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giovedì 15 maggio 2014
PALAESTINA FELIX invita tutti i suoi lettori a ricordare oggi il 66esimo anniversario dell'Olocausto della NAKBA!
SESSANTASEI ANNI FA, CON PIANI ACCURATAMENTE STUDIATI E ORGANIZZATI E CON LA COOPERAZIONE DI TUTTE LE AGENZIE TERRORISTICHE EBRAICHE (Irgun, Lehi, Haganah, Palmach...) VENIVA DATO IL VIA ALL'OLOCAUSTO DEL POPOLO PALESTINESE CHE ANCORA OGGI VIENE RICORDATO E COMMEMORATO DAI (POCHISSIMI) SUPERSTITI E DAI LORO DISCENDENTI COL NOME DI 'NAKBA', LA CATASTROFE.
SOLAMENTE AD HAIFA, CITTA' PALESTINESE FRA LE PIU' ANTICHE E FIORENTI, DOVE ARABI MUSULMANI E CRISTIANI AVEVANO CONVISSUTO PACFICAMENTE FIN DALLA FINE DELLE CROCIATE, I TERRORISTI EBREI RIUSCIRONO A DISTRUGGERE UNA COMUNITA' DI OLTRE 61.000 PERSONE, LASCIANDONE DOPO IL LORO PASSAGGIO MENO DI QUATTROMILA.
ANCORA OGGI APOLOGETI SIONISTI CERCANO DI NEGARE QUESTO ED ALTRI ENORMI CRIMINI COME LA DEMOLIZIONE DI OLTRE 500 VILLAGGI, PAESI E PICCOLI CENTRI PALESTINESI, RISULTATI IN CENTINAIA DI MIGLIAIA DI VITTIME, DIRETTE O INDIRETTE. LA LORO MEMORIA SARA' VENDICATA SOLO CON L'INSTAURAZIONE DELLA DEMOCRAZIA IN TUTTA LA PALESTINA E COL RITORNO DI TUTTI I PROFUGHI DELLA DIASPORA!!!
mercoledì 9 aprile 2014
9 Aprile 1948 - Si consuma l'Olocausto di Deir Yassin - La Palestina non dimentica! La Palestina non perdona!!
Il 9 aprile 1948 macellai delle organizzazioni terroristiche ebraiche dell'Irgun Zvi Leumi e del Lehi (più precisamente descritto come 'Banda Stern', ché non altro di banda di briganti e assasini si trattava) entrarono nel pacifico villaggio palestinese di Deir Yassin e si diedero a un'orgia di sangue e massacro di sapore veterotestamentario. Fedeli ai dettami del razzismo talmudico, gli assassini non concessero tregua ai vecchi, ai bambini, alle donne, nemmeno se incinte.
Infatti dei quasi trecento assassinati di Deir Yassin oltre un decimo (trentacinque) erano donne gravide. Oltre centocinquanta cadaveri vennero trasportati e ammucchiati in una cisterna. I responsabili morali e materiali di questo infame atto diventarono poi la classe dirigente del regime ebraico di invasione e occupazione della Palestina: generali, ministri, presidenti etc...
I loro eredi e discendenti ancora oggi geremiano e si lagnano come se esistesse qualche 'persecuzione' ai loro danni, pretendono di mettere sotto processo il mondo quando essi stessi dovrebbero rendere conto all'Umanità di crimini di cui non si é visto l'eguale nemmeno nelle fantasie hollywoodiane ad essi tanto care.
Costoro ancora pretendono 'rimborsi' e 'risarcimenti' dalla Germania, dalla Svizzera, dall'Unione Europea e succhiano ogni anno tre miliardi di dollari dalle tasche dei contribuenti nordamericani come "Aiuto per il Terzo Mondo".
Infatti dei quasi trecento assassinati di Deir Yassin oltre un decimo (trentacinque) erano donne gravide. Oltre centocinquanta cadaveri vennero trasportati e ammucchiati in una cisterna. I responsabili morali e materiali di questo infame atto diventarono poi la classe dirigente del regime ebraico di invasione e occupazione della Palestina: generali, ministri, presidenti etc...
I loro eredi e discendenti ancora oggi geremiano e si lagnano come se esistesse qualche 'persecuzione' ai loro danni, pretendono di mettere sotto processo il mondo quando essi stessi dovrebbero rendere conto all'Umanità di crimini di cui non si é visto l'eguale nemmeno nelle fantasie hollywoodiane ad essi tanto care.
