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sabato 5 maggio 2012

Migliaia di cittadini giordani scendono in piazza per chiedere l'abolizione del trattato di pace con Tel Aviv!

Sono stati migliaia e migliaia i cittadini giordani che sono scesi in strada nella capitale del regno ascemita, Amman, per invitare l'ennesimo Primo Ministro nominato dal reuccio Abdullah a troncare ogni genere di rapporto e relazione con il regime ebraico di occupazione della Palestina. Cantando slogan antisionisti i dimostranti dopo le usuali preghiere del venerdì hanno chiesto al Neopremier Fayez Tarawneh di espellere l'ambasciatore sionista in Giordania e di stracciare una volta per tutte l'accordo di pace con Tel Aviv, siglato dal vecchio sovrano Hussein nel 1994, quando "andava di moda" capitolare all'arroganza yankee nel mondo che si riteneva 'unipolare'.

Altre manifestazioni di protesta si sono anche tenute in numerose altre cittadine e centri minori della Giordania, suscitate proprio dal 18esimo anniversario di quell'infausta firma. Tra l'altro fu proprio l'attuale Primo Ministro Tarawneh a guidare la delegazione ascemita a porre quella firma e, facendolo tornare al potere dopo il suo primo mandato da Premier é quasi come se il Destino volesse dargli l'opportunità di correggere quel grave sbaglio.

"La normalizzazione con l'entità sionista deve finire subito, il Trattato di Wadi Araba per noi non ha alcun valore", dichiara deciso uno dei dimostranti antisionisti, mentre poco oltre i suoi compagni di manifestazione danno fuoco a una bandiera israeliana. I dimostranti hanno anche scandito slogan contro Washington, il Presidente Obama e il sostegno acritico dato da tutte le amministrazioni Usa all'occupazione sionista.
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giovedì 22 settembre 2011

Il reuccio ascemita si sbraccia a chiedere aiuto a Israele, sente il trono traballare sotto il suo 'reale' didietro!


Il reuccio di Giordania Abdallah II ha approfittato dell'esposizione riflessa sulla sua poco dignitosa persona dall'Assemblea generale dell'ONU riunita in questi giorni a New York per 'avvertire' (parlando a nuora perché suocera intenda) Israele che gravi rischi di instabilità derivano dalla sua recente condotta nell'arena regionale e internazionale e che, nella fattispecie, la situazione giordana potrebbe diventare esplosiva e avere 'imprevedibili ripercussioni' proprio nei confronti dello Stato ebraico dell'Apartheid.

Abdallah, che si trova NY proprio per l'Assemblea generale ONU, ha dichiarato in una intervista al Wall Street Journal (testata nota per le sue posizioni filosioniste) che "continuando a infilare la testa nella sabbia" i dirigenti israeliani non fanno che facilitare "eventi con un impatto molto negativo sull'intera regione"; ovviamente il reuccio é in primo luogo preoccupato per sé stesso, spaventato a morte (forse più dello stesso ambasciatore sionista scappato a gambe levate da Amman) dalla colossale "marcia di un milione di uomini" tenutasi la scorsa settimana ad Amman.

I vecchi equilibri coltivati dalla Casa di Hashem sono saltati; quella 'compensazione' tra i beduini del deserto (che formavano il nocciolo di seguaci fanatici della monarchia e di cui erano riempiti i ranghi della polizia, dell'Esercito, dei servizi segreti) e gli abitanti delle poche zone urbane (quasi tutti i origine o ascendenza palestinese) erano già claudicanti a fine anni '60 (cosa che rese 'necessaria' per il nano Hussein ricorrere al "pogrom" armato di Settembre Nero per 'sfoltire' i ranghi dei potenziali oppositori) ma nell'ultimo quarantennio la popolazione delle città é cresciuta a dismisura mentre quella beduina é diminuita.

Il Governo a guida Likud-militaristi-estremisti religiosi non ha l'intelligenza o la prospettiva storica e politica per capire che la Giordania Ascemita é uno dei 'baluardi' su cui si regge la 'sicurezza' dell'entità sionista di occupazione forse anche più di quanto non fosse l'Egitto di Mubarak: l'Egitto confina con Israele tramite il Sinai, zona vastissima e praticamente deserta, mentre la Giordania ha un lunghissimo confine lineare con il regime ebraico che dà direttamente sulla Valle del Giordano. Se Abdallah cadesse o fuggisse in esilio chiunque controllasse la Giordania potrebbe immediatamente colpire gli insediamenti ebraici con una facilità e su una scala che farebbero impallidire i bombardamenti di Hezbollah o i lanci di razzi e mortai da Gaza.
Un cacciabombardiere Hunter della RJAF giordana distrugge un T-55 siriano della divisione inviata contro Amman per salvare i Palestinesi dalle stragi del Settembre Nero e deporre Re Hussein; Israele era pronto a lanciare i suoi aerei nella mischia se fosse stato necessario a salvare il nano ascemita.
I politici laburisti (razzisti e criminali in quanto sionisti, ma molto più scaltri e abili) lo sapevano e hanno sempre trovato accordi con la Casa di Hashem, durante il 1948 convincendo Amman a non condurre più che una 'drole de guerre' con la Legione Araba contro le milizie ebraiche, nel 1970 mettendo in preallarme l'aviazione per colpire le colonne corazzate siriana che minacciavano di marciare sulla capitale per deporre Hussein impegnato nel "Settembre Nero", nel 1973 convincendo lo stesso nano reale a non partecipare alla Guerra del Ramadan se non con un tardivo intervento "fuori casa" in terra siriana (e non colpendo direttamente Israele, cosa che avrebbe fatto del tutto collassare il traballante sistema difensivo sionista).

