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domenica 3 febbraio 2019

Parole di apprezzamento e di intesa rivolte da Hamas all'indirizzo del nuovo esecutivo libanese!


Il Movimento di Resistenza islamica Hamas si è congratulato con il Libano nella giornata di ieri per la formazione di un nuovo Governo, augurando all'atteso esecutivo di unità nazionale il più grande successo possibile.

In un comunicato stampa della Divisione per i rifugiati di Hamas, Hamas ha espresso apprezzamento per la dichiarazione ministeriale del nuovo Governo, in cui ha respinto le proposte di reinsediamento per i rifugiati palestinesi, ha confermato il Diritto al Ritorno dei palestinesi e ha invitato le organizzazioni internazionali a responsabilità nei confronti dei rifugiati palestinesi del Libano e contribuire permanentemente a fornire fondi all'UNRWA.

venerdì 9 novembre 2018

Sauditi sempre più schifosamente servi di Sion, impediscono a milioni di Palestinesi musulmani di recarsi alla Mecca!


Non esiste schifo e bassezza a cui i wahabiti sionisti Saoud non possano prestarsi per compiacere i loro padroni di Tel Aviv.

L'Arabia Saudita sta impedendo a più di un milione e mezzo di cittadini palestinesi residneti sotto l'occupazione sionista di viaggiare con passaporti giordani per compiere i pellegrinaggi islamici di Hajj e Umra nella città santa della Mecca.

La misura fa parte della nuova politica dell'Arabia Saudita di smettere di rilasciare visti per Hajj e Umrah ai Palestinesi in Giordania, Libano, Gerusalemme Est e, più recentemente, ai Palestinesi che vivono nel regime ebraico, che detengono documenti di viaggio temporanei rilasciati dalla Giordania o dal Libano - un politica entrata in vigore il 12 settembre.

giovedì 8 agosto 2013

Il PFLP denuncia ancora le fasulle 'trattative' a cui si piega Fatah: "Resistenza e Diritto al Ritorno, altro che 'negoziati'!"

A dimostrazione di come la stragrande maggior parte degli abitanti legittimi della Palestina, sia nei territori occupati che nella Diaspora, siano completamente contrari a qualunque 'ripresa dei negoziati' (Un'impostura voluta da John Kerry per permettere a Israele di ampliare le proprie colonie e procedere quietamente con il genocidio della popolazione beduina mentre a Ramallah si perde tempo nella Sala della Pallacorda) il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina ancora una volta ha denunciato la completa inutilità di questi fittizi 'dialoghi', tramite il suo rappresentante in esilio Maher Taher.

Membro del Politburo del PFLP e leader della sua sezione in esilio,  Taher ha recisamente rifiutato la decisione della ripresa dei negoziati e la considera inaccettabile in qualsiasi forma e incompatibile con la posizione presa da istituzioni palestinesi. Sottolineando che si possa raggiungere l'indipendenza e il Diritto al Ritorno, tutto il resto non sono che parole che hanno lo scopo di ingannare e fuorviare il Popolo palestinese.

Taher ha anche affermato che il Fronte continuerà la sua attività in segno di protesta contro i negoziati, invitando il popolo palestinese in tutti i campi profughi a manifestare, per dimostrare a tutto il mondo la condanno contro questo passo inaccettabile.

mercoledì 24 aprile 2013

La Russia dona due milioni di dollari per sostenere e intensificare i programmi di assistenza ai profughi palestinesi!

La Repubblica russa ha donato due milioni di Dollari Usa all'UNRWA (United Nations Relief Works Agency), agenzia internazionale che si prende cura dei cinque milioni di profughi palestinesi sparsi tra Palestina e paesi circostanti del Medio Oriente in attesa che possano esercitare il loro Diritto al Ritorno.

In una dichiarazione stampa di ringraziamento l'INRWA ha comunicato che la generosa donazione sarà utilizzata per sostenere i programmi di educazione, sanità e promozione sociale offerti al suo bacino di utenza; l'ambasciatore russo presso Ramallah, Aleksandr Rudakov, ha detto che, dipendendo le vite e il benessere di milioni di Palestinesi dei campi profughi dai programmi di assistenza dell'UNRWA la donazione russa é solo un piccolo incentivo a continuare e migliorare il suo lavoro e potrebbe venire replicata e aumentata in futuro.


martedì 5 febbraio 2013

Haniyyeh dichiara: "Hamas si batterà per il Diritto al Ritorno dei Rifugiati!" Se lo dice lui...

Secondo una recente dichiarazione del Premier palestinese Ismail Haniyyah, Hamas ha ogni intenzione di battersi per garantire il Diritto al Ritorno dei palestinesi resi profughi dalle invasioni sioniste del 1948 e del 1967, nonché, coerentemente, di tutti i loro discendenti.

