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sabato 5 maggio 2018

Il toyboy Macron viene messo a posto dalla portavoce del Ministero degli Esteri cinese!

Emmanuel Macron (nella foto, insieme alla pederasta che poi lo ha 'sposato') si é reso responsabile di una nuova figuraccia che testimonia quanto in basso la Repubblica Francese sia caduta rispetto ai tempi di figure austere e dignitose come Francois Mitterand e Jacques Chirac.

Nel corso della sua visita australiana, lo scorso giovedì a Sydney si era messo a blaterare di 'Egemonia Cinese' che Francia, Australia e, incongruamente, India (?) avrebbero avuto il 'dovere di contrastare'.

Evidentemente il toyboy della carampana non é stato informato di quanto stretti e intensi siano diventati negli ultimi anni i rapporti tra Nuova Delhi e Beijing.

mercoledì 2 ottobre 2013

L'analista Dilip Hiro trae nette e secche conclusioni sul tramonto della potenza Usa in Medio Oriente!

"Un mondo nel quale nessuno presta più orecchio all'ultima superpotenza rimasta", con questo titolo che sta a metà tra lo straniante e il sensazionale il veterano analista e commentatore di cose mediorientali Dilip Hiro, autore che abbiamo sempre apprezzato fin dai giorni ormai lontani in cui reperimmo e divorammo il suo illuminante saggio sulla guerra Iran-Irak "The Longest War" si lascia andare sulle colonne di TomDispatch.Com a una amara e severa riflessione sulla perdita di appeal subita da Washington nell'arena mediorientale, di cui egli incolpa prima di tutto Barack Obama e la sua politica ondivaga e indecisa, troppo a lungo tentennante tra le alternative di voler essere un imperialista aggressivo (vedasi la continua campagna di 'drone war', le minacce alla Siria, le ingerenze in Yemen e Pachistan...) o d'altro canto un armonizzatore e un pacificatore (il discorso del Cairo del 2009, le apparenti aperture verso i Talebani 'moderati', il tentativo di reapprochement con Teheran...).

Certamente Obama é stato molto, troppo indeciso e anche i suoi ultimi "colpi di timone" tra il dichiarare "L'inderogabile necessità di colpire Assad" e le aperture verso Teheran fatte subito dopo il fallimento dei suoi piani bellici non aiutano a trovare senso o strategia nei suoi comportamenti, ma la colpa dell'imbarazzo imperiale di Obama non sta in Obama stesso; infatti sono le condizioni storiche a dettare il fatto che gli Usa non sono già più in grado di perseguire una politica unilateralista in Medio Oriente; certo, un Presidente meno inesperto in campo internazionale avrebbe saputo scegliere da subito una via conciliatrice e non confrontazionale in maniera da non rendere evidenti le contraddizioni tra volonta di supremazia americana e i sempre più scarsi mezzi per cercare di ottenerla con la forza.

Obama ha fatto molto male in Medio Oriente ma con ogni probabilità il duo McCain-Palin e il Mormone Mitt Romney sarebbero forse riusciti a fare anche peggio: con Dilip Hiro salutiamo il tramonto dell'egemonia Usa in Medio Oriente, durata poco più vent'anni e in via di conclusione senza nemmeno un lascito duraturo visto che, con la Casa Bianca sempre più impegnata a tirare "i remi in barca" anche sulla sopravvivenza a lungo termine del regime sionista in Palestina si possono avere dubbi più che fondati.

lunedì 7 maggio 2012

Il regime ebraico di occupazione si aggrappa all'Arabia Saudita come l'ubriaco si attacca al lampione!

Un recente documento accademico rilasciato dalla facoltà di Scienze Politiche dell'Università di Tel Aviv definisce senza mezzi termini la corrotta, gerontocratica e sclerotica monarchia assoluta di Riyadh "L'Ultima Speranza e l'Ultima Linea di Difesa di Israele", descrivendo l'agonizzante reame della Casa di Saoud come l'ultima chance di proteggere un equilibrio egemonico nel Mondo Arabo e nel Medio Oriente che ha subito "severissimi colpi" nel corso degli ultimi 15 mesi, con gli eventi delle Primavere Arabe, il ritiro degli Usa dall'Irak e l'emersione definitiva dell'Iran come potenza regionale nell'area del Golfo Persico.

