Il Reame di Hijaz e Nejd prese il nome di "Arabia Saudita"solo nel 1932 e ricevette (ricevette!) il primo ambasciatore straniero (sul suo suolo) soltanto nel 1943, quando Mussolini era allo zenit della sua 'carriera' di statista.
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sabato 29 dicembre 2018
La Tremenda Bufala su MUSSOLINI e l' "AMBASCIATORE SAUDITA"!
La propaganda islamofoba (di chiara marca sionista-imperialista) diffonde in rete una 'bufala' che vuole, "negli anni '30" che Mussolini abbia litigato con un 'ambasciatore saudita' per la costruzione di una moschea a Roma.
Il Reame di Hijaz e Nejd prese il nome di "Arabia Saudita"solo nel 1932 e ricevette (ricevette!) il primo ambasciatore straniero (sul suo suolo) soltanto nel 1943, quando Mussolini era allo zenit della sua 'carriera' di statista.
Il Reame di Hijaz e Nejd prese il nome di "Arabia Saudita"solo nel 1932 e ricevette (ricevette!) il primo ambasciatore straniero (sul suo suolo) soltanto nel 1943, quando Mussolini era allo zenit della sua 'carriera' di statista.
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venerdì 2 novembre 2012
Atallah Hannah denuncia: "I sionisti cercano di reclutare Palestinesi cristiani da usare contro i Palestinesi musulmani!"
A ulteriore dimostrazione di come, dietro ogni campagna islamofoba che si propaghi velenosamente sui mass media moderni si possa facilmente trovare una mano sionista, arriva dalla Palestina occupata la notizia che Atallah Hannah, l'arcivescovo cristiano-ortodosso di Sebastia, ha lanciato l'allarme contro un ultimo, agghiacciante tentativo del regime di Tel Aviv di seminare dissidio e inimicizia tra le diverse confessioni religiose palestinesi in maniera da poterle mettere l'una contro l'altra mentre continua la politica di aggressione, insediamento, giudeizzazione forzata, costruzione di colonie illegali e finanziamento di milizie di ebrei fanatici.
L'Arcivescovo Hannah ha denunciato come le forze armate sioniste stiano attivamente cercando di reclutare Palestinesi cristiani come 'carne da cannone' da usare contro i loro compatrioti musulmani esattamente come i "mogul" sionisti finanziatori delle campagne di odio anti-musulmano cercano di convincere i Cristiani che sarebbe loro interesse farsi ascari del sionismo internazionale combattendo l'altra grande religione monoteista mondiale e i suoi aderenti.
Hannah ha lanciato un interdetto contro qualunque Cristiano che si faccia tramite o agente di tale politica, mettendo in guardia la sua comunità contro simili tentativi di 'reclutamento' che vogliono solo frammentare per meglio poterla distruggere la millenaria Storia e Cultura del Popolo di Palestina, contrassegnata dalla pacifica coesistenza, fianco a fianco, delle fedi cristiana e musulmana.
L'Arcivescovo Hannah ha denunciato come le forze armate sioniste stiano attivamente cercando di reclutare Palestinesi cristiani come 'carne da cannone' da usare contro i loro compatrioti musulmani esattamente come i "mogul" sionisti finanziatori delle campagne di odio anti-musulmano cercano di convincere i Cristiani che sarebbe loro interesse farsi ascari del sionismo internazionale combattendo l'altra grande religione monoteista mondiale e i suoi aderenti.
Hannah ha lanciato un interdetto contro qualunque Cristiano che si faccia tramite o agente di tale politica, mettendo in guardia la sua comunità contro simili tentativi di 'reclutamento' che vogliono solo frammentare per meglio poterla distruggere la millenaria Storia e Cultura del Popolo di Palestina, contrassegnata dalla pacifica coesistenza, fianco a fianco, delle fedi cristiana e musulmana.
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giovedì 18 ottobre 2012
Grande esercitazione a Teheran per quindicimila membri della milizia popolare Basij!
I Basij, la milizia volontaria che salvò la Repubblica Islamica dall'aggressione concertata degli alfieri dell'arroganza imperialista globale coalizzatisi nel sostenere Saddam Hussein e la sua guerra di aggressione contro Teheran, si mobiliteranno domani in massa per una colossale esercitazione che vedrà circa quindicimila di loro, sotto la guida e la supervisione dello Stato Maggiore della Guardia Rivoluzionaria (IRGC) impegnati per tre giorni proprio nelle zone Orientali della capitale e nei distretti immediatamente circostanti.
La manovra, soprannominata "Ala Beit Ol Moqaddas", é stata decisa alcune settimane fa come prova di sdegno e determinazione di fronte alle vigliacche e blasfeme offese mosse contro il Profeta dell'Islam da parte del 'regista' Sam Bacile e dei suoi finanziatori sionisti, produttori di un film di propaganda islamofoba. Come gesto d'inizio dell'esercitazione i Basij si riuniranno in Piazza della Palestina per una dimostrazione. In seguito si impegneranno in esercizi di combattimento contro minacce convenzionali e contro la sedizione organizzata.
I Basij si sono distinti nel 2009 per il loro impegno nello sventare i tentativi di sobillazione voluto dalle potenze imperialiste che cercarono di sabotare con vili accuse propagandistiche il regolare corso delle elezioni presidenziali.
La manovra, soprannominata "Ala Beit Ol Moqaddas", é stata decisa alcune settimane fa come prova di sdegno e determinazione di fronte alle vigliacche e blasfeme offese mosse contro il Profeta dell'Islam da parte del 'regista' Sam Bacile e dei suoi finanziatori sionisti, produttori di un film di propaganda islamofoba. Come gesto d'inizio dell'esercitazione i Basij si riuniranno in Piazza della Palestina per una dimostrazione. In seguito si impegneranno in esercizi di combattimento contro minacce convenzionali e contro la sedizione organizzata.
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mercoledì 26 settembre 2012
Personalità televisiva egiziana finisce sotto processo per offese alla Bibbia e al Cristianesimo!
Mentre nel "moderno" e "avanzato" Occidente si permette a chiunque di offendere i sentimenti, la fede e la religiosità di miliardi di persone in conseguenza di una malintesa e superficiale 'libertà', nell' "arretrato" Egitto che ha appena ritrovato la Democrazia (dopo avere cacciato il tiranno foraggiato e vezzeggiato dagli stessi paesi occidentali che oggi pretendono di dare lezioni al Cairo) offendere il Cristianesimo o il Giudaismo comporta pene fino a cinque anni di detenzione.
Lo ha imparato a sue spese il magnate televisivo Ahmed Mohammed Abdullah, che venne filmato nel corso delle manifestazioni di protesta contro il film islamofobo americano mentre, davanti all'ambasciata Usa, stracciava e bruciava una copia della Bibbia. Rinviato a giudizio col processo che inizierà il 30 settembre prossimo Abdullah protesta di non aver voluto offendere i Cristiani 'tout court' ma di aver scelto come oggetto della sua rabbia una Bibbia 'evangelica' americana per indicare il suo disprezzo per la versione di Cristianesimo che ha generato i neoconservatori islamofobi.
Vedremo se i giudici egiziani crederanno a questa sua versione o se la loro sentenza colpirà il mogul televisivo con una pena severa; quello che possiamo dire fin da ora é che ci piacerebbe che anche nell' "avanzato" Occidente vigessero leggi simili che impediscano a chiunque di dare la stura alla propria meschinità morale e al proprio livore esistenziale con offese gratuite a quanto, per secoli se non per millenni l'Umanità ha considerato quanto di più sacro e importante.
Lo ha imparato a sue spese il magnate televisivo Ahmed Mohammed Abdullah, che venne filmato nel corso delle manifestazioni di protesta contro il film islamofobo americano mentre, davanti all'ambasciata Usa, stracciava e bruciava una copia della Bibbia. Rinviato a giudizio col processo che inizierà il 30 settembre prossimo Abdullah protesta di non aver voluto offendere i Cristiani 'tout court' ma di aver scelto come oggetto della sua rabbia una Bibbia 'evangelica' americana per indicare il suo disprezzo per la versione di Cristianesimo che ha generato i neoconservatori islamofobi.
Vedremo se i giudici egiziani crederanno a questa sua versione o se la loro sentenza colpirà il mogul televisivo con una pena severa; quello che possiamo dire fin da ora é che ci piacerebbe che anche nell' "avanzato" Occidente vigessero leggi simili che impediscano a chiunque di dare la stura alla propria meschinità morale e al proprio livore esistenziale con offese gratuite a quanto, per secoli se non per millenni l'Umanità ha considerato quanto di più sacro e importante.
