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lunedì 27 maggio 2013

Da Manama a Qatif gli Sciiti dimostrano a milioni: "Via dal Barhein i servi di Saoud!"; violenze e brutalità dei regimi wahabiti!!

Oceani di folla mobilitati tanto in Barhein quanto in Arabia Saudita chiedono Libertà, Democrazia e Uguaglianza sfidando ogni giorno gli apparati repressivi delle monarchie più retrive della Terra. A Qatif e in tutte le province orientali dell'Arabia Saudita i dimostranti, appartenenti alla minoranza sciita, hanno domandato l'immediato ritiro delle truppe saudite dall'Isola di Barhein, dove sono state inviate dai tiranni di Riyadh per aiutare il satrapo wahabita locale a difendersi dal suo stesso popolo.

Anche in Barhein sono scoppiate intense manifestazioni quando, con un verdetto scandaloso, una corte locale ha assolto due sgherri del regime accusati dell'omicidio di un manifestante al quale avevano sparato a sangue freddo nel novembre 2011, durante le fasi iniziali della Rivoluzione barheini.

In un altro processo-farsa un aguzzino di Re Al-Khalifa che aveva manganellato a morte un dimostrante per la Democrazia si é visto ridurre la pena inflitta in primo grado da sette anni di carcere (sette anni per un assassinio!) ad appena SEI MESI. Questi sono i regimi amati e coccolati dall'Occidente ipocrita, tanto amante dei 'Diritti Umani' quando di comodo.


venerdì 23 marzo 2012

Eroe palestinese di 16 anni dichiara al giudice sionista: "Io non vi riconosco alcuna autorità, voi siete occupanti illegittimi di questa terra!".


Con tutta la dignità, la determinazione e la calma che avrebbero fatto l'onore e l'orgoglio di un veterano 'Fedayeen' della Causa palestinese, reduce di molti decenni di lotta contro il regime ebraico dell'Apartheid, un sedicenne di nome Ahmad al-Salibi, arrestato illegalmente lo scorso 12 marzo insieme ad altri sei ragazzi di Beit Ummar, a Nord di Al-Khalil e portato davanti al giudice del tribunale militare di Ofer é riuscito a prendere la parola mentre il pubblico ministero sionista stava leggendo la 'lista delle accuse' contro di lui e a rilasciare una dichiarazione:

"Io non riconosco alcuna autorità a questa corte, io sono un ragazzo di sedici anni e voi pretendete di giudicarmi davanti a un tribunale militare: non é giusto, non ne avete diritto, voi non avete nessun diritto su questa terra che occupate, nessun diritto più di quello di una banda di mafiori invasori e predoni, io non riconosco il vostro Stato, le sue leggi e questa corte!".

Di fronte a questa dichiarazione limpida, cristallina e veritiera il magistrato del regime ebraico si é infuriato e ha lasciato l'aula non prima di avere, da vero mafioso, minacciato il ragazzo di "severe punizioni", come ascoltato pubblicamente e riferibile da parte di tutti i testimoni oculari della scena. Il giovane eroe Ahmad é già stato sottoposto a pestaggi e torture nel tempo trascorso tra il suo arresto e il suo processo, come confermato da parenti, compagni di prigionia e avvocati difensori.
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venerdì 1 aprile 2011

Forum giornalistico palestinese censura duramente la fazione Fatah


Il Forum giornalistico palestinese ha fortemente stigmatizzato la fazione Fatah che occupa e amministra la Cisgiordania dal 2007 per la persecuzione cui ha sottoposto il saggista e commentatore Essam Shawar dopo che questi aveva pubblicato un editoriale in cui evidenziava la necessità di una riconciliazione nazionale sulla base di un progetto di Resistenza.

Il tribunale principale di Qalqilyah, nella Cisgiordania settentrionale, ha istruito un procedimento contro Shawar, accusandolo di avere, col suo scritto, 'messo in pericolo la sicurezza nazionale'. Evidentemente stupito dall'apprendere che il benessere di pochi panciuti burocrati ingrassatisi con gli 'aiuti' occidentali avesse tutt'a un tratto assunto il carattere di 'sicurezza nazionale' Shawar ha così commentato: "Dev'essere la prima volta che uno scrittore o un giornalista viene processato per essersi augurato che la sua patria possa tornare presto unita, salda e dedita a tutelare le vite e gli interessi dei propri cittadini!".

