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venerdì 2 agosto 2013

Agente di Dahlan arrestato a Rafah dopo una sparatoria: fingeva di essere uno 'sceicco' integralista!

Le forze di sicurezza egiziane hanno ingaggiato una sparatoria nel quartiere Safa della cittadina di frontiera di Rafah, al confine tra il Sinai e la Striscia di Gaza, arrestando un uomo di nome Fathi al-Falastini e alcuni suoi seguaci armati e confiscando diverso materiale che dimostrerebbe come essi si stessero preparando a colpire l'Esercito del Cairo nella Penisola.

La cosa inquietante é che, seppure l'uomo portasse il barbone e i paramenti tipici degli estremisti religiosi takfiri e si facesse chiamare 'Sceicco' dai suoi seguaci, a un controllo più approfondito é risultato essere un ufficiale della 'Sicurezza Preventiva' dell'Anp, membro della fazione Fatah (che da sei anni occupa senza legittimità l'Autorità palestinese in Cisgiordania) e in passato risultava legato al corrotto Mohammed Dahlan, l'ex 'Squalo' di Gaza, cacciato dal suo feudo (dal quale esigeva tangenti del quaranta per cento su ogni carico ai varchi di frontiera di Karni) da Hamas in seguito al fallito 'golpe' del 2007.

Al-Falastini apparentemente é fuggito oltreconfine in quell'occasione e da allora si é 'riciclato' come predicatore estremista, se su ordine di Dahlan o meno lo accerteranno prossimamente i magistrati egiziani; nella casa che occupava sono stati trovati documenti definiti "scottanti" che parlando di mercenari stazionati a Rafah e Sheikh Zweid, nonché foto prese a distanza degli accampamenti militari di Safa ed Ahrash.

sabato 14 gennaio 2012

"Povero squalo!" le autorità giudiziarie giordane sequestrano i beni di Mohamed Dahlan, il corrotto aiutante del Mossad!


Fonti giornalistiche giordane riportano che l'autorità giudiziaria del reame ascemita avrebbe ordinato negli scorsi giorni il congelamento e la confisca di tutti gli assetti mobili e immobili riconducibili a Mohammed Dahlan, ex-capo della sicurezza di Fatah, ex-'boss' di Gaza (prima del fallimento del Colpo di Stato con cui la fazione di Abbas ha tentato di rovesciare il Governo di Hamas), uomo di fiducia di Israele, facilitatore di assassini del Mossad e contrabbandiere (insieme ai suoi soci curdi) di armi israeliane inviate in aiuto a Gheddafi.

Il quotidiano Al-Rai ha citato una fonte anonima all'interno della Banca Centrale giordana secondo la quale l'Ufficio del Procuratore Generale di Amman, Mohammed Sourani avrebbe inviato una lettera ufficiale alla direzione dell'istituto di credito "raccomandando" di bloccare ogni proprietà di Dahlan, di suo fratello e "di una terza persona collegata ai primi due".

La fonte avrebbe spiegato che la decisione di bloccare le proprietà di Dahlan e soci sarebbe stata presa nell'ambito del processo istruito contro di lui dall'Anp. Lo scorso giugno Fatah lo ha espulso dai suoi ranghi e l'Anp lo ha messo sotto accusa per omicidio e "attività contrarie alla sicurezza nazionale". Ovviamente tutti sapevano in che genere di attività era coinvolto Dahlan ma il vero motivo per la sua caduta in disgrazia é da individuarsi (come in tempi non sospetti avevamo indicato su queste pagine) nel suo maldestro e sfortunatissimo tentativo di "chiedere la testa" di Mahmud Abbas tra dicembre 2010 e gennaio 2011, con il sostegno di Mubarak e dei suoi servizi segreti. Caduto "il faraone" in seguito alla rivolta di Piazza Tahrir a Dahlan non sono rimasti padrini o sponsor che potessero salvarlo dalla vendetta di Abbas.
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venerdì 25 marzo 2011

La Svizzera favorevole all'abbattimento totale dell'assedio sionista contro Gaza


Il Presidente della Confederazione elvetica Micheline Calmy-Rey ha annunciato che il suo paese sta sviluppando un piano comprensivo per aprire tutti i varchi di frontiera della Striscia di Gaza, ponendo così termine in maniera definitiva all'insensato assedio che l'ha strangolata lungo il corso degli ultimi cinque anni.

