Visualizzazione post con etichetta Negev. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Negev. Mostra tutti i post

sabato 22 settembre 2018

Sion aiuta gli Emirati addestrando i tagliagole mercenari da inviare in Sudan, con collaboratori colombiani...nepalesi e...MOHAMMED DAHLAN!!!

Sionismo e wahabismo si confermano sempre di più due facce della stessa medaglia.

Un rapporto recentemente rilasciato dal siono "Al-Khaleej Online" ha rivelato che gli Emirati Arabi Uniti hanno creato un programma di addestramento di mercenari nella Palestina Occupata dal regime ebraico, col diretto sostegno e intervento di Tel Aviv.

Fonti del Comitato Intelligence del Congresso Usa sono state citate a sostegno della rivelazione.

Nel campo di addestramento, che si trova nel Negev, si troverebbero istruttori nel narco-stato colombiano (il che conferma il livello di intrusione sionista nei regimi più corrotti del Sudamerica) e anche nepalesi (e le infiltrazioni sioniste in quell'area le abbiamo sempre denunciate!).

Ma la cosa più interessante é che, come in tutti gli affari sporchi che coinvolgono sionisti e wahabiti, spunta fuori la nostra 'vecchia conoscenza' Mohammed Dahlan, il dirigente di Fatah venduto a Sion che venne preso a calci fuori dalla Striscia di Gaza dagli uomini di Hamas.

mercoledì 4 marzo 2015

Si é spento a 80 anni lo Sceicco Hamad al-Hasanat, l'omaggio delle Brigate Qassam alla sua salma!

All'inizio della settimana è venuto a mancare all'età di ottanta anni lo Sceicco Hama al-Hasanat, figura importante per la crescita e l'affermazione di Hamas come forza predominante della Resistenza palestinese. Nato a Beer al-Saba nel 1935 ebbe la propria famiglia cacciata dalla dimora avita dagli invasori ebrei e vide due suoi fratelli uccisi durante l'Olocausto della Nakba. Persona pia e rinomata per il suo zelo e la sua onestà si dedicò agli studi religiosi e divenne amico dello Sceicco martire Yassin. Fu su suo impulso che organizzò la rete di sostegno sociale di Hamas a fine anni '80.
Tramite la sua opera Hamas ha iniziato a gestire asili, scuole, centri scout e centri sportivi e una grande clinica popolare, aiutando concretamente il popolo palestinese. Suo figlio, martirizzato nel 1992, fu tra i fondatori delle Brigate Qassam. Nella foto esclusiva che qui riportiamo si vede come i militari delle Brigate Ezzedine al-Qassam abbiano reso omaggio alla sua salma. Le esequie dello Sceicco si sono tenute subito dopo l'annuncio della sua dipartita, che é stato dato nella giornata di ieri.

sabato 12 luglio 2014

Beersheba, Tel Aviv e Gerusalemme occupata costantemente sotto il fuoco dei razzi palestinesi! Gaza non si piega!!

Sono oramai sei giorni che i bombardamenti sionazisti infuriano su Gaza ma la determinazione del suo popolo a resistere e a far pagare il massimo prezzo al regime sionista non si é affievolita per nulla, anzi, più si alza il bilancio dei martiri civili e militari e più aumenta in raggio e intensità la risposta palestinese.

Una salva di  ben quindici razzi 'Grad' da 122 millimetri sono piovuti su Beersheba nel Negev mentre una jeep militare sionazista si é rovesciata mentre cercava di evitare razzi palestinesi in arrivo: a Beersheba si é registrato un ferito gravissimo mentre i due militari sulla jeep sono morti.

Una grande esplosione si é sentita nella zona di Ghoush Dan a Tel Aviv mentre quattro razzi M-75 sono piovuti dritti sull'aeroporto di Tel Aviv danneggiandone le strutture. Ancora una volta i sistemi di 'intercettazione' sionisti si sono dimostrati perfettamente inutili a bloccare i vettori palestinesi.

domenica 1 dicembre 2013

Manifestazioni e scontri in tutta la Cisgiordania contro il nuovo piano genocida del regime di Tel Aviv!

Il 'Piano Prawer' elaborato dai teorici della pulizia etnica di Tel Aviv prevede la distruzione di circa 40 villaggi beduini nel Negev meridionale e lo spostamento coatto, simile a quelli imposti ai Nativi Americani dai Soldati Blu yankee di circa 70mila persone che fin dai tempi biblici (se non prima!) hanno abitato quella zona.

Contro questo genocidio (perché rimuovere a forza una popolazione dalla sua patria avita é genocidio non meno che sterminarla fisicamente), contro questo nuovo 'Sentiero delle Lacrime' si é mobilitata l'intera opinione pubblica palestinese, con manifestazioni massicce che ieri hanno coinvolto l'intera Cisgiordania.

