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sabato 8 novembre 2014

Le Brigate Qassam: "Un Esercito Popolare a Gaza per affrontare nuove minacce sioniste!"

Il Movimento di Resistenza palestinese Hamas, tramite un portavoce della sua componente militare ha annunciato l'inizio della costituzione di un 'Esercito Popolare' nel territorio della Striscia di Gaza, per irrobustire le difese contro nuove provocazioni e aggressioni sioniste.

L'annuncio é stato dato presso il Campo Profughi di Jabaliya  nel corso di una cerimonia tenutasi nella giornata di ieri. Sembra, dalle frasi usate nel corso della dichiarazione, che questo Esercito Popolare non sarà limitato alla Striscia di Gaza ma potrebbe estendersi anche alla Cisgiordania "Per affrontare le numerose violazioni e gli attacchi dell'Occupazione contro la Santità di Al-Aqsa".

Questo potrebbe voler dire (e lo speriamo) che il movimento Hamas ha intenzione di riprendere le attività armate anche in West Bank (e questo sarebbe coerente con una serie di annunci fatti recentemente).

domenica 15 giugno 2014

L'Esercito irakeno elimina trecento terroristi dell'ISIL tra cui il leader Abu Omar al-Esseily!!

Ormai l'iniziativa strategica in Irak é totalmente passata in mano alle forze governative che, contando su numeri superiori e una potenza di fuoco incommensurabile rispetto ai tagliagole dell'ISIL sono riusciti a eliminare centinaia di (alcune fonti dicono oltre trecento) mercenari stranieri due terzi dei quali sorpresi all'aperto con un bombardamento aereo.

Nei dintorni della città di Mosul, capoluogo della Provincia di Ninive, sarebba stato abbattuto anche Abu Omar al-Esseily, colpito mentre tentava di lasciare la città a bordo di un automezzo. Anche i dettagli di questa eliminazione confermano come ormai l'ISIL sia in completa rotta anche dalle località che, grazie alla sorpresa e al comportamento "sospetto" di alcuni ufficiali, aveva temporaneamente occupato qualche giorno fa.

Un grande aiuto alle truppe regolari é venuto dalle migliaia e migliaia di volontari presentatisi spontaneamente per combattere i wahabiti: grazie a loro le unità più addestrate e armate hanno potuto abbandonare i compiti difensivi e di presidio del territorio per dedicarsi 24 ore su 24 alla controffensiva.

sabato 14 giugno 2014

UN MILIONE E MEZZO di irakeni si offrono volontari per combattere i terroristi! L'ISIL ha le ore contate!!

1.500.000; un milione e mezzo di irakeni, di ogni etnia e confessione, questo é l'incredibile risultato dell'appello al reclutamento lanciato in questi giorni dal Governo centrale di Bagdad e prontamente echeggiato non solo dalla massima autorità religiosa sciita, l'Ayatollah Sistani, ma anche dai massimi esponenti sunniti che hanno definito i takfiri dell'ISIL "eretici" e "Nemici del Vero Islam", invitando i loro correligionari a unirsi alla lotta nazionale contro questi mercenari stranieri.

Del resto nelle Province del Nord clan e tribù sunnite si erano già unite alle truppe regolari contribuendo a cacciare i militanti wahabiti da Tikrit e Mosul, dimostrando nei fatti che queste organizzazioni di tagliagole prezzolati possono ottenere risultati solo colpendo  alle spalle e probabilmente con precedenti accordi e connivenze con ufficiali corrotti.


La lotta attualmente in atto é una lotta di tutta la società irakena che vuole disfarsi una volta per tutte del fardello dell'ingerenza straniera finanziata dall'Arabia Saudita, come conferma questo scatto, in cui vari soldati dell'Esercito di Bagdad reggono fogli che recitano: 'Io sono Curdo', 'io sono Sciita', 'io sono Cristiano', 'io sono Sunnita', per dimostrare l'unità degli intenti e degli sforzi che metteranno al servizio della Patria comune.

mercoledì 5 marzo 2014

Operativi del Mossad arrestati in Algeria, avevano documenti siriani e libanesi: quale era il loro obiettivo?

Riceviamo e trasmettiamo la notizia che i servizi di sicurezza algerini avrebbero bloccato e arrestato due operativi dell'agenzia statale di terrorismo dell'entità sionista, il famigerato 'Mossad', che erano in possesso di documenti falsi che ne attestavano la presunta cittadinanza siriana e libanese.

