sabato 20 ottobre 2012

La Siria tronca i collegamenti energetici con Turchia, Giordania ed Egitto e si rivolge all'Iran per le sue necessità

In un importante sviluppo della crisi siriana il Governo di Damasco ha annunciato di avere ormai del tutto scollegato il paese dagli elettrodotti Turchi ed Egiziani (che passavano attraverso la Giordania) rivolgendosi unicamente all'Iran (tramite il vicino Irak) quale fornitore di energia elettrica.

La mossa, che rafforza la stabilità energetica siriana e stringe ancor di più i legami che attraversano i paesi dell'Asse della Resistenza, mette al sicuro il paese da ricatti da parte di Ankara e anche del Cairo, dove la Presidenza egiziana, pur senza sbilanciarsi eccessivamente, ha mostrato di prediligere una soluzione all'insorgenza terrorista che preveda comunque un 'regime change' morbido e negoziato.

Intanto la Russia di Putin ha annunciato che acquisterà in blocco la produzione petrolifera siriana (pur non avendone alcun bisogno essendo un esportatore netto di gas e idrocarburi), concedendo così un importante aiuto al suo più fidato alleato mediorientale, la cui economia é stata gravemente colpita dalle attività delle bande armate wahabite sostenute da Riyadh, Ankara e Doha.
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Nave di solidarietà verso Gaza attaccata da forze sioniste: nuovo atto di pirateria internazionale di Tel Aviv

Da poco più di cinque ore la 'Estelle', nave svedese con equipaggio di volontari determinati a raggiungere Gaza per rompere anche solo simbolicamente l'assedio sionazista al ghetto palestinese é inseguita e messa in pericolo da numerose unità della marina di Tel Aviv in quello che si annuncia un lugubre (e forse sanguinoso) replay degli eventi della 'Mavi Marmara'.

Victoria Strand, portavoce dell'organizzazione umanitaria che ha organizzato la missione ha confermato che l'equipaggio vede chiaramente le navi sioniste avvicinarsi e allontanarsi ritmicamente, riducendo tuttavia ogni volta la loro distanza dall'imbarcazione.

Restiamo in attesa di ulteriori sviluppi sperando per il meglio.
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Un complotto inquietante attorno alla bomba di Beirut e dietro di esso la mano del Mossad!

Non si sono ancora finite di seppellire le otto vittime di Ashrafiyeh che i contorni di una cospirazione mostruosa sono stati tracciati attorno a esse. La bomba che ha sventrato il quartiere maronita di Beirut e che era stata mirata contro il Colonnello dell'Intelligence Wissam Hassam (foto sotto), con ogni probabilità é stata collocata dal Mossad israeliano.

Questa la vendetta dei sionazisti di Tel Aviv per l' "offesa" del drone di Hezbollah che ha ridicolizzato la pretesa 'inviolabilità' delle difese aeree israeliane. E non mirata contro gli sciiti di Hezbollah, ché un attentato a Dahiyeh avrebbe soltanto acceso di zelo vendicativo i seguaci di Nasrallah e avrebbe causato rappresaglie dieci volte peggiori contro i suoi mandanti, ma contro i loro avversari, nella speranza di istigare i maroniti, finora partner piuttosto "freddi" nel complotto filo-wahabita contro la Siria di Assad a impegnarsi maggiormente contro Damasco e contro il Governo di Najib Mikati.








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venerdì 19 ottobre 2012

Ce l'hanno fatta! Hariri e complici riportano il Libano al terrore indiscriminato della Guerra Civile! Bomba a Beirut, morti e feriti

Una bomba ad alto potenziale probabilmente nascosta in un'automobile è detonata nel quartiere cristiano maronita di Ashrafiyeh, nella capitale libanese Beirut, durante l'ora di punta pomeridiana.

Dai primi rapporti si parla di otto morti e oltre settanta feriti, moltissimi dei quali mutilati e in gravi condizioni. Il Ministero della Salute libanese, tuttavia, per ora conferma soltanto tre morti.

 Le galline tornano al pollaio e chi semina vento raccoglie tempesta, la strage di oggi é il risultato dell'imbecille, inane politica di alleanza tra i cristiano-maroniti 'di Destra' legati ai partiti della Falange e delle Forze Libanesi e il mezzo-saudita Saad Hariri coi suoi nuovi amici sauditi, salafiti-wahabiti dell'internazionale mercenaria del terrore pagata dagli emiri Saoud e Al-Thani.

 Non abbiamo alcun timore di smentite o depistaggi, la mano assassina di Beirut é legata al corpo marcio e corrotto dell'Alleanza 14 Marzo, i Cristiani del Libano ne tengano conto.
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Lettera del Presidente Mursi al criminale di guerra sionista Shimon Peres solleva polemiche e critiche!

