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martedì 12 novembre 2013

Dal sito di "Stato & Potenza", alcune notizie recenti dalla Libia!

 Dal sito-web degli amici di  "Stato & Potenza" ci troviamo a 'prelevare' questo magnifico "pezzo" redatto da Alessandro Lattanzio che chiarisce molto bene le dinamiche che si stanno sviluppando in Libia, dove, una volta venuta a mancare la guida di Gheddafi il paese sembra sempre più sull'orlo dello sbriciolamento e del Caos.
A settembre, il Fezzan ha dichiarato l’autonomia da Tripoli. Qui solo la tribù Aulyad Sulaiman aveva inizialmente sostenuto la “rivoluzione”, per poi mettersi d’accordo con Tripoli, e sostenere il Colonnello. Il resto delle tribù, Magrahi, Gheddafi, Varfala, Hasun e Tuareg sostennero da subito la Jamahiriya. Tripoli e la maggior parte della Tripolitania si oppongono alla semi-indipendenza del Fezzan. Le tribù in risposta hanno ritirato i loro deputati dal parlamento, controllato dagli islamisti di Misurata, e hanno annunciato la creazione del consiglio tribale: il Forum Universale delle tribù del Paese, in sostanza un governo parallelo. I battaglioni militari della Cirenaica hanno appena giurato verso la nuova autorità della Federazione di Barqa e lo stesso accadrà nel Fezzan. In Tripolitania, in diverse città si prepara la ribellione, come a Bani Walid e a Tarhuna, e perfino in alcune zone di Tripoli.
Il primo ministro A. Zaidan chiede a tutte le banche un credito di 9 milioni di dollari, per costruire l’esercito e tentare di riconquistare le infrastrutture petrolifere da assegnare agli europei e agli statunitensi.
La Cirenaica o Federazione di Barqa, proclamatasi autonoma, controlla quasi tutto il petrolio, i depositi e le compagnie petrolifere locali, così come i porti petroliferi dell’est della Libia, come Zuvaytina, Braga, Sirte, Ras Lanuf e Tobruq, dove sono assenti le cosiddette forze federali di Tripoli. Qui le milizie hanno tutte firmato la Dichiarazione della Federazione di Barqa, guidata da Ibrahim Jadhran e da Sidiq al-Gaithi, capo di stato maggiore ed ex-membro della LIFG islamista. La Federazione di Barqa ha potuto creare la sua compagnia petrolifera in contrasto con la National Oil Company di Tripoli. Mentre il ministero delle Finanze, ad agosto aveva lanciato l’allarme per il rischio di rimanere senza fondi entro la fine dell’anno, a causa dell’esaurimento dei proventi delle esportazioni energetiche; anzi, le autorità hanno dovuto persino iniziare ad importare combustibili. A Bengasi, quindi, veniva annunciata la creazione dello Stato di Cirenaica e la formazione del suo governo con un primo ministro, un viceprimo ministro e 24 ministri. La nuova entità è una creazione dell’ex-comandante della Guardia Petrolifera Ibrahim Jadhran, che aveva fatto occupare i terminali petroliferi orientali e che, il 17 agosto 2013, era stato eletto a capo dell’Ufficio Politico del Consiglio della Cirenaica che, a sua volta, ha nominato primo ministro Abdraba Abdulhamid al-Barasi. Il Consiglio della Cirenaica aveva dichiarato che il governo, che avrà sede a Baida, era stato formato dopo ampie consultazioni con tutti i segmenti della società civile regionale. In realtà, è solo un’emanazione della Fratellanza musulmana libica. La Cirenaica sarà divisa in quattro province amministrative, Aghedabia, Bengasi, Jebel Aqdar e Tobruq. Ogni provincia, che sarà diretta da una squadra amministrativa di dieci elementi, sarà ulteriormente suddivisa in municipalità. Il portavoce del governo centrale di Tripoli, Omar Hemidan, aveva dichiarato che la ‘cosiddetta Regione della Cirenaica’ é illegale.
Neanche le Forze Speciali Aeroportate della Brigata ‘Tuono‘, dell’Esercito di Difesa Nazionale, erano più fedeli al governo, dato che gli islamisti di Misurata, ignorando il parere dello Stato maggiore, avevano destinato centinaia di milioni di dinari alla milizia islamista “Scudo della Libia“; ciò aveva spinto l’unità ‘Tuono’ a giurare fedeltà alla Federazione di Barqa. In particolare, Sirte è protetta dal 21.mo Battaglione blindato della Brigata ‘Tuono‘, che ha promesso di ripulire Sirte dai misuratini. Stessa cosa con il gruppo della Brigata ‘Tuono‘ di Niza Buqmad, inviato a Sabha per ricacciare i salafiti di Bengasi. In definitiva, il Governo supporta gli islamisti, e le autorità locali e federaliste della Cirenaica supportano la Brigata ‘Tuono‘. Inoltre, i vari tentativi di riprendesi i porti petroliferi orientali sono finiti in scontri armati, mentre i diversi tentativi di riconquistare Ras Lanuf da parte dei misuratini sono falliti.
