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domenica 3 aprile 2016

Truppe irakene liberano 1500 prigionieri dell'ISIS tenuti sequestrati vicino a Hit!

Nelle vicinanze di Hit le forze armate irakene impegnate a bonificare il territorio da residue presenze dell'ISIS sono rimaste esterrefatte quando si sono imbattute in una vera e propria "segreta" dove giacevano 1500 persone, tra civili e membri di varie forze governative, che erano cadute prigioniere dei takfiri.

martedì 11 ottobre 2011

Il Ministero dell'Interno di Gaza rilascia 70 detenuti in onore dei volontari di 'Miles of Smiles'

Settanta prigionieri delle carceri di Gaza che hanno scontato almeno i due terzi della loro perna e che sono bene avviati sul loro percorso di riabilitazione e recupero alla vita sociale sono stati rilasciati in onore dei volontari del convoglio di solidarietà "Miles of Smiles", in procinto di lasciare il ghetto palestinese assediato per ritornare con nuovi aiuti umanitari poco prima della fesitività dell'Eid al-Adha.

Il portavoce della polizia, Maggiore Ayman al-Batniji (foto sopra) ha lodato i volontari di 'Miles of Smiles' per il loro impegno ad alleviare la costante crisi umanitaria che attanaglia l'enclave costiera in conseguenza dell'assedio sionista e ha dedicato loro il rilascio dei prigionieri. Il Dr. Isam Yousuf, capo della delegazione internazionale che ha consegnato gli aiuti, rivolgendosi ai prigionieri appena liberati ha augurato: "Spero che nessuno di voi debba mai tornare in questo luogo (il carcere)".

Yousuf ha quindi visitato la struttura penitenziaria, verificandone l'aderenza a tutti gli standard umanitari e lodando la cura e l'impegno nell'organizzazione dei percorsi di recupero e rieducazione, volti a garantire il reinserimento sociale del reo una volta scontata la propria condanna. Ziad Abu Khalifa, capo della delegazione giordana che era a sua volta presente ha dichiarato che, essendo di professione avvocato, ha ben presente i problemi connessi al reinserimento sociale degli ex-detenuti e che uno dei motivi per cui il regime di occupazione sionista é così ansioso di detenere a lungo i prigionieri palestinesi, anche per offese minori o senza nessun motivo preciso (tramite l'istituto della cosiddetta 'carcerazione amministrativa') sta proprio nella speranza che la detenzione 'guasti' il loro carattere e li trasformi in delinquenti comuni, distraendoli dalla dedizione alla causa della liberazione palestinese.
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venerdì 7 ottobre 2011

Nael Barghouti, decano dei prigionieri palestinesi, dichiara: "Lo Sciopero della Fame andrà avanti fino alla vittoria o alla nostra morte!"


Nael Barghouti, prigioniero politico che ha trascorso 31 anni dei suoi 54 nelle carceri del regime ebraico (essendo stato arrestato infatti nel 1978), ha dichiarato che lo sciopero della fame a oltranza a cui sta prendendo parte insieme ad altri compagni di pena verrà portato fino alle estreme conseguenze e che, nel caso che le loro richieste non venissero prese in considerazione dai carcerieri sionisti, avrà termine solo con il loro martirio.

Finora le misure repressive intraprese dall'amministrazione carceraria israeliana non hanno avuto nessun effetto: né i violenti raid notturni, né la separazione dei prigionieri scioperanti dal resto dei detenuti, il loro isolamento o l'embargo alle visite di parenti e rappresentanti legali; forse é presto per dirlo ma sembra proprio che la protesta che sta montando nelle carceri di Israele voglia riproporre, in Medio Oriente, l'epopea dei combattenti dell'IRA rinchiusi nel 'Labirinto', la saga, triste ma anche esaltante di Bobby Sands e degli altri otto prigionieri che scelsero la morte per fame per fedeltà a una Causa.

Barghouti ha opinato che le autorità dell'occupazione sionista siano ormai in uno stato di "Confusione e bancarotta morale" nelle quali sono state gettate dalla perdurante volontà di Resistenza e lotta del popolo palestinese e dai rapidi e sconvolgenti cambiamenti tuttora in corso nel Mondo Arabo, che le hanno private di decennali punti di riferimento. Attualmente nelle prigioni sioniste sono rinchiusi tra i sette e gli ottomila prigionieri politici, suddivisi tra 22 diversi istituti penali e campi sparsi nella Palestina occupata: tra essi si contano 38 donne, 285 bambini, 22 membri eletti del Parlamento palestinese, 270 detenuti in 'carcerazione amministrativa' contro cui non é stata elevata alcuna accusa precisa e 20 prigionieri in completo isolamento. Inoltre 140 prigionieri, tra cui Barghouti stesso, sono stati detenuti per oltre 20 anni.
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domenica 2 ottobre 2011

Grande manifestazione ad Al-Khalil per la liberazione dei detenuti arrestati da Fatah per compiacere i 'bwana' israeliani!


