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domenica 10 maggio 2015

Grande ricevimento a Damasco per celebrare il Giorno della Vittoria dell'URSS sul nazismo!!

Per il settantesimo anniversario della vittoriosa conclusione della Grande Guerra Patriottica che vide le forze di Stalin entrare trionfanti in una Berlino devastata le ambasciate russa, bielorussa e armena a Damasco hanno organizzato un grande ricevimento. Ad esso hanno presenziato il Presidente dell'Assemblea del Popolo Mohammed al-Laham e numerosi Ministri del Governo Assad che hanno recato il saluto e le felicitazioni del Presidente ai rappresentanti degli stati ex-sovietici.

Il Viceministro degli Esteri, Faysal Miqdad, ha espresso la convinzione che certi paesi della NATO che tra il 1941 e il 1945 si trovarono a essere alleati dell'URSS contro il regime hitleriano oggi ne hanno incredibilmente mutuato molti atteggiamenti e comportamenti, sostenendo tra le altre cose gruppi terroristici attivi sul suolo siriano che quanto a violenza, fanatismo, disprezzo per la vita umana e per la cultura e la civiltà non hanno veramente niente da invidiare alle SS del Terzo Reich.

martedì 17 dicembre 2013

Sionista negra 'stupita' dall'Apartheid in vigore alle banche del sangue del regime ebraico, le consigliamo: "torna in Etiopia!"

Pnina Tamano-Shata é una sionista di origine etiope che é stata portata a invadere e occupare la Palestina dai genitori, all'età di tre anni. Vivere in una terra non sua non l'ha mai preoccupata, né le ha mai causato problemi di coscienza servire nell'esercito che reprime la popolazione legittima della Palestina, ne porta avanti il genocidio e prende parte (o ha preso parte) ad aggressioni e occupazioni illegali di territori stranieri.

La Tamano-Shata era così contenta di vivere in un regime razzista illegittimo da darsi alla politica in una delle molte formazioni politiche che sostengono il regime di invasione e farsi persino eleggere al Parlamento di Tel Aviv.

La Tamano-Shata si é accorta di vivere in un paese razzista (o meglio, la cosa le ha dato fastidio) solo quando, rispondendo a un invito alla donazione di sangue per l'MDA (magen david adom, l'organizzazione che fa la funzione di Croce Rossa nei territori invasi dai sionisti per i soli sionisti, visto che essi rifiutiano di affiliarsi al Comitato Internazionale Croce Rossa e Mezzaluna Rossa) si é vista rifiutare la donazione.

Il rifiuto é stato giustificato dalla banca del sangue con pretesti ridicoli (l'alta incidenza di HIV in Etiopia, dove la Tamano-Shata non vive più da 29 anni).

Questo non é che uno dei mille episodi di discriminazione del regime ebraico contro i suoi cittadini di etniia africana e negra, come già hanno dimostrato i nostri articoli sulla sterilizzazione forzata di donne di origine etiopica.

Adesso la parlamentare si é lanciata in una crociata personale contro le banche del sangue sioniste e le loro politiche, denunciandole come 'razziste'.

MA il razzismo le stava bene quando si trattava di occupare la terra palestinese e derubarla delle sue risorse.

MA il razzismo le stava bene quando si trattava di indossare l'uniforme per reprimere e ammazzare i Palestinesi.

MA il razzismo le stava bene quando si trattava di occupare o invadere il Sud del Libano.

Invitiamo la sionista negra Tamano-Shata e tutti i suoi simili a ripensare profondamente le loro vite e le loro esistenze e a capire che non esiste un futuro per loro nel regime ebraico illegale e a tornare piuttosto nei loro paesi d'origine per contribuire come possono al loro sviluppo e alla loro autonomia e indipendenza!

mercoledì 26 dicembre 2012

Razzismo ebraico in azione: le donne nere nel "democratico" Israele vengono sterilizzate come nell'Alabama anni '50!