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martedì 18 settembre 2012
Mezzo milione di libanesi rispondono all'appello di Hezbollah e manifestano contro il film islamofobo dei sionisti Usa!
Oltre cinquecentomila persone hanno affollato le strade e le piazze del sobborgo meridionale di Beirut, roccaforte del movimento sciita Hezbollah, in risposta all'appello del leader Hassan Nasrallah che aveva chiesto per ieri una mobilitazione generale (non soltanto dei suoi seguaci o dei soli sciiti, anche se costoro ovviamente costituivano la maggioranza dei presenti) per dimostrare lo sdegno e la rabbia per il vergognoso e vigliacco film islamofobo finanziato da cento sionisti americani.
In un oceano di vessilli gialli e verdi i dimostranti hanno scandito slogan contro gli Usa e Israele, dichiarandosi pronti a combattere ogni provocazione contro la loro religione e le sue figure rappresentative; il culmine della manifestazione si é avuto con un discorso in diretta dello stesso Nasrallah.
Il Segretario Generale di Hezbollah ha ripetuto il suo appello perché si approvi una legislazione internazionale che renda le offese alla religione passibili di persecuzione penale, come accade per le incitazioni al razzismo e ad altri generi di discriminazione.
In un oceano di vessilli gialli e verdi i dimostranti hanno scandito slogan contro gli Usa e Israele, dichiarandosi pronti a combattere ogni provocazione contro la loro religione e le sue figure rappresentative; il culmine della manifestazione si é avuto con un discorso in diretta dello stesso Nasrallah.
Il Segretario Generale di Hezbollah ha ripetuto il suo appello perché si approvi una legislazione internazionale che renda le offese alla religione passibili di persecuzione penale, come accade per le incitazioni al razzismo e ad altri generi di discriminazione.
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lunedì 17 settembre 2012
Senatore australiano razzista dà sfogo al suo odio approfittando delle giuste proteste musulmane: ironia, discende da Italiani!
Il senatore razzista Cory, che qui vediamo seminudo in un hamam insieme ad altri membri del suo partito, ha pensato bene di usare il suo scranno al Parlamento australiano (Parlamento di uno Stato costruito sull'invasione e sul genocidio, come insegna la storia dei popoli anglosassoni, pirati per natura) per dare sfogo alle sue ubbìe razziste additando "il multiculturalismo e l'abitudine a tenere la porta aperta agli immigrati" di essere la causa delle imponenti manifestazioni di protesta che anche a Sydney, Melbourne e altre città del paese hanno visto scendere in piazza migliaia e migliaia di musulmani infuriati per il film islamofobo prodotto dai finanziatori sionisti americani.
Il senatore razzista Cory, di nome fa 'Bernardi': evidentemente non conosce l'adagio "Judge not lest you be judged", ma, visto che é così veementemente anti-immigrazione e anti-multiculturalismo potrebbe benissimo tornarsene a Ragusa, ad Agerola, a Viterbo o a Rovigo, da qualunque parte d'Italia i suoi padri o i suoi nonni siano partiti per sfuggire alla fame. Siamo pronti ad accoglierlo, insieme ai moltissimi Ragusani, Agerolesi, Viterbesi e Rodigini che si chiamano Ali, Mohammed e Yusuf e che cinque volte al dì rivolgono le loro preghiere alla Mecca.
Il senatore razzista Cory, di nome fa 'Bernardi': evidentemente non conosce l'adagio "Judge not lest you be judged", ma, visto che é così veementemente anti-immigrazione e anti-multiculturalismo potrebbe benissimo tornarsene a Ragusa, ad Agerola, a Viterbo o a Rovigo, da qualunque parte d'Italia i suoi padri o i suoi nonni siano partiti per sfuggire alla fame. Siamo pronti ad accoglierlo, insieme ai moltissimi Ragusani, Agerolesi, Viterbesi e Rodigini che si chiamano Ali, Mohammed e Yusuf e che cinque volte al dì rivolgono le loro preghiere alla Mecca.
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venerdì 14 settembre 2012
Evacuata l'ambasciata Usa in Kuwait, dall'Egitto fugge l'ambasciatore americano: il venerdì della rabbia musulmana fa perdere le penne all'aquila a stelle e strisce!
L'ambasciata Usa in Kuwait é stata evacuata ieri nel timore che dopo le preghiere del venerdì folle di dimostranti potessero attaccarla come successo in Libia e in Egitto mentre proprio la rappresentanza diplomatica al Cairo, pur pesantemente circondata da truppe, ha visto l'ambasciatore e il resto del personale abbandonarla per timore di attacchi di massa come quelli che in passato hanno colpito l'ambasciata sionista.
Anche a Gaza, dove per fortuna non esiste nessun nido di spie-CIA travestito da ambasciata, la popolazione é nondimeno scesa in piazza a manifestare contro l'offensivo e blasfemo film islamofobo prodotto dalla lobby sionista usa. Pur senza condonare gli episodi di violenza, tutti i leader musulmani, non importa di quale colore o background politico, si sono uniti nel condannare il film, volutamente e studiatamente provocatore, prodotto nel quadro di una concertata campagna di insulto e vilificazione della fede musulmana che fa il gioco delle potenze imperialiste e sioniste. Anche molti leader cristiani si sono uniti alle condanne contro questa provocazione blasfema.
Anche a Gaza, dove per fortuna non esiste nessun nido di spie-CIA travestito da ambasciata, la popolazione é nondimeno scesa in piazza a manifestare contro l'offensivo e blasfemo film islamofobo prodotto dalla lobby sionista usa. Pur senza condonare gli episodi di violenza, tutti i leader musulmani, non importa di quale colore o background politico, si sono uniti nel condannare il film, volutamente e studiatamente provocatore, prodotto nel quadro di una concertata campagna di insulto e vilificazione della fede musulmana che fa il gioco delle potenze imperialiste e sioniste. Anche molti leader cristiani si sono uniti alle condanne contro questa provocazione blasfema.
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giovedì 13 settembre 2012
Ancora scontri attorno alle ambasciate Usa da Tunisi al Sudan; a Sanaa, Yemen, un morto tra i dimostranti!
La cagnara dei media asserviti alla lobby sionista e imperialista che ha finanziato l'osceno e offensivo film sul Profeta dell'Islam nelle ultime ore cerca di far passare le folle oceaniche che dimostrano in tutto il mondo contro l'arroganza yankee come "estremisti" e i morti di Bengasi come 'povere vittime', ma non può coprire la Verità, che la reazione, pur violenta, é giustificata ampiamente dal clima di vilificazione continua contro l'Islam e i Musulmani che proprio dai canali e dalle testate obbedienti ai diktat di Washington e Tel Aviv costantemente si riversa attraverso l'etere, il web e la carta stampata.
Un morto e cinque feriti (questi sì innocenti e disarmati) sono il bilancio della violenza usata dai militari yemeniti contro la folla che nella capitale Sanaa protestava attorno all'ambasciata di Gerald Feierstein, emissario della Lobby a Sei Punte nello strategico paese arabo.
Intanto emergono dettagli sempre più inquietanti sulla realizzazione del film, finanziato dalla Lobby ebraica americana con cinque milioni di dollari forniti da un centinaio di finanziatori (ognuno dei quali quindi ha donato in media cinquantamila dollari, un bell'esborso per i sionisti Usa): sembra infatti che la quasi totalità dei lavoranti, degli attori, delle comparse e dello staff tecnico non fosse a conoscenza del messaggio razzista e islamofobo ma pensasse semplicemente di stare realizzando un film in costume a tema arabo/mediorientale e che i dialoghi e le scene insultanti per l'Islam siano stati ridoppiati e girate e montate in seguito.
Un comitato di collaboratori del film ha comunicato il proprio rammarico per il genere di opera che ha contribuito a realizzare e ha stigmatizzato la direzione e la produzione per avere sfruttato e ingannato la loro buona fede.
Un morto e cinque feriti (questi sì innocenti e disarmati) sono il bilancio della violenza usata dai militari yemeniti contro la folla che nella capitale Sanaa protestava attorno all'ambasciata di Gerald Feierstein, emissario della Lobby a Sei Punte nello strategico paese arabo.
