martedì 7 dicembre 2010

Esclusivo: Palaestina Felix ricostruisce per il pubblico italiano la "Pista Israeliana" dell'omicidio Hariri



Grandi rivolgimenti avvenuti recentemente nella scena politica interna libanese e alcuni efficaci e mirati movimenti degli stati che sostengono un Libano autonomo e indipendente (in primis la Siria e la Turchia), hanno fatto molto per ammorbidire e dissipare preventivamente buona parte dell'impatto politico di un eventuale pronunciamento del Tribunale speciale per il Libano che volesse pretestuosamente coinvolgere il movimento politico sciita Hezbollah nella morte per attentato dell'uomo d'affari e due volte primo ministro libanese Rafik Hariri, ucciso da un'esplosione nel febbraio del 2005.

Tuttavia la "mina" del Tribunale pilotato dall'uomo dei servizi tedeschi Detlev Mehlis e dal giurista internazionale Antonio Cassese, ambedue (guardacaso!) in possesso di pedigree filosionisti di quattro quarti di 'purezza' non é ancora del tutto disinnescata e, col passare del tempo, man mano che viene a galla la pretestuosità degli assunti e delle illazioni su cui si baserebbe l'edificio accusatorio, é sempre più probabile che i mandanti e manovratori del Tribunale stesso (cioé gli Usa nelle persone del vicepresidente Joe Biden e del Segretario di Stato Clinton) decidano di puntare il "tutto per tutto" su un'accusa "bomba" da pompare e montare adeguatamente con tutta la grancassa mediatica del caso, nel tentativo di spaccare del tutto la scena politica del Paese dei Cedri, anche a rischio di farlo precipitare nuovamente nella guerra civile.

Il Tribunale venne creato a fine marzo 2007, quasi due anni dopo la morte di Hariri, in conseguenza della Risoluzione ONU 1757, per portare davanti alla giustizia i suoi assassini. E' degno di nota il fatto che, all'epoca, i sospettati numero uno non erano affatto gli esponenti di Hezbollah, anzi, gli indici accusatori degli imperialisti filoatlantici e filosionisti all'epoca si concentravano sul presidente siriano Bashar el-Assad e sul suo alleato libanese Emile Lahoud, ma, una volta che venne provato come le testimonianze a loro carico fossero state falsificate e dovessero quindi venire espunte dal novero delle prove a carico, gli inquisitori in missione per conto di Zio Sam dovettero trovare un nuovo capro espiatorio su cui riversare i loro addebiti.

Esisteva sempre Hezbollah.

Hezbollah, che, respingendo l'aggressione israeliana intervenuta nel frattempo (luglio-agosto 2006) era tornato in testa alla hit-parade dei "nemici" dell'imperialismo Usa (e della lobby sionista che é sua parte integrante e motivante), poteva servire egregiamente allo scopo, tantopiù che, emascolato della sua componente di Resistenza armata, il movimento sciita non sarebbe più stato in grado di opporsi alle mire israeliane sul Libano, che lo Stato ebraico vuole perennemente supino e accondiscendente a ogni proprio "Diktat".

Ormai anche il presidente libanese Sa'ad Hariri, figlio dell'assassinato, si é reso conto di quale impostura stia dietro all'agenda del Tribunale e lo ha pubblicamente sfiduciato, ma sionisti e atlantici sono pronti a usare il Libano come campo di battaglia contro Hezbollah, contro e al di sopra del parere dell'opinione degli stessi libanesi! E lo faranno se fino all'ultimissimo secondo saranno convinti di poterla spuntare.

Per questo é importante lanciare ogni freccia, ogni quadrello a disposizione dei difensori della verità dei fatti e degli amici dell'indipendenza e dell'autonomia libanese: se svuotando le nostre faretre faremo abbastanza buchi e smagliature nella cortina di menzogne apparecchiata da yankee e sionisti ci sarà speranza di farli tornare a malincuore sui loro passi, la coda fra le gambe e la bile schiumante fra i denti, se no, non ci sarà salvezza, essi si getteranno sul Libano pronti a farlo a brani per il loro immediato guadagno politico e tattico, senza porre pensiero a quanti uomini, donne e bambini verranno messi in chiaro e immediato pericolo dalle loro azioni.

Partiamo, come al solito, da fatti acclarati e incontestabili: il convoglio di Hariri padre salta in aria il 14 febbraio 2005, uccidendo 23 persone e ferendone oltre 100. Un rapporto preliminare commissionato dallo stesso Consiglio di Sicurezza dell'ONU biasima aspramente la condotta 'dilettantesca' degli investigatori libanesi; per equilibrare la situazione l'ONU dispaccia sul luogo i suoi agenti, dotandoli di mezzi tecnici e scientifici che mancavano alle forze locali. Tuttavia la conclusione di questi 'esperti' non intacca l'assunto di base: una volta scartata l'ipotesi che l'esplosivo fosse nascosto sotto il manto stradale si é 'deciso' che il convoglio automobilistico di Hariri sia stato colpito da un camion-bomba riempito fino all'orlo di esplosivi.

Una semplice occhiata alla foto del cratere in cui é deflagrato il SUV dell'ex Primo Ministro denuncia tale ipotesi come assurda: un'esplosione superficiale non potrebbe mai e poi mai aver scavato un solco di oltre due metri nell'asfalto, tanto profondo da arrivare a ledere le condotte acquifere sottostanti e, da quanto risulta, persino gli esperti balistici svizzeri consultati dal Tribunale speciale hanno negato recisamente tale possibilità: per questo il collegio investigativo internazionale ha commissionato una 'prova sperimentale' tentuasi in un misterioso poligono francese, che era tesa a 'dimostrare' (con tesi preconcetta e 'imbeccata' al Tribunale dai suoi manipolatori prossimi e remoti) che gli alti palazzi del centro di Beirut circostanti al luogo dell'esplosione avrebbero "rediretto" l'onda d'urto verso l'interno, creando il cratere.

Tutte le foto scattate nei secondi immediatamente successivi alla deflagrazione mostrano fiamme ovunque, incendi diversi sono scoppiati tutto attorno al cratere...eppure...i corpi delle vittime, ustionati fino al quinto e sesto grado in certe parti, sono miracolosamente e misteriosamente intatti in altre, distanti spesso solo poche dozzine di centimentri. Addirittura, sulla salma di Hariri si può vedere il cronografo d'oro al polto sinistro che si è FUSO sulla carne viva, mentre la soffice camicia di lino gli sta ancora compostamente chiusa attorno al collo, con la cravatta annodata sopra e similmente intatta.
La teoria che un corpo umano esposto alla vampata di un'esplosione di TNT, RDX e PETN possa essere sfigurato dal calore su un braccio e intonso sul collo é semplicemente ridicola.

Quindi, l'esplosione ha generato una vampata di calore estremamente intenso ma dotata di un raggio estremamente limitato e soprattutto circoscritto: gli oggetti ad alta densità come i metalli (e soprattutto l'oro, pesante e denso par exellance) l'hanno assorbito in pieno, liquefacendosi e/o esplodendo, ma gli oggetti a bassa densità come i tessuti e le fibre ne sono usciti integri.

Inoltre, tutte le mutilazioni causate dall'esplosione sono nette, pulite, non vi sono ossa sbriciolate o carne spappolata (come succede nelle esplosioni convenzionali) é come se l'area di intensissimo calore, sviluppandosi abbia "risucchiato" o bruciato tutta l'aria circostante, impedendo l'onda d'urto verso l'esterno e rendendo anche le ferite 'linde e asettiche' perché inflitte su carni rese friabili dalla temporanea mancanza di atmosfera.

A sostegno di tale ipotesi vi sono i referti dell'ospedale militare francese in cui venne ricoverato prima di spirare Bassel Fleyhan, collaboratore di Hariri ed ex-ministro del suo gabinetto, sul cui corpo vennero registrate significative tracce di radioattività.

La domanda é, che tipo di arma pul causare effetti simili?

A questo punto é necessario ricollegarsi coi rapporti di "strane" bruciature e ferite riscontrate sulle vittime dei bombardamenti sionisti sul Libano nel 2006 e sulla Striscia di Gaza nel 2008-2009; bruciature e ferite che hanno lasciato interdetti anche clinici abituati a trattare ogni genere di ustionati e traumatizzati. La rivista politico-strategica russa "ODNAKO", interrogata da giornalisti di Al-Manar ha avanzato l'educata supposizione che a colpire Hariri e seguito sia stato un razzo lanciato dall'alto armato con una testata carica di pulviscolo metallico che, adeguatamente "eccitato" da una piccolissima e breve (ma molto intensa) scarica di radiazioni sia arrivato nel giro di decimi di secondo al punto di incandescenza, risucchiando e distruggendo l'ossigeno che usava come comburente di tale violenta reazione.

Chi dispone attualmente di armi simili? Israele, apparentemente, visti i rapporti allarmati di chirurghi e medici dalle zone di guerra in cui si é scatenata la furia dell'aviazione sionista; ma chi ha sviluppato tale arma? Lo Stato ebraico? No, non vi sono elementi in merito e, secondo gli uomin di ODNAKO, sarebbe stata la Germania, nell'ambito della cooperazione militare con Tel Aviv, a fornire tali ordigni di nuova generazione.
Mehlis
L'ipotesi di un drone israeliano che lancia un sofisticato missile tedesco sul SUV di Hariri é piùà che compatibile con la presenza, nel Tribunale speciale per il Libano, del Procuratore generale Detlev Mehlis, uomo-tramite fra la CIA americana e il BND, il servizio segreto tedesco, già a sua volta implicato nelle indagini sull'attentato alla discoteca berlinese in cui perirono militari Usa nel 1986, che portarono al famoso raid degli F-111 sulla Libia, Recentemente impiegato (2002) e profumatissimamente pagato dall'Istituto Washingtoniano per la Politica del Vicino Oriente (sigla di facciata della super-lobby ebraica AIPAC) e dalla Rand Corporation (think-tank dell'apparato militar-industriale americano).
Lehmann
Compagno di Mehlis nel propagare la tesi del camion-bomba troviamo Gerhard Lehmann, altro 'tramite' fra CIA e servizi tedeschi, lui addirittura immischiato nelle "Extraordinary renditions", il programma di rapimenti illegali, estradizioni clandestine e torture che ha imperversato in tutta Europa negli anni della paranoia terroristofoba dopo l'11 settembre 2001.

La posizione tedesca, con la salita al potere del governo di Centrodestra di Frau Merkel é stata pesantemente squilibrata a favore di Usa e Israele, con la goffa e sgraziata cancelliera di Berlino che ancora poco tempo fa commise una gaffe non da poco dichiarando che le truppe della Bundeswehr schierate in Libano con l'UNIFIL erano state inviate "Con la primaria missione di difendere Israele", che nella guerra in questione era stato l'aggressore e sorvolando sul fatto che le truppe in missione ONU sono schierate agli ordini del Consiglio di Sicurezza per concessione del loro Paese d'origine, non certo al servizio di una delle parti in causa.

Sopra a costoro, poi, troviamo Antonio Cassese, filosionista di quattro cotte, amico personale di Elie Wiesel (quello che lobbizzava contro l'inclusione degli zingari nel memoriale americano sull'Olocausto nazista, quello che considera il Rapporto Goldstone un 'crimine antisemita') e latore di una singolare definizione di terrorismo secondo la quale tutti i combattenti della Resistenza europea contro Fascismo e Nazismo sarebbero definiti 'ipso facto' dei "terroristi".

Con simili personaggi alla sua testa, possiamo benissimo immaginare con quanta cura e con quanto scrupolo siano state seguite le piste investigative che portavano a un drone israeliano come "colpevole" della strage del 14/2/2005. Ma la verità é là fuori, dobbiamo indicarla, contro tutte le fanfare e tutte le grancasse che inizieranno a tambureggiare e strombazzare appena il Tribunale speciale avrà finito di "covare" la sua velenosa e pretestuosa accusa contro l'unica organizzazione che, da venticinque anni a questa parte, abbia saputo rifilare al militarismo e all'aggressività di Israele le lezioni che si meritava.

lunedì 6 dicembre 2010

Gaza esiste, Gaza resiste! Gli abitanti della Striscia trasformano i tetti delle case in micro-fattorie


Pochi giorni fa abbiamo pubblicato un articolo sull'orticoltura domestica a Gaza come mezzo di Resistenza all'assedio e allo strangolamento economico di Israele contro la popolazione della Striscia e degli sforzi dell'associazione Anera per diffondere conoscenze ed equipaggiamenti necessari all'uopo fra le fasce di abitanti più disagiate. Ma ci sono abitanti di Gaza per cui persino una striscia di terreno coltivabile a fianco a casa é un traguardo irraggiungibile, come per esempio gli abitanti dei campi profughi, i senzatetto che hanno avuto le case sbriciolate dalle bombe sioniste o semplicemente gli abitanti delle zone più pesantemente urbanizzate (ricordiamo che la Striscia é uno dei luoghi più densamente popolati dell'intero pianeta dopo Macao, Monaco, Singapore e Hong Kong).

A volte, per colmo di sfortunata ironia, coloro che non hanno terra da coltivare sarebbero quelli meglio istruti su come renderla produttiva: sono le famiglie di agricoltori ed orticoltori che lavoravano i campi nella regione periferica della Striscia, ma che ora non possono più raggiungerli a causa della "zona cuscinetto" irragionevolmente estesa imposta dalle truppe sioniste assedianti, che non si fanno chiedere due volte di aprire il fuoco su contadini, braccianti, a volte intere famiglie che cercano di recarsi a curare o anche solo a controllare i loro orti o i loro campi.

Israele vuole affamare Gaza, Israele vuole colpire la popolazione civile nello stomaco e nella salute, per questo ha imposto la 'zona cuscinetto' che é più profonda ed estesa dove la terra era più fertile e coltivata, per questo manda i bulldozer militari a spianare e distruggere le piante e le primizie, in spregio a qualunque considerazione di decenza e di umanità.
Ovviamente, se c'é una cosa che Gaza insegna ogni giorno all'aggressore e all'assediante sionista é la sua continua capacità di creare, inventare, ideare sempre nuove forme di Resistenza.

La Resistenza, adesso, a Gaza, si fa sui tetti.

Tetti terrazzati, ricoperti secchio dopo secchio e carriola dopo carriola di quel tanto di terra che basta a piantare peperoni, melanzane, cavoli, peperoncini, aglio, cipolle, endochriya (erba simile alla bieta) e poi spinaci, radici bianche, menta, prezzemolo e aromi tipici palestinesi come la merrimea e lo zataar e poi vasi e taniche di plastica in cui far germinare piccole palme da dattero e alberi nani di limone e arancio, da rivendere a chi ha la terra dove piantarli.

"Gaza una volta produceva granturco, orzo, avena per il bestiame, okra" dice Hussein Shabat, direttore del Centro palestinese per lo Sviluppo giovanile, che coordina gli sforzi delle famiglie che vogliono allestire il loro "orto sul tetto", "adesso invece la popolazione deve ingegnarsi per produrre quel po' di verdura che possa aiutarli a non soffrire la fame e a risparmiare il denaro necessario ai sempre più costosi acquisti sul mercato nero; ovviamente, l'orticoltura domestica non é la chiave a risolvere l'emergenza alimentare, che resta sempre gravissima, ma può dare una mano".

Alcuni abitanti di Gaza, particolarmente intraprendenti, hanno già fatto il passo successivo, allestendo pollai, piccionaie o gabbie per conigli fianco a fianco coi loro piccoli orti: gli animali vengono nutriti con gli scarti e gli avanzi della cucina e dell'orto e, col tempo, integrano la dieta familiare con le proteine che procurarsi altrimenti, grazie agli sforzi dei contrabbandieri di bestiame attraverso i tunnel sarebbe, se non impossibile, almeno costosissimo.

Il diciassettenne Abu Jehad, sul tetto della sua casa nel pieno centro di Gaza é riuscito a far prosperare un'ottantina di polli e galline e una voliera con una trentina di piccioni: "Ho sempre amato i pennuti, mi piace guardarli, prendermi cura di loro" dice con orgoglio giustificato, "Ho iniziato con nove pulcini donatimi da un amico a cui ne ho aggiunto dieci comprati coi miei risparmi, quando la mia famiglia ha visto che mi impegnavo e facevo sul serio mi ha dato una mano, comprando altri dieci pulcini; ci sono stati problemi e difficoltà, in primavera continuavano ad alternarsi periodi di caldo a improvvise giornate rigide e diversi polletti sono morti per esposizone a queste intemperie, poi altri si sono ammalati e ho dovuto dare fondo ai risparmi per comprare loro farmaci veterinari, ormai quasi introvabili, ma ne é valsa la pena".

"Le uova del mio pollaio sono gustosissime col tuorlo quasi rosso e l'albume denso, al confronto quelle che si comprano sembrano 'annacquate'; abbiamo già cucinato pure qualche pollo e anche per la carne non c'é confronto, ai miei animali non vengono dati antibiotici o cortisone e mangiano solo il pastone di pane secco e scarti di verdura che preparo loro, i semi che compro e controllo e quello che trovano razzolando e becchettando sul terrazzo".

Ad aprile salperà la nuova flotta di solidarietà con Gaza!!


La campagna internazionale di solidarietà verso il popolo di Palestina é pronta ad affrontare una nuova difficile sfida contro i tentativi del fascismo sionista di isolare, angariare, perseguitare, affamare e violentare la Striscia di Gaza, "colpevole" di stringersi attorno al legittimo Governo palestinese, espresso dal Movimento musulmano di Resistenza Hamas, vincitore incontestato delle elezioni democratiche del 2006.

E' stato stabilito per l'aprile venturo il lancio del nuovo convoglio navale di aiuti umanitari per Gaza, erede morale e spirituale della Freedom Flotilla, che a maggio 2010 é incorsa nelle manovre piratesche di Israele, culminate con l'abbordaggio della motonave Mavi Marmara e il massacro a sangue freddo di oltre dieci attivisti umanitari, freddati dai commandos di Tsahal con colpi alla schiena e alla nuca mentre si trovavano sdraiati a faccia in giù sulla tolda del battello.

Miriam Zakut, direttore generale della "Società per il Pensiero e la Cultura" e membro dell'organismo di coordinamento dell'iniziativa ha annunciato, durante un tour di incontri e conferenze in Francia, che la nuova flottiglia sarà composta da 34 natanti, ben di più della prima "Flotilla" che al momento dell'arrembaggio israeliano allineava solo tre vascelli cargo e tre navi passeggeri (altre due navi erano state fermate o rallentate da guasti meccanici).

La Zakut, durante la sua trasferta francese, ha recato con sé un repertorio visuale e filmico per poter meglio trasmettere ai partecipanti dei vari seminari tutta la drammaticità delle condizioni di vita a Gaza, dove lo spietato assedio sionista costringe l'80 per cento della popolazione a rivolgersi al mercato nero o agli aiuti internazionali per soddisfare le più basilari necessità di sopravvivenza. Durante tutta la sua permanenza in Europa la rappresentante del movimento internazionale per la Solidarietà con Gaza assediata ha avuto il piacere di notare il notevole trasporto con cui i cittadini europei aderiscono alla campagna di boicottaggio e disinvestimento degli interessi economici dello Stato ebraico.

Ahava denunciata in Sudafrica per etichette ingannevoli: "Quei cosmetici sono frutto dell'occupazione!"


Prende sempre più forza, in tutti gli angoli del mondo, la campagna BDS che intende forzare Israele a riconsiderare le sue politiche etnocentriche, razziste, bellicose e colonialiste mediante danni economici sempre più ingenti inflitti alla sua economia attraverso il boicottaggio, il disinvestimento e, infine, le sanzioni internazionali.

Se ieri riportavamo la notizia di una duplice adesione alla campagna internazionale da parte di una cooperativa e di un sindacato irlandesi non deve stupire che oggi segnaliamo un nuovo importante sviluppo che ha avuto invece luogo in Sudafrica; entrambe queste nazioni, infatti, hanno sofferto fino a tempi recentissimi per l'occupazione, le rappresaglie, il razzismo ed è quindi naturale che le loro Società civili, le loro opinioni pubbliche, siano particolarmente sensibili ai temi della Resistenza e della lotta per i diritti civili.

Obiettivo degli attivisti é stata la compagnia israeliana Ahava che, dietro il suo nome suadente ed esotizzante, adeguatamente corredato da languide e sensuali modelle che prestano visi e corpi ai suoi spot e alle sue reclame, nasconde segreti tutt'altro che "affascinanti". I suoi cosmetici vengono infatti prodotti nell'insediamento illegale Cisgiordano di Mitzpe Shalem, e sono realizzati con risorse naturali (i famosi "fanghi del Mar Morto") espropriati al Popolo palestinese tramite le politiche della colonizzazione, dell'occupazione e dell'annessione di territorio.

Gli insediamenti ebraici, tutti gli insediamenti in Cisgiordania/West Bank, sono illegali ai sensi del Diritto internazionale e sono fonte di continua pressione, angheria e persecuzione ai danni dei Palestinesi, come testimoniato su queste pagine più e più volte. Acquistando i prodotti Ahava si finanzia l'occupazione, l'apartheid, il militarismo e l'aggressione israeliana.

Ahava cerca di nascondere questi fatti etichettando i suoi prodotti come "Made in Israele" ed evitando ogni riferimento a Mitzpe Shalem sui propri materiali pubblicitari. Adesso, grazie all'iniziativa della sezione sudafricana dell'organizzazione "Open Shuhada Street", i distributori locali dei prodotti Ahava (la Wellness Warehouse e SDV Pharmaceuticals) saranno messi sotto inchiesta per "vendita di prodotti con indicazioni mendaci", un'infrazione piuttosto severa secondo il codice sufafricano di protezione del consumatore.

Daniel Kamen, portavoce di "Open Shuhada Street" ha dichiarato: "Non c'é nulla da discutere, le Nazioni Unite, gli Stati Uniti d'America, persino la stessa Corte Suprema d'Israele classificano la Cisgiordania come 'territorio palestinese occupato' e non come parte di Israele; l'etichettatura dei prodotti Ahava che recita 'Made in Israel' é quindi mendace e contraria alla Sezione 7 del Merchandise Marks Act. Siamo pronti a effettuare ulteriori pressioni perché la Wellness Warehouse e la SDV interrompano del tutto lo stoccaggio e la distribuzione dei prodotti Ahava fino a che le loro etichette non recitino: 'Prodotto in un insediamento israeliano illegale su terra palestinese occupata', e siamo pronti ad andare fino in fondo".

Sean Gomes, chief executive della Wellness Warehouse ha dichiarato che la sua compagnia si sta attivando per risolvere la questione, in modo che i prodotti siano rispondenti a qualunque requisito richesto dalla competente autorità governativa. La SDV Pharmaceuticals, invece, non ha rilasciato alcuna dichiarazione in merito alla questione.

Ameer Makhoul scrive dal carcere: "Lo Stato sionista non ammette l'innocenza di un Palestinese"

LIBERATE AMEER MAKHOUL
Questi paragrafi sono stati scritti da Amir Makhoul, direttore dell'Unione delle Organizzazioni arabe comunitarie (Ittijah) arrestato da Israele con pretestuose accuse di "spionaggio", tenuto in isolamento e torturato fisicamente e psicologicamente dai suoi carcerieri. Essi sono la risposta a una cartolina rappresentante un faro su una scogliera inviatagli dal collaboratore del sito-web "EI - Electronic Intifada", Adri Nieuwhof.

'Lanterna', 'Faro' in arabo si dice "Al-Fanar"; questa parola e l'idea che sta dietro di essa, sono per me diventate una sorta di ispirazione durante questo periodo di detenzione; mi sono costruito un mio faro. E' costruito nella mia mente, ovviamente, perché chi mi incarcera può togliermi lo spazio fisico, limitarmelo, ma non ha alcun potere sul mio cervello, che rimane totalmente mia proprietà. Il mio Al-Fanar é divenuto parte del mio sogno, della mia aspirazione a una libertà e a una dignità che raggiunga tutti gli uomini, senza distinzione. Esso si trova al di fuori della prigione in cui mi trovo ed é edificato su uno zoccolo, un basamento sicuro e solido. Anche di quello ho bisogno: del Faro per rischiarare il mio orizzonte e farmi intravedere cosa mi aspetta al di là delle tenebre in cui sono ora e il basamento per rimanere in contatto col presente, col 'qui e ora'. Ho bisogno di essere assennato e realistico per agire sensatamente in una realtà che é totalmente priva di senso. Ho bisogno di sfidare il presente per cambiarlo e di cambiare io stesso. Il basamento mi serve per iniziare ad agire, il Faro per indicarmi come, dove e per quale motivo io lo stia facendo.


Non é facile fare coesistere questi elementi, tenersi in contatto con entrambe, e ciò é vero non solo per me ma anche per altri miei compagni di prigionia, soprattutto per i "nuovi". A volte mi sorprendo a pensare ad alcuni dei miei compagni come a dei "nuovi"...io forse non lo sono? Sono stato incarcerato sei mesi, ma alcuni dei miei compagni hanno passato in questa condizione venti, ventitré, addirittura ventotto anni...rispetto a loro sarò sempre un "nuovo", ma per me ogni giorno é lunghissimo e porta con sé molta noia, molta sofferenza, ma anche molte occasioni di riflettere sulla realtà di essere un Palestinese in Palestina.


In questo Stato, il Potere giudiziario non contempla la possibilità che i Palestinesi siano innocenti. Su migliaia e migliaia di casi che riguardano sia Palestinesi dello Stato sionista che dei Territori occupati la percentuale delle assoluzioni con formula piena é zero, il numero degli assolti con formula piena é zero...perché per i sionisti il fatto stesso di essere Palestinesi é un crimine, non ci sono alternative. Lo Shin Bet, lo spionaggio interno sionista, ha monitorato e registrato trentamila mie telefonate...trentamila! Inoltre ha intercettato le mie email, le mie conversazioni fatte con Skype, le mie sessioni di navigazione internet, eppure in aula non hanno potuto portare nemmeno una prova materiale che sostenesse le accuse di spionaggio elevate a mio carico.


Eppure sono qui.


Sono Palestinese.


Ergo colpevole.


Basandomi sulle mie esperienze personali ma anche sui casi di altri settemila prigionieri palestinesi nelle galere sioniste, il fatto che lo Shin Bet non abbia potuto produrre prove contro di me non ha significato un alleggerimento della mia posizione, o la concessione di arresti domiciliari o libertà vigilata, tutt'altro! Lo Shin Bet ha un asso nella manica che si chiama "prova segreta"...una 'prova' che viene mostrata al giudice, ma non a me o al mio collegio difensivo; vi sembra una procedura legale, sensata, accettabile?


Le statistiche e l'esperienza, dimostrano che senza un qualche genere di accordo con l'avvocatura dello Stato, senza una qualche ammissione di 'qualcosa' (qualunque cosa!) la sentenza che mi verrà inflitta sarebbe estremamente più pesante. Lo Stato sionista, che non ammette per principio la mia innocenza, si vendicherebbe su di me...e potrebbe decidere di farlo anche sui miei cari, sui miei amici, sui miei colleghi e compagni di lotta...potrebbe decidere che alcuni (o tutti!) siano potenziali "agenti nemici" a loro volta. Non ho illusioni, ma ho molta voglia, energia e determinazione per lottare per la libertà e la dignità, anche da qui, anche in queste condizioni.

domenica 5 dicembre 2010

Netanyahu:"La battaglia contro il fuoco sarà vinta dal cielo!"

NETANYAHU: "BATTLE TO STOP CARMEL FIRE WILL BE DETERMINED IN THE AIR!"


"NO, NO, NO!! WE TOLD YOU THIS TIME YOU HAVE TO AIM AT THE FLAMES!!!!"

Boicotta, disinvesti, sanziona! Due brutti colpi per Israele in arrivo dall'Irlanda!!


E' rassicurante, per non dire consolante, vedere che, persino in questo ventunesimo secolo che doveva consumarsi all'insegna delle "magnifiche e progressive sorti" del liberal-capitalismo trionfante, con il profitto e "lo sviluppo" elevati al rango di incriticabili 'vacche sacre', unici criteri per definire e valutare l'umano agire, ci siano degli ostinati, degli incorreggibili, dei 'pertinaci' che ancora ritengano i cari, desueti e obsoleti "Valori Umani", quelli fatti di memoria, consapevolezza e solidarietà come una Categoria superiore, a cui, in caso di palese contrasto, profitto, sviluppo e altri fattori economici devono togliersi tanto di cappello e andare dietro alla lavagna.

Questi individui hanno molti volti e molti nomi ma certamente, un posto dove potrete incontrarne più che altrove è la Repubblica d'Irlanda. Sono infatti recenti le notizie secondo cui due importanti realtà del mondo lavorativo della cara, vecchia Erin hanno deciso, con molto coraggio, in questi tempi di chiari di luna finanziari e monetari, di aderire completamente al movimento BDS che preme per il totale boicottaggio delle merci israeliane, per il disinvestimento da qualunque impresa o progetto che possa avvantaggiare la politica segregatoria e colonizzatrice dello Stato sionista e, in futuro, per la ratifica di vere e proprie sanzioni internazionali contro il regime dell'Apartheid made in Tel Aviv.

A prendere la coraggiosa decisione sono state il TEEU, il sindacato dei lavoratori tecnici e dell'ingegneria elettrica, che rappresenta oltre 45mila lavoratori iscritti ed é il secondo più grande sindacato industriale d'Irlanda e la Dublin Food Coop, catena specializzata nella di distribuzione di prodotti agricoli alimentari e non che mette una particolare attenzione sulla qualità, l'organicità e la sostenibilità di quanto mette sugli scaffali.

E che cosa é più "insostenibile" se non delle politiche militariste, colonizzatrici, razziste di Israele?

La Dublin Food Coop ha raggiunto, con la necessaria, schiacciante maggioranza di oltre il 75% (50 voti a favore contro 6) di adottare uno stringentissimo protocollo che impedirà completamente l'acquisto e la distribuzione di ogni bene proveniente dallo Stato ebraico; fino ad ora aveva adottato un'indirizzo meno rigido, che lasciava facoltà ad alcuni retailer di mettere in vendita prodotti israeliani, ora ciò non sarà più possibile.

Ancora meno contestato é stato il voto dei delegati sindacati della TEEU, che, durante la loro ultima conferenza biennale hanno votato la mozione di adesione al BDSMovement addirittura all'unanimità, cosa che ha riempito d'orgoglio il Presidente Frank Keoghan, che ha dichiarato: "Questo voto dimostra oltre ogni dire non solo la solidarietà, ma l'empatia che il popolo irlandese sente per le sofferenze dei Palestinesi".

Il voto di un grande sindacato di operai e tecnici e il voto di una cooperativa che coinvolge attivamente i propri membri nelle proprie decisioni e iniziative, contro la facilità, la comodità e l'impersonalità delle anodine considerazioni economiche sono il miglior segnale, il miglior indicatore, che anche in questo principio di Ventunesimo secolo, "Un altro mondo é possibile" e, aggiungiamo noi, forse anche NECESSARIO.

Chirurghi operano vittime di 'Piombo Fuso': "Mai viste ferite simili" cosa ha lanciato Israele sui civili di Gaza?


Una delegazione di medici é arrivata a Gaza per iniziare la prima fase di un'operazione di supporto umanitario che darà ad alcuni Palestinesi feriti durante il durissimo assalto militare israeliano il beneficio di operazioni chirurgiche ricostruttive altrimenti impossibili ad effettuarsi, stante il crudele assedio che serra nella sua morsa l'intera Striscia, a due anni di distanza dall'attacco.

L'operazione é stata programmata e posta in atto grazie all'intercessione dell'Organizzazione della Conferenza Islamica in cooperazione con l'ONG Al-Shalama e l'Ospedale Balsam di Beit Hanun. Due specialisti hanno supervisionato i controlli pre-operatori di oltre 120 pazienti in attesa di chirurgia sistemati in diverse cliniche della Striscia.

Il medico giordano Mohamed el-Abady si é detto "sconvolto" dalle ferite riscontrate su alcuni dei degenti; "Lavoro in questo campo da moltissimi anni" ha dichiarato ai cronisti locali "e pensavo di aver visto ogni grado e modalità di ustione su corpi umani, ma mi sbagliavo. L'esercito di Israele non ha usato semplice napalm o fosforo bianco su queste vittime. La popolazione di Gaza é stata usata come cavia per nuovi generi di arma".

La questione di 'strane' ustioni sulle vittime di bombardamenti israeliani, nella Guerra del Libano del 2006 e durante l'operazione "Piombo Fuso" del 2008-2009 é stata più volte menzionata sui media internazionali, senza che nessuna autorità abbia espresso, in merito, un parere definitivo.