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giovedì 30 maggio 2013

Shoigu: "Se Usa ed Europa armeranno i terroristi Mosca farà altrettanto con il Governo di Damasco!"

Nel momento in cui diversi stati occidentali non fanno mistero del loro desiderio di ingerirsi ancora più di quanto non abbiano fatto in questi ultimi due anni nella crisi siriana, nel momento in cui ex-candidati alla presidenza americana non hanno remore o vergogna a farsi fotografare al fianco di terroristi responsabili di orribili stragi il Governo di Mosca non può che trarre le conseguenze di questi atteggiamenti e queste scelte e contrastarle con propri atteggiamenti e proprie decisioni mirate, al contrario, a difendere la legittimità del Governo siriano, sostenuto dalla maggioranza assoluta dei suoi cittadini, e proteggere la popolazione civile dalle attività terroristiche dei mercenari stranieri.

A tale proposito il Ministro della Difesa di Putin, Sergei Shoigu, ha fatto presente che dal momento che é chiara l'intenzione americana, inglese e probabilmente anche francese di aumentare finanziamenti e flusso di armi verso i wahabiti stranieri attivi in Siria, Mosca non potrà che sentirsi svincolata da qualunque impegno siglato in precedenza e prendere seriamente in considerazione l'opportunitòà di rifornire l'Esercito di Damasco di quanto a esso necessario per fronteggiare e sconfiggere la minaccia terrorista.

Anche sottoposto a uno stringente embargo delle importazioni militari l'Esercito Arabo Siriano si é costantemente dimostrato un osso troppo duro per le zanne takfire dei militanti, che dopo aver passato due anni a tentare inutilmente di costruirsi una 'zona franca' in territorio siriano stanno ora venendo rapidamente sbaragliati, tanto nella Provincia di Homs attorno a Qusayr, al confine col Libano, quanto, più recentemente, nel Nord del paese intorno ad Aleppo e alla frontiera con la Turchia.

martedì 17 maggio 2011

Ousama Hamdan: "Vi sono decisivi miglioramenti nei rapporti tra Hamas e alcuni paesi europei"


Il responsabile per le Relazioni Estere del Movimento musulmano di Resistenza Hamas, Ousama Hamdan, ha dichiarato recentemente che "significativi miglioramenti" si sono registrati nel dialogo tra la sua organizzazione e certi paesi dell'Europa occidentale, anche se é ancora troppo presto per saltare a conclusioni affrettate.

"Credo sinceramente che si possa parlare di un vero e proprio miglioramento decisivo nelle relazioni tra Hamas e diversi stati europei, il Vecchio Continente si mostra via via più disposto ad accettare le posizioni e la linea politica di Hamas anche se sarebbe avventato e controproducente lasciarsi andare a facili entusiasmi. Dobbiamo vedere dei gesti pratici, fatti sul terreno, e non limitarci alle aperture a parole".

Hamdan non ha difficoltà a ritenere il parziale 'aggiustamento di rotta' europeo direttamente collegato con le rivoluzioni popolari vittoriose in Egitto e Tunisia e attualmente in corso in Yemen e Barhein. "La prospettiva religiosa, islamica, di quei movimenti é evidente ed é perciò soltanto naturale che l'Europa veda in un movimento a ispirazione musulmana quale Hamas un utile interlocutore per relazionarsi con queste nuove realtà".

"Io, come la mia organizzazione, credo che le rivoluzioni popolari siano scaturite da un profondo desiderio di libertà e di ritorno ai valori fondanti della nostra civilità, bypassando influenze e dipendenze esterne. Le popolazioni che cercano questa libertà e questo revival culturale sanno di affrontare grandi sfide e grandi pericoli, ma, come hanno dimostrato gli eventi, non sono scoraggiate dal prezzo che si deve pagare per raggiungere tali obiettivi".

"La politica di Hamas, anche quando sembra 'rigida' o 'inflessibile' é stata sempre mirata a seguire la strada che porta a una risoluzione duratura e positiva dei problemi e dei conflitti, l'approcio del compromesso, delle mezze misure, invece, li perpetua e li incancrenisce, senza portare a niente di buono, su questo, mi sono testimoni gli avvenimenti degli ultimi diciotto-venti anni, penso che non si possa avere il benché minimo dubbio".

