"Close, but no cigar!" é l'esclamazione classica dell'imbonitore del Luna Park che, al tirassegno, invita il concorrente a pagare per un'altra serie di tiri quando l'ultimo e arrivato vicino al risultato, ma non abbastanza da permettergli di reclamare un premio, spesso, appunto, costituito da un sigaro di dubbio valore.
E' un'ottima didascalia anche per questo scatto, realizzato sui margini del ghetto-lager della Striscia di Gaza, dove continuano a ripetersi manifestazioni di civili disarmati che il barbaro regime di occupazione reprime con indiscriminata forza militare nel completo e assoluto silenzio dei mezzi di comunicazione sionisti o sionistizzati.
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lunedì 4 giugno 2018
La Tragedia di Gaza non spegne nel coraggioso popolo palestinese la voglia di usare anche l'ironia per resistere alla barbarie sionista!
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Marcia del Ritorno
sabato 28 aprile 2018
Non contenti dei loro "proiettili-mostro" i cecchini di Israhell si sono messi a sparare granate da 40mm direttamente alla faccia dei Palestinesi disarmati!
Bella prospettiva eh?
Proprio il tipo di cosa che uno vuole leggere la mattina del sabato, in pigiama, col cappuccino caldo e il croissant fragrante che vi aspettano a fianco del vostro tablet.
E' quello che é successo ieri, nel ghetto-lager di Gaza, quando i Palestinesi, eroicamente, per un altro venerdì ancora, si sono radunati per dimostrare agli invasori della loro terra ancestrale che non se andranno, che non l'abbandoneranno, che non si trasformeranno in 'erranti', che non ci sarà alcuna 'diaspora' e che la lotta della Resistenza continuerà fino a che dal Giordano al Mediterraneo, ogni centimetro di Palestina non sarà liberato.
Evidentemente gli "Obersturmbannfuhrer" sionisti hanno ritenuto che i loro mostruosi proiettili a espansione, utilizzati massicciamente nei venerdì precedenti contro donne, bambini, ragazzi, giornalisti fossero "troppo compassionevoli", allora hanno fatto girare l'ordine di sparare granate direttamente in faccia ai manifestanti.
E, come vedete, i volenterosi carnefici di Tel Aviv non se lo sono fatti ripetere due volte!
martedì 26 febbraio 2013
Scandalo in Egitto: il Governo avrebbe comprato 140.000 granate di gas urticante "in preparazione" delle elezioni politiche!
Mentre anche il partito d'opposizione guidato dal semi-sconosciuto Hamdeen Sabahy decide di imitare Mohamed El-Baradei invitando i propri aderenti e simpatizzanti a non recarsi a votare alle prossime elezioni parlamentari annunciate dal Governo e dai partiti attualmente al potere, il quotidiano "Egypt Independent" ha lanciato uno 'scoop' destinato a pesare non poco sul clima di tranquillità politica del Paese delle Piramidi.Il giornale avrebbe infatti rivelato come nel corso del passato mese di gennaio il Governo in carica avrebbe concluso accordi con gli Usa per l'acquisto di ben 140mila granate di gas urticante "CS", lo stesso ampiamente usato dagli sgherri di Mubarak contro i manifestanti di Piazza Tahrir e quotidianamente riversato contro i Palestinesi dei territori occupati dal regime ebraico.
Con questo genere di "riserva" a cui attingere e un clima interno sempre estremamente teso sembra molto difficile che il 22 aprile, secondo le intenzioni del Governo e del Presidente Mursi, possano tenersi regolarmente elezioni condivise e accettate da tutto l'arco costituzionale.
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venerdì 21 dicembre 2012
Ancora un morto in Bahrein grazie all'uso sconsiderato dei gas tossici di Obama, graziosamente venduti alle tirannie petrolifere del Golfo!
Si chiama Bassil al-Qattan l'ultima vittima della repressione della pacifica protesta popolare portata avanti nell'ipocrita silenzio dei media internazionali, dell'opinione pubblica e persino degli autonominatisi "paladini dei Diritti Umani" dal tiranno sunnita del Bahrein, Re Al-Khalifa, con l'aiuto di Arabia Saudita, Qatar, altri despotati petroliferi filo-occidentali e degli Usa che ne adoperano l'isola come base per la Quinta Flotta.
Ma il regime di Obama vende anche al tiranno di Manama il gas 'Combined System' che é stato usato per soffocare a morte Al-Qattan e tante altre delle centinaia, forse migliaia di vittime della repressione filoimperialista finora sacrificate dal coraggioso popolo Bahreini che non ha intenzione di piegarsi fino a che non avrà visto l'autocrazia abbattuta e la democrazia instaurata.
Ma il regime di Obama vende anche al tiranno di Manama il gas 'Combined System' che é stato usato per soffocare a morte Al-Qattan e tante altre delle centinaia, forse migliaia di vittime della repressione filoimperialista finora sacrificate dal coraggioso popolo Bahreini che non ha intenzione di piegarsi fino a che non avrà visto l'autocrazia abbattuta e la democrazia instaurata.
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sabato 17 dicembre 2011
In Egitto dimostranti e Premier si rimpallano l'accusa di essere ricorsi alla violenza
Scontri con vittime al Cairo in quella che si presenta come la più grande recrudescenza di violenza dopo le circa quaranta vittime di novembre. Quello che é singolare in questa situazione é che i manifestanti si sono preparati ad affrontare le forze armate e la polizia militare, come dimostra l'uso di bottiglie incendiare e altri semplici armamenti che, tuttavia, hanno bisogno di essere predisposti in anticipo. Il fatto dà credito alla tesi secondo cui questi scontri sarebbero stati preparati da quei movimenti politici che, nelle due fasi finora trascorse delle lunghe e snervanti votazioni indette dai militari, non hanno visto confermate le loro speranze di affermazione.
