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mercoledì 27 aprile 2011

Beduini palestinesi e volontari internazionali costruiscono la scuola "Vittorio Arrigoni" a Ras al-Oje!


La scuola "Vittorio Arrigoni" ha iniziato a prendere forma a Ras al-Oje, a Sudest della località di Tobas, nella Valle del Giordano, grazie agli sforzi e alla fatica di settanta operai improvvisati, tra Palestinesi di etnia beduina e cooperanti e volontari del Movimento internazionale di Solidarietà che un colpo di badile alla volta, un mattone dopo l'altro, stanno portandone avanti la costruzione.

Abitanti del circondario hanno descritto l'inizio e il prosieguo dei lavori a reporter dell'agenzia stampa palestinese "Palestine Information Center", rimarcando come, quando si sono diffuse le tragiche notizie sul ritrovamento del cadavere di Vittorio 'Vik Utopia' la decisione di intitolargli la costruenda struttura é stata presa pressoché all'unanimità.

Come segno tangibile del perpetuo legame fra l'edificio e la figura del volontario italiano, una piccola bandiera tricolore garrisce nelle raffiche di vento, ben più dignitosa e fiera degli stendardi di quanti, sotto gli stessi colori, si prestano a vergognose occupazioni militari. Una volta completata la struttura potrà provvedere alle necessità educative di una settantina fra scolari e studenti; un numero più che sufficiente per la piccola comunità locale.
Il fondatore del Fondo Nazionale Ebraico, il sionista razzista Yossef Weitz
Ras al-Oje, come molte comunità di Beduini, é priva dei pur minimi servizi, visto che lo Stato ebraico spera prima o poi di riuscire a scacciare tutti gli abitanti nativi dalla regione, per annetterla ai suoi deliranti progetti di "rimodellamento del paesaggio", portati avanti sotto la bandiera del cosiddetto 'Fondo Nazionale Ebraico".

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sabato 15 gennaio 2011

Dollari canadesi finanziano gli oppressori e gli sterminatori israeliani, col pieno appoggio del Governo


Il sistema tributario canadese attualmente finanzia gli insediamenti ebraici illegali, ma il Governo conservatore dice che non c'é nulla da fare al riguardo. Nel giugno del 2010 l'attivista Dan Maitland spedì una email al Ministro degli Affari Esteri Lawrence Cannon concernente "Canada Park", un progetto della sezione canadese del Fondo nazionale ebraico, l'agenzia parastatale israeliana incaricata di cancellare dal paesaggio ogni traccia della Storia degli originali abitanti della Palestina; 'Canada park' dovrebbe essere realizzato su terre occupate con l'aggressione militare a tradimento del 1967 e per la sua realizzazione i villaggi palestinesi di Beit Nuba, Imwas e Yalu sono stati già demoliti.

Poche settimane addietro Maitland ha ricevuto una replica da Keith Ashfield, Ministro delle Tasse (foto sopra), che si é rifiutato di discutere i particolari del caso, fornendo invece 'informazioni generali sui rapporti tra le agenzie di opere caritatevoli registrate e progetti in corso nei territori occupati'; in essa Ashfield ha avuto l'impudenza di scrivere che il fatto che alcune di esse siano coinvolte nella realizzazione di progetti nei territori palestinesi occupati non é pregiudizievole per il mantenimento del loro status di opere di beneficenza.

Questo vuol dire che organizzazioni caritatevoli canadesi possono apertamente e senza timor di conseguenze raccogliere fondi per attività che lo stesso Governo di Ottawa ritiene illegali a norma della legge internazionale vigente, e non solo, esse possono perfino chiedere allo stesso Governo di diventare loro complice tramite lo sconto del 30% dei crediti di imposta per le donazioni. Per giustificare la posizione del Governo Ashfield ha citato una sentenza d'appello emessa nel 2002 da una Corte federale, che sentenziò in favore di una organizzazione ebraica.