Costoro ancora pretendono 'rimborsi' e 'risarcimenti' dalla Germania, dalla Svizzera, dall'Unione Europea e succhiano ogni anno tre miliardi di dollari dalle tasche dei contribuenti nordamericani come "Aiuto per il Terzo Mondo".
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lunedì 2 luglio 2012
Il criminale Yitzhak Jazernicki Shamir muore a 96 anni: una vita spesa al servizo dell'ingiustizia e del Male!
Yitzhak Shamir, assassino e criminale di guerra, da diciassette reso idiota e demente dall'Alzheimer, ha finito i suoi giorni terreni all'età di novantasei anni, concludendo una vita spesa a diffondere l'ingiustizia senza doverne rendere conto a nessun tribunale terreno; nella speranza che un più alto giudice stia ponendo riparo alla cosa ricordiamo in queste brevi righe i punti salienti della sua esistenza.
Nato Yizhak Jazernicki in Polonia, nel 1915, a soli vent'anni decise di lasciare l'Europa per invadere la Palestina, aiutato dalle agenzie sioniste che ormai da decenni "paracadutavano" da ogni dove violenti ebrei invasori con la complicità del Mandato britannico; appena arrivato si unì ai terroristi dell'Irgun, l'organizzazione responsabile di centinaia di attacchi contro civili palestinesi e colpevole, tra le altre cose, della bomba all'Hotel King David che fece 137 vittime.
Non essendo abbastanza violenta e criminale per i suoi gusti però Shamir lasciò l'organizzazione terrorista per unirsi alla 'Banda Stern', responsabile tra le altre cose dell'omicidio del negoziatore ONU Conte Folke Bernadotte e di sua moglie, assassinio nel quale egli ebbe un ruolo da protagonista. Dopo il 1948 Shamir divenne una spia del Mossad agendo a Parigi e nel 1965 decise di darsi alla politica militando nelle formazioni più violente ed estremiste della Destra. Nel 1978, quando il Governo di Destra del Likud guidato dall'ex-terrorista dell'Irgun Menachem Begin chiese di ratificare gli 'Accordi di Camp David' con Sadat egli fu uno dei pochi ad astenersi, non avendo capito quanto squilibrato e sbilanciato a favore del regime ebraico fosse quel 'trattato'.
Alla fine degli anni '80 divenne Primo Ministro e si guadagnò eterna infamia quando, nel corso della Prima Intifada, ordinò ai militari sionazisti di "rompere gambe e braccia" ai ragazzi palestinesi che lanciavano pietre agli occupanti. Le orrende immagini di soldati ebrei che gongolanti si affrettarono a tradurre le sue parole in fatti rimarranno eterne testimoni della barbarie di un individuo che non aveva diritto di cittadinanza nel Ventesimo Secolo. Sconfitto alle elezioni del 1992 cominciò a dare segni di demenza senile e venne tolto dall'attenzione del pubblico.
Possa la Storia ricordarlo come il criminale che é stato!
Nato Yizhak Jazernicki in Polonia, nel 1915, a soli vent'anni decise di lasciare l'Europa per invadere la Palestina, aiutato dalle agenzie sioniste che ormai da decenni "paracadutavano" da ogni dove violenti ebrei invasori con la complicità del Mandato britannico; appena arrivato si unì ai terroristi dell'Irgun, l'organizzazione responsabile di centinaia di attacchi contro civili palestinesi e colpevole, tra le altre cose, della bomba all'Hotel King David che fece 137 vittime.
Non essendo abbastanza violenta e criminale per i suoi gusti però Shamir lasciò l'organizzazione terrorista per unirsi alla 'Banda Stern', responsabile tra le altre cose dell'omicidio del negoziatore ONU Conte Folke Bernadotte e di sua moglie, assassinio nel quale egli ebbe un ruolo da protagonista. Dopo il 1948 Shamir divenne una spia del Mossad agendo a Parigi e nel 1965 decise di darsi alla politica militando nelle formazioni più violente ed estremiste della Destra. Nel 1978, quando il Governo di Destra del Likud guidato dall'ex-terrorista dell'Irgun Menachem Begin chiese di ratificare gli 'Accordi di Camp David' con Sadat egli fu uno dei pochi ad astenersi, non avendo capito quanto squilibrato e sbilanciato a favore del regime ebraico fosse quel 'trattato'.