Si sono registrati scontri con gli occupanti sionazisti, lanci di gas tossici e urticanti con le consuete procedure pericolose e potenzialmente mortali, uso di munizioni di gomma e plastica utilizzate in modo da massimizzare il danno (eludendo così la presunta natura 'non letale' di tali pallottole).

Vi sono stati numerosi feriti e diversi arresti; mano a mano che arriveranno aggiornamenti in merito vi terremo al corrente di ogni ulteriore sviluppo della vicenda, specie se le manifestazioni dovessero ripetersi nella giornata di oggi.

venerdì 12 ottobre 2012

Nasrallah dichiara: "Il drone lanciato sulla Palestina occupata é di Hezbollah, possiamo sfidare i sionisti coi loro stessi mezzi!"

Sorprendendo non pochi commentatori e analisti di questioni mediorientali (non ultimi noi stessi che ritenevamo l'evento un episodio di 'spionaggio tra alleati' us-raeliani) il Segretario Generale del Movimento sciita Hezbollah Hassan Nasrallah in un discorso tenuto ieri ha apertamente rivendicato a nome della propria organizzazione l'invio del drone senza pilota che é stato intercettato sulla porzione meridionale della Palestina occupata.

Ovviamente la condotta di Hezbollah é assolutamente legittima: quasi ogni giorno in spregio alla Risoluzione ONU 1701 droni e velivoli del regime ebraico 'straforano' nello spazio aereo libanese; il Libano, per tramite della sua organizzazione di Resistenza armata, ha tutto il diritto di fare altrettanto; se le informazioni rilevate e prontamente trasmesse dall'UAV a Nasrallah e soci serviranno a rendere più precise e letali le rappresaglie missilistiche in caso di conflitto armato, tanto meglio.

Nasrallah ha dichiarato che il drone usato dalla Resistenza libanese é di origine iraniana ma assemblato, lanciato e controllato da esperti libanesi, una chiara rivendicazione dell'expertise e il know how accumulato dalla milizia sciita nel campo della guerra elettronica e dell'intelligence, ormai molto superiori alle capacità possedute da molti eserciti 'regolari'.
Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille! Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.

mercoledì 10 ottobre 2012

La pantomima del "Drone-Ufo" rivela in tutta la sua chiarezza il 'bluff' dei sionisti Barak e Netanyahu!

Pochi giorni fa la cortina di sicumera burbanzosa di cui il regime ebraico di occupazione della Palestina ama circondarsi é stata improvvisamente infranta dall'affanno con il quale le forze armate di Tel Aviv hanno tardivamente individuato e abbattuto un velivolo senza pilota nel sud del Paese che incrociava sopra il Deserto del Negev.

Immediatamente dopo una ridda di accuse, controaccuse, giustificazioni puerili e ipotesi che definire fantasiose é poco ha occupato i maggiori media sionisti; in merito alla provenienza e alla missione del "Drone-Ufo" la teoria propugnata dal Governo sarebbe questa: "Colpa di Hezbollah!".

Ci si chiede come mai Hezbollah dovrebbe lanciare un veicolo a pilotaggio remoto dal Libano, farlo incrociare sopra il Mediterraneo lontano dalle coste palestinesi e poi portarlo sopra la porzione occupata all'altezza di Gaza, quando a Gaza esistono movimenti amici e alleati (Comitati di Resistenza Popolare, Jihad Islamica) che sarebbero dispostissimi a lanciarlo loro facendo risparmiare tempo, carburante e autonomia, consentendogli di osservare possibili bersagli e snodi strategici sionisti molto più a lungo.

E' ovvio che la provenienza dell'oggetto non é certo il movimento di Resistenza libanese e personalmente diamo molto più credito alla teoria secondo cui il velivolo sarebbe stato lanciato da una unità navale americana in un caso di "spionaggio tra alleati" (gioco a cui il regime sionista ha già dato prova di essere avvezzo verso il suo 'alleato' transatlantico anche in termini tutt'altro che amichevoli).

Resta il fatto che questo incidente ha dimostrato ancora una volta la totale impreparazione militare sionista quando non si tratti di affamare ghetti o bombardare donne e bambini.
Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille! Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.

mercoledì 27 giugno 2012

La vittoria di Mursi riempe di speranza i prigionieri palestinesi mentre i sionisti muovono basi militari verso l'Egitto!