Quella che si vede in pic é una copia della lettera nella quale, rivolgendosi al Governo del regime ebraico di occupazione della Palestina il Presidente egiziano Mohammed Mursi si dichiara "grande e buon amico" del criminale di guerra Shimon Peres, attualmente 'presidente' dell'entità sionista e, nelle righe successive, dichiara di "essere desideroso di mantenere e rafforzare le cordiali relazioni attualmente esistenti" nonché di avere nominato Atef Mohamed Salem Sayed El Ahl quale ambasciatore a Tel Aviv.

A fronte del vespaio di polemiche suscitate dal "leak" di questo documento che é diventato di dominio pubblico il portavoce presidenziale Yasser Ali non ha potuto che confermare l'autenticità del documento nel corso di una intervista resa al quotdiano "Al-Ahram", specificando che usando quelle espressioni cordiali il Presidente stava "soltanto seguendo il consolidato protocollo diplomatico". Nel documento, mettiamo in evidenza noi, l'entità sionista di occupazione non viene mai chiamata 'Israele', ma (sottolineiamo sempre noi) non viene nemmeno chiamata come dovrebbe.

Non contestiamo, per il momento, la necessità per l'Egitto di condurre una 'realpolitik' di coesistenza con Tel Aviv, ma obiettiamo sulla scelta di modi e termini con cui questa coesistenza (si spera temporanea) viene punteggiata e condotta.
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Ammar Bagdache del Partito Comunista Siriano mette in guardia gl'imperialisti: "Illuso chi crede di piegare la Siria!"

Intervista a Ammar Bagdache, segretario generale del Partito Comunista Siriano (PCS). In mezzo alla campagna di disinformazione sulla crisi in Siria – la maggior parte delle volte basata su testimoni senza nome che offrono cifre “indeterminate” – Ammar Bagdache, segretario generale del Partito Comunista di quella nazione araba, ha acconsentito a condividere con il giornale cubano Granma una realtà molto distante da versioni mediatiche parziali. 


Quali sono stati i principali compiti portati avanti dal PCS da quando si è scatenata la crisi?  

In primo luogo, la lotta per preservare l’indipendenza nazionale, la sovranità e la linea patriottica antimperialista della Siria, e per gli interessi e le rivendicazioni delle masse popolari meno abbienti. C’è un altro compito molto importante, soprattutto nel contesto che ci viene imposto, la difesa della produzione nazionale. Applichiamo sempre la disposizione dettata dal leader storico del Partito, Khaled Bagdache: la difesa della patria e la difesa del pane del popolo. Il nostro Partito sta svolgendo un ruolo di mobilitazione molto importante con il popolo per denunciare la natura della cospirazione che è stata ordita contro di noi. Le prime mobilitazioni di massa, che dall’anno scorso sono state fatte davanti alle ambasciate delle grandi potenze, sono state organizzate ed hanno avuto una partecipazione sostanziale da parte del nostro Partito. Davanti alla sede diplomatica della Francia, il popolo ha chiarito che non dimentica i crimini commessi dal colonialismo francese nel nostro paese. Abbiamo innalzato uno striscione con la frase del Generale De Gaulle: “E’ illuso chi pensa di poter piegare la Siria.  

Che impatto hanno avuto nel paese le misure che il Governo ha preso dopo la crisi?  

Sono state prese molte misure per garantire l’ampliamento delle libertà democratiche, la più importante è stata quella di deroga delle leggi marziali, è stata proclamata anche quella dei partiti, ed è stata adottata una legge molto avanzata sulla stampa. Il PCS ha lottato per molto tempo affinché si restituisca la nazionalità siriana a quei kurdi che ne sono stati privati a seguito del censimento eccezionale che fece il governo reazionario nel 1962. Ci sono circa un milione di kurdi in Siria e la maggior parte ha la sua nazionalità, ma è stata ridata a 136 mila kurdi che non l’avevano. È stata pure proclamata una nuova Costituzione e alcuni analisti considerano che la cosa più importante è la modifica dell’Articolo 8 che stabiliva che il capo dello stato doveva appartenere al partito BAATH. La maggior parte delle misure democratiche che sono state adottate e le riforme che sono state fatte erano incluse nel programma di azione del PCS, che stava esigendo con gran forza la loro adozione.  

Il Consiglio dei Diritti Umani ha approvato una risoluzione che contiene una mozione di censura contro Damasco per la tragedia di Houla e prolunga di sei mesi il mandato della Commissione d’Inchiesta in Siria. Qual è la sua valutazione al riguardo, e cosa pensa del ruolo della Russia, della Cina e dell’ONU in questo conflitto?