Il Depoprovera é un anticoncezionale potentissimo e potenzialmente pericoloso che viene somministrato come 'extrema ratio' a donne deboli di mente o viventi in situazioni di estremo degrado materiale che non riescono a evitare di rimanere incinte, in maniera che non partoriscano piccoli disperati a cui non saprebbero come provvedere.
Lo stesso farmaco viene usato in gran quantità dai "Mengele" israeliani, molto impegnati a sterilizzare le donne di origine etiope residenti nello "Stato ebraico del popolo eletto" in quanto eccessivamente differenti dai khazari ashkenaziti che hanno invaso la Palestina araba e semita negli ultimi 150 anni.
Se la sterilizzazione coatta come nella Germania di Hitler é il fato che attende gli Ebrei "troppo scuri" lasciamo immaginare ai nostri lettori quale fato possano aspettarsi gli "scuri" che non hanno nemmeno la 'scusa' di essere Ebrei e che si trovano, in omaggio alla società multiculturale, multietnica e globalizzata a risiedere nella Palestina occupata dai sionisti. Notare che gli alleati dei Sionisti ebrei in servizio permanente effettivo nei giornali e nelle televisioni occidentali non smettono un istante di lodare e incensare immigrazione, multiculturalismo eccetera. Allora perché il Sionista Ben Ari si mette a sbraitare contro gli immigrati negri a Tel Aviv??? Quel che va bene in Europa a casa sua non é ottimale??
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sabato 11 febbraio 2012

Cartoline di "civiltà occidentale" dall'Afghanistan!



Senza commento, lasciamo ogni considerazione al nostro pubblico.

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sabato 4 febbraio 2012

Aguzzini sionazisti aizzano cani addestrati contro giovane palestinese e picchiano a sangue due adolescenti!


Nell'ennesimo episodio di sevizie contro Palestinesi con cani da attacco addestrati appositamente, esattamente come quelli usati dalla Divisione Totenkopf delle SS per i raid nei ghetti di tutta Europa, un giovane palestinese di 18 anni, Akram abu Ras, ha ricevuto lacerazioni e morsi vicino Al-Khalil dopo essere stato aggredito da una pattuglia di soldati sionisti che gli ha aizzato contro un animale inferocito. L'attacco é avvenuto in pieno giorno di fronte a testimoni, compresi alcuni portalettiga della Mezzaluna Rossa che hanno cercato di soccorrere il ragazzo, che invece é stato ammanettato e portato via dagli aguzzini in divisa che festeggiavano e accarezzavano il cane col muso ancora sporco di sangue.

Viideo di repertorio su incidenti simili

Nel frattempo presso il villaggio di Kafr Kalil a Sud di Nablus altri "eroici" militi del famoso "esercito più morale del mondo", trovandosi sprovvisti di cane da attacco incrudelivano contro due ragazzini di 13 e 14 anni con calci e con i calci dei loro fucili provocando a entrambi fratture di varia gravità. Questa volta però le vittime sono state soccorse e portate all'ospedale Rafidia. Mohamed Youssef Mansour e Samer Fawzi Mansour, i due ragazzini vittime della vigliacca aggressione, sono stati giudicati guaribili in un periodo variabile dai 40 ai 60 giorni.
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martedì 8 febbraio 2011

Intervista ad Andrea Giacobazzi, autore di "Asse Roma-Berlino-Tel Aviv"

Avevamo già segnalato come "prezioso" e "stimolante" il volume di Andrea Giacobazzi "Asse Roma-Berlino-Tel Aviv", in cui venivano portate alla luce le inconfessabili affinità fra ideologia sionista e nazifascismo e gli apparentemente azzardati approcci fra organizzazioni ebraiche e potenze dell'Asse tra il periodo del Mandato britannico e la prima fase della Seconda Guerra Mondiale.

Adesso, grazie a una segnalazione dello stesso Giacobazzi, riportiamo il testo della seguente intervista, pubblicata originariamente a questa url, nella speranza di dare ulteriore esposizione all'interessante lavoro dello studioso.



Dottor Giacobazzi, nel volume (pag. 146) lei parla dell’ostilità nutrita da molti ebrei tedeschi nei confronti degli ebrei orientali (Ostjuden). Qual era l’origine di tale avversione?
 