Ad agosto, si era svolta una battaglia tra zintani e berberi, presso Abu Salim, dove i zintani erano riusciti, di notte, a distruggere una dozzina di veicoli corazzati del nemico, ciò grazie agli RPG fornitigli dall’EAU. Infatti, i varshifana e i zintani avevano saccheggiato i depositi militari della Difesa, portandosi via decine di veicoli militari, tra cui anche quelli appena consegnati dagli italiani. Le tribù attaccano costantemente i depositi militari, ma i zintani, che controllano Ghadamis, al confine con l’Algeria, sono gli unici che sono riusciti ad accumulare un centinaio tra carri armati e blindati. “Qual è la differenza tra le formiche e i zintani, le formiche portano a casa la roba solo d’estate, i zintani d’estate e d’inverno.” Il combustibile viene comprato dai miliziani presso ciò che resta della raffineria in al-Zawiyah, che funziona a singhiozzo. In compenso la tribù Magrahi ha tagliato i condotti dell’acqua diretti verso Tripoli, allo scopo di ottenere il rilascio della figlia dell’ex capo dell’intelligence libica al-Sanussi. Tripoli è rimasta paralizzata dall’azione. A loro volta, i berberi di Nalut hanno chiuso il locale giacimento di petrolio e gas, chiedendo che nella nuova Costituzione appaia il tamazig come lingua ufficiale del Paese.
15 soldati sono stati uccisi e 6 feriti in un posto di blocco di Rishrash, tra Tahruna e Bani Walid, per mano degli islamisti. Un paio di mesi prima, i miliziani di Bani Walid e di Tarhuna si erano scontrati. La ‘banda del 28 maggio‘, formata da rinnegati varfala residenti a Bani Walid, aveva aggredito un’altra banda di Tarhuna, del clan al-Najil. Infine presso Tarhuna, su richiesta dei residenti di Tuzha, era arrivata come forza d’interposizione un’unità dell’esercito nazionale composta da reclute varshifana di Tarhuna. Il colonnello Buhulayga ha accusato del crimine gli islamisti di Misurata.
Una rivolta era scoppiata nella città di al-Humas, sulla costa, mentre a Tripoli e Bengasi continuano attentati e scontri a fuoco, in rese dei conti per spartirsi potere e risorse. Il capo della polizia militare di Bengasi, Ahmad Barghuti veniva ucciso il 18 ottobre. A Misurata, Zuwarah e Garyan sono state compiute pulizie etniche contro gli oppositori del nuovo ‘governo’. Invece a Zintan, il clan Zamir e molti filo-gheddafiani hanno scacciato gli islamisti.
In diverse parti del Paese continuano ad operare bande di terroristi, preda di faide interne e che si scontrano con i miliziani locali che difendono città come Zintan, Sabha, Bani Walid e intere provincie. Parte di queste milizie sono formate dai combattenti della Resistenza Verde, che difesero la Libia dai golpisti e dai mercenari stranieri nel 2011. Infine, una riunione è stata organizzata dai leader di al-Qaida, a Jamayel, a circa 70 chilometri dal confine con la Tunisia, presso Zuwarah. Alla riunione hanno partecipato:
Abdul Hakim Belhadj, il governatore islamista di Tripoli;
Sulaiman Dawadi, rappresentante di Jamayel nella “Conferenza nazionale”;
Qilany, rappresentante di Zawiyah nella “Conferenza nazionale”;
Abu Obaida, rappresentante del cosiddetto Consiglio militare di Tripoli;
Abu Iyad, leader dell’organizzazione terroristica Ansar al-Sharia che opera in Tunisia assieme ad al-Qaida;
Presso Jamayel vi è la base di al-Qaida ‘Wattayah’, diretta da Abdul Hakim Belhadj, dove vengono addestrati i mercenari provenienti dalla Tunisia e da altri Paesi per poi operare in Siria, Tunisia, Algeria, Egitto, Mali. Nella riunione si era discusso dell’incremento delle attività in Tunisia, Egitto, Algeria ed Europa, e dell’invio di nuovi gruppi terroristici e di armi in Siria attraverso la Turchia e la Giordania. Inoltre, nel corso della riunione si era discusso del piano per creare l’”Emirato islamico della Libia”, che dovrebbe estendersi nel nord-ovest della Libia. Secondo le Nazioni Unite, negli ultimi 12 mesi, con il sostegno finanziario del Qatar, al-Qaida ha inviato duemila tonnellate di armi nel porto turco di Iskanderun, destinati ai terroristi, tra cui sistemi missilistici antiaerei e armi chimiche. Oggi l’Esercito arabo siriano combatte contro diecimila mercenari addestrati nei campi di al-Qaida, sul territorio della ex-Jamahiriya libica.
Ai primi di novembre, una nave dell’ENI veniva assaltata nel porto di Mellitah dalla milizia berbera, che aveva occupato il terminal petrolifero più importante dell’ENI in Libia, da cui passava il gas proveniente dai giacimenti di Wafa e Bahr al-Salam diretto al gasdotto Greenstream che collega Mellitah a Gela. Gli stessi miliziani già in precedenza avevano attaccato il gasdotto di Wafa costringendo l’ENI a ridurre del 50% il flusso di gas da quel giacimento.

