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venerdì 18 agosto 2017

Ecco quanto vale un "ascaro" di Casa Saoud mandato a invadere e martirizzare lo Yemen!

Le ONG occidentali vanno in Libia a "pescare" immigrati clandestini per meticciare e "multikulturalizzare" forzatamente l'Europa e preparare la società senza radici, cultura e coscienza di sé auspicata e attesa dai loro padroni dell'alta finanza e della massoneria internazionale.

Gli scafisti di Casa Saoud, più prosaicamente, vanno in Sudan e in Somalia a "pescare" mercenari negri da invare a invadere e distruggere lo Yemen.

Qui ne vediamo uno, comodamente steso nell'Eterno Riposo, per cortesia dei combattenti Houthi dell'organizzazione Ansarullah e dell'Esercito di Sanaa rimasto fedele alla legalità costituzionale.

Sulla schiena ha stese le banconote che gli sono state trovate addosso al momento della morte.

martedì 26 aprile 2011

Abbas, per difendere poltrona e conto in banca, disarma le sue milizie: "Non rispondete al fuoco di soldati israeliani e coloni ebrei, nemmeno per salvarvi la vita!"


Sconcertante la decisione assunta dalla Fazione Fatah, la piccola e corrotta cricca di burocrati che in seguito a un abortito Colpo di Stato ha assunto il controllo della Cisgiordania, su cui regna in virtù dell'ignavia dell'Occidente e della abietta sottomissione ai desideri dell'Occupante israeliano; in seguito alla sparatoria scatenata dal tentativo di un gruppo di ebrei ultrafondamentalisti, occupanti di insediamenti illegali, di forzare un posto di blocco della cosiddetta 'Autorità palestinese' Abbas e i suoi sicofanti hanno proibito alle loro milizie di rispondere al fuoco di soldati israeliani e coloni razzisti, anche a rischio della loro vita.

Questa ennesima autoumiliazione, che ha dell'indegno e dello schifoso, ben esemplifica agli occhi dell'ignaro e disinformato pubblico occidentale gli abissi di vergogna in cui Abu Mazen e soci non temono di immergersi e rotolarsi, come verri nel brago, pur di mantenere soddisfatto il loro 'Massah' sionista e far fluire il rivo incontrollato di denari occidentali che egli consente vengano periodicamente versati ai cacicchi collaborazionisti.

Il 'diktat' anti-legittima difesa specifica che 'gravi provvedimenti' verranno presi verso quei militi e poliziotti che verranno 'sorpresi' a rispondere al fuoco dell'esercito sionista di occupazione e delle milizie ebraiche di fanatici religiosi (che ricevono armi e addestramento paramilitare direttamente dall'IDF); ci si chiede se, nella fretta di mostrarsi obbedienti e fedeli di fronte al 'bwana' israeliano Abu mazen e compari abbiano per un attimo considerato il contraccolpo devastante che tale 'editto' avrà sulle loro forze di 'ascari' le cui fila, certamente, saranno falcidiate da assenze, diserzioni e congedi per malattia: che senso ha far parte di una forza armata di sicurezza se non si può nemmeno rispondere al fuoco quando qualcuno ti spara addosso?

Nel frattempo, mentre sempre ulteriori dettagli raggiungono gli esponenti della Resistenza in Cisgiordania e le loro reti clandestine (che nemmeno le retate e le torture di Fatah hanno saputo sradicare, sia pure a quattro anni dal tentato Golpe) risulta sempre più evidente come, ad aprire il fuoco con fucili d'assalto M-16 contro il posto di blocco, siano stati gli stessi coloni ebrei che poi hanno ricevuto, in risposta, le raffiche di Kalashnikov che hanno ucciso uno di loro e ferito gli altri tre.

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domenica 24 aprile 2011

Violenti scontri a Nablus causati da Coloni ebrei fondamentalisti!


Un occupante di insediamenti ebraici illegali é stato ucciso e altri tre feriti da ignoti attaccanti allorquando un gruppo di settler fanatici ha cercato di forzare il perimetro di Nablus a bordo di automobili, senza avere concordato il proprio transito né con la fazione collaborazionista di Fatah e nemmeno con le truppe sioniste di occupazione.

Evidentemente inebriati di propaganda ultranazionalista israeliana i coloni fanatici pensavano di poter farla da padroni nel territorio palestinese che, dal colpo di stato del 2007, é amministrato dagli 'ascari' di Abu Mazen, totalmente sottomessi ai desiderata degli occupanti israeliani, ma questa volta qualcosa é andato male.