Centinaia di famiglie palestinesi hanno organizzato un sit-in nel pieno centro della città di Al-Khalil, nella Cisgiordania occupata, chiedendo il rilascio di tutti i detenuti politici in mano alle forze di sicurezza di Fatah, asservite ai Diktat sionisti oggi come ieri, come se la firma del cosiddetto 'accordo di riconciliazione' avvenuta pochi mesi fa non avesse mai avuto luogo.

I dimostranti hanno espresso la loro disapprovazione per il mancato concretarsi delle promesse fatte al momento della firma, al Cairo, secondo le quali i loro figli, padri, mariti, parenti avrebbero dovuto tornare in libertà da lungo tempo ormai. Le critiche ad Abbas e alla sua 'fretta' di mendicare un riconoscimento ONU per uno Stato inesistente, sottomesso a un'umiliante occupazione militare e a una costante cancerosa espansione di colonie e insediamenti illegali non si sono certo fatte aspettare.

"Fatah deve rilasciare ogni prigioniero politico, altrimenti come é possibile forzare Israele a fare lo stesso?", si é sentito ripetere a più riprese durante la manifestazione; "l'era della paura é finita per sempre, il popolo Palestinese dimostrerà di non avere niente da invidiare a Egiziani, Tunisini, Libici e a tutti gli altri arabi che hanno lottato o stanno lottando per la loro libertà, per la loro autonomia, per la loro indipendenza".
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mercoledì 13 luglio 2011

I carcerieri sionisti avvelenano 25 prigionieri politici palestinesi servendo loro cibo avariato!


Nella prigione sionista del Negev l'amministrazione carceraria non si fa sfuggire nessuna occasione per umiliare e tormentare i detenuti politici palestinesi: una delle sue tecniche preferite consiste nel rifornire la mensa della prigione esclusivamente con prodotti scaduti e avariati, cosa che consente anche un notevole risparmio.

Le conseguenze di un simile atteggiamento non si fanno naturalmente attendere e, nel corso della giornata di lunedì oltre 25 prigionieri hanno accusato i sintomi di avvelenamento alimentare con crampi allo stomaco, vomito e diarrea. Secondo il sito web del Centro Studi Ahrar responsabile dell'avvelenamento sarebbe stato un 'preparato di carne tritata' servito ai detenuti come ripieno di un sandwich.

Prontamente i responsabili di Ahrar e gli esponenti del Ministero palestinese per gli Affari dei Prigionieri hanno levato la loro richiesta per l'immediato trasferimento dei prigionieri avvelenati in una struttura ospedaliera adeguata hanno invitato la comunità internazionale a fare pressioni sullo Stato ebraico affinché abbandoni una volta per tutte l'atteggiamento persecutorio nei confronti dei detenuti politici.
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sabato 4 giugno 2011

Yasser Rajoub é stato rilasciato! Appena libero ha dichiarato: "Continuate a mobilitarvi per i miei compagni di prigonia!!"


Yasser Mohammed Rajoub, il Palestinese sofferente di cancro ai polmoni e diabete che era stato rapito dalla sua casa e dalla sua famiglia nel gennaio 2011 e che, sbattuto in galera senza un'accusa logica o giustificabile (grazie alle inumane leggi sioniste sulla 'carcerazione preventiva') si era visto estendere i termini di detenzione fino a fine anno e languiva in cella senza che i suoi carcerieri avessero anche solo minimamente preso in considerazione la sua devastante condizione di salute é stato finalmente liberato in seguito agli appelli di familiari e parenti alle Organizzazioni internazionali per i diritti umani affinché si mobilitassero in suo soccorso.

Rajoub, in un comunicato esteso subito dopo il suo rilascio, ha però voluto dirigere l'attenzione internazionale su coloro che rimangono nelle condizioni che lui ha sperimentato in questi cinque mesi, nella speranza che anch'essi possano beneficiare del sostegno e delle pressioni degli organismi e degli attivisti umanitari per poter venire a loro volta rilasciati. L'ex-carcerato ha parlato di persone che soffrono 'atrocemente', costrette a letto o su sedie a rotelle dai sintomi delle loro malattie che vengono lasciate degenerare nel più completo disinteresse delle autorità israeliane.