Intanto emergono dettagli sempre più inquietanti sulla realizzazione del film, finanziato dalla Lobby ebraica americana con cinque milioni di dollari forniti da un centinaio di finanziatori (ognuno dei quali quindi ha donato in media cinquantamila dollari, un bell'esborso per i sionisti Usa): sembra infatti che la quasi totalità dei lavoranti, degli attori, delle comparse e dello staff tecnico non fosse a conoscenza del messaggio razzista e islamofobo ma pensasse semplicemente di stare realizzando un film in costume a tema arabo/mediorientale e che i dialoghi e le scene insultanti per l'Islam siano stati ridoppiati e girate e montate in seguito.
Un comitato di collaboratori del film ha comunicato il proprio rammarico per il genere di opera che ha contribuito a realizzare e ha stigmatizzato la direzione e la produzione per avere sfruttato e ingannato la loro buona fede.
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mercoledì 12 settembre 2012
Hamas, Hezbollah e l'Iran condannano l'offensivo film islamofobo prodotto dalla lobby sionista americana!
L'Occidente corrotto, superficiale e disperato non solo non ha più valori etici o morali, avendoli venduti e sacrificati per il miraggio di una eterna rincorsa all'impossibile appagamento materialista e consumista, ma non riesce nemmeno a tollerare che altre culture e civiltà invece rimangano legate alle loro tradizioni e ai loro valori, sentendo il bisogno di attaccarle, offenderle, sminuirle nel tentativo di sentirsi meno inferiore attraverso l'insulto spacciato come 'libertà di espressione'.
Lo sa bene l'estremista islamofobo Sam Bacile che, raccolti 5 milioni di dollari da finanziatori ebrei appartenenti alla Lobby Sionista che spadroneggia negli Stati Uniti li ha impiegati nella produzione di un film osceno diretto contro la figura del Profeta dell'Islam, la cui distribuzione ha causato scontri e manifestazioni di protesta in tutto il Nordafrica, culminate con l'attacco alla rappresentanza diplomatica Usa di Bengasi dove si sono riportati 4 morti tra cui l'ambasciatore Stevens.
Il Ministro degli affari religiosi di Hamas Ismail Radwani ha denunciato la grave provocazione avvenuta contro la fede e i sentimenti di tutti i musulmani del mondo, invitando l'OIC e altre organizzazioni internazionali islamiche a denunciare i produttori di tale despicabile, odiosa opera. Alaeddin Boroujerdi, Segretario della Commissione Parlamentare per la Sicurezza Nazionale e la Politica Estera della Repubblica Islamica dell'Iran ha dichiarato che il Presidente Usa Obama dovrebbe chiedere ufficialmente scusa a tutti i musulmani per le azioni sconsiderate di Bacile e dei suoi finanziatori sionisti. Una condanna ferma e risoluta per l'azione offensiva é arrivata anche dall'Ufficio stampa di Hezbollah che ha definito la produzione e la distribuzione del filmato come "la vera dichiarazione dell'atteggiameno americano e sionista contro la cultura e la religione musulmana".
Lo sa bene l'estremista islamofobo Sam Bacile che, raccolti 5 milioni di dollari da finanziatori ebrei appartenenti alla Lobby Sionista che spadroneggia negli Stati Uniti li ha impiegati nella produzione di un film osceno diretto contro la figura del Profeta dell'Islam, la cui distribuzione ha causato scontri e manifestazioni di protesta in tutto il Nordafrica, culminate con l'attacco alla rappresentanza diplomatica Usa di Bengasi dove si sono riportati 4 morti tra cui l'ambasciatore Stevens.
Il Ministro degli affari religiosi di Hamas Ismail Radwani ha denunciato la grave provocazione avvenuta contro la fede e i sentimenti di tutti i musulmani del mondo, invitando l'OIC e altre organizzazioni internazionali islamiche a denunciare i produttori di tale despicabile, odiosa opera. Alaeddin Boroujerdi, Segretario della Commissione Parlamentare per la Sicurezza Nazionale e la Politica Estera della Repubblica Islamica dell'Iran ha dichiarato che il Presidente Usa Obama dovrebbe chiedere ufficialmente scusa a tutti i musulmani per le azioni sconsiderate di Bacile e dei suoi finanziatori sionisti. Una condanna ferma e risoluta per l'azione offensiva é arrivata anche dall'Ufficio stampa di Hezbollah che ha definito la produzione e la distribuzione del filmato come "la vera dichiarazione dell'atteggiameno americano e sionista contro la cultura e la religione musulmana".
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Ambasciate Usa sotto attacco in Libia ed Egitto: chi semina vento raccoglie tempesta!
E' di quattro morti, tra cui l'ambasciatore Usa J. Christopher Stevens il bilancio dell'attacco portato da uomini armati alla rappresentanza diplomatica a stelle e strisce a Bengasi, un'evento che non ha simili nemmeno nell'irruzione degli studenti iraniani nel "nido di spionaggio" di oltre trent'anni fa, che diede il via alla celebre 'crisi degli ostaggi' e che fa letteralmente scomparire, al confronto, quanto avvenuto in Egitto dove la sede diplomatica americana é stata "solo" assaltata da manifestanti disarmati che si sono limitati a staccare la bandiera dal pennone e distruggerla di fronte all'applauso della folla.
In entrambe i casi la molla scatenante della violenza contro le sedi diplomatiche Usa é stata la produzione di un film di propaganda islamofoba gravemente lesivo ed offensivo dei sentimenti e della sensibilità della comunità musulmana internazionale: ancora una volta l'Occidente che scambia la libertà di insulto per libertà di espressione raccoglie ciò che ha seminato.
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sabato 5 maggio 2012
Tarek Mehanna: vittima della nuova 'caccia alle streghe' Made in Usa
In nome d'Iddio, compassionevole e misericordioso.
Quattro anni fa esatti, proprio in aprile, avevo finito il mio turno di lavoro all'ospedale. Stavo andando a piedi a riprendere la macchina quando mi vennero vicino due agenti federali. Mi dissero che potevo scegliere tra due cose: potevo prendere la strada più facile, o potevo prendere quella più difficile. Quella facile, come mi spiegarono, significava diventare un informatore per il governo. Se avessi accettato non avrei mai visto come sono fatti un tribunale o una cella. Quella difficile, beh, è quella che mi ha condotto qui. Sono qui dopo aver passato la gran parte degli ultimi quattro anni in una cella singola grande quanto un ripostiglio ed in cui trascorro chiuso a chiave ventitré ore al giorno. L'FBI e gli inquirenti hanno lavorato molto duramente -e il governo ha speso milioni di dollari di tasse- per chiudermi in quella cella, farmici restare, portarmi in tribunale e alla fine avermi qui in piedi davanti a voi perché oggi fossi condanato a trascorrervi ancora più tempo. Nelle settimane che hanno preceduto questo momento molte persone mi hanno dato dei suggerimenti su quello che avrei dovuto dirvi. Alcuni hanno detto che avrei dovuto pietire misericordia sperando in una sentenza leggera, altri invece mi hanno detto che in un modo o nell'altro non me la sarei comunque cavata con poco.
Quello che voglio fare io è soltanto parlare di me per pochi minuti.
Quando mi sono rifiutato di diventare un informatore, quelli del governo hanno reagito accusandomi del "crimine" di aver sostenuto i mujaheddin -o, come li chiamano loro, i "terroristi"- che combattono contro l'occupazione dei paesi musulmani in tutto il mondo. Io non sono nato in un paese musulmano, sono nato e cresciuto qui in America e questa cosa irrita molta gente: com'è possibile che io, americano, creda nelle cose in cui credo e prenda le posizioni che prendo? Tutto quello cui un uomo è esposto nell'ambiente in cui vive ha un qualche effetto su di lui, ed io non faccio eccezione. Così, per più versi, io sono come sono proprio perché sono americano.
A sei anni cominciai a raccogliere una grande collezione di fumetti. E' stato Batman a ficcarmi in testa un certo concetto, a presentarmi una certa visione paradigmatica di come funziona il mondo: da una parte ci sono gli oppressori, dall'altra ci sono gli oppressi, e poi ci sono quelli che si alzano a difendere gli oppressi. La cosa mi ha colpito a tal punto che per tutto il resto dell'infanzia sono stato attratto da qualunque libro riflettesse questa visione: La capanna dello Zio Tom, l'autobiografia di Malcolm X... riuscii a trovare una dimensione etica anche nel Giovane Holden.
