Iran’s 2017 Presidential Race: Political Camps, History – A Brief Intro#IranElections2017 pic.twitter.com/4G9zB9D3AY— Press TV (@PressTV) April 13, 2017
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giovedì 13 aprile 2017
Ciao ciao Rohani? Il Presidente iraniano potrebbe essere il primo nella storia della Repubblica Islamica a non venire riconfermato!
Ali Khamenei, Akbar Rafsanjani, Ahmad Khatami, Mahmoud Ahmadinejad; tutti questi Presidenti iraniani hanno servito per due termini (quattro anni ciascuno), ma per Hassan Rohani, la cui vittoria alle scorse elezioni (una vittoria 'regalata', ricordiamolo, dalle divisioni del fronte Principlista-Conservatore) fu salutata da un coro idiota e belante dei media imperialisti, la storia potrebbe essere molto diversa.
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giovedì 27 febbraio 2014
Rafsanjani: "L'Iran fornirà all'Irak la cooperazione necessaria a difendere la sua indipendenza e sovranità!"
Parole inusualmente determinate e inequivoche sono state quelle pronunciate oggi dal Ali Hashemi Rafsanjani, Segretario del Consiglio di Espedienza iraniano e noto portabandiera (da bravo esponente della ricca elite persiana) della fazione 'riformista', nel corso di un suo incontro col Ministro degli Esteri irakeno Hoshyar Zebari.
Le parole di Rafsanjani vogliono evidentemente rispondere alle rimostranze sollevate dagli Usa alla notizia che Teheran sta per vendere quasi 200 milioni di dollari di armi all'Irak, come noi stessi avevamo annunciato su queste pagine pochi giorni fa.
In realtà anche la protesta americana fa parte di un ben preciso "gioco delle parti" visto che é più che immaginabile che Washington sia felice di lasciare all'Iran l'onere di sostenere Bagdad contro l'insorgenza armata wahabita presente soprattutto nella Provincia di Anbar, contro la quale ultimamente (da fine dicembre 2013 in poi) il Governo di Nouri al-Maliki sembra avere dichiarato guerra aperta.
Le parole di Rafsanjani vogliono evidentemente rispondere alle rimostranze sollevate dagli Usa alla notizia che Teheran sta per vendere quasi 200 milioni di dollari di armi all'Irak, come noi stessi avevamo annunciato su queste pagine pochi giorni fa.
In realtà anche la protesta americana fa parte di un ben preciso "gioco delle parti" visto che é più che immaginabile che Washington sia felice di lasciare all'Iran l'onere di sostenere Bagdad contro l'insorgenza armata wahabita presente soprattutto nella Provincia di Anbar, contro la quale ultimamente (da fine dicembre 2013 in poi) il Governo di Nouri al-Maliki sembra avere dichiarato guerra aperta.
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sabato 15 giugno 2013
Si contano i voti per le Presidenziali iraniane: il termine ultimo di voto rimandato QUATTRO VOLTE per l'alta affluenza!
Con grande compostezza e ordine si sono svolte in tutto il territorio della Repubblica Islamica Iraniana le operazioni di voto per l'undicesima elezione presidenziale (contornata da consultazioni minori di natura locale e municipale), un evento che ha esercitato un vastissimo richiamo sulla popolazione che, dai villaggi sulle rive del Caspio fino ai sobborghi della metropoli Teheran, da Isfahan a Bandar Abbas, da Khorramshar a Qom a Shiraz si sono recati a milioni alle urne.
Il dato finale sull'affluenza non é certo, si parla di oltre il settanta per cento, ma é certo notevole il fatto che il termine ultimo per le votazioni é stato rinviato ben quattro volte, ciascuna per un'ora, per l'evidente impossibilità di far votare tutte le persone che, pazientemente, hanno atteso in fila per ore davanti ai seggi.