Commentando la vittoria al ballottaggio presidenziale in Egitto del candidato della Fratellanza Musulmana Mohammed Mursi Youssef Rizqa, consigliere politico del Premier palestinese Haniyeh ha invitato il neoeletto presidente a prendere provvedimenti per aprire il varco di confine di Rafah al transito merci "il prima possibile" in maniera da decretare una volta per tutte la fine dell'odioso assedio imposto contro la Striscia di Gaza.
Il deputato palestinese Anwar al-Zaboun, relazionando sulla condizione dei prigionieri politici palestinesi nelle galere sioniste ha dichiarato che al diffondersi della notizia sulla vittoria di Mursi tutti i blocchi dove erano concentrati i detenuti palestinesi sono esplosi in applausi ed euforia, e vi sono stati episodi di celebrazione e condivisione festosa dei pochi dolci e generi di conforto che erano a disposizione nelle celle.
In una notizia correlata che lascia pochi dubbi su come il regime ebraico di occupazione della Palestina abbia percepito la vittoria di Mursi in Egitto arriva la conferma che cinque basi militari delle forze armate di Tel Aviv verranno chiuse nelle loro attuali locazioni e spostate verso il Sinai, in modo da essere più vicine al confine con l'Egitto. Nell'attuale clima di austerità e contenimento delle spese militari si capisce bene l'ansia sionista di tentare di rovesciare la Siria di Assad, in maniera da poter rilocare la massa del suo esercito contro un Egitto nuovamente percepito come minaccioso.
Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille! Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.

lunedì 18 giugno 2012

Commando palestinese uccide un collaborazionista arabo e ferisce gravemente due sionisti nel Negev al confine con l'Egitto!


Un commando della Resistenza armata palestinese ha compiuto un'operazione poco dopo l'alba a Sud della Striscia di Gaza, lungo il confine tra il Negev occupato e la Penisola del Sinai; abbattendo un collaborazionista arabo venduto al regime ebraico e ferendo gravemente due invasori sionisti. Le vittime dell'azione armata palestinese erano impegnate nella costruzione della barriera con cui Tel Aviv pensa di potere isolare dal mondo circostante il proprio distopico Stato dell'Apartheid, senza ricordare che Muraglie ben più grandi e imponenti, da quella Cinese, alla Linea Maginot al Muro di Berlino sono crollate ignominiosamente senza ottenere il loro scopo.

I guerriglieri palestinesi, elusa la sorveglianza sionista, hanno avuto tutto l'agio di posizionarsi lungo la cosiddetta 'Strada 10' che corre a 30 Km dal Sud della Striscia, nel Negev occupato dagli invasori ebrei nel 1948 dove attualmente é in corso (nel più totale e ipocrita silenzio del mondo occidentale) una grande operazione di pulizia etnica dei legittimi abitanti beduini, che procede di pari passo con l'edificazione della barriera dell'Apartheid, e con distruzione di villaggi, di pozzi, di moschee, di ogni tipo di struttura.

 Ma tali crimini non sono senza conseguenze e a ricordare ai sionisti e a chi si fa complice dei loro misfatti questa verità ha pensato il commando della Resistenza che con un razzo anticarro ha centrato il veicolo su cui viaggiavano il collaborazionista Saed Fashatshe e gli altri due passeggeri che sono stati sbalzati dal veicolo esploso, morto il primo, gravemente feriti gli altri due.
Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille! Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.

lunedì 26 marzo 2012

Mafioso israeliano taglieggiava immigrati africani nel regime dell'Apartheid sionista, a chi non pagava veniva espiantato un rene!


Abbiamo già a lungo parlato delle discriminazioni razziste di cui sono vittime, nel regime ebraico dell'Apartheid, gli immigrati di origine africana; oggi dobbiamo registrare come, in un'entità nata dal crimine dell'invasione e della Nakba, sia facilissimo compiere i più mostruosi e abietti reati contro la Persona, fidando proprio nella diffusa impunità garantita da un regime esso stesso frutto del più marchiano e basilare disconoscimento dei Diritti della Persona e, ancora una volta, le vittime di questi crimini sono di nuovo immigrati dal Continente Nero.

Secondo quanto riportato dai media sionisti una serie di circostanziate accuse mosse da esponenti della comunità beduina del Sud-Negev hanno portato all'arresto di un cittadino sionista colpevole di ricatti per dozzine di migliaia di dollari ai danni di famiglie immigrate eritree e sudanesi che, dopo essersi rivolte alla sua organizzazione mafiosa per "contrabbandare" nel paese parenti e amici li vedevano poi trattenuti come ostaggi dai complici del ricattatore che per mesi pretendeva pagamenti regolari di fronte alla minaccia di abbandonare il malcapitato nelle mani delle autorità israeliane (use a sparare a chi si avvicina al confine), ucciderlo oppoure prelevargli un rene o un polmone per alimentare il traffico di organi di cui Israele é l'indiscusso capoluogo mondiale.

I beduini, che abitualmente nomadizzano tra il Negev e il Sinai, erano al corrente dei movimenti e delle attività dell'uomo e dei suoi complici e non hanno tardato a infomrare le autorità di quanto andava accadendo sotto i loro occhi. Per anni le ONG umanitarie internazionali hanno pregato e invitato Israele a rivedere la sua politica dello "sparare a vista" contro tutti coloro che si avvicinano al confine dol Sinai.
Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille! Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.

venerdì 13 gennaio 2012

Sorpresa, sorpresa, sorpresa! I militanti dell'attacco agostano ad Eilat erano beduini del Sinai


Come si ricorderà il nostro lettore più attento e assiduo lo scorso 18 agosto vicino a Eilat (più correttamente da indicarsi col suo nome arabo Umm el-Rishrash) corriere trasporto truppe dell'esercito sionista di occupazione vennero presa e bersaglio da militanti che, colpendole con granate a razzo e armi automatiche riuscirono a eliminare molti dei militari sionazisti a bordo. Mentre arrivavano di continuo aggiornamenti e flash non avemmo nessun dubbio ad attribuire quella audace e fortunata operazione a forze della Resistenza palestinese tanto da intitolare il nostro primo newsitem in merito: "Forze della Resistenza palestinese attaccano bus di soldati sionisti a Eilat".

