Cittadini libanesi legali proprietari di terreni agricoli nella zona del paese ancora illegalmente occupata dal regime sionista hanno compiuto oggi un'azione dimostrativa attraversando il confine dell'area occupata (Shebaa Farms) presso Qafwa.
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venerdì 5 aprile 2019
Parlamentare di Amal accompagna alcuni cittadini libanesi nella zona occupata della Shebaa Farms!
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sabato 23 marzo 2019
La "superpotenza militare" che vorrebbe 'occupare il Golan' non riesce manco a tenere in piedi le sue jeep!
Tutti i canali televisivi e le testate internazionali hanno dato rilievo alle incredibilmente stupide, superficiali e ignoranti dichiarazioni del Presidente Usa Donald Trump sul Golan Siriano illegalmente occupato da israhell.
Noi non ci soffermeremo sulla questione perché lo scopo di PALAESTINA FELIX non é (non é mai stato, né mai sarà) quello di 'pappagallare' ciò che dicono tutti, ma, piuttosto di dire, svelare e spiegare quello che non dice nessuno (o quasi nessuno).
Vogliamo però richiamare la vostra attenzione su questa foto, presa nella giornata di ieri presso le Shebaa Farms, la zona di Libano meridionale ancora occupata (esattamente come il Golan Siriano) dalle forze militari di Sion.
Noi non ci soffermeremo sulla questione perché lo scopo di PALAESTINA FELIX non é (non é mai stato, né mai sarà) quello di 'pappagallare' ciò che dicono tutti, ma, piuttosto di dire, svelare e spiegare quello che non dice nessuno (o quasi nessuno).
Vogliamo però richiamare la vostra attenzione su questa foto, presa nella giornata di ieri presso le Shebaa Farms, la zona di Libano meridionale ancora occupata (esattamente come il Golan Siriano) dalle forze militari di Sion.
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venerdì 30 gennaio 2015
Nasrallah: "Israele é una crescita cancerosa che affligge il Medio Oriente!", "Beirut, Damasco e Teheran unite nella stessa lotta!"
Sayyed Hassan Nasrallah, leader del movimento sciita di Resistenza Hezbollah, parlando alle telecamente ha chiamato il regime ebraico di Tel Aviv "una crescita cancerosa che affligge il Medio Oriente".
Commentando la recente azione militare di Hezbollah presso le Fattorie di Sheeba, ha poi aggiunto: "L’attacco al convoglio israeliano, lanciato come rappresaglia, rappresenta l’unità tra Beirut, Damasco e Teheran".
Commentando la recente azione militare di Hezbollah presso le Fattorie di Sheeba, ha poi aggiunto: "L’attacco al convoglio israeliano, lanciato come rappresaglia, rappresenta l’unità tra Beirut, Damasco e Teheran".
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sabato 29 dicembre 2012
Hamdy a Beirut dichiara: "Il Governo egiziano interessato a stretti e intensi contatti con Hezbollah!"
L'ambasciatore del Cairo in Libano, Ashraf Hamdy, parlando ai reporter del quotidiano 'Daily Star' ha dichiarato che, in totale controtendenza con l'atteggiamento del regime di Hosni Mubarak, il Nuovo Egitto guidato dal Presidente Morsi ha intenzione di perseguire stretti e chiari rapporti con tutti i principali attori della scena politica libanese.
"In Libano, la composizione del Governo attualmente in carica lo prova evidentemente, non si può parlare di politica se non si parla anche con Hezbollah", ha dichiarato Hamdy, descrivendo il movimento politico militare sciita come "una vera potenza sul terreno, che armonizza perfettamente le opzioni politiche, diplomatiche e militari".
L'ambasciatore egiziano non ha avuto problemi ad ammettere di avere già incontrato esponenti e dirigenti di Hezbollah nel tentativo di saldare contatti col vertice stesso dell'organizzazione; ha inoltre dichiarato che la Resistenza ai tentativi israeliani e americani di piegare ai loro voleri la politica libanese é un obiettivo del tutto legittimo, così come l'obiettivo di liberare le ultime porzioni di territorio libanese ancora occupate.
"In Libano, la composizione del Governo attualmente in carica lo prova evidentemente, non si può parlare di politica se non si parla anche con Hezbollah", ha dichiarato Hamdy, descrivendo il movimento politico militare sciita come "una vera potenza sul terreno, che armonizza perfettamente le opzioni politiche, diplomatiche e militari".
L'ambasciatore egiziano non ha avuto problemi ad ammettere di avere già incontrato esponenti e dirigenti di Hezbollah nel tentativo di saldare contatti col vertice stesso dell'organizzazione; ha inoltre dichiarato che la Resistenza ai tentativi israeliani e americani di piegare ai loro voleri la politica libanese é un obiettivo del tutto legittimo, così come l'obiettivo di liberare le ultime porzioni di territorio libanese ancora occupate.
