A tutte le 'anime belle' dedichiamo l'immagine di apertura...in tutta la sua innegabile crudezza...ricordate che grazie alla vostra idiozia prima o poi in un carnaio simile ci finirete voi e i vostri figli, vi servirebbe pure da lezione...il problema è che insieme ci finiremo anche noi, i pochi che hanno provato a farvi capire l'idiozia del vostro buonismo 'liberal-chic'.
Trascinare una barella a mano con lo sguardo vagante a cogliere un'ambulanza disponibile a incaricarsi del corpo sofferente e mutilato sopra di essa...questo il 'bel risultato' della vostra "tolleranza", della vostra "accoglienza" estesa imbecillemente alla feccia del creato (terroristi takfiri in primis, seguiti da spacciatori, stupratori, machetatori, picconatori...)
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lunedì 10 aprile 2017
IMMAGINI SCONVOLGENTI della domenica d'inferno in Egitto! Chi lancia missili alla Siria é amico dei responsabili!
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domenica 9 aprile 2017
I takfiri volevano una "Domenica delle Salme"! Dopo la chiesa di Tanta anche la cattedrale copta di Alessandria colpita da una bomba!
Presidenti e Primi Ministri europei e americani fanno la fila come cagnolini di fronte ai bevitori di piscio di cammello (lo fanno veramente! controllate!) sauditi e qatarioti.
I grassi e corrotti pedo-emiri wahabiti e ikhwaniti ridono del servilismo occidentale e intanto danno ai takfiri i soldi necessari ai loro attentati: a Parigi, a Bruxelles, a Berlino, a Stoccolma, ma anche Al Cairo e a Bagdad, tanto per dire.
Il Cristianesimo, svilito e rinnegato dall'Occidente, è ben presente invece nella mente dei barbouzes wahabiti come obiettivo della loro bestiale violenza.After Tanta, another explosion in #Alexandria #Egypt targeted the Pope of Coptic Christians during #PalmSunday mass— maytham (@maytham956) April 9, 2017
2 killed, 21 injured pic.twitter.com/9A5VTXYlxU
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domenica 15 settembre 2013
Uniformi rubate all'Esercito egiziano trovate presso l'Ikhwan di Alessandria! I Fratelli Musulmani han fatto man bassa finché han potuto!
Un esempio del vero e proprio saccheggio di ogni tipo di assetto pubblico compiuto nei mesi del predominio politico dagli uomini della Fratellanza Musulmana é stato scoperto ad Alessandria d'Egitto durante le operazioni di arresto di Mahmoud Ahmed Mohammed Osman, leader locale dell'Ikhwan e direttore dell'associazione "di beneficienza" Rashad.
Nel corso delle perquisizioni collaterali all'arresto del ricercato, infatti, numerosissimi articoli di vestiario militare saccheggiati dai depositi dell'Esercito sono emersi nascosti nelle sedi dell'organizzazione in questione e addirittura nella residenza privata dello stesso Osman.
Questo ritrovamento non fa altro che confermare la mentalità rapace e divisiva della Fratellanza Musulmana che, al contrario delle speranze anche di molti suoi sinceri sostenitori, non ha mai avuto intenzione di creare una società armoniosa per tutta la popolazione egiziana (magari anche edificata su principi islamici, che comunque formano i valori di riferimento della nazione ormai da secoli), ma ha sempre mantenuto un outlook settario e predace, da sciame di cavallette incapace di costruire alcunché.
Nel corso delle perquisizioni collaterali all'arresto del ricercato, infatti, numerosissimi articoli di vestiario militare saccheggiati dai depositi dell'Esercito sono emersi nascosti nelle sedi dell'organizzazione in questione e addirittura nella residenza privata dello stesso Osman.
Questo ritrovamento non fa altro che confermare la mentalità rapace e divisiva della Fratellanza Musulmana che, al contrario delle speranze anche di molti suoi sinceri sostenitori, non ha mai avuto intenzione di creare una società armoniosa per tutta la popolazione egiziana (magari anche edificata su principi islamici, che comunque formano i valori di riferimento della nazione ormai da secoli), ma ha sempre mantenuto un outlook settario e predace, da sciame di cavallette incapace di costruire alcunché.
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mercoledì 14 agosto 2013
Cento morti in Egitto, la giunta di Al-Sisi dichiara il coprifuoco in tutto il paese!