Ebbene, dobbiamo chiedere scusa ai nostri lettori per esserci lasciati andare (in verità in buona compagnia, ma questo non ci scusa) a una affermazione non sostanziata e precipitosa; da quanto emerso dopo mesi e mesi di indagine dell'intelligence sionista, infatti, pare che i responsabili dell'azione non fossero affato Palestinesi e non fossero per nulla passati da Gaza nel Sinai egiziano e quindi da questo infiltratisi verso Umm Rishrash, affatto, essi, nel Sinai, ci avevano sempre vissuto essendo ormai praticamente certa (a quanto abbiamo potuto leggere sui media sionisti) la loro identità di Beduini egiziani, nativi e autoctoni della medesima penisola.

Questo fatto, a parte configurare i bombardamenti massicci effettuati dalle forze armate sioniste su Gaza "per rappresaglia" contro l'azione armata come un vero e proprio crimine di guerra, apre scenari fino a poco fa discussi solo a mezza bocca e sottovoce da pochi esperti di strategia e geopolitica (e anche allora, a mero livello di ipotesi in prospettiva) a un ben più vasto bacino di dibattito e considerazione. Finora i Beduini del Sinai non avevano mai preso le armi contro il regime sionista di occupazione. Il regime sionista, dal canto suo, era stato abbastanza furbo da non interferire troppo coi cicli di vita nomade dei beduini. Adesso però nel quadro della campagna sionista di pulizia etnica contro tutte le minoranze che vivono nella Palestina occupata i Beduini del Negev sono stati sottoposti, mese dopo mese, anno dopo anno a angherie e persecuzioni sempre più insopportabili.

Era così inaspettato e imprevedibile il caso che i loro compatrioti di oltreconfine si indignassero e si organizzassero per colpire Israele?

La prospettiva di attacchi e azioni armate dal Sinai verso la porzione meridionale di Palestina occupata distrugge, facendone letteralmente piazza pulita, quasi trent'anni di assunti, sillogismi e implicazioni di parte israeliana riguardo la mitica "sicurezza dello stato ebraico" (che come la rossiniana Araba Fenice "Che ci sia ciascun lo dice, dove stia nessun lo sa") che considerando il 'Versante Sud' sicuro in quanto garantito dall'Accordo di Camp David permetteva alle forze armate sioniste di concentrare tutte le loro attenzioni verso Nord, verso il Libano (invaso nel 1982 e nel 2006) e verso le Alture del Golan (illegalmente occupate fin dal 1967). Ora questo non é più vero e tutta la postura dell'Esercito israeliano e delle forze di polizia militare e paramilitare israeliane deve essere rivista in profondità, ci saranno forti spese e gravi difficoltà logistiche e organizzative da affrontare, in mezzo a un'atmosfera di crisi continua che vede costantemente peggiorare la statura politico-strategica dell'entità di occupazione.

Non vogliamo spingere la nostra analisi o le nostre previsioni troppo in là, ma, vedendo cosa é accaduto nel Sud del Libano con la comunità sciita e la nascita di Amal e di Hezbollah porgiamo al lettore volenteroso uno spunto di riflessione. Il 18 agosto ad agire contro le corriere dei militari sionisti sono stati alcuni Beduini giovani e coraggiosi; cosa succederebbe domani se tali azioni non venissero compiute da commando isolati ma da gruppi e squadre addestrate e coordinate da una struttura organizzata, in grado di dare alla comunità del Sinai un livello di coscienza, di motivazione e di forza non dico uguale o simile ma 'quantomeno' paragonabile a quello delle Forze della Resistenza nazionale libanese?
Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille! Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.

mercoledì 17 agosto 2011

Dead man walking: il prigioniero politico Zakariah Issa si scopre malato di cancro oltre ogni possibile terapia, grazie alla negligenza sanitaria sionista!


Il prigioniero palestinese Zakariah Dawud Issa, del quale abbiamo descritto il calvario medico, evidenziandone la causa nella totale negligenza dei secondini sionisti per le condizioni di salute dei detenuti politici, in un precedente articolo é stato finalmente sottoposto a esami nel centro medico di Soroka, nel quale era stato finalmente trasferito dopo essere caduto improvvisamente in coma.