  Da molti ebrei assimilati gli Ostjuden erano considerati incompatibili con lo “spirito tedesco”, difficilmente inseribili nella società tedesca e arretrati. Non solo l’ebraismo assimilato e nazionalista ma anche diversi israeliti “liberali” usavano toni pressoché antisemiti nel rivolgersi agli Ostjuden. Ho riportato nel libro un testo di M. Rigg in cui si sottolineava come, durante gli anni Venti e Trenta, gli ebrei liberali definissero gli Ostjuden “inferiori”, richiedendo l’assistenza dello Stato per combattere la loro immigrazione. Nell’ambito del giudaismo tedesco-nazionalista – rappresentato da diversi gruppi pronti ad appoggiare la patria nazionalsocialista – si distinguerà, per il disprezzo verso gli “ebrei dell’est”, la “Lega degli ebrei nazionali tedeschi”, che chiedeva l’espulsione degli ebrei orientali dalla Germania e criticava certi comportamenti ebraici in termini quasi antisemiti. Il leader di questa formazione - M. Naumann - credeva che gli Ostjuden non fossero nemmeno paragonabili ai giudei tedeschi perché mantenevano «visioni morali sub-asiatiche [Halb-Asiens] estranee allo spirito tedesco». Secondo Naumann gli Ostjuden erano semplicemente non assimilabili «nella vita tedesca. Le speranze per una loro graduale germanizzazione erano malriposte, la loro natura “orientale” era troppo radicata per questo scopo».

  L’ostilità verso gli Ostjuden era condivisa anche dai sionisti?

  Larga parte dei sionisti veniva dall’Est europeo. Possiamo dire, al contrario, che i sionisti in moltissimi casi avessero un fermo disprezzo per gli ebrei assimilati, considerati traditori del “sangue ebraico” e sradicati senza patria. Un leader sionista del calibro di M. Nordau non esiterà a dir a questo proposto: “Ma che cosa ha di comune Israele con quella gente? La maggior parte di costoro - eccettuo volentieri una minoranza - appartengono alle nature più basse dell’ebraismo che una selezione naturale ha destinato alle professioni in cui si guadagnano rapidamente i milioni, non mi domandate come! […] Già molti di loro abbandonano l’ebraismo; e noi auguriamo loro buon viaggio, dolenti soltanto che, nonostante tutto, essi siano di sangue ebraico, sia pur dei suoi residui”. Concludendo il suo discorso al III Congresso di Basilea affermerà: “Non serbiamo rancore a questi poveri martiri dell’assimilazione. Limitiamoci a staccarci da loro come essi si staccano da noi. Non contiamo neppure sugli uomini pratici che ci abbandonano nella lotta, pronti a venire a noi quando la vittoria sarà conquistata”. Esisteva però un’eccezione che rimane anche oggi.

  Quale?

  Molti ebrei poco assimilati e fortemente religiosi – di questi tempi diremmo ultraortodossi – si opponevano ferocemente al sionismo considerandolo una bestemmia ed una forzatura umana rispetto alla volontà di Dio. Per questi ebrei la costruzione del Regno d’Israele senza la venuta del Messia era un atto contrario alla legge divina. Sempre al III Congresso di Basilea M. Nordau denunciava le resistenze religiose chiedendo retoricamente ai rappresentanti del rabbinato: «Perché ve ne state in disparte? Perché tacete? Perché non guidate la vostra comunità che vi segue con la bandiera davidica spiegata nel campo sionistico? Dicono che diffidate di noi, che temete da noi chi sa quale attentato alla religione».

  In Palestina “bisognava far immigrare “i buoni” e lasciare in Europa “la feccia””, scriveva il sionista Moshe Sharett nel proprio diario (cfr. pag. 177). Come vanno intese le due “categorie” citate?