Che differenza con l'occidente, dove ormai la maggioranza dei cittadini sa benissimo che qualunque frego faccia sulla scheda gli indirizzi di politica del suo paese (da quella internazionale fino a quella locale) vegono ormai decisi in ristrettissimi comitati d'affari strettamente 'bipartisan' e strettamente fedeli a Usa e Sion e quindi preferiscono disertare le inutili urne come ha mostrato la recente, vergognosa affluenza alle consultazioni comunali!
Il dato finale sull'affluenza non é certo, si parla di oltre il settanta per cento, ma é certo notevole il fatto che il termine ultimo per le votazioni é stato rinviato ben quattro volte, ciascuna per un'ora, per l'evidente impossibilità di far votare tutte le persone che, pazientemente, hanno atteso in fila per ore davanti ai seggi.
Che differenza con l'occidente, dove ormai la maggioranza dei cittadini sa benissimo che qualunque frego faccia sulla scheda gli indirizzi di politica del suo paese (da quella internazionale fino a quella locale) vegono ormai decisi in ristrettissimi comitati d'affari strettamente 'bipartisan' e strettamente fedeli a Usa e Sion e quindi preferiscono disertare le inutili urne come ha mostrato la recente, vergognosa affluenza alle consultazioni comunali!
martedì 11 giugno 2013
Mohamed Reza-Aref dice: "Ciao ciao!" alla corsa alla Presidenza dell'Iran!
Appena un gioeno dopo che aveva, berlusconianamente, promesso di creare "Un Milione di Posti di Lavoro" in caso di una sua elezione il candidato 'riformista' Mohamed Reza-Aref ha annunciato il proprio ritiro dalla competizione elettorale per la Presidenza della Repubblica Islamica.Come avevamo correttamente previsto nel nostro precedente articolo il ritiro del candidato 'principlista' (= 'conservatore' nella parlance politica iraniana) Haddad-Adel ha scatenato una immediata reazione nel campo avverso, ora, in caso di ulteriori forfait da parte dei candidati rimasti in lizza si potrebbe parlare addirittura di vero e proprio 'effetto domino'.
Come ci si aspettava, Reza-Aref ha concesso il proprio ritiro in cambio di un formale impegno da parte del candidato riformista favorito dalla sua mossa, cioé Hassan Rohani, di venire chiamato a riempire la poltrona di Vicepresidente in caso di sua vittoria elettorale.
Il candidato Haddad-Adel annuncia il suo ritiro dalle Presidenziali per favorire la confluenza dei voti su Velayati!
In quello che potrebbe rivelarsi un importante punto di svolta nella competizione elettorale per la presidenza dell'Iran il candidato Gholam-Ali Haddad-Adel ha annunciato il suo ritiro dalla corsa, senza dubbio deciso per facilitare l'affermazione dell'Ex-ministro degli Esteri Ali Akbar Velayati, che così aumenta sensibilmente il proprio bacino di consensi.Adel e Velayati fanno parte della fazione "principlista", che comprende i politici particolarmente ligi ai principi fondamentali della Repubblica Islamica, all'esempio dell'Ayatollah Khomeini e alla lettera della "Velayat-e-Fiqh". Altro esponente di questa corrente é il candidato Qalibaf; se ora anche lui seguisse l'esempio di Adel, Velayati vedrebbe le sue chance di una vittoria al primo turno aumentare esponenzialmente, visto che i candidati 'riformisti' sono ancora entrambe in gara e giocoforza dividerebbero il pool dei propri sostenitori.
Ma non é detto che proprio l'esempio di pragmatismo politico principlista non precipiti il ritiro di uno dei due candidati riformisti.
sabato 25 maggio 2013
Le interessanti riflessioni di Ali Reza Jalali sui candidati più accreditati per le Presidenziali iraniane!
Ancora una volta l'amico Ali Reza Jalali, di cui abbiamo recentemente segnalato la prima fatica saggistica, ci é venuto in aiuto offrendoci riflessioni e possibili pronostici sulle prossime elezioni presidenziali in Iran.