Speriamo intensamente che le parole porte da Abdallah al WSJ siano totalmente sprecate sulle orecchie tappate di Netanyahu e Lieberman; la Causa palestinese ne beneficerebbe immensamente e il popolo di Giordania altrettanto, liberandosi finalmente di una casa regnante indegna e venduta, che ha sempre valutato il proprio interesse e la propria stabilità come molto più importanti delle aspirazioni del popolo e della nazione su cui, senza titolo di merito alcuno, si é trovata a esercitare una maldestra potestà.
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lunedì 30 maggio 2011

I giovani giordani chiedono alla società civile di mobilitarsi contro l'ambasciata israeliana il prossimo venerdì


La "Gioventù del 15 Maggio" giordana ha annunciato, in un comunicato diffuso durante il week-end, l'intenzione di organizzare una marcia di protesta contro l'ambasciata sionista ad Amman il prossimo venerdì, dopo la fine delle preghiere, chiamando tutte le organizzazioni della società civile, i sindacati e i partiti a prendervi parte per mostrare la determinazione popolare a troncare qualunque rapporto con il Regime dell'Apartheid.

Il gruppo ha altersì respinto l'idea che la Giordania possa in qualunque modo trasferirsi in una "destinazione alternativa" per i profughi palestinesi, che devono poter esercitare il loro "Diritto al Ritorno" come garantito e sancito dalle leggi e dalle convenzioni internazionali, tornando cioé nella porzione di Palestina invasa e occupata nel 1948, piaccia o non piaccia alle autorità "israeliane".

Forte e senza appello poi é stata la critica al cosiddetto "accordo di pace" avventatamente siglato a suo tempo dal monarca hascemita Re Hussein, che non ha fatto altro che sancire a mo' di resa incondizionata i furti e i soprusi commessi dall'entità sionista attraverso l'attacco a tradimento del 1967, in barba al sentimento e al desiderio del popolo giordano, che vorrebbe vedere quei torti riparati. Il comunicato si conclude con l'auspicio che la Giordania possa quanto prima interropmpere ogni relazione con Israele, chiudere l'ambasciata di Amman e cancellare ufficialmente il trattato di Wadi Araba, esprimendo così nei fatti il suo sostegno al popolo palestinese nella sua lotta per la Giustizia e i suoi diritti.
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sabato 28 maggio 2011

Le proteste scuotono Amman, il popolo giordano si ribella alla monarchia da rotocalco: "Dobbiamo interrompere tutti i rapporti con Israele!"


Proprio mentre l'Egitto va rapidamente ribaltando e annullando tutte le misure di "appeasement" filoisraeliano imposte da Sadat e dal suo successore Mubarak nel corso degli ultimi 32 anni il popolo giordano scende in piazza dopo le preghiere del venerdì e fa capire chiaramente alla corte Hascemita che non ci sta a rimanere l'unico paese arabo a mantenere rapporti con Israele, Stato del quale la maggior parte dei cittadini giordani non ha certo intenzione di riconoscere come entità legittima e tantomeno col quale vorrebbe intessere relazioni o legami di alcun tipo.

Ieri in tutto il paese, dalla capitale Amman fino alla provincia di Tafileh, la popolazione ha rimarcato la necessità di cancellare il trattato di pace con lo Stato ebraico voluto dal piccolo Re Hussein e ha altresì domandato le dimissioni del Primo Ministro Marouf Bakhit, succeduto al suo predecessore Al-Rifai meno di quattro mesi orsono proprio a causa di massicce proteste popolari che minacciavano di replicare nell'ex-Transgiordania la Rivoluzione egiziana anti-Mubarak.

Il tentativo di riforma dall'alto però, sembra essersi impantanato tra le attività di un Premier ex-generale che non riscuote molta popolarità tra gli abitanti e i balbettii di una commissione costituzionale (di nomina regia) che non riesce a cavare un ragno dal buco, anche perché la struttura costituzionale della Giordania é studiata per lasciare grande discrezionalità al monarca sotto gli orpelli e i paramenti esteriori della "democrazia" occidentale e una seria riforma sarebbe dunque inaccettabile per la corte, visto che marginalizzerebbe la figura del re e lascerebbe campo libero al partito di ispirazione religiosa Fronte Islamico d'Azione, filiato dalla branca locale della Fratellanza Musulmana, che riscuote il favore della maggior parte degli elettori.
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