Dopo aver temporeggiato peggio di Quinto Fabio Massimo finalmente la giunta militare al comando del Generale Al-Sisi ha trovato la risolutezza necessaria per sgomberare le piazze del Cairo dai sostenitori del deposto Presidente Morsi e dell'Ikhwan. Negli scontri seguiti, nonostante i deliri dei Fratelli Musulmani che parlano di 2.200 morti, si sono comunque riportate circa un centinaio di perdite umane, alcune anche tra i poliziotti e i militari che sono stati presi a colpi di arma da fuoco da alcuni esaltati.
Anche un cameraman della Televisione SKY, di proprietà del sionista Rupert Murdoch sarebbe stato ucciso durante gli scontri, non é ancora chiaro da chi e in quali circostanze. Non potendo confrontarsi alla pari con Esercito e polizia i 'democratici' Fratelli Musulmani hanno pensato bene di prendersela con la minoranza cristiana tentando di dare fuoco a tre chieste copte. Almeno quattro poliziotti sarebbero morti nel tentativo di difenderle.
Si sarebbero riportati scontri anche nelle città di Suez, Alessandria, nelle cittadine di Minya, Assiut e nella Provincia del Fayyoum. Non si hanno però ancora cifre ufficiali per eventuali bilanci di morti e feriti in queste località. Le autorità militari hanno emanato lo Stato di Emergenza in tutto il Paese e imposto il coprifuoco dalle sette di questa sera (quindi ora é già iniziato) fino alle sei di domani mattina.
Anche un cameraman della Televisione SKY, di proprietà del sionista Rupert Murdoch sarebbe stato ucciso durante gli scontri, non é ancora chiaro da chi e in quali circostanze. Non potendo confrontarsi alla pari con Esercito e polizia i 'democratici' Fratelli Musulmani hanno pensato bene di prendersela con la minoranza cristiana tentando di dare fuoco a tre chieste copte. Almeno quattro poliziotti sarebbero morti nel tentativo di difenderle.
Si sarebbero riportati scontri anche nelle città di Suez, Alessandria, nelle cittadine di Minya, Assiut e nella Provincia del Fayyoum. Non si hanno però ancora cifre ufficiali per eventuali bilanci di morti e feriti in queste località. Le autorità militari hanno emanato lo Stato di Emergenza in tutto il Paese e imposto il coprifuoco dalle sette di questa sera (quindi ora é già iniziato) fino alle sei di domani mattina.
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martedì 23 aprile 2013
Dopo le violenze del fine settimana arrivano le dimissioni del Ministro della Giustizia egiziano!
Dopo i gravi scontri del week-end, che soltanto per un miracolo non si sono trasformati in una carneficina, concludendosi con un bilancio di oltre ottanta feriti di cui una dozzina piuttosto gravi, il Ministro della Giustizia Ahmed Mekky ha inviato la propria lettera di dimissioni, non al capo dell'Esecutivo Qandil (come ci si sarebbe aspettati) ma direttamente al Presidente Mohammed Mursi.Nella missiva Mekky si augura che le proprie dimissioni possano essere utili nella prospettiva di un abbassamento delle tensioni polemiche che sono state alla base dei torbidi dei giorni scorsi; Mursi, nel frattempo aveva annunciato ai media di avere in cantiere una "profonda riforma" degli organi giudiziari egiziani, da più parti considerati un vero e proprio 'bastione' di personalità legate al vecchio regime di Mubarak.
"Riforme e cambiamenti saranno guidati dalla necessità di fare il meglio per i desideri e i bisogni della cittadinanza; l'obiettivo sarà di venire incontro alle richieste della popolazione". Ha chiosato il Capo dello Stato, parlando ai microfoni dei media nazionali.
sabato 20 aprile 2013
Ancora caos e scontri in Egitto, oltre ottanta feriti al Cairo, violenze anche ad Alessandria e Daqahliyah!!
Nella giornata di ieri si é rischiata la vera e propria strage al Cairo quando due manifestazioni "parallele", l'una promossa dall'Ikhwan musulmana e sostenuta dalla sua propaggine politica, l'altra riconducibile ai partiti e ai movimenti di opposizione, sono venute in contatto davanti al palazzo cairota della Corte Suprema. Nel bailamme che ne é seguito si sono sentiti numerosi spari, si sono viste sassaiole da entrambe le parti e sono stati appiccati incendi a veicoli e a strutture, con un complessivo bilancio di oltre ottanta feriti.
