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giovedì 27 giugno 2013

Il primo discorso dell'Emiro Tamim delude chi sperava in un cambio di rotta della politica di Doha!

Coloro i quali covavano più o meno segretamente la speranza che il recente avvicendamento sul trono qatariota avrebbe potuto tradursi in un lento e parziale riposizionamento di Doha nello scacchiere strategico mediorientale ha visto le proprie aspettative brutalmente rovinate proprio dal primo discorso ufficiale dell'Ex-delfino ora divenuto Emiro Tamim al-Thani il quale, nella sua prima 'uscita' pubblica, si é limitato a recitare un peana a favore dei diciotto anni di regno paterno e a ribadire che sotto la sua guida il Qatar continuerà nel solco tracciato dall'augusto, pingue genitore.

Certo, bisogna tenere conto che se Tamim avesse anche intenzione di spostare il proprio paese fuori dallo stretto giogo impostogli dagli Americani e dai Sionisti difficilmente lo annuncerebbe in diretta televisiva appena conquistato il potere, tuttavia anche la maniera casuale e svogliata con cui il neo-emiro ha menzionato la questione palestinese sembra indicare che il nuovo sovrano sarà più interessato a farsi 'ascaro' degli ordini di Washington e Tel Aviv contro la Siria, l'Iran, Hezbollah e l'Asse della Resistenza piuttosto che a dare segni di discontinuità con il precedente regnante.

giovedì 13 giugno 2013

As-Safir lancia l'ipotesi di un "Diktat" di Washington dietro la prossima abdicazione di Al-Thani, con tanto di minaccia finanziaria!

Machiavelli raccomandava al 'Principe' di servirsi, per i suoi scopi, di uomini gretti e sgradevoli che potessero, al momento opportuno, venire messi da parte senza che alcuno avesse nulla da protestare, anzi, eventualmente garantendo a chi 'licenziava' tali buratti ormai disutili, la 'gratitudine' di coloro che avevano dovuto subire le loro prepotenze.

E potrebbe esserci un meccanismo simile, almeno prestando fede alle ipotesi esplicate nell'ultima edizione del quotidiano libanese 'As-Safir' dietro alla notizia del prossimo cambio al vertice della Dinastia Al-Thani, che, secondo i bene informati (tra cui noi, che abbiamo segnalato i movimenti in merito in un nostro recentissimo articolo)  dovrebbe portare il 'Delfino' Principe Tamim a sostituire il genitore Emiro Al-Thani sul trono del Qatar entro i primi di agosto 2013.

La redazione del quotidiano ipotizza un vero e proprio 'diktat' di Washington dietro la decisione dell'Emiro qatariota, che sarebbe stato 'convinto' ad acconsentire da una nemmeno tanto velata minaccia americana verso tutte le proprietà di Doha non solo in territorio statunitense, ma persino nell'UE e in altri paesi occidentali asserviti a Obama, che in caso di riluttanza dell'attuale Emiro sarebbero state sequestrate en masse con la scusa di dover prevenire distrazioni di fondi a organizzazioni estremiste e terroriste.

Ovviamente Obama e soci sarebbero furiosi per la maniera 'disinvolta' con cui Al-Thani ha distribuito centinaia di milioni di dollari a milizie wahabite estremiste in Libia e in Siria, senza alcun pensiero a cosa sarebbe stato di queste cellule impazzite in prospettiva futura: l'agguato e l'ammazzamento del console americano a Bengasi ha ben mostrato cosa possano fare 'cani sciolti' in passato troppo riccamente foraggiati.

L'Emiro Al-Thani del Qatar prepara l'uscita di scena propria e del cugino Hamad bin Jassim!

Riceviamo con piacere e riportiamo la notizia di manovre interne alla corte del reazionario emriato petrolifero del Qatar, dove, in concomitanza con la debacle siriana (che ha garantito al sovrano di Doha la sorda ostilità tanto di Casa Saoud quanto delle cancellerie europee e della Stanza Ovale), sembra che il pingue Emiro Al-Thani stia organizzando la successione al trono del proprio primogenito ed erede diretto Principe Tamim.