Quando andai alle superiori e cominciai a seguire delle vere lezioni di storia, imparai come il mondo funzioni davvero in quel modo. Seppi dei Nativi Americani e di quello che li aveva fatti cadere nelle mani dei colonizzatori europei, ed imparai poi di come i discendenti di quei colonizzatori vennero a loro volta oppressi dalla tirannia di re Giorgio III. Lessi la storia di Paul Revere, di Tom Paine, e di come gli americani insorsero armati contro le forze militari britanniche: un'insurrezione che adesso ricordiamo riverenti come guerra rivoluzionaria americana. Da bambino ho anche partecipato a varie gite scolastiche la cui meta era a pochi isolati di distanza da dove ci troviamo adesso. Imparai chi fossero Harriet Tubman, Nat Turner, John Brown e la lotta contro la schiavitù in questo paese. Imparai la storia di Emma Goldman, di Eugene Debs, e la storia delle lotte sindacali, della classe operaia, dei poveri. Studiai di Anna Frank e dei nazisti, e di come perseguitavano le minoranze e imprigionavano i dissidenti. Studiai la storia di Rosa Parks, di Malcolm X, di Martin Luther King e delle lotte per i diritti civili. Studiai la storia di Ho Chi Minh e di come i vietnamiti abbiano combattuto per decenni per liberarsi da un invasore dopo l'altro. Lessi di Nelson Mandela e della lotta contro l'apartheid in Sud Africa. Tutto quello che ho imparato in quegli anni non ha fatto che confermare le prime cose che avevo appreso a sei anni: nella storia c'è sempre stata una lotta incessante tra oppressi ed oppressori.
E in ogni lotta che mi capitava di studiare stavo sempre con gli oppressi e provavo sempre ammirazione per coloro che si levavano a difenderli, non importa di quale nazionalità o di quale religione fossero. E non ho mai buttato via gli appunti che prendevo a scuola: sono tutti in ordine, impilati nell'armadio di camera a casa mia, anche mentre sto qui in piedi a parlare davanti a voi. Di tutti i personaggi storici di cui mi sono interessato, uno spicca su tutti gli altri. Rimasi impressionato per più versi da Malcolm X, ma la cosa di lui che più mi ha colpito è stata la sua trasformazione, il suo percorso di trasformazione personale. Non so se avete visto il film X di Spike Lee; è un film che dura più di tre ore e mezza, ed il Malcolm che si vede all'inizio è diverso dal Malcolm che si vede alla fine. All'inizio è un delinquente analfabeta, poi arriva ad essere un marito, un padre, una guida protettiva e faconda per il suo popolo, un bravo musulmano che compie lo Hajj alla Mecca e, alla fine, un martire. La vita di Malcolm mi ha insegnato che l'Islam non è qualcosa di innato, non è una cultura e non è una questione di appartenenza etnica. L'Islam è un modo di vivere, una condizione mentale che tutti possono scegliere, non inporta da dove vengono o come sono cresciuti.
Questo mi ha spinto ad approfondire l'Islam, e l'Islam mi ha conquistato. Ero solo un adolescente, ma l'Islam si è mostrato in grado di dare una risposta ad un interrogativo davanti al quale le più grandi menti scientifiche si sono dimostrate impotenti, la questione capace di spingere alla depressione e al suicidio anche l'individuo più ricco e famoso che non sia in grado di dare ad essa una risposta: qual è il significato della vita? Perché esistiamo? L'Islam inoltre risponde anche all'interrogativo del come dovremmo regolare le nostre esistenze. E dal momento che non schiera alcuna gerarchia e alcun ordine sacerdotale, io stesso ho potuto direttamente e senza indugio iniziare ad approfondire i testi del Corano e gli insegnamenti del Profeta Muhammad ed intraprendere il cammino verso la comprensione di cosa tutto questo significasse, delle implicazioni che l'Islam ha per me in quanto essere umano, per me come individuo, per la gente che mi circonda e per il mondo intero; e più studiavo, più consideravo l'Islam prezioso come l'oro. La pensavo in questo modo quand'ero adolescente ma anche adesso, nonostante tutto quello che ho sofferto negli ultimi anni, io sono qui in piedi davanti a voi e davanti a chiunque altro in quest'aula di tribunale nelle vesti di uno che è orgoglioso di essere musulmano.
Man mano che studiavo cominciai ad interessarmi a quello che stava succedendo ai musulmani in varie parti del mondo. Ovunque guardassi vedevo all'opera grandi potenze intente a cercare di distruggere quello che io invece amavo. Lessi di cosa avevano fatto i sovietici ai musulmani dell'Afghanistan e i serbi ai musulmani di Bosnia; lessi di quello che i russi stavano facendo ai musulmani in Cecenia. Lessi di quello che lo stato sionista aveva fatto in Libano, e di quello che sta continuando a fare il Palestina con il pieno sostegno degli Stati Uniti. E infine scoprii quello che la stessa America stava facendo ai musulmani. Lessi della guerra nel Golfo e delle bombe ad uranio impoverito che hanno ucciso migliaia di persone e fatto salire alle stelle il numero dei casi di cancro in tutto l'Iraq. Ho letto delle sanzioni volute dall'America, sanzioni che hanno vietato di importare in Iraq cibo, farmaci ed equipaggiamenti medici, e di come -secondo le Nazioni Unite- più di mezzo milione di bambini sia morto a causa di tutto questo. Ricordo una sequenza tratta da un'intervista a Madeline Albright trasmessa da 60 minutes, in cui la Albright diceva che secondo lei era "valsa la pena" che tutti quei bambini morissero.
L'ho visto l'undici settembre, quando un gruppo di persone si è spinto a dirottare degli aerei e a farli schiantare contro dei palazzi tanta era l'indignazione per la morte di quei bambini. L'ho visto poi, quando l'America ha attaccato ed invaso direttamente l'Iraq. Ho visto gli effetti dello "Shock and Awe" il giorno in cui è iniziata l'invasione, i bambini nelle corsie degli ospedali con le schegge dei missili americani che gli uscivano dalla fronte (no, nulla di tutto questo è andato in onda sulla CNN). Ho saputo cos'è successo nella città di Haditha dove ventiquattro musulmani, tra i quali c'erano donne, bambini e addirittura un settantaseienne ridotto in sedia a rotelle, sono stati uccisi a colpi di arma da fuoco e di bombe mentre ancora stavano dormendo nei loro letti da fucilieri di marina degli Stati Uniti. Ho saputo di Abeer al Janabi, una ragazzina irachena di quattordici anni che cinque soldati americani hanno violentato in gruppo, prima di sparare in testa a lei e a tutta la sua famiglia e di dare alla fine i loro corpi alle fiamme. Vi voglio ricordare che, come potete facilmente constatare di persona, le donne musulmane non lasciano intravedere neppure i loro capelli ad un uomo a loro estraneo. Cercate dunque di immaginare questa ragazzina, che viene da un villaggio conservatore, cui vengono strappati i vestiti e che viene violentata non da uno, non da due, non da tre, non da quattro, ma da cinque soldati.
Anche oggi seduto nella mia cella posso leggere degli attacchi con i droni che continuano ad uccidere ogni giorno dei musulmani in paesi come il Pakistan, la Somalia e lo Yemen. Un mese fa abbiamo tutti sentito la notizia dei diciassette musulmani afghani, per lo più mamme con i loro bambini, cui un militare americano ha sparato, dando anche in questo caso fuoco ai loro corpi. Tutte storie che finiscono nei titoli di testa, ma una delle prime cose che ho imparato è che l'Islam è essenzialmente una questione di lealtà e di fratellanza: ogni donna musulmana è mia sorella, ogni uomo mio fratello, e tutti insieme siamo un tutt'uno i cui appartenenti hanno il dovere di proteggersi reciprocamente. In altre parole io non posso accettare che cose simili vengano fatte a miei fratelli e a mie sorelle -qui in America o altrove- e rimanere indifferente. Ho continuato a solidarizzare con gli oppressi, ma adesso la questione diventava più personale, così come diventava più personale la mia ammirazione per coloro che li difendevano. Prima ho citato Paul Revere; quando iniziò la sua cavalcata nella notte, lo fece per avvertire che gli inglesi stavano dirigendosi verso Lexington per arrestare Sam Adams e John Hancock, e verso Concord per sequestrare le armi che i Minuteman vi avevano accumulato. Appena gli inglesi giunsero a Concord trovarono i Minuteman ad attenderli armi alla mano. I Minuteman aprirono il fuoco contro gli inglesi, li costrinsero a combattere e li batterono. La Rivoluzione Americana è nata con quello scontro armato. C'è una parola, in arabo, per descrivere quello che quei Minuteman fecero quel giorno. Questa parola è jihad.