Né l'agenzia britannica Reuters né fonti locali palestinesi hanno saputo riportare chi abbia aperto il fuoco contro il convoglio dei coloni anche se fonti di parte israeliana sarebbero ansiose di accusare del fatto le stesse forze di sicurezza di Fatah, che non si vede quale motivo avrebbero avuto di ricorrere alle armi.

Quello che é certo é che i militari sionisti intervenuti subito dopo stanno sparando con munizioni di piombo (non di gomma, non di plastica) e lanciando candelotti di gas CS urticante a profusione, mirando anche direttamente contro civili, molti dei quali sono feriti e in condizioni critiche.

Servile come sempre la fazione di Abbas ha annunciato la creazione di una "commissione di inchiesta mista" israeliana e di Fatah, supervisionata da osservatori statunitensi(!) per fare chiarezza sulla dinamica dell'incidente. Sull'imparzialità di una simile commissione e sulla sua prontezza a sanzionare i coloni degli insediamenti ebraici illegali siete tutti invitati a trarre i vostri auspici e pronostici.

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giovedì 20 gennaio 2011

L'esercito sionista manda assolti i killer del vecchio palestinese massacrato nel suo letto


L'esercito dello Stato ebraico ha assolto i responsabili dell'omicidio a sangue freddo di un cittadino cisgiordano di 65 anni, crivellato di pallottole durante il raid notturno che, partito con l'obiettivo di rapire un esponente di Hamas appena liberato dalle galere collaborazioniste di Fatah, aveva finito per fare irruzione nella casa del di lui vicino, che dormiva tranquillamente nel suo letto.

La situazione sarebbe stata certamente adatta a una farsa di quelle con Renzo Montagnani e Mario Carotenuto, con i "rambo" dell'esercito sionista che sbagliavano indirizzo come dei maldestri postini, ma si é purtroppo trasformata in tragedia quando, in risposta a un "movimento sospetto" intravisto sotto le lenzuola i superarmati commandos con la stella di davide "si sono sentiti minacciati, temendo per le proprie vite".

"si sono sentiti minacciati, temendo per le proprie vite".

C'é scritto proprio così, sulla sentenza militare che ha mandato tutti assolti.

Immaginatevi voi, una squadra di terminator di Tsahal, anfibi ai piedi, elmetti di kevlar e giubbotti antiproiettile in testa e addosso, un vero arsenale di Uzi, Galil e Tar-21 stretto in pugno, "minacciati e timorosi per le proprie vite" davanti a un vecchio arabo che si rigira nel letto, o che annaspa alla ricerca dell'interruttore dell'abat-jour.

A quel punto lo Squadrone della morte ha letteralmente crivellato la propria vittima, Omar Salim al-Qawasmi, di colpi al cranio e al torso, massacrandolo, prima di fuggire dal luogo del delitto.

Con ipocrisia oltre ogni dire la "corte" militare sionista ha avuto il coraggio di definire il massacro: "legittimato dal movimento sospetto dell'ucciso e in sintonia con le regole d'ingaggio dell'esercito".

Del resto, bisogna sempre ricordare, che lo Stato ebraico applica l'infame "Dottrina Dahyieh", che raccomanda di concentrare gli attacchi su obiettivi civili; niente di strano che condonino l'esecuzione a sangue freddo di un ultrasessantacinquenne che non rappresentava un pericolo per nessuno, tantomeno per i commandos sionisti che si erano introdotti con la forza in casa sua.

martedì 11 gennaio 2011

I calabraghe di Fatah aiutano lo strangolamento sionista di Gaza; chiuso il varco di frontiera di Karni


Dignitari della cosiddetta 'Autorità nazionale palestinese', l'organismo di autogoverno occupato e dirottato dalla dirigenza di Fatah dopo la sua sconfitta nel tentato Colpo di Stato contro il legittimo Governo palestinese espresso da Hamas si sono accordati con lo Stato ebraico per chiudere totalmente il varco di confine di Karni, intensificando la stretta della brutale politica israeliana di strangolamento economico nei confronti del Ghetto assediato di Gaza.

In seguito alla capitolazione dei collaborazionisti di Fatah, avvenuta senza nemmeno un accenno di trattativa, il varco di Karem Abu Salem, nel Sudest di Gaza, rimane l'unico corridoio di accesso per la Striscia. Il quotidiano palestinese al-Ayyam ha citato una fonte anonima di Fatah riportando che gli accordi per questa decisione sono avvenuti in segreto nella giornata del 27 dicembre a Tel Aviv.