Alla fine degli anni '80 divenne Primo Ministro e si guadagnò eterna infamia quando, nel corso della Prima Intifada, ordinò ai militari sionazisti di "rompere gambe e braccia" ai ragazzi palestinesi che lanciavano pietre agli occupanti. Le orrende immagini di soldati ebrei che gongolanti si affrettarono a tradurre le sue parole in fatti rimarranno eterne testimoni della barbarie di un individuo che non aveva diritto di cittadinanza nel Ventesimo Secolo. Sconfitto alle elezioni del 1992 cominciò a dare segni di demenza senile e venne tolto dall'attenzione del pubblico.
Possa la Storia ricordarlo come il criminale che é stato!
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martedì 12 aprile 2011
Sessantatré anni fa i sionisti sterminavano Deir Yassin; in Israele é reato commemorare quelle e le altre vittime della Nakba
Esattamente sessantatre anni fa, più di cento civili palestinesi venivano sterminati a colpi di arma da fuoco, di granata, di baionetta da terroristi ebrei dell'Irgun (la fazione ebraica responsabile dell'attentato esplosivo all'Hotel King David di Gerusalemme), e della famigerata Banda Stern (responsabile dell'assassinio del mediatore ONU Conte Folke Bernadotte e di sua moglie), durante quello che é solamente il più conosciuto dei tanti "massacri dimenticati" della 'Nakba', la distruzione del villaggio di Deir Yassin e della sua popolazione.
Insieme a tutte le altre stragi della Nakba Deir Yassin sta ancora aspettando che qualcuno la utilizzi come materiale di base di seppur una minima frazione del vero e proprio diluvio mediatico (kolossal di Hollywood, memorie, romanzi, opere teatrali, musical, fumetti etc...etc...etc...) che ogni anno intasano letteralmente il panorama internazionale portando l'attenzione di sempre nuove generazioni di lettori/spettatori/fruitori a ricordare, rivivere, mandare a memoria le sofferenze di una (e una soltanto!) delle innumerevoli categorie di vittime del più grande conflitto del secolo scorso; a differenza delle altre Deir Yassin é nota a una piccola frazione di pubblico internazionale grazie al rapporto firmato dall'inviato in Palestina delle Nazioni Unite, Jacques de Reynier, che nelle sue memorie così ricorda quel che vide dopo la strage:
La banda degli assassini indossava uniformi rustiche ed elmetti di metallo. Tutti erano giovani, esaltati, fanatizzati, alcuni praticamente adolescenti, maschi e femmine, armati sino ai denti: revolver, mitragliette, bombe a mano, baionette, pugnali e persino accette e coltelli facevano parte del loro "corredo", la maggior parte delle lame erano ancora impiastrate di sangue. Una graziosa ragazzetta, con orgoglio criminale, mi mostrò le strie di sangue sulle sue mani; le metteva in mostra come trofei.
Questa era la squadra "spazzina", che, ovviamente, aveva preso il proprio incarico molto sul serio.
Cercai di entrare in una casa, una dozzina di miliaziani mi circondarono, le loro mitragliette puntate su di me, e il loro ufficiale mi proibiva di proseguire...allora venni preso da uno dei più colossali accessi di rabbia della mia vita, chiamandoli criminali e assassini e dicendo loro in termini inequivocabili quel che pensavo di loro e della loro "impresa", minacciandoli in ogni modo possibile, fino a che, prendendoli in contropiede, non mi riuscì di farmi largo nella casa.
Trovai corpi, cadaveri ormai freddi, la squadra "spazzina" li aveva liquidati a colpi di proiettile, poi finendoli con le granate. Quelli ancora vivi erano stati spacciati a colpi d'ascia e di pugnale, era fin troppo evidente. Mentre mi apprestavo ad andarmente senti un singhiozzo, mi voltai, rivoltai ogni corpo, fino a trovare un piccolo piede ancora tiepido, attaccato ad esso, sotto a un cadavere mutilato, c'era una bambina di otto-dieci anni, sfigurata da una bomba a mano, ma ancora viva.
