Mariano Rajoy è un cretino.
Nicolas Maduro e Haider Abadi potrebbero dare all'asino di Madrid ripetizioni su come si prevengano pagliacciate 'secessioniste' e/o referenda abusivi come quelli organizzati di recente dal MUD in Venezuela o dal mafioso Barzani a Irbil e dintorni.
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lunedì 2 ottobre 2017
Abadi, mille volte meglio di Rajoy, ha neutralizzato la buffonata di Barzani sulla 'secessione' curda!
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domenica 1 ottobre 2017
Forze militari irakene si posizionano sui confini della regione curda, per sventare ogni tentativo secessionista!
Aeroporti, postazioni di confine, autostrade principali della cosiddetta 'regione autonoma curda' in Irak sono stati rapidamente raggiunti e presi sotto il controllo di unità scelte delle forze armate nazionali che in questa maniera stanno garantendo che dopo il pagliaccesco 'referendum' illegale tenuto in questi giorni dal clan Barzani e dai suoi addentellati di contrabbandieri e tagliaborse nessun tentativo di sovversione della legalità e dell'unità nazionale irakena possa essere anche solo immaginato prima che tentato.
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venerdì 15 settembre 2017
Come ti siluro una secessione! Il piano di Barzani per staccare i Curdi dall'Irak naufraga miseramente!
Nella giornata di ieri il Parlamento di Bagdad ha votato a larghissima maggioranza la rimozione dell'infedele Governatore della Provincia di Kirkuk, che sosteneva il piano di Barzani per la secessione dall'Irak tramite un fasullo e completamente illegale "referendum" che si sarebbe dovuto tenere questo mese.
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lunedì 3 ottobre 2011
Parte in Tunisia la campagna elettorale per le consultazioni costituenti: appuntamento alle urne il 23 ottobre!
L'Assemblea Costituente Nazionale, che dovrà redigere il nuovo documento su cui si baserà lo Stato tunisino del Dopo-Ben-Ali, sarà eletta il 23 ottobre 2011, esattamente tra venti giorni. Dallo scorso week-end fino al 21 tutta la Tunisia sarà polarizzata dalla campagna elettorale, nella quale circa 80 tra listini, partiti, coalizioni e candidati indipendenti si daranno battaglia nelle 33 province del Paese per accaparrarsi uno o più dei 217 scranni nel consesso costituente.
Molto importante risulterà anche il voto dei tunisini all'estero, per conteggiare adeguatamente il quale sono state prese misure già in vigore (gli emigrati possono già votare presso le sedi diplomatiche e consolari, le loro schede saranno secretate e poi conteggiate insieme a quelle delle elezioni in patria). Una Alta Autorità Elettorale Indipendente é stata creata per supervisionare la regolarità delle operazioni di campagna elettorale, di voto e di scrutinio; questo corpo si interfaccerà con gli osservatori internazionali per garantire la natura trasparente e democratica della consultazione.
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| Ben Ali, il dittatore cacciato a gennaio 2011 dalla sollevazione popolare. |
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sabato 29 gennaio 2011
La Casa Bianca provò, invano, a corteggiare lo "Scilipoti libanese" prima del voto di martedì (che ha visto Mikati prevalere)
Esattamente a Mezzogiorno meno due minuti di martedì 25 gennaio scorso, un parlamentare cristiano eletto nei ranghi dell'Alleanza del 14 marzo in un collegio della Valle della Bekaa, tale Nicola Fattoush (sopra), si é alzato dal suo banco per pronunciare il proprio voto nel ballottaggio fra Saad Hariri e Najib Mikati, scegliendo di sostenere il secondo.
Mikati avrebbe comunque vinto 67 a 61 anche senza il cambio di casacca di Fattoush, ma questo voto, tuttavia, reca con sé un importante significato politico, non solo libanese, ma regionale e internazionale, visto che, poco prima di dichiararsi per il candidato dell'alleanza di centrosinistra, l'onorevole Fattoush era stato visitato nel suo collegio elettorale nientepopodimeno che dall'ambasciatrice a stelle e strisce nel Paese dei Cedri, Maura Connelly in carne ed ossa. Immaginatevi se, il 13 dicembre 2010, Siquilini o Scilipoti avessero ricevuto una pubblica visita dell'ambasciatore di Washington David Thorne, venuto a implorarli di votare pro o contro la fiducia a Berlusconi. Il paragone rende l'idea?