Il verdetto, tragico e inappellabile é che é malato di cancro e, grazie al totale disinteresse israeliano per le sue condizioni, gli rimangono circa una quindicina di settimane da vivere. Originariamente sviluppatosi nei suoi polmoni il tumore si é diffuso nel fegato, nel cervello e, infine, anche nell'epidermide (infatti nel post precedente parlavamo di 'strane crescite di tessuto sulla sua cute').

Ormai al di là di qualunque possibilità di recupero terapeutico, Issa continua ad accusare perdite di conoscenza e problemi cognitivi, con vuoti di memoria dovuti al progredire della degenerazione cellulare nel suo cervello. La Fondazione Internazionale di Solidarietà per i Diritti Umani ha fatto appello alle autorità carcerarie affinché quest'uomo, vero e proprio 'condannato a morte' possa passare i suoi ultimi giorni libero e circondato dall'affetto dei familiari.

Una pagina Facebook dedicata alle sofferenze dei prigionieri palestinesi ha lanciato un'iniziativa a questo indirizzo per raccogliere testimonianze di solidarietà ed adesioni.

Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille! Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.

martedì 16 agosto 2011

Detenuto politico palestinese torna a casa dai suoi familiari dopo diciannove anni di prigionia in mano israeliana!

Ahmed Ismail Abu al-Kas, prigioniero politico palestinese che ha passato più di due decenni (sui 46 anni della sua vita) rinchiuso nelle galere sioniste, é stato finalmente liberato nella giornata di oggi dopo diciannove anni di detenzione ininterrotta; una volta rilasciato Al-Kas é riuscito a riguadagnare la Striscia di Gaza e a rientrare nel campo profughi di Al-Bureij, dove la famiglia, i parenti, i compagni di militanza politica e i membri delle Brigate Ezzedine al-Qassam gli hanno tributato un benvenuto da eroe, per le innumerevoli sofferenze patite per il bene del Popolo e della Causa palestinese.

Ahmed Abu al-Kas è nato il 28 febbreio 1965, da una famiglia di profughi fuggiti da Biet Affa, un villaggio bruciato e distrutto dagli invasori ebrei durante il genocidio della Nakba, nel 1948; formatosi come carpentiere, iniziò a lavorare nel campo profughi di Bureij, aprendo ben presto un laboratorio per conto proprio; eventualmente, grazie alla sua grande proficienza tecnica, si specializzò anche nella costruzione di impianti per la distribuzione del gas, un servizio essenziale per i profughi del campo. L'8 gennaio 1982 al-Kas si avvicinò alla Fratellanza musulmana dove conobbe il futuro martire Dr. Ibrahim Makadmeh, conosciuto anche come 'Imad Aqel', figura importante per la formazione di quello che poi diventerà Hamas.

Per questo suo impegno nella Resistenza all'occupazione Al-Kas iniziò a venire perseguitato dai sionisti: dopo un primo arresto nel 1985 venne arrestato una seconda volta il 25 aprile dell'88 e detenuto fino al 12 maggio nella prigione di Katiba, riarrestato il 26 giugno e rilasciato il 13 luglio seguente. Nel 1989 venne arrestato nel negozio di suo fratello e detenuto di nuovo per alcuni mesi. Infine, nel 1992, venne arrestato una quinta volta e condannato a diciannove anni di carcere. Durante tutti questi anni é stato trasferito nelle prigioni di: Gaza, Beer al Saaba, Ramleh, Majdal e, infine, Nafha, nel Negev. Um Sohib, sua moglie, rimasta sola con due figli, riuscì a laurearsi studiando e lavorando contemporaneamente; divenne un'insegnante e educò personalmente i suoi bambini, trasmettendo loro le idee e i valori per difendere i quali il loro padre ha sofferto più di vent'anni.
Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille! Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.

mercoledì 13 luglio 2011

I carcerieri sionisti avvelenano 25 prigionieri politici palestinesi servendo loro cibo avariato!


Nella prigione sionista del Negev l'amministrazione carceraria non si fa sfuggire nessuna occasione per umiliare e tormentare i detenuti politici palestinesi: una delle sue tecniche preferite consiste nel rifornire la mensa della prigione esclusivamente con prodotti scaduti e avariati, cosa che consente anche un notevole risparmio.

Le conseguenze di un simile atteggiamento non si fanno naturalmente attendere e, nel corso della giornata di lunedì oltre 25 prigionieri hanno accusato i sintomi di avvelenamento alimentare con crampi allo stomaco, vomito e diarrea. Secondo il sito web del Centro Studi Ahrar responsabile dell'avvelenamento sarebbe stato un 'preparato di carne tritata' servito ai detenuti come ripieno di un sandwich.