Per fortuna non ci sono stati morti e tra gli accettati nei vari pronto soccorso della città ben sessantanove sono stati dimessi entro stamane; inoltre scontri di molto minore entità si sono registrati ad Alessandria e Daqahilyah, con bilanci di due ed un ferito rispettivamente.Le proteste sono state scatenate dalla decisione di rimuovere dalla Procura Generale Abdel Meguid Mahmud e installare al suo posto Talaat Abdallah. Molti in Egitto vedono la Magistratura, fedele esecutrice delle volontà di Mubarak ai tempi dello Stato di Emergenza come l'ultimo bastione di uomini dell'ex-regime e anche la recente decisione di considerare scaduti i termini massimi di carcerazione preventiva per le accuse di complicità in omicidio é stata vista da molti cittadini egiziani come un 'favore' a Mubarak.
Bisogna notare però che, comunque, l'ex-'Faraone' non tornerà libero in conseguenza di tale verdetto, venendo trattenuto in carcere per le accuse di corruzione e malversazione.
domenica 16 dicembre 2012
Le proiezioni sul referendum egiziano danno le opposizioni ancora sconfitte: i "sì" sarebbero al 56%!
Dai dati preliminari arrivati dai 6300 seggi in dieci governatorati in cui si sono tenute le operazioni di voto per l'approvazione della Carta Costituzionale elaborata in questi mesi dall'apposita commissione apparirebbe che la multicefala e variopinta congrega di 'oppositori' all'Ikhwan e al Presidente Mursi abbia rimediato una nuova sconfitta.
Divisa tra un iniziale appello alla diserzione delle urne e poi un tardivo 'dietro front' con la raccomandazione di votare "No" sembra che solo meno del 44 per cento dei votanti abbia seguito tale appello, lasciando la maggioranza assoluta ai sostenitori della nuova Carta.
Il resto dei seggi non coinvolti dalla tornata referendaria di ieri verrà chiamato al voto il prossimo sabato, 22 dicembre. Dopo il ritiro del Decreto che gli avrebbe garantito ampi poteri sembra finalmente che il Presidente Mursi sia riuscito a segnare un punto a suo favore.
Divisa tra un iniziale appello alla diserzione delle urne e poi un tardivo 'dietro front' con la raccomandazione di votare "No" sembra che solo meno del 44 per cento dei votanti abbia seguito tale appello, lasciando la maggioranza assoluta ai sostenitori della nuova Carta.
Il resto dei seggi non coinvolti dalla tornata referendaria di ieri verrà chiamato al voto il prossimo sabato, 22 dicembre. Dopo il ritiro del Decreto che gli avrebbe garantito ampi poteri sembra finalmente che il Presidente Mursi sia riuscito a segnare un punto a suo favore.
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sabato 15 dicembre 2012
Dopo giornate di scontri, feriti e appelli incrociati dovrebbe iniziare oggi il Referendum sulla nuova Costituzione egiziana!
Mohammed Mursi ha rinunciato al Decreto che gli avrebbe attribuito poteri amplissimi, ma ha tenuto duro sul referendum costituzionale previsto per oggi, concedendo solo un supplemento di votazione (inizialmente non previsto) che prolungherà le operazioni anche al prossimo sabato.
Ma la situazione all'ombra delle Piramidi non é affatto tranquilla e, con l'opposizione (ricordiamo composta da frange mubarakiste, nasseriti, progressisti, laicisti e "liberali" vari) che con El Baradei e Amr Moussa chiede ai suoi (molti?) sostenitori di boicottare ogni operazione di voto e con le moschee che ieri si sono trasformate in centri di propaganda pro-Mursi e pro-Referendum, si sono registrati scontri anche violenti al Cairo e ad Alessandria per tutto il pomeriggio e la serata di ieri. Il tasso di affluenza segnerà la popolarità della linea presidenziale e, per estensione, dell'appeal dei partiti religiosi su un'opinione pubblica che é ormai profondamente diversa da quella che esisteva nel paese solo sei mesi fa.
Allora i sostenitori della Rivoluzione scelsero Mursi contro l'Ex-dignitario di Mubarak Ahmed Shafiq, ora invece un rift incolmabile sembra separi l'Ikhwan e il suo partito dai cosiddetti "moderati" che non hanno battuto ciglio all'accozzarsi coi sopravvissuti del regime.