Pochi mesi fa Ismail Haniyyeh non avrebbe nemmeno avuto bisogno di "pensare" di fare una simile dichiarazione. Che Hamas avrebbe lottato per il Diritto al Ritorno era logico, così come era logico che Hamas, 'Movimento Musulmano di Resistenza' avrebbe lottato contro la colonizzazione e la giudaizzazione dei Territori Occupati, contro le demolizioni di villaggi, pozzi e infrastrutture palestinesi, contro le minacce ebraiche al Sacro Tempio di Al-Aqsa e alla Città Santa di Al-Quds.

Ma, quando una parte della dirigenza di Hamas ha TRADITO gli ideali di Resistenza e i loro sostenitori e si sono cominciate a rincorrersi voci sull'accettazione della fallace 'Soluzione a Due Stati' allora é divenuto necessario anche ripetere ovvietà come queste visto che, con una dirigenza di voltagabbana e traditori a libro-paga degli Emiri del petrolio filo-americani, ormai tutto é possibile, anche che Hamas abbandoni al loro fato i profughi della diaspora...
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lunedì 5 novembre 2012

Qualcunio spieghi al cacicco Abbas che il Diritto al Ritorno non é commerciabile, soprattutto dai venduti come lui!

Ultimamente molti strali di "Palaestina Felix" si sono concentrati su quella parte della dirigenza di Hamas che pare più interessata a ricevere denaro dai petro-monarchi sunniti e conservatori, fantocci degli Usa e nemici dell'Iran e dell'Asse della Resistenza, che non di servire gli interessi e i desideri del Popolo di Palestina. Gli atti e le iniziative assunte da questi dirigenti corrotti e venali (come Khaled Mishaal e Moussa abu Marzouk) ci facevano letteralmente "rimpiangere" i giorni non lontanissimi in cui stigmatizzavamo ferocemente Mahmud Abbas e i 'cacicchi' della fazione Fatah (che illegittimamente amministrano per conto dell'occupante sionista la Cisgiordania) e indicavamo invece Hamas come forza di Resistenza "sana" e fedele ai principi della lotta di liberazione.

Le recenti "sparate" del satrapo Abbas, attaccato alla poltrona tarlata di "Presidente dell'Anp" nonostante che il suo mandato sia scaduto 46 mesi orsono, ci hanno ulteriormente ricordato quei giorni. L'idiota Abbas, che occupa uno scranno la cui legittimità é più scaduta di uno yogurt ormai verde e impellicciato di muffa dovrebbe venire informato che il "Diritto al Ritorno" dei profughi palestinesi e dei loro discendenti non é materia che un ufficiale eletto possa trattare, a meno che non sia legittimato da un ipotetico referendum che coinvolga tutti i membri della Diaspora Palestinese: certo non può venire maneggiato come 'merce di scambio' da un 'Presidente' screditato e che dovrebbe essersi dimesso da anni come lui!

Il tentativo di Abbas di mettersi in luce agli occhi del "Bwana" sionista con la 'promessa' di abbandonare ogni pretesa di "Diritto al Ritorno" in occasioni di eventuali (in realtà impossibili) riprese dei 'negoziati di pace' dimostra solo il servilismo e l'abiezione morale del personaggio e dell'organizzazione che a lui fa riferimento: Fatah, da gruppo di guerriglieri a coterie di camerieri!

POSCRITTO
"Menzione Speciale" per gli eunuchi imbecilli responsabili del "blog" Frammenti Vocali in Medio Oriente sostenitori di una 'pacioccosa' linea buonist-veltroniana che credono che si possa essere 'amici della Palestina' in maniera 'radical chic' e 'politicamente corretta'. Questi colossali idioti (che non devono avere visto un Palestinese nemmeno disegnato) alla fragorosa calata di braghe da parte di Mahmud Abbas/Abu Mazen hanno fatto partire urrà ed applausi lodando il suo "enorme coraggio" per aver messo in vendita i Diritti inalienabili (riconosciuti dall'ONU) di milioni di persone. Vi informiamo di una cosa, massa di idioti ridicoli, le reazioni dei PALESTINESI VERI sono state, come potrete vedere da questo link, DEL TUTTO DIVERSE dalle vostre, pensateci un attimo (se ne siete capaci) e chiedetevi come mai!
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martedì 10 luglio 2012

Rappresentanza dei movimenti palestinesi in Libano incontra il Presidente del Parlamento Berri!