Oggi, dopo sessantatré anni di negazionismo ebraico, dopo sessantatré anni di congiura del silenzio, rafforzata dall'infame legge razzista che pretende di impedire ai Palestinesi di Israele di commemorare la Nakba gli ultimi resti di Deir Yassin, inglobati nell'esplosione urbanistica di Gerusalemme che pretenderebbe di ricoprire con nuovi edifici la Storia e il segno della Palestina sono ancora visibili. Lo Stato sionista li ha inglobati nel giardino che circonda il manicomio di Kfar Shaul e, per colmo di ingiustizia, a un tiro di sasso dal luogo dove i fanatici sionisti massacrarono, sgozzarono, mitragliarono e fecero saltare in aria donne e bambini palestinesi sorge il pacchiano e ipocrita "museo dell'olocausto" dove, senza alcuna menzione delle vittime polacche, russe, slave, zingare, omosessuali e testimoni di Geova della follia nazista grassi senatori americani e registi e produttori di Hollywood vanno 'in pellegrinaggio' a inchinarsi all'altare del culto della Shoah, all'ombra del quale i nazisti del Ventunesimo Secolo portano avanti indisturbati il loro Olocausto.
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martedì 8 febbraio 2011
Intervista ad Andrea Giacobazzi, autore di "Asse Roma-Berlino-Tel Aviv"
Avevamo già segnalato come "prezioso" e "stimolante" il volume di Andrea Giacobazzi "Asse Roma-Berlino-Tel Aviv", in cui venivano portate alla luce le inconfessabili affinità fra ideologia sionista e nazifascismo e gli apparentemente azzardati approcci fra organizzazioni ebraiche e potenze dell'Asse tra il periodo del Mandato britannico e la prima fase della Seconda Guerra Mondiale.
Adesso, grazie a una segnalazione dello stesso Giacobazzi, riportiamo il testo della seguente intervista, pubblicata originariamente a questa url, nella speranza di dare ulteriore esposizione all'interessante lavoro dello studioso.
Dottor Giacobazzi, nel volume (pag. 146) lei parla dell’ostilità nutrita da molti ebrei tedeschi nei confronti degli ebrei orientali (Ostjuden). Qual era l’origine di tale avversione?
Adesso, grazie a una segnalazione dello stesso Giacobazzi, riportiamo il testo della seguente intervista, pubblicata originariamente a questa url, nella speranza di dare ulteriore esposizione all'interessante lavoro dello studioso.
Dottor Giacobazzi, nel volume (pag. 146) lei parla dell’ostilità nutrita da molti ebrei tedeschi nei confronti degli ebrei orientali (Ostjuden). Qual era l’origine di tale avversione?
Da molti ebrei assimilati gli Ostjuden erano considerati incompatibili con lo “spirito tedesco”, difficilmente inseribili nella società tedesca e arretrati. Non solo l’ebraismo assimilato e nazionalista ma anche diversi israeliti “liberali” usavano toni pressoché antisemiti nel rivolgersi agli Ostjuden. Ho riportato nel libro un testo di M. Rigg in cui si sottolineava come, durante gli anni Venti e Trenta, gli ebrei liberali definissero gli Ostjuden “inferiori”, richiedendo l’assistenza dello Stato per combattere la loro immigrazione. Nell’ambito del giudaismo tedesco-nazionalista – rappresentato da diversi gruppi pronti ad appoggiare la patria nazionalsocialista – si distinguerà, per il disprezzo verso gli “ebrei dell’est”, la “Lega degli ebrei nazionali tedeschi”, che chiedeva l’espulsione degli ebrei orientali dalla Germania e criticava certi comportamenti ebraici in termini quasi antisemiti. Il leader di questa formazione - M. Naumann - credeva che gli Ostjuden non fossero nemmeno paragonabili ai giudei tedeschi perché mantenevano «visioni morali sub-asiatiche [Halb-Asiens] estranee allo spirito tedesco». Secondo Naumann gli Ostjuden erano semplicemente non assimilabili «nella vita tedesca. Le speranze per una loro graduale germanizzazione erano malriposte, la loro natura “orientale” era troppo radicata per questo scopo».
L’ostilità verso gli Ostjuden era condivisa anche dai sionisti?
