Pnina Tamano-Shata é una sionista di origine etiope che é stata portata a invadere e occupare la Palestina dai genitori, all'età di tre anni. Vivere in una terra non sua non l'ha mai preoccupata, né le ha mai causato problemi di coscienza servire nell'esercito che reprime la popolazione legittima della Palestina, ne porta avanti il genocidio e prende parte (o ha preso parte) ad aggressioni e occupazioni illegali di territori stranieri.
La Tamano-Shata era così contenta di vivere in un regime razzista illegittimo da darsi alla politica in una delle molte formazioni politiche che sostengono il regime di invasione e farsi persino eleggere al Parlamento di Tel Aviv.
La Tamano-Shata si é accorta di vivere in un paese razzista (o meglio, la cosa le ha dato fastidio) solo quando, rispondendo a un invito alla donazione di sangue per l'MDA (magen david adom, l'organizzazione che fa la funzione di Croce Rossa nei territori invasi dai sionisti per i soli sionisti, visto che essi rifiutiano di affiliarsi al Comitato Internazionale Croce Rossa e Mezzaluna Rossa) si é vista rifiutare la donazione.
Il rifiuto é stato giustificato dalla banca del sangue con pretesti ridicoli (l'alta incidenza di HIV in Etiopia, dove la Tamano-Shata non vive più da 29 anni).
Questo non é che uno dei
mille episodi di discriminazione del regime ebraico contro i suoi cittadini di etniia africana e negra, come già hanno dimostrato i nostri articoli sulla
sterilizzazione forzata di donne di origine etiopica.
Adesso la parlamentare si é lanciata in una crociata personale contro le banche del sangue sioniste e le loro politiche, denunciandole come 'razziste'.
MA il razzismo le stava bene quando si trattava di occupare la terra palestinese e derubarla delle sue risorse.
MA il razzismo le stava bene quando si trattava di indossare l'uniforme per reprimere e ammazzare i Palestinesi.
MA il razzismo le stava bene quando si trattava di occupare o invadere il Sud del Libano.
Invitiamo
la sionista negra Tamano-Shata e tutti i suoi simili a ripensare profondamente le loro vite e le loro esistenze e a capire che non esiste un futuro per loro nel regime ebraico illegale e a tornare piuttosto nei loro paesi d'origine per contribuire come possono al loro sviluppo e alla loro autonomia e indipendenza!