Il prossimo 14 giugno gli iraniani dovranno recarsi alle urne per scegliere il successore di Ahmadinejad; di seguito riportiamo i nomi e le informazioni riguardo ai principali candidati in lizza:
1- Said Jalili, attuale segretario generale del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale (nominato qualche anno fa dal presidente Ahmadinejad), capo negoziatore iraniano per la vicenda del nucleare col gruppo internazionale del cosiddetto “5+1”. Verosimilmente il suo bacino elettorale saranno i ceti popolari, i giovani rivoluzionari e coloro che hanno istanze antimperialiste più marcate.
2- Ali Akbar Velayati, ex Ministro degli Esteri tra gli anni ’80 e ’90, consulente della Guida per gli affari internazionali. Velayati prenderà i voti della borghesia religiosa, dei commercianti tradizionalisti e di chi è interessato alla stabilità economica ed istituzionale come principio supremo. Velayati è una persona che mette d’accordo diversi partiti e gruppi di potere.
3- Qalibaf, attuale sindaco di Tehran, ben visto da certi ambienti “liberal” della metropoli iraniana.
4- Haddad Adel, ex presidente del parlamento iraniano, uomo equilibrato, ma poco carismatico; può essere considerato come una via di mezzo tra Qalibaf, Velayati e Jalili. In un contesto del genere rischia di rimanere schiacciato dal maggiore carisma degli altri candidati.
5- Hassan Rohani, dirigente di uno dei più importanti centri di ricerca strategica dell’Iran, ex responsabile dei negoziati sul nucleare iraniano con le potenze internazionali al tempo del governo Khatami, secondo alcuni, tra i principali sponsor e strateghi del caos post-elettorale in Iran nel 2009. Vicino ad alcuni leader politici e centri economici influenti del paese mediorientale, ha il sostegno di molti gruppi della sinistra islamica e dei riformisti. E’ considerato molto legato all’ex presidente Khatami, così come anche a Rafsanjani. Fu tra i principali sostenitori di Musavi nel 2009.
Infine, più in posizione da 'outsider', troviamo Moshen Rezaei, Mohammed Reza-Aref e Mohammed Gharazi, le cui chance di emergere vittoriosi dalla contesa elettorale sono a nostro avviso molto limitate ma che possono sfruttare questa occasione per rendersi conosciuti al grande pubblico e portare avanti una carriera politica proiettata nel futuro.
E' ancora presto per delineare un'ipotesi sull'esito della consultazione, ma è chiaro che la sfida si profila, come spesso accade in Iran, molto combattuta e la campagna elettorale, inizata ufficiosamente già da diverso tempo, porterà solo nell'ultima settimana antecedente al voto ad un delineamento maggiore. In generale però possiamo dire che Said Jalili, è uno dei papabili per la vittoria finale, magari incalzato da Velayati e Qalibaf. I temi più importanti della campagna elettorale sono stati e saranno quelli riguardanti le politiche economiche, la promozione della stabilità istituzionale e sociale e i rapporti con l'Occidente.

Il prossimo 14 giugno gli iraniani dovranno recarsi alle urne per scegliere il successore di Ahmadinejad; di seguito riportiamo i nomi e le informazioni riguardo ai principali candidati in lizza:
1- Said Jalili, attuale segretario generale del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale (nominato qualche anno fa dal presidente Ahmadinejad), capo negoziatore iraniano per la vicenda del nucleare col gruppo internazionale del cosiddetto “5+1”. Verosimilmente il suo bacino elettorale saranno i ceti popolari, i giovani rivoluzionari e coloro che hanno istanze antimperialiste più marcate.