Evidentemente ammaestrato dalle croniche difficoltà dei vicini Sauditi, che si ostinano a mantenere sul trono una stringa di senescenti 'principi' in attesa di avere esaurito la lista di prentendenti dei 'Sette Sudairi", Al-Thani vorrebbe vedere le redini del potere in mano al giovane ed energico Principe Tamim (née: 1980) quanto prima, anche per permettere alla sua casata di presentarsi con "una faccia pulita" al tavolo diplomatico per la soluzione della crisi siriana, cui l'attuale Emiro ha contribuito lanciando centinaia di milioni di dollari d'armi, esplosivi e rifornimenti ai più instabili e fanatici estremisti islamici del Globo.

Insieme all'Emiro Al-Thani dovrebbe lasciare le sue cariche anche il cugino Hamad bin Jassim, attualmente Premier e Ministro degli Esteri.

Il Principe Tamim, diplomatosi all'Accademia militare britannica di Sandhurst come i rampolli di tante monarchie arabe reazionarie, si é finora dilettato di sport, presiedendo il Comitato Olimpico qatariota, ingegnerando l'acquisto da parte del fondo d'investimento di famiglia del Paris-Saint-Germain e lobbizzando la FIFA per ottenere a Doha l'organizzazione dei campionati del mondo di calcio 2022.

lunedì 22 ottobre 2012

Precipita un altro drone sionista, stavolta vicino al confine con il Libano! Imbarazzo sempre più grande per gli UAV di Tel Aviv!

Dopo la debacle del drone di Hezbollah che ha violato tranquillamente lo spazio aereo della Palestina occupata fino al Negev e dopo lo schianto di un UAV sionista nella Cisgiordania vicino a Nablus un altro velivolo senza pilota é precipitato in un lago vicino al confine libanese.

Questo nuovo incidente dimostra come la vantata 'superiorità' israeliana nello schieramento e nell'utilizzo dei droni pilotati a distanza non fosse altro che l'ennesima fanfaronata 'a sei punte'. Negli scorsi mesi un altro UAV di Tel Aviv si era schiantato a terra vicino a Gedera.

Ogni drone perso da Israele vale all'incirca cinque milioni di dollari, denari scuciti al contribuente americano grazie all'AIPAC (gli Usa versano a Israele tre miliardi di dollari all'anno come "aiuti al terzo mondo") o grassati ai cittadini tedeschi come "riparazioni per l'olocau$to".
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domenica 21 ottobre 2012

Boroujerdi sulla debacle turca in Siria: "Erdogan e Davutoglu alla ricerca disperata di una via d'uscita!"

Il parlamentare iraniano Alaeddin Boroujerdi, di cui ci siamo trovati più volte a scrivere in passato, ha dichiarato in una sua recente intervista rilasciata ai media della Repubblica Islamica che secondo informazioni in suo possesso i piani turchi per un 'regime change' in Siria facilitato dal sostegno indiscriminato di Ankara ai fondamentalisti wahabiti armati "sono completamente, totalmente deragliati".

Secondo quanto rivelato da Boroujerdi Erdogan e Davutoglu sarebbero "alla disperata ricerca di un escamotage, di un espediente con il quale potersi 'sganciare' da una situazione caduta ormai in un vicolo cieco", senza però che le loro pesantissime responsabilità in merito possano poi tornare ad angustiarli una difficile quadratura del cerchio per coloro che hanno preferito, come lo stolto al mercato, gettare via il frutto di lunga fatica e lavoro (il prestigio accumulato con la politica 'zero problemi coi vicini') in un giro di ruota al servizio di NATO, Usa e Israele.

Boroujerdi si é quindi diffuso in analisi e considerazioni sulla duplicità e l'ipocrisia dell'Occidente che con una mano condanna il 'terrorismo', chiamando con quel nome anche la legittima Resistenza alle aggressioni imperialiste e con l'altra coccola e finanzia terroristi di ogni risma contro i suoi nemici immediati: in Siria con i wahabiti, in Irak con l'organizzazione MKO e in Germania dove viene ospitato e protetto il leader terrorista curdo Rahman Haj-Ahmadi.
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lunedì 2 aprile 2012

A Damasco arrivano missive dei 're-fannulloni' del petrolio: emiri e sceicchi, sconfitti nelle loro trame, cercano maldestramente di salvare la faccia!


"Sua Maestà Re Abdullah e altri membri della Real Casa di Saoud sono genuinamente irritati e in disaccordo con alcune delle affermazioni rese anche recentemente dal Ministro degli Esteri, Principe Saoud al-Faisal; Sua Maestà non voleva da principio intromettere il paese nelle questioni della Siria, pur desiderando, come molti nel Mondo Arabo, una rapida soluzione ai recenti torbidi".

