In un nuovo messaggio rilasciato a meno di un mese dal precedente, il fondatore e Segretario del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina-Comando Generale, Ahmed Jibril, ha reiterato la posizione della sua organizzazione rispetto agli eventi in Siria dichiarando che le sue forze continueranno a combattere al fianco di quelle siriane contro i mercenari terroristi al soldo di Usa, Israele e lacché arabi e mediorientali dell'Imperialismo.
Jibril ha deplorato gli attacchi terroristici dei mercenari wahabiti conro i campi profughi, dove i rifugiati hanno trovato per decenni accoglienza e solidarietà uniche tra tutti i protagonisti della Diaspora palestinese, tanto che la propaganda estremista, pure diffusa dagli aggressori della Siria, non ha avuto pressoché alcuna presa tra i residenti.
Un particolare appello é stato rivolto dal leader del PFLP-GC ad Hamas e ai suoi dirigenti che ultimamente hanno abbandonato Assad e l'Asse della Resistenza per schierarsi con gli emiri wahabiti del petrolio: "La liberazione della Palestina non potrà venire in alcun modo aiutata da Doha, dove viene ospitata la più grande base americana del Medio Oriente".
Tali terse e chiare parole sono un monito profondo per quanti pensano che chi apre le porte all'imperialismo Usa possa poi fare qualcosa contro l'occupazione sionista della Palestina.
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sabato 27 aprile 2013
Ahmad Jibril ai dirigenti di Hamas: "Chi ospita sulla sua terra basi militari americane non potrà mai aiutare la Palestina a liberarsi!"
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mercoledì 10 aprile 2013
F-18 Usa si schianta nel Golfo Persico mentre il Pentagono 'mette a terra' 17 squadriglie di aerei per tagli al bilancio!
Gli Stati Uniti d'America, esaurita definitivamente la loro "finestra di unipolarismo" dovuta alla dissoluzione dell'Unione Sovietica dal 1989-1991 (una fase di predominio internazionale durata a ben vedere solo un ventennio) si stanno avviando a un declino imperiale sempre più marcato mano a mano che le ristrettezze economiche impediranno alla Casa Bianca di mantenere rodato a sufficienza l'elefantiaco apparato militare esteso su quasi tutto il globo che già adesso, davanti agli impegni imposti da Obama per 'fare presenza' e non lasciare intuire all'opinione pubblica diffusa quanto esso si sia in effetti indebolito, comincia già preoccupantemente a scricchiolare e mostrare la corda.
Gli indizi sono già tutti "scritti sul muro" per chi abbia la conoscenza e la pazienza di riconoscerli e metterli in fila: tanto per cominciare nella giornata di ieri un F-18 'Super Hornet' si é schiantato sul ponte della portaerei 'Eisenhower' attualmente distaccata presso la Quinta Flotta di base in Barhein, nel cuore del corrotto emirato di Al-Khalifa, che rimane sul trono torturando e massacrando la propria popolazione in rivolta. Che un incidente del genere abbia colpito un apparecchio che, dopo il chimerico F-22, dovrebbe essere il più moderno nella linea di volo americana (l'F-18 'Super' infatti é un profondo redesign del normale 'Hornet' che secondo i pundit aeronautici dovrebbe contare come un modello a sé stante) é estremamente indicativo.
Mai comunque come l'annuncio dato di recente che il Pentagono metterà "a terra" almeno fino a Settembre 2013 ben 17 squadriglie dell'aviazione che, per effetto dei tagli "a cascata" risultati dal fallimento dell'Amministrazione Obama di scongiurare una volta per tutte la 'Fiscal Cliff' entro lo scorso mese di marzo hanno forzato alla cancellazione di ben 44.000 ore di volo d'addestramento necessarie a mantenere i Top Gun dell'USAF oltre la soglia minima di operatività.