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mercoledì 18 luglio 2012
Abigeato sionista! Soldati di Tel Aviv tentano di rapire due pastori libanesi a Sheeba, poi rubano il loro gregge!
Medio Oriente: terra di pastori, la pratica della pastorizia nomade, seminomade o transumante é talmente antica e radicata nei territori del Levante che innumerevoli ne sono le testimonianze e le menzioni anche nel folklore, nelle leggende, nei miti di questa regione carica di secoli e di Storia; nella giornata di ieri tuttavia un grave incidente é avvenuto al confine tra il Libano e la porzione di Palestina occupata dai Sionisti, ai piedi del Monte Hermon, tra la parte delle 'Fattoria di Shebaa' illegalmente occupate da Tel Aviv e la parte ancora libera della zona (sotto giurisdizione libanese).
Come già più volte segnalato proprio su queste pagine una pattuglia di almeno 20 soldati ebrei si é infatti spinta volontariamente oltre il confine della zona occupata, penetrando quasi un chilometro in territorio di Beirut e hanno cercato di accerchiare e rapire i due pastori Mohammed Qassem Hashem e Ahmed Haidar che si trovavano a sorvegliare i loro armenti, un grande gregge di molte centinaia di capi, che necessitava di tutta la loro attenzione e dell'aiuto di numerosi cani pastore per venire controllato.
Per sottrarsi ai possibili sequestratori Hashem e Haidar si sono dovuti allontanare rapidamente, lasciando incustodite le bestie; é stato allora che, frustrati dal loro primo proposito criminale, i militari sionazisti hanno crudelmente aperto il fuoco sui cani, massacrandoli, e hanno proceduto a rubare l'intero gregge di circa 900 tra capre, capretti e montoni. Il Governo libanese, prontamente allertato dell'accaduto, ha denunciato la violazione del confine il tentato sequestro e l'abigeato, sollecitando la restituzione del maltolto e una congrua compensazione per i suoi cittadini vessati dagli israeliani.
Come già più volte segnalato proprio su queste pagine una pattuglia di almeno 20 soldati ebrei si é infatti spinta volontariamente oltre il confine della zona occupata, penetrando quasi un chilometro in territorio di Beirut e hanno cercato di accerchiare e rapire i due pastori Mohammed Qassem Hashem e Ahmed Haidar che si trovavano a sorvegliare i loro armenti, un grande gregge di molte centinaia di capi, che necessitava di tutta la loro attenzione e dell'aiuto di numerosi cani pastore per venire controllato.
Per sottrarsi ai possibili sequestratori Hashem e Haidar si sono dovuti allontanare rapidamente, lasciando incustodite le bestie; é stato allora che, frustrati dal loro primo proposito criminale, i militari sionazisti hanno crudelmente aperto il fuoco sui cani, massacrandoli, e hanno proceduto a rubare l'intero gregge di circa 900 tra capre, capretti e montoni. Il Governo libanese, prontamente allertato dell'accaduto, ha denunciato la violazione del confine il tentato sequestro e l'abigeato, sollecitando la restituzione del maltolto e una congrua compensazione per i suoi cittadini vessati dagli israeliani.
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domenica 1 luglio 2012
Truppe sioniste violano il confine libanese e rapiscono un pastore! L'UNIFIL ne ottiene la liberazione.
Membri delle forze di sicurezza libanesi hanno ricevuto dagli ufficiali dell'UNIFIL il cittadino libanese Yousef Mohammad Zahra, di professione pastore, rilasciato nella giornata di ieri dopo essere stato sequestrato da un commando di soldati sionisti che hanno violato il confine col Paese dei Cedri nei pressi delle Fattorie di Shebaa (territorio libanese illegalmente occupato da forze militari del regime ebraico).
Zahra é stato rapito mentre, come sempre, conduceva le proprie pecore al pascolo nella regione di Shahel; una volta libero l'uomo ha dichiarato che, pur mantenendo sé stesso e i suoi animali ben oltre la linea di demarcazione del territorio occupato, proprio per evitare di venire molestato o aggredito dai sionisti, una pattuglia di militari di Tel Aviv ha volutamente violato il confine penetrando per decine di metri in territorio libanese per rapirlo, minacciandolo con le armi.
Udito l'allarme dato da testimoni oculari del sequestro, le autorità libanesi hanno allerato il Quartier Generale UNIFIL a Naqoura, domandando una censura ufficiale per la violazione territoriale sionista e l'immediata liberazione del suo cittadino.
L'UNIFIL, contattando il comando militare sionista, ha organizzato il rilascio del rapito. Il Ministero degli Esteri libanese guidato da Adnan Mansour ha dichiarato in merito: "La Comunità Internazionale deve iniziare una buona volta a prendere serie misure per impedire al regime sionista di continuare a violare i confini libanesi".