  La citazione fa riferimento ad un libro di T. Segev ed è relativa ad un’affermazione precedente alla guerra. Le “categorie” vanno viste alla luce della “necessità” sionista di colonizzare. La colonizzazione abbisogna di energie vitali, di giovani forti, di persone preparate. Per molti anni si è descritta l’impresa sionista come un fatto “umanitario” sic et simpliciter; probabilmente una visione più corretta dei progetti nazionali ebraici la fornisce il leader sionista (poi sionista-revisionista) V. Jabotinsky, il quale diceva: “la colonizzazione sionista deve essere terminata o eseguita contro il volere della popolazione autoctona. Questa colonizzazione può, pertanto, essere portata avanti e compiere progressi solo sotto la protezione di un potere indipendente della popolazione autoctona - un muro di ferro, che sarà in grado di resistere alla pressione della popolazione indigena”. È facile intuire quanto un progetto di questo tipo richiedesse persone molto attive, tanto in ambito militare, quanto in campo agricolo, nel settore edilizio e per quanto riguardava formazione ed istruzione.

  I sionisti come Sharett erano quindi indifferenti rispetto alla sorte della “feccia” ebraica in Europa?

  Vi sono differenze tra prima e durante la guerra ma molte affermazioni riconducibili a dirigenti sionisti stimolano questo dubbio. Lo stesso Ben Gurion affermò nel 1938: «se sapessi di poter salvare tutti i bambini della Germania portandoli in Inghilterra o soltanto la metà di loro portandoli in Palestina, opterei per la seconda soluzione, perché noi non dobbiamo considerare soltanto il destino di quei bambini ma di tutto il popolo ebraico». Ho riportato diversi casi in cui il comportamento sionista verso la diaspora non fu irreprensibile. Ad esempio nel 1942-1943 il governo di Sua Maestà britannica rilasciava centinaia di permessi per le colonie inglesi, in particolare per le Mauritius. Ricorda a questo proposito il rabbino Schonfeld: “Al dibattito parlamentare del 27 gennaio 1943, quando più di 100 fra parlamentari e Lord erano impegnati a prendere i provvedimenti conseguenti, un portavoce dei sionisti annunciò che gli ebrei si sarebbero opposti alla mozione perché in essa non si facevano riferimenti alla Palestina. Alcune voci si levarono a sostegno di questo intervento, e seguì un fitto dibattito alla fine del quale la mozione era ormai lettera morta. Persino i promotori esclamarono disperati: se gli ebrei non riescono a mettersi d’accordo tra loro, come possiamo aiutarli?”.

  All’interno del Partito Nazionalsocialista (NSDAP) i raggruppamenti ebraici filonazisti (cfr. pag. 144) trovarono qualche interlocutore?

  In realtà ai vari gruppi di ebrei assimilati che cercarono di scendere a patti col regime nazionalsocialista (“Lega degli ebrei nazionali tedeschi”, “Deutsche Vortrupp”, e per altri versi "Reichsbund jüdicher Frontsoldaten" e "Schwarzes Fähnlein”) non fu dato molto credito. Il discorso era diverso per i sionisti, i quali promettevano di liberare l’Europa dagli ebrei. Tra gli esponenti del regime che ebbero più contatti con i sionisti vanno citati senza dubbio Von Mildenstein e Eichmann.

  Come interpreta “la concessione del singolare permesso di utilizzo della bandiera sionista nel Terzo Reich” (pag. 179)?

  Quella della “bandiera ebraica” era forse la minore delle facilitazioni nazionalsocialiste al progetto sionista (pensiamo ad esempio all’Haavara, ai campi di riaddestramento, agli accordi per l’emigrazione e a molto altro). Si può dire che ogni atto che risvegliasse il nazionalismo ebraico era ben gradito a quelle autorità tedesche che desideravano favorire l’esodo israelitico dall’Europa. Del resto come scriveva Isaac Deutscher: «l’antisemitismo trova il suo trionfo nel sionismo, il quale in pratica ammetteva come legittimo e valido il vecchio grido di “Ebrei, andatevene!”».

  Perché Jabotinsky considerava “oltraggiosa” la posizione filonazista (cfr. pag. 182)? 