Ma la situazione all'ombra delle Piramidi non é affatto tranquilla e, con l'opposizione (ricordiamo composta da frange mubarakiste, nasseriti, progressisti, laicisti e "liberali" vari) che con El Baradei e Amr Moussa chiede ai suoi (molti?) sostenitori di boicottare ogni operazione di voto e con le moschee che ieri si sono trasformate in centri di propaganda pro-Mursi e pro-Referendum, si sono registrati scontri anche violenti al Cairo e ad Alessandria per tutto il pomeriggio e la serata di ieri. Il tasso di affluenza segnerà la popolarità della linea presidenziale e, per estensione, dell'appeal dei partiti religiosi su un'opinione pubblica che é ormai profondamente diversa da quella che esisteva nel paese solo sei mesi fa.
Allora i sostenitori della Rivoluzione scelsero Mursi contro l'Ex-dignitario di Mubarak Ahmed Shafiq, ora invece un rift incolmabile sembra separi l'Ikhwan e il suo partito dai cosiddetti "moderati" che non hanno battuto ciglio all'accozzarsi coi sopravvissuti del regime.
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lunedì 18 giugno 2012
Mohammed Mursi vince le elezioni presidenziali egiziane; il popolo canta: "Tantawi, annulla anche queste se hai coraggio!"
Il leader del Partito di Libertà e Giustizia (FJP), braccio politico della Fratellanza Musulmana, Mohammed Mursi, é il nuovo Presidente dell'Egitto; il primo eletto democraticamente dal popolo. Secondo il suo comitato elettorale, le cui affermazioni sono sostanziate dai più autorevoli osservatori internazionali, il candidato si é conquistato il 51,8 per cento del voto popolare al ballottaggio contro Ahmed Shafiq, l'uomo della restaurazione sostenuto dalla junta militare di Tantawi e da tutti i sopravvissuti del vecchio regime.Scene di celebrazione e gioia si susseguono in tutto l'Egitto, dove la popolazione si é mobilitata a sostegno di Mursi per non permettere che la Rivoluzione di Piazza Tahrir venisse snaturata e 'scippata' dai provvedimenti dei militari che poco prima del ballottaggio hanno obbilgato la Corte Costituzionale a dichiarare invalide le elezioni dello scorso novembre.
"Tantawi, annulla anche queste!" canta la gente in piazza, riferendosi ironicamente alle presidenziali che ancora una volta, nonostante tutti i tentativi di favorire Shafiq in maniere palesi ed occulte (anche con l'aiuto dei fondi delle monarchie petrolifere del Golfo) hanno visto prevalere il rappresentante del partito islamico moderato, già protagonista delle politiche dove raccolse il 47,9 per cento dei voti.
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sabato 16 giugno 2012
In Egitto si aprono le urne tra rabbia popolare e timori di brogli: adesso tutti sostengono Mursi contro la restaurazione di Shafiq!
L'Egitto é al culmine della tensione nel week-end in cui si aprono i seggi per la due-giorni elettorale che vedrà il leader del Partito di Libertà e Giustizia Mohammed Mursi contendere all'Ex-premier di Mubarak Ahmed Shafiq la poltrona di Presidente nella prima elezione democratica per la massima carica egiziana. Gli animi della popolazione sono infiammati dalla sentenza della Corte Suprema che ha sciolto il Parlamento e respinto la legge di esclusione elettorale che avrebbe messo fuori gioco Shafiq dal ballottaggio ma, forse, l'iniziativa dei giudici pilotati dal Maresciallo Tantawi e dai suoi colleghi é stata prematura e mal calcolata visto che adesso, in sua conseguenza, anche fasce di elettorato che prima non sostenevano Mursi o l'Ikhwan si sarebbero decisi a votarlo per sbarrare la strada alla restaurazione del vecchio regime di cui Shafiq é l'incarnazione e il principale volto pubblico.
Certi rappresentanti della Fratellanza Musulmana sono arrivati persino a "congratularsi" ironicamente con Tantawi e lo SCAF per aver 'consegnato' loro nuovi sostenitori. Mursi ad ogni modo era già dato ampiamente favorito nella disfida contro Shafiq, come avevano annunciato anche i voti degli egiziani all'estero, tra cui il candidato dell'FJP ha fatto registrare preferenze all'80 per cento contro il rivale. Intanto nella giornata di ieri dopo la fine delle preghiere nelle moschee si sono registrate imponenti manifestazioni al Cairo ma anche ad Alessandria, durante le quali migliaia di persone hanno gridato la loro opposzione a ogni tentativo di 'ritorno al passato' agitando scarpe e bruciando effigi del candidato presidenziale e dei leader dello SCAF.
