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mercoledì 5 settembre 2012

Sbirro collaborazionista di Fatah colpito a morte a Jenin in Cisgiordania!

Hisham al-Rakh, kapò della sbirraglia collaborazionista della fazione Fatah é stato giustiziato da mani per ora ignote nella città di Jenin, nella Cisgiordania occupata che lui con i suoi scherani ha contribuito in questi anni a mantenere asservita alle ubbìe e alle fregole dei coloni giudei fanatici e delle pattuglie dell'esercito sionista di occupazione della Palestina.

Il boia di Fatah si era sempre segnalato come uno zelante servo di Sion, accanendosi contro militanti e rappresentanti della Resistenza palestinese, che arrestava e faceva torturare per guadagnarsi i trenta shekel prezzo del tradimento della sua gente, come un vero Giuda.

Nemmeno i membri di Fatah che mantenevano saldi i principi della Resistenza e della lotta di liberazione della propria terra erano al sicuro da Al-Rakh e dalla sua Gestapo, come possono testimoniare gli arrestati dopo l'attacco alla casa del Governatore Qaddura Moussa, morto mesi fa di infarto a seguito di una violenta contestazione.
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lunedì 18 giugno 2012

Commando palestinese uccide un collaborazionista arabo e ferisce gravemente due sionisti nel Negev al confine con l'Egitto!


Un commando della Resistenza armata palestinese ha compiuto un'operazione poco dopo l'alba a Sud della Striscia di Gaza, lungo il confine tra il Negev occupato e la Penisola del Sinai; abbattendo un collaborazionista arabo venduto al regime ebraico e ferendo gravemente due invasori sionisti. Le vittime dell'azione armata palestinese erano impegnate nella costruzione della barriera con cui Tel Aviv pensa di potere isolare dal mondo circostante il proprio distopico Stato dell'Apartheid, senza ricordare che Muraglie ben più grandi e imponenti, da quella Cinese, alla Linea Maginot al Muro di Berlino sono crollate ignominiosamente senza ottenere il loro scopo.

I guerriglieri palestinesi, elusa la sorveglianza sionista, hanno avuto tutto l'agio di posizionarsi lungo la cosiddetta 'Strada 10' che corre a 30 Km dal Sud della Striscia, nel Negev occupato dagli invasori ebrei nel 1948 dove attualmente é in corso (nel più totale e ipocrita silenzio del mondo occidentale) una grande operazione di pulizia etnica dei legittimi abitanti beduini, che procede di pari passo con l'edificazione della barriera dell'Apartheid, e con distruzione di villaggi, di pozzi, di moschee, di ogni tipo di struttura.

 Ma tali crimini non sono senza conseguenze e a ricordare ai sionisti e a chi si fa complice dei loro misfatti questa verità ha pensato il commando della Resistenza che con un razzo anticarro ha centrato il veicolo su cui viaggiavano il collaborazionista Saed Fashatshe e gli altri due passeggeri che sono stati sbalzati dal veicolo esploso, morto il primo, gravemente feriti gli altri due.
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martedì 3 aprile 2012

Ghannouchi: "Non esiste la possibilità che la Tunisia liberata dalla Rivoluzione allacci alcun tipo di rapporto col regime sionista!"


Il leader storico del partito di maggioranza relativa della scena politica tunisina post-Ben Ali e leader della coalizione occupata a governare il paese mentre una Assemblea Costituente redige una nuova Carta dei diritti e dei doveri dei cittadini, Rachid Ghannouchi, che é tornato in Tunisia da poco più di un anno dopo duecentoquaranta mesi di esilio a Londra, ha reiterato in una intervista rilasciata all'agenzia stampa ufficiale TAP che "é del tutto impossibile" per il paese liberato dalla prima grande rivoluzione della 'Primavera Araba' "allacciare alcun tipo di relazioni bilaterali con il regime che occupa la Palestina".