Larga parte dei sionisti veniva dall’Est europeo. Possiamo dire, al contrario, che i sionisti in moltissimi casi avessero un fermo disprezzo per gli ebrei assimilati, considerati traditori del “sangue ebraico” e sradicati senza patria. Un leader sionista del calibro di M. Nordau non esiterà a dir a questo proposto: “Ma che cosa ha di comune Israele con quella gente? La maggior parte di costoro - eccettuo volentieri una minoranza - appartengono alle nature più basse dell’ebraismo che una selezione naturale ha destinato alle professioni in cui si guadagnano rapidamente i milioni, non mi domandate come! […] Già molti di loro abbandonano l’ebraismo; e noi auguriamo loro buon viaggio, dolenti soltanto che, nonostante tutto, essi siano di sangue ebraico, sia pur dei suoi residui”. Concludendo il suo discorso al III Congresso di Basilea affermerà: “Non serbiamo rancore a questi poveri martiri dell’assimilazione. Limitiamoci a staccarci da loro come essi si staccano da noi. Non contiamo neppure sugli uomini pratici che ci abbandonano nella lotta, pronti a venire a noi quando la vittoria sarà conquistata”. Esisteva però un’eccezione che rimane anche oggi.
Quale?
Molti ebrei poco assimilati e fortemente religiosi – di questi tempi diremmo ultraortodossi – si opponevano ferocemente al sionismo considerandolo una bestemmia ed una forzatura umana rispetto alla volontà di Dio. Per questi ebrei la costruzione del Regno d’Israele senza la venuta del Messia era un atto contrario alla legge divina. Sempre al III Congresso di Basilea M. Nordau denunciava le resistenze religiose chiedendo retoricamente ai rappresentanti del rabbinato: «Perché ve ne state in disparte? Perché tacete? Perché non guidate la vostra comunità che vi segue con la bandiera davidica spiegata nel campo sionistico? Dicono che diffidate di noi, che temete da noi chi sa quale attentato alla religione».
In Palestina “bisognava far immigrare “i buoni” e lasciare in Europa “la feccia””, scriveva il sionista Moshe Sharett nel proprio diario (cfr. pag. 177). Come vanno intese le due “categorie” citate?
La citazione fa riferimento ad un libro di T. Segev ed è relativa ad un’affermazione precedente alla guerra. Le “categorie” vanno viste alla luce della “necessità” sionista di colonizzare. La colonizzazione abbisogna di energie vitali, di giovani forti, di persone preparate. Per molti anni si è descritta l’impresa sionista come un fatto “umanitario” sic et simpliciter; probabilmente una visione più corretta dei progetti nazionali ebraici la fornisce il leader sionista (poi sionista-revisionista) V. Jabotinsky, il quale diceva: “la colonizzazione sionista deve essere terminata o eseguita contro il volere della popolazione autoctona. Questa colonizzazione può, pertanto, essere portata avanti e compiere progressi solo sotto la protezione di un potere indipendente della popolazione autoctona - un muro di ferro, che sarà in grado di resistere alla pressione della popolazione indigena”. È facile intuire quanto un progetto di questo tipo richiedesse persone molto attive, tanto in ambito militare, quanto in campo agricolo, nel settore edilizio e per quanto riguardava formazione ed istruzione.
I sionisti come Sharett erano quindi indifferenti rispetto alla sorte della “feccia” ebraica in Europa?
Vi sono differenze tra prima e durante la guerra ma molte affermazioni riconducibili a dirigenti sionisti stimolano questo dubbio. Lo stesso Ben Gurion affermò nel 1938: «se sapessi di poter salvare tutti i bambini della Germania portandoli in Inghilterra o soltanto la metà di loro portandoli in Palestina, opterei per la seconda soluzione, perché noi non dobbiamo considerare soltanto il destino di quei bambini ma di tutto il popolo ebraico». Ho riportato diversi casi in cui il comportamento sionista verso la diaspora non fu irreprensibile. Ad esempio nel 1942-1943 il governo di Sua Maestà britannica rilasciava centinaia di permessi per le colonie inglesi, in particolare per le Mauritius. Ricorda a questo proposito il rabbino Schonfeld: “Al dibattito parlamentare del 27 gennaio 1943, quando più di 100 fra parlamentari e Lord erano impegnati a prendere i provvedimenti conseguenti, un portavoce dei sionisti annunciò che gli ebrei si sarebbero opposti alla mozione perché in essa non si facevano riferimenti alla Palestina. Alcune voci si levarono a sostegno di questo intervento, e seguì un fitto dibattito alla fine del quale la mozione era ormai lettera morta. Persino i promotori esclamarono disperati: se gli ebrei non riescono a mettersi d’accordo tra loro, come possiamo aiutarli?”.
All’interno del Partito Nazionalsocialista (NSDAP) i raggruppamenti ebraici filonazisti (cfr. pag. 144) trovarono qualche interlocutore?
