Caucaso, la mediana, Mediorientale e Mediterranea di Levante e la terza, più remota, Centrasiatica, Caspica, del Mar Rosso e del Golfo Persico. Nel mondo bipolare della Guerra Fredda la Turchia era monca e muta, non poteva fare altro che montar la guardia al Caucaso armi in mano, temendo il momento i cui i sovietici avessero tentato di forzarsi la via verso Tabriz o verso il Bosforo, ma, in un mondo multipolare a decisa preminenza asiatica la Turchia diventa una valvola vitale nelle relazioni Est-Ovest.
Il Centro di Guerra navale di Annapolis negli Usa sa benissimo che ben sette punti nodali del traffico marittimo passano per paesi musulmani (Dardanelli, Bosforo, Suez, Bab el-Mandeb, Hormuz, Malacca, Sonda e Lombok), di questi ben due sono in mano ad Ankara e, con il crescente prestigio che l'AKP sta acquisendo negli ambienti dell'Islam politico internazionale (essendo il primo e finora unico partito politico musulmano arrivato al potere senza violenza ed essendoci rimasto per oltre un decennio) e il rafforzarsi dei legami tra Turchia e Iran non é detto che almeno due (Suez e Hormuz) e forse altri di questi 'chokepoint' non debbano presto rientrare nella sfera d'influenza turca.
La liason strategica tra Ankara e Teheran potrebbe diventare, all'inizio del XXI Secolo quello che l'Intesa Franco-Tedesca rappresentò nell'ultima parte del Ventesimo, una partnership tra stati-nazione duramente e ferocemente contrastanti per la maggior parte della loro storia (esattamente come francesi e tedeschi), ma capaci, insieme, di dare l'abbrivo a un fantastico processo di stabilizzazione e crescita che si spera abbia maggiore respiro ambizione e solidità dell'illusione unitaria di Bruxelles, naufragata fra egoismi paralizzanti, imbarazzante servilismo verso Israele e Usa, ossessioni liberiste e bancarie che prendono il posto dell'attenzione al Sociale e al Lavoro.
Ovviamente le potenze che vogliono opporsi al decollo economico e politico della Turchia, cioé Washington e Tel Aviv, cercheranno di ostacolare in tutti i modi questa intesa e di frustrare tutti gli sforzi diplomatici e di immagine di Erdogan e Davetoglu, sarà proprio nel rapporto tra le opportunità che si aprono e le minacce legate alle pedine israelo-americane nella regione (l'Arabia Saudita, i curdi del Nord dell'Irak e così via...) che dovrà navigare la leadership di Ankara; a ogni 'colpo di timone' si potrà giudicare quanto la distanza tra il traguardo agognato e la realtà vada aumentando o, di converso, rimpicciolendosi fino eventualmente a sparire.
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martedì 15 febbraio 2011
Chiude in fretta e furia l'ambasciata sionista in Azerbaijan! Anche a Baku Israele si fa riconoscere e 'apprezzare'...
Il quotidiano azero Yeni Musavat ha riportato nella giornata di oggi martedì 15 febbraio come l'ambasciata dello Stato ebraico in Azerbaijan sia chiusa "per motivi di sicurezza".
Ma, in una sua dichiarazione precedente, l'ambasciatore sionista Michael Lavon Lotem aveva attribuito la chiusura a non meglio specificate 'ragioni tecniche'.
Intanto, un portavoce del Ministro degli Esteri Elmar Mammadyarov ha affermato che il Governo locale non é stato affatto avvertito della chiusura, cosa curiosa, visto che simili decisioni andrebbero comunicate con largo anticipo alle autorità del paese ospitante.
Sembra che l'11 ultimo scorso l'Ufficio Anti terrorismo di Israele abbia messo in guardia i potenziali viaggiatori a dirigersi verso Azerbaijan, Georgia, Armenia, Turchia, Costa d'Avorio, Mauritania e Venezuela (oltre che l'ovvio Egitto).