Ecco per che cosa mi si processa. Tutti questi video e tutte queste traduzioni e tutte questi litigi bambineschi a base di "Ehi, ha tradotto questo paragrafo" e "Oh, ha riportato questa frase" e tutto il resto del baraccone ruotano attorno ad una questione sola: quella dei musulmani che si sono difesi contro i soldati americani, che stavano facendo loro esattamente quello che i britannici fecero a suo tempo all'America. Nel corso del processo è venuto fuori chiaro e limpido che non ho mai, mai progettato di "uccidere americani" nei grandi magazzini o chissà dove altro. Gli stessi testimoni di parte del governo hanno negato la cosa, e mettiamoci pure tutta la fila di periti che si è avvicendata a quel banco, passando ore a vivisezionare ogni singola parola che ho scritto per spiegare come la pensavo. Inoltre, all'epoca in cui ero ancora libero, quelli del governo hanno mandato un agente sotto copertura per cercare di tirarmi dentro ad uno dei loro "complotti del terrore"; io mi sono rifiutato di partecipare. Stranamente la giuria non ha mai sentito parlare di tutto questo. Questo processo, quindi, non riguarda quello che penso dei musulmani che uccidono dei civili americani. Riguarda quello che penso degli americani che uccidono dei civili musulmani, e su questo argomento io penso che i musulmani devono difendere le loro terre dagli stranieri invasori, sovietici, americani o marziani che siano.
Ecco quello che penso. E' quello che ho sempre pensato e quello che continuerò a pensare. Non si tratta né di terrorismo né di estremismo. E' semplicemente tutto quello che simboleggiano le frecce che compaiono sul sigillo che sta sopra le vostre teste: la difesa della patria. Io non sono d'accordo con i miei avvocati quando affermano che non dovete condividere ciò che penso. No, chiunque abbia un po' di senso comune e un po' di umanità non può che essere d'accordo con me. Se qualcuno fa irruzione in casa tua per rapinarti e fare del male alla tua famiglia, è la pura e semplice logica ad imporre che tu faccia tutto quanto serve per cacciare da casa gli invasori. Quando la casa è un paese musulmano, e quando l'invasore è l'esercito degli Stati Uniti, chissà perché i parametri di giudizio cambiano all'istante. Il buon senso viene ribattezzato "terrorismo" e la gente che si difende da qualcuno che dall'altra parte dell'oceano piomba lì per ammazzarla diventa i "terroristi" che "uccidono gli americani". Considerare l'America brutalizzata dai britannici che andavano per le sue strade due secoli e mezzo fa, significa considerare brutalizzati anche i musulmani; oggi sono loro che hanno i soldati americani per le strade. E' la mentalità del colonialismo.
Quando il sergente Bales il mese scorso ha sparato a tutti quegli afghani i mass media non hanno parlato altro che di lui: della sua vita, di quanto era stressato, del suo disturbo post traumatico da stress, del mutuo che doveva pagare per la casa: come se la vittima fosse stata lui. Alla gente che aveva ucciso sul serio non è stato riservato alcun coinvolgimento, come se non fossero stati individui reali, come se non fossero stati degli esseri umani. Purtroppo questo modo di pensare ha finito per contagiare tutti i membri della nostra società, che se ne siano o meno resi conto. Ci ho messo due anni, a furia di discussioni, spiegazioni e chiarimenti, per convincere i miei avvocati a togliersi il paraocchi e a dare per lo meno segno di accettare che c'era una logica in quello che sostenevo. Due anni! Persone tanto intelligenti hanno impiegato un tempo così lungo, e si trattava di persone tenute per mestiere a difendermi, per rivedere i propri assunti; quanto ci vorrebbe per mettermi sul serio davanti ad una giuria composta da individui scelti a sorte ma rispettosi della condizione di essere dei miei "pari imparziali"? Siamo seri. Io non sono stato chiamato in giudizio davanti ad una giuria di miei pari, perché con la mentalità che sta stringendo l'America di oggi non è possibile che ci siano dei mei pari.
E facendo affidamento proprio su questo quelli del governo mi hanno processato; non perché ne avevano la necessità, ma semplicemente perché avevano il potere di farlo. Studiando la storia ho imparato anche un'altra cosa. L'America, nel corso della storia, ha sostenuto i governi che più degli altri si sono macchiati di ingiustizie nei confronti delle minoranze - un modo di fare politica che godeva anche dell'avallo della legge - solo per poi guardarsi indietro e dire tra sé "Ma cosa avevamo per la testa?" La schiavitù, Jim Crow, l'internamento dei giapponesi durante la seconda guerra mondiale furono tutte cose ampiamente accettate dalla società americana; ciascuna di queste iniziative è stata difesa dalla Corte Suprema. Ma col passare del tempo e man mano che l'America cambiava, sia la gente comune che i tribunali hanno preso a guardare al passato e a chiedersi "Ma cosa avevamo per la testa?" Nelson Mandela veniva considerato un terrorista dal governo sudafricano e venne condannato all'ergastolo. Il tempo è passato, il mondo è cambiato, i sudafricani hanno capito quanto oppressive fossero state le linee politiche seguite fino ad allora e che non era lui ad essere un terrorista, e l'hanno liberato. E' persino diventato presidente. Così, tutto è soggettivo: peersino tutto quest'affare del "terrorismo" e di chi è un "terrorista".
Tutto dipende dal tempo e dal luogo e da qual è la superpotenza in quel momento. Per voi io sono un terrorista; per voi non c'è nulla di strano nel fatto che io sia qui in piedi vestito con una tuta arancione. Ma un giorno l'America cambierà e la gente riconoscerà quello che sta succedendo qui ed oggi per quello che è realmente. Si ricorderanno di come centinaia di migliaia di musulmani sono stati uccisi e mutilati dai soldati statunitensi in altri paesi, anche se oggi sono io quello che va in prigione per aver "cospirato per uccidere o ferire" in quegli stessi paesi perché sostengo i mujaheddin che difendono quelle persone. Si ricorderanno di come il governo ha speso milioni di dollari per incarcerarmi come "terrorista": se riuscissimo in qualche modo a riportare in vita Abeer al Janabi proprio nel momento in cui veniva violentata da un gruppo di vostri soldati, a metterla sul banco dei testimoni e a chiederle chi sono i "terroristi", sicuramente ella non indicherebbe me. Quelli del governo dicono che sono ossessionato dalla violenza, ossessionato dall'"uccidere americani". Io, come musulmano che vive in tempi come questi, non potrei pensare ad una bugia più ironica.
Tarek Mehanna
(Condannato da una Corte fascista americana a 17 anni di carcere senza avere commesso alcun reato).
Quattro anni fa esatti, proprio in aprile, avevo finito il mio turno di lavoro all'ospedale. Stavo andando a piedi a riprendere la macchina quando mi vennero vicino due agenti federali. Mi dissero che potevo scegliere tra due cose: potevo prendere la strada più facile, o potevo prendere quella più difficile. Quella facile, come mi spiegarono, significava diventare un informatore per il governo. Se avessi accettato non avrei mai visto come sono fatti un tribunale o una cella. Quella difficile, beh, è quella che mi ha condotto qui. Sono qui dopo aver passato la gran parte degli ultimi quattro anni in una cella singola grande quanto un ripostiglio ed in cui trascorro chiuso a chiave ventitré ore al giorno. L'FBI e gli inquirenti hanno lavorato molto duramente -e il governo ha speso milioni di dollari di tasse- per chiudermi in quella cella, farmici restare, portarmi in tribunale e alla fine avermi qui in piedi davanti a voi perché oggi fossi condanato a trascorrervi ancora più tempo. Nelle settimane che hanno preceduto questo momento molte persone mi hanno dato dei suggerimenti su quello che avrei dovuto dirvi. Alcuni hanno detto che avrei dovuto pietire misericordia sperando in una sentenza leggera, altri invece mi hanno detto che in un modo o nell'altro non me la sarei comunque cavata con poco.