Secondo il quotidiano alla riunione erano presenti il 'ministro' dell'Economia di Fatah Abdul Hafez Nofal, il coordinatore dell'assedio israeliano Eitan Dangot e il direttore dei varchi Kamil Abu Rukhn. In seguito alla chiusura di Karni il portavoce di Hamas Sami Abu Zuhri ha affermato che questa ennesima manovra di prevaricazione si aggiunge al lungo "cahier des doleances" del popolo di Gaza, contro cui Israele conduce ormai una guerra senza esclusione di colpi.

Hamas, in quanto forza politica detentrice della volontà popolare di tutti i Palestinesi, secondo i risultati elettorali del 2006, invita tutte le organizzazioni umanitarie e internazionali a fare pressione perché il varco di Karni sia riaperto e, in seguito, anche l'inumano assedio sionista possa essere finalmente rimosso.

lunedì 10 gennaio 2011

Squadrone della morte sionista assassina un vecchio in Cisgiordania

La vedova del 65enne palestinese Omar Salim al-Qawasmi, davanti al letto dove il marito è stato assassinato, con un suo ritratto in mano.
Weekend impegnativo per gli aguzzini in uniforme dell'esercito più im-morale del mondo, che, nello spazio di poche ore, sono riusciti non soltanto a rapire cinque ex-detenuti gravemente debilitati da cinque settimane di digiuno totale, ma persino a uccidere un vecchio di sessant'anni che giaceva sdraiato nel suo letto: esattamente il tipo di "battaglia" preferito dalle truppe di Tsahal, quello cioè che le mette di fronte non ad avversari parimenti armati e addestrati, ma a vittime civili, incapaci di reagire o difendersi.

I cinque detenuti appena scarcerati, non c'é neanche da dirlo, erano ovviamente i militanti/simpatizzanti cisgiordani di Hamas arrestati da Fatah e trattenuti in carcere con accuse vaghe, senza alcuna accusa o, in alcuni casi, addirittura con ordini di scarcerazione già emessi e trascorsi da molti mesi o addirittura da quasi un anno. Decisi a non subire senza reazione gli arbitri e le angherie degli sbirri di Abbas, i cinque avevano dato il via a un durissimo sciopero della fame, che aveva fatto temere per la loro vita.

Sempre premurosi di venire incontro alle necessità dei loro fedeli "ascari" di Fatah, i militari sionisti hanno aspettato che l'organizzazione di Abu Mazen li scarcerasse in seguito alle proteste di organismi e attivisti palestinesi e internazionali, per poi presentarsi alle loro case e sequestrarli, traducendoli in località sconosciute, forse in qualche insediamento ebraico illegale.

Il più grave di neo-prigionieri, Mohammaad Neiroukh, era privo di conoscenza stante la prostrazione fisica causatagli dal digiuno, e non la ha recuperata nemmeno durante il suo rapimento.






Contemporaneamente al ratto dei prigionieri, un pattuglione di militari sionisti ha fatto irruzione con la forza nell'appartamento della famiglia Al-Qawasmi e, sotto il tiro delle armi, ha ordinato ai presenti di ritirarsi nelle loro stanze; entrati nella camera del capo famiglia (un vecchio di sessantacinque anni che dormiva nel suo letto), lo hanno freddato con tredici colpi di arma da fuoco al torso e alla testa.

La casa a fianco a quella degli Al-Qawasmi ospita la famiglia di Wael Al-Bitar, uno dei rapiti, non si sa se l'omicidio sia legato al rapimento del prigioniero o non sia invece risultato da un errore di indirizzo. Hamas e altre organizzazioni palestinesi e arabe non hanno mancato di esprimere il loro sdegno per la piaggeria e il servilismo mostrato da Fatah nel collaborare con gli oppressori e persecutori del popolo cisgiordano.

martedì 4 gennaio 2011

Leader musulmano israeliano dichiara: "Sosteniamo i prigionieri che rifiutano il cibo da oltre un mese"


Lo Sceicco Raed Salah, capo del Movimento musulmano in Israele, ha dichiarato che la sua organizzazione e diverse altre Ong arabe e palestinesi si stanno applicando "con ogni mezzo" per monitorare le condizioni dei prigionieri ridotti in fin di vita dallo sciopero della fame con cui stanno protestando contro le crudeli e arbitrarie carcerazioni inflitte loro dagli Ascari di Fatah, che controllano la West Bank dopo il fallimento del loro tentato Colpo di Stato contro il legittimo Governo palestinese.