Intervistato dall'emittente iraniana PressTV, Waleed Haddad, portavoce dell'FJP ha espresso la sua convinzione che il popolo egiziano, di fronte ai maldestri tentativi dei militari di deviare a loro favore il corso degli eventi e di contenere e snaturare la libera espressione della volontà popolare reagirà dando ancora più forza e sostegno a quei rappresentanti, a quei partiti, a quei candidati che promettono un completo cambio di rotta rispetto al passato, finendo per premiare ulteriormente l'Ikwhan e la sua espressione politica, appunto, il Partito di Libertà e Giustizia.
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venerdì 25 novembre 2011
Ancora scontri al Cairo, Alessandria, Ismailia: si comincia a parlare di 'passaggio di poteri' mentre si designa un nuovo Premier!
Decine di migliaia di persone continuano a presidiare Piazza Tahrir al Cairo, in una capitale egiziana che, dopo il sesto giorno di manifestazioni e scontri, è tornata indietro nel tempo esattamente a dieci mesi fa, all'apice delle manifestazioni che, condotte con costanza e determinazione non dissimili da quelle cui abbiamo assistito negli ultimi giorni, condussero in ultimo alle dimissioni di Hosni Mubarak e all'inizio di un 'interregno' di cui forse stiamo vivendo l'ultimo atto.
Un annuncio, probabilmente tardivo dopo quasi quaranta manifestanti uccisi, in cui il Maresciallo Tantawi si é dichiarato per la prima volta disponibile a mettere in prospettiva un rapido "passaggio di poteri" ad autorità civili, previo referendum popolare, non ha avuto l'effetto sperato dai suoi estensori nel 'disinnescare' la protesta popolare, che é anzi continuata con nuove segnalazioni di scontri a Ismailia, nel Nordest dell'Egitto e nella metropoli portuale di Alessandria.
Intanto Kamal Ghanzouri ha accettato di ricoprire nuovamente l'incarico di Premier (carica che rivestì già dal 1996 al 1999) sostituendosi al dimissionario Essam Sharaf, che ha rimesso il mandato insieme al resto dei suoi colleghi e collaboratori di fronte al continuo aumentare delle vittime durante l'ultimo week-end. Ghanzouri prima di essere capo dell'Esecutivo servì come Ministro della Pianificazione e della Cooperazione Internazionale ed ha una conoscenza approfondita e dettagliata degli apparati statali egiziani.
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lunedì 21 novembre 2011
Sale ancora il bilancio degli scontri in Egitto: "I morti sono 22", "No, sono 35" e un Ministro si dimette!
Il Ministero della Salute egiziano ha aggiornato la conta dei morti negli scontri che si stanno susseguendo ancora in queste ore attorno a Piazza Tahrir, nella capitale del paese, parlando di 22 vittime accertate; tuttavia, secondo quanto riportato dalla France Presse, fonti mediche degli ospedali cairoti parlerebbero di un bilancio più pesante, per ora attestato attorno alle 35 vittime.
Sono ormai tre giorni che la popolazione civile si scontra con poliziotti e militari chiedendo una più rapida e decisa transizione dal regime di interim inaugurato dopo la caduta di Mubarak con l'instaurazione del Consiglio Supremo delle Forze Armate presieduto dal Maresciallo Tantawi verso un ordinamento a guida civile e sostenuto dalla legittimazione democratica di libere elezioni. Scontri pesanti anche se non così sanguinosi come quelli del Cairo sono registrati anche ad Alessandria, Suez e Ismailia.
Intanto l'Esecutivo di transizione comandato da Essam Sharaf perde un Ministro; Emad Abu Ghazi, già titolare del dicastero della Cultura ha rassegnato le proprie dimissioni in protesta contro la maniera brutale e sanguinosa con cui i militari stanno affrontando una protesta pacifica che vede civili disarmati in piazza per chiedere che venga mantenuto quanto loro promesso all'atto delle dimissioni di Hosni Mubarak.
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domenica 20 novembre 2011
Tre morti e settecento feriti al Cairo e ad Alessandria, dove il popolo contesta i generali amici di Washington e Tel Aviv!
