mercoledì 22 dicembre 2010

Lula: "Fino a che gli Stati Uniti restano unici mediatori la pace in Palestina resterà una chimera!"


Il sostegno diplomatico brasiliano per le rivendicazioni e le aspirazioni palestinesi non si é arrestato con il riconoscimento ufficiale di uno Stato sovrano nei confini indicati dall'ONU con la Risoluzione 242, dalle parole la nazione verdeoro si é dimostrata impaziente di passare ai fatti e, a quanto riportato da Brasilia, ruspe ed escavatrici stanno già operando sul lotto di terreno che ospiterà la futura ambasciata palestinese.

Il presidente brasiliano in scadenza di mandato, Ignacio Lula da Silva, approfittando appieno della libertà delle ultime settimane di carica, ha dichiarato che la pace in Medio Oriente é impossibile fintanto che gli Stati Uniti d'America manterranno una posizione preminente e monopolistica di mediazione dei colloqui e dei negoziati israelo-palestinesi. L'ex inquilino della Casa Bianca Jimmy Carter, architetto dell'Accordo di Camp David e da decenni impegnato nel campo diplomatico con la sua organizzazione no-profit ha subito sottoscritto la dichiarazione di Lula sottolineando la pregiudiziale parzialità di una Casa Bianca "ormai schierata a priori a favore di ogni azione, dichiarazione e iniziativa israeliana" e auspicando che nel prossimo futuro una radicale riforma delle Nazioni Unite dia più voce ai paesi emergenti come appunto il Brasile e l'India, inaugurando una nuova era nei rapporti diplomatici internazionali.

Mahmud Abbas, ex-presidente facente funzione dell'Anp (la cui carica é scaduta nel gennaio 2009), ha espresso la propria personale soddisfazione per i passi intrapresi dal Brasile, mentre l'ambasciatore palestinese nel paese sudamericano, Ibrahim al-Zabeen ha annunciato che le pratiche burocratiche e l'acquisto del terreno necessario per la costruzione di una sede diplomatica sono stati portati a termine lunedì scorso.

Il Brasile ospita una comunità di circa 50,000 cittadini di origine palestinese, per la maggior parte rifugiati della Nakba del 1948, che vivono principalmente nei grandi centri urbani del sud, soprattutto a Sao Paulo.

David Cronin: "Così l'Unione Europea si rende complice dei crimini israeliani"


I giornalisti occidentali spesso si astengono dallo scrivere sulla Palestina, pensano che già molto sia stato scritto a proposito della questione, che si trascina fra una crisi e un conflitto da oltre un secolo, e che sia perciò molto difficile trovare un 'aggancio' originale per interessare e coinvolgere il lettore. David Cronin é riuscito a fare esattamente quello che spaventa e intimorisce tanti suoi colleghi e a produrre un libro singolare e affascinante, col quale viene provato in maniera certa e inoppugnabile che le posizioni ufficiali della politica estera europea rendono l'UE nel suo complesso complice e facilitatrice dei crimini intollerabili dell'Apartheid israeliano e dell'occupazione sionista delle terre palestinesi.

Molti commentatori e politici del Vecchio Continente in privato o davanti ad uditori selezionati possono avere ammesso questa verità scomoda, ma nessun maggiore autore europeo, prima di Cronin, era mai riuscito ad evocare il coraggio morale di dibatterla pubblicamente; quando tre anni fa gli accademici americani John Mearsheimer e Stephen Walt pubblicarono il loro seminale volume sulla potenza e influenza della lobby ebraica e filosionista negli Stati Uniti, essi furono i primi a infrangere un radicato tabù. Ci sono voluti tre anni prima che qualcuno raccogliesse la palla che i due autori statunitensi avevano lanciato oltre l'Atlantico, ma l'alta qualità del libro di Cronin fa molto per ricompensare l'attesa.