2- Ali Akbar Velayati, ex Ministro degli Esteri tra gli anni ’80 e ’90, consulente della Guida per gli affari internazionali. Velayati prenderà i voti della borghesia religiosa, dei commercianti tradizionalisti e di chi è interessato alla stabilità economica ed istituzionale come principio supremo. Velayati è una persona che mette d’accordo diversi partiti e gruppi di potere.
3- Qalibaf, attuale sindaco di Tehran, ben visto da certi ambienti “liberal” della metropoli iraniana.
4- Haddad Adel, ex presidente del parlamento iraniano, uomo equilibrato, ma poco carismatico; può essere considerato come una via di mezzo tra Qalibaf, Velayati e Jalili. In un contesto del genere rischia di rimanere schiacciato dal maggiore carisma degli altri candidati.
5- Hassan Rohani, dirigente di uno dei più importanti centri di ricerca strategica dell’Iran, ex responsabile dei negoziati sul nucleare iraniano con le potenze internazionali al tempo del governo Khatami, secondo alcuni, tra i principali sponsor e strateghi del caos post-elettorale in Iran nel 2009. Vicino ad alcuni leader politici e centri economici influenti del paese mediorientale, ha il sostegno di molti gruppi della sinistra islamica e dei riformisti. E’ considerato molto legato all’ex presidente Khatami, così come anche a Rafsanjani. Fu tra i principali sostenitori di Musavi nel 2009.
Infine, più in posizione da 'outsider', troviamo Moshen Rezaei, Mohammed Reza-Aref e Mohammed Gharazi, le cui chance di emergere vittoriosi dalla contesa elettorale sono a nostro avviso molto limitate ma che possono sfruttare questa occasione per rendersi conosciuti al grande pubblico e portare avanti una carriera politica proiettata nel futuro.
E' ancora presto per delineare un'ipotesi sull'esito della consultazione, ma è chiaro che la sfida si profila, come spesso accade in Iran, molto combattuta e la campagna elettorale, inizata ufficiosamente già da diverso tempo, porterà solo nell'ultima settimana antecedente al voto ad un delineamento maggiore. In generale però possiamo dire che Said Jalili, è uno dei papabili per la vittoria finale, magari incalzato da Velayati e Qalibaf. I temi più importanti della campagna elettorale sono stati e saranno quelli riguardanti le politiche economiche, la promozione della stabilità istituzionale e sociale e i rapporti con l'Occidente.
mercoledì 22 maggio 2013
Ecco gli otto candidati che si contenderanno la poltrona di Ahmadinejad nelle prossime presidenziali iraniane!
A quattordici mesi dalle elezioni parlamentari il Consiglio dei Guardiani della Rivoluzione, organo di controllo costituzionale della Repubblica Islamica dell'Iran ha 'scremato' la lista degli aspiranti candidati alle prossime elezioni presidenziali per la successione di Mahmoud Ahmadinejad che si terranno il 14 giugno limitando la competizione a otto personalità.Saranno il parlamentare Gholam-Ali Haddad-Adel, il Segretario del Supremo Consiglio per la Sicurezza Nazionale Saeed Jalili, Il Segretario del Consiglio d'Espedienza Mohsen Rezaei e il Presidente del Centro di Ricerca Strategica Hassan Rohani a contendersi la carica insieme all'ex Vicepresidente Mohammad-Reza Aref, al Sindaco di Teheran Mohammad-Baqer Qalibaf, all'Ex-ministro per le Telecomunicazioni Mohammad Gharazi, e all'Ex-ministro degli Esteri, Ali-Akbar Velayati.
Hashemi Rafsanjani, veterano della politica iraniana fin dai tempi della Rivoluzione Islamica e della Guerra Imposta contro Saddam Hussein (che già due mandati fa cercò di contendere la Presidenza a un Ahmadinejad allora considerato 'outsider' delle elezioni) si é visto bocciare la candidatura. Evidentemente il Consiglio dei Guardiani considera che la sua generazione debba lasciare il passo libero a politici più giovani e più al passo con la società iraniana attuale.
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