Una delegazione di partiti e movimenti palestinesi in Libano, guidata dal locale rappresentante del Movimento musulmano di Resistenza Hamas, Ali Baraka, ha incontrato il Presidente del Parlamento libanese e leader del partito sciita Amal, Nabih Berri; all'incontro era anche presente Mohammed Jbawi, rappresentante del Politburo di Amal. Baraka ha affrontato con Berri la situazione generale e le condizioni di vita dei profughi palestinesi in Libano, rimarcando come sia mutuo interesse che la situazione nei campi profughi rimanga stabile.
Baraka ha altresì confermato che non é interesse o intenzione dei Palestinesi cercare di ottenere la cittadinanza libanese o fare piani per rimanere nel territorio del Paese dei Cedri più di quanto strettamente necessario e che la bussola dei loro interessi é sempre costituita dal "Diritto al Ritorno". "L'unico progetto che ci interessa é il Ritorno in Palestina, non accetteremo mai ogni progetto che prenda di mira tale Diritto o che preveda 'soluzioni alternative' al completo rimpatrio dei profughi entro i confini della Palestina storica".
Berri ha informato i suoi interlocutori che il Governo Mikati presto formerà un'equipe politica, tecnica e di sicurezza per gestire in maniera univoca e competente il dialogo palestino-libanese e si é impegnato in prima persona per aiutare i residenti del campo di Nahr el-Bared, nel recente passato teatro di scontri con fanatici qaedisti, con iniziative di ricostruzione e di miglioramento delle condizioni di vita materiale.
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lunedì 19 marzo 2012

Sarà il Presidente tunisino Marzouki a tenere a battesimo la prossima Conferenza della Diaspora palestinese in Europa, a fine aprile a Copenhagen!


Il Presidente tunisino Moncef Marzouki del Forum del Lavoro e delle Libertà (Ettakatol), alleato laico (ma non laicista) del Partito del Rinascimento musulmano (Ennahda) farà da padrino alla annuale Conferenza dei Palestinesi in Europa, che si terrà il prossimo 28 aprile nella capitale danese Copenhagen. Lo ha annunciato il Segretario Generale della Conferenza Europea dei Palestinesi, Adel Abdullah, parlando con esponenti dell'Agenzia Quds Press, dopo avere incontrato lo stesso Marzouki per ricevere la sua solidarietà nei confronti della Diaspora palestinese.

Abdullah ha dichiarato che la posizione di Marzouki non lo ha sorpreso, ma é stata anzi la conferma delle sue note posizioni antisioniste e pro-Palestina, derivanti dal suo impegno umanitario e dal suo innato rifiuto di ogni regime di oppressione e occupazione coloniale. Abdullah ha dichiarato che il sostegno per la Palestina e i Palestinesi é diffuso a ogni livello nella società e nel mondo politico tunisino e che, con i cambiamenti e rinnovamenti dovuti alla Rivoluzione del gennaio 2011 tale solidarietà é pronta a esprimersi in molti modi.

La Conferenza di Copenhagen sarà il momento di incontro di migliaia e migliaia di Palestinesi dai paesi europei più diversi, che potranno ascoltare seminari e conferenze sulla situazione in patria e sui progetti e le prospettive per l'immediato e il prossimo futuro su come affermare, rivendicare e infine esercitare il Diritto al Ritorno, contemporaneamente all'abbattimento e al superamento del regime ebraico di occupazione.
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sabato 5 novembre 2011

Il Segretario Generale dell'OIC stigmatizza le decisioni israeliane per l'ampliamento delle colonie ebraiche illegali!


Il Segretario Generale dell'Organizzazione per la Cooperazione Islamica (già 'Organizzazione della Conferenza Islamica'), professor Ekmeleddin Ishanoglu (sopra), ha condannato fortemente le recenti decisioni dell'occupazione sionista in terra di Palestina di aumentare il numero e accelerare il ritmo di costruzione delle colonie ebraiche illegali, vere e proprie sentine di violenza razzista e odio etnico e religioso, che Tel Aviv popola con miliziani armati e fanaticamente indottrinati da rabbini razzisti e addestrati al vandalismo e alle devastazioni delle case, delle infrastrutture e delle proprietà dei legittimi abitanti palestinesi.