Ha raccontato di almeno altre quattordici persone nella prigione di Ramleh (la stessa dove era rinchiuso lui), tra cui malati di reni, malati di tumore, diabetici e ipertesi, alcuni dei quali sono perfino legati o ammanettati ai loro giacigli. Ringraziando tutti coloro che si sono mobilitati in suo favore Rajoub ha ripetuto la speranza che la mobilitazione e lo sdegno non cessino con la sua liberazione, ma continuino a favore di tutti coloro che rimangono tuttora vittime delle disumane pratiche carcerarie del Regime dell'Apartheid.
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martedì 10 maggio 2011

Il Ministero dei Prigionieri: "La Croce Rossa si impegni per denunciare gli abusi israeliani contro i detenuti palestinesi!"


Il Ministero palestinese per gli Affari dei Prigionieri ha fatto appello alla Croce Rossa/Mezzaluna Rossa affinché applichi più sforzi nel tentativo di alleviare le sofferenze dei cittadini palestinesi detenuti dall'occupante sionista per motivi politici e per riattivare il programma di visite parentali da Gaza, interrotto per volontà persecutoria del Regime dell'Apartheid.

Il Ministero, in un comunicato stampa rilasciato nella giornata di lunedì 9 maggio in occasione della Giornata internazionale della Croce Rossa/Mezzaluna Rossa ha ricordato la missione storica dell'organizzazione umanitaria, ricordando come, in tutto il suo lodevole curriculum, manchino esempi di efficace pressione contro lo Stato ebraico, che sembra godere di una "patente" per poter implementare le sue politiche inumane senza suscitare la critica e lo stigma della comunità internazionale.

Il Ministero ha evidenziato come la Croce Rossa/Mezzaluna Rossa sia stata incapace di riavviare il programma di visite da parte dei congiunti dei prigionieri politici di Gaza, interrotto arbitrariamente dagli israeliani dal giugno 2007, quasi quattro anni fa, e che era da questa supervisionato. Ha aggiunto che la Croce Rossa/Mezzaluna Rossa da allora si é persino disinteressata dei bisogni materiali di rifornimento dei prigionieri, accontentandosi, al massimo, di fare da 'postino' consegnando qualche messaggio dei carcerati ai familiari e viceversa.

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giovedì 23 dicembre 2010

Hamas deplora i bombardamenti sionisti e il servilismo di Fatah

Un portavoce del legittimo Governo palestinese di Gaza (espresso da Hamas in quanto assoluto vincitore delle libere e democratiche elezioni del 2006) ha ufficialmente condannato le operazioni militari contro la Striscia e i suoi abitanti, che nelle ultime settimane hanno subito una drammatica escalation, toccando punte di intensità e violenza di cui non si registrava l'eguale da molti mesi; la denuncia é stata resa pubblica durante un'affollata conferenza stampa tenutasi nella giornata di mercoledì 22 dicembre da Taher el-Nono, che ha altresì annunciato l'estensione di rimostranze ufficiali presso l'Assemblea generale delle Nazioni Unite, il Consiglio internazionale dei Diritti umani, la Lega araba e l'Organizzazione della Conferenza islamica, più altri organismi e comitati internazionali.

El-Nono ha dichiarato che tutti i gruppi di Resistenza palestinese sono stati indeboliti e allontanati gli uni dagli altri dai tentativi del Governo sionista di Netanyahu di diffondere sospetto e ostilità nel fronte avverso, non mancando di notare come, ai recenti attacchi delle forze armate israeliane contro Gaza, si sia accompagnata una repressione delle forze di sicurezza di Fatah contro esponenti e simpatizzanti di Hamas in Cisgiordania, che indica piuttosto chiaramente come almeno una parte del movimento di Mahmud Abbas agisca di concerto con le forze di occupazione ed aggressione dello Stato ebraico.

Secondo quanto riportato nel corso della conferenza stampa sarebbero esattamente 3.033 i sostenitori e affiliati di Hamas arrestati e detenuti nelle galere di Fatah, che in quanto fazione monopolista delle strutture e delle competenze che furono dell'Anp ne ha usurpato i compiti di polizia e sicurezza. Fra i prigionieri vi sono intellettuali, leader spirituali, accademici, membri di Consigli municipali regolarmente eletti, professionisti, imprenditori e semplici cittadini che hanno compiuto il solo crimine di impegnarsi attivamente per la superazione dell'Occupazione a fianco del movimento musulmano di Resistenza. I media locali che parlano della condizione dei prigionieri di Hamas rischiano censure e rappresaglie; mentre alle agenzie, testate e televisioni estere viene sistematicamente negato il permesso di poter documentare le loro sofferenze.