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| Non fate vedere 'Batman' ai bambini...diventeranno "terroristi"! |
Quando andai alle superiori e cominciai a seguire delle vere lezioni di storia, imparai come il mondo funzioni davvero in quel modo. Seppi dei Nativi Americani e di quello che li aveva fatti cadere nelle mani dei colonizzatori europei, ed imparai poi di come i discendenti di quei colonizzatori vennero a loro volta oppressi dalla tirannia di re Giorgio III. Lessi la storia di Paul Revere, di Tom Paine, e di come gli americani insorsero armati contro le forze militari britanniche: un'insurrezione che adesso ricordiamo riverenti come guerra rivoluzionaria americana. Da bambino ho anche partecipato a varie gite scolastiche la cui meta era a pochi isolati di distanza da dove ci troviamo adesso. Imparai chi fossero Harriet Tubman, Nat Turner, John Brown e la lotta contro la schiavitù in questo paese. Imparai la storia di Emma Goldman, di Eugene Debs, e la storia delle lotte sindacali, della classe operaia, dei poveri. Studiai di Anna Frank e dei nazisti, e di come perseguitavano le minoranze e imprigionavano i dissidenti. Studiai la storia di Rosa Parks, di Malcolm X, di Martin Luther King e delle lotte per i diritti civili. Studiai la storia di Ho Chi Minh e di come i vietnamiti abbiano combattuto per decenni per liberarsi da un invasore dopo l'altro. Lessi di Nelson Mandela e della lotta contro l'apartheid in Sud Africa. Tutto quello che ho imparato in quegli anni non ha fatto che confermare le prime cose che avevo appreso a sei anni: nella storia c'è sempre stata una lotta incessante tra oppressi ed oppressori.
E in ogni lotta che mi capitava di studiare stavo sempre con gli oppressi e provavo sempre ammirazione per coloro che si levavano a difenderli, non importa di quale nazionalità o di quale religione fossero. E non ho mai buttato via gli appunti che prendevo a scuola: sono tutti in ordine, impilati nell'armadio di camera a casa mia, anche mentre sto qui in piedi a parlare davanti a voi. Di tutti i personaggi storici di cui mi sono interessato, uno spicca su tutti gli altri. Rimasi impressionato per più versi da Malcolm X, ma la cosa di lui che più mi ha colpito è stata la sua trasformazione, il suo percorso di trasformazione personale. Non so se avete visto il film X di Spike Lee; è un film che dura più di tre ore e mezza, ed il Malcolm che si vede all'inizio è diverso dal Malcolm che si vede alla fine. All'inizio è un delinquente analfabeta, poi arriva ad essere un marito, un padre, una guida protettiva e faconda per il suo popolo, un bravo musulmano che compie lo Hajj alla Mecca e, alla fine, un martire. La vita di Malcolm mi ha insegnato che l'Islam non è qualcosa di innato, non è una cultura e non è una questione di appartenenza etnica. L'Islam è un modo di vivere, una condizione mentale che tutti possono scegliere, non inporta da dove vengono o come sono cresciuti.
Questo mi ha spinto ad approfondire l'Islam, e l'Islam mi ha conquistato. Ero solo un adolescente, ma l'Islam si è mostrato in grado di dare una risposta ad un interrogativo davanti al quale le più grandi menti scientifiche si sono dimostrate impotenti, la questione capace di spingere alla depressione e al suicidio anche l'individuo più ricco e famoso che non sia in grado di dare ad essa una risposta: qual è il significato della vita? Perché esistiamo? L'Islam inoltre risponde anche all'interrogativo del come dovremmo regolare le nostre esistenze. E dal momento che non schiera alcuna gerarchia e alcun ordine sacerdotale, io stesso ho potuto direttamente e senza indugio iniziare ad approfondire i testi del Corano e gli insegnamenti del Profeta Muhammad ed intraprendere il cammino verso la comprensione di cosa tutto questo significasse, delle implicazioni che l'Islam ha per me in quanto essere umano, per me come individuo, per la gente che mi circonda e per il mondo intero; e più studiavo, più consideravo l'Islam prezioso come l'oro. La pensavo in questo modo quand'ero adolescente ma anche adesso, nonostante tutto quello che ho sofferto negli ultimi anni, io sono qui in piedi davanti a voi e davanti a chiunque altro in quest'aula di tribunale nelle vesti di uno che è orgoglioso di essere musulmano.
Man mano che studiavo cominciai ad interessarmi a quello che stava succedendo ai musulmani in varie parti del mondo. Ovunque guardassi vedevo all'opera grandi potenze intente a cercare di distruggere quello che io invece amavo. Lessi di cosa avevano fatto i sovietici ai musulmani dell'Afghanistan e i serbi ai musulmani di Bosnia; lessi di quello che i russi stavano facendo ai musulmani in Cecenia. Lessi di quello che lo stato sionista aveva fatto in Libano, e di quello che sta continuando a fare il Palestina con il pieno sostegno degli Stati Uniti. E infine scoprii quello che la stessa America stava facendo ai musulmani. Lessi della guerra nel Golfo e delle bombe ad uranio impoverito che hanno ucciso migliaia di persone e fatto salire alle stelle il numero dei casi di cancro in tutto l'Iraq. Ho letto delle sanzioni volute dall'America, sanzioni che hanno vietato di importare in Iraq cibo, farmaci ed equipaggiamenti medici, e di come -secondo le Nazioni Unite- più di mezzo milione di bambini sia morto a causa di tutto questo. Ricordo una sequenza tratta da un'intervista a Madeline Albright trasmessa da 60 minutes, in cui la Albright diceva che secondo lei era "valsa la pena" che tutti quei bambini morissero.
L'ho visto l'undici settembre, quando un gruppo di persone si è spinto a dirottare degli aerei e a farli schiantare contro dei palazzi tanta era l'indignazione per la morte di quei bambini. L'ho visto poi, quando l'America ha attaccato ed invaso direttamente l'Iraq. Ho visto gli effetti dello "Shock and Awe" il giorno in cui è iniziata l'invasione, i bambini nelle corsie degli ospedali con le schegge dei missili americani che gli uscivano dalla fronte (no, nulla di tutto questo è andato in onda sulla CNN). Ho saputo cos'è successo nella città di Haditha dove ventiquattro musulmani, tra i quali c'erano donne, bambini e addirittura un settantaseienne ridotto in sedia a rotelle, sono stati uccisi a colpi di arma da fuoco e di bombe mentre ancora stavano dormendo nei loro letti da fucilieri di marina degli Stati Uniti. Ho saputo di Abeer al Janabi, una ragazzina irachena di quattordici anni che cinque soldati americani hanno violentato in gruppo, prima di sparare in testa a lei e a tutta la sua famiglia e di dare alla fine i loro corpi alle fiamme. Vi voglio ricordare che, come potete facilmente constatare di persona, le donne musulmane non lasciano intravedere neppure i loro capelli ad un uomo a loro estraneo. Cercate dunque di immaginare questa ragazzina, che viene da un villaggio conservatore, cui vengono strappati i vestiti e che viene violentata non da uno, non da due, non da tre, non da quattro, ma da cinque soldati.
Anche oggi seduto nella mia cella posso leggere degli attacchi con i droni che continuano ad uccidere ogni giorno dei musulmani in paesi come il Pakistan, la Somalia e lo Yemen. Un mese fa abbiamo tutti sentito la notizia dei diciassette musulmani afghani, per lo più mamme con i loro bambini, cui un militare americano ha sparato, dando anche in questo caso fuoco ai loro corpi. Tutte storie che finiscono nei titoli di testa, ma una delle prime cose che ho imparato è che l'Islam è essenzialmente una questione di lealtà e di fratellanza: ogni donna musulmana è mia sorella, ogni uomo mio fratello, e tutti insieme siamo un tutt'uno i cui appartenenti hanno il dovere di proteggersi reciprocamente. In altre parole io non posso accettare che cose simili vengano fatte a miei fratelli e a mie sorelle -qui in America o altrove- e rimanere indifferente. Ho continuato a solidarizzare con gli oppressi, ma adesso la questione diventava più personale, così come diventava più personale la mia ammirazione per coloro che li difendevano. Prima ho citato Paul Revere; quando iniziò la sua cavalcata nella notte, lo fece per avvertire che gli inglesi stavano dirigendosi verso Lexington per arrestare Sam Adams e John Hancock, e verso Concord per sequestrare le armi che i Minuteman vi avevano accumulato. Appena gli inglesi giunsero a Concord trovarono i Minuteman ad attenderli armi alla mano. I Minuteman aprirono il fuoco contro gli inglesi, li costrinsero a combattere e li batterono. La Rivoluzione Americana è nata con quello scontro armato. C'è una parola, in arabo, per descrivere quello che quei Minuteman fecero quel giorno. Questa parola è jihad.