Il logo storico di Fatah...
Lo Sceicco Salah ha rivelato al Centro palestinese per l'informazione che una delegazione del Movimento dei Cittadini arabi di Israele ha visitato il detenuto rimasto a Betlemme (Wael Said al-Beitar) e in seguito quelli recentemente trasferiti ad Al-Khalil (Ahmed Mohammed Yusri al-Uwaywi, Majd Maher Abid, Muhammad Mahmoud Neiroukh, Wisam Azzam al-Qawasama); essa ha potuto verificare che le condizioni di salute degli scioperanti, per quanto gravi, sono stabili, e sono presenti misure mediche di emergenza da prendere se vi fosse un improvviso aggravamento.
...e quello proposto da un vignettista arabo per sostituirlo!

I quattro di Al-Khalil, per 'festeggiare' la visita della delegazione hanno accettato di sorbire latte mischiato con acqua e hanno promesso che, se anche Wael Said al-Beitar verrà trasferito da Betlemme e li raggiungerà, celebreranno tutti insieme bevendo del latte non annacquato. Lo Sceicco Salah ha dichiarato la propria convinzione che questa visita non sarà l'ultima e che richieste sempre più pressanti stanno raggiungendo il 'governo' di Salaam Fayyad affinché venga incontro alle richieste dei prigionieri.

Lo Sceicco al-Qaradawi attacca Fatah: "Si è venduta a Israele e agli americani, non rappresenta più i Palestinesi"


Il capo dell'Unione internazionale degli Studiosi musulmani, lo Sceicco Yousef al-Qaradawi ha recentemente dichiarato che Fatah, la fazione principale dell'OLP, e l'Anp, l'embrionale struttura statale nata dai cosiddetti "Accordi di Oslo", da essa egemonizzata, si sono letteralmente "suicidate" con la decisione, sbagliata e controproducente, di sacrificare la rappresentanza della volontà e dei diritti del popolo palestinese al miraggio di un "riconoscimento" da parte di Israe e degli Usa (e al continuato afflusso di 'aiuti economici' da essi monopolizzati).

Lo sceicco al-Qaradawi ha articolato la sua posizione in un simposio tenutosi a Doha, in Qatar, per iniziativa dell'Unione Studiosi musulmani, che si é occupato di analizzare impatto e possibili conseguenze delle politiche di annessione, segregazione, razzismo e giudaizzazione forzata imposte dallo Stato ebraico in Cisgiordania. Indicando come Fatah sia diventata via via sempre più complice di queste politiche, riducendosi al rango di agente degli interessi sionisti, lo sceicco ha stigmatizzato Abbas e i suoi seguaci, chiedendo che tale politica di appeasement e collaborazionismo nei confronti di Israele sia interrotta il prima possibile.

Al-Qaradawi ha sottolineato come una fazione quale Fatah non ha il diritto di gestire la Palestina come se fosse "cosa sua", anche se godesse del sostegno di tutta la popolazione della Cisgiordania (che comunque le manca), perché essa, in quanto terra palestinese, appartiene tanto ai Cisgiordani quanto agli abitanti di Gaza e ai Palestinesi della diaspora. Lo studioso ha aggiunto che la Resistenza all'occupazione e la mobilitazione dei popoli arabi e musulmani offre una via sicura per vedere affermati i diritti palestinesi.

Concludendo il suo intervento lo sceicco ha espresso calorose parole di apprezzamento per la inflessibile Resistenza messa in atto da Hamas nella Striscia di Gaza, facendo notare come, grazie all'unità di intenti e azioni fra la popolazione e l'organizzazione musulmana Gaza, sia pur a prezzo di grandissimi sacrifici sia riuscita a rimanere libera dall'influenza e dalla presenza sionista.

Sciopero della fame: i detenuti nelle mani di Fatah ormai prossimi alla morte, proteste di Hamas e di organizzazioni umanitarie


Il capo del Comitato palestinese indipendente per i Diritti umani, Mamoudh al-Aker ha comunicato che lo sciopero della fame portato avanti da alcuni detenuti politici rinchiusi nelle galere di Fatah ha raggiunto uno "stadio critico" ed é la diretta reazione agli abusi e alle torture fisiche e psicologiche a cui i detenuti in questione sono stati soggetti.