In realtà ai vari gruppi di ebrei assimilati che cercarono di scendere a patti col regime nazionalsocialista (“Lega degli ebrei nazionali tedeschi”, “Deutsche Vortrupp”, e per altri versi "Reichsbund jüdicher Frontsoldaten" e "Schwarzes Fähnlein”) non fu dato molto credito. Il discorso era diverso per i sionisti, i quali promettevano di liberare l’Europa dagli ebrei. Tra gli esponenti del regime che ebbero più contatti con i sionisti vanno citati senza dubbio Von Mildenstein e Eichmann.
Come interpreta “la concessione del singolare permesso di utilizzo della bandiera sionista nel Terzo Reich” (pag. 179)?
Quella della “bandiera ebraica” era forse la minore delle facilitazioni nazionalsocialiste al progetto sionista (pensiamo ad esempio all’Haavara, ai campi di riaddestramento, agli accordi per l’emigrazione e a molto altro). Si può dire che ogni atto che risvegliasse il nazionalismo ebraico era ben gradito a quelle autorità tedesche che desideravano favorire l’esodo israelitico dall’Europa. Del resto come scriveva Isaac Deutscher: «l’antisemitismo trova il suo trionfo nel sionismo, il quale in pratica ammetteva come legittimo e valido il vecchio grido di “Ebrei, andatevene!”».
Perché Jabotinsky considerava “oltraggiosa” la posizione filonazista (cfr. pag. 182)?
Nel movimento sionista revisionista, cui Jabontinsky era a capo, si erano diffusi atteggiamenti massimalisti, non solo chiaramente filofascisti ma anche plaudenti verso molti aspetti dell’hitlerismo. Il leader di questa componente estrema era A. Achimeir (già noto per aver tenuto una rubrica su un giornale ebraico intitolata “il Diario di un fascista”) il cui gruppo non esitava ad affermare che ad eccezione dell’antisemitismo di Hitler, il nazional-socialismo tedesco sarebbe stato accettabile e che, comunque, Hitler aveva salvato la Germania. Ancor prima, nel 1932, aveva accolto con favore il “grande movimento nazionale” che aveva salvato l’Europa dai parlamenti impotenti e, soprattutto, dalla dittatura della polizia segreta sovietica e dalla guerra civile. Questi eccessi spinsero Jabotinsky – già soprannominato “Vladimir Hitler” dai suoi avversari – a richiamare all’ordine i suoi: un flirt con i fascisti era accettabile ma fare la stessa cosa col nazionalsocialismo poteva risultare senza dubbio controproducente.
A pag. 188, si parla di Kadmi Cohen, “esponente revisionista francese, arrestato nel 1941 dai tedeschi e internato a Compiègne”. Perché egli venne sorprendentemente rilasciato? Non era considerato un “nemico” dell’Asse?
Il rilascio di Kadmi Cohen è quantomeno controverso. Durante la sua prigionia, fondò, con alcuni intellettuali, il movimento “Massada”, ideologicamente estremista e caratterizzato da un netto antiassimilazionismo - di stampo ovviamente sionista - orientato alla fondazione di uno Stato ebraico esteso su Palestina, Transgiordania e penisola del Sinai. Forse i tedeschi pensarono che potesse tornare utile. Fatto sta che il revisionista francese in una lettera che inviò nel gennaio del 1943 al Dr. Klassen, dell’Ambasciata di Germania, chiese ai nazionalsocialisti di passare ad un “antisemitismo positivo, costruttivo” che incoraggiasse gli ebrei europei ad operare una necessaria rottura con l’assimilazione. Aggiunse che uno “Stato ebraico in Palestina, in Transgiordania e nel Sinai avrebbe immobilizzato sia l’Inghilterra sia la Russia e avrebbe protetto le vie del petrolio e del commercio con l’Oriente per il continente europeo”. Il piano tuttavia non trovò supporto, la guerra iniziava a complicarsi parecchio per le forze dell’Asse, il trasporto di una tale massa di persone era difficoltoso sia per i problemi logistici sia per l’impegno materiale che sarebbe costato ad un Paese coinvolto, su diversi fronti, in una guerra che di giorno in giorno assumeva tinte sempre più scure. Alla fine Kadmi Cohen sarà deportato e morirà.