Ecco per che cosa mi si processa. Tutti questi video e tutte queste traduzioni e tutte questi litigi bambineschi a base di "Ehi, ha tradotto questo paragrafo" e "Oh, ha riportato questa frase" e tutto il resto del baraccone ruotano attorno ad una questione sola: quella dei musulmani che si sono difesi contro i soldati americani, che stavano facendo loro esattamente quello che i britannici fecero a suo tempo all'America. Nel corso del processo è venuto fuori chiaro e limpido che non ho mai, mai progettato di "uccidere americani" nei grandi magazzini o chissà dove altro. Gli stessi testimoni di parte del governo hanno negato la cosa, e mettiamoci pure tutta la fila di periti che si è avvicendata a quel banco, passando ore a vivisezionare ogni singola parola che ho scritto per spiegare come la pensavo. Inoltre, all'epoca in cui ero ancora libero, quelli del governo hanno mandato un agente sotto copertura per cercare di tirarmi dentro ad uno dei loro "complotti del terrore"; io mi sono rifiutato di partecipare. Stranamente la giuria non ha mai sentito parlare di tutto questo. Questo processo, quindi, non riguarda quello che penso dei musulmani che uccidono dei civili americani. Riguarda quello che penso degli americani che uccidono dei civili musulmani, e su questo argomento io penso che i musulmani devono difendere le loro terre dagli stranieri invasori, sovietici, americani o marziani che siano.
Ecco quello che penso. E' quello che ho sempre pensato e quello che continuerò a pensare. Non si tratta né di terrorismo né di estremismo. E' semplicemente tutto quello che simboleggiano le frecce che compaiono sul sigillo che sta sopra le vostre teste: la difesa della patria. Io non sono d'accordo con i miei avvocati quando affermano che non dovete condividere ciò che penso. No, chiunque abbia un po' di senso comune e un po' di umanità non può che essere d'accordo con me. Se qualcuno fa irruzione in casa tua per rapinarti e fare del male alla tua famiglia, è la pura e semplice logica ad imporre che tu faccia tutto quanto serve per cacciare da casa gli invasori. Quando la casa è un paese musulmano, e quando l'invasore è l'esercito degli Stati Uniti, chissà perché i parametri di giudizio cambiano all'istante. Il buon senso viene ribattezzato "terrorismo" e la gente che si difende da qualcuno che dall'altra parte dell'oceano piomba lì per ammazzarla diventa i "terroristi" che "uccidono gli americani". Considerare l'America brutalizzata dai britannici che andavano per le sue strade due secoli e mezzo fa, significa considerare brutalizzati anche i musulmani; oggi sono loro che hanno i soldati americani per le strade. E' la mentalità del colonialismo.
Quando il sergente Bales il mese scorso ha sparato a tutti quegli afghani i mass media non hanno parlato altro che di lui: della sua vita, di quanto era stressato, del suo disturbo post traumatico da stress, del mutuo che doveva pagare per la casa: come se la vittima fosse stata lui. Alla gente che aveva ucciso sul serio non è stato riservato alcun coinvolgimento, come se non fossero stati individui reali, come se non fossero stati degli esseri umani. Purtroppo questo modo di pensare ha finito per contagiare tutti i membri della nostra società, che se ne siano o meno resi conto. Ci ho messo due anni, a furia di discussioni, spiegazioni e chiarimenti, per convincere i miei avvocati a togliersi il paraocchi e a dare per lo meno segno di accettare che c'era una logica in quello che sostenevo. Due anni! Persone tanto intelligenti hanno impiegato un tempo così lungo, e si trattava di persone tenute per mestiere a difendermi, per rivedere i propri assunti; quanto ci vorrebbe per mettermi sul serio davanti ad una giuria composta da individui scelti a sorte ma rispettosi della condizione di essere dei miei "pari imparziali"? Siamo seri. Io non sono stato chiamato in giudizio davanti ad una giuria di miei pari, perché con la mentalità che sta stringendo l'America di oggi non è possibile che ci siano dei mei pari.
E facendo affidamento proprio su questo quelli del governo mi hanno processato; non perché ne avevano la necessità, ma semplicemente perché avevano il potere di farlo. Studiando la storia ho imparato anche un'altra cosa. L'America, nel corso della storia, ha sostenuto i governi che più degli altri si sono macchiati di ingiustizie nei confronti delle minoranze - un modo di fare politica che godeva anche dell'avallo della legge - solo per poi guardarsi indietro e dire tra sé "Ma cosa avevamo per la testa?" La schiavitù, Jim Crow, l'internamento dei giapponesi durante la seconda guerra mondiale furono tutte cose ampiamente accettate dalla società americana; ciascuna di queste iniziative è stata difesa dalla Corte Suprema. Ma col passare del tempo e man mano che l'America cambiava, sia la gente comune che i tribunali hanno preso a guardare al passato e a chiedersi "Ma cosa avevamo per la testa?" Nelson Mandela veniva considerato un terrorista dal governo sudafricano e venne condannato all'ergastolo. Il tempo è passato, il mondo è cambiato, i sudafricani hanno capito quanto oppressive fossero state le linee politiche seguite fino ad allora e che non era lui ad essere un terrorista, e l'hanno liberato. E' persino diventato presidente. Così, tutto è soggettivo: peersino tutto quest'affare del "terrorismo" e di chi è un "terrorista".
Tutto dipende dal tempo e dal luogo e da qual è la superpotenza in quel momento. Per voi io sono un terrorista; per voi non c'è nulla di strano nel fatto che io sia qui in piedi vestito con una tuta arancione. Ma un giorno l'America cambierà e la gente riconoscerà quello che sta succedendo qui ed oggi per quello che è realmente. Si ricorderanno di come centinaia di migliaia di musulmani sono stati uccisi e mutilati dai soldati statunitensi in altri paesi, anche se oggi sono io quello che va in prigione per aver "cospirato per uccidere o ferire" in quegli stessi paesi perché sostengo i mujaheddin che difendono quelle persone. Si ricorderanno di come il governo ha speso milioni di dollari per incarcerarmi come "terrorista": se riuscissimo in qualche modo a riportare in vita Abeer al Janabi proprio nel momento in cui veniva violentata da un gruppo di vostri soldati, a metterla sul banco dei testimoni e a chiederle chi sono i "terroristi", sicuramente ella non indicherebbe me. Quelli del governo dicono che sono ossessionato dalla violenza, ossessionato dall'"uccidere americani". Io, come musulmano che vive in tempi come questi, non potrei pensare ad una bugia più ironica.
Tarek Mehanna
(Condannato da una Corte fascista americana a 17 anni di carcere senza avere commesso alcun reato).
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Tarek Mehanna
mercoledì 14 dicembre 2011
Bestiale! Il regime ebraico inasprisce la persecuzione dei Palestinesi musulmani, vuole vietare il richiamo dell'Adhan!
Allahu Akbar (quattro volte)
Ash-hadu al-la ilaha illa llah (due volte)
Ash-hadu anna Muhammadan rasulullah (due volte)
Hayya 'ala s-salah (due volte)
Hayya 'ala 'l-falah (due volte)
Allahu Akbar (due volte)
La ilaha illallah (una volta)
Ash-hadu al-la ilaha illa llah (due volte)
Ash-hadu anna Muhammadan rasulullah (due volte)
Hayya 'ala s-salah (due volte)
Hayya 'ala 'l-falah (due volte)
Allahu Akbar (due volte)
La ilaha illallah (una volta)
"Dio é grande, Testimonio che non vi é Dio all'infuori di Allah, Testimonio che Maometto é il messaggero di Allah, Venite al Salat, Venite alla salvezza, Dio é grande, Non c'é Dio all'infuori di Allah". Queste parole costituiscono, nella sua forma più essenziale e basilare, l'Adhan, il richiamo alla preghiera che da quattordici secoli risuona dai minareti delle moschee di tutto il mondo, vocalizzato da abili e stentorei muezzin, oggi a volte aiutati da impianti di fonodiffusione; esso é un potentissimo e fondamentale richiamo per il fedele musulmano, ma, in realtà parla a tutto il mondo, essendo testimonianza vivente di una delle più grandi creazioni della Storia e della Cultura umana: la religione Islamica, il culto più praticato al mondo e quello che più rapidamente espande i suoi confini e moltiplica e incrementa il numero dei propri adepti.