  Nel movimento sionista revisionista, cui Jabontinsky era a capo, si erano diffusi atteggiamenti massimalisti, non solo chiaramente filofascisti ma anche plaudenti verso molti aspetti dell’hitlerismo. Il leader di questa componente estrema era A. Achimeir (già noto per aver tenuto una rubrica su un giornale ebraico intitolata “il Diario di un fascista”) il cui gruppo non esitava ad affermare che ad eccezione dell’antisemitismo di Hitler, il nazional-socialismo tedesco sarebbe stato accettabile e che, comunque, Hitler aveva salvato la Germania. Ancor prima, nel 1932, aveva accolto con favore il “grande movimento nazionale” che aveva salvato l’Europa dai parlamenti impotenti e, soprattutto, dalla dittatura della polizia segreta sovietica e dalla guerra civile. Questi eccessi spinsero Jabotinsky – già soprannominato “Vladimir Hitler” dai suoi avversari – a richiamare all’ordine i suoi: un flirt con i fascisti era accettabile ma fare la stessa cosa col nazionalsocialismo poteva risultare senza dubbio controproducente.

  A pag. 188, si parla di Kadmi Cohen, “esponente revisionista francese, arrestato nel 1941 dai tedeschi e internato a Compiègne”. Perché egli venne sorprendentemente rilasciato? Non era considerato un “nemico” dell’Asse?

  Il rilascio di Kadmi Cohen è quantomeno controverso. Durante la sua prigionia, fondò, con alcuni intellettuali, il movimento “Massada”, ideologicamente estremista e caratterizzato da un netto antiassimilazionismo - di stampo ovviamente sionista - orientato alla fondazione di uno Stato ebraico esteso su Palestina, Transgiordania e penisola del Sinai. Forse i tedeschi pensarono che potesse tornare utile. Fatto sta che il revisionista francese in una lettera che inviò nel gennaio del 1943 al Dr. Klassen, dell’Ambasciata di Germania, chiese ai nazionalsocialisti di passare ad un “antisemitismo positivo, costruttivo” che incoraggiasse gli ebrei europei ad operare una necessaria rottura con l’assimilazione. Aggiunse che uno “Stato ebraico in Palestina, in Transgiordania e nel Sinai avrebbe immobilizzato sia l’Inghilterra sia la Russia e avrebbe protetto le vie del petrolio e del commercio con l’Oriente per il continente europeo”. Il piano tuttavia non trovò supporto, la guerra iniziava a complicarsi parecchio per le forze dell’Asse, il trasporto di una tale massa di persone era difficoltoso sia per i problemi logistici sia per l’impegno materiale che sarebbe costato ad un Paese coinvolto, su diversi fronti, in una guerra che di giorno in giorno assumeva tinte sempre più scure. Alla fine Kadmi Cohen sarà deportato e morirà.

  Nella parte dedicata all’Italia fascista, si evoca spesso il nome di Leone Carpi…

  Carpi è una delle figure chiave del revisionismo italiano, in stretto contatto con Jabotinsky. Già maggiore dell’esercito, iscritto al P.N.F., editorialista de L’Idea Sionistica, periodico revisionista dalle tinte chiaramente filofasciste. Si occuperà dello sviluppo del progetto della Scuola marittima del Betar a Civitavecchia, dove – sotto le insegne del Regime – si formerà “il primo nucleo della marina israeliana”. Parlando a nome dei revisionisti scriverà nel 1937: “Essi dichiarano che non da oggi ma da sempre sono stati nemici di tutte le internazionali, ed anche di quella ebraica, se esistesse, il che non è. Essi si sono chiesti «se l’Italia possa vedere di buon occhio il formarsi di una altro Stato nel bacino orientale del Mediterraneo», ed hanno risposto affermativamente. Essi hanno considerato «se convenga all’Italia colonialmente imperiale in Africa prendere posizione» contro le aspirazioni degli arabi e musulmani di Palestina, ed hanno risposto affermativamente. I loro dirigenti, tutti soldati italiani e fascisti, hanno pronunciato due giuramenti: a questi non mancheranno mai.”

  In Italia vi furono sostenitori o simpatizzanti del gruppo Stern?