Ha anche affermato che, qualora l'Egitto decidesse autonomamente di aprire a ogni genere di merce e traffico il varco di Rafah, la Svizzera sarebbe ansiosa di contribuire efficacemente al flusso di materiali edilizi necessari a riparare le distruzioni della campagna militare israeliana del 2008-2009.

Le importanti dichiarazioni sono venute nel corso di un incontro con diversi rappresentanti dell'Unione Europea, organizzato e ospitato dal Consiglio per le relazioni Euro-palestinesi. L'incontro serviva per discutere il ruolo svizzero nel sostegno al discorso democratico in Medio Oriente e i punti specifici, all'interno di questo quadro, riguardanti la Palestina.

Le discussioni hanno coinvolto il membro del Parlamento inglese Lord Andrew Phillips (sopra), i membri del Parlamento Europeo Alexandra Faith e Derek Vaughan e l'elvetico Geri Müller. Lord Phillips, che guidava la delegazione, ha dichiarato che la mancanza di condanne aperte ed evidenti da parte della Comunità intenrazionale per la condotta persecutoria tenuta da Israele verso la Striscia di Gaza é la causa prima del prolungarsi dell'assedio. "Tel Aviv ha capito che, fino a che non si sentirà condannata esplicitamente per i suoi atti, potrà indulgere in ogni vessazione contro i Palestinesi".

Geri Müller, dal canto suo, ha enfatizzato l'importanza del ruolo svizzero nel rispettare la Convenzione di Ginevra e nello spingere lo Stato ebraico a smettere di violarla e calpestarla; la Svizzera, fedele alla sua tradizione di imparzialità ed equilibrio nelle relazioni internazionali, ha riconosciuto le elezioni democratiche tenutesi nei territori palestinesi nel 2006 e, da allora, ha mantenuto canali di comunicazione aperti sia con il legittimo Governo espresso da Hamas sia con la fazione golpista di Fatah.

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venerdì 11 febbraio 2011

A Gaza tornano benzina e gasolio attraverso i tunnel del contrabbando, ma la situazione resta critica!


Un piccolo, brevissimo, sospiro di sollievo per Gaza, tartassata dalla crudeltà dell'ottuso e insensato odio dei politici e dei generali sionisti, che le impongono la carestia come disumana "punizione collettiva" per la sua indomita volontà di Resistenza; dopo giorni e giorni di blocco, grazie agli sforzi degli escavatori e dei trasportatori dei tunnel del contrabbando, combustibili e carburanti egiziani hanno ripreso ad affluire nell'enclave costiera assediata.

Circa 2100 ettolitri di benzina e 10000 di gasolio sono stati importati attraverso i cunicoli sotterranei e, guardando al futuro per la prima volta da giorni con ottimismo, gli abitanti della Striscia attendono ulteriori consegne nel corso del week-end. Senza l'importazione clandestina attraverso i tunnel Israele avrebbe gli artigli puntati alla gola di ogni attività economica e produttiva di Gaza, potendo decretare il tipo e la quantità di ogni combustibile fossile da lasciar transitare attraverso il suo blocco economico.

Il recente attentato beduino a un gasdotto egiziano inizialmente aveva causato panico e preoccupazione fra la popolazione di Gaza visto che, qualora l'approvvigionamento israeliano di metano ne fosse stato anche minimamente intaccato lo Stato ebraico avrebbe certo preso a pretesto la cosa per infliggere nuove privazioni ai Palestinesi che tiene in ostaggio, come già ha fatto in passato. Ogni scusa é buona, infatti, per Israele, per incrudelire contro le sue vittime, in una vera e propria sarabanda di azioni vili e meschine, a volte al confine col puro sadismo.

Ufficio delle Nazioni Unite per gli Affari umanitari a Gaza ha comunicato ai suoi referenti internazionali che la situazione tuttavia rimane sull'orlo della catastrofe per molti altri aspetti, come la situazione sanitaria e medica, il blocco del varco di confine di Rafah, attraverso cui, secondo l'Oms ogni giorno transitano almeno venti malati palestinesi bisognosi di esami e terapie da effettuarsi in Egitto.

giovedì 10 febbraio 2011

Gaza strangolata dall'assedio sionista! Da un giorno all'altro la Striscia precipiterà in piena emergenza umanitaria!!