La pubblicazione descrive minuziosamente e impietosamente, con tutta la franchezza che latita nelle dichiarazioni ufficiali del Ministero degli Esteri del regime ebraico, come l'intero sistema di satrapie, dittature, e stati illiberali e antidemocratici sui cui contava Israele per garantire i propri interessi e la propria sicurezza sia finito nel giro di pochi mesi a gambe all'aria, proprio mentre gli Usa, svenati da otto anni di inutile occupazione dell'Irak erano costretti a dare un taglio alle perdite e ritirarsi definitivamente, troncando quel sogno di "perenne egemonia" sul cuore del Medio Oriente e sulle immense riserve di greggio irakeno che aveva mosso i 'neocon' Perle, Wolfowitz, Feith, Rumsfeld e Cheney (tutti Ebrei sionisti o legati a doppio filo alla Lobby a Sei Punte che controlla la poltica estera Usa) a dare il via alla più disastrosa avventura militare americana dopo il Vietnam.
Inoltre, il documento aggiunge che ormai solo l'Arabia Saudita é rimasta, quale Stato di una certa consistenza politico-militare, a sostenere posizioni anti-iraniane nella regione e che, se non fosse per l'Arabia Saudita, impegnata direttamente con le sue truppe e i suoi torturatori nell'isola, il Barhein sarebbe già da tempo passato a una guida democratica che non potrebbe non premiare la larghissima maggioranza sciita della popolazione consentendo ad essa di creare una Repubblica se non proprio "Islamica" certamente molto ben disposta verso Teheran. Solo lo scorso marzo lo Sceicco Mohammed Alaedin Madhi aveva condannato l'Arabia Saudita (e anche il Qatar) per il loro ruolo nel complotto Americano-Sionista-Francese-Turco contro la Siria, il suo popolo e il suo Governo.
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sabato 21 aprile 2012

Il Premier irakeno Maliki dichiara: "La Turchia ci sorprende col suo atteggiamento ingerente ed ostile!"


Nuova 'tirata d'orecchi' per il maldestro 'Sultano' Erdogan, che dopo essersi letteralmente 'giocato' tutto il prestigio accumulato in anni di politica di buon vicinato con la Siria e di sostegno alla Causa palestinese viene ora tacciato di indebite ingerenze e di atteggiamenti via via sempre più ostili anche dal Primo Ministro di Bagdad, Nouri al-Maliki, che certo non ha gradito né il sostegno vocale e materiale dato da Ankara ai terroristi all'opera in Siria (paese che confina con l'Irak proprio nella provincia di Anbar, territorio volatile dove sono presenti molti takfiri fondamentalisti) né tanto meno la dubbia ospitalità offerta all'assassino e organizzatore di attentati Tarik al-Hashemi, ex-vicepresidente sunnita, latitante e contumace, inseguito da mandato di cattura del Tribunale di Bagdad, che in Turchia si é lasciato andare a calunniose dichiarazioni riguardo presunti 'contrabbandi' di armi iraniane verso Damasco proprio tramite l'Irak.

Come se tutto questo non bastasse a inimicarsi la dirigenza di Bagdad, sempre più legata a Teheran e Damasco, estensione del naturale 'Asse della Resistenza' antisionista e anti-imperialista, Erdogan ha 'pensato bene' di uscirsene con alcune dichiarazioni azzardate e inopportune rilasciate subito dopo la conclusione di un vertice 'a porte chiuse' con il Presidente della regione del Kurdistan Masoud Barzani (notare come Erdogan sia pronto a ricorrere agli elicotteri e al napalm quando ha a che fare con i Curdi che abitano in Turchia, ma poi diventi ospitale e sollucheroso quando tratta con i leader Curdi filoamericani e coinvolti nelle operazioni di spionaggio e terrorismo anti-iraniano del Mossad). Erdogan ha detto che: "Il trattamento dell'attuale Premier irakeno (Maliki) verso i suoi alleati di coalizione, il suo approccio egocentrico alla politica sono motivo di viva preoccupazione per Mr. Barzani e per il partito Irakiya".