Esercito e polizia, oltre che ai consueti manganelli e candelotti lacrimogeni sarebbero ricorsi su larga scala anche ai cannoni ad acqua e persino alle fiamme; diversi testimoni hanno dichiarato che, dopo aver scacciato gli occupanti del "campeggio di protesta" che da tre settimane chiedevano le dimissioni immediate del Consiglio Supremo delle Forze Armate, vi avrebbero di proposito appiccato le fiamme, onde distruggere tende e ripari.
Poche ore fa, durante un intervento televisivo, il Neopremier Kamal Ganzhouri ha accusato i manifestanti di aver premeditatamente attaccato le forze dell'ordine che hanno dovuto 'giocoforza' rispondere per proteggere gli obiettivi che erano stati loro affidati. Ripetendo che gli uomini della sicurezza non attaccherebbero mai protestanti pacifici e disarmati Ganzhouri ha accusato gli organizzatori della protesta di voler far precipitare la situazione, assicurando che contro i dimostranti non sarebbero state usate armi da fuoco.
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sabato 17 settembre 2011
Il gas urticante 'Made in Usa' fa ancora un morto in Barhein!
Un altro civile Bahreini, impegnato a dimostrare contro il corrotto regime della casa regnante Al-Khalifa, é stato soffocato a morte dal Gas urticante CS, prodotto negli Stati Uniti e generosamente regalatao dall'Amministrazione del 'Nobel per la Pace' Barack Hussein Obama a tutti i regimi autoritari e dittatoriali amici di Washington, fra cui appunto quello che occupa contro la volontà popolare la celebre "Isola delle Perle".
Seyyed Saleh al-Hallai, questo il nome della vittima, é stato dichiarato morto in ospedale dopo ore di agonia, trascorse da quando, durante una manifestazione dispersa dagli scherani di Al-Khalifa, era collassato al suolo dopo essere stato avvolto da una densa nube di agente chimico, sparato dalle truppe saudite e dai mercenari pachistani al servizio del sovrano in maniera totalmente contraria alle prescrizioni d'uso.
Infatti i candelotti lacrimogeni dovrebbero venire sparati verso l'alto, alla maniera dei colpi di mortaio, in modo che innalzandosi sopra la folla e poi ricadendovi sopra essi emettano una vasta ma sottile cortina di gas, che costringa i dimostranti ad arretrare e disperdersi. Ma gli sgherri di Al-Khalifa, imparando la lezione dalle SS sioniste, dai gendarmi dell'Apartheid sudafricano e dai macellai britannici di Madama Thatcher in Ulster sparano i candelotti in linea diretta, in maniera che essi emettano tutta la loro carica nel punto dove atterrano, creando concentrazioni di gas del tutto intollerabili e mortali.
Nelle stesse ore in cui moriva Al-Hallai, migliaia e migliaia di cittadini prendevano parte alle esequie di Seyyed Jawad Hashem, il ventisettenne morto per le stesse cause pochi giorni prima; durante la processione funebre, trasformatasi 'motu proprio' nell'ennesima manifestazione di protesta civile, lo slogan più intonato era: "Presto o tardi, il popolo riporterà la sua Vittoria", testimonianza che nessuno, nella bellissima e sfortunata "Isola delle Perle" ha intenzione di lasciare che il sacrificio di Hashem e di Al-Hallai sia avvenuto invano.
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domenica 30 gennaio 2011
L'esercito egiziano è festeggiato dalla folla, Mubarak "licenzia" il Governo, la protesta però continua
L'esercito egiziano é sceso in forze nelle strade ma, smentendo le preoccupazioni degli osservatori (noi compresi) che temevano una 'Tienanmen all'ombra delle Piramidi', non per schiacciare le proteste nel sangue.
Anzi.
Come testimoniano queste numerose e interessanti foto i militari, di truppa ma anche ufficiali, si sono prodigati nello spiegare ai cittadini in piazza che non erano arrivati per combatterli, ma solo per prevenire saccheggi, distruzioni ed episodi di sciacallaggio mentre la popolazione continua le sue dimostrazioni anti-Mubarak.
Potrebbe essere un nuovo punto di svolta perché, se confermato, questo indirizzo testimonierebbe come le Forze Armate non ci tengano a diventare il "randello" di Mubarak, ruolo che, se garantirebbe ai loro scaglioni superiori di capitalizzare la riconoscenza del 'faraone', certo guadagnerebbe alle truppe in strada e all'istituzione dell'Esercito il perdurante odio della popolazione.
Da parte sua Mubarak si é distinto per un ragguardevole esempio di "troppo poco troppo tardi" quando il suo messaggio televisivo alla nazione, che aveva imposto l'alt persino alle frenetiche (ma scoordinate) attività del Dipartimento di Stato Usa, ansioso di conoscere con quale 'asso nella manica' il Faraone del Cairo avrebbe affrontato la rivolta del suo popolo.
Ebbene Mubarak, apparso provato e stranito, si é limitato a rivolgere generici appelli alla calma e a promettere un immediato rimpasto del Governo; ma i dimostranti egiziani non stanno gridando "Governo vattene" da tre giorni consecutivi, loro vogliono che sulla via dell'esilio (magari Saudita?) ci vada proprio lui.
La moderazione e il 'reaching out' degli uomini in mimetica non sono però state minimamente imitate dai poliziotti dei reparti antisommossa, che hanno continuato con le loro tattiche dalla 'mano pesante' utilizzando senza risparmio candelotti lacrimogeni, proiettili di plastica dall'anima in metallo e getti d'acqua ad alta pressione (tutti 'doni antiterrorismo' del generoso Zio Sam), facendo lievitare il bilancio dei morti sopra la trentina.
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