"La decisione evidenzia senza bisogno di alcun commento la profonda arroganza della classe dirigente sionista, che pensa che le sue lobby politico-economiche la proteggeranno da qualunque seria conseguenza sul piano internazionale e perciò si abbandona senza remore a questi progetti sciagurati e offensivi", ha relato Isahnoglu durante una conferenza stampa, aggiungendo: "Decisioni simili privano 'ab ovo' di credibilità e senso ogni ipotesi di ripresa del dialogo e di fattibilità della 'Soluzione a Due Stati', in realtà lo Stato ebraico lavora costantemente per raggiungere l'obiettivo della totale pulizia etnica della Palestina dalla presenza dei suoi abitanti originari".
Violenza di teppisti ebrei contro un legittimo abitante della Palestina
L'Organizzazione per la Cooperazione islamica ha sottolineato più volte la propria determinazione a sostenere gli sforzi palestinesi per il pieno riconoscimento internazionale, l'ammissione all'ONU e un comprensivo piano di difesa dell'identità Storica e Culturale della Palestina, che preveda il Diritto al Ritorno per tutti i profughi della diaspora e per i loro discendenti e la dichiarazione di Gerusalemme come capitale dello Stato di Palestina.
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martedì 4 ottobre 2011

Ahmadinejad descrive l'occupazione israeliana della Palestina come "Uno dei più indecenti crimini contro l'Umanità che la Storia ricordi!"


"Tutti gli Arabi, tutti i Musulmani, tutti gli amici e gli amanti della Pace devono tentare ogni azione possibile per restituire ai Palestinesi la totalità dei loro Diritti, da decenni sviliti e calpestati dalla presenza dell'Entità sionista di Occupazione"; così si legge sulla Dichiarazione ufficiale con cui recentemente si é chiusa a Teheran la Quinta Conferenza Internazionale sull'Intifada palestinese.

I convenuti si sono unanimemente detti concordi con le parole della Guida Suprema, Ayatollah Ali Khamenei, che ha lodato gli sforzi e i successi della Resistenza palestinese, nel contempo stigmatizzando e denunciando eccessi e crimini del Regime di Occupazione e Apartheid, sostenuto dalla codarda ipocrisia delle potenze imperialiste, primi tra tutti gli Stati Uniti.

Durante il corso della Conferenza il Presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad ha intrattenuto incontri con i Presidenti dei Parlamenti di Palestina, Indonesia, Qatar, Paraguay, Irak, Libano, Syria, Sudan, Afghanistan, Zanzibar e Isole Comore. Valutando prospettive di azioni e iniziative comuni a sostegno della lotta antisionista. Invitato a descrivere la perdurante occupazione delle terre palestinesi il Preidente iraniano l'ha bollata come "Uno dei più gravi e indecenti crimini contro l'Umanità che la Storia ricordi".

Dopo la conclusione della Conferenza, a rimarcare il carattere impegnativo e non episodico o 'di facciata' delle dichiarazioni espresse durante il suo svolgimento, si é tenuto un incontro al vertice tra il Capo del Politburo di Hamas, Khalid Mishaal, e il Presidente della Camera dei Majlis Ali Larijani che, dopo essersi complimentato col leader palestinese per la dedizione e l'impegno con cui il suo movimento ha saputo resistere a ogni 'deviazionismo' dal sentiero della lotta, ha ribadito l'impegno della Repubblica Islamica a sostenere e dare voce a tutte le rivendicazioni palestinesi: liberazione dei territori occupati, diritto al ritorno e una vera ed effettiva democrazia per tutti i componenti del popolo di Palestina.
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domenica 2 ottobre 2011

Mishaal si rivolge al simposio pro-Palestina in corso a Teheran: "Abbas ha sbagliato a rivolgersi all'ONU"


In un messaggio inviato alla capitale iraniana, dove sta per prendere il via la Conferenza internazionale in sostegno alla Lotta della Palestina il capo del Politburo di Hamas, Khaled Mishaal, ha dichiarato che, nella visione sua e del Movimento musulmano di Resistenza sarebbe stato meglio prima liberare la Palestina e poi chiedere al consesso internazionale il riconoscimento di un nuovo Stato, piuttosto che intraprendere il sentiero scelto da Abbas e dalla fazione golpista Fatah.

Mishaal ha lanciato un avvertimento riguardo il fatto che il 'riconoscimento' internazionale potrebbe venire subordinato dalle potenze imperialiste a un implicito 'riconoscimento' dell'occupazione sionista sulle terre del 1948 o a una implicita rinuncia al Diritto al Ritorno per i profughi e i loro discendenti, chiedendo ad Abbas di consultarsi con i leader delle altre organizzazioni palestinesi per concordare una strategia che unifichi e cementi il fronte nazionale per prossime e future sfide.

Mishaal ha citato attacchi, angherie e vessazioni partite recentemente dagli insediamenti e dalle colonie illegali come prova che la Resistenza é una necessità non rimandabile e non sostituibile, chiedendo anche agli altri leader arabi che condividono "la trincea della Resistenza" di offrire sostegno e supporto a favore di una soluzione politica che dia tanto al popolo di Palestina quanto agli altri popoli della Regione la libertà e la Democrazia cui essi anelano da tempo.