giovedì 10 ottobre 2013

Già libero il Premier libico Ali Zeidan, giallo sulla matrice del rapimento-lampo mentre si prepara una reazione anti-milizie!

Sarebbe già stato liberato il Primo Ministro libico Ali Zeidan, del quale avevamo segnalato stamane il sequestro dall'hotel tripolino eletto a suo domicilo nel corso della notte per mano di dozzine di miliziani armati; nelle ore successive al ratto si era diffusa la voce, in competizione con i primi "rumor" che volevano i membri della Camera d'Operazioni Rivoluzionarie come autori dello stesso, che fossero stati i militanti della "Brigata di Lotta contro il Crimine", milizia invece fedele al Ministero dell'Interno.

Comunque sembra che ora il Governo stia considerando le opzioni e soppesando le forze necessarie a un eventuale 'giro di vite' anti-milizie come ventilato dal Vicepremier Siddiq Abdel Karim. Non é escluso che "molla" del gesto clamoroso sia stato il contegno 'morbido' tenuto dall'Esecutovo di Zeidan nei confronti dell'operazione illegale di sequestro di un presunto 'leader di Al-Qaeda' da parte di un commando americano, avvenuta la scorsa settimana.

Secondo i primi rapporti Zeidan, al momento del rilascio, era pefettamente in salute e non avrebbe subito alcun genere di maltrattamenti nelle ore spese coi suoi catturatori.

Commando armato rapisce il Primo Ministro libico Ali Zeidan! Caos incontrollabile a Tripoli!

Un gruppo di uomini armati poche ore fa sarebbe penetrato nell'hotel tripolino ove risiedeva il Primo Ministro ad Interim della Libia post-gheddafi, Ali Zeidan, rapendolo e trasportandolo verso una località ignota. Questo evento, inaudito nella sua gravità arriva poco dopo una serie di incidenti che hanno dimostrato come il paese nordafricano sia ancora ben lungi dalla normalizzazione.

A prestare fede alle affermazioni del network qatariota Al-Jazeera a compiere il rapimento sarebbero stati militanti della Camera d'Operazioni Rivoluzionarie, una milizia apparentemente al servizio del Ministero della Difesa; per assurdo Zeidan sarebbe quindi vittima di una faida interna alla galassia di gruppi armati che sono sorti durante l'insurrezione che ha rovesciato la Jamarihiya gheddafiana.

