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martedì 30 agosto 2011

Beirut onora i feriti e commemora i caduti della 'Marcia del Ritorno' con un'evento speciale per la fine del Ramadan!


Il "Comitato per la Marcia del Ritorno" ha tenuto uno speciale banchetto di fine del Ramadan a Beirut nella giornata di ieri, invitando quanti, partecipando alla grande manifestazione di massa dello scorso Nakba Day sono stati feriti dalla violenta e scomposta reazione delle truppe del regime ebraico, che non si sono fatte scrupolo di aprire il fuoco su civili disarmati che volevano solamente esercitare il loro legittimo diritto a tornare nelle loro terre e villaggi d'origine (riconosciuto in sede internazionale). Erano altresì presetni i familiari dei caduti di quel giorno, che hanno pagato il prezzo massimo per affermare che il Diritto al Ritorno non é dimenticabile e non ha data di scadenza.

Il Segretario Generale dell'Associazione Sindacale, ex-membro del Parlamento Zaher Khatib ha ringraziato tutti i convenuti con un messaggio nel quale ha affermato che le divisioni dello spettro politico palestinese sono finora servite solo all'Occupazione sionista e ai suoi obiettivi, ribadendo che la riconciliazione "più che un obiettivo é un dovere" e chiedendo alle leadership di tutti i movimenti e le fazioni palestinesi di rendersi consapevoli dell'eccezionalità e della criticità di questo momento storico, che ancora più di altri richiede scelte condivise e coraggiose.



Il Segretario dell'OLP in Libano, Fathi Abu Ardat ha quindi preso la parola parlando della Marcia del Ritorno, sottolineando che essa non é stata altro che un passo su un sentiero che necessariamente porterà all'abbattimento dell'Occupazione ebraica e alla liberazione di Al-Quds (Gerusalemme), il che rappresenterà un punto nodale di svolta e di non-ritorno nella storia araba e mediorientale. Altri oratori hanno poi preso la parola, fra di essi feriti e parenti delle vittime dell'esercito sionista.

Al termine della cerimonia e del successivo banchetto, targhe commemorative sono state distribuite ai feriti della Marcia e alle famiglie delle vittime.
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mercoledì 10 agosto 2011

Mohammad Youssef Dimashq: un martire di Hezbollah vissuto e morto per onorare il fratello


In questo video commemorativo, dal minuto 0:20 allo 0:33 é possibile vedere il martire Mohammed Dimashq e ascoltarne la voce.

Mohammad Youssef Dimashq nacque il primo di gennaio 1976 a Tebnin, vicino al villaggio di Aita al-Jabal, nel Libano meridionale; la sua famiglia era estremamente modesta, ma unita, pia e affettuosa; fin da piccolo Mohammad si mostrò attaccatissimo al fratello maggiore Riyad, che per lui costituiva un vero e proprio modello di comportamento. Purtroppo, la pacifica vita della famiglia Dimashq doveva essere disturbata e sconvolta dalle ripetute invasioni e incursioni armate sioniste nel Paese dei Cedri: nel 1982, l'invasione massiccia dell'esercito israeliano costrinse i suoi componenti a trasferirsi a Beirut, la quale, poco dopo, venne a sua volta investita dai bombardamenti e dagli attacchi israeliani.

Dopo molti cambi di residenza, finalmente i Dimashq si stabilirono ad Hay al-Sellom, nella cintura meridionale della periferia della capitale, dove Mohammad rimase ad abitare fino al momento del suo matrimonio; Riyad, il fratello maggiore cui era tanto legato, trovò il martirio durante un'operazione di Resistenza nel corso degli anni '80 e l'evento segnò profondamente il giovane Mohammad, che vide la sua stima e quasi la sua adorazione per Riyad crescere ulteriormente a causa della maniera coerente e intensa con cui questi aveva affrontato il cammino della Jihad fino alla sua estrema conseguenza.