"Io e Hamas siamo a fianco dei popoli che domandano libertà, autonomia, fine della paura e della corruzione, fine della sottomissione agli interessi stranieri"; dichiarandosi poi 'commosso e grato' per coloro che, nelle recenti Rivoluzioni arabe, hanno versati cause.
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lunedì 26 settembre 2011

L'Ufficio Profughi di Hamas dichiara: "L'Occupazione sionista non ha diritto nemmeno a un centimetro di Palestina!"


Abbiamo già espresso con chiarezza il convincimento che l'attuale 'balletto' in corso di svolgimento al Palazzo di Vetro dell'ONU, a New York, per il 'riconoscimento' di un parziale e mutilato 'Stato palestinese' sulla base dei confini antecedenti l'aggressione alle spalle sionista del 1967 sia molto poco utile alla Causa nazionale palestinese, almeno tanto quanto é invece vitale per la sopravvivenza politica di Mahmud Abbas che ha trovato in esso una comoda scusa per rinviare 'sine die' il progresso del dialogo di riconciliazione con Hamas e con il resto del 'Fronte del Rifiuto'.

Abbiamo spiegato che, anche qualora venisse riconosciuto uno 'Stato' esteso solo sul 22 per cento della Palestina, intossicato dalla metastasi degli insediamenti ebraici e privo di continuità territoriale, si corre il gravissimo rischio che, per 'rimbalzo' automaticamente Tel Aviv consideri 'legittimata' la sua occupazione del 78 per cento della Palestina, invasa con la Nakba del 1948. Oggi, provando la fondatezza dei nostri convincimenti il Dipartimento di Affari dei Profughi del Movimento Hamas ha rilasciato un comuncato in cui "si obietta fortemente a qualunque ipotesi di 'abbandono' delle rivendicazioni sulla parte di Palestina occupata dall'entità sionista e si lancia un severo monito contro ogni ventilata 'rinuncia' al Diritto al Ritorno dei profughi e dei loro discendenti, parte delle richieste irrinunciabili e non-negoziabili della Causa palestinese".

Il comunicato asserisce la "totale legittimità di ogni opzione di Resistenza all'occupazione sionista, ivi compresa quella armata" e altresì denuncia "l'ipotesi di un eventuale ritorno al tavolo della trattativa, obiettivo chimerico e inutile come dimostrato dai 'frutti' -inesistenti- di diciotto anni di simile 'trattativa', seguita agli Accordi di Oslo". Il Vicepremier del legittimo Governo palestinese Mohammed Awad ha dichiarato anche che, prima di rivolgersi all'ONU per il riconoscimento formale di uno Stato palestinese Abbas avrebbe dovuto completare il processo di riconciliazione e formare un nuovo Governo, tecnico e di transizione, col compito di amministrare Gaza e Cisgiordania in preparazione di nuove elezioni parlamentari e presidenziali.
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martedì 21 giugno 2011

A Gaza si celebra la "Giornata Mondiale dei Rifugiati" con dimostrazioni, ricordando che oltre cinque milioni di persone hanno il Diritto di tornare in Palestina!



Centinaia di Palestinesi hanno manifestato di fronte agli uffici dell'UNRWA nella Striscia di Gaza per ricordare alla Comunità internazionale, nella Giornata Mondiale dei Rifugiati, che milioni di loro compatrioti, profughi del 1948, del 1967 e loro discendenti, ancora attendono di poter esercitare il loro Diritto al Ritorno; al loro fianco, dozzine di volontari internazionali hanno preso parte ai sit in e alle dimostrazioni per riaffermare l'importanza della solidarietà e della condivisione delle sofferenze del Popolo di Palestina.

Come affermato da Khalil Shaheen, del Centro Palestinese per i Diritti Umani: "Questo momento storico e politico é di cruciale importanza per i Palestinesi e i loro sostenitori internazionali per agire e convincere la comunità internazionale a mettere Israele di fronte alle sue colpe storiche e alle sue responsabilità, tra cui quella di permettere a profughi e rifugiati di tornare nella loro terra di origine, nello spirito e nella lettera del Diritto internazionale".

Infatti, secondo la Risoluzione 194 dell'Assemblea Generale dell'ONU tutti i profughi attualmente presenti nella Striscia di Gaza, in Cisgiordania, in Libano, Siria ed Egitto, oltre ai componenti della Diaspora Palestinese nel resto del mondo hanno pieno diritto a tornare in Palestina e, se non volesserlo esercitarlo, hanno diritto a una compensazione monetaria da parte del Regime dell'Apartheid per le case e le proprietà sottratte loro durante la Nakba o la Naksa.
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lunedì 6 giugno 2011

Hamas loda il sacrificio dei dimostranti palestinesi sul Golan e in Cisgiordania!