  Non ne ho notizia. Il gruppo (che darà luogo ad una scissione interna al revisionismo e che chiederà di scendere in guerra al fianco dei nazionalsocialisti) era principalmente costituito da sionisti revisionisti dell’Est europeo. I revisionisti italiani erano fortemente jabotinskyani e allo stesso tempo molto legati al fascismo. Un aneddoto curioso sui revisionisti italiani ce lo rivela A. Achimeir che, in occasione della Conferenza di Vienna del 1932, racconta: quando l’avvocato Leone Carpi di Milano, che salutò la convenzione con una mano alzata in stile fascista, entrò nella sala, «noi balzammo in piedi dalle sedie e alzammo le nostre braccia in suo onore».

  Lei ha condotto alcune ricerche anche negli archivi israeliani, in particolare presso l’Istituto Jabotinsky di Tel Aviv. Qual è stata l’accoglienza riservatale?

  Presso lo Jabotinsky Institute di Tel Aviv e presso il Central Zionist Archive di Gerusalemme. Ho trovato molta collaborazione e disponibilità: la ricerca era in ebraico e i primi giorni mi risultava molto difficile trovare la corrispondenza con le lettere dell’alfabeto latino, ma l’aiuto da parte loro non è mancato.

  Come viene affrontato oggi in Israele il tema dei rapporti tra i sionisti e l’Asse? 

  Ritengo che la cosa sia stata interiorizzata dalla società israeliana. Del resto Menachem Begin – che era un alto dirigente revisionista – divenne primo ministro negli anni’70. La stessa cosa accadde a Yitzhak Shamir, triumviro del gruppo Stern. Molti leader laburisti e liberali coinvolti negli accordi con la Germania e l’Italia di quegli anni arriveranno ai vertici dello Stato israeliano.

domenica 21 novembre 2010

Le radici nazi-fasciste di Israele analizzate da Andrea Giacobazzi


“L’instaurazione dello storico Stato ebraico su base nazionale e totalitaria, legato da un trattato con il Reich germanico, sarebbe nell’interesse del mantenimento e del rafforzamento della futura posizione di potere tedesca in Medio Oriente”, questa frase, nonostante le apparenze, non proviene dalle pagine di un romanzo di storia alternativa (o "Ucronia"), genere di science fiction particolarmente di moda oggigiorno grazie al successo di scrittori come Harry Turtledove; essa fu veramente pronunciata pronunciata dai messaggeri dell'organizzazione sionista Lohamei Herut Israel, Lehi, meglio nota come "Banda Stern" e ricordata per i suoi atti di terrorismo e per l'assassinio, nel 1948, del negoziatore ONU conte Folke Bernadotte.
Che cosa poteva spingere dunque, dei fanatici terroristi ebrei, a cercare contatti con il Terzo Reich, pochi mesi prima che quest'ultimo degli Ebrei si incaricasse di diventare il più attento e pervicace sterminatore?

Nient'altro che la ricerca di interessi comuni (evacuare ebrei dall'Europa in guerra per soddisfare il sogno hitleriano di un continente senza 'Judentum' e dare contemporaneamente ai seguaci di Avraham Stern la rilevanza politica e il seguito numerico che gli mancavano per imporre la propria leadership sul nascente Israele). Notate come nella dichiarazione d'intenti sternista si ponga l'accento sulla base "nazionale e totalitaria" dello Stato; essa non é una piaggeria del Lehi, un modo per cercare di ingraziarsi l'interlocutore nazista, ma rappresenta la genuina visione dei sionisti "di destra", che oltre agli sternisti contavano nelle loro fila anche l'Irgun Zvi Leumi, altra cellula terrorista (che "inventò" l'autobomba e l'attentato esplosivo in terra di Palestina).

Ciascuna di queste due formazioni ha "donato" un primo ministro allo Stato ebraico: Ytzhak Shamir dalla Banda Stern e prima di lui Menachem Begin dall'Irgun e oggi il loro "pupillo" e figlio spirituale Bibi Netanyahu guida un governo sostenuto dall'ultradestra religiosa e razzista, sostenuto in posizione di totale sottomissione politica e spirituale dagli esangui rimasugli del partito laburista. I sionisti che sessant'anni fa si ispiravano al totalitarismo e al fascismo razziale hanno ormai il completo dominio della scena politica israeliana, e con ciò si spiega il marciare sempre più rapido verso la "soluzione finale" della questione palestinese, a furia di leggi razziali, prove tecniche di pulizia etnica ed esperimenti di giudaizzazione forzata.