Milioni di dollari canadesi sono stati investiti nel progetto di colonizzazione e sradicamento dei Palestinesi e questo trend va avanti almeno dal 1997, quando il tributarista David Drache attirò per la prima volta l'attenzione sull'operato delle organizzazioni canadesi coinvolte in progetti di esproprio e annessione di territori al di là della "Linea Verde". Nei tardi anni '90 l'associazione dei coloni Ebrei ultranazionalisti Yesha raccoglieva in canada oltre 700.000 dollari l'anno. A metà del decennio il criminale di guerra Ariel Sharon ricevette da organizzazioni ebraiche oltre un milione di dollari da investire nelle colonie illegali e, prima del 2000 la Fondazione Press raccoglieva oltre 5 milioni di dollari l'anno per l'annessione e la colonizzazione delle alture del Golan e della cittadina palestinese di Hebron.
Questi due li hanno mandati in Canada di sicuro...
A questo bisogna aggiungere l'attività di "organizzazioni caritatevoli" coinvolte in attività con l'esercito israeliano, come Beit Helochem, che porta soldati sionisti considerati 'meritevoli' a fare viaggi e vacanze in Canada o come il Libi Fund o l'Associazione per i soldati di Israele in Canada che fornisce 'sostegno finanziario e morale' ai soldati in servizio attivo.
Vorremmo sapere se fra i critieri di 'merito' secondo i quali i membri delle forze armate più im-morali del mondo ricevono i loro viaggi-premio e le altre prebende Made in Canada vengano conteggiati il numero di bambine palestinesi uccise mentre comprano dolci, il numero di contadini palestinesi freddati mentre lavorano i loro campi, il numero di vecchi palestinesi massacrati mentre dormono nei loro letti.

E, mentre é perfettamente legale e persino deducibile dalle tasse aiutare e premiare le SS del ventunesimo secolo impegnate nei loro crimini di genocidio, persecuzione e pulizia etnica, lo stesso Stato canadese impedisce ai suoi cittadini di contribuire a un ospedale gestito dal legittimo Governo di Hamas e operante sotto monitoraggio e controllo internazionale.

Il Governo di Ottawa rende facile il percorso di chi voglia foraggiare e ingrassare i persecutori e gli sterminatori, mentre rende tortuoso e difficile il sentiero di chi voglia alleviare le sofferenze dei perseguitati e delle vittime...ogni cittadino canadese dotato di coscienza e di normali sentimenti umani dovrebbe mobilitarsi, protestare e domandare cambiamenti di questa politica opportunistica, ipocrita, vigliacca e soprattutto ingiusta.

domenica 2 gennaio 2011

Come i cristiani riescono a farsi odiare in Medio Oriente: estremisti evangelici si alleano ai sionisti contro il popolo palestinese

Mezzo milione di alberi piantati nell'ultimo anno e mezzo sulle terre ancestrali delle tribù beduine che vivono nel Negev sono stati comprati da una minacciosa congrega di fondamentalisti cristiani statunitensi che controlla la cosiddetta "God TV", un canale televisivo di rozza propaganda evangelica.

Un cartello piantato pochi chilometri a nord di Beersheva, la principale città del Negev, annuncia grandiosamente il piano per piantare un milione di alberi creando così la "foresta di God Tv".
Il fondatore del Fondo nazionale ebraico, il razzista e colonialista Yossi Weitz.
Il Fondo nazionale ebraico, organizzazione parastatale del Governo israeliano, ha il compito di rubare terra ai Palestinesi per lasciarla poi in mano a coloni ebrei fanatici e ultranazionalisti e per tale scopo ha ricevuto un contributo di 500.000 dollari statunitensi dagli editori di God TV.

Il coordinamento dei difensori dei diritti dei beduini (che annovera attivisti ebrei israeliani e americani fra le proprie fila) ha esposto il legame di cooperazione che esiste fra i fondamentalisti ebrei del movimento dei settler e gli integralisti cristiani evangelici, che sono spinti a sostenere le politiche razziste e vessatorie di Israele per una malintesa interpretazione della Bibbia.