Prontamente i responsabili di Ahrar e gli esponenti del Ministero palestinese per gli Affari dei Prigionieri hanno levato la loro richiesta per l'immediato trasferimento dei prigionieri avvelenati in una struttura ospedaliera adeguata hanno invitato la comunità internazionale a fare pressioni sullo Stato ebraico affinché abbandoni una volta per tutte l'atteggiamento persecutorio nei confronti dei detenuti politici.
Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille! Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.

martedì 5 luglio 2011

Israele cerca di assassinare storia e memoria 'giudaizzando' i nomi arabi di cittadine e luoghi geografici palestinesi!


Il Ministero della Giustizia palestinese ha dichiarato che le iniziative israeliane di giudaizzazione dei toponimi arabi é parte di una strategia di genocidio culturale mirata a cancellare la millenaria identità araba della Palestina nel tentativo di sostituirla con una ebraica posticcia e artefatta. "Israele spera di poter imporre i suoi nomi a villaggi, vie, punti storici del paesaggio e del panorama che sono sempre e solo stati conosciuti coi loro nomi arabi, ma riceverà una nuova delusione anche in questo suo progetto".

"I crimini israeliani sono tanto seri quanto gli abusi, le torture e gli omicidi di Palestinesi innocenti, a cui ormai i sionisti sono abituati, perché il furto di identità e il tentativo di cancellare la storia é considerato un crimine perseguibile dal Diritto Internazionale"; il Ministero ha anche aggiunto che la decisione, così come altri interventi 'giudaizzatori', costituiscono varie 'fasi' di un unico progetto criminale volto a ledere e mutilare l'identità araba, cristiana e musulmana della regione.

Il Ministero ha esteso il proprio appello ai Palestinesi e ai loro fratelli arabi affinché una forte e massiccia mobilitazione contro questi vigliacchi tentativi di "assassinio della memoria" faccia capire al Regime dell'Apartheid che non ha alcuna speranza di riuscire nel proprio sforzo di giudaizzazione cosmetica e superficiale e che Gerusalemme, la Galilea, il Negev e la Cisgiordania continueranno nei secoli a essere conosciute coi loro originali nomi arabi.
Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille! Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.

giovedì 9 giugno 2011

Liberato Ayed Dodin: ha passato 14 anni nelle prigioni israeliane, quasi sempre senza alcuna accusa!


Ayed Dodin, il 45enne palestinese abitante del villaggio di Dora vicino ad Al-Khalil, soprannoninato "Il Veterano della Detenzione Amministrativa" é stato rilasciato oggi dopo oltre 54 mesi di prigionia nel carcere del Negev; la lieta notizia é stata riportata proprio in queste ore dal Centro Studi Ahrar sui Prigionieri Palestinesi tramite il suo Direttore, Fouad al-Khafsh

Ayed Dodin ha passato oltre 14 anni della sua vita nelle carceri israeliane. Il suo crimine? Non andatelo a chiedere ai suoi carcerieri, giacché nemmeno loro lo sanno, altrimenti avrebbero formulato qualche accusa nei suoi confronti, invece Dodin é stato tenuto in cella ai sensi della "detenzione amministrativa", l'aborto giuridico, inaccettabile ai sensi di qualunque ordinamento di Diritto, secondo la quale alle autorità sioniste é praticamente data la libertà di mettere in carcere ogni Palestinese esse desiderino purché abbiano "la certezza che costituisca un pericolo alla sicurezza della regione".

Il rappresentante legale di Dodin ha combattuto con la corte israeliana insistendo che questa non aveva il diritto di pretendere che egli 'lasciasse la zona di Al-Khalil' come precondizione al suo rilascio. L'occupazione sionista cerca di espellere ed esiliare le figure rappresentative delle comunità palestinesi nel tentativo di implementare una pulizia etnica col contagocce. Insieme a Dodin altri 200 cittadini palestinesi sono sottoposti alla "Detenzione amministrativa"; Al-Khafsh si é espresso affinché non solo le ONG che si occupano dei Diritti Umani, ma tutti i settori delle opinioni pubbliche regionali e internazionali si mobilitino chiedendo allo Stato ebraico di rientrare nella legalità abolendo l'odioso e iniquo istituto giuridico.

Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille! Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.

lunedì 30 maggio 2011

Wadi Tamman, prigioniero palestinese sofferente di epilessia, ha subito danni psicologici permanenti a causa delle angherie patite nelle carceri israeliane!

Un prigioniero politico palestinese, originario della cittadina di Khan Younis, nella parte meridionale della Striscia di Gaza, ha subito profondi e irreparabili danni psicologici a causa delle condizioni di detenzione disumane cui é stato sottoposto durante la sua prigionia in Israele e, una volta che sarà rilasciato, non soltanto non riuscirà a riprendere la propria vita, ma avrà bisogno di aiuto e assistenza costanti.

L'uomo, Wadi Tamman, aveva poco più di venti anni quando cadde in mano del brutale sistema carcerario sionista; sofferente di epilessia, avrebbe avuto bisogno di cure e attenzioni particolari, che ovviamente i suoi carcerieri si guardarono bene dal prestargli, rinchiudendolo in isolamento nella prigione di Nafha, nel deserto del Negev; quando le sue condizioni si aggravarono e cominciò a mostrare segni di straniamento e di amnesia sempre più profonda egli venne infine trasferito nella prigione di Eishel.