Nella parte dedicata all’Italia fascista, si evoca spesso il nome di Leone Carpi…
Carpi è una delle figure chiave del revisionismo italiano, in stretto contatto con Jabotinsky. Già maggiore dell’esercito, iscritto al P.N.F., editorialista de L’Idea Sionistica, periodico revisionista dalle tinte chiaramente filofasciste. Si occuperà dello sviluppo del progetto della Scuola marittima del Betar a Civitavecchia, dove – sotto le insegne del Regime – si formerà “il primo nucleo della marina israeliana”. Parlando a nome dei revisionisti scriverà nel 1937: “Essi dichiarano che non da oggi ma da sempre sono stati nemici di tutte le internazionali, ed anche di quella ebraica, se esistesse, il che non è. Essi si sono chiesti «se l’Italia possa vedere di buon occhio il formarsi di una altro Stato nel bacino orientale del Mediterraneo», ed hanno risposto affermativamente. Essi hanno considerato «se convenga all’Italia colonialmente imperiale in Africa prendere posizione» contro le aspirazioni degli arabi e musulmani di Palestina, ed hanno risposto affermativamente. I loro dirigenti, tutti soldati italiani e fascisti, hanno pronunciato due giuramenti: a questi non mancheranno mai.”
In Italia vi furono sostenitori o simpatizzanti del gruppo Stern?
Non ne ho notizia. Il gruppo (che darà luogo ad una scissione interna al revisionismo e che chiederà di scendere in guerra al fianco dei nazionalsocialisti) era principalmente costituito da sionisti revisionisti dell’Est europeo. I revisionisti italiani erano fortemente jabotinskyani e allo stesso tempo molto legati al fascismo. Un aneddoto curioso sui revisionisti italiani ce lo rivela A. Achimeir che, in occasione della Conferenza di Vienna del 1932, racconta: quando l’avvocato Leone Carpi di Milano, che salutò la convenzione con una mano alzata in stile fascista, entrò nella sala, «noi balzammo in piedi dalle sedie e alzammo le nostre braccia in suo onore».
Lei ha condotto alcune ricerche anche negli archivi israeliani, in particolare presso l’Istituto Jabotinsky di Tel Aviv. Qual è stata l’accoglienza riservatale?
Presso lo Jabotinsky Institute di Tel Aviv e presso il Central Zionist Archive di Gerusalemme. Ho trovato molta collaborazione e disponibilità: la ricerca era in ebraico e i primi giorni mi risultava molto difficile trovare la corrispondenza con le lettere dell’alfabeto latino, ma l’aiuto da parte loro non è mancato.
Come viene affrontato oggi in Israele il tema dei rapporti tra i sionisti e l’Asse?
Ritengo che la cosa sia stata interiorizzata dalla società israeliana. Del resto Menachem Begin – che era un alto dirigente revisionista – divenne primo ministro negli anni’70. La stessa cosa accadde a Yitzhak Shamir, triumviro del gruppo Stern. Molti leader laburisti e liberali coinvolti negli accordi con la Germania e l’Italia di quegli anni arriveranno ai vertici dello Stato israeliano.
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domenica 21 novembre 2010
Le radici nazi-fasciste di Israele analizzate da Andrea Giacobazzi
“L’instaurazione dello storico Stato ebraico su base nazionale e totalitaria, legato da un trattato con il Reich germanico, sarebbe nell’interesse del mantenimento e del rafforzamento della futura posizione di potere tedesca in Medio Oriente”, questa frase, nonostante le apparenze, non proviene dalle pagine di un romanzo di storia alternativa (o "Ucronia"), genere di science fiction particolarmente di moda oggigiorno grazie al successo di scrittori come Harry Turtledove; essa fu veramente pronunciata pronunciata dai messaggeri dell'organizzazione sionista Lohamei Herut Israel, Lehi, meglio nota come "Banda Stern" e ricordata per i suoi atti di terrorismo e per l'assassinio, nel 1948, del negoziatore ONU conte Folke Bernadotte.
Che cosa poteva spingere dunque, dei fanatici terroristi ebrei, a cercare contatti con il Terzo Reich, pochi mesi prima che quest'ultimo degli Ebrei si incaricasse di diventare il più attento e pervicace sterminatore?