"Il Bahrein ha un sincero desiderio di vedere calmata e risolta la situazione interna in Siria, in una maniera che risulti soddisfacente per tutte le parti in causa: cittadini e Governo, Esercito e Presidenza".

"La famiglia reale kuwaitiana saluta con entusiasmo ogni iniziativa volta a risolvere pacificamente i problemi siriani, ringraziando ancora calorosamente per il sostegno e l'intervento di Damasco in suo favore al tempo dell'invasione e dell'occupazione irakena".

Questo il tono, se non proprio la forma esatta, dei messaggi che, a leggere l'articolo di As-Safir, basato apparentemente su fonti degli Emirati Arabi Uniti, stanno recentemente "intasando" la casella della posta del Presidente siriano Bashir Assad; prova evidente di come anche le corti dorate degli emiri e degli sceicchi del Golfo considerino ormai chiusa (con la loro totale debacle) la partita andata avanti per circa dodici mesi in Siria, dove estremisti takfiri e wahabiti pagati e addestrati dai monarchi del petrolio, dai turchi, dai francesi, dagli americani e dagli israeliani hanno cercato in ogni modo di provocare con la violenza un 'cambio di regime'.

Certo, alcune risultano tanto ipocrite da essere stucchevoli, come quella in cui Re Saoud millanta una 'divergenza di opinioni' riguardo l'agenda siriana tra sé e il parente che ha collocato al Ministero degli Esteri, ma, per il figlio del 'Leone di Damasco', esse vogliono dire soprattutto una cosa: "tregua" e, almeno per ora, "vittoria".

Come un paziente ed esperto giocatore di 'backgammon' Bashir Assad ha saputo temporeggiare abbastanza a lungo fino a mettere a segno una serie di mosse risolutive, certo, aiutato dall'esterno (fondamentali i "veti" di autunno e quello di gennaio in sede ONU da parte di Russia e Cina), ma quale buona partita di backgammon non si risolve con qualche fortunato "tiro doppio"? I suoi avversari invece, fin troppo baldanzosi da principio, si sono fatti cogliere in contropiede e non sono riusciti a riordinare e riorganizzare le fila quando Assad é passato al contrattacco, esattamente come fanno i principianti che perdono concentrazione e accumulano errori marchiani quando le loro pedine vengono mandate 'fuori tabella' e devono ricominciare il percorso da capo.

Rimasti più defilati, addirittura ai margini del gioco, durante la fase della sedizione violenta, gli Emirati Arabi Uniti potrebbero ora, secondo quanto suggerito dai redattori dell'articolo in questione, cercare di giocare un ruolo di mediazione tra Assad e l'opposizione interna che non si é schierata con i terroristi e i violenti, in questo modo cercando anche di stemperare il gelo politico-diplomatico calato tra Damasco e le altre monarchie petrolifere arabe.
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giovedì 19 gennaio 2012

Esercitazione sionista di paracadutismo finisce in tragedia: 40 feriti con fratture, diversi paralizzati!


Che l'esercito del regime ebraico stia passando giorni nerissimi a causa dei massicci tagli al budget che stanno incidendo anche sulle cosiddette "spese incomprimibili" (cioé alloggi, vitto ed equipaggiamenti-base) lo si sapeva; fra i tanti effetti di questo stato di cose proprio su queste pagine poco tempo fa abbiamo indicato il grave incidente ai costosissimi missili 'iron dome', fracassatisi a terra per mancanza di adeguate attrezzature di trasporto.

Adesso una nuova 'debacle' si aggiunge all'incidente dei missili, se possibile ancora più tragica visto che in essa decine di persone sono rimaste ferite e alcune di loro rimarranno mutilate a vita. I nostri sentimenti umani ci obbligano a provare pietà per loro, anche se sappiamo benissimo che gli stessi feriti avrebbero gioito e sghignazzato se la stessa loro disgrazia avesse colpito dei Palestinesi.

Tra martedì e mercoledì un gran numero di soldati sionisti ha preso parte a manovre nel deserto di Al-Naqab; l'esercitazione doveva prevedere, come momento conclusivo, un lancio contemporaneo di mille paracadutisti; purtroppo, per cause ancora da accertare ufficialmente (ma verosimilmente legate alle cattive condizioni del materiale di lancio) dozzine e dozzine di parà hanno riportato ferite, e quaranta di loro, con fratture di varia entità e tipo, sono stati evacuati verso il centro medico di Soroka, nell'insediamento di Beersheba. Alcuni dei fratturati, con danni alla colonna vertebrale, potrebbero rimanere paralizzati a vita.
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martedì 13 dicembre 2011

"Dirty Dick" Cheney, ex-"Numero Due" della Casa Bianca cerca di incolpare Obama per la debacle del drone!