Dopo oltre due settimane di dimostrazioni e scontri in tutte le maggiori città egiziane, la situazione nella Striscia di Gaza é diventata, da critica che era, praticamente disperata, visto che, con l'inizio delle proteste in Egitto, le autorità cairote hanno sigillato il varco di confine di Rafah schierando a sua protezione un piccolo contingente di truppe, abbandonate a loro volta senza ordini né cibo.

La chiusura del varco di Rafah ha interrotto anche l'afflusso di quelle poche merci e articoli "permessi" dalle shylockiane 'tabelle della carestia' imposte dal regime sionista a decretare cosa possa e cosa non possa affluire nella Striscia, trasformata dall'assedio israeliano in un immane "bunker della fame".

Come segnalato dal nostro precedente articolo, particolarmente critica é la situazione di combustibili e carburanti, che a Gaza, stante i costanti e ripetuti attacchi aerei israeliani all'infrastruttura elettrica, sono necessari non solo per veicoli e riscaldamento, ma anche per alimentare i gruppi elettrogeni che consentono alle famiglie di fare fronte ai frequenti e prolungati black-out della corrente.

Crudeli abbastanza per ridurre Gaza alla fame, ma avidi il giusto per non disdegnare un guadagno da sciacalli, certi ufficiali e militari sionisti hanno iniziato un loro privato regime di contrabbando, facendo affluire nella Striscia quantità irrisorie di benzina e gas domestico a prezzi che vanno dal triplo al quadruplo del normale.

L'ospedale di Shifa, il più grande e moderno della Striscia, ha circa una settimana di autonomia grazie a una grande scorta di carburante ammassata per la bisogna ma, se il varco di Rafah rimanesse chiuso più a lungo, incubatrici, apparati di rianimazione, macchine per la dialisi e altri equipaggiamenti salvavita potrebbero smettere di funzionare, con conseguenze tragiche per dozzine e dozzine di malati.

Un capitolo della tragedia di Gaza particolarmente legato alla situazione sanitaria é quello dei Palestinesi ancora bloccati all'Aeroporto del Cairo; molti di loro sono pazienti che si erano recati al Cairo per effettuare esami o sottoporsi a terapie, adesso, bloccati nella piccola 'stanza detentiva' di cui abbiamo già pubblicato foto e filmati, stanno esaurendo le loro medicine e vedendo aggravarsi le loro condizioni.

Anche il prezzo di articoli non di immediata sopravvivenza sta stabilendo record dopo record: prima della chiusura di Rafah una tonnellata di cemento si vendeva a 102 Euro, adesso é difficile trovarne a meno di 220.

giovedì 27 gennaio 2011

Fatah mercanteggiava con Israele il prezzo per l'assassinio di un suo stesso affiliato



La madre del martire palestinese Hasan al-Madhoun, ucciso da un missile israeliano, ha reagito con disgusto e orrore alla rivelazione che, prima di muovere i loro costosi elicotteri "Apache" per uccidere suo figlio insieme a un rappresentante dell'ala militare di Hamas, i dirigenti sionisti avessero cercato di "subappaltare" l'assassinio ai loro fedeli 'ascari' di Fatah, la fazione palestinese che ha attualmente il controllo della Cisgiordania ma che, all'epoca dei fatti, manteneva una certa operatività anche nella Striscia di Gaza.

La richiesta venne fatta da Shaul Mofaz, all'epoca Ministro della Difesa dello Stato ebraico (carica che perderà con la sconfitta israeliana nella guerra contro il Libano del 2006), durante un round di colloqui sullo status dei Rifugiati palestinesi, che lo misero faccia a faccia con Nasr Youssef, allora Ministro dell'Interno dell'Autorità Nazionale palestinese.
Una tavola in quadricromia; l'unico posto dove dialoghi quale quello rivelato da Al-Jazeera dovrebbero avere diritto di cittadinanza.
La lettura degli excerpta della riunione é a dir poco scioccante e sembrerebbe quasi tratta da un dozzinale romanzo di spionaggio, se non fosse per il fatto che i suoi protagonisti erano persone reali che parlavano dell'omicidio di una persona reale.

Mofaz: "[…] Hassan Madhoun, conosciamo il suo indirizzo, e Rashid Abu Shabak lo conosce anche, perché non lo ammazzate? Hamas ha sparato razzi recentemente e questa é una sfida a voi e un avvertimento ad Abu Mazen...