Nient'altro che la ricerca di interessi comuni (evacuare ebrei dall'Europa in guerra per soddisfare il sogno hitleriano di un continente senza 'Judentum' e dare contemporaneamente ai seguaci di Avraham Stern la rilevanza politica e il seguito numerico che gli mancavano per imporre la propria leadership sul nascente Israele). Notate come nella dichiarazione d'intenti sternista si ponga l'accento sulla base "nazionale e totalitaria" dello Stato; essa non é una piaggeria del Lehi, un modo per cercare di ingraziarsi l'interlocutore nazista, ma rappresenta la genuina visione dei sionisti "di destra", che oltre agli sternisti contavano nelle loro fila anche l'Irgun Zvi Leumi, altra cellula terrorista (che "inventò" l'autobomba e l'attentato esplosivo in terra di Palestina).
Ciascuna di queste due formazioni ha "donato" un primo ministro allo Stato ebraico: Ytzhak Shamir dalla Banda Stern e prima di lui Menachem Begin dall'Irgun e oggi il loro "pupillo" e figlio spirituale Bibi Netanyahu guida un governo sostenuto dall'ultradestra religiosa e razzista, sostenuto in posizione di totale sottomissione politica e spirituale dagli esangui rimasugli del partito laburista. I sionisti che sessant'anni fa si ispiravano al totalitarismo e al fascismo razziale hanno ormai il completo dominio della scena politica israeliana, e con ciò si spiega il marciare sempre più rapido verso la "soluzione finale" della questione palestinese, a furia di leggi razziali, prove tecniche di pulizia etnica ed esperimenti di giudaizzazione forzata.
Per questo motivo la pubblicazione per i tipi del Cerchio del volume “Asse Roma – Berlino - Tel Aviv”, scritto da Andrea Giacobazzi rappresenta uno di quei rari casi in cui un'uscita editoriale segue di pari passo l'evoluzione politico sociale dell'attualità e procurarsi il volume, leggerlo e digerirlo diventa più che una necessità quasi un imperativo per chiunque voglia farsi un'idea precisa di come sia possibile che proprio lo Stato che racconta al pubblico rimbecillito della Fox e della Cnn di essere "nato dai superstiti delle camere a gas" sia divenuto in realtà la più perfetta approssimazione del Reich razziale sognato da Hitler ed Himmler che sia possibile darsi oggi nel mondo moderno.
Il testo, con puntuale e doviziosa documentazione storiografica, analizza i rapporti instauratisi fra la fine degli anni '30 e l'inizio del Secondo Conflitto Mondiale fra le più disparate organizzazioni ebraiche e i vertici delle dittature fascista e nazista. Per quanto riguarda il lato "littorio" delle questione viene analizzata la massiccia presenza ebraica fra i dirigenti fascisti, il caso del periodico ebraico "La Nostra Bandiera", apertamente e 'orgogliosamente' fascista e il rapporto privilegiato fra l'ala revisionista di Ze'ev Jabotinsky e gli apparati dello stato mussoliniano, che portarono per esempio alla nascita del 'Corso ebraico' presso la Scuola marittima di Civitavecchia, dove prese corpo il primo nucleo della futura marina israeliana (quelli dell'attacco alla Mavi Marmara!).
Sul versante nazista del volume viene evidenziata la non sporadica presenza di elementi ebraici nell'organizzazione statale e militare tedesca che venne avvolta e integrata dal partito nazista dal 1933 in avanti (celebre il caso del generale d'aviazione Erhard Milch la cui delicata situazione nel III Reich diede modo a Goering di coniare una delle sue più famose rodomontate: "Chi é ariano, nella Luftwaffe, lo decido io!") per poi passare ad analizzare gruppi e organizzazioni che tentarono di instaurare ardite cooperazioni nazi-sioniste come l'Haavara (che voleva aiutare a trasferire le proprietà degli ebrei 'evacuandi' dall'Europa) e la già citata Banda Stern che sperava di trovare in Hitler quell'interesse all'emigrazione ebraica di massa verso la Palestina che le autorità britanniche avevano bloccato con il famoso "Libro bianco".
In un mondo dove personaggi come l'islamofobo olandese Geert Wilders e la 'camicia verde' (già fascista) Mario Borghezio si dichiarano entusiasti fan e sostenitori di Israele é importante rendersi conto come il movimento sionista, fin dai suoi albori, sia sempre stato profondamente antidemocratico e reazionario e non abbia quindi mai trovato eccessivi problemi a contattare, blandire e trattare da pari i peggiori regimi e personaggi della scena politica: avantieri con Hitler e Mussolini, ieri con Pinochet e Reza Shah, oggi con i razzisti islamofobi e i sionisti teocon.
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