I reparti colpiti saranno: una squadriglia di F-22, quattro di F-15, sei di F-16, tre di A-10 (di cui una sarà sciolta per sempre), due di bombardieri strategici B-1 e una di vetusti B-52. La situazione non é rosea nemmeno per i reparti restanti però molti dei quali per effetto dei tagli si vedranno degradare l'operatività da: 'Combat Mission Ready' a 'Basic Mission' (cioé da unità pronta per l'impiego bellico a unità in grado unicamente di compiere routinarie attività da tempo di pace).
Le squadriglie 'grounded' rimarranno a terra fino a settembre quando toccherà ai 'contafagioli' dell'Amministrazione cercare di mettere insieme le risorse necessarie (prendendole da dove?) per riattivare almeno una frazione dei reparti, altrimenti molti di essi rischiano di dovere essere sciolti.
Gli indizi sono già tutti "scritti sul muro" per chi abbia la conoscenza e la pazienza di riconoscerli e metterli in fila: tanto per cominciare nella giornata di ieri un F-18 'Super Hornet' si é schiantato sul ponte della portaerei 'Eisenhower' attualmente distaccata presso la Quinta Flotta di base in Barhein, nel cuore del corrotto emirato di Al-Khalifa, che rimane sul trono torturando e massacrando la propria popolazione in rivolta. Che un incidente del genere abbia colpito un apparecchio che, dopo il chimerico F-22, dovrebbe essere il più moderno nella linea di volo americana (l'F-18 'Super' infatti é un profondo redesign del normale 'Hornet' che secondo i pundit aeronautici dovrebbe contare come un modello a sé stante) é estremamente indicativo.
Mai comunque come l'annuncio dato di recente che il Pentagono metterà "a terra" almeno fino a Settembre 2013 ben 17 squadriglie dell'aviazione che, per effetto dei tagli "a cascata" risultati dal fallimento dell'Amministrazione Obama di scongiurare una volta per tutte la 'Fiscal Cliff' entro lo scorso mese di marzo hanno forzato alla cancellazione di ben 44.000 ore di volo d'addestramento necessarie a mantenere i Top Gun dell'USAF oltre la soglia minima di operatività.
I reparti colpiti saranno: una squadriglia di F-22, quattro di F-15, sei di F-16, tre di A-10 (di cui una sarà sciolta per sempre), due di bombardieri strategici B-1 e una di vetusti B-52. La situazione non é rosea nemmeno per i reparti restanti però molti dei quali per effetto dei tagli si vedranno degradare l'operatività da: 'Combat Mission Ready' a 'Basic Mission' (cioé da unità pronta per l'impiego bellico a unità in grado unicamente di compiere routinarie attività da tempo di pace).
Le squadriglie 'grounded' rimarranno a terra fino a settembre quando toccherà ai 'contafagioli' dell'Amministrazione cercare di mettere insieme le risorse necessarie (prendendole da dove?) per riattivare almeno una frazione dei reparti, altrimenti molti di essi rischiano di dovere essere sciolti.
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giovedì 21 luglio 2011
Gli ammiragli yankee preparano la ritirata dal Bahrein: "Le manifestazioni mettono in pericolo le nostre basi nell'isola"
In Bahrein la popolazione continua imperterrita a scendere in piazza contro la tirannia della corrotta dinastia Al-Khalifa, schiatta di sunniti messi al potere su una popolazione a stragrande maggioranza sciita dai diktat dell'imperialismo britannico, che voleva una monarchia debole e traballante costretta ad attaccarsi a Londra per rimanere al potere. Nonostante l'invasione da parte delle truppe Saudite e di Dubai, nonostante le stragi, le devastazioni, gli arresti e le torture ogni giorno migliaia e migliaia di cittadini continuano a manifestare a Manama, a Diraz, a Nuwaidrat, a Sitra e nelle altre località dell'Isola delle Perle.
| Che ci frega delle dimostrazioni (vere) in Bahrein, dobbiamo inventarci quelle finte in Siria, per far piacere a Israele! |
Che i rappresentanti del più devastante e prepotente imperialismo militare che la Storia ricordi si sentano minacciati dalle dimostrazioni dei cittadini del Bahrein deve dare la misura di quanto esse siano colossali e determinate, l'abbandono della strategica isoletta nel Golfo Persico sarebbe devastante per Washington che dovrebbe scegliere se spostarsi in Arabia Saudita o negli EAU (con il rischio di far scoppiare violente manifestazioni anche lì) o abbandonare, forse per sempre, uno specchio d'acqua tramite il quale transita la maggior parte del greggio destinato ai consumi occidentali.