Aker ha detto al Centro palestinese per l'Informazione che una delegazione di avvocati inviati dal Comitato indipendente é riuscita per la prima volta domenica scorsa a visitare gli scioperanti in un ospedale a Betlemme, aggiungendo poi che gli scioperanti hanno portato la loro protesta fino al punto di rifiutare l'ingestione anche di semplice acqua, giurando di non sospendere l'iniziativa fino a quando non saranno liberati.

Il capo del Comitato ha affermato che l'amministrazione ospedaliera ha detto che un numero di prigionieri é stato più volte trasferito presso la struttura sanitaria negli ultimi giorni, indicando come il digiuno, prolungatosi ormai oltre 43 giorni, stia lasciando segni profondi nella salute dei soggetti.

Il Comitato ha chiesto più volte alle forze di sicurezza di Fatah di poter visitare i detenuti ma prima di adesso aveva sempre incontrato l'inamovibile opposizione degli alti dignitari dell'organizzazione, che controlla la Cisgiordania dopo il fallimento del suo Colpo di Stato contro il legittimo Governo palestinese espresso da Hamas.

In un sit-in di solidarietà tenutosi a Gaza il Ministro degli Affari concernenti i Detenuti del legittimo Governo palestinese, Mohamed al-Ghul, ha dichiarato di ritenere Fatah direttamente e pienamente responsabile delle vite dei detenuti politici che trattiene nelle sue prigioni per ingraziarsi i suoi sponsor occidentali e sionisti, sottolineando come i loro diritti siano protetti dalla Legge e non revocabili secondo il piacere e l'arbitrio dei loro carcerieri.

Di tutti i prigionieri impegnati nello sciopero della fame quello le cui condizioni destano maggiore allarme é Muhammad Mahmoud Neiroukh, che nella giornata di domenica veniva descritto dal bollettino medico come: "letteralmente a un passo dall'entrare nello stadio di morte clinica".

sabato 25 dicembre 2010

Detenuti palestinesi digiunano da ventinove giorni per protesta contro carcerazioni brutali e illegali


Mentre molti di noi (anche chi scrive, beninteso) sono occupati a venire a patti con la sostanziosa scorpacciata natalizia può essere utile rivolgere un pensiero a quanti, nella giornata odierna, non solo non hanno consumato alcun festivo banchetto, ma anzi, sono passati attraverso il ventinovesimo giorno di digiuno consecutivo.

Si tranquillizzino i nostri lettori, questa non é la solita predica un po' ipocrita e un po' pietistica sul problema della fame nel mondo, ma piuttosto una riflessione volta a coloro che della fame, della volontaria privazione del sostentamento, hanno fatto un'arma politica, per denunciare, a prezzo della loro stessa salute, le condizioni inumane in cui sono tenuti carcerati i detenuti arrestati dagli askari coloniali di Fatah, ansiosi di compiacere il bwana israeliano.

I gendarmi della West Bank hanno infatti arrestato centinaia di sostenitori e aderenti della Resistenza, trattenendoli in galera pur senza che nessuna accusa formale sia stata elevata loro contro, e anzi, persino dopo che la Suprema Corte di Giustizia dell'Anp si é pronunciata per il loro rilascio.

Ma, dai tempi del fallito Colpo di Stato tentato contro il legittimo Governo palestinese espresso da Hamas, l'Autorità nazionale palestinese é un organismo morto, totalmente soggetto all'arbirtri dei cacicchi di Fatah; per questo cinque detenuti hanno iniziato a rifiutare il cibo il 26 novembre scorso e toccheranno domani il mese esatto di sciopero della fame.

Essi sono:

-Ahmed Mohammed Yusri al-Uwaywi, arrestato il 15 settembre 2009, doveva essere scarcerato il 3 febbraio 2010,





-Majd Maher Abid, arrestato l'11 ottobre 2009, doveva essere scarcerato il 3 febbraio 2010,






-Muhammad Mahmoud Neiroukh, arrestato il 10 ottobre 2008, doveva essere scarcerato il 19 gennaio 2010,






-Wael Said al-Beitar, arrestato il 19 aprile 2009, ancora senza una imputazione precisa,






-Wisam Azzam al-Qawasama, arrestato l'8 ottobre 2009, doveva essere scarcerato il 19 gennaio 2010.