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mercoledì 16 aprile 2014

Bandar bin Sultan giubilato definitivamente dal rango di "spymaster" di Riyadh, gli succede, per ora, il Vice Al-Idrissi!

Dopo lunghe peregrinazioni in Usa e in Marocco in cerca di terapie efficaci per i persistenti postumi delle gravi ferite ricevute nell'esplosione del suo ufficio (fatto saltare in aria dai Servizi Segreti di Assad come rappresaglia per il suo ruolo nel finanziare l'insorgenza terrorista) il Pricipe Bandar detto 'Bush' bin Sultan é stato licenziato ufficialmente dall'incarico di capo dei Servizi di Riyadh.

Fin dallo scorso autunno avevamo pronosticato il suo tramonto, a seguito delle continue sconfitte rimediate in Siria  e per la crescente sensazione che con il progressivo distaccamento degli obiettivi politici tra Arabia Saudita e Usa i suoi pur profondi contatti con l'establishment a stelle e strisce fossero via via meno utili alla Casa di Saoud.

Adesso il ruolo di capo dei servizi segreti sarà temporaneamente retto dal suo Vice, il Generale Youssef al-Idrissi, in attesa che si nomini un successore definitivo (un altro principe, evidentemente), mentre non é chiaro se Bin Sultan debba ritenersi sollevato anche dal suo altro incarico, quello di Capo del Consiglio di Sicurezza Nazionale.


mercoledì 9 ottobre 2013

"Bandar Bush" sull'orlo del licenziamento? Voci insistenti a Riyad sulla possibile rimozione dello sfortunato capo dei Servizi!

Certamente le fortune del Principe Bandar bin Sultan, dopo essere riuscito a far "fuori" il diarca Principe Muqrin ed essere rimasto quasi incontrastato a far funzionare 'dietro le quinte' il baraccone di Casa Saoud non sono state eccellenti: prima l'attentato nella stessa sede dei suoi servizi segreti che lo ha lasciato gravemente ferito per mesi e impossibilitato a giocare un ruolo attivo nell'agone politico, poi, appena riemerso da lunghi periodi di terapia, lo smacco del fallimento diplomatico con Putin e la frustrazione del suo 'complotto chimico' volto a scatenare un intervento militare Usa contro la Siria.

Adesso, a completare l'oltraggiosa fortuna che si accanisce da tempo contro il rampollo della dinastia saudita starebbe per arrivare un 'licenziamento' (probabilmente sottoforma di 'promozione' a qualche sede diplomatica occidentale di secondo rango) dal ruolo di capo dei Servizi di Riyadh, almeno così sostiene una apparentemente bene informata (ma anonima) fonte saudita ripresa dall'emittente iraniana PressTV e da altri outlet mediatici del Golfo Persico.

Alla corte di Saoud, pare, il rango principesco non é uno scudo efficace contro una tanto lunga e imbarazzante serie di sconfitte e inciampi.

giovedì 12 settembre 2013

La VERITA' sulla sfida nel Mediterraneo Orientale: potenza e precisione della squadra navale russa hanno salvato Assad e la Siria!

In quella che molto probabilmente é una esclusiva assoluta per il pubblico italiano PALAESTINA FELIX é orgogliosa di presentare la ricostruzione più fedele degli snodi cruciali della sfida in alto mare che ha deciso la sorte della crisi siriana decretando la disfatta delle ambizioni belliche del fasullo 'Nobel per la Pace' Obama e l'ennesima prova della grandezza politica di Vladimir Putin, leader deciso e vincente tanto in guerra quanto in diplomazia.

Il momento chiave delle sorti della Siria si é consumato, secondo le nostre fonti libanesi, tra il momento dell'abbattimento dell'aereo e dei quattro missili da crociera americani e quello dell'intercettazione e della caduta in mare dei due vettori balistici che con una giustificazione posticcia e poco credibile il governo del regime ebraico di occupazione ha attribuito a improbabili 'manovre missilistiche' con gli Usa, non annunciate né conosciute in precedenza.