Essi infatti pensano che la giudaizzazione della Palestina e l'espulsione dei suoi legittimi ed originari abitanti sia 'necessaria' per accelerare la Fine del mondo e il ritorno di Gesù cristo sulla terra. Tale ridicolo convincimento é confermato dallo stesso sito-web di God TV sul quale si possono leggere slogan come: "pianta un seme per dio" e dalle cui pagine il conduttore Rory Alec (foto sopra) annuncia: "Vi dico con certezza che Gesù é sulla via del ritorno!"

Gli alberi piantati occupano le terre ancestrali della tribù Aturi, il cui villaggio principale, Al-Araqib, é stato demolito dagli usurpatori sionisti per ben otto volte negli ultimi mesi. Lo scopo delle demolizioni sarebbe quello di convincere i beduini a trasferirsi nel "bantustan" preparato per loro dal regime israeliano dell'Apartheid: un miserabile agglomerato di catapecchie privo dei servizi più essenziali e circondato da recinzioni per prevenirne l'espansione.

Johnatan Stork, vice-direttore del reparto Mediorientale e Nordafricano di HRW, ha criticato i tentativi di deportazione dei beduini nei termini più netti definendo "semplicemente oltraggiosa" l'idea di sradicare una comunità dalla sua terra per rinchiuderla in una specie di riserva.

Il Fondo nazionale ebraico mira ad arrivare, attraverso angherie, demolizioni, attentati e intimidazioni a raggiungere un "fatto compiuto" prima che le Corti israeliane, a cui si sono appellati i difensori dei beduini, possano pronunciarsi sul caso.

Il coinvolgimento degli estremisti evangelici di God TV rischia di far diventare esplosiva una situazione già tesa, come ha spiegato Neve Gordon (foto sopra), professore di Scienze Politiche all'Università Ben Gurion: "La disputa fra il Governo israeliano, che agisce tramite il Fondo nazionale ebraico e i beduini era finora limitata a un complicato caso di rivendicazioni territoriali; l'aggiunta nell'equazione della variabile impazzita di God TV le dà una connotazione religiosa che rende tutto molto più complicato. Israele forse non lo sa, ma sta giocando col fuoco".

giovedì 16 dicembre 2010

Benvenuti in Israele, paese dell'apartheid: "gli Ebrei sono minacciati dai matrimoni misti e dall'assimilazione!"


Una bella casetta di due piani a Katzir, villaggio poco a nord della Cisgiordania, con le mura linde di pittura nuova e un tetto di tegole rosse, é la nuova residenza della famiglia Kaadan; la famiglia Kaadan, dopo averla costruita, ha dovuto aspettare dodici anni e una contestatissima sentenza giuridica prima di potervisi trasferire; questo perché la famiglia Kaadan fa parte del venti per cento di popolazione israeliana di etnia araba e il resto degli abitanti di Katzir non voleva che i suoi componenti diventassero loro vicini.

Adesso, grazie all'attivismo dei partiti ultranazionalisti di destra che dominano l'attuale Governo israeliano la Knesset sta approvando a tappe forzate una legge che sottoponga qualunque caso simile a un "referendum preventivo" della comunità, in modo che il sacrosanto diritto degli Ebrei razzisti di escludere, segregare e ghettizzare i Palestinesi sia difeso dalla forza del Sopruso, elevato a Legge.

Il Sopruso che diventa Legge, Norimberga, Pretoria, il Terzo Reich e il razzismo istituzionale afrikaner, ecco a cosa é arrivato Israele, nel secondo decennio del Ventunesimo secolo. Quando (non se) la legge verrà apprivata per effetto di essa il 70 per cento dei villaggi e delle cittadine di Israele diventeranno "verboten" per i cittadini arabi; intendiamoci, non che prima essi avessero facoltà di muoversi, prender casa e traslocare dove paresse loro sul territorio israeliano, non sia mai, pure, esistevano delle falle, delle scappatoie, attraverso cui una famiglia arabo molto persistente, ostinata e piena di risorse, come i Kaadan, potevano riuscire, a costo di attese ultradecennali e una vera e propria odissea legale fatta di perizie, testimonianze, udienze ed appelli, a beffare l'Apartheid "di fatto" a cui si affidava il mantenimento della segregazione razziale nello Stato sionista.