Youssef: "Abbiamo dato istruzioni in merito ad Abu Shabak, sta preparando un'operazione".

Mofaz: "Lo avete già detto la volta scorsa che state preparando un'operazione, ma erano quattro settimane fa, e temiamo che Madhoun voglia colpire i varchi di Karni o di Erez; non é mica un membro di Hamas, potete ucciderlo quando volete!"

Youssef: "Stiamo valutando, la situazione é complicata, le nostre possibilità di agire sono limitate...e, inoltre, voi non ci avete ancora offerto nulla di concreto in cambio".

Mofaz: "Vabbé, ho capito, non siete in grado di fare quel che ci avevate promesso, ce la sbrigheremo da soli".


Uno dei particolari più rivoltanti é che, come sottolineato dalle stesse parole di Mofaz, Madhoun non era affiliato con Hamas, anche se a volte collaborava coi suoi rappresentanti (come confermato dall'uccisione di un ufficiale delle Brigate Al-Qassam colpito dallo stesso missile israeliano), ma era anzi affiliato alle Brigate dei Martiri di Al-Aqsa, un'organizzazione che faceva riferimento a Fatah...nella sua ansia di servire il "massah" sionista la combriccola di ascari guidata da Abu Mazen non ha remore a offrire i suoi stessi affiliati come vittime sacrificali al Moloch di Tel Aviv.

Umm Hasan, madre di Madhoun, ha avuto altri due figli e il marito uccisi dagli israeliani e, se per coloro che hanno straziato la sua famiglia e le carni delle sue carni può comprensibilmente provare risentimento e odio, per coloro che hanno cercato di "tirare sul prezzo" della morte di suo figlio non potrà certamente che provare un infinito, incancellabile disprezzo.

martedì 25 gennaio 2011

Autotrasportatori palestinesi protestano contro la chiusura del varco di confine di Karni



Camionisti e autotrasportatori palestinesi hanno tenuto una dimostrazione di protesta contro l'arbitraria decisione israeliana di chiudere il varco di confine di Karni/Al-Mentar, che, oltre a inasprire in maniera intollerabile le sofferenze della popolazione dell'enclave di Gaza, danneggerà in maniera rilevante il loro lavoro e i loro redditi.

I dimostranti, oltre a stigmatizzare l'acquiescente e timido contegno della cosiddetta Autorità nazionale attiva in Cisgiordania (che, in quanto principale referente commerciale di Gaza, subirà il danno maggiore), che non ha nemmeno tentato di convincere le autorità sioniste a tornare sui loro passi, si sono rivolti al 'Quartetto internazionale', alla Turchia e alle organizzazioni internazionali attive nei territori palestinesi (UNHCR, HRW, Medici senza Frontiere etc...) per sollevare la questione nelle sedi appropriate, impedire la chiusura annunciata e fare passi decisivi verso lo scioglimento definitivo del blocco contro Gaza.

Secondo fonti non confermate l'Autorità palestinese controllata dagli uomini di Abbas sarebbe stata informata in anticipo delle intenzioni israeliane, senza che questo fatto la portasse a una denuncia preventiva o a una presa di posizione in favore della popolazione civile di Gaza.

I dimostranti hanno altresì avanzato la richiesta che una Commissione internazionale e indipendente addetta al controllo dei convogli venga creata e messa in condizione di operare a tutti i varchi di confine, per assicurare che le quantità minime di beni e merci vengano garantite alla Striscia, in accordo con gli statuti e le raccomandazioni internazionali nel caso di blocchi territoriali prolungati o nei quali siano coinvolti anche gruppi di civili.

martedì 11 gennaio 2011

I calabraghe di Fatah aiutano lo strangolamento sionista di Gaza; chiuso il varco di frontiera di Karni


Dignitari della cosiddetta 'Autorità nazionale palestinese', l'organismo di autogoverno occupato e dirottato dalla dirigenza di Fatah dopo la sua sconfitta nel tentato Colpo di Stato contro il legittimo Governo palestinese espresso da Hamas si sono accordati con lo Stato ebraico per chiudere totalmente il varco di confine di Karni, intensificando la stretta della brutale politica israeliana di strangolamento economico nei confronti del Ghetto assediato di Gaza.