In realtà i due missili in questione facevano parte di un secondo 'test di penetrazione' delle difese aeree siriane tentato dalla NATO per volontà degli Usa dopo la totale 'debacle' del primo, conclusosi con la perdita del 100 per cento delle forze impiegate.

I due vettori sarebbero stati lanciati da posizioni distantissime rispetto a quelle impiegate per il primo test, in maniera da cercare di negare ai radar delle navi russe nelle acque davanti alla Siria di poter notare le evidenti tracce di lancio e tentare quindi di far 'scivolare' sotto il loro naso le due piccole tracce radar di missili che volavano a bassa quota, per poi entrare nello spazio aereo siriano.

Ma nemmeno questo é bastato.

Le unità di Mosca hanno prontamente avvistato i due oggetti e hanno subito avvisato Damasco e il Presidente Assad, dal Cremlino é partita quindi una nota di fuoco a Washington che ribadiva: "Colpire Damasco é come colpire Mosca, non forzate la situazione, non costringetevi a mostrarvi quali catastrofiche conseguenze provocherebbe una vostra azione militare contro la Siria".

Da qui la fasulla giustificazione 'israeliana' e l'imbarazzo di Obama che é durato fino a quando Putin non gli ha gettato il salvagente dell'iniziativa diplomatica per il controllo ONU dell'arsenale chimico siriano che ha permesso il disinnesco della crisi.

E' stata la determinazione di Putin a mantenere aperte le opzioni militari (cooperazione con la difesa aerea siriana e attacco totale di rappresaglia contro l'Arabia Saudita) a mettere all'angolo gli 'Stranamore' americani. Di fronte a una potenza che tracci accuratamente le sue linee rosse e le mantenga le smargiassate di Washington si mostrano come i ruggiti della famosa 'Tigre di carta'.

lunedì 2 settembre 2013

Voci incontrollate parlano di un "Raptor" e quattro missili cruise abbattuti dalla difesa aerea siriana!

Leggiamo su due siti minori di news dal Mondo Arabo che, immediatamente prima del farfugliante e indeciso discorso del Presidente Usa Barack Obama col quale si é risolutamente programmato di posporre a data da destinarsi ogni ventilata azione militare contro la Siria le forze armate statunitensi avrebbero condotto un 'mini-test' alla reattività del sistema difensivo di Damasco penetrandone lo spazio aereo con un F-22 'Raptor' e quattro missili 'Cruise' (non é chiaro se questi dovessero centrare bersagli in territorio siriano oppure solo sorvolarlo per poi cadere in Giordania o Arabia Saudita).

Risultato: tutti gli incursori sarebbero stati intercettati e abbattuti dalle forze di Assad: il 'Raptor' (uno di cinque recentemente spostati in Giordania) si sarebbe schiantato poco oltre il confine tra la Repubblica Araba Siriana e il Regno Ascemita. Non sarebbe chiara la sorte del pilota.

Per abbattere i missili da crociera sono sufficienti gli Shilka e i Pantsir notoriamente in possesso alle forze armate siriane, ma per centrare un bersaglio come l'F-22, specialmente se incrociava a quota medio-alta, deve essere stato necessario impiegare gli S-300, confermando, in tal caso, che come asserito da Assad, questi letali sistemi antiaerei siano già stati consegnati a Damasco e siano pienamente operativi (si sa che gli operatori antiaerei siriani si sono già addestrati in Russia a maneggiare il delicato e sofisticato complesso).

Si badi bene, Palaestina Felix riporta questa 'voce' (il nostro spirito professionale non ci permette di considerarla una vera 'notizia') per PURO DOVERE DI CRONACA, non ritenendo di poter pienamente prestare fede alle fonti  della stessa. E' certo che se quanto riportato da esse corrispondesse a verità la situazione per la Siria sarebbe infinitamente più rosea di quanto non potessimo sospettare in precedenza, visto che nemmeno il tanto vantato F-22 sarebbe riuscito a sfuggire alle maglie della sua rete antiaerea.