Per questo motivo la pubblicazione per i tipi del Cerchio del volume “Asse Roma – Berlino - Tel Aviv”, scritto da Andrea Giacobazzi rappresenta uno di quei rari casi in cui un'uscita editoriale segue di pari passo l'evoluzione politico sociale dell'attualità e procurarsi il volume, leggerlo e digerirlo diventa più che una necessità quasi un imperativo per chiunque voglia farsi un'idea precisa di come sia possibile che proprio lo Stato che racconta al pubblico rimbecillito della Fox e della Cnn di essere "nato dai superstiti delle camere a gas" sia divenuto in realtà la più perfetta approssimazione del Reich razziale sognato da Hitler ed Himmler che sia possibile darsi oggi nel mondo moderno.

Il testo, con puntuale e doviziosa documentazione storiografica, analizza i rapporti instauratisi fra la fine degli anni '30 e l'inizio del Secondo Conflitto Mondiale fra le più disparate organizzazioni ebraiche e i vertici delle dittature fascista e nazista. Per quanto riguarda il lato "littorio" delle questione viene analizzata la massiccia presenza ebraica fra i dirigenti fascisti, il caso del periodico ebraico "La Nostra Bandiera", apertamente e 'orgogliosamente' fascista e il rapporto privilegiato fra l'ala revisionista di Ze'ev Jabotinsky e gli apparati dello stato mussoliniano, che portarono per esempio alla nascita del 'Corso ebraico' presso la Scuola marittima di Civitavecchia, dove prese corpo il primo nucleo della futura marina israeliana (quelli dell'attacco alla Mavi Marmara!).

Sul versante nazista del volume viene evidenziata la non sporadica presenza di elementi ebraici nell'organizzazione statale e militare tedesca che venne avvolta e integrata dal partito nazista dal 1933 in avanti (celebre il caso del generale d'aviazione Erhard Milch la cui delicata situazione nel III Reich diede modo a Goering di coniare una delle sue più famose rodomontate: "Chi é ariano, nella Luftwaffe, lo decido io!") per poi passare ad analizzare gruppi e organizzazioni che tentarono di instaurare ardite cooperazioni nazi-sioniste come l'Haavara (che voleva aiutare a trasferire le proprietà degli ebrei 'evacuandi' dall'Europa) e la già citata Banda Stern che sperava di trovare in Hitler quell'interesse all'emigrazione ebraica di massa verso la Palestina che le autorità britanniche avevano bloccato con il famoso "Libro bianco".

In un mondo dove personaggi come l'islamofobo olandese Geert Wilders e la 'camicia verde' (già fascista) Mario Borghezio si dichiarano entusiasti fan e sostenitori di Israele é importante rendersi conto come il movimento sionista, fin dai suoi albori, sia sempre stato profondamente antidemocratico e reazionario e non abbia quindi mai trovato eccessivi problemi a contattare, blandire e trattare da pari i peggiori regimi e personaggi della scena politica: avantieri con Hitler e Mussolini, ieri con Pinochet e Reza Shah, oggi con i razzisti islamofobi e i sionisti teocon.

giovedì 28 ottobre 2010

Il caso Sayid-Makhoul...e se fosse tutto falso? E se fosse tutto vero?

I mezzi di "informazione" dello stato ebraico danno molto risalto alla notizia secondo cui, dopo oltre sei mesi di "ospitalità" nelle galere della sbirraglia segreta sionista, denominata Shin Bet, Amir Makhoul, attivista politico per i diritti civili dei cittadini palestinesi di Israele, arrestato con la pretesa accusa di spionaggio avrebbe "ammesso" di avere passato all'estero notizie riguardanti lo stato di Israele e i suoi apparati militari e repressivi.