Zahra é stato rapito mentre, come sempre, conduceva le proprie pecore al pascolo nella regione di Shahel; una volta libero l'uomo ha dichiarato che, pur mantenendo sé stesso e i suoi animali ben oltre la linea di demarcazione del territorio occupato, proprio per evitare di venire molestato o aggredito dai sionisti, una pattuglia di militari di Tel Aviv ha volutamente violato il confine penetrando per decine di metri in territorio libanese per rapirlo, minacciandolo con le armi.
Udito l'allarme dato da testimoni oculari del sequestro, le autorità libanesi hanno allerato il Quartier Generale UNIFIL a Naqoura, domandando una censura ufficiale per la violazione territoriale sionista e l'immediata liberazione del suo cittadino.
L'UNIFIL, contattando il comando militare sionista, ha organizzato il rilascio del rapito. Il Ministero degli Esteri libanese guidato da Adnan Mansour ha dichiarato in merito: "La Comunità Internazionale deve iniziare una buona volta a prendere serie misure per impedire al regime sionista di continuare a violare i confini libanesi".
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venerdì 16 settembre 2011
Il Presidente libanese Michel Suleiman rimbecca il fascista Gemayel dopo il suo rozzo attacco al Patriarca maronita!
Il Presidente libanese Michel Suleiman a stretto giro di posta ha rintuzzato le scomposte e offensive critiche elevate da Nadem Gemayel, figlio del traditore Bashir giustiziato nel 1982 e nipote del traditore Pierre giustiziato nel 2006, contro il Patriarca della Chiesa maronita, cattolica ma sui iuris dichiarando che le sue dichiarazioni a favore della Resistenza libanese non soltanto erano pienamente legittime, ma totalmente in linea con gli interessi del popolo e dello Stato libanese".
Suleiman ha rilasciato queste dichiarazioni subito dopo aver incontrato il Patriarca a Diman: "Sua Eminenza Al-Rahi ha espresso le opinioni dei cristiani libanesi alla Francia in merito a numerose questioni, non c'é bisogno di analizzarle in maniera dietrologica in quanto esse sono state sufficientemente chiare ed esplicite perché tutti possano trarne le conseguenze; le dichiarazioni in questione non possono essere strumentalizzate per fini politici, né usate per attaccare politicamente Al-Rahi o la Chiesa maronita".
Dopo l'incontro col Presidente Suleiman Bashara al-Rahi é tornato alla sua residenza di Bkirki. Gemayel, parlamentare eletto nelle fila del partito fascista della Falange, aveva cercato di attaccare il Patriarca per le sue esplicite affermazioni in merito all'utilità e alla necessità della presenza della Resistenza armata libanese nel sud del paese, come baluardo contro le aggressioni e le mire espansionistiche israeliane. Al-Rahi aveva anche lanciato un appello alla Comunità internazionale affinché facesse pressioni su Israele per costringerlo a ritirarsi anche dalle Fattorie di Sheeba.
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mercoledì 10 novembre 2010
Israele si ritirerà dal villaggio di Ghajar
Durante il suo "tour" degli Usa il primo ministro sionista Benyamin Nethanyahu ha informato il Segretario generale dell'Onu Ban-Ki-Moon che l'esercito dello stato ebraico ha intenzione, dopo quarantatré anni di occupazione militare illegale, di ritirarsi definitivamente dal villaggio di Ghajar, nella fascia di territorio adiacente alle "Fattorie di Sheeba", lasciandone il controllo alle truppe dell'UNIFIL.
Ghajar, che conta oltre 2000 abitanti, era originariamente un villaggio siriano, ma cadde sotto il controllo delle truppe di Israele con l'attacco a tradimento che scatenò la "Guerra dei Sei Giorni"; da allora la Siria ha smesso di reclamarne la restituzione (che invece pretende per la fascia del Golan siriano) e, una volta completato il ritiro delle truppe sioniste, l'UNIFIL potrebbe affidarlo al Libano, a cui era già stata data la giurisdizione durante il temporaneo ritiro israeliano dalla fascia nord del villaggio, nel 2000.
Anche la parte settentrionale di Ghajar, comunque, venne ri-annessa con l'attacco al Libano dell'estate 2006.
Con il suo ritiro Israele inizierebbe a obbedire alle clausole della risoluzione ONU 1701, che pose fine alla guerra scatenata dalla sua aggressione contro il Paese dei cedri. La risoluzione raccomandava che Israele completasse l'evacuazione di tutte le zone che aveva occupato miltarmente, nel conflitto del 2006 o con operazioni precedenti.
Ancora una volta sembra evidente che l'unico modo per forzare Israele a rispettare i dettami della comunità internazionale (sia pure con cinquanta mesi di ritardo) non siano le trattative, ma bensì le sconfitte militari.
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