Verso la metà degli anni '90, prima ancora di terminare gli studi superiori, Mohammad entrò nelle fila di Hezbollah, dedicandosi anima e corpo a onorare la memoria del fratello con un suo personale cammino di lotta. Schivo, serio, estremamente puntiglioso ed esigente, così ricordano Mohammad i suoi camerati di Hezbollah; teneva particolarmente alla disciplina formale e alla perfezione nel corredo e nell'uniforme; quando riuscì a venire distaccato come ufficiale nel distretto di Maroun al-Ras i suoi subalterni raccontano di come pretendesse da tutti loro la massima impeccabilità, in modo che, nel caso che ricognitori israeliani li stessero osservando, ne potessero ricevere l'impressione di Hezbollah come una forza armata che non avesse niente da invidiare a un esercito "regolare".

L'invasione del 2006, con tutte le tragiche sofferenze che ovviamente comportò, fu per Mohammad l'occasione di poter provare la sua devozione alla figura del fratello; le forze di Maroun al-Ras furono tra le prime a venire investite dall'avanzata sionista e, pur ansioso di entrare in azione, il giovane ufficiale fece ricorso a tutte le sue capacità di leadership e di tattica per riuscire ad affrontare il nemico nelle condizioni più favorevoli, sfruttando la mobilità e la conoscenza del terreno.
Ben presto arrivarono i risultati: Mohammad poté riportare ai suoi superiori la distruzione di un blindato israeliano, poi di un altro, infine persino di un carro armato da battaglia.

Il 21 luglio 2006 Mohammad Dimashq, subito dopo avere assaltato con la sua unità un edificio dove si erano rifugiati soldati israeliani, venne colpito durante una seconda sparatoria con una unità sionista, morendo all'istante. Nello sviluppo dell'azione non fu possibile recuperare il suo corpo e soltanto nel 2008, poco prima del secondo anniversario della sua morte, fu possibile porlo a riposare per l'Eternità a fianco di quello dell'amato fratello Riyad, secondo le sue espresse volontà in materia.
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venerdì 22 luglio 2011

I delegati iraniani visitano il Sud del Libano, incontrano i vertici di Hezbollah!


"Fratellanza, sostegno, aiuto e solidarietà", questi i cardini della salda intesa tra Teheran e Beirut, ripetuti e rimarcati lungo tutte le tappe dell'itinerario della delegazione iraniana guidata da Mohammad Reza Bahonar (sotto), Vicepresidente del Parlamento della Repubblica Islamica e accompagnata dall'ambasciatore Ghazanfar Roknabadi (foto sopra), impegnata in questi giorni in una visita del Paese dei Cedri.

Nella giornata di ieri la comitiva si é recata in 'pellegrinaggio' alle località del Sud del Libano maggiormente provate negli anni della lotta contro l'occupazione e le aggressioni di Israele, di cui proprio in questi giorni si festaggia il quinto anniversario dell'ultima in ordine di tempo.

La delegazione si é fermata dapprima nella località biblica di Cana, dove ha visitato i luoghi dei massacri perpetrati da Israele nel 1996 e nel 2006, quindi a Maroun al-Ras, dove é stata ricevuta da rappresentanti dei partiti politici sciiti Hezbollah e Amal, prima di spostarsi a Khiam, dove durante l'occupazione israeliana sorgeva una prigione tristemente famosa per le torture che vi venivano inflitte ai prigionieri: una Via Tasso con la stella a sei punte.
La strage di Qana del 2006.
La prigione é stata ora affiancata da un museo della vittoria dove sono esposti veicoli ed equipaggiamenti israeliani catturati nella guerra del 2006. I visitatori iraniani hanno poi passato in rassegna i progetti di edilizia popolare e religiosa sponsorizzati da Teheran. Infine, la delegazione ha incontrato il Segretario Generale di Hezbollah, Hassan Nasrallah, discutendo a lungo con lui della situazione politica interna e regionale ed evidenziando le possibilità di espansione e approfondimento dei legami tra Libano e Iran.

