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giovedì 21 agosto 2014

Tel Aviv fallisce nel tentativo di assassinare Mohammed Deif! I razzi di Gaza piovono su dozzine di bersagli!!

Il regime ebraico di occupazione della Palestina sperava, rompendo la tregua tre ore prima della sua scadenza, di riuscire a prendere "di sorpresa" la Resistenza palestinese, come se i leader e i militanti delle Brigate di Gaza stessero a guardare l'orologio col 'cartellino in mano' in attesa di tornare in servizio al suo preciso scadere.

Prendendo di mira la casa di Mohammed Deif, comandante in capo delle Brigate Qassam dopo la morte di Ahmed Jabari, assassinato con l'aiuto dei servizi segreti qatarioti, i macellai di Tel Aviv sono riusciti ad uccidere la moglie e il figlio infante di Deif, ma non lui.

Intanto, come dimostrato dalla mappa che presentiamo in calce, più di cento razzi di ogni tipo e misura sono finora piovuti sulla Palestina Occupata; Abu Obeida parlando in video ha avvisato le compagnie aeree del mondo di cancellare tutti i loro voli per lo scalo di Tel Aviv che da stamane verrà sottoposto a un fuoco particolarmente intenso.

mercoledì 20 agosto 2014

Hamas: "Tel Aviv si é spalancata in faccia le porte dell'Inferno!" Pioggia di razzi su Ashkelon, Tel Aviv, Sderot e Kiryat Mlakhi!!

Il madornale errore sionista nel rompere la prolungata tregua con la Striscia di Gaza é stato subito punito dalle brigate della Resistenza che hanno scagliato una valanga di razzi contro i più diversi bersagli nella Palestina Occupata, vicini e lontani dall'enclave litoranea.

Il portavoce militare di Hamas, Abu Obeida, ha dichiarato che il regime ebraico "Si é spalancato in faccia le porte dell'Inferno" e che le Brigate Qassam hanno già colpito l'aeroporto di Tel Aviv con razzi M80, Kiryat Mlakhi  con quindici 'Grad' e Sderot con 10 'Qassam' a corto raggio.

Da parte loro le Brigate Al-Quds della Jihad islamica hanno colpito Yad Mordechai e Ashkelon con razzi tipo '107' e hanno lanciato salve di proiettili anche contro una piattaforma marittima che ruba il metano palestinese dal fondo del mare.

sabato 26 luglio 2014

Valanga di razzi su Tel Aviv manda nove sionisti all'ospedale: Iron Dome si conferma una 'tigre di carta'!!

Poco prima dell'entrata in vigore della mezza giornata di tregua umanitaria chiesta (troppa grazia!) dalle Nazioni Unite tre razzi M-75 e un Fajr-5 lanciati dalle Brigate Qassam di Hamas sono piovuti sull'aeroporto internazionale di Tel Aviv causando vasti danni alle strutture: sono ormai molti giorni che lo scalo aeroportuale sionista é disertato dalle maggiori compagnie aeree mondiali, con un danno economico di decine di milioni di dollari.

Ancora una volta il sistema 'Iron Dome' si é mostrato incapace di bloccare i proiettili della Resistenza che ormai hanno libertà di colpire in ogni dove l'entità sionista di occupazone. Un'altra raffica di razzi, piovuta a Sud di Tel Aviv senza alcun ostacolo di sorta ha ferito nove coloni che sono stati evacuati via elicottero all'ospedale più vicino.

Intanto, nonostante la cappa di censura che il regime ebraico ha cercato di far calare sulla cosa, si moltiplicano i casi di renitenza al richiamo alle armi e di obiezione di coscienza tra le file sioniste; in parte senza dubbio dovuti alla naturale ripugnanza morale degli atti compiuti in questi giorni contro i civili della Striscia di Gaza, ma in parte sicuramente anche dovuti all'alto numero di vittime inflitto dalla Resistenza agli invasori.

sabato 9 luglio 2011

Il Primo Ministro palestinese ringrazia i volontari internazionali che stanno pacificamente invadendo l'aeroporto di Lod


In un recente messaggio il Primo Ministro palestinese Ismail Hanyieh ha elogiato il coraggio e la determinazione dei volontari internazionali che stanno entrando in Israele tramite l'aeroporto di Lod per testimoniare la propria solidarietà col popolo assediato di Gaza e più in generale contro tutte le vittime dell'Apartheid sionista.

E' una vera e propria "Freedom Flytilla" quella che si é riversata contro lo Stato ebraico proprio quando i suoi dirigenti e la lobby sionista internazionale pensavano di avere avuto successo nel bloccare le navi di aiuti umanitari alla fonda in Grecia.

Comportandosi da piccolo paese meschino e tremebondo qual'é Israele ha cercato di bloccare l'afflusso di attivisti e di espellere o imprigionare quelli già arrivati, mostrando di non avere ancora capito che ogni reazione violenta, antidemocratica, inconsulta non fa che esporre sempre di più al mondo l'ipocrisia del regime ebraico.
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mercoledì 11 maggio 2011

Ancora caos negli aeroporti israeliani, la causa: "carburante contaminato!"


