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sabato 21 luglio 2018

Haftar: "Non permetteremo la presenza di forze militari straniere sul nostro territorio, nemmeno per frenare il traffico di clandestini!"

Il Generale Haftar é un vero patriota libico.

E si esprime come tale.

Non c'é altro da aggiungere.

Come ho scritto più volte l'Italia ha avuto la grande chance di diventare partner privilegiato di Haftar, ma l'ha buttata via per la cronica insipienza e subalternità della sua classe dirigente, incapace di capire i meccanismi dell'agone internazionale e preoccupata solo di piccole questioni di bottega interna ed elettorale.

mercoledì 4 luglio 2018

L'insipienza geopolitica di Salvini & company danneggia enormemente gli interessi italiani in Libia!

"Prima gli Italiani"...e poi sotto una 'bella' bandiera sionista. Vabbé allora chiudete tutto!

La Lega è filorussa.
La Lega é anticinese.
La Lega é filoTrump.
La Lega é "anti-islamica".
La Lega é filosionista.

Con questi presupposti, non si va da nessuna parte.

Qualunque movimento politico che aspiri a guidare un grande paese (e l'Italia, piaccia o no agli anti-italiani liberal-chic, lettori dell'Espresso e di Repubblica, compratori dei dotti tomi di sapienza di Corrado Augias e Roberto Saviano E' UN GRANDE PAESE) deve avere una classe dirigente in grado di capire e interpretare la complessità dello scenario internazionale e di disegnare una strategia vincente per inserirvisi e giocarvi un ruolo consono alla Storia e alla Cultura della Nazione.

E, sono costretto a dirlo con grande, grandissimo rammarico, la Lega non é meglio di tutti gli altri partiti italiani degli ultimi 30 anni, che guarda agli scenari mondiali proiettandovi ansie, interessi, calcoli MERAMENTE INTERNI.

venerdì 14 giugno 2013

Bill Clinton, burattino di Sion, vorrebbe costringere Obama ad attaccare la Siria per compiacere i suoi padrini di Tel Aviv!

Probabilmente non si può trovare un Presidente che abbia più nuociuto alla credibilità, al prestigio, all'immagine della carica di POTUS (President of the U.S.) di Bill Clinton. Questa sottospecie di 'Rutelli dell'Arkansas', sospinto fino allo Studio Ovale nel corso di una campagna elettorale che non avrebbe dovuto avere storia dagli sforzi frenetici della 'Lobby a Sei Punte' ansiosa di mettere CHIUNQUE alla Casa Bianca pur di 'punire' Bush Sr. che aveva "osato" spingere Tel Aviv al tavolo di Madrid con la minaccia di ridurre o annullare gli annuali trasferimenti di miliardi di dollari Usa che, sottratti alle tasche dei contribuenti americani, tengono in piedi il malandato carrozzone sionista in Palestina (senza quel denaro il regime ebraico di occupazione semplicemente non potrebbe esistere).

Ora, con la moglie messa fuori gioco da gravi motivi di salute, la Lobby sionista americana rimette in campo questo vetusto arnese, maldestro speculatore immobiliare, maldestro adoperatore di sigari sessuali contro stagiste, mentitore di fronte a commissioni d'inchiesta, per fargli dire che, nonostante il parere contrario della maggioranza assoluta degli americani, "Obama dovrebbe prendere l'iniziativa di attaccare la Siria".

Chi si trovasse a prendere consigli di politica estera da Clinton, che bombardava 'a casaccio' Irak e Sudan nel disperato tentativo di distrarre l'opinione pubblica dall'ultima delle sue 'marachelle' che aveva appena raggiunto i mezzi di comunicazione, avrebbe veramente gravi problemi di cervello come la foto che abbiamo selezionato per accompagnare questo articolo sembra, sarcasticamente, sottintendere.

E' proprio di questi giorni un sondaggio NBC/WSJ secondo il quale il 24 per cento degli Americani ritiene che la Casa Bianca dovrebbe ignorare completamente quel che sta accadendo in Siria, il 42 per cento vorrebbe che gli Usa versassero contributi solo e soltanto per alleviare le condizioni dei profughi, e soltanto il 26 per cento raccomanderebbe un qualche genere di intervento armato o di natura militare.

giovedì 15 marzo 2012

Il Ministro degli Esteri malese ripete: "Nessun genere di rapporto con il regime ebraico!"


Datuk Hanifa Aman, titolare del dicastero degli Esteri malese ha riaffermato, alla luce degli ultimi, sanguinosi attacchi aerei israeliani contro la popolazione civile della Striscia di Gaza e contro i rappresentanti dei suoi movimenti di Resistenza, che Kuala Lumpur non ha alcuna intenzione di modificare la propria politica nei confronti dell'Occupazione sionista della Palestina, che consiste appunto nel non avere rapporto con essa e non riconoscerle alcuna pretesa di legittimità.

Aman ha approfittato di una seduta parlamentare nel corso della giornata di ieri per dare voce alla "grave preoccupazione" del Governo malese nei confronti degli abitanti del ghetto palestinese assediato e anche di quelli della Cisgiordania, dove, in barba ad 'accordi' e 'road map' la costante infiltrazione di avamposti di fanatici giudei armati aggiunge focolai di violenza e pulizia etnica che mettono in pericolo la vita e la sicurezza di milioni di legittimi residenti della regione.