La società Husam, che cura gli interessi dei prigionieri ed ex-prigionieri palestinesi di Israele ha dichiarato che anche prima di cadere vittima dell'amnesia Tamman soffriva di grave depressione e l'amministrazione carceraria si rifiutò di prestargli cure e supporto adeguato; anche ora che non é più in grado di ricordare eventi chiave della propria vita e stenta a riconoscere perfino i parenti più stretti le autorità della prigione rifiutano di riconoscere il collegamento del suo stato con il trattamento cui é stato sottoposto.
Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille! Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.

venerdì 4 marzo 2011

Liberato lo Sceicco Salah! Non regge alla prima udienza la pretestuosa accusa israeliana!


Come preconizzato dal suo team di avvocati difensori le autorità giudiziarie sioniste, alla prima udienza, non hanno trovato motivi per prolungare la carcerazione dello Sceicco Raed Salah, noto esponente della Fratellanza musulmana in Israele, che era stato sequestrato mentre tornava da Gerusalemme Est verso casa sua dopo aver partecipato a una pacifica manifestazione contro i progetti di giudeizzazione forzata della città araba a Silwan. Dopo il rapimento, molti giorni dopo, era stato rivelato il capo d'imputazione elevatogli contro: un ridicolo addebito per "incendio di cespugli" durante una sua visita al villaggio beduino di Araqib nel Negev, demolito dai bulldozer sionisti venti volte finora.

Il sequestro dello Sceicco, evidentemente nato dall'occasione che si é presentata invitante davanti agli uomini della polizia segreta sionista che stavano seguendo e pedinando le mosse di Salah, ha avuto termine a causa dell'impossibilità di essere 'giustificato' da un pretesto più convincente, tanto che persino la corte israeliana, notoriamente parziale e sfavorevole quando si debbano giudicare cittadini arabi (come dimostra il caso di Ameer Makhoul), ha dovuto rimettere in libertà il religioso.

Lo Sceicco Salah é stato già in carcere in passato ed é reduce dal massacro della Mavi Marmara, quando la nave di aiuto umanitario sulla quale si trovava venne illegalmente abbordata ed assaltata in acque internazionali da commando della Marina israeliana, che freddarono più di dieci attivisti sparando loro nella nuca e nella schiena mentre si trovavano inermi sdraiati sulla tolda.

Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille! Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.

giovedì 17 febbraio 2011

Hamas sulla giudaizzazione forzata di Gerusalemme: "Si vuole cancellare l'identità storica, religiosa e culturale di una città unica al mondo"


Ismail Radwan, portavoce del Movimento musulmano di Resistenza Hamas, ha recentemente dichiarato che Israele sta preparandosi a intensificare ulteriormente le sue feroci politiche di giudaizzazione della parte araba di Gerusalemme, nel tentativo di snaturare il makeup etnico e religioso di una città che ha un ruolo centrale nella Storia, nella religione e nella cultura di miliardi di persone a esclusivo beneficio di una piccolissima minoranza di razzisti intolleranti e violenti.
Tronfi e soddisfatti della totale impunità accordata loro dalle autorità sioniste i coloni ebrei fondamentalisti pensano di poter disporre a piacere della parte araba di Gerusalemme.
La dichiarazione segue di poche ore il preoccupante annuncio della costruzione di ben diciannove sinagoghe nella colonia fondamentalista di Har Homa, costruita su terra palestinese illegalmente occupata nella parte araba della Città Santa.
Cristiani e Musulmani devono cooperare per difendere l'identità storica, culturare e religiosa della Città Santa
"Il piano degli occupanti di costruire nuovi edifici dove i loro sacerdoti potranno predicare il razzismo e l'intolleranza criminale che già fin troppo bene caratterizza il comportamento dei coloni deve suonare come una sirena d'allarme nel mondo Arabo, sia cristiano che musulmano...Al-Quds é in pericolo e posizioni risolute e coraggiose devono essere prese contro questa minaccia".

Radwan, inoltre ha commentato la diciannovesima demolizione consecutiva del villaggio beduino di Araqib, nel Negev: "I residenti del villaggio, con la loro determinazione a non lasciare la terra che occupano legittimamente, costituiscono un esempio di risolutezza che dovrebbe infiammare i cuori di tutti gli Arabi e rafforzare i nostri legittimi propositi di non farci sradicare a nessun costo".

lunedì 7 febbraio 2011

Israele vuole giudaizzare a forza il Negev, ma gli abitanti di Al-Araqib hanno idee diverse



I bulldozer corazzati delle forze di occupazione sioniste, scortati da un numero irragionevolmente alto di forze militari e di polizia in pieno assetto da guerra, sono intervenuti alle prime luci dell'alba del 7 febbraio 2011 per demolire, per la dodicesima volta consecutiva, il villaggio beduino di Al-Araqib, nel Negev.