Sul massacro di Houla, le informazioni che ha il PCS in quella regione sono che non è stata perpetrato da forze governative, ma dagli insorti, e l’hanno fatto tre giorni prima della discussione dell’argomento al Consiglio di Sicurezza affinché fosse uno strumento di pressione sull’organizzazione. Il ruolo di Russia e Cina è stato positivo rispetto alla crisi siriana, loro stanno difendendo i propri interessi geostrategici, tenendo conto delle forti pressioni che esercitano gli Stati Uniti su di loro, e per questo gli interessi di questi due paesi convergono con quelli del popolo siriano in difesa della propria patria e sovranità nazionale. Rispetto al ruolo dell’ONU, dalle posizioni che ha adottato il Segretario Generale, risulta chiaro che risponde disciplinatamente alle istruzioni degli Stati Uniti. In quanto all’attività dei suoi delegati Kofi Annan e ora Lajdar Brahimi, noi come partito politico siamo stati contrari a quell’iniziativa perché la sua essenza è stata quella di spogliare il Governo siriano degli strumenti con cui conta per assumere la difesa della propria sovranità.  

Un pronostico: Quale deve essere, secondo il partito Comunista, la conclusione della crisi in Siria?  
In primo luogo bisogna mantenere una posizione ferma, severa di fronte alle azioni sovversive e ai sabotaggi degli insorti. Quelli che non fanno azioni terroriste bisogna affrontarli con gli stessi mezzi cui loro ricorrono, con altri punti di vista e progetti. La sovversione, gli omicidi e le operazioni terroriste bisogna affrontarle con l’applicazione della legge. La garanzia fondamentale della fermezza della Siria risiede nel soddisfacimento delle necessità del popolo, questo significa che ci sono molte leggi economiche, sociali, che devono essere riviste. L’intento di arrivare a una soluzione di compromesso tra forze patriottiche e non patriottiche significa ritrattare gli interessi della patria, una involuzione. Non appoggiamo questo.  

Fonte: http://www.granma.cu/espanol/noticias/4octubre-es-iluso.html  
Traduzione dallo spagnolo: Rosamaria Coppolino (della redazione di“Contropiano”)
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giovedì 18 ottobre 2012

Grande esercitazione a Teheran per quindicimila membri della milizia popolare Basij!

I Basij, la milizia volontaria che salvò la Repubblica Islamica dall'aggressione concertata degli alfieri dell'arroganza imperialista globale coalizzatisi nel sostenere Saddam Hussein e la sua guerra di aggressione contro Teheran, si mobiliteranno domani in massa per una colossale esercitazione che vedrà circa quindicimila di loro, sotto la guida e la supervisione dello Stato Maggiore della Guardia Rivoluzionaria (IRGC) impegnati per tre giorni proprio nelle zone Orientali della capitale e nei distretti immediatamente circostanti.

La manovra, soprannominata "Ala Beit Ol Moqaddas", é stata decisa alcune settimane fa come prova di sdegno e determinazione di fronte alle vigliacche e blasfeme offese mosse contro il Profeta dell'Islam da parte del 'regista' Sam Bacile e dei suoi finanziatori sionisti, produttori di un film di propaganda islamofoba. Come gesto d'inizio dell'esercitazione i Basij si riuniranno in Piazza della Palestina per una dimostrazione. In seguito si impegneranno in esercizi di combattimento contro minacce convenzionali e contro la sedizione organizzata.

I Basij si sono distinti nel 2009 per il loro impegno nello sventare i tentativi di sobillazione voluto dalle potenze imperialiste che cercarono di sabotare con vili accuse propagandistiche il regolare corso delle elezioni presidenziali.
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Si schianta a terra un drone sionazista che sorvolava la Cisgiordania! Gli UAV fonte di continuo imbarazzo per Tel Aviv!

Non si é ancora spenta nelle alte sfere del regime ebraico che occupa la Palestina l'eco della figuraccia rimediata contro il drone di Hezbollah che ha percorso in lungo e in largo lo spazio aereo sionista senza venire avvistato o rilevato se non quando si trovava sopra il Deserto del Negev (più vicino all'Egitto che al Libano) che un altro imbarazzo é arrivato ad aggiungersi agli afterschock del primo e sempre per rimanere in tema anche questo legato a un drone, questa volta dell'aviazione sionista.

Un costoso velivolo senza pilota da circa cinque milioni di dollari di prezzo, infatti, é sfuggito al controllo dei suoi operatori remoti, schiantandosi al suolo nei territori occupati della Cisgiordania, presso Nablus. Fonti bene informate del quartier generale aeronautico hanno riportato che il pilota abbia cercato di condurlo in un atterraggio di fortuna dopo avere sperimentato "gravi noie" alla stabilità e alla portanza, ma eventualmente ne abbia perso del tutto il controllo.

Sempre nel corso del 2012 un altro drone sionista era precipitato vicino Gedera.
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