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sabato 2 dicembre 2017
La dignitosissima reazione di Leila Khaled alla vergognosa condotta italiana nei suoi confronti!
"Me l’aspettavo [il divieto di entrare in Italia], non tanto perché avessero paura di me, ma per il fatto che si riproponesse in Italia il dramma del popolo palestinese. Tutto il sostegno che un tempo la sinistra italiana dava alla nostra causa è svanito come nebbia al sole. Sono diventati tutti dei conservatori che hanno polverizzato le loro idee di solidarietà con i popoli oppressi. Ma la Storia va avanti, finirà col travolgere questi borghesi che si proclamano di sinistra ma rappresentano soltanto i loro interessi. Il mio augurio è che il popolo italiano li giudichi severamente alle prossime elezioni, perché non si barattano i vecchi ideali con poltrone di potere, che spero non durino a lungo".
Leila Khaled, 29 novembre 2017
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mercoledì 29 novembre 2017
AHI SERVA ITALIA! L'Elmo di Scipio si piega ai diktat di Sion! La leggendaria Leila Khaled respinta all'aeroporto di Roma!
Confermandosi sempre più uno schifoso paese a sovranità inesistente l'Italia (anzi, bisognerebbe ormai scriverlo 'italia') ha negato l'accesso alla leggendaria combattente e attivista per i Diritti del popolo palestinese Leila Khaled.
Ieri la Khaled era sbarcata al "Leonardo da Vinci" di Roma con un visto valido per l'UE per partecipare a una serie di incontri organizzati dall'Unione Democratica Arabo-Palestinese.
Ieri la Khaled era sbarcata al "Leonardo da Vinci" di Roma con un visto valido per l'UE per partecipare a una serie di incontri organizzati dall'Unione Democratica Arabo-Palestinese.
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giovedì 10 settembre 2015
La Repubblica Islamica apre i suoi cieli ai voli umanitari russi diretti verso la Siria!
Gli Stati Uniti possono piegare un paese piccolo e timoroso come la Bulgaria, che ha lasciato dietro di sé da molti decenni i tempi in cui era un rispettato membro della comunità di Stati Fratelli del Comecon e del Patto di Varsavia per diventare un miserabile feudo a stelle e strisce, ma per fortuna esistono ancora abbastanza Uomini Liberi e Stati autonomi e indipendenti per far andare in crusca la farina del Grande Satana.
Appena Sofia si é piegata al diktat dell'inquilino negro della Casa Bianca, negando agli IL-76 di Mosca il permesso di attraversare i cieli bulgari per portare aiuti umanitari alla popolazione siriana, la Repubblica Islamica si é detta disposta a permettere il transito di quegli stessi voli sul suo spazio aereo.
Appena Sofia si é piegata al diktat dell'inquilino negro della Casa Bianca, negando agli IL-76 di Mosca il permesso di attraversare i cieli bulgari per portare aiuti umanitari alla popolazione siriana, la Repubblica Islamica si é detta disposta a permettere il transito di quegli stessi voli sul suo spazio aereo.
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giovedì 13 giugno 2013
As-Safir lancia l'ipotesi di un "Diktat" di Washington dietro la prossima abdicazione di Al-Thani, con tanto di minaccia finanziaria!
Machiavelli raccomandava al 'Principe' di servirsi, per i suoi scopi, di uomini gretti e sgradevoli che potessero, al momento opportuno, venire messi da parte senza che alcuno avesse nulla da protestare, anzi, eventualmente garantendo a chi 'licenziava' tali buratti ormai disutili, la 'gratitudine' di coloro che avevano dovuto subire le loro prepotenze.
E potrebbe esserci un meccanismo simile, almeno prestando fede alle ipotesi esplicate nell'ultima edizione del quotidiano libanese 'As-Safir' dietro alla notizia del prossimo cambio al vertice della Dinastia Al-Thani, che, secondo i bene informati (tra cui noi, che abbiamo segnalato i movimenti in merito in un nostro recentissimo articolo) dovrebbe portare il 'Delfino' Principe Tamim a sostituire il genitore Emiro Al-Thani sul trono del Qatar entro i primi di agosto 2013.
La redazione del quotidiano ipotizza un vero e proprio 'diktat' di Washington dietro la decisione dell'Emiro qatariota, che sarebbe stato 'convinto' ad acconsentire da una nemmeno tanto velata minaccia americana verso tutte le proprietà di Doha non solo in territorio statunitense, ma persino nell'UE e in altri paesi occidentali asserviti a Obama, che in caso di riluttanza dell'attuale Emiro sarebbero state sequestrate en masse con la scusa di dover prevenire distrazioni di fondi a organizzazioni estremiste e terroriste.