Bisogna essere 'bigotti a rovescio' come gli ultrà atei dell'UAAR o razzisti islamofobi come i seguaci di Borghezio, Wilders e Hirsi Ali per non emozionarsi profondamente nel sentire il richiamo alla preghiera che si diffonde dalla moschea, così come bisogna essere ben aridi, duri e meschini di cuore per non sentire il trasporto emotivo dello scampanio delle chiese cristiane o qualunque sincera, sentita, manifestazione di fede religiosa. Eppure, grazie alla perversa ideologia colonialista e razzista del sionismo (parto dannato della mente malvagia di Teodoro Herzl) l'Adhan, il richiamo musulmano alla preghiera potrebbe venire interdetto e proibito, non solo facendo un crimine e un torto contro le anime e le coscienze di milioni di credenti, ma quel che é peggio portandolo a compimento in una terra che DA SEMPRE é stata particolarmente imporante e collegata con la nascita e la diffusione di questa fede: la Palestina!
Responsabile di questo affronto alla Storia e alla Cultura palestinese, araba e mondiale la deputata Anastassia Michaeli, del famigerato partito razzista di Avigdor Lieberman, responsabile di alcune delle più odiose iniziative razziste del governo di Estrema Destra di Benji Netanyahu. Se la proposta di legge passasse al Parlamento sionista allora in tutti i territori palestinesi occupati sarebbe passibile di interruzione sotto il pretesto di "impedire rumori in pubblico". Il Premier Netanyahu, vigliacco come al solito, ha cercato di giustificare il provvedimento persecutorio e razzista citando in causa certi provvedimenti presi in Europa, dove i partiti islamofobi e razzisti hanno mano libera.
Il che dimostra come la tolleranza verso il razzismo e la xenofobia, grave cancro morale dell'Europa moderna, serve solo da esempio e da 'foglia di fico' per i razzisti e i bigotti di altre parti del mondo. Ovviamente il coraggioso popolo di Palestina é pronto a lottare per difendere la propria Religione e la propria Cultura anche qualora il disgraziato disegno di legge dovesse passare, anche i Palestinesi cristiani lotterebbero a fianco dei loro fratelli musulmani perché la libertà di parola, di culto e di espressione non conosce barriere di censo, di classe sociale, di religione o di setta.
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domenica 15 maggio 2011
Erdogan: "L'Occidente deve smettere di credere che Hamas sia un'organizzazione 'terrorista', é un partito politico legittimato dalla volontà del suo popolo!"
In un bizzarro concatenamento di eventi che, del tutto involontariamente, collegano il pollaio provinciale del politicame (='letame politico') italiota con la grande arena delle questioni internazionali, arriva una notizia che fa fare "cortocircuito" alle incredibilmente rozze e ignoranti dichiarazioni dell'islamofoba burina Daniela Santanchè, recentemente responsabile di una gaffe riguardante la Freedom Flotilla 2 e Hamas.
La Santanché, in diretta televisiva RAI sperava di accomunare l'iniziativa umanitaria internazionale con l'organizzazione musulmana di Resistenza, come se quest'ultima avesse qualcosa di vergognoso o di meno che encomiabile e ammirevole (visto che da oltre vent'anni si oppone coraggiosamente e coerentemente al Regime dell'Occupazione sionista vigente su certe aree della Palestina), nella speranza, ovviamente, di 'infangare' in qualche modo lo sforzo e l'impegno di migliaia di volontari internazionali.
Quello che la ruspante danielona non può immaginare, essendo il suo orizzonte culturale soffocato dal recinto dell'italico pollaio é che in qualunque paese che non sia vittima della disinformazione propalata in Italia dal giornalistume (='giornalismo pattume') filosionista e nel resto d'Europa e del Nordamerica dai suoi omologhi controllati dalla 'Lobby a Sei Punte' Hamas é considerato né più né meno di quel che é: un Movimento di Resistenza (a base e ispirazione religiosa) che legittimamente si batte contro un nemico più forte ma codardo e vigliacco, che conduce, parallelamente alla guerra sul terreno fatta di raid aerei, attacchi con droni remoti e bombardamenti e omicidi a distanza, anche una guerra di propaganda, cercando, inverosimilmente, di recitare la parte della 'vittima' (una vittima dotata di Jet, Carri Armati, Bombe Atomiche) contro coraggiosi Partigiani armati di Kalashnikov e razzi artigianali.
Coerente testimone di ciò si é reso recentemente il Premier turco Recep Erdogan, che, sulle colonne del quotidiano Hurriyet ha definito il Movimento palestinese "Un legittimo partito politico, investito dalla vittoria elettorale e dal sostegno popolare" e articolando inoltre "Io, come moltissime altre persone, non considero affatto Hamas una 'organizzazione terrorista', ma come un gruppo di Palestinesi che resistono contro l'annessione e l'occupazione della loro Terra".
Con lo "shift" del Potere Mondiale verso l'Asia e il progressivo declino del prestigio e dell'influenza degli Usa (che le avventure e i colpi di testa militari contro Irak, Afghanistan e Libia non possono mascherare oltre) le dichiarazioni di Erdogan svelano all'Europa uno scenario nuovo: i protagonisti del XXIesimo secolo non obbediscono ai dettami della propaganda filosionista, anzi, ne sono del tutto alieni e immuni e meglio farebbe il Vecchio Continente a sganciarsi del tutto dal declinante carrozzone a Stelle e Strisce, se vuole sperare in un ruolo attivo e positivo nelle decadi future. Coloro che non intenderanno ragione e si mostreranno ciechi alla "scritta sul muro" rimarrano ad ammuffire ai margini della Storia insieme ai cascami dell'imperialismo Usa e alla nostrana Daniela Santanché.
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venerdì 8 aprile 2011
Arriva 'Hasbara TV', canale satellitare di propaganda filoisraeliana, ma non bastavano già CNN, FOX, SKY, BBC, RAI, Mediaset...???
Le comunità ebraiche che più da presso e con più rigore si allineano supine ai dettami del razzismo sionista dell'Apartheid e del militarismo aggressivo "made in Tel Aviv" hanno annunciato, nel corso di un recente summit mondiale tenutosi a Washington (ma guarda un po'...) la loro intenzione di fondare e promuovere un canale satellitare dedicato al 100 per cento all'Hasbara, la ridondante e pervasiva propaganda filo-israeliana.
| Chissà se su 'Hasbara-TV' faranno i cartoni di 'capitan israele'??? |
| L'agitatore sionista Jabotinsky si baloccava a creare e indossare uniformi nazistoidi, indizio pognante della sua personalità e delle sue inclinazioni. |
Era la stessa maniera in cui, del resto, il gran maestro dell'Hasbara nazista, Julius Streicher, raffigurava "Die Juden" sul suo vergognoso giornalino antisemita "Der Sturmer", contemporaneamente degenerati e inarrestabili; nello stesso modo oggi i battitamburo della propaganda sionista dipingono i sostenitori della causa palestinese. Il barometro hasbarico di oggi ci dà 'superforti', quindi bisogna creare una televisione anti-palestinese, anti-araba, sionista e islamofoba al 100% per "calmierare" una situazione sinceramente squilibrata a sfavore di Israele.
Infatti non é affatto vero che l'informazione televisiva in occidente sia controllata quasi totalmente da personalità legate a Israele o al sionismo, nient'affatto (e se lo pensate o credete di averne le prove siete degli inguaribili ANTISEMITI!!).
Per 'riparare' ecco alla riscossa il settimo cavalleggeri hasbarici, guidato per l'occasione da Aleksander Machkevitch (foto sopra), che ha presieduto la Conferenza annuale dei Leader di Comunità ebraiche, durante la quale si é deliberato di lanciare la creazione di un canale satellitare di propaganda filoisraeliana, che tamponi "i gravi danni di immagine subiti da Israele" (se ne sono resi conto?) e le "macchinazioni mendaci e la propaganda anti-israeliana", il tabloid sionista Maariv riporta che l'emittente dovrà trasmettere in Inglese, Francese, Spagnolo e Arabo (quest'ultimo canale evidentemente sarà totalmente dedicato a un pubblico masochista).
| Hajo Meyer, sopravvissuto ad Auschwitz, si dedica da anni a 'macchinazioni mendaci e propaganda anti-israeliana' |
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