Il volume incorpora una vera e propria miniera di documenti e informazioni verificate e incontestabili, per raccogliere le quali l'autore ha fatto ampio ricorso alla propria rete di contatti e confidenti, oltre ad avere letteralmente consumato i rapporti e le note provenienti dalla sede centrale della neonata diplomazia UE. In uno stile lucido e piacevole ha confrontato le dichiarazioni e le prese d'impegno europee con i fatti, evidenziando così il vero e proprio abisso che esiste fra le prime e i secondi; la denuncia di questa discrasia fra ciò che l'UE annuncia e quello che poi é effettivamente in grado di portare a termine é uno dei punti salienti della ricerca.

Ovviamente, le parti più colpevoli in questo senso, sono quelle piccole nazioni europee che hanno rapporti di servilismo quasi sicofantico verso gli Stati Uniti (e quindi anche verso chi gli Stati Uniti manipola e controlla), come per esempio la Danimarca, la Polonia, la Repubblica Ceca, gli stati baltici, ma anche le nazioni europee 'maggiori' possono trasformarsi in maggiordomi e camerieri degli interessi sionisti, quando si trovano a essere guidate dai partiti liberisti e filoamericani, come la Germania della cancelliera Merkel, o l'Inghilterra prima di Tony Blair e ora della "strana coppia" Cameron-Clegg (mentre Gordon Brown era molto meno filoisraeliano), senza parlare della Francia di Sarkozy, politico direttamente sponsorizzato dal Mossad per creare una quinta colonna filoisraeliana fra i neogollisti fin dagli anni '80.

In parte questo atteggiamento sottomesso e complice si spiega con l'inabilità dell'Europa di darsi una politica di difesa veramente autonoma e indipendente, delegando tutte le questioni connesse all'autorità della NATO e perciò soffrendo della perniciosa influenza americana anche in un periodo in cui gli Stati Uniti, sull'orlo della "cupio dissolvi" delle loro brame egemoniche e imperialistiche dovrebbero essere tutto meno che influenti, per il resto esiste il pesantissimo potere di ricatto psicologico esercitato da Israele e dalle varie lobby che a sessantacinque anni dalla fine della Seconda Guerra Mondiale ancora spremono cambiali di eccezionalismo e di impunità a favore del regime dell'Apartheid sionista, per via delle "sofferenze degli Ebrei durante l'Olocausto".

Che gli Ebrei polacchi e moravi e russi e baltici e di molte altre nazioni europee continentali abbiano sofferto e siano morti a centinaia di migliaia sotto le angherie e le persecuzioni naziste é un conto, come questo fatto possa conferire ai discendenti degli ebrei anglo-americani o di quelli che transumarono in palestina fra la fine dell'800 e gli anni '20, (senza quindi versare nemmeno una lacrima o patire un solo dolore per le atrocità della Shoah) il permesso di sottoporre ad angherie e sofferenze ai legittimi occupanti e proprietari della terra di Palestina é un mistero che farà certamente scervellare gli storici del futuro quando si accingeranno a studiare la storia, sperabilmente non troppo lunga, di quello che é stato uno dei più violenti, aggressivi, militaristi e razzisti fra gli Stati del Ventesimo e del Ventunesimo Secolo.

Cronin non si fa nessuna illusione a proposito della natura e delle conseguenze dell'Apartheid, dell'occupazione e della persecuzione israeliana nei confronti della Palestina e dei palestinesi, egli si riferisce esplicitamente all'origine del termine "genocidio", un termine che non esisteva prima del Secondo Dopoguerra e che venne creato da un avvocato ebreo, Rafael Lemkin, che, sopravvissuto alle persecuzioni naziste, postulò che costituisse genocidio non solo l'azione di distruzione fisica organizzata di un popolo o un'etnia, ma anche qualunque piano coordinato mirato a disarticolare le basi di vita dello stesso. L'opinione di Lemkin, autorevole e dotta, fornì poi la base per la definizione di genocidio e sterminio utilizzata dalle Nazioni Unite nel 1948 per le Convenzioni e le definizioni in merito. Cronin stigmatizza i Governi europei per dimostrarsi prontissimi a imporre i loro standard e le loro richieste a Stati africani e asiatici, ma solo per divenire neghittosi e distratti quando si chiama in causa Israele, che potrà essere democratico (con gli Ebrei), avanzato e industrializzato quanto si vuole ma, coi Palestinesi, inutile negarlo, pratica da decenni crimini che commessi da chiunque altro avrebbero già suscitato scandalo e rappresaglie.