Secondo i rapporti dell'agenzia Reuters gravi scontri sarebbero iniziati al Cairo quando la polizia ha iniziato a fare uso di gas urticanti e proiettili 'di gomma' contro i componenti di un sit-in che protestava per una maggiore celerità nella dismissione della giunta militare di transizione e un rapido passaggio a un Governo democratico scelto liberamente con elezioni.
Ahmed Mahmoud, dimostrante ventitreenne, colpito in pieno sterno da un proiettile della polizia, sarebbe in seguito morto per la frattura sostenuta alla gabbia toracica. Secondo il portavoce del Ministero della Salute negli scontri vi sarebbero stati oltre seicento feriti.
Due morti si sono registrati anche ad Alessandria dove cecchini delle forze dell'ordine hanno aperto il fuoco contro dimostranti che manifestavano dinanzi alla sede del 'Direttorato di Sicurezza'. Il Consiglio delle Forze Armate é oggetto di critiche veementi per la sua studiata lentenzza nel gestire la transizione dal regime di Mubarak alla Democrazia e per le scappatoie legali che sta approntando in modo che nessuno dei militari (nominati dall'ex dittatore e a lui fedeli fino all'ultimo) possa venire perseguito per i suoi crimini precedenti.
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domenica 9 ottobre 2011
Scontri al Cairo tra manifestanti copti e i soldati della Giunta Tantawi: sei i morti!
Forze militari egiziane, mobilitate per ordine della Giunta di Transizione guidata dall'ex-Ministro della Difesa Maresciallo Tantawi hanno impiegato forza letale contro la manifestazione della comunità copta della capitale, uccidendo quattro dimostranti e riportando a loro volta due vittima tra i loro ranghi; altre trenta persone sarebbero rimaste più o meno gravemente ferite negli scontri, che hanno avuto luogo nei pressi della sede di un'emittente televisiva.
Le forze armate avrebbero sparato munizioni di piombo contro la folla di manifestanti pacifici che cantavano slogan contro la Giunta e Tantawi, auspicando una rapida transizione di poteri verso un'amministrazione totalmente civile e priva di legami col vecchio regime di Mubarak. In seguito una parte della folla si sarebbe lanciata contro gli uccisori e feritori dei loro compagni, dando luogo a un corpo a corpo durante il quale due soldati sono stati uccisi e diversi mezzi militari sono stati dati alle fiamme.
In Egitto i copti, cristiani d'Oriente, sono circa il dieci per cento della popolazione e, sotto il regime di Mubarak, venivano spesso vessati e sottoposti ad angherie e campagne di denigrazione, per dare all'opinione pubblica un obiettivo su cui scaricare i suoi malesseri. Ancora poco prima della sua deposizione Mubarak diede ordine alla sua polizia segreta di 'cucinare' l'attentato alla chiesa di Alessandria costato numerose vittime, per poter spendere con gli alleati Usa e Israeliani la nozione che il suo paese era sede di attività terroristiche. Il Ministero dell'Interno di Mubarak trovò alcuni estremisti musulmani (Abdelrahman Ahmed Ali, Ahmed Mohamed Khaled e Mohammed Abdelhadi) da 'pilotare' a dovere nell'utile 'auto-attentato', che però non salvò la poltrona del 'Faraone'.
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lunedì 22 agosto 2011
"Le vostre scuse non sono abbastanza, il sangue egiziano non si può versare senza conseguenze!"
Il Governo egiziano considera le "scuse" manifestate nelle ultime ore dal Ministro della Guerra sionista Barak e dal Presidente (ed ex-Criminale di Guerra) Shimon Peres per l'uccisione di guardie di confine del Cairo nel corso delle sconsiderate incursioni armate contro Gaza come "inappropriate e non sufficienti" a chiudere la frattura diplomatica che si é generata tra il Paese delle Piramidi e Tel Aviv.
"Stiamo parlando di un grave incidente che ha oltraggiato il popolo egiziano; il sangue dei nostri cittadini, in uniforme o meno, non é qualcosa che si possa versare a cuor leggero", questo il sunto delle dichiarazioni di Sharaf e della Giunta di Transizione che, tuttavia, vedono positivamente l'invito a formare una commissione di indagine mista sull'incidente purché il procedimento sia "rapido" e porti a risultati conclusivi e chiari.