Se questo fosse verificato, tuttavia, forse le sue possibilità di emergere vivo dall'ordalia sarebbero leggermente più alte anche se i suoi rapitori finora non hanno spiegato le motiviazioni del loro gesto e le condizioni per il rilascio dell'ostaggio.


giovedì 3 ottobre 2013

Miliziani armati attaccano l'ambasciata russa di Tripoli ma vengono respinti!

Per un attimo é sembrato possibile che le scene dell'attacco al Consolato Usa di Bengasi, oscuro incidente coperto dalla più fitta cortina di mistero mai eretta dall'Amministrazione Obama, dovessero ripetersi non nel capoluogo cirenaico, ma in quello della Tripolitania, nella stessa capitale libica.

Poche ore fa infatti dozzine di uomini armati, inferociti per la morte di un pilota militare libico che, apparentemente, avrebbe visto coinvolto un cittadino russo, si sono presentati di fronte ai cancelli dell'ambasciata di Mosca, hanno dato fuoco a veicoli e arredi urbani e quindi hanno cercato di penetrare il compound diplomatico.

Il fuoco del personale di sicurezza e il pronto intervento di forze semi-regolari schierate col Governo provvisorio ha fatto battere in ritirata gli aggressori con un morto e quattro feriti ma ha fatto poco per diradare l'impressione che ormai la Libia, oltre un anno dopo la caduta di Gheddafi, sia molto simile a uno 'stato fallito' percorso da milizie che fanno un po' quello che vogliono.

sabato 1 giugno 2013

Rinviate le elezioni in Libano a causa dell'instabilità a Tripoli e alla mancanza di consenso sulla legge elettorale!

Con il Paese dei Cedri in preda all'instabilità a causa della condotta sconsiderata dei politicanti filosionisti e filoamericani che hanno fatto di tutto per cercare di coinvolgere il Libano nel conflitto in atto in Siria tra le forze regolari e i mercenari wahabiti e qaedisti fatti affluire da tutto il mondo, con la mancanza di consenso su una nuova legge elettorale che debba sostituire quella promulgata ormai negli anni '60 e con un Premier incaricato che fatica a comporre un Governo che sostituisca quello del dimissionario Mikati, il Parlamento di Beirut ha esteso il proprio mandato rinviando le elezioni fino a quando queste emergenze non possano essere superate.

La decisione é stata criticata da molti, come ad esempio il leader cristiano maronita alleato di Hezbollah e Amal, l'Ex-generale Michel Aoun che ha dichiarato: "Quando un paese é in crisi i Parlamenti non devono estendere la loro durata ma semmai dimettersi subito per dare al popolo la parola!". Si sono registrate marce e assemblee pacifiche in diverse zone della capitale, con cui i cittadini hanno espresso la loro delusione per la decisione e hanno chiesto un rapido ricorso alle urne.

Secondo quanto riportato l'estensione delle funzioni del parlamento potrebbe estendersi fino al novembre 2014; vale a dire per un periodo di ben 17 mesi.

venerdì 4 gennaio 2013

Arrestata in Yemen una spia del Mossad! Il regime ebraico sempre al centro dell'instabilità in Medio Oriente!

Si chiama Abraham al-Deri l'agente del Mossad arrestato in Yemen presso la cittadina di Taizz, ma l'uomo, di antenati yemeniti, aveva assunto l'identità di Ali Abdul-Mohsen al-Himi al-Siaghi, e si teneva in contatto con Tel Aviv con un computer portatile dotato di parabola satellitare. Subito dopo l'arresto l'agente sionista é stato trasferito nella prigione di Aden, dove sta venendo sottoposto a interrogatorio.

Ancora una volta il regime ebraico si conferma primo motore dell'instabilità nello scacchiere arabo e mediorientale; non é un mistero che l'ex-dittatore yemenita Ali Abdullah Saleh dovesse la sua longevità al potere agli stretti rapporti che aveva con israele; anche l'ambasciatore Usa a Sanaa, Feierstein, é membro "di ferro" della lobby sionista e riferisce prima a Tel Aviv che a Washington.
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