Di fronte a questo scenario desolante é possibile per l'Unione Europea 'redimersi' e segnare punti decisivi per l'affrancamento del popolo Palestinese dall'avvilente giogo dell'Apartheid sionista? Cronin, nonostante tutto, é convinto di sì e cita a proposito il fatto che i paesi UE sono destinatari del 75 per cento dei prodotti e delle merci dello Stato ebraico, certamente la prospettiva di un serio regime di sanzioni farebbe moltissimo per convincere Israele ad abbandonare le proprie azioni crudeli e disumane; l'Unione Europea deve quindi trovare il coraggio di mettere la "S" della campagna "BDS" (Boicottaggio, Disinvestimento e, appunto, Sanzioni), serve solo la volontà e il coraggio morale di farlo e, notando quanto successo abbia il boicottaggio dei prodotti dell'Apartheid in tante nazioni europee, sta alle società civili dei vari stati trasmettere questa volontà e questo coraggio alle proprie classi politche.

martedì 21 dicembre 2010

La carovana di "Asia to Gaza" entra in Turchia e punta verso la Siria!


Il convoglio di aiuto per la Striscia di Gaza organizzato dal coordinamento di ONG e movimenti pacifisti e filopalestinesi asiatico "Asian people's Solidarity for Palestine" (o "Asia to Gaza"), dopo la trionfale tappa iraniana, durante la quale i suoi componenti sono stati ricevuti da autorità e giuristi, ricevendo nel contempo la solidarietà del popolo iraniano, é recentemente entrata in territorio turco, dopo una lunga e faticosa traversata che li ha portati a varcare il confine fra i due grandi paesi asiatici proprio nel momento più inclemente dell'anno.

Migliaia di cittadini turchi, fra cui non pochi di etnia curda, si sono precipitati ad accogliere e festeggiare i membri del convoglio, provenienti da 22 diversi paesi asiatici: dalla Cina alla Malesia, dall'India al Giappone, dal Turkmenistan all'Indonesia. In un secondo momento, i componenti di quella che é stata definita "Una carovana di solidarietà fra l'Asia e la Palestina" sono stati ricevuti dall'ONG umanitaria IHH, che ha avuto un riolo centrale nell'organizzazione della Freedom Flotilla i cui attivisti lamentarono gravi perdite a causa della piratesca incursione dei militari sionisti.

Salah Ed-deen Auzer, rappresentante dell'Organizzazione, ha tenuto una conferenza stampa congiunta con gli attivisti asiatici, dichiarando che: "Tanto noi quanto loro pretendiamo l'immediata cessazione di ogni attività illegale perpetrata da Israele contro Gaza, questa spedizione di solidarietà sarà seguita da una nuova flottiglia che salperà in Primavera e poi da altre, e ancora altre, fino a che i sionisti non capiranno che il mondo non si stancherà mai di sostenere la giusta Resistenza del popolo di Gaza".

Il percorso della carovana solidale verso Gaza non sarà rettilineo, in parte per il desiderio degli organizzatori di toccare tutti i paesi della regione e di suscitare consapevolezza e mobilitazione nelle popolazioni locali proprio tramite il loro periplo; in parte dal desiderio di arrivare a Gaza nell'esatto anniversario (28 dicembre) del brutale "pogrom" militare con cui israele, fra il dicembre 2008 e il gennaio 2009, uccise oltre 1450 persone, in massima parte donne, vecchi e bambini, secondo i 'precetti' della nuova e criminale "dottrina" dello Stato maggiore israeliano, che pensa di poter piegare la risoluzione e la determinazione di Hamas incrudelendo contro i civili della Striscia.