Ora ciò non sarà più possibile, la nuova legge, grazie allo strumento del 'referendum preventivo' lo proibirà esplicitamente. Ovviamente, come Lot a Sodoma, esistono alcuni Ebrei decenti in Israele che riconoscono l'ingiustizia mostruosa che il provvedimento si appresta a suggellare, il giurista Mordechai Kremnitzer (foto sopra), dell'Università ebraica gerosolimitana ad esempio ha dichiarato che esso: "Emana il miasma inconfodibile del più pestilenziale razzismo" ma la stragrande maggioranza dei cittadini conviente con l'estensore del bill, il "centrista" di Kadima Israel Hasson il quale sostiene che esso rifletta "la dedizione dello Stato alla realizzazione della visione sionista".

Se la 'visione sionista' per realizzarsi deve passare sopra al diritto di una famiglia di poter vivere la propria vita dove desidera e dove possa trovare le condizioni migliori per crescere, accudire ed educare i propri figli, ci sarebbe da domandarsi se é poi veramente il caso di vederla inverare.

Suhad Bishara, avvocato del Centro Adalah per i diritti della Minoranza araba dichiara che la pratica di usare votazioni dei cosiddetti "comitati di ammissione" é sempre stata usata come "diga" contro l'arrivo di 'vicini scomodi' (cioé non-Ebrei) nei villaggi e nelle cittadine del nord di Israele, spuntate come funghi subito dopo la Nakba come strumento di annessione e colonizzazione di una regione che aveva sempre avuto una fortissima connotazione araba nella popolazione, nella cultura, persino nel paesaggio.

Il fatto che proprio nel nord di Israele si siano concentrati per decenni gli sforzi del Fondo nazionale ebraico di Yossef Weitz per sradicare la flora arboricola locale e sostituirla con pini nordici (quelli andati in fumo col recente incendio scoppiato presso Haifa) testimonia come la visione sionista sia una visione totalitaria dove il colonialismo ebraico deve fare 'tabula rasa' tanto degli alberi quanto delle persone indesiderati, senza indietreggiare di fronte a nessun ostacolo, anzi, rimuovendoli, oggi con le leggi, domani, chi può dire come?

I cittadini arabi di Israele, oltre il venti per cento del totale, sono costretti oggi a vivere in 124 cittadine e villaggi, popolati esclusivamente da loro, spesso circondati da barriere ed ostacoli eretti appositamente per impedirne l'allargamento e la crescita, privi dei più elementari servizi (acquiferi, fognari, elettrici, con strutture sanitarie e scolastiche alla rovina); coloro che cercano di spostarsi altrove, anche senza emulare il coraggio e l'ostinazione dei Kadaan, per esempio costruendosi una casetta fuori mani, lontano da ogni nucleo abitato ebraico, lo fanno a loro rischio e pericolo perché, essendo oltre il 70 per cento del territorio di Israele proprietà dello Stato possono sempre essere svegliati da una teoria di bulldozer corazzati che, pale spianate e mitragliatrici puntate, procederanno a demolire la loro abitazione rendendoli senzatetto.

Il gruppo di attivisti israeliani per la pace "Gush Shalom" ha già annunciato che, quando il provvedimento verrà trasformato in legge, si appellerà alla Corte suprema per tentare di dimostrare la sua "patente e palese incostituzionalità", un gesto che non potrebbe che raccogliere il plauso e il consenso generalizzato di qualunque persona dedita alla difesa dei più basilari ed elementari diritti umani; ragion per cui la decisione é stata duramente criticata dal quotidiano Jerusalem Post, espressione della destra israeliana più reazionaria, che ha stigmatizzato i pacifisti dichiarando che: "gli Ebrei hanno il diritto di vivere al riparo dalla minaccia (sic) dei matrimoni misti e dell'assimilazione etnica e culturale".

lunedì 13 dicembre 2010

Dopo il rogo: le fiamme del Carmelo scoprono le scomode verità che Israele vorrebbe celare! (2)


La scorsa settimana ci siamo congedati da voi parlando di come il Fondo nazionale ebraico JNF abbia letteralmente "soffocato" sotto foreste di pini artificiosamente impiantati le rovine sgretolate dei villaggi palestinesi demoliti durante la Nakba; dai tempi del suo primo direttore il "quintessenziale sionista-colonialista" (come lo descrive nelle sue opere Ilan Pappe) Yossef Weitz, il Fondo é letteralmente "ossessionato" dall'idea non solo di cancellare dalla terra di Palestina ogni traccia che ricordi la presenza e la Cultura dei suoi legittimi proprietari e abitanti, ma addirittura di "rimodellarne" l'aspetto, nascondendo i caratteri una terra tipicamente mediorientale e arida in una posticcia approssimazione di un panorama nordico europeo.