Si può ricordare che in questi giorni cade il terzo anniversario del martirio di Imad Mugniyah, assassinato da agenti israeliani mediante un'autobomba a Damasco.
| Manifestazione anti-israeliana a Baku nel 2008 |
I locali, però, non vedono di buon occhio la cosa, soprattutto tenendo a mente il coinvolgimento sionista nel provocare la guerra del 2008 tra Georgia (altro punto nodale degli interessi israeliani) e la Russia di Putin.
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venerdì 24 dicembre 2010
Inchiesta del controspionaggio egiziano smaschera una rete del Mossad nel Sud-Est asiatico!!
| Omar Suleiman, capo supremo dei servizi segreti egiziani dal 1993. |
Le indagini scaturite dalla scoperta del tentativo di infiltrazione sionista nella rete di telecomunicazioni egiziana si sono allacciate con altri filoni d'inchiesta aperti dal controspionaggio del Cairo che hanno portato allo smascheramento di una nascente rete di contatti per operazioni del Mossad nel sud-est asiatico, tra Macao, Nepal, Laos e Cambogia.
La dirompente rivelazione é stata data oggi dal quotidiano Al-Shourouk, secondo il cui reportage i due israeliani che avevano reclutato e controllato Tareq Abdel Rezeq Hussein, affarista del ramo tessile e potenziale talpa dei servizi segreti dello Stato ebraico nella rete di comunicazioni egiziana, sarebbero stati riconosciuti e identificati positivamente nelle istantanee scattate a due operativi del Mossad avvistati a più riprese nei più diversi scenari dell'Asia sudorientale: dalle pendici dell'Himalaya ai Casinò dell'ex colonia portoghese.
Il primo a stupirsi della dettagliata descrizione degli spostamenti dei suoi contatti é stato proprio l'accusato Rezeq Hussein, che ha espresso la sua sorpresa di fronte alle prove concrete del serratissimo pedinamento a cui i servizi del Cairo hanno sottoposto i "colleghi" sionisti lungo una mezza dozzina di stati e diverse migliaia di chilometri. Con ogni probabilità questo saggio di bravura sancisce la fine inappellabile dei giorni in cui lo spionaggio di Tel Aviv poteva permettersi di guardare dall'alto in basso le agenzie degli stati vicini é finito per sempre.
La presenza di operativi israeliani nell'Asia del Sud-Est non deve sorprendere, lo Stato ebraico é fin troppo consapevole di come l'asse di potere della politica e dell'economia mondiale stia rapidamente migrando dal Nordamerica all'Asia e, come sembrano confermare queste notizie, cerca di muovere per tempo le proprie pedine, impiantando sul territorio una serie di contatti e strutture onde non farsi sorprendere dall'alba sel "Secolo Asiatico".
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lunedì 1 novembre 2010
La Turchia inserisce Israele nel listino degli "Stati ostili".
Il Consiglio nazionale di sicurezza turco tenutosi nella capitale anatolica qualche giorno fa ha approvato un documento che rimodella radicalmente la posizione di Ankara nello scenario politico-strategico Balcanico e Medio-Orientale.
Infatti dalla lista degli stati considerati se non apertamente "ostili" quanto meno "minacciosi" nei confronti della repubblica turca sono stati rimossi alcuni paesi che vi permanevano da decenni, e ne sono stati aggiunti altri che non vi avevano mai figurato.
Dal listino sono stati esclusi: Bulgaria (che vi presenziava più che altro per lo sbiadito ricordo delle "Guerre balcaniche"), Siria, Iran, Armenia e Georgia. La rimozione di Siria e Iran testimonia della decisa volontà politica del capo del Governo Tayyip Erdogan di "sganciare" la Turchia dal carrozzone filo-usa e darle un ruolo più indipendente nell'arena regionale.
In compenso, nella lista dei "paesi sorvegliati" è entrato Israele, un partner tradizionale delle politiche militari di Ankara fin quando lo Stato é rimasto sotto il controllo dei generali di matrice panturca di estrema destra, fedeli "sudditi" di Washington ed architetti delle persecuzioni ad Armeni e Curdi.