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mercoledì 6 aprile 2011

Spindelegger a Gaza: "Basta con l'assedio israeliano! L'UE adotti una posizione chiara di condanna"


Il Ministro degli Esteri austriaco Michael Spindelegger ha richiesto ufficialmente l'abolizione definitiva e incondizionata dell'assedio israeliano nei confronti della Striscia di Gaza, che ha serrato l'enclave costiera per oltre quattro anni causando gravi disagi e sofferenze a centinaia di migliaia di cittadini palestinesi, "colpevoli" soltanto di avere respinto il tentativo armato di Fatah di abbattere il Governo legittimato dalle libere e democratiche elezioni del 2006.

Spindelegger, che ha visitato Gaza nella giornata di mercoledì 6 aprile 'in coda' a una visita ufficiale in Egitto ha dichiarato, durante una conferenza stampa tenuta presso la locale sede dell'UNRWA che il blocco, oltre a essere palesemente illegale, si é dimostrato anche inutile, non essendo riuscito minimamente a creare divisioni tra il Governo di Hamas e gli abitanti della Striscia.

L'UE, ha altresì affermato il dignitario austriaco, dovrebbe lanciare un'iniziativa ufficiale in tale senso, adottando una posizione chiara e univoca contro l'ambiguità che ha permesso, in questi ultimi anni, di versare centinaia di milioni di Euro a chi ha cercato di rovesciare con le armi un Governo eletto mentre beni e servizi essenziali venivano negati a civili innocenti a poche dozzine di chilometri di distanza.

A Gaza Spindelegger ha visitato la scuola dell'UNRWA nella zona centrale dell'enclave, gli impianti di desalinazione dell'acqua del campo profughi di Deir al-Balah, oltre a incontrarsi con ufficiali delle Nazioni Unite e rappresentanti del Governo di Hamas e del settore privato. In Egitto il Ministro si era occupato soprattutto della situazione al confine libico e della delicata fase di transizione del Paese delle Piramidi verso la democrazia.

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venerdì 11 febbraio 2011

Christopher Guinness a Ginevra lancia l'appello all'Europa in favore di Gaza: "Mobilitiamoci per rompere l'assedio israeliano!"


Il portavoce dell'UNWRA, l'associazione dell'ONU che presta soccorso e assistenza ai profughi palestinesi in tutto il Medio Oriente ha esteso un appello ai leader dell'Unione Europea affinché intraprendano azioni concertate e coraggiose per alleviare ed abbreviare le sofferenze della Striscia di Gaza. Durante una conferenza stampa tenutasi a Ginevra Christopher Guinnes ha indicato come il rateo di disoccupazione nella Striscia sia del 45 per cento della popolazione maschile abile, come diretta conseguenza dell'assedio sionista che ha strozzato ogni attvità economica non legata alla più stringente sopravvivenza.

Guinness ha riferito ai rappresentanti dei media: "Stiamo osservando la situazione regionale, nella speranza che il mondo cerchi di sviluppare nuove strategie per convincere Israele che l'assedio non sia altro che una crudeltà inutile e intollerabile", egli ha poi indicato come un intervento massiccio e multilaterale abbia le più grandi possibilità di fare breccia nella sorda e crudele determinazione dello Stato ebraico a sottoporre centinaia e centinaia di migliaia di civili inermi alle durezze e ai rigori di uno strangolamento economico degno delle pagine più oscure della Guerra dei Trent'anni.

Il rappresentante Onu si é detto molto preoccupato dalle insistenti voci che l'esercito sionista starebbe preparandosi a una reprise del suo brutale "pogrom" militare di inizio 2009, spiegando che a causa dell'assedio il settanta per cento dei danni causati dall'infame operazione "Piombo fuso" non sono ancora stati riparati "Un nuovo attacco non farebbe che aggiungere macerie alle macerie". Guinness ha definito l'emergenza di Gaza "un vero e proprio test" per la Comunità globale.

martedì 1 febbraio 2011

Israele si mobilita anche diplomaticamente per salvare il barcollante Mubarak


Fonti giornalistiche israeliane hanno recentemente rivelato l'esistenza di un messaggio urgente mandato dal Governo di Netanyahu verso la fine della settimana scorsa e indirizzato a una serie di leader politici europei e americani, nel quale si chiedeva loro di salvare il regime di Hosni Mubarak, minacciato dalle proteste degli ultimi giorni.