Intanto continuano le proteste attorno all'ambasciata sionista del Cairo, ma anche attorno al consolato di Alessandria, dove migliaia di persone serrano da presso gli edifici chiedendo l'immediata partenza (o espulsione) del personale diplomatico e l'interruzione delle relazioni ufficiali col Regime dell'Apartheid, che l'Egitto accettò come conseguenza dell'umiliante 'Accordo di Camp David',
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giovedì 28 luglio 2011
Javanfekr: "Il processo di riavvicinamento tra Iran ed Egitto é ormai inarrestabile!"
Il Consigliere per le Relazioni con i Media del Presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejahd, Ali Akbar Javanfekr ha dichiarato nella giornata di ieri che il miglioramento già attualmente in corso delle relazioni bilaterali tra Teheran e il Cairo "aiuterà la radicale trasformazione e lo sconvolgimento di decennali equilibri di potere nella regione", arrivando a definire Egitto e Iran "Le vere e proprie 'ali culturali' del Medio Oriente e del Mondo Musulmano".
In effetti, fin dai tempi dei Faraoni di Luxor e Tebe e dei Re dei Re di Persepoli e Ctesifonte, pochi paesi hanno esercitato un'influenza tanto grande sulla Storia e sulla Cultura non soltanto del Medio Oriente, ma del mondo intero, adesso, nel bel mezzo di un "riallineamento dell'asse del potere mondiale" che vede Europa e soprattutto Stati Uniti di fronte al declino apparentemente inarrestabile di una supremazia mondiale durata quasi trecento anni (di cui meno di cento effettivamente egemonizzati dalla potenza a stelle e strisce), sembra proprio che le opportunità per i due paesi di riconquistare fette più grandi di prestigio e influenza nell'area siano decisamente presenti e l'atmosfera favorevole a un simile sviluppo.
"I nostri nemici sanno fin troppo bene che mano a mano che Egitto e Iran si riavvicinano tutti i popoli della regione si sveglieranno e i burattini e i servi dell'imperialismo straniero perderanno potere e influenza"; queste frasi sembrano riferirsi fin troppo chiaramente alle continue manifestazioni di massa che scuotono ormai da mesi paesi come lo Yemen, il Barhein, la Giordania e persino, seppure su scala minore, la monarchia assoluta di Casa Saoud, garante degli interessi petroliferi Usa.
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giovedì 14 luglio 2011
La giunta di Tantawi pospone le elezioni in Egitto rimandandole a novembre: il Maresciallo sta giocando col fuoco?
Quanti pensavano che in Egitto la situazione fosse in via di "normalizzazione" dopo la cacciata del tiranno Mubarak e il passaggio dei poteri alla giunta militare di transizione stanno avendo in questi giorni delle secche e nette smentite: esasperati dall'incapacità dei militari di condurre una decisa e profonda campagna di "de-mubarakizzazione" dell'apparato statale (quando invece i processi militari ai dimostranti catturati durante gli scontri di gennaio si celebrano in modo spiccio) il popolo é infatti tornato in piazza a dimostrare, nonostante le infernali temperature estive.
Adesso, dopo cinque giorni di sit-in a Suez, ad Alessandria e persino nell'iconica Piazza Tahrir, il Maresciallo Tantawi fa una nuova mossa azzardata arrivando a spostare d'imperio l'annunciata data delle elezioni politiche (la prima consultazione libera e democratica nel paese) da settembre a novembre. Ovviamente la società civile non ha preso bene la notizia, accusando i generali di voler estendere il loro periodo di controllo pressoché totale dello Stato per poter meglio coprire le spalle ai boiardi e ai manutengoli del vecchio autocrate Mubarak.
La situazione é tesissima in tutto il paese e, con ulteriori mosse inconsulte di Tantawi e soci, si potrebbe benissimo tornare ai disordini di inizio anno, questa volta contro una classe militare che ha pensato di poter "giocare col fuoco" negando al popolo il cambiamento per il quale ha lottato duramente versando il tributo di sangue di ben 846 vittime.
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martedì 12 luglio 2011
Dimostranti accampati in piazza in Egitto vogliono le dimissioni di Tantawi, scontri a Suez
Il sit-in di massa iniziato venerdì non si é esaurito col week-end, all'alba di martedì sono ancora migliaia le persone che occupano pacificamente le piazze ad Alessandria, Suez, Il Cairo e numerose altre città più piccole. In particolare a Suez si sarebbero registrati scontri tra la polizia e i manifestanti, l'Associated Press riporta le dichiarazioni di dimostranti che denunciano il comportamento brutale delle autorità, punto differente da quello messo in atto sotto il regime di Mubarak.