Personificazione incarnata dei livelli di miseria e ipocrisia a cui é scaduto in Occidente (e peggio, nel Paese che 'meglio' dovrebbe incarnare i valori e gli ideali della civilità capitalista anglosassone) il discorso politico e l'approccio alla Cosa Pubblica, l'ex-Vicepresidente repubblicano Richard 'Dick' Cheney ('secondo' di Goerge Bush jr dal 2000 al 2008, già Ministro della Guerra sotto il di lui padre nel 1988-92, 'Grande Stregone' dell'ala più oltranzista del Partito Repubblicano) ha cercato di mettere il suo nuovo "Commander in Chief" Barack Obama sulla graticola, accusandolo di "aver gravi responsabilità nella più grave sconfitta spionistico-diplomatica degli Usa da decenni a questa parte".

Perdonaci "Dirty Dick" Cheney, ma a noi sembra di ricordare che la più grave sconfitta degli Usa negli ultimi decenni siano stati gli attacchi alle Torri Gemelle, avvenuti proprio durante il primo mandato, quando era ancora 'fresco di nomina'; forse Cheney non la considera una sconfitta perché la demolizione del simbolo dello skyline newyorchese é stata strumentale a lanciare il paese nella "psicosi da guerra" necessaria a fargli accettare la riduzione delle Libertà Civili, la creazione di un colossale e incontrollabile "Stato di Polizia" e le avventure bellico-coloniali in Afghanistan e in Irak che ne sono seguite?

Inoltre, "Dirty Dick", permettici di ricordarti che le debacle spionistico-diplomatiche non partono dalla Casa Bianca, nemmeno se la missione di invasione delle spazio aereo iraniano fosse stata ordinata da Obama in persona; i Presidenti degli Usa (tu dovresti saperlo bene) hanno consiglieri per la Sicurezza nazionale, consiglieri militari, e questi si rifanno alle valutazioni, alle stime e alle proiezioni suggerite loro dalle agenzie rilevanti (CIA, Pentagono, NRO, NSA, etc...) gli ufficiali e i dirigenti di tali servizi non nascono e non muoiono con i Presidenti, anzi, fanno carriere pluridecennali; contando quanto tempo ci voglia a un 'pundit' spionistico-militare a percorrere la strada tra il fondo della valle e la vetta del potere é molto probabile che coloro che avranno (mal) consigliato Obama sull'opportunità di effettuare una simile 'ricognizione strategica' sopra la Repubblica Islamica siano stati nominati dal tuo vecchio principale George Bush Sr. quando era capo della CIA, oppure vicepresidente di Reagan, oppure ancora Presidente degli Usa con te come Ministro della Difesa!

Quindi, non ti ostinare a puntare il dito contro Obama, che, per parte sua, ha molte e gravi colpe ma certo non questa. La colpa della debacle è una colpa collettiva, che si riflette nell'avere un servizio di spionaggio elefantiaco, sclerotizzato, miope e impreciso nelle valutazioni e lento e goffo nelle risposte. Un servizio di spionaggio efficiente avrebbe tenuto in debita considerazione la recente epidemia di "malware" e di virus informatici nonché quella di "cadute improvvise" che ha colpito i vostri droni in Africa Orientale, la avrebbe messa in relazione con le frequenti visite in Somalia di esponenti iraniani e con la diffusione contemporanea di pacchetti e software di disturbo elettronico e hackeraggio 'Made in China' mirati proprio contro i vostri UAV, avrebbe tenuto ancora più conto della recente vendita da parte russa dei jammer elettronici 'Avtobaza' agli iraniani e, messe insieme le cose alla 'due più due' avrebbe capito che una penetrazione profonda dei cieli iraniani era altamente sconsigliabile e qualunque ricognizione con droni sarebbe stata da limitare ai margini del confine con Afghanistan e Pachistan, dove, se poi il 'Sentinel' fosse caduto lo si sarebbe potuto spiegare come 'guasto del sistema di navigazione' durante una missione contro guerriglieri afghani o baluci.
"Almeno questi pagliacci repubblicani non controllano niente ora come ora", "Ehi, quello é il Governatore del Texas...".
Un servizio di spionaggio efficiente avrebbe consigliato di limitare le attività sull'Iran a ricognizioni satellitari e raccolta di dati sul terreno con agenti umani; ah, aspetta, ci ricordiamo adesso che questo non lo potete fare perché il controspionaggio di Teheran ha demolito la vostra rete di agenti persiani arrestandone una trentina e rendendo noti volti e nomi convenzionali dei loro contatti e dei loro 'handler'. Vedi Dick, più si va a fondo nella cosa e più emergono particolari imbarazzanti che dimostrano che la colpa é anche tua e dei tuoi sodali e compagni di lobby e di partito. Quindi, anche se il Partito Repubblicano si é ridotto a un caravanserraglio di fenomeni da baraccone come Newt Gingrich e Michelle Bachmann, che probabilmente non riusciranno a impedire un secondo mandato di Obama nemmeno con la stato di prostrazione e debolezza in cui si trova ora, faresti meglio a trovare altri modi per cercare di far finta di aver qualcosa da dire o, in alternativa, potresti tornare a dar la caccia alle quaglie, posto di riuscire a trovare qualcuno che si fidi a starti vicino mentre hai un fucile a pallettoni in mano.
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domenica 27 novembre 2011