In seguito alla capitolazione dei collaborazionisti di Fatah, avvenuta senza nemmeno un accenno di trattativa, il varco di Karem Abu Salem, nel Sudest di Gaza, rimane l'unico corridoio di accesso per la Striscia. Il quotidiano palestinese al-Ayyam ha citato una fonte anonima di Fatah riportando che gli accordi per questa decisione sono avvenuti in segreto nella giornata del 27 dicembre a Tel Aviv.

Secondo il quotidiano alla riunione erano presenti il 'ministro' dell'Economia di Fatah Abdul Hafez Nofal, il coordinatore dell'assedio israeliano Eitan Dangot e il direttore dei varchi Kamil Abu Rukhn. In seguito alla chiusura di Karni il portavoce di Hamas Sami Abu Zuhri ha affermato che questa ennesima manovra di prevaricazione si aggiunge al lungo "cahier des doleances" del popolo di Gaza, contro cui Israele conduce ormai una guerra senza esclusione di colpi.

Hamas, in quanto forza politica detentrice della volontà popolare di tutti i Palestinesi, secondo i risultati elettorali del 2006, invita tutte le organizzazioni umanitarie e internazionali a fare pressione perché il varco di Karni sia riaperto e, in seguito, anche l'inumano assedio sionista possa essere finalmente rimosso.

venerdì 7 gennaio 2011

Povero Dahlan! Abbas gli assesta un uno-due micidiale e lo manda al tappeto


Povero Mohammed Dahlan, voleva diventare "califfo al posto del califfo" ma, proprio come l'Iznogoud di Goscinny e Tabary, é andato incontro a una sconfitta dietro l'altra, poco dopo essere rientrato in Cisgiordania dopo la sua debacle egiziana (quando una sua conferenza stampa era stata totalmente disertata dai media locali, che voleva usare come "trampolino" per la scalata ai piani nobili di Fatah) si é trovato nientemeno che indagato con l'accusa di avere architettato un Colpo di Stato, non sarebbe nemmeno il primo, visto il suo ruolo preminente nel fallito "golpe" contro Hamas che si é risolto con la sua sconfitta e il crollo dell'influenza di Fatah a Gaza, ma questa volta le conseguenze potrebbero essere ancora peggiori.

Adesso, privato delle due sinecure che ufficialmente amministrava (nelle commissioni Comunicazione e Cultura dell'Anp) e con la sua tessera di Fatah sospesa "a divinis", Dahlan deve affrontare un'inchiesta interna che é stata commissionata direttamente dall'ex Presidente dell'Anp, facente funzione dal gennaio 2009 in assenza di regolari elezioni, sulla cui poltrona é sospettato di aver messo gli occhi, innescando una serie di manovre palesi, ma anche occulte, per riuscire ad accaparrarsela.

Sembra che l'azione intrapresa contro Dahlan non sia una mera minaccia per riportarlo nei ranghi, uno show per spaventarlo, visto che avrebbe compreso l'arresto in massa dei suoi collaboratori, di suoi ex-uomini di quando guidava le forze di sicurezza di Fatah e perfino di alcuni suoi dipendenti, dopo la cacciata da Gaza, infatti, Dahlan si era riciclato come palazzinaro, investendo nell'edilizia soldi di provenienza non esattamente chiarissima (come il 40% di 'tributo' che ritirava personalmente dal varco di confine di Karni).

Infatti, tra le iniziative ordinate contro di lui da Abbas/Abu Mazen comprenderebbe vi sarebbe anche un accertamento finanziario. Per meglio prevenire qualunque contraccolpo mediatico un'emittente televisiva ritenuta vicina a Dahlan e alcuni fogli della carta stampata sono stati chiusi per ordine ufficiale di Fatah.

I commentatori arabi più ottimisti vedono l'azione intrapresa da Abbas come un colpo vibrato al rappresentante più filoisraeliano del partito, che si vantava addirittura di avere un "piano sicuro per distruggere Hamas e riprendere Gaza", alcuni si spingono a prevedere che da questa mossa possa prendere il via una nuova stagione di riconciliazione con la Resistenza musulmana che amministra Gaza (di cui Dahlan, per ovvi motivi personali era nemico acerrimo) e quindi una dichiarazione unilaterale di indipendenza della Palestina, altri, più realistici o pessimisti, lo considerano soltanto il colpo di testa di un Presidente di fatto ma privo di carisma e di verve che, a 75 anni suonati, ha fatto fuori un leader più giovane che non ha nascosto con la dovuta cautela l'ambizione di succedergli.