L'arresto dei due dimostra come l'Istituto di Tel Aviv sia attivo nel fomentare il disordine e il caos anche in paesi relativamente distanti dalla Palestina occupata. Gli investigatori stanno verificando se la presenza dei due in Algeria avesse a che fare con la creazione di eventuali gruppi di 'volontari' per la campagna terroristica in Siria (che ha il pieno sostegno e la cooperazione totale delle autorità sioniste), oppure se il loro scopo fosse istigare disordini nel paese (in stile 'Ucraino') in occasione delle prossime elezioni presidenziali in cui il capo dello Stato Bouteflika cercherà la riconferma della sua carica.

Non appena vi saranno ulteriori dettagli e aggiornamenti li evidenzieremo ai nostri affezionati lettori.

venerdì 2 novembre 2012

Atallah Hannah denuncia: "I sionisti cercano di reclutare Palestinesi cristiani da usare contro i Palestinesi musulmani!"

A ulteriore dimostrazione di come, dietro ogni campagna islamofoba che si propaghi velenosamente sui mass media moderni si possa facilmente trovare una mano sionista, arriva dalla Palestina occupata la notizia che Atallah Hannah, l'arcivescovo cristiano-ortodosso di Sebastia, ha lanciato l'allarme contro un ultimo, agghiacciante tentativo del regime di Tel Aviv di seminare dissidio e inimicizia tra le diverse confessioni religiose palestinesi in maniera da poterle mettere l'una contro l'altra mentre continua la politica di aggressione, insediamento, giudeizzazione forzata, costruzione di colonie illegali e finanziamento di milizie di ebrei fanatici.

L'Arcivescovo Hannah ha denunciato come le forze armate sioniste stiano attivamente cercando di reclutare Palestinesi cristiani come 'carne da cannone' da usare contro i loro compatrioti musulmani esattamente come i "mogul" sionisti finanziatori delle campagne di odio anti-musulmano cercano di convincere i Cristiani che sarebbe loro interesse farsi ascari del sionismo internazionale combattendo l'altra grande religione monoteista mondiale e i suoi aderenti.

Hannah ha lanciato un interdetto contro qualunque Cristiano che si faccia tramite o agente di tale politica, mettendo in guardia la  sua comunità contro simili tentativi di 'reclutamento' che vogliono solo frammentare per meglio poterla distruggere la millenaria Storia e Cultura del Popolo di Palestina, contrassegnata dalla pacifica coesistenza, fianco a fianco, delle fedi cristiana e musulmana.
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domenica 4 dicembre 2011

Preoccupazione tra i generali sionisti: "Tagli e diserzione dalla leva ridurranno il nostro esercito all'impotenza!"


Membri delle Commissioni per gli Affari Esteri e la Guerra del regime ebraico hanno visitato negli scorsi giorni un centro di addestramento militare dove di preparano le 'nuove leve' dell'esercito di occupazione sionista, protagonisti di innumerevoli abusi, vessazioni, omicidi a sangue freddo, torture e altri crimini ai danni dei legittimi abitanti della Palestina. I commissari di Tel Aviv però non erano lì per una cerimonia o una parata, ma per ascoltare i dati (da loro stessi definiti 'allarmanti') riguardo il rateo di arruolamenti degli ultimi anni e i suoi effetti sulla composizione delle unità.

Il Capo del Direttorato per le Risorse Umane dell'esercito di occupazione, generalessa Orna Barbivai, ha informato i convenuti che secondo le stime del suo ufficio soltanto quattro elegibili su dieci serviranno nei ranghi nel prossimo decennio, chiedendo al Governo di iniziare a studiare misure che limitino le 'scappatoie' dall'obbligo di leva, paventando in caso contrario "una vera e propria catastrofe".

Il Segretario del Comitato, l'ex generale Shaul Mofaz, é stato udito affermare che, con l'attuale declino delle reclute la maggior parte delle unità militari si troverà presto al di sotto dei livelli raccomandati di organico. In vista degli annunciati tagli al budget della difesa, imposti dalla fortissima contrazione dell'economia dello Stato sionista quasi tutti gli impiegati civili dell'esercito dovranno essere licenziati, questo costringerà sempre più uomini in uniforme a dover coprire i loro ruoli, creando una vera e propria crisi di 'manpower', se troppi solati e soldatesse dovessero trasformarsi in scritturali e passacarte chi verrà mandato a bombardare donne e bambini indifesi nella Striscia di Gaza?
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venerdì 24 giugno 2011

Ergastolo all'imprenditore egiziano vendutosi al Mossad!


La Suprema Corte per la Sicurezza dello Stato del Cairo ha inflitto la pena dell'Ergastolo a un uomo d'affari egiziano che si era prestato a diventare spia per Israele contro il suo stesso paese. L'arresto di Tareq Abdel Rezzeq Hussein, di 37 anni, era stato riportato su queste pagine all'epoca della scoperta del network spionistico sionista da parte degli uomini del Mukhabarat, ancor prima della caduta del regime di Mubarak.