Non regalate Apartheid! Evitate prodotti e accessori Motorola per i vostri regali natalizi!!


Come é tradizione nell'Occidente consumistico, man mano che la festività natalizia del prossimo sabato si avvicina, in città grandi e piccole nordamericane ed europee le folle di potenziali acquirenti che si aggirano fra centri commerciali, megastore e altri punti vendita quasi come una colonna di formiche stordite dallo scintillio delle luci decorative e dal riecheggiare di carole e canzoncine si fanno sempre più fitte e più frenetiche nei loro movimenti.

Per fortuna, anche fra i consumatori, vi sono coloro che non "perdono la testa" durante il periodo festivo e sono in grado, comprando un regalo per parenti e amici (o anche per sé stessi), di ricordare che il denaro che spendiamo in esso può essere una importante arma di dissuasione e un veicolo di un potente messaggio da indirizzare a coloro che pensano di poter lucrare e guadagnare sulla sofferenza e la persecuzione del popolo palestinese senza subire conseguenze di sorta; fra di esse si segnala Motorola, gigante dell'elettronica che fornisce sistemi avanzati all'esercito e alle forze repressive di Israele.


Alcuni di essi, riuniti e organizzati nel "Comitato di Solidarietà St.Louis-Palestina", si sono dati appuntamento in un grande negozio di telefonia ed elettronica di consumo dell'omonima metropoli del Missouri e, davanti ai cartelli e ai placard che reclamizzavano gli ultimi modelli di cellulare Motorola, hanno dato il via a una manifestazione coreografata per alzare la consapevolezza fra i consumatori di quanto la compagnia americana contribuisca a facilitare l'Apartheid israeliano e i crimini dello Stato ebraico contro i Palestinesi.


Muovendosi a tempo e cantando una versione modificata e adattata dell'hit pop "Telephone" di Lady Gaga, gli attivisti pro-palestinesi hanno attratto l'attenzione sulla loro causa molto più che con un semplice volantinaggio o picchettaggio, questa particolare azione non violenta, chiamata "Flash Mob" é sempre più popolare fra coloro che aderiscono agli scopi e agli intenti del Movimento BDS, che mira a colpire l'economia israeliana in maniera sempre più profonda: dapprima non comprando i prodotti israeliani, poi boicottando le manifestazioni culturali che coinvolgono artisti e intellettuali israeliani che non condannino apertamente l'Apartheid e il razzismo istituzionalizzato del regime sionista, poi convincendo compagnie estere e multinazionali ad abbandonare progetti e contratti in Israele e, nel prossimo futuro, anche con l'applicazione di sanzioni internazionali contro lo Stato ebraico.

Alla manifestazione di St.Louis ha preso parte anche Hedy Epstein, anziana sopravvissuta alle persecuzioni naziste cui l'età avanzata non impedisce di profondere tutta sé stessa per cercare di impedire che ai Palestinesi siano riservate le stesse sofferenze e tribolazioni che lei dovette subire da ragazza.

Autorità egiziane sventano tentativo di infiltrazione israeliano nelle telecomunicazioni


Nella scorsa giornata di lunedì le autorità egiziane hanno comunicato di avere accusato un uomo d'affari egiziano e due cittadini israeliani di spionaggio a favore dello Stato ebraico e di aver cercato di reclutare tecnici e lavoratori di compagnie telefoniche e di telecomunicazioni non solo nel Paese delle Piramidi, ma anche in Siria e Libano.