L'associazione giornalistica ha altresì censurato Fatah per la maniera in cui ha permesso a teppisti (evidentemente agenti in borghese) di devastare indisturbati il padiglione del sit-in per l'unità nazionale a Ramallah, senza che le loro azioni venissero fermate dalla polizia o che questa inseguisse i responsabili. Il Forum giornalistico palestinese ha specificato che queste critiche e queste censure non sono espresse a nome di una fazione o di un partito ma nell'interesse della libertà di espressione e informazione di tutti i palestinesi, cisgiordani e di Gaza.

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giovedì 3 febbraio 2011

Muntaha al Tawil, arrestata e tenuta un anno in carcere preventivo é stata liberata!


Immaginate di perdere un anno della vostra vita, di venire strappati agli affetti, alla famiglia, al lavoro, all'impegno e alle passioni che rendono la vostra vita feconda e degna di essere vissuta, immaginate che tutto ciò succeda senza motivo, senza una "spiegazione" apparente, soltanto in ragione dell'odio che qualcuno prova pregiudizievolmente contro di voi.

E' quello che é successo a Muntaha al-Tawil, la moglie del sindaco della cittadina di al-Bireh, nella zona centrale della Cisgiordania, una quindicina di chilometri a nord di Gerusalemme. Quasi dodici mesi fa, con uno spiegamento di uomini pesantemente armati e di veicoli blindati totalmente sproporzionato al fine, le forze di 'sicurezza' dello Stato ebraico, maestre indiscusse di soprusi e intimidazioni, facevano irruzione in casa al-Tawil, rapendone con la forza la quarantunenne Muntaha al-Tawil, moglie dello Sceicco Jamal al-Tawil.
Tradotta nella galera di Talmund per Muntaha iniziò subito un calvario di abusi, violenze fisiche e psicologiche, che si protrassero dal giorno dell'arresto (lunedì) fino alla domenica successiva (14 febbraio), quando venne portata di fronte alla "corte canguro", l'impostura di tribunale che i sionisti usano per perseguitare e opprimere i Palestinesi. Come giustamente ha detto Ameer Makhoul di fronte a un tribunale dello Stato ebraico tutti i Palestinesi sono colpevoli per definizione, il loro reato é, appunto, quello di essere palestinesi.

Citando fumose e non circostanziate "attività terroristiche" il presunto giudice sionista mise Muntaha in "carcere preventivo" per sei mesi, periodo che per tre volte é stato esteso ogni volta di un trimestre. La strenua e agguerrita battaglia legale impostata dall'avvocato gerosolimitano Jawad Bulos (sopra) e dal consulente legale Taghrid Jahshan del Centro per la Difesa dei Diritti dei Prigionieri ebbero bisogno di quasi un anno prima di riuscire a ottenere la scarcerazione della donna, che nel frattempo era stata spostata nella galera sionista di Hasharon (la stessa dove viene tenuto prigioniero Yousef Al-Zeq, bambino palestinese partorito in prigione dalla madre di cui lo Stato ebraico rifiuta la scarcerazione per l'affidamento alla famiglia).
Nel 'democratico' Israele capita anche di nascere direttamente in prigionia...
Per tutto questo periodo ai legali della signora Al-Tawil non é stato concesso di sapere perché essa era stata arrestata, né di analizzare le prove a sostegno delle imputazioni. Secondo la nota dottrina sionista della 'segretezza delle prove', un insulto ai più elementari principi universali del Diritto, solo agli accusatori e al giudice era stato consentito di guardare il dossier segreto dello Shin Bet in base a cui si giustificava l'arbitrario e persecutorio arresto con conseguente detenzione.

Alla sua uscita dal carcere sionista Muntaha al-Tawil ha dichiarato che per il popolo di Palestina é sempre più urgente ricomporre un'unità nazionale per opporsi con tutte le forze agli abusi e alle prevaricazioni degli occupanti sionisti, ha inoltre rilasciato conferme sul regime di abusi e torture che vige regolarmente nelle carceri israeliane, che per le donne comprende anche perquisizioni corporee umilianti e ripetute, mirate a ledere la loro autostima.

Muntaha al-Tawil, madre di quattro figli, é attiva nelle organizzazioni sindacali palestinesi, difendendo i diritti di quei suoi compatrioti che sono sfruttati come manodopera sottopagata e priva di diritti in Israele, inoltre é una studentessa modello di Scienze sociali all'Università Aperta di Gerusalemme, nonché un membro attivo di diversi gruppi per il rispetto dei Diritti umani, che si sono prodigati in iniziative e pressioni per ottenere il prima possibile il suo rilascio dalla prigionia.

Il fatto che il marito di Muntaha, lo Sceicco al-Tawil, abbia passato oltre 13 anni nelle galere di Israele, dà una misura del successo di questi sforzi, che hanno liberato la signora "appena" dopo 12 mesi.