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sabato 28 maggio 2011

Il gruppo parlamentare di Hezbollah esprime la sua solidarietà ai militari italiani feriti a Sidone

Mentre, come precedentemente riportato con dovizia di particolari, il "Prode Ignazio" (nella foto, mentre gioca con un Big Gim paracadutista) annuncia in lungo e in largo l'ennesima ritirata a passo di corsa della storia militare italiota arrivano dal Libano messaggi di solidarietà e di vicinanza con le vittime dell'attentato esplosivo di ieri, dai quali si evince quanto forte sia la riconoscenza e la gratitudine degli abitanti del Sud del paese per i militari dell'UNIFIL, che hanno supervisionato la zona durante il primo, spesso tragico, periodo post-invasione dell'autunno 2006 e come sia praticamente impossibile che l'attacco sia venuto da gruppi locali, e si debba quindi tracciarlo a provocatori allineati con Saad Hariri e i suoi alleati fascisti-falangisti, ansiosi di provocare tensioni e rovesciare il tavolo di una competizione politica che li vede sconfitti e in minoranza.

In particolare, il membro del Parlamento Qassem Hashem, deputato di Hezbollah, ha dichiarato che "Non meno dei militari italiani l'ordigno esplosivo era mirato a colpire la pace e la stabilità interna del Libano, tale atto favorisce i nemici dell'indipendenza libanese, cioé gli Usa, Israele e quei partiti e quei movimenti che non aspettano altro che di svendere la nostra patria agli interessi dell'imperialismo straniero". Il parlamentare non ha mancato di evidenziare come tale attentato arrivi proprio dopo la grande manifestazione dei profughi palestinesi al confine, culminata con la strage di Maroun al-Ras, dove le truppe israeliane hanno aperto il fuoco su dimostranti disarmati.

POST SCRIPTUM: Menzione speciale per il servilismo filo-sionista e filo-Hariri va al "giornalista" (parole grosse) dello straccio di Hasbara acquistabile nelle edicole italiane sotto il nome di "La Repubblica", tale "giornalista", chiamato 'Alberto Mattone', evidentemente formatosi alla scuola che ci ha regalato i preziosi talenti di Guido Rampoldi (quello delle donne afghane che chiedono alla NATO di occupare il loro paese) e di Marco Pasqua (quello che ha guadagnato alla sua testata una bella querela da parte di Barbara Albertoni), intervistando il Ministro della Difesa "in odor di ritirata" non perde occasione di guadagnare qualche 'stellina dorata' (ovviamente a sei punte!) con l'editore sionista Carlo De Benedetti cercando a tutti i costi di mettere in bocca allo 'Gnazio l'affermazione che l'attentato "potrebbe essere di matrice siriana"...visto che tutte le forze di sicurezza di Damasco sono in queste settimane impegnate a respingere e neutralizzare gli attentati e le provocazioni degli agenti israeliani e americani infiltratisi anche dal Libano e proprio con la collaborazione e l'aiuto di Saad Hariri e dei suoi alleati 'Alberto Mattone' si mette in evidenza come l'ennesimo pennivendolo di Repubblica prontissimo a prostituirsi per il piacere del Padrone.

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martedì 24 maggio 2011

Nabih Berri condanna le ingerenze americane nelle questioni interne libanesi


Il Presidente del Parlamento libanese Nabih Berri (sopra) ha stigmatizzato senza mezze misure quelle che ha definito "insopportabili ingerenze" del Vicesegretario di Stato Usa Jeff Feltman (sotto) nelle dinamiche politiche interne libanesi. Parlando al quotidiano As-Safir Berri si é detto arciconvinto di aver fatto la scelta giusta rifiutando un incontro ufficiale col rappresentante statunitense in visita, giacché il riceverlo avrebbe potuto dare la falsa impressione di riconoscergli un qualche ruolo nella situazione politica attuale.