L'ex-agente della CIA Bob Baer ammette: "In Iran abbiamo subito una catastrofe dietro l'altra, abbiamo perso tutti i nostri uomini!"


Essendo la 'Spycraft', l'arte insidiosa e rischiosa dei servizi segreti, quel che é ovviamente non ci si possono aspettare comunicati stampa e commenti ufficiali da parte di Langley sulla recente debacle che ha visto dodici uomini della CIA arrestati in Iran prima che potessero mettere a frutto i loro piani di sabotaggi e attentati contro il programma nucleare civile della Repubblica Islamica; tuttavia il network statunitense ABC é riuscito a interrogare in merito Bob Baer, ex-dirigente di alto livello della 'Compagnia', che ha offerto la sua personale interpretazione dei recenti eventi.

"La perdita di così tanti agenti in Iran, non solo ultimamente, ma anche nei mesi passati, non é un incidente isolato, ma solo l'ultima tessera di un mosaico di sconfitte e rovesci catastrofici. Perdere un intero gruppo di agenti così é una vera iattura ed é attribuibile a nuove generazioni di operativi che hanno dimenticato, o non hanno mai imparato, i metodi tradizionali di raccolta delle informazioni".

"I nuovi non conoscono più le regole del gioco" ammette con amarezza Baer "C'é sempre stata nella CIA la tendenza a trascurare l'aspetto umano, 'low end' dell'arte dello spionaggio e a cercare di sostituirlo con la fede nelle macchine, nella tecnologia: cimici, satelliti, adesso i droni senza pilota. Ci sono operativi della CIA che pensano di poter controllare e scovare il nemico e se il caso eliminarlo, senza vederlo mai di persona, facendo tutto attraverso le camere remote di un UAV. Sarò antiquato ma dico questo: non si può basare tutto sui droni o comunque sulla tecnologia, il fattore umano ha sempre il suo peso".

Secondo il report della ABC Baer, che é ancora regolarmente in contatto con diversi ex colleghi della CIA ha anche attribuito alle numerose e recenti campagne belliche in cui gli USA si sono trovati impegnati negli ultimi dieci anni l'avere favorito una mentalità da 'tempo di guerra' tra le nuove leve della Compagnia, mentre con l'avanzare dell'età e i pensionamenti i membri della 'vecchia guardia' addestrata durante la Guerra Fredda e più abituati a gestire le operazioni in paesi in pace sono stati marginalizzati o messi a riposo.
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giovedì 13 ottobre 2011

Il regime ebraico cede, chiederà scusa al Cairo per l'uccisione delle guardie di confine avvenuta ad agosto!


In quello che sembra un vero e proprio 'effetto-domino' di rese e capitolazioni quello che una volta era l'arcigno e 'macho' Governo di Estrema Destra di Benji Netanyahu, Avigdor Lieberman e del Ministro della Guerra Ehud Barak si sta rivelando soffice come un panetto di marzapane, visto che, dopo aver ceduto sullo scambio di oltre mille prigionieri politici palestinesi contro la liberazione dell'Ebreo francese Schalit nei prossimi giorni renderà pubbliche e ufficiali scuse al Governo egiziano per l'uccisione, nell'ambito delle selvagge e cieche rappresaglie dello scorso agosto seguite al riuscito attacco della Resistenza palestinese contro soldati sionista ad Eilat, di una pattuglia di guardie di confine nel Sinai, raggiunte dal missile Hellfire sparato da un elicottero Apache delle forze armate di Tel Aviv.