Il fondatore dell'Ennahda (Il Partito del Rinascimento Musulmano) ha chiarito che i tunisini "non hanno alcun problema col giudaismo, o con gli Ebrei intesi come popolo e come religione" ma che non possono accettare di intrattenere relazioni con un regime fondato sugli assunti di un'ideologia (il Sionismo) che mostra chiarissimi segni discriminatori e razzisti e che in Palestina ha eretto un sistema iniquo, basato sullo sfruttamento e sulla segregazione degli abitanti originari a esclusivo beneficio di quanti sono stati trasportati da altrove a occupare terra non loro.

Ghannouchi ha aspramente criticato il dittatore in esilio Zine el Abidine Ben Ali per avere "tradito la Causa palestinese" ed essere diventato "un collaborazionista degli occupanti sionisti". L'intervista della TAP era stata ispirata da una recente marcia "di avvertimento" che aveva portato migliaia di dimostranti sotto il palazzo dell'Assemblea Nazionale per scoraggiare qualunque ipotesi, anche solo ventilata, di 'normalizzazione' dei legami con il regime ebraico. Sotto Ben Ali la Tunisia aveva aperto una rappresentanza a Tel Aviv (non proprio una vera ambasciata, ma comunque una sede con certe pertinenze diplomatiche), ma la aveva ritirata nel 2000 con l'esplosione dell'Intifada di Al-Aqsa.
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giovedì 28 luglio 2011

Nuovi guai per Dahlan! La casa di Ramallah viene perquisita e l'omicidio si aggiunge alla lista delle accuse contro di lui!


"Come cadono (anzi, precipitano) i potenti!"; l'osservazione é d'obbligo prendendo in esame l'odissea personale di Mohammed Dahlan, soltanto ieri 'ascaro fedele' dell'occupazione israeliana, costantemente impegnato a "superare a destra" tutto il corrotto e tentennante gruppo dirigente di Fatah cercando di mostrarsi il più servile e servizievole 'bwana' palestinese nei confronti delle richieste, delle imposizioni e dei diktat di Tel Aviv, fino alla decisione di tramare con alcuni fedelissimi nientemeno che un piano per contestare la leadership di Abbas e arrivare a deporlo, con le buone o, se necessario, con le cattive.

Ma il castello di carte costruito dallo "squalo" Dahlan é stato scompaginato e distrutto dal forte vento della "Primavera Araba" che, privando l'ex 'ras' dei servizi di sicurezza di Al-Fatah del necessario sostegno egiziano (garantito dal regime di Mubarak) lo ha improvvisamente marginalizzato e indebolito tanto da permettere ad Abbas di contrattaccare con tutta la furia vendicativa di un Saturno che veda vacillare il Giove che si apprestava a colpirlo a morte.

Avevamo lasciato l'ex "squalo", ormai piuttosto sdentato, a barcamenarsi tra fallimentari tentativi di contrabbando d'armi pro-Gheddafi e improvvise fughe all'estero di suoi 'fedelissimi', inseguiti da mandati di cattura nella migliore tradizione degli intrecci a base di corruzione, traffici illeciti, tradimenti e doppi giochi; lo ritroviamo oggi, per così dire, prigioniero in casa sua, letteralmente chiuso a chiave in una stanza della sua lussuosa villa di Al-Tirah, sobborgo di Ramallah, mentre gli uomini della sicurezza di Fatah mettevano a soqquadro il resto, levando poi le tende in compagnia di faldoni di documenti, computer portatili e hard disk, oltre a numerose mazzette di denaro contante trovato in giro qua e là per la casa.

L'irruzione degli ex-camerati di Fatah (ricordiamo che Dahlan é stato dapprima sospeso e quindi espulso dall'organizzazione a causa dei suoi complotti contro la leadership di Abbas, recentemente una corte del Comitato Centrale ha respinto al mittente la richiesta di appello contro l'espulsione, avanzata da Dahlan nelle settimane scorse) é avvenuta, come da copione, alle cinque di mattina quando, secondo quanto riportato dalla France Presse una "pattuglia dell'alba" si é presentata alla villa di Al-Tirah cogliendo l'ex 'giovane leone' di Fatah ancora nelle braccia di Morfeo.
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