Il Movimento musulmano di Resistenza Hamas ha lodato in un comunicato rilasciato poche ore dopo la strage perpetrata dalle truppe sioniste di occupazione contro i manifestanti palestinesi disarmati che, sulle alture del Golan militarmente occupato da Israele in spregio a ogni articolo del Diritto internazionale, protestavano il loro Diritto al Ritorno nei territori proditoriamente invasi nel 1948 e nel 1967.

Il gruppo ha dichiarato che i movimenti di protesta costituiscono un importante momento verso la restituzione dei Diritti fondamentali dei rifugiati e dei profughi e dei loro discendenti. "Nonostante il trascorrere degli anni e delle generazioni i Palestinesi non hanno dimenticato la loro devozione alla Causa della liberazione nazionale, nonostante tutti i tentativi del nemico sionista per abbatterne e stroncarne lo spirito di Resistenza che si é dimostrato forte sul Golan quanto in Cisgiordania quanto a Gerusalemme".

Hamas ha anche chiamato le altre organizzazioni politiche palestinesi, in special modo quelle che ancora si illudono di poter 'venire a patti' con la potenza occupante, a una "radicale riconsiderazione" del loro modo di approcciarsi ai problemi fondamentali dei Palestinesi e di riprendere la Resistenza 'a 360 gradi' contro l'occupazione, la politica degli arresti, dei raid, dei bombardamenti e degli omicidi, così come contro il 'quotidiano assalto' portato da miliziani, coloni e settler ultraortodossi che mirano a occupare ulteriori porzioni di Palestina.
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mercoledì 1 giugno 2011

Ismail Hanyieh inaugura al Porto di Gaza un monumento alla memoria dei caduti della "Mavi Marmara"!


Il Primo Ministro Ismail Hanyieh ha inaugurato nella giornata di oggi un monumento commemorativo nel Porto di Gaza in onore delle vittime della Freedom Flotilla, il convoglio internazionale di aiuti umanitari che esattamente un anno fa vide la propria ammiraglia (la motonave 'Mavi Marmara') abbordata piratescamente in acque internazionali dai 'commando' israeliani che, dopo avere aggredito e immobilizzato gli attivisti che portavano cibo, farmaci, apparati medicali e materiali didattici alla Striscia di Gaza ne uccisero una decina con colpi sparati alla schiena e alla nuca.

La cerimonia si é svolta solennemente tra il garrire dei vessilli di tutte le nazioni che hanno preso parte al nobile sforzo umanitario soffocato nel sangue dal brutale Regime dell'Apartheid tra cui era annoverato anche il tricolore italiano grazie alla presenza tra gli attivisti diretti verso l'enclave assediata di Gaza anche del volontario e attivista Vittorio Arrigoni, che poco più di un mese fa é arrivato a dare la stessa vita per la Causa che aveva deciso di sostenere e portare avanti.
Haniyeh ha dato voce al convincimento di tutti i Palestinesi e dei loro sostenitori che ritengono impossibile arrivare all'affermazione dei loro innegabili e inalienabili Diritti attraverso una via diversa da quella della Lotta e della Resistenza; tramite questo sentiero aspro, impervio e troppo spesso sanguinoso, ha articolato Hanyieh e con il sostegno della Comunità musulmana internazionale, del Mondo Arabo e di tutti quegli uomini di buona volontà che riconoscono le ragioni storiche della Palestina e dei Palestinesi sarà possibile affermare e far riconoscere lo Stato palestinese e far rientrare entro i suoi confini tutti i profughi del 1948, del 1967 e i loro discendenti.

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Scandaloso! Israele ammette apertamente di preparare 'attacchi' e 'offensive' contro le prossime manifestazioni palestinesi!


L'Esercito e la polizia del Regime dell'Apartheid si preparano non soltanto ad usare la violenza e la forza militare contro i manifestanti e i dimostranti che il prossimo 5 giugno si raduneranno ai confini dello Stato ebraico per ricordare a Tel Aviv che, al di fuori delle muraglie di cemento, delle torrette dei cecchini, dei fili spinati e dei posti di blocco quasi cinque milioni di profughi palestinesi attendono di poter esercitare il loro sacrosanto e inalienabile "Diritto al Ritorno", ma stanno persino organizzando "attacchi" e "offensive" contro le folle disarmate che si pareranno loro di fronte, armate solo di coraggio e determinazione.