Le forze dell'ordine hanno arrestato Tareq Abdel Rezeq Hussein, trentasettenne proprietario di una ditta di import-export, secondo quanto rivelato dal Procuratore generale dello Stato Hicham Badawi. Il documento in merito sostiene che Hussein avrebbe accettato una somma di oltre duecentomila lire egiziane (poco più di ventottomila Euro) per fornire ai suoi due contatti israeliani informazioni su cittadini egiziani che lavorassero nel campo delle telecomunicazioni e che sarebbero stati 'sensibili' a offerte di reclutamento, di particolare interesse per i suoi referenti sarebbero stati egiziani che lavorassero anche in Siria e in Libano.
Cittadini egiziani manifestano contro il perdurante Stato di Emergenza.
I due cittadini israeliani, sono stati accusati in contumacia. Il Procuratore Badawi ha raccomandato che tutti gli accusati siano portati di fronte a un Tribunale criminale d'Emergenza per la Sicurezza dello Stato (bisogna ricordare che in Egitto lo Stato d'Emergenza dichiarato trent'anni fa per l'assassinio di Anwar Sadat non é mai stato revocato, il che consente alle autorità di adottare procedure speditissime per il giudizio e la condanna dei sospettati di crimini contro lo Stato), con addebiti di spionaggio in favore di potenza straniera e lesione degli interessi di sicurezza nazionale.

La notizia, specialmente per la sua appendice riguardante Siria e Libano, potrebbe confermare la gravità del colpo inflitto al Mossad israeliano con la distruzione della sua rete di intercettazione delle telecomunicazioni libanesi, avvenuta tra giugno e novembre del corrente anno, cosa che avrebbe costretto gli israeliani a mettere in piedi frettolose operazioni intelligence per cercare di compensare in qualche modo la perdita, operazioni però, che per la fretta con cui sono portate avanti non sono certo eseguite a regola d'arte, come questo caso sembra confermare.



Casi come questo non fanno che raffreddare le già circospette relazioni fra Egitto e Israele, paesi che pur avendo firmato un accordo di pace e coesistenza nel lontano 1976 non sono esattamente uniti da sentimenti di fraternità: nonostante l'Egitto cooperi a mantenere serrato l'assedio di Gaza in sostegno agli interessi israeliani e venda sottocosto milioni e milioni di metri cubi di gas naturale allo Stato ebraico quest'ultimo non rinuncia a trattare il Cairo come un paese ostile, facendolo spesso obiettivo delle proprie agenzie di intelligence.

Due dei più grandi "casi" di spionaggio israeliano in Egitto, esplosi rispettivamente nel 2007 e nel 1996, videro coinvolti un trentunenne in possesso di doppia cittadinanza Egiziano-Canadese e un lavoratore dell'industria tessile di nome Azzam Azzam, più una serie di cittadini israeliani che non fu possibile identificare chiaramente e assicurare ai magistrati.

Il Ministro maltese Tonio Borg visita Gaza e promette più impegno europeo a favore della Striscia


Il Ministro degli Esteri di Malta, Tonio Borg, ha richiesto ufficialmente l'abolizione dell'inumano assedio che stringe la Striscia di Gaza da ormai quattro anni, e ha garantito che il suo Paese aumenterà la propria, pur piccola, quota di aiuti all'UNWRA, l'agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di alleviare le sofferenze della popolazione locale.

L'importante dichiarazione é arrivata al termine di una tre giorni nella Striscia, che é stata anche la sua prima visita estera in veste di Ministro; Borg ha lamentato la sua grande delusione di fronte all'inabilità della comunità internazionale di mettere a frutto i 3 miliardi e 400 milioni di Euro stanziati per riparare alle devastazioni del brutale pogrom militare sionista che ha colpito il territorio esattamente due anni fa.

"La situazione a Gaza é ancora quella di un'area disastrata, ma qui il disastro é stato causato dall'uomo, non come i terremoti o gli tsunami, é il risultato di una volontà politica, quella di colpire civili innocenti e prolungare le loro sofferenze; Quello che é successo dopo la tragedia della Freedom Flotilla, é stato un 'assestamento' della situazione piuttosto che un avvio verso una soluzione, l'assedio va tolto, per sempre".