La morte delle guardie di confine aveva alzato al livello di guardia la tensione tra i due paesi,  già molto alta dopo la deposizione del faraone filosionista Mubarak; portando folle di migliaia di persone ad assediare la rappresentanza diplomatica israeliana al Cairo e spingendo il Consiglio delle Forze Armate a farla cingere da un muro di cemento, poi assaltato e abbattuto dalla popolazione che penetrò nell'ambasciata devastandone gli uffici e causando la fuga del personale. L'annuncio delle scuse ufficiali é stato dato da un Barak sempre più 'fantozzianamente' costretto a rimangiarsi le dichiarazioni di poche settimane fa, quando aveva giurato e spergiurato che "mai" lo Stato ebraico avrebbe chiesto scusa all'Egitto.

Ci viene in mente che, visto che non c'é due senza tre, Benji Netanyahu potrebbe far filotto accettando anche di scusarsi e di pagare compensazioni a familiari e parenti degli attivisti turchi della 'Freedom Flotilla' massacrati in alto mare dai commando della marina israeliana; anche in quel caso la 'parola d'ordine' del regime dell'Apartheid era stata "mai e poi mai scuse", anche a costo di causare la più grave crisi diplomatica con la Turchia mai finora registrata ma, visto il nuovo 'andazzo', la prospettiva di 'fare tutto un fagotto' di queste scuse e ritrattazioni ed in qualche modo 'stemperarne' l'impatto sulla pubblica opinione potrebbe perfino farsi allettante.
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lunedì 30 maggio 2011

Kadima accusa Netanyahu della debacle di Rafah, scordandosi di esser stato al potere fino a due anni fa!


In un comunicato rilasciato lo scorso sabato il partito 'Kadima', fondato dal criminale di guerra Ariel Sharon e responsabile tanto dell'invasione del Libano nel 2006 quanto delle bestiali campagne di bombardamenti su Gaza tra 2008 e 2009 ha dichiarato che la riapertura incondizionata del varco di frontiera di Rafah tra Gaza ed Egitto al traffico di viaggiatori é una debacle politico-diplomatica della coalizione di estrema destra guidata da Benji Netanyahu, che dovrebbe assumersi la responsabilità politica di tale fallimento.

"L'apertura unilaterale di Rafah, avvenuta senza alcun coordinamento con Israele", sostengono i portavoce del partito, "costituisce un grave smacco per l'Esecutivo, che ha lasciato che la situazione politica regionale gli degenerasse attorno senza prendere misure d'emergenza e permettendo che Israele rimanesse isolato, in posizione indebolita, mentre Hamas si é rafforzato".

Ci fa molto piacere vedere i sionisti di varie fatte che si azzuffano, e speriamo anzi che continuino, in maniera che le loro lotte intestine indeboliscano sempre più il Regime dell'Apartheid, ma bisognerebbe ricordare ai seguaci di Sharon che l'apertura di Rafah é la diretta conseguenza della politica estera superba e spocchiosa da "padrone della piantagione" che Israele ha portato avanti nei confronti dell'Egitto per gli ultimi tre decenni, decenni in cui Sharon, gli Sharoniti e i componenti dei Governi del 2006 e del 2008-2009 sono stati spesso e volentieri al potere.

Si può criticare Netanyahu per la sua condotta in politica estera degli ultimi mesi, una condotta insipiente e arrogante che si riassume così: "punta i piedi e minaccia la Casa Bianca perché prenda le tue difese", ma tentare di negare che essa é la stessa seguita dal partito Kadima e dai suoi dirigenti quando erano al potere sarebbe un'ingenuità imperdonabile, che nemmeno la salma attaccata alle macchine del fondatore del loro partito (sopra) potrebbe commettere, o una dimostrazione ipocrisia tanto marchiana quanto devastante, perché dimostra all'elettorato sionista che il partito che vorrebbe succedere al Likud come epicentro di una nuova coalizione governativa di fronte a un'oggettiva e incontrovertibile sconfitta della politica estera israeliana non sa proporre di meglio che un infantilmente ingenuo "blame game".
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