Queste sono le incredibili affermazioni che vengono dalla bocca di Yohanan Danino, ufficiale sionista che, senza rendersi conto di stare praticamente ammettendo la volontà di Israele di invadere Stati sovrani come il Libano, la Siria, la Giordania o l'Egitto parla quasi incoscientemente di "mosse preventive" e "infiltrazioni offensive" che le sue truppe si starebbero preparando a eseguire contro le prossime manifestazioni palestinesi.

Israele, ormai troppo abituato alle cambiali di impunità staccate con generosità a Washington da politici statunitensi ormai totalmente in balia e in ostaggio della potentissima "Lobby a Sei Punte" pensa di poter vedersi condonare ogni sorta di aggressione contro vittime civili, purché, naturalmente si tratti di "Untermensch" palestinesi; la reazione internazionale che lo investirà quando i suoi aguzzini in uniforme cerceranno di "infiltrarsi aggressivamente" in territorio straniero sarà un salutare memento del fatto che, anche per Tel Aviv, le azioni hanno conseguenze.
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martedì 31 maggio 2011

"Se le manifestazioni del 5 giugno saranno abbastanza forti la Terza Intifada non tarderà ad arrivare!!"


Sul sito web MEMO - Middle East Monitor l'insegnante di Scienze statunitense Joe Catron, da tempo membro dell'International Solidarity Movement per la Palestina pubblica un articolo che si apre con la vividissima e toccante descrizione delle sue esperienze vissute il 15 maggio scorso in occasione delle massicce dimostrazioni palestinesi davanti al varco fortificato di Eretz, parte del complesso di barriere dell'Apartheid che dovrebbero, come una moderna 'Grande Muraglia' una 'Linea Maginot' o un 'Muro di Berlino' tenere distanti i rifugiati palestinese della Nakba e i loro discendenti dalle terre palestinesi illegalmente e ingiustamente occupate dai sionisti nel 1948.

L'articolo prosegue con le riflessioni di Catron sull'inevitabilità del Ritorno in Palestina per tutti i profughi palestinesi e su quanto sia futile per Israele cercare di trincerarsi dietro mura e barriere fisiche, che falliranno esattamente come hanno fallito la Grande Muraglia, il Muro di Berlino, la Linea Maginot...ma il focus principale del suo scritto si concentra sul prossimo anniversario del 5 giugno e sulle massicce proteste che si terranno in quell'occasione, la cui portata, intensità e anche il cui bilancio (perché nessuno si fa illusioni che Israele eviti di usare nuovamente forza militare contro civili indifesi) servirà da 'cartina di tornasole' per il prossimo futuro.

Infatti, se le proteste saranno sporadiche e deboli, vorrà dire che la brutalità e la violenza israeliana sono riuscite a scoraggiare i profughi dal reclamare apertamente e con forza il rispetto dei loro Diritti inalienabili, se saranno paragonabili a quelle del 15 maggio, invece, significherà che d'ora in poi ogni anniversario di un punto cardine della tragica odissea nazionale palestinese (e ve ne sono molti, lungo tutto l'anno) potrà diventare un potenziale "flashpoint" nel quale il movimento di Resistenza antisionista farà del suo meglio per esporre il Regime ebraico come l'entità mostruosa e ingiusta che é, nonostante tutte le cortine di 'Hasbara' stese dalla potente Lobby a Sei Punte che controlla i media. Infine, se, addirittura, le proteste si manifestassero ancora più massicce, violente e devastanti di quelle di ventun giorni prima, allora sarà il segno che la Terza Intifada é pronta a scoppiare e che la prossima tappa della Primavera Araba del 2011 sarà la Palestina.
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venerdì 27 maggio 2011

Return to Palestine prepara nuove manifestazioni ai confini con Israele: "Vogliamo che i sionisti debbano mobilitare tutto il loro esercito!"


Il 6 giugno prossimo il comitato "Return to Palestine" ha programmato nuove attività al confine tra Libano e Israele, come confermato da Abu Mohammed Imad, membro dell'organizzazione, ai microfoni della televisione di Hezbollah "Al-Manar". E' dallo scorso 15 maggio che, per onorare il sacrificio dei martiri caduti sotto il fuoco assassino dei militari sionisti, il Comitato ha continuato a tenere le fila e preparare volontari e attivisti palestinesi residenti in Libano e Siria per una nuova dimostrazione che renda chiaro a Israele come il "Diritto al Ritorno" nei territori occupati dal 1948 non sia negoziabile, non sia evitabile, non sia prevenibile, né con la forza militare, né con la manipolazione della Casa Bianca a opera della Lobby a Sei Punte, né con alcun altro stratagemma o escamotage.