Coloro che sono scesi in piazza domandano processi rapidi e severi per gli oligarchi e gli esponenti della dittatura caduta a febbraio e una chiara tabella di marcia per la transizione alla Democrazia. "Regime non vuole dire solo Mubarak e i suoi ministri", spiega un attivista in piazza Tahrir "ci sono dozzine, centinaia di burocrati e amministratori che devono la loro posizione all'ex-tiranno, lasciarli al loro posto è pericoloso".
I manifestanti hanno anche iniziato a chiedere le dimissioni del Maresciallo Mohamed Hussein Tantawi, capo della Giunta militare di Transizione, nonché lo stop immediato a tutti i processi a coloro che sono stati arrestati durante le proteste di gennaio e febbraio. Già perché mentre oligarchi e membri della cerchia di Mubarak beneficiano di 'maniche larghe' e sentenze lenienti nei procedimenti a loro carico gli arrestati nelle proteste di inizio anno stanno venendo giudicati (e condannati) quasi come se il 'cambio di regime' non ci fosse stato.
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sabato 9 luglio 2011
Il Cairo, Suez e Alessandria protestano contro la Giunta di Transizione: "Vogliamo un vero repulisti contro gli uomini del regime!"
Indignati per la "manica larga" mostrata dalla Giunta militare di transizione nei confronti di boiardi di stato e responsabili di violenze e omicidi durante l'inutile tentativo di repressione delle proteste popolari di gennaio e febbraio migliaia di egiziani sono tornati in piazza non soltanto nella capitale, riprendendo possesso dell'iconica piazza Tahrir, ma anche nelle importanti città di Alessandria e Suez.
E' la prima volta che una 'reprise' di manifestazioni si estende al di là del Cairo e, forse, questa volta l'etichetta di "Secondo tempo della Rivoluzione" potrebbe non essere esagerata. Causa scatenante della nuova ondata di dimostrazioni é stata l'assoluzione di sei imputati in un processo per corruzione conclusosi martedì scorso. Membri dell'apparato politico affaristico di Mubarak se la sono cavata via via sempre più a buon mercato dopo una prima ondata di condanne 'esemplari' inflitte ad accusati di alto profilo.
I manifestanti lamentano che senza colpire a fondo i 'baroni' che hanno costruito fortune immense durante la dittatura della 'Vacca che ride' non sarà possibile una vera riforma della società; inoltre, quasi nessuno dei responsabili dell'apparato repressivo e poliziesco é stato finora condannato per le violenze che portarono alla morte di 846 persone prima delle dimissioni di Mubarak.
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mercoledì 16 marzo 2011
Nuovo atto di pirateria in acque internazionali compiuto dalla marina israeliana!
Le motovedette armate della marina israeliana, evidentemente 'stanche' di esercitarsi al tiro a segno contro pescatori palestinesi inermi o contro i loro natanti, hanno trovato un nuovo 'diversivo' per ingannare la noia tra un "pogrom" e l'altro -visto che l'ultima campagna di vessazione e aggressione contro i Palestinesi si sta svolgendo in Cisgiordania e, forzatamente, la Marina delle forze armate più (im)morali del mondo non può prendervi parte-.
I pattugliatori israeliani, infatti, si sono fatti sotto al cargo "Victoria", battente bandiera liberiana, che incrociava a 200 miglia nautiche dalla costa dello Stato ebraico, ben al di là di ogni giurisdizione legittima della marina sionista e, armi alla mano, hanno intimato al Capitano dello stesso di lasciarsi dirottare verso un porto sionista.
Il mercantile, che era partito da Mersin, in Turchia, e puntava verso Alessandria (e non sarebbe dunque nemmeno entrato nelle acque territoriali israeliane se fosse stato lasciato libero di proseguire la sua rotta), non ha potuto che cedere alla violenza del nuovo atto di pirateria in alto mare messo a segno dalle navi israeliane.
Il quotidiano sionista Yedihot Ahronot ha poi riportato la patetica 'giustificazione' degli ammiragli a sei punte: "la nave liberiana avrebbe trasportato 'armi' per la Striscia di Gaza"; puntualmente, alle ispezioni israeliane, non sono seguite scoperte degne di nota a bordo della Victoria...ci si aspetta che l'armatore presenti a Tel Aviv una cospicua parcella per danni morali e materiali!
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Yedioth Ahronot
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