I due contatti del Mossad che agivano da 'controllori' di Hussein, Edi Moishe e Yosef Demor, sono stati a loro volta condannati all'ergastolo, ma in absentia. Hussein aveva ricevuto dagli israeliani il compiuto di reclutare nella sua rete persone impiegate nelle telecomunicazioni e nella telefonia, campo in cui il Regime sionista cerca di estendere la sua influenza per poter danneggiare le capacità di pronta risposta alle sue aggressioni e alle sue provocazioni.

Il Capo redattore del quotidiano libanese Al-Deyar, Charl Ayoub, ha dichiarato che Hussein lo avrebbe accostato chiedendogli 'agganci' in Cina, Thailandia e Sud Africa, offrendogli in cambio una serie di regalie come voli aerei in prima classe, stanze d'albergo a cinque stelle e persino una carta di credito attivata a suo nome in Cina. La ramificazione della trama sionista alla Cina e all'Estremo Oriente conferma come ottimo il lavoro di estensione dell'inchiesta allo scacchiere asiatico compiuto prontamente dagli uomini del Mukhabarat già pochi giorni dopo l'arresto del traditore.

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martedì 21 dicembre 2010

Autorità egiziane sventano tentativo di infiltrazione israeliano nelle telecomunicazioni


Nella scorsa giornata di lunedì le autorità egiziane hanno comunicato di avere accusato un uomo d'affari egiziano e due cittadini israeliani di spionaggio a favore dello Stato ebraico e di aver cercato di reclutare tecnici e lavoratori di compagnie telefoniche e di telecomunicazioni non solo nel Paese delle Piramidi, ma anche in Siria e Libano.

Le forze dell'ordine hanno arrestato Tareq Abdel Rezeq Hussein, trentasettenne proprietario di una ditta di import-export, secondo quanto rivelato dal Procuratore generale dello Stato Hicham Badawi. Il documento in merito sostiene che Hussein avrebbe accettato una somma di oltre duecentomila lire egiziane (poco più di ventottomila Euro) per fornire ai suoi due contatti israeliani informazioni su cittadini egiziani che lavorassero nel campo delle telecomunicazioni e che sarebbero stati 'sensibili' a offerte di reclutamento, di particolare interesse per i suoi referenti sarebbero stati egiziani che lavorassero anche in Siria e in Libano.
Cittadini egiziani manifestano contro il perdurante Stato di Emergenza.
I due cittadini israeliani, sono stati accusati in contumacia. Il Procuratore Badawi ha raccomandato che tutti gli accusati siano portati di fronte a un Tribunale criminale d'Emergenza per la Sicurezza dello Stato (bisogna ricordare che in Egitto lo Stato d'Emergenza dichiarato trent'anni fa per l'assassinio di Anwar Sadat non é mai stato revocato, il che consente alle autorità di adottare procedure speditissime per il giudizio e la condanna dei sospettati di crimini contro lo Stato), con addebiti di spionaggio in favore di potenza straniera e lesione degli interessi di sicurezza nazionale.

La notizia, specialmente per la sua appendice riguardante Siria e Libano, potrebbe confermare la gravità del colpo inflitto al Mossad israeliano con la distruzione della sua rete di intercettazione delle telecomunicazioni libanesi, avvenuta tra giugno e novembre del corrente anno, cosa che avrebbe costretto gli israeliani a mettere in piedi frettolose operazioni intelligence per cercare di compensare in qualche modo la perdita, operazioni però, che per la fretta con cui sono portate avanti non sono certo eseguite a regola d'arte, come questo caso sembra confermare.



Casi come questo non fanno che raffreddare le già circospette relazioni fra Egitto e Israele, paesi che pur avendo firmato un accordo di pace e coesistenza nel lontano 1976 non sono esattamente uniti da sentimenti di fraternità: nonostante l'Egitto cooperi a mantenere serrato l'assedio di Gaza in sostegno agli interessi israeliani e venda sottocosto milioni e milioni di metri cubi di gas naturale allo Stato ebraico quest'ultimo non rinuncia a trattare il Cairo come un paese ostile, facendolo spesso obiettivo delle proprie agenzie di intelligence.

Due dei più grandi "casi" di spionaggio israeliano in Egitto, esplosi rispettivamente nel 2007 e nel 1996, videro coinvolti un trentunenne in possesso di doppia cittadinanza Egiziano-Canadese e un lavoratore dell'industria tessile di nome Azzam Azzam, più una serie di cittadini israeliani che non fu possibile identificare chiaramente e assicurare ai magistrati.