Proprio in questi giorni il Comitato ha fatto erigere un monumento commemorativo sul confine, con i volti dei profughi uccisi e la scritta in ebraico: "Stiamo Tornando"; a quanti gli hanno chiesto natura e obiettivi della nuova iniziativa Imad ha replicato: "Questi particolari sono oggetto di discussione molto accesa proprio in queste ore, posso solo dirvi che abbiamo varie opzioni e le stiamo studiando e analizzando una per una. Vogliamo tenere il Nemico sionista in allarme da Nakoura al Golan, vogliamo costringerlo a spendere denaro per mantenere in stato di allerta tutte le brigate militari che ha già impiegato il quindici maggio, vogliamo fargli consumare più risorse possibili per portarlo al punto di rottura".

Sembra che, in queste ore, contatti molto intensi con l'Egitto e la Giordania siano in corso, in modo da rendere le iniziative del 6 giugno, data in cui il mondo arabo e palestinese ricorda la Yawm an-Naksa del 1967 (la seconda dispersione di profughi dovuti al codardo attacco a tradimento dello Stato ebraico contro Egitto, Siria e Giordania), ancora più massicce e imponenti di quelle di dodici giorni fa.
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mercoledì 25 maggio 2011

Abu Marzouk: "Hamas non commetterà mai l'imperdonabile errore di 'riconoscere' Israele!"


Il rinomato ufficiale di Hamas Moussah Abu Marzouk ha recentemente rassicurato membri e simpatizzanti del Movimento di Resistenza musulmano riguardo all'impossibilità che esso "ripeta lo storico e fatale errore di Arafat", commesso quando, ansioso di 'concessioni' che sarebbero dovute venire dai tavoli della trattativa (poi rivelatasi iniqua e truccata a favore di Israele) il Capo dell'OLP si impegno a riconoscere la "legittimità" dello Stato ebraico dell'occupazione.

"Quando mai", ha interloquito Marzouk nel suo comunicato, "Qualcuno ha mai chiesto a un Partito, a un Movimento, a una organizzazione politica non statale, di riconoscere uno Stato?" la richiesta dei sionisti e dei loro sodali e fiancheggiatori é quindi insincera, duplice, ipocrita e mira a immobilizzare l'azione politica e militare di Hamas, tantopiù che, se Israele é così 'ansioso' di venire riconosciuto allora dovrebbe fare a sua volta un passo avanti riconoscendo contemporaneamente l'esistenza e la legittimità di uno Stato Palestinese, con confini sicuri e definiti e il diritto di lasciare rientrare all'interno di essi tutti i profughi del 1948 ancora viventi e i loro discendenti.

Abu Marzouk ha dichiarato che il suo recente incontro col Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov é stato "estremamente fruttuoso e produttivo" e che l'emissario di Mosca ha garantito che la Russia sosterrà la dichiarazione unilaterale di uno Stato palestinese presso il Consiglio di Sicurezza dell'ONU. "Abbiamo ascoltato attentamente la posizione russa in merito al Governo di Unità nazionale e alla riconciliazione interna, trovando notevole sostegno sia dal Ministro Lavrov che dal Governo di cui é espressione".
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martedì 17 maggio 2011

Il giorno dopo le stragi l'ONU condanna senza appello la condotta delle truppe israeliane!


Nella giornata di lunedì le Nazioni Unite hanno fermamente e irrevocabilmente condannato l'uso israeliano della forza militare contro le folle di manifestanti disarmati, definendolo "Una condotta sproporzionata e letale". I "moralissimi" soldati dell'IDF hanno aperto il fuoco contro profughi palestinesi presso il villaggio libanese di Maroun al-Ras e quello druso sulle alture del Golan di Majdal Shams, uccidendo almeno 22 persone e ferendone altre dozzine.

"Sono scioccato dal numero delle morti provocate da Israele e dallo sproporzionato uso di forza militare che le ha causate, segno certo che le truppe dello Stato ebraico si sono fatte prendere dal panico e hanno iniziato a sparare alle cieca"; queste le parole del Coordinatore delle Attività ONU per il Libano, Michael Williams.(foto sopra)

"Reitero fortemente la necessità che tutte le parti in causa esercitino responsabilità e cautela per prevenire il ripetersi di tale violenza e per il totale e completo rispetto della risoluzione 1701", Williams si riferisce alla Risoluzione ONU che pose fine all'aggressione sionista contro il Libano nell'estate 2006, quando le truppe di Hezbollah costrinsero l'IDF a una umiliante ritirata senza che avessero raggiunto nessun obiettivo apprezzabile.

Intanto, nei campi profughi palestinesi di Sidone e Tiro, si sono già tenute le cerimonie funebri per i caduti del 15 maggio, le prime vittime della Terza Intifada, le vittime sulla strada del "Diritto al Ritorno".

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