Gli abeti piantati dal JNF non sono conifere locali, ma sono importate direttamente dal nordamerica: hanno gravi problemi ad attecchire, spesso muoiono nei primi anni post-trapianto e quando si ambientano comunque creano disastri a livello di ecosistema e biodiversità...i loro pollini uccidono i cespugli del sottobosco, i loro aghi si stratificano in cumuli secchi come paglia e infiammabilissimi, nell'atmosfera secca i loro tronchi resinosi prendono fuoco come candele romane e il sedimento di aghi fa loro da esca e acciarino.
E tuttavia l'opera di devastazione biologica, di stupro ambientale, va avanti, prendendo ora di mira il Negev (un deserto! un vero e proprio deserto!), coinvolgendo scombinati e improbabili sponsor come GOD TV, un canale tematico nordamericano popolato di rozzi telepredicatori evangelici, quelli che dicono alle vecchiette e ai fanatici della 'Bible Belt' di inviare donazioni in dollari perché "dio lo vuole", un veicolo per imbonitori quali "Creflo Dollar" (nomen omen) o "Rory & Wendy", personaggi che a stento dovrebbero trovare uno slot in una situation comedy, ma che nell'America che ha smesso di mandare uomini sulla Luna ma legge i 'best seller' di Left Behind e si preoccupa di nominare dog- e cat-sitter per quando il buon dio "rapirà" tutti i veri credenti per portarli con sé in paradiso hanno un seguito e un'influenza preoccupante.

Questo é Israele oggi, uno stato razzista che in nome della sua ideologia segregatoria ed etnocentrica compie disastri ecologici ed é pronto a ripeterli e perpetuarli, visto che già si parla di "riforestare" le pendici del Carmelo che sono state 'pulite' dalle fiamme, riforestarle, ovviamente, con gli stessi pini nordamericani di prima; uno Stato che stringe alleanze con scombiccherati telecristiani che fanno sembrare i battisti dell'800 ragionevoli quanto una illuminata congrega di luterani scandinavi; uno Stato che preferisce cercare inesistenti "piromani arabi" piuttosto che ammettere, perlomeno a se' stesso, che il proprio tentativo di giudaizzare ed europeizzare la terra palestinese, araba e mediorientale, non si regge in piedi, né dal punto di vista storico, né da quello politico e tanto meno da quello ambientale, non importa quanta terra venga occupata nella West Bank e quanta acqua rubata alla Giordania, al Libano e alla Siria.

giovedì 9 dicembre 2010

Dopo il rogo: le fiamme del Carmelo scoprono le scomode verità che Israele vorrebbe celare! (1)

Quattro giorni dopo che il primo ministro Benyamin Netanyahu aveva annunciato un piano per incarcerare in un lager migliaia di lavoratori stranieri immigrati in Israele perché "minacciano la natura della nazione", un albero in fiamme é caduto su un autobus pieno di allievi guardie carcerarie, uccidendone quaranta. L'albero, un resinoso pino nordeuropeo, era uno delle migliaia avvolte dalle fiamme nel più grande incendio boschivo della storia del paese, quello che ha colpito la zona del Monte Carmelo e che si é esteso fino a lambire le propaggini della grande città di Haifa, la terza metropoli di Israele.

Dopo avere ingolfato nelle sue spire roventi 12.300 acri di terreno, il rogo é stato domato, non prima però di essere riuscito a mettere a nudo una delle molte colpevoli ipocrisie su cui é costruito lo Stato israeliano. Perché le foreste consumate dall'incendio del Carmelo erano il frutto degli sforzi del JNF, il Fondo nazionale ebraico per "ricoprire" letteralmente, con una cortina verde, le rovine bruciate dei villaggi palestinesi distrutti.