Makhoul, nel rendere tale dichiarazione, mantiene però di non essersi reso colpevole di "spionaggio", visto che tutte l'intelligence da lui raccolta proveniva da fonti pubbliche e sarebbe quindi stata reperibile semplicemente tramite un'accurata ricerca fra emeroteche e biblioteche.

Il "terminale" di tale fuga di notizie, secondo l'accusa, sarebbe stato un agente di Hezbollah.

Ora, chiunque come noi sappia che lo Shin Bet è una delle più brutali polizie segrete del mondo, i cui specialisti in tortura negli anni '60 e '70, quando l'Iran era in mano al pupazzo dell'occidente, lo shah storpio Reza Palhavi, tenevano "ripetizioni" ai picchiatori della SAVAK iraniana, (insegnando loro come fare clisteri di olio bollente ai prigionieri politici, come rompere ossa senza far svenire o morire la vittima, come applicare elettrodi ai testicoli per dare la scossa) può facilmente dubitare (come noi facciamo) della sincerità delle ammissioni di Makhoul, potendo immaginare le pressioni, gli abusi, i ricatti, le torture fisiche e psicologiche che possono averlo portato a cedere e ad "ammettere" di avere passato informazioni a un "presunto" agente di Hezbollah

E tuttavia, su queste pagine, vogliamo portare l'indagine e la riflessione politica più a fondo, chiedendoci dunque (e chiedendo anche a voi): "E se tutto quello che riportano i media sionisti, TUTTO, fosse vero?" "E se Makhoul avesse veramente rivelato 'segreti militari' -ottenuti chissà come- a Hezbollah?".

"In questo caso" rispondiamo noi senza il minimo dubbio "avrebbe fatto bene, e non una, ma due volte, BENISSIMO, anzi!".

Israele, pensiamo di averlo dimostrato a sufficienza coi nostri post precedenti, é ormai uno stato dichiaratamente fascista e razzista, che pretende di trattare in modo discriminatorio i propri cittadini, che concepisce la politica estera come una serie di ricatti e aggressioni, che pensa di poter calpestare i diritti dei Palestinesi impedendone il Ritorno e strappando loro la terra con l'occupazione e la colonizzazione forzata, o con la persecuzione e il terrore se i primi metodi non bastassero.

Chiediamo noi: "Quale altro stato, nel passato recente del mondo si comportava allo stesso modo?" La Germania di Hitler dite? E' vero, avete ragione, ormai Israele si sta trasformando in una sua copia, con la stella di Davide al posto della svastica. E diteci ora: "Da quando in qua spiare contro la Germania di Hitler é stato un crimine? Da quando ci viene chiesto di condannare chi rivela informazioni sulla dittatura che occupa la propria patria e sull'esercito che essa controlla?".

Forse che i libri di storia sulla Seconda Guerra Mondiale oggi considerano Harro Schulze-Boysen o Hilde ed Hans Coppi, che operavano nel network di Resistenza antinazista "Orchestra Rossa" come dei "traditori"???
No, essi sono considerati eroi e patrioti, visto che si opponevano a un regime brutale, sanguinario e ingiusto!

Poco più di quattro anni fa Israele ha attaccato il Libano in maniera proditoria e illegale e Hezbollah lo ha combattuto e lo ha respinto; nella Seconda Guerra Mondiale persino conservatori cinici e crudeli come Winston Churchill si rallegravano delle vittorie di Stalin, se servivano ad affossare Hitler, quindi, pensate quel che volete di Nasrallah, ma se amate il Libano e la sua indipendenza e libertà non potete che rallegrarvi sapendo che Hezbollah sta raccogliendo le conoscenze necessarie a difenderlo ancora una volta e meglio di prima.

Amir Makhoul, i cui legali sperano (in virtù della recente 'ammissione') di poter "strappare" una condanna a "soli" cinque anni di carcere è stato Direttore generale dell'organizzazione per la difesa dei diritti civili "Ittijah", suo fratello, Assam, è stato membro del parlamento israeliano in quota a un partito dei cittadini palestinesi, Hadash. Anche l'altro cittadino palestinese arrestato con lui, Omar Sayid, era stato eletto in quota a un partito arabo, il Balad.