Ovviamente Obama e soci sarebbero furiosi per la maniera 'disinvolta' con cui Al-Thani ha distribuito centinaia di milioni di dollari a milizie wahabite estremiste in Libia e in Siria, senza alcun pensiero a cosa sarebbe stato di queste cellule impazzite in prospettiva futura: l'agguato e l'ammazzamento del console americano a Bengasi ha ben mostrato cosa possano fare 'cani sciolti' in passato troppo riccamente foraggiati.
E potrebbe esserci un meccanismo simile, almeno prestando fede alle ipotesi esplicate nell'ultima edizione del quotidiano libanese 'As-Safir' dietro alla notizia del prossimo cambio al vertice della Dinastia Al-Thani, che, secondo i bene informati (tra cui noi, che abbiamo segnalato i movimenti in merito in un nostro recentissimo articolo) dovrebbe portare il 'Delfino' Principe Tamim a sostituire il genitore Emiro Al-Thani sul trono del Qatar entro i primi di agosto 2013.
La redazione del quotidiano ipotizza un vero e proprio 'diktat' di Washington dietro la decisione dell'Emiro qatariota, che sarebbe stato 'convinto' ad acconsentire da una nemmeno tanto velata minaccia americana verso tutte le proprietà di Doha non solo in territorio statunitense, ma persino nell'UE e in altri paesi occidentali asserviti a Obama, che in caso di riluttanza dell'attuale Emiro sarebbero state sequestrate en masse con la scusa di dover prevenire distrazioni di fondi a organizzazioni estremiste e terroriste.
Ovviamente Obama e soci sarebbero furiosi per la maniera 'disinvolta' con cui Al-Thani ha distribuito centinaia di milioni di dollari a milizie wahabite estremiste in Libia e in Siria, senza alcun pensiero a cosa sarebbe stato di queste cellule impazzite in prospettiva futura: l'agguato e l'ammazzamento del console americano a Bengasi ha ben mostrato cosa possano fare 'cani sciolti' in passato troppo riccamente foraggiati.
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giovedì 10 gennaio 2013
Vertice al Cairo tra Ali Akbar Salehi e Mohammed Mursi! L'Iran non cessa di indicare all'Egitto la via della Resistenza!
Si é svolto nel tardo pomeriggio di oggi, prolungandosi fino alla prima serata, l'incontro al Cairo tra il Ministro degli Esteri della Repubblica Islamica Ali Akbar Salehi e il Presidente egiziano Mohamed Mursi.
Non sappiamo quale sia stata l'agenda affrontata dai due ma possiamo essere ragionevolmente certi che Salehi NON si sia complimentato con il Capo di Stato egiziano per aver volontariamente infilato il collo della nazione nel cappio dell'usura finanziaria internazionale richiedendo all'IMF un prestito di quasi cinque miliardi di dollari.
Altresì NON si sarà certo congratulato per il sequestro di armi missilistiche destinate al ghetto di Gaza e anche riguardo alla recente apertura di Rafah ad alcuni carichi di materiali costruttivi, certamente l'inviato iraniano potrebbe chiedere a Mursi di fare più e meglio.
Tuttavia anche il solo viaggio di Salehi in Egitto é in sé notevole, vuol dire che, nonostante tutti i segnali sbagliati e i passi erronei fatti dalla dirigenza dell'Ikhwan in questi mesi l'Iran non ha abbandonato l'idea di poter mostrare all'Egitto dove giaccia il suo interesse nazionale (non certo nella sottomissione agli emirati wahabiti, né nell'acquiescienza ai 'diktat' di Washington e Tel Aviv).
Non sappiamo quale sia stata l'agenda affrontata dai due ma possiamo essere ragionevolmente certi che Salehi NON si sia complimentato con il Capo di Stato egiziano per aver volontariamente infilato il collo della nazione nel cappio dell'usura finanziaria internazionale richiedendo all'IMF un prestito di quasi cinque miliardi di dollari.
Altresì NON si sarà certo congratulato per il sequestro di armi missilistiche destinate al ghetto di Gaza e anche riguardo alla recente apertura di Rafah ad alcuni carichi di materiali costruttivi, certamente l'inviato iraniano potrebbe chiedere a Mursi di fare più e meglio.
Tuttavia anche il solo viaggio di Salehi in Egitto é in sé notevole, vuol dire che, nonostante tutti i segnali sbagliati e i passi erronei fatti dalla dirigenza dell'Ikhwan in questi mesi l'Iran non ha abbandonato l'idea di poter mostrare all'Egitto dove giaccia il suo interesse nazionale (non certo nella sottomissione agli emirati wahabiti, né nell'acquiescienza ai 'diktat' di Washington e Tel Aviv).
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