Continuano le tribolazioni per chi volesse in questi giorni lasciare lo Stato ebraico per via aerea, per la terza volta nel corso di una settimana gli aeroporti con la stella di Davide hanno dovuto arrendersi di fronte a quella che oramai appare sempre più come una vera "epidemia" di partite di carburante avio contraffatto e alterato da un misterioso 'inquinante' che costringe i controllori di volo ad annullare o posporre una partenza dopo l'altra.

Anche quando finalmente si decolla però i patimenti non sono finiti visto che le quantità di carburante 'sano' sono ormai tanto limitate in Israele che ogni aereo in partenza deve poi fare scalo per rifornirsi a Beirut o a Cipro, accumulando ulteriori ritardi e gravando i passeggeri di un supplemento di disagio. Nella giornata di ieri é stato l'aeroporto internazionale Ben Gurion a venire colpito dalla sindrome della 'benzina sporca', proprio poche ore dopo che il Ministro dei Trasporti Yisrael Katz (foto sotto) era intervenuto sui media ad annunciare il "cessato allarme", rimediando invece una figuraccia epocale.
"Bring me Solo..."
Un passeggero, raggiunto da cronisti locali nelle sale d'attesa dello scalo internazionale ha definito la situazione come "caotica", puntualizzando che, una volta diffusasi la notizia delle difficoltà di rifornimento, lui e i suoi compagni di viaggio sono stati lasciati senza ulteriori informazioni, persino da parte del personale di sicurezza dello scalo, che sembrava evitare di proposito il contatto con i passeggeri in cerca di delucidazione.

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giovedì 21 aprile 2011

Le parole della madre di Vittorio Arrigoni: "Mio figlio é ancora vivo nella memoria e nell'esempio che lascia"


Forse é vero che per "diventare un eroe", per assurgere all'onore delle cronache, per diventare protagonista di servizi televisivi, sia quasi necessario morire, ma quando l'obiettivo di una persona é semplicemente quello di rimanere un essere umano, é vero lo stesso? Morire é necessario anche in quel caso?

Mi ricordo mio figlio Vittorio a Natale del 2005, detenuto e incarcerato dalla polizia sionista all'Aeroporto 'Ben Gurion', ricordo le cicatrici lasciate sui suoi polsi dalle manette, ricordo l'impossibilità di entrare in contatto col Consolato italiano, ricordo il processo-farsa a cui venne sottoposto. E ricordo la Pasqua successiva, quando attraverso il Ponte Allenby al confine tra West Bank e Giordania la polizia di Tel Aviv lo bloccò, lo mise su un autobus e, in sette contro uno, lo sottopose a un pestaggio, uno dei sette che lo picchiarono, ricordava lui, era una donna.

Vittorio era indesiderato nello Stato ebraico, perché ricordava a questo Stato su che menzogne e su che ipocrisia era fondato, come facevano e continuano a fare tanti altri volontari internazionali, che israele considera altrettanto "sovversivi" e "pericolosi". Come la volta in cui, dimostrando col suo amico Gabriele a fianco degli abitanti del villaggio di Boudrous contro il Muro dell'Apartheid, si era sentito chiedere da questi che insegnasse loro una canzone italiana, una canzone di lotta e, allora, aveva fatto del suo meglio per insegnare loro il ritmo e le parole dell'inno partigiano 'Bella Ciao'.

Più tardi, nel 2008, al largo di Rafah un commando sionista aggredì la barca da pesca su cui si trovava, per difendere col suo corpo il lavoro dei pescatori e il loro diritto a non morire di fame. Venne imprigionato a Ramleh e rimandato a casa senza nulla tranne i vestiti che indossava; nonostante tutto, non posso che ringraziare i rappresentanti dei media che si sono avvicinati a me, alla mia famiglia, al nostro dolore con compostezza e rispetto, senza eccessi di alcun genere e mi hanno permesso di parlare di Vittorio e presentarne la figura e la vita e gli ideali, spiegando le scelte che aveva fatto.

Questo mio figlio io lo sento ancora oggi vivo, come il chicco di grano caduto a terra e 'morto' per portare un raccolto più grande. Io vedo e sento già tutto questo nelle parole dei suoi amici, soprattutto dei più giovani; attraverso Vittorio, attraverso il suo esempio, hanno conosciuto e capito come si possa dare un senso e un significato alla parola 'Utopia', come soddisfare la fame e la sete di giustizia, come dare dignità e significato alle parole 'fratellanza' e 'solidarietà' e come sia possibile, come spesso ripeteva Vittorio, trovare 'tante Palestine anche dietro la porta di casa'. La presenza viva e vitale di Vittorio cresce e si intensifica ora dopo ora, come un vento che spiri con fierezza da Gaza e attraversi tutto il Mediterraneo, che lui amava così tanto, per portatre un messaggio di speranza e di amore ai senza voce, ai deboli, agli oppressi, passando il testimone a una nuova generazione.

Restate umani,

restiamo umani.


Egidia Beretta Arrigoni.

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