Se ancora la prospettiva non fosse chiara lasciateci aggiungere che lasciare correre il proprio massimo rappresentante diplomatico da una figura politica minore come Mr. Fattoush (Nicola, non volercene) rappresenta solo l'ultimo esempio di come Obama e il suo Dipartimento di Stato rimpinzato di filosionisti non abbiano uno straccio di strategia riguardo il Libano (ma anche gran parte del Medio Oriente): limitandosi, sporadicamente, a esercitare incostanti picchi di pressione "massimalistica" su coloro che percepiscono come 'alleati' mentre si rifiutano ostinatamente di dialogare e discutere con gli 'avversari'.
Adesso che gli 'alleati' degli Usa sono all'opposizione e che l'antica Fenicia é guidata da una coalizione che ha a cuore la sua autonomia e indipendenza, la Casa Bianca avrà bisogno di un approccio affatto simile a quello tenuto finora. Obama deve riuscire finalmente a svincolarsi dalla rozza e ristretta mentalità "o con noi o contro" che ha ereditato dall'Amministrazione neocon di Bush e dei bushevichi, perché il grosso fallo di Barack Hussein é proprio questo, anche in politica estera non ha avuto il coraggio di distaccarsi dalle fallimentari politiche del predecessore; a parte qualche discorso ispirato il timore di venire 'grigliato' dalla critica é stato più grande dell'ambizione di incarnare quel 'cambiamento' che tanto il suo comitato elettorale aveva strombazzato in lungo e in largo durante la corsa al Campidoglio.
Il fulcro della politica bushevica in Libano si concentrava nell'ossessivo mantra "distruggere Hezbollah, distruggere Hezbollah, distruggere Hezbollah"; come risultato ha portato una guerra sanguinosa scatenata da Israele che si é trasformata in una clamorosa sconfitta (la seconda per mano dei militanti sciiti, e di gran lunga più netta di quella del 2000), in un trampolino di popolarità per il movimento che ora partecipa della coalizione di Governo. La Siria, sostenitrice degli sciiti (secolari -Amal- o religiosi -Hezbollah-) ha visto crescere nuovamente il suo prestigio e la sua influenza nel Paese, questa volta senza l'incomodo logistico e l'imbarazzo diplomatico di dover mantenere un contingente di occupazione fra Beirut, Tiro e Sidone.
Non solo, ma oggi gli alleati di sciiti e siriani si contano a migliaia fra i cristiani maroniti guidati da Aoun, che nel 1990 combatté sanguinose battaglie contro gli armati di Assad e, una volta cementata, una coalizione tanto trasversale e tanto popolare nel paese, ha avuto buon gioco a screditare le goffe manovre del Tribunale speciale e i suoi tentativi di 'fabbricare' un'accusa credibile contro la Siria prima, ed Hezbollah poi.
| La Russia di Medvedev ha già iniziato a 'regaliare' di carri armati, elicotteri e artiglierie il Libano, non si vede perché dovrebbe smettere... |
L'unico sentiero produttivo potrebbe essere la riapertura immediata di colloqui Siro-Israeliani sullo status delle Alture del Golan, un approccio indiretto che potrebbe in qualche modo indurre Bashir Assad a 'svincolarsi' dai partner sciiti di Beirut e Teheran, nella speranza di riavere con le trattative ciò che suo padre perse con le guerre. Ma, ovviamente, per prendere questa strada, Obama dovrebbe avere i 'cojones' politici e morali per imporre la sua visione a Netanyahu e minacciarlo di chiudere il rubinetto degli aiuti (3 miliardi di dollari l'anno) se Israele non si impegnerà a ritirarsi da tutta o quasi la fascia di colline occupate.
E, sinceramente, dubitiamo che ciò sarà mai possibile, perlomeno prima delle elezioni del 2012.
Ma probabilmente anche dopo.
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