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domenica 20 febbraio 2011
I massacri in Bahrein ordinati direttamente da Washington e Londra per difendere le basi aeronavali Usa nell'isola!
Mentre i mistificatori dell'informazione venduta agli interessi imperialisti e sionisti, i famigerati chef delle 'polpette avvelenate' cercavano disperatamente di 'inventarsi' un'altra improbabile "rivoluzione verde" in Iran a partire dalla gazzarra di poche dozzine di persone e la patetica, ridicola foto di un cassonetto bruciato, l'ondata di Rivolta anti-colonialista e anti-imperialista si estendeva a scuotere un altro pilastro del dominio angloamericano in Medio Oriente, l'isola di Bahrein.
Una volta rinomata solo per la pesca delle perle (ne parlò persino Marco Polo nelle sue memorie) è oggi un bastione strategico della ragnatela a stelle e strisce che avviluppa il Medio Oriente per tenerlo soggiogato e per succhiare le sue risorse naturali a esclusivo vantaggio dei vampiri di Wall Street e altri consimili parassiti, e, grazie al Quartier Generale della Quinta Flotta Usa, é una base d'appoggio indispensabile per qualunque iniziativa militare contro la Repubblica Iraniana.
Seguendo alla lettera il manuale per il controllo neocoloniale del Terzo Mondo gli Stati Uniti hanno individuato il gruppo etnico/sociale/religioso minoritario dell'isola e lo hanno messo a capo di una popolazione che ne é separata da notevoli differenze (il 30 per cento degli abitanti é musulmano sunnita contro il 70 per cento di sciiti), in modo che la minoranza al potere, per rimanervi e per resistere alle richieste della maggioranza, si leghi sempre più disperatamente ai suoi padroni imperialisti yankee.
Visto che la politica di reazioni graduali di Ben Ali e di Mubarak ha portato a risultati disastrosi questa volta gli imperialisti, nello specifico grazie all'ex-agente britannico Ian Henderson, "consigliori" di Sicurezza di sua maestà Hamad al-Khalifa e per i trent'anni precedenti Capo dei Servizi locali, hanno suggerito una terapia "shock and awe" che si é tradotta subito in un bagno di sangue con raffiche di mitragliatrice partite dai carri armati americani M60A3 e dai blindati M113 e indirizzate ad altezza d'uomo, senza colpi d'avvertimento, senza inviti a disperdersi od arretrare, contro la folla di dimostranti che avanzava verso piazza delle Perle, per occuparla come piazza Tahrir era stata occupata dai manifestanti del Cairo.
Con la situazione tuttora fluida e in costante evoluzione é chiaro che un blog come PALAESTINA FELIX non possa coprire le notizie che arrivano dal Golfo Persico a ciclo continuo, riservandosi perciò il compito di fare "il punto" della situazione man mano che svolte decisive modifichino sensibilmente l'equilibrio delle forze in campo, esattamente come abbiamo fatto nel caso dei movimenti tunisino ed egiziano; vogliamo che fin dall'inizio però i nostri vecchi e speriamo anche nuovi lettori abbiano ben chiaro in mente che gli attuali movimenti di protesta per la Democrazia non siano "venuti su come funghi" dall'oggi al domani sulla scorta unicamente dell'esempio delle manifestazioni nordafricane, come dice il dirigente del fronte bahreini per la democrazia in esilio a Londra, Saeed al-Shahabi, la cui voce si può sentire nel primo video: "Abbiamo richiesto un dialogo per le Riforme almeno da dieci anni, senza risultato, e ora, dopo aver sparato sulla nostra gente, all'undicesima ora, il Re e i suoi parenti vorrebbero 'dare il via a un dialogo nazionale' per evitare le peggiori conseguenze dei loro atti criminali".
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