Borg ha anche annunciato che il Primo Ministro di Malta, Lawrence Gonzi, visiterà la Palestina occupata e lo Stato ebraico a marzo 2011, aggiungendo che le visite dei politici stranieri a Gaza sono un buon modo per far loro apprezzare la gravità della sua situazione e l'urgenza di una soluzione per essa.

Il Ministro ha quindi visitato un impianto di depurazione dell'acqua finanziato dall'UE e ha incontrato delegazioni di pescatori nel porto, dicendosi quindi impressionato dalla capacità di Resistenza e sopportazione della gente, che riesce a mandare avanti la propria vita nonostante la costante minaccia israeliana, con un'abnegazione ammirevole.

Borg é il quarto Ministro degli Esteri di una nazione UE che visita la Striscia nel corso del 2010; in passato aveva presentato all'ONU un resoconto sui diritti inalienabili del popolo palestinese. Commentando come l'UE ancora non si sia resa pienamente conto delle proprie responsabilità nell'agone della politica internazionale il Ministro maltese ha promesso che, insieme ai paesi nordici, spingerà per un più profondo e costante impegnio europeo a favore di Gaza e della questione palestinese in generale, in special modo durante il prossimo semestre di presidenza baltico.

Continua la giudaizzazione forzata di Gerusalemme, il ruolo di David Be'eri e del suo Elad Group


Mohamed Robin Alyyan, cittadino arabo di Gerusalemme, contempla disperato i mucchi di detriti, calcinacci e metallo ritorto che, fino a poche ore prima, erano l'officina di tipografia che aveva fondato insieme ai suoi due fratelli. Ci avevano impiegato dieci anni a realizzarlo, investendoci tutti i loro risparmi, aiutati da piccoli prestiti di parenti e amici, era stato un buon affare, ci lavoravano duramente ma dava loro modo di mantenere dignitosamente le loro famiglie e mettere da parte qualcosa.

La tipografia Alyyan, insieme ad altri edifici abitativi, tutti di Palestinesi, é stata investita dalla furia devastatrice delle ruspe militari israeliane, ufficialmente perché "non era in regola coi permessi edilizi". Questo episodio, insieme a moltissimi altri, é solo una tessera del mosaico di sfratti e distruzioni che vengono perpetrate quotidianamente dalle autorità israeliane per costringere i residenti arabi di Gerusalemme Est a lasciare l'abitato, in modo da portare avanti il progetto di "giudaizzazione forzata" della Città Santa.

"Abbiamo perso in un attimo quasi tre quarti di milione di Nuovi Shekel (circa 152mila Euro), mia moglie é incinta di sette mesi. Come farò a mantenere lei e mio figlio? Solo i Palestinesi assumono palestinesi, e tutte le imprese palestinesi della città sono sotto attacco! I miei due fratelli sono nella mia stessa situazione, solo che loro, fra tutti e due, hanno già sei figli". Alyyan ci racconta come, durante la demolizione, sia stato ammanettato, manganellato e sottoposto allo spray urticante diretto in piena faccia dalla polizia sionista.

Contemporaneamente alla demolizione ruppi di coloni ebrei, spalleggiati come sempre dalla polizia, si sono introdotti con la forza in una casa palestinese, cacciandone gli occupanti, che sono stati circondati e trasportati via dai poliziotti. In seguito una corte israeliana ha censurato l'azione degli agenti, ma solo perché un cavillo burocratico non aveva ancora reso esecutiva la notifica di evizione della famiglia (anche qui, per un preteso permesso edilizio irregolare).