Senza dubbio nella decisione pesano le conseguenze del brutale assalto in acque internazionali condotto dai commandos di Israele contro l'ammiraglia della "Freedom Flotilla", la motonave turca 'Mavi Marmara', conclusosi con il massacro di numerosi attivisti per la pace che cercavano di raggiungere Gaza con generi di prima necessità.
Tuttavia ridurre la decisione a questa dimensione "contingente" sarebbe senza dubbio un grave errore di miopia: Erdogan e il suo partito sono da anni impegnati a riportare la Turchia in una dimensione mediorientale e centroasiatica , cancellando il tentativo dei militari di destra di farne una specie di "costola" o "avamposto" degli interessi usa in Asia.
La decisione ha senza dubbio dei meriti, visto il grave declino dell'influenza americana nell'area e la crescente importanza dell'Asia centrale come "corriodio" verso la Cina, superpotenza emergente che si rende benissimo conto della vulnerabilità delle linee di comunicazione marittime verso Africa ed Europa.
Il documento del Consiglio turco di sicurezza si conclude con una ulteriore frecciata allo stato sionista: una condanna di "quei paesi che mantengono arsenali nucleari segreti", definiti come una minaccia alla pace e alla stabilità dell'area, la cui condotta minaccia di scatenare una corsa agli armamenti atomici in tutto il Medio Oriente.
Israele, con oltre 200 ordigni atomici, é l'unica potenza nucleare del Medio Oriente, e si rifiuta di sottoscrivere il TNP.
Infatti dalla lista degli stati considerati se non apertamente "ostili" quanto meno "minacciosi" nei confronti della repubblica turca sono stati rimossi alcuni paesi che vi permanevano da decenni, e ne sono stati aggiunti altri che non vi avevano mai figurato.
Dal listino sono stati esclusi: Bulgaria (che vi presenziava più che altro per lo sbiadito ricordo delle "Guerre balcaniche"), Siria, Iran, Armenia e Georgia. La rimozione di Siria e Iran testimonia della decisa volontà politica del capo del Governo Tayyip Erdogan di "sganciare" la Turchia dal carrozzone filo-usa e darle un ruolo più indipendente nell'arena regionale.
In compenso, nella lista dei "paesi sorvegliati" è entrato Israele, un partner tradizionale delle politiche militari di Ankara fin quando lo Stato é rimasto sotto il controllo dei generali di matrice panturca di estrema destra, fedeli "sudditi" di Washington ed architetti delle persecuzioni ad Armeni e Curdi.
Senza dubbio nella decisione pesano le conseguenze del brutale assalto in acque internazionali condotto dai commandos di Israele contro l'ammiraglia della "Freedom Flotilla", la motonave turca 'Mavi Marmara', conclusosi con il massacro di numerosi attivisti per la pace che cercavano di raggiungere Gaza con generi di prima necessità.
Tuttavia ridurre la decisione a questa dimensione "contingente" sarebbe senza dubbio un grave errore di miopia: Erdogan e il suo partito sono da anni impegnati a riportare la Turchia in una dimensione mediorientale e centroasiatica , cancellando il tentativo dei militari di destra di farne una specie di "costola" o "avamposto" degli interessi usa in Asia.
| Il fitto intreccio di snodi energetici, commerciali e di comunicazione nell'Asia Centrale: la Cina è veramente vicina! |
Il documento del Consiglio turco di sicurezza si conclude con una ulteriore frecciata allo stato sionista: una condanna di "quei paesi che mantengono arsenali nucleari segreti", definiti come una minaccia alla pace e alla stabilità dell'area, la cui condotta minaccia di scatenare una corsa agli armamenti atomici in tutto il Medio Oriente.
Israele, con oltre 200 ordigni atomici, é l'unica potenza nucleare del Medio Oriente, e si rifiuta di sottoscrivere il TNP.
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