Il 'Partito Irakiya' é quello di cui faceva parte l'assassino Tarik al-Hashemi, forse Erdogan pensa che il Governo di Bagdad avrebbe dovuto lasciargli libertà di organizzare attentati e omicidi in tutta tranquillità?

Maliki, a stretto giro, ha replicato sul suo sito-web, dichiarando che: "Le ultime affermazioni di Erdogan sono uno spiacevole ritorno alla fase in cui la Turchia pensava di potere interferire negli affari interni del nostro paese e confermano che Mr. Erdogan vive ancora nell'illusione di poter costruire un'egemonia regionale neo-ottomana sui paesi arabi circostanti, quando in realtà, insistere su questi screditati e inefficaci sentieri di politica regionale non farà altro che danneggiare gli interessi turchi e incrementare l'ostilità dell'intera regione nei confronti di Ankara".

giovedì 2 giugno 2011

Nutrita delegazione egiziana in visita a Teheran, si rafforza l'asse Egitto-Iran!!



Come é possibile vedere riportato nell'estensivo e dettagliato servizio televisivo andato recentemente in onda sull'emittente iraniana di lingua inglese PressTV una nutrita delegazione di rappresentanti politici, culturali e religiosi egiziani ha raggiunto 48 ore fa la capitale Teheran per una cinque-giorni nella Repubblica islamica. Commentando l'importante sviluppo nella costruzione di rapporti fruttuosi e amichevoli con l'Egitto post-Mubarak il Ministro degli Esteri iraniano Ali Akbar Salehi ha dichiarato: "Questo viaggio di amicizia, cui partecipano rappresentanti di prestigiose istituzioni accademiche come l'Università Al-Azhar e anche membri della comunità cristiana copta, misura i progressi rapidi e irreversibili che i nostri paesi stanno facendo per colmare un trentennio di mancata comunicazione a causa delle politiche filo-imperialiste e filo-sioniste seguite da Hosni Mubarak.


L'Egitto, infatti, interruppe tutti i contatti con l'Iran all'indomani della cacciata del tiranno filo-occidentale, Reza Palhevi, arrivando persino a offrire 'asilo politico' allo Scià deposto, che infatti morì, illamentato, al Cairo, visto che il dittatore egiziano aveva respinto tutte le richieste di estradizione della Repubblica islamica. Come passo verso il ristabilimento di normali relazioni diplomatiche Salehi e la sua attuale controparte egiziana, Nabil al-Arabi, si sono confrontati a lungo la scorsa settimana a lato della Sedicesima Conferenza dei Ministri degli Esteri dei Paesi Non-Allineati, tenutasi a Bali, in Indonesia.

Contemporaneamente, il Presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejahd ha dichiiarato che l'Egitto e l'Iran hanno sfide e obiettivi comuni di fronte a loro e che quanti si oppongono al miglioramento delle loro relazioni reciproche sono gli stessi che vorrebbero continuare a mantenere la loro egemonia in Medio Oriente e Nordafrica secondo il vecchio adagio del "divide et impera", nello specifico gli Stati Uniti e lo Stato sionista. "L'egemonia sionista e americana non soltanto é ostile alla Rivoluzione egiziana quanto lo é stata alla Rivoluzione iraniana, ma teme in massimo grado il ristabilirsi di normali e amichevoli relazioni tra i nostri paesi perché vede in ciò un ulteriore passo lungo il sentiero del totale e irreparabile rovesciamento degli equilibri di potere regionali a suo sfavore".
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