Il Ministro ha garantito che "La Malesia continuerà a sostenere in ogni agone politico internazionale i Diritti innegabili del Popolo di Palestina e non lesinerà sforzi, nell'ambito delle sue capacità, per estendere aiuto economico, umanitario, sanitario per la Striscia di Gaza e, dove necessario anche per la Cisgiordania".
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martedì 15 febbraio 2011

Da Via San Luca a Piazza Tahrir: riflessioni genovesi sull'Egitto e il futuro della sua Rivoluzione

Ieri incontro-dibattito da Assolibro, nel centro storico di Genova; quattro relatori, pubblico piuttosto numeroso per un pomeriggio di lunedì, molto interessato, discretamente vivace.
Lo spazio incontri di Assolibro in via San Luca (immagine di repertorio)
Uno dei relatori fa notare che resi i dovuti e fondamentali omaggi ai giovani che hanno organizzato, dal 2008 al 25 gennaio scorso, la rete di contatti informatici che ha dato abbrivio al movimento di protesta egiziano esso ha "detonato" solo e soltanto quando a esso si sono uniti, in massa, gli scioperanti delle fabbriche tessili, delle industrie, insomma, la Classe Lavoratrice.

I giovani sono stati la scintilla, Twitter e Facebook la miccia, ma, come tante, tante volte, la "gente che lavora" ha fornito la massa critica, l'esplosivo che ha fatto da mina sotto il trono del faraone.

Gli stessi blogger lo ammettono, lo riconoscono, leggo adesso una dichiarazione di Hossam El-Hamalawy che recita: "La prossima piazza Tahrir é nei posti di lavoro"; si sentono, si leggono parole che erano state date per morte e sepolte o quantomento per disperse negli ultimi quarant'anni, dal '68 in avanti: "democrazia diretta", "mobilitazione permanente", "organizzazione di consigli".

Benvenuti nel XXI Secolo.

Ma torniamo al qui e all'ora, anzi al "là", all'Egitto...tutti nel paese sanno che Washington, Tel Aviv e Ryiadh, per motivi e finalità diverse, hanno in uggia la nascita di una effettiva democrazia all'ombra della Sfinge, a questi avversari che possiamo considerare "irriducibili" (a meno che gli Usa non smettano di essere una potenza imperialista/neocolonialista, che Israele non smetta di essere uno stato etnocratico e militarista e che l'Arabia Saudita non smetta di essere una dinastia conservatrice e retriva, il che ora come ora é impossibile in tutti e tre i casi), a questi, dicevamo, bisogna aggiungere i "compradores" che erano abituati a fare buoni, ottimi affari con l'Egitto di Mubarak, che rappresentano una minaccia minore, ma che potrebbe dare molto fastidio se si unisse con una delle minacce maggiori (più probabilmente con le prime due).
Sami Hafez Anan (a sinistra) col Generale usa Steve Whitcomb.

Aspettiamoci pure che "almeno" un generale partecipi alle elezioni presidenziali: su di lui convergerebbe il supporto di tutta la classe privilegiata sotto Mubarak, sarebbe l'unica scelta sensata, Omar "il torturatore" Suleiman non ha alcuna chance di coalizzare attorno a sé alcun genere di seguito, molto molto meglio puntare su un cavallo militare, propabilmente Sami Anan, 63 anni, abbastanza 'giovane' per regnare un paio di mandati, in ottimi rapporti con il Pentagono, anche migliori di quelli che possa vantare il Maresciallo Tantawi.

Si scatenerà una corsa pazza a corteggiare la Fratellanza Musulmana: ci proveranno i Turchi, per estendere la loro influenza regionale e per rafforzare la posizione Erdoganiana dell'Islam politico moderato, ci potrebbe provare l'Iran, che ovviamente cercherà di puntare più sul sostegno ai Palestinesi e sull'affratellamento con Hamas per smorzare e smussare le divergenze dottrinali, ci proverà (non sappiamo ancora quanto goffamente) anche la CIA, forse spolverando qualche vecchio contatto "religioso" dell'epoca del 'grande gioco' della Jihad anti-sovietica (che pescava a piene mani negli 'scontenti' della Fratellanza Musulmana -che non ha mai controllato granché quanto ad ali o apparati militari-) e chiaramente ci proverà anche la Casa di Saud, con adeguato contorno di mazzi di dollaroni fruscianti.

I giochi sono aperti e ogni risultato é possibile: potremmo vedere una sopravvivenza di Mubarakismo sotto un altro nome e un altro viso (ipotesi pessima) o la nascita di un nuovo tipo di democrazia partecipata (ipotesi tanto ottima da sembrare quasi velleitaria) o un qualunque genere di risultato intermedio.

Ma quanto più il risultato nei fatti si discosterà dall'ipotesi pessima (Mubarakismo sotto ogni altro nome) allora tanto più fortemente il Nuovo Egitto porrà una questione praticamente inscindibile con qualunque genere di rottura, piccola o grande, con gli ultimi trent'anni di politica estera del Cairo: il rapporto con la Striscia di Gaza e con Israele.

Il controllo non-militare del Sinai, la vendita di quantità immani di gas naturale allo Stato ebraico a prezzi a dir poco 'scandalosi' e il mantenimento dello strangolamento economico sul ghetto assediato di Gaza sono tre delle questioni che spiccano, ma non necessariamente le uniche