L'abitazione é stata quindi rilevata dalla Lowell Investimenti, un'estensione del Gruppo Elad, società fondata da coloni ebrei ultraortodossi che ha fatto dell'acquisizione di proprietà rubate ai Palestinesi un lucrosissimo racket, totalmente legale e anzi incoraggiato dalle autorità. Il capo di questa vera e propria associazione a delinquere, David Be'eri, é tristemente noto alle cronache per aver recentemente travolto con la sua auto, con piena e deliberata intenzione, un ragazzo palestinese, senza ricevere nemmeno una contravvenzione dalla polizia dello Stato ebraico.

Sottoposti all'arbitrio degli israeliani a ogni pié sospinto gli abitanti di Gerusalemme Est e della Cisgiordania si sentono sempre meno rappresentati dagli uomini di Fatah, la fazione guidata da Mahmoud Abbas che sperava di realizzare uno Stato Palestinese sovrano attraverso le trattative e una stretta cooperazione con Israele e gli Stati Uniti. Vedendo come gli Usa non siano riusciti a ottenere da Netanyahu nemmeno un temporaneo "congelamento" degli espropri, delle demolizioni e della continua espansione delle colonie ebraiche, Abbas e i suoi uomini si sono decisi a percorrere la via di una dichiarazione unilaterale dello Stato palestinese, prendendo come base di esso i confini riconosciuti dall'ONU nel 1967 con la Risoluzione 242.

lunedì 20 dicembre 2010

Israeliani razzisti infangano Bet Yam con il loro odio e gridano: "Morte alle Ebree che vanno con gli Arabi!"


Come annunciato, gli ebrei razzisti di Bet Yam hanno tenuto la loro manifestazione vicino al locale centro commerciale, "condannando" la promiscuità sessuale fra arabi ed ebrei...o meglio, come si é potuto evincere dai loro cartelli e dai loro slogan (e come da noi annunciato) fra gli arabI (maschi) e le EBREE.

Uno dei dimostranti razzisti scandiva, a ripetizione, lo slogan: "Uccidiamo le Ebree che vanno con gli arabi, uccidiamo gli Ebrei che vendono casa agli arabi". La posizione dei parrucconi filoisraeliani alla Roberto Saviano e alla Magdi Allam su come queste esternazioni si accordino con la profonda natura pacifica e democratica di Israele non sono ancora note.

Durante la manifestazione, organizzata per "difendere" la natura 'ebraica' della piccola cittadina (edificata dopo l'esproprio della terra ai suoi originari proprietari palestinesi nel 1948), i convenuti hanno cantato slogan ingiuriosi verso il profeta Maometto e figure sacre della religione musulmana.
Al tempo del nazismo il gerarca Julius Streicher usava grottesche caricature e volgari metafore sessuali per mettere in guardia contro il "pericolo giudeo", gli Ebrei razzisti di oggi hanno introiettato i suoi metodi e li usano contro gli Arabi.
Le forze di polizia hanno controllato l'assembramento, senza mai invitare alla moderazione i dimostranti, o sanzionarli quando invitavano all'odio e alla violenza, ovviamente, visto che la polizia israeliana si appresta ad arruolare i coloni ultrafondamentalisti e razzisti nei suoi ranghi, possiamo solo immaginare che un domani vedremo gli sbirri israeliani unirsi ai cori e agli inviti all'omicidio.

Come in tutte le assemblee di razzisti, anche in quella di Bet Yam l'affermazione che si sentiva ripetere più di frequente era: "Noi non siamo razzisti"; poco mancava che ad essa si accompagnasse, adattata alle circostanze, la precisazione di Paolantoni quando, su Telemontecarlo, faceva la macchietta dell'onorevole leghista: "sono loro ad essere arabi".

A poca distanza, a rammentare al desolato osservatore che le persone per bene non sono totalmente estinte nemmeno sotto il regime sionista dell'Apartheid, un gruppo di Ebrei non-razzisti e di cittadini arabi di Bet Yam innalzava cartelli che recitavano: "Ne abbiamo abbastanza del razzismo" e "Siamo Arabi ed Ebrei che rifiutano di essere nemici".