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sabato 13 ottobre 2018

Il Presidente Assad emana un provvedimento di clemenza verso i militari che durante la guerra hanno abbandonato il loro posto (senza compiere altri reati)!

Un indicatore importante del miglioramento della situazione in Siria e di come il paese si appresti a uscire finalmente dall'emergenza e ad affrontare il lungo, difficile, faticoso processo di ricostruzione morale e materiale del Paese e della sua società é arrivato oggi con la notizia che, con il Decreto Legislativo 18/2018 il Presidente Assad ha esteso un atto di clemenza verso tutti i militari siriani che dal 2011 in avanti, in coincidenza con gli eventi dell'aggressione mercenaria straniera, hanno abbandonato i ranghi delle forze armate.

Ovviamente, a patto che non siano indagati per altri reati; il perdono vale SOLO per l'allontanamento dal dovere militare.

Seduti comodamente davanti ai nostri PC o con i tablet e gli smartphone in mano é facile fare i 'draconiani' e raccomandare lavori forzati o plotoni d'esecuzione, ma un paese che 75 anni fa ha attraversato la tragedia dell'8 settembre dovrebbe sapere, se non proprio ricordare come simili eventi travolgano le vite delle persone, che magari si trovano a dover mettere in salvo la loro famiglia, o a voler restare vicino a parenti non autosufficienti, o a dover trovare costi quel che costi di che mantenerli.

Insomma, non tutti coloro che si sono resi 'AWOL' sono terroristi o nemici della Siria.
Questo video spiega molto bene i termini dell'aministia.

venerdì 19 aprile 2013

Il Ministro degli Interni palestinese annuncia la quasi totale distruzione della rete di spie sioniste in Gaza!

Nel corso di una conferenza stampa tenuta oggi a Gaza City il Ministro degli Interni e della Sicurezza Nazionale del legittimo Governo palestinese Fathi Hammad ha dichiarato che, una volta spirati i termini dell'offerta di amnistia per spie e collaboratori del regime ebraico nell'enclave palestinese costiera, "un grandissimo numero" di quanti fra loro non avevano approfittato della generosa offerta governativa sono stati 'intrappolati e arrestati'.

Contemporaneamente Hammad ha lodato il civismo e il senso di responsabilità di quanti hanno invece aderito all'appello alla resa, contribuendo attivamente allo smantellamento della rete di intelligence sionista a Gaza e beneficiando della clemenza che invece verrà negata a quanti sono stati recentemente arrestati. Il Ministro ha anche annunciato che un primo scaglione di rei confessi che hanno già rivelato tutto quello che sapevano alle autorità palestinesi verranno prossimamente rimessi in libertà e restituiti alle loro famiglie appena avranno scontato almeno i due terzi della loro pena detentiva.

Da quando il Movimento Hamas ha preso il controllo della Striscia di Gaza in reazione al tentativo di golpe della Fazione Fatah (a inizio 2007) i contatti locali dei servizi israeliani sono precipitati in conseguenza di una vasta e fortunatissima campagna di controspionaggio, la cui prova più grande é stata la continua incapacità del Mossad e servizi affini di localizzare il luogo di detenzione dell'Ebreo francese Gilad Schalit, un fallimento che ha motivato poi la decisione sionista di liberare in cambio della sua restituzione oltre mille prigionieri politici palestinesi.

lunedì 23 gennaio 2012

Il dittatore yemenita scappa dalla capitale per fuggire negli Usa: é già tempo d'esilio per Ali Saleh?


L'ormai ex-'uomo forte di Sanaa' Ali Abdullah Saleh, autocrate amico prima di Saddam Hussein, poi di Bush e di Obama, da sempre legato a doppio filo a Casa Saoud e alle altre corrotte monarchie del petrolio ha lasciato precipitosamente la capitale dello Yemen per raggiungere gli Usa dove, a detta del portavoce che ha rilasciato la notizia, "si appresta a ricevere urgenti trattamenti medici".

Saleh, contestato dal suo popolo ormai da quasi un anno, era rimasto vittima sei mesi fa di un grave attacco esplosivo che lo aveva raggiunto nel cuore del suo palazzo del potere, una volta ritenuto "inviolabile" e lo aveva lasciato gravissimamente ferito e sfigurato, erano stati necessari gli sforzi di costosissime equipe chirurgiche assoldate dai suoi protettori sauditi per salvargli la vita e ricostruire una sembianza accettabile sul suo volto ustionato.