Il Dr. Awad Abu Freih, portavoce del comitato in difesa di Araqib, ha dichiarato che i bulldozer israeliani hanno demolito tutte le costruzioni (capanne e baracche) erette dagli abitanti dopo l'undicesima demolizione, senza lasciare tempo a nessuno di prelevare alcun oggetto, bene o articolo dalle stesse, travolgendo e schiacciando tutto.

La popolazione, che era stata circondata nei pressi del cimitero e violentemente attaccata se cercava di allontanarsene, é stata quindi abbandonata ai rigori del mese di febbraio, costretta a scavare tra le macerie dei propri rifugi per recuperare il poco rimasto intatto. Gli abitanti di Araqib, tuttavia, sono adamantini nella determinazione di rimanere sul suolo del loro villaggio, anche se dovessero affrontare altre dieci o venti demolizioni.

L'intenzione degli israeliani sarebbe quella di cacciare i beduini per metterli a vivere in qualche baraccopoli recintata (al cui confronto perfino le "township" in cui i sudafricani razzisti rinchiudevano i lavoranti di colore farebbero una bella figura), e poi permettere a coloni ebrei fondamentalisti di occupare la loro terra.

domenica 2 gennaio 2011

Come i cristiani riescono a farsi odiare in Medio Oriente: estremisti evangelici si alleano ai sionisti contro il popolo palestinese

Mezzo milione di alberi piantati nell'ultimo anno e mezzo sulle terre ancestrali delle tribù beduine che vivono nel Negev sono stati comprati da una minacciosa congrega di fondamentalisti cristiani statunitensi che controlla la cosiddetta "God TV", un canale televisivo di rozza propaganda evangelica.

Un cartello piantato pochi chilometri a nord di Beersheva, la principale città del Negev, annuncia grandiosamente il piano per piantare un milione di alberi creando così la "foresta di God Tv".
Il fondatore del Fondo nazionale ebraico, il razzista e colonialista Yossi Weitz.
Il Fondo nazionale ebraico, organizzazione parastatale del Governo israeliano, ha il compito di rubare terra ai Palestinesi per lasciarla poi in mano a coloni ebrei fanatici e ultranazionalisti e per tale scopo ha ricevuto un contributo di 500.000 dollari statunitensi dagli editori di God TV.

Il coordinamento dei difensori dei diritti dei beduini (che annovera attivisti ebrei israeliani e americani fra le proprie fila) ha esposto il legame di cooperazione che esiste fra i fondamentalisti ebrei del movimento dei settler e gli integralisti cristiani evangelici, che sono spinti a sostenere le politiche razziste e vessatorie di Israele per una malintesa interpretazione della Bibbia.

Essi infatti pensano che la giudaizzazione della Palestina e l'espulsione dei suoi legittimi ed originari abitanti sia 'necessaria' per accelerare la Fine del mondo e il ritorno di Gesù cristo sulla terra. Tale ridicolo convincimento é confermato dallo stesso sito-web di God TV sul quale si possono leggere slogan come: "pianta un seme per dio" e dalle cui pagine il conduttore Rory Alec (foto sopra) annuncia: "Vi dico con certezza che Gesù é sulla via del ritorno!"

Gli alberi piantati occupano le terre ancestrali della tribù Aturi, il cui villaggio principale, Al-Araqib, é stato demolito dagli usurpatori sionisti per ben otto volte negli ultimi mesi. Lo scopo delle demolizioni sarebbe quello di convincere i beduini a trasferirsi nel "bantustan" preparato per loro dal regime israeliano dell'Apartheid: un miserabile agglomerato di catapecchie privo dei servizi più essenziali e circondato da recinzioni per prevenirne l'espansione.

Johnatan Stork, vice-direttore del reparto Mediorientale e Nordafricano di HRW, ha criticato i tentativi di deportazione dei beduini nei termini più netti definendo "semplicemente oltraggiosa" l'idea di sradicare una comunità dalla sua terra per rinchiuderla in una specie di riserva.

Il Fondo nazionale ebraico mira ad arrivare, attraverso angherie, demolizioni, attentati e intimidazioni a raggiungere un "fatto compiuto" prima che le Corti israeliane, a cui si sono appellati i difensori dei beduini, possano pronunciarsi sul caso.

Il coinvolgimento degli estremisti evangelici di God TV rischia di far diventare esplosiva una situazione già tesa, come ha spiegato Neve Gordon (foto sopra), professore di Scienze Politiche all'Università Ben Gurion: "La disputa fra il Governo israeliano, che agisce tramite il Fondo nazionale ebraico e i beduini era finora limitata a un complicato caso di rivendicazioni territoriali; l'aggiunta nell'equazione della variabile impazzita di God TV le dà una connotazione religiosa che rende tutto molto più complicato. Israele forse non lo sa, ma sta giocando col fuoco".