Nella sua edizione di lunedì 31 gennaio il quotidiano Haaretz riporta come il Governo dello Stato ebraico sia ricorso all'invio di comunicazioni segrete a un certo numero di leader internazionali, nelle quali si evidenziava l'importanza della stabilità egiziana per gli interessi politici e strategici di Israelel. Il messaggio, inoltre, chiedeva ai destinatari di limitare le critiche pubbliche verso Mubarak.

Benyamin Netanyahu evidentemente é scontento dei giudizi negativi circolati recentemente sulla stampa mondiale da parte di capi di Stato e di Governo europei sul conto del 'faraone' del Cairo, ma cosa fa credere al likudnik di Tel Aviv di poter comandare a bacchetta i suoi colleghi europei? Haaretz inoltre ha confermato che Israele é molto preoccupato dalle posizioni europee (ma in parte anche statunitensi e canadesi) che chiedono per l'Egitto un nuovo governo o una nuova leadership che rispetti i diritti umani e la democrazia.

Israele crede che queste posizioni riflettano un'eccessiva preoccupazione per il giudizio dell'opinione pubblica, piuttosto che un effettivo impegno a mantenere i rapporti di forza regionali in favore di Tel Aviv. Ci si aspetta che il Primo Ministro israeliano incontri la cancelliera tedesca Angela Merkel, uno dei capi di Governo europei di più stretta osservanza filosionista, certamente le loro discussioni verteranno principalmente sulla situazione egiziana.

martedì 9 novembre 2010

Nuovi insediamenti ebraici: disapprovazione da Bruxelles, ONU e Casa Bianca


L'annuncio apparentemente incongruo dell'approvazione dei piani di costruzione per centinaia e centinaia "unità abitative" negli insediamenti ebraici costruiti su terra palestinese occupata ad Har Homa, Ariel e Ramot, oltre che nella zona orientale di Gerusalemme (tradizionalmente a maggioranza araba) ha suscitato un vortice di reazioni sdegnate e incredule in tutto il mondo.

Il commissario del dicastero europeo per la Politica estera, Catherine Ashton, ha dichiarato che il piano é in aperta e irriconciliabile contraddizione con gli sforzi della comunità internazionale e che perciò stesso dovrebbe essere bloccato e riconsiderato.

Il segretario generale dell'ONU, Ban-ki-moon, ha espresso "Preoccupazione alla notizia", sottolinenando come altre dovrebbero essere le priorità del Governo israeliano: "Rompere l'impasse diplomatica, riprendere i negoziati con uno spirito che possa portare a risultati".

Ma la dichiarazione, che é impossibile sia partita senza il consenso di Netanyahu, mira proprio a silurare una volta per tutte l'impostura del "Processo di pace" (inutile perché condotto con un partner che non ha autorità e non gode del rispetto di nessuno, né in Israele né in Palestina).

In particolare l'annuncio delle ottocento "unità abitative" in Gerusalemme Est serve proprio a rendere noto all'opinione pubblica mondiale quale sia il primario obiettivo del Governo israeliano: "ebraicizzare" a forza la città mettendovi a dimora colonie di fondamentalisti religiosi e costringendo gli abitanti arabi (cristiani e musulmani) a spostarsi, con le violenze, le angherie e le demolizioni.

Persino il presidente Usa, Barack Obama, ha osservato come: "Attività di questo genere non siano utili o produttive in situazioni come quella che stiamo vivendo", auspicando piuttosto un rinnovo della moratoria sull'espansione delle colonie esistenti (come quella scaduta a settembre che comunque non é mai stata veramente rispettata dai settlers dell'ultradestra religiosa) e il congelameno di ogni nuovo piano di insediamenti.