Feltman si é recato in Libano nell'improbabile tentativo di "portare acqua" al mulino della sfilacciata e indebolita coalizione filo-israeliana e filo-occidentale guidata da Sa'ad Hariri, oltre che per monitorare la situazione dei rifugiati palestinesi dopo le loro massicce manifestazioni al confine con Israele e per tentare di aiutare coloro che hanno interesse a destabilizzare la vicina Siria attraverso infiltrazione di agitatori armati e agenti provocatori.

Berri ha dichiarato ai cronisti di As-Safir che l'inaffidabilità e la parzialità dell'Amministrazione Obama risultano evidenti dalla maniera in cui Feltman, premunendosi di raccomandare "maggiore sicurezza ai confini" non abbia pronunciato nemmeno mezza parola contro il massacro israeliano di dozzine di manifestanti, quando invece la Casa Bianca é sempre pronta a stracciarsi le vesti parlando di "diritti umani" quando l'obiettivo é diverso da Israele.
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Human Rights Watch: "Serve un'inchiesta internazionale sui massacri del 15 maggio!"


L'organizzazione non governativa 'Human Rights Watch' ha raccomandato, in un recente comunicato stampa, l'apertura di una pronta, approfondita e indipendente indagine internazionale sulla strage di manifestanti disarmati compiuta dalle truppe sioniste due settimane fa ai confini libanese, siriano e nella West Bank occupata. Almeno quattordici persone (e probabilmente molte di più) morirono il 15 maggio scorso durante la cosiddetta "Giornata della Nakba".

Secondo un copione purtroppo già visto molte volte le truppe israeliane, perso il controllo della situazione, non trovarono di meglio che utilizzare forza letale contro folle di manifestanti pacifici che reclamavano il rispetto del loro "Diritto al Ritorno", sancito dalla giurisprudenza internazionale. La Direttrice per il Medio Oriente di HRW, Sarah Leah Whitson (sopra), ha dichiarato che le azioni israeliane del 15 maggio "Mostrano un totale disinteresse per le vite dei manifestanti e si configurano come criminalmente sanzionabili".

Human Rights Watch aggiunge che, siccome le 'inchieste' interne israeliane sono totalmente inaffidabili, dovrebbe essere l'ONU a nominare un pannello inquirente, nonché a costringere Israele a collaborare, assicurandosi che gli investigatori internazionali abbiano accesso a tutti i documenti e i testimoni necessari a portare a termine la loro inchiesta.
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martedì 17 maggio 2011

Il giorno dopo le stragi l'ONU condanna senza appello la condotta delle truppe israeliane!


Nella giornata di lunedì le Nazioni Unite hanno fermamente e irrevocabilmente condannato l'uso israeliano della forza militare contro le folle di manifestanti disarmati, definendolo "Una condotta sproporzionata e letale". I "moralissimi" soldati dell'IDF hanno aperto il fuoco contro profughi palestinesi presso il villaggio libanese di Maroun al-Ras e quello druso sulle alture del Golan di Majdal Shams, uccidendo almeno 22 persone e ferendone altre dozzine.

"Sono scioccato dal numero delle morti provocate da Israele e dallo sproporzionato uso di forza militare che le ha causate, segno certo che le truppe dello Stato ebraico si sono fatte prendere dal panico e hanno iniziato a sparare alle cieca"; queste le parole del Coordinatore delle Attività ONU per il Libano, Michael Williams.(foto sopra)

"Reitero fortemente la necessità che tutte le parti in causa esercitino responsabilità e cautela per prevenire il ripetersi di tale violenza e per il totale e completo rispetto della risoluzione 1701", Williams si riferisce alla Risoluzione ONU che pose fine all'aggressione sionista contro il Libano nell'estate 2006, quando le truppe di Hezbollah costrinsero l'IDF a una umiliante ritirata senza che avessero raggiunto nessun obiettivo apprezzabile.

Intanto, nei campi profughi palestinesi di Sidone e Tiro, si sono già tenute le cerimonie funebri per i caduti del 15 maggio, le prime vittime della Terza Intifada, le vittime sulla strada del "Diritto al Ritorno".

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