I villaggi che non vennero demoliti sperimentarono una "trasfusione di abitanti", via gli arabi palestinesi che li avevano fondati, edificati, ampliati e riparati, dentro i coloni sionisti arrivati dai quattro angoli del mondo, animati dal "sacro fuoco" che li spingeva a conquistare e domare la famosa "terra senza popolo"...dopo la tragedia della Nakba.

Un villaggio che subì questo fato fu Ayn Hawd, abitato dai Palestinesi ininterrottamente dal 12esimo secolo in poi; prontamente ribattezzato dai nuovi occupanti ebrei col nome di Ein Hod.

Nel 1953 uno scultore di origine romena chiamato Marcel Janko convinse l'esercito più morale del mondo a desistere dal proposito di spianare Ayn Hawd coi bulldozer e a lasciare che vi venisse impiantata una "comune artistica", che attraesse facoltosi galleristi americani e turisti in cerca di un'aria "culturale" per le loro vacanze, mostrando quindi al mondo quanto avanzato e cosmpolita fosse lo Stato ebraico.

Le case di pietra vennero occupate da pittori, scultori e altri artisti, mentre la moschea venne trasformata in bar, di Ayn Hawd, come del maiale, non venne buttato niente. Oggi i turisti che entrano a Ein Hod vedono la "Coppia pudica in una scatola di sardine", una scultura di Benyamin Levy che venne svelata dal presidente Shimon Peres nel 2001, raffigurante un uomo in frac e una donna nuda posizionati all'interno di una scatoletta di sardine.

Tre urrà per l'avanzata e cosmopolita scena artistica israeliana.

Ma i Palestinesi, come i rimorsi e i cattivi pensieri, non sono spariti.

Tutt'altro, ci sono ancora, sono distanti tre chilometri, chiusi in un piccolo villaggio costruito dai loro nonni dopo la Nakba, un villaggio che era tagliato fuori dalla linea visuale di Ein Hod proprio dai filari di pini piantati dal Fondo ebraico, barriera verde per impedire che la concentrazione dei creativi bohemien israeliani venisse guastata dagli sguardi di dozzine di pupille palestinesi che li fissassero con la stessa intensità accusatoria del battito del "Cuore rivelatore" nell'omonimo racconto macabro.

Il villaggio palestinese ha ripreso il nome che contrassegnava l'attuale Ein Hod e, dal 1949 al 2005, non ha ricevuto da Israele acqua corrente, energia elettrica o alcuna misura di igiene urbana, anzi, gli israeliani negli anni '70 lo recintarono per prevenirne una "ulteriore crescita", si sa che gli israeliani sono molto attenti alla crescita dei loro insediamenti illegalmente costruiti su terra rubata, bene, altrettanto puntigliosi e precisi lo sono nel limitare e prevenire la crescita palestinese, soprattutto quella dei bambini che assassinano con metodo e lena, e a cui tagliano i viveri, come a Gaza, proprio nell'età dell'infanzia e dell'adolescenza, che sono appunto parte della fase di sviluppo e crescita di un essere umano.

Ma nel 2005 Ayn Hawd venne riconosciuto ufficialmente da Israele: poteva avere acqua, fogne, raccolta dei rifiuti e luce e corrente elettrica.

Chi ha detto che la vita dei Palestinesi in Israele é dura? Qualche comunista senza dubbio, qualche antisemita, qualche sfigato tremebondo ebreo pacifista che si auto-odia!

Magari é un pochino più dura per gli abitanti degli oltre quaranta villaggi di discendenti della Nakba che ancora non sono riconosciuti da Israele e che a sessantadue anni dall'esproprio delle loro case (o delle case dei padri, o dei nonni) vivono nelle condizioni in cui versava Ayn Hawd (II) fino al 2005; la maggior parte di questi villaggi "fantasma" sono nel Negev.

E qua entriamo in un territorio molto interessante, che esploreremo nella seconda parte di questo articolo...