Anche il primogenito di Saleh, capo dei pretoriani della Guardia Repubblicana, avrebbe lasciato il paese per recarsi in Oman; il sentimento di squagliamento generale del regime, nonostante le ripetute assicurazioni che si tratti solo di 'assenze temporanee' é molto diffuso nel paese e i manifestanti in piazza a Sanaa come a Taizz come ad Aden si rallegrano e festeggiano le partenze.
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mercoledì 18 gennaio 2012

Il vigliacco ricatto del regime di Saleh: "Se continuano le proteste rimanderemo le elezioni!"


Il Ministro yemenita degli Esteri nello screditato governo dell'autocrate Saleh, Abu Bakr al-Qirbi, ha dichiarato che di fronte al perdurare di massicce manifestazioni di piazza che rifiutano ogni ipotesi di aministia e indulto per il Presidente e i suoi più stretti collaboratori nel quadro di un graduale passaggio di poteri come previsto dalla bozza di accordo formulata dalle monarchie petrolifere del Golfo Persico, le previste elezioni presidenziali del prossimo 21 marzo "potrebbero venire rimandate a data da destinarsi".

Nascondendosi ipocritamente dietro "motivazioni di sicurezza" e "difficoltà organizzative" Al-Qirbi, attualmente in viaggio col Premier Basindawa proprio presso gli autocrati petroliferi che hanno escogitato la formula del 'passaggio di poteri' per tentare di risparmiare al loro agente e rappresentante in 'Arabia Felix' di dover pagare dazio per oltre tre decenni di regime spietato e sanguinario, cerca di far passare il seguente sillogismo: "Lasceremo il potere solo da impuniti, se le dimostrazioni continueranno tutto il processo di riforme verrà congelato".

Ali Abdullah Saleh aveva firmato l'accordo per il passaggio di poteri il 23 novembre 2011 in Arabia Saudita, accettando l'immunità in cambio della promessa di dimissioni, ma la popolazione, in piazza dal dicembre precedente, non ha mai accettato una simile proposta e continua a protestare facendo anche appello alle associazioni internazionali e all'opinione pubblica mondiale affinché a un tiranno assassino non venga concesso un "buen retiro"lontano dalle conseguenze delle sue azioni, in Arabia Saudita o negli Stati Uniti.
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sabato 7 gennaio 2012

Finalmente l'ONU prende posizione sull'amnistia a Saleh: "Nessuno sconto, nessun indulto per chi ha compiuto Crimini contro l'Umanità!"


L'Alto Commissario ONU per i Diritti Umani, il giudice sudafricano di origine Tamil Navi Pillay ha recentemente dichiarato (dopo mesi di appelli e inviti da parte dei rappresentanti delle opposizioni yemenite, dal Premio Nobel per la Pace Tawakkul Karman in giù) che "Dopo attenta analisi degli eventi recenti in Yemen, posso chiaramente e serenamente definire i termini dell'amnistia che verrebbe concessa ai membri della dimissionanda amministrazione nel quadro del passaggio di poteri nel paese come in totale e completo contrasto con le norme ONU in merito ai crimini internazionali".

"La normativa delle Nazioni Unite é chiara: mai e poi mai possono venire emesse amnistie o indulti nei confronti dei responsabili di crimini di guerra, crimini contro l'umanità, genocidi e a altre marchiane violazioni dei Diritti Umani fondamentali. Chiunque abbia ordinato o orchestrato simili reati nel corso delle recenti manifestazioni anti-governative deve venire portato davanti alla Giustizia, processato e condannato, senza sconti o lenienze di alcuna sorta".

L'amnistia illegale é stata inclusa nel protocollo per il passaggio di poteri elaborato dal Consiglio di Cooperazione dei Paesi Arabi del Golfo Persico (GCC), organismo composto da una serie di autoritarie monarchie petrolifere, emirati e sceiccati che hanno un pessimo record quanto a rispetto dei diritti umani e sono alleati con gli Usa, a loro volta fomentatori di instabilità e sponsor di dittature e regimi autoritari in tutta la regione e oltre. L'attuale dittatore yemenita Ali Abdullah Saleh ha firmato l'accordo per le dimissioni in cambio dell'amnistia a novembre 2011, in